Wednesday, 16th October 2019

In galera, in galera, dal Quotidiano del sud

Posted on 14. ott, 2019 by in Argomenti

In galera, in galera, dal Quotidiano del sud

Ma c’è davvero tanto bisogno di manette in Italia? Da quando i 5 Stelle governano, sembra che i problemi italiani siano tutti condensati in poca galera, cui invece dovrebbe essere indirizzata buona parte di questa popolazione infame.

Nei paesi civili gli evasori finiscono in galera, dice qualcuno piuttosto noto, quindi prevediamo pene severe, severissime. Io aggiungo che nei paesi civili le tasse sono proporzionate ai servizi resi e non raggiungono percentuali umilianti.

Nei paesi civili, poi, non si minaccia soltanto la galera, ma si utilizzano strumenti che scovino l’evasione, salvo, poi, punire nella misura ritenuta giusta i colpevoli.

Da noi, invece, basta inventarsi una pena, severa è meglio, e poi chi si è visto si è visto. Ridicoli.

Queste severe pene, poi, vengono riservate per qualche disgraziato, mentre il fenomeno rimane intaccato.

Il giustizialismo non ha mai dato frutti. Ma, tornando allo stato civile, questo pensa in grande, oltre, cioè, quella soglia minimale che menti giustizialiste sanno teorizzare.

Faccio un esempio: puoi inventarti pure la pena di morte,e poco manca che qualcuno la invochi, facendoci regredire di secoli, per un determinato reato, ma questo non impedirà che quel reato venga compiuto. Se, invece, qualche reo venisse acchiappato, giudicato rapidamente e condannato, ecco che forse qualcosa cambierebbe.

La mala vita organizzata impera da sempre; qualche retata non ne ha intaccato l’onnipotenza; quindi carcere duro e roba del genere non risolvono i problemi. E se quello che vogliamo è risolvere i problemi se ne desume che inasprire pene, inventarsi reati ecc., serve solo per prendere in giro la gente, far vedere che la giustizia funziona, quando è vero il contrario, e una visita nei tribunali sarebbe illuminante per non avere più dubbi.

In definitiva siamo sempre presi in giro. “Gli evasori andranno in galera”, ok, certo, come no, da oggi tremeranno. A proposito si è mai pensato, così, per diporto, che dietro e a supporto  dell’evasione esiste e vegeta, e non può essere diversamente, una corruzione spaventosa? “Ma che vai pensando, suvvia”.

Petrolio, pale eolico, serve altro? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 12. ott, 2019 by in Argomenti

Petrolio, pale eolico, serve altro? Dal Quotidiano del Sud

La Regione Basilicata, quando vigeva l’ultimo periodo di prorogatio della legislatura, in prossimità delle nuove elezioni della scorsa primavera, pubblicò una legge che, fra le altre cose, raddoppiava la potenza degli impianti eolici realizzabili.

Insorsero in molti, partiti e movimenti, chiedendo che il governo impugnasse la recente legge che finiva per devastare il territorio, già messo male dalle centinaia di pale eoliche.

Ci furono anche interrogazioni parlamentari e il governo rispose che sì, la legge era incostituzionale e andava impugnata. E la impugnò per il giudizio di costituzionalità. Seguirono attestazioni di vittoria da parte degli insorti.

Fatto sta che il ricorso proposto dal governo non riguarda la circostanza che la legge sia stata emessa in regime di prorogatio, cioè fuori tempo massimo, quando è possibile solo l’ordinaria amministrazione, né biasima la Regione per aver raddoppiato la potenza degli impianti realizzabili. Tutt’altro. Il ricorso va verso la declaratoria di illegittimità di qualsiasi prescrizione che contingenti la realizzazione di fonti alternative, vuoi per la potenza, vuoi per le distanze.

In buona sostanza sostiene il governo che pur in presenza di limiti regionali, questi si pongano in contrasto con la legislazione nazionale ed europea e che, quindi, gli stessi non possano impedire che l’iter autorizzativo ne rimanga condizionato negativamente.

La scellerata scelta di non limitare le fonti di energia alternativa, può trovare impedimenti solo per motivi di salute pubblica, motivi paesaggistici di tutela e motivi urbanistici.

La nostra terra, quindi, già devastata nel paesaggio dalla presenza di tante pale eoliche, rischia di vederne tante altre.

Oltretutto il rischio che il business, chè purtroppo anche di questo si tratta, comporti infiltrazioni malavitose, è altissimo, come le recenti notizie di fonte giudiziaria dicono.

In fin dei conti le intenzioni governative sembrano chiare inriferimento al problema, esse infatti gridano un plateale “viva l’eolico e viva lo sfruttamento di ogni risorsa”.

In Basilicata, terra di estrazioni petrolifere con conseguenti annessi problemi, corriamo il rischio di morire soffocati dalla smodata ricerca di energia, alternativa o tradizionale che sia. La prima non ferma la seconda, talchè di alternativo non ha niente. Basterebbe osservare che, avendoci già i pozzi, potremmo essere esentati dalle pale, per esempio, in quanto “stiamo già dando e abbondantemente”, o quantomeno, se si deve dare il via libera alle energie alternative che finisca l’attività estrattiva. E invece, no.

Nella terra nella quale la crisi economica segna il passo più pesante, questa stessa terra, più ricca delle altre per le risorsenaturali, devastata anche dalle pale eoliche, rischia di morire povera e disperata, malata, fin quando non avremo garanzie scientifiche che la salute venga tutelata davvero –che a oggi mancano spudoratamente- e abbrutita.

Un quadro desolante. Ma il business continua. Non c’è processo giudiziario o norma che eviti la distruzione di uno dei territori più belli e selvaggi d’Italia.

Noi, vittime sacrificali, se non moriamo per la cattiva salute o il sangue acido, moriamo di povertà. 

Che culo.

Il pollaio regionale, dal quotidiano del Sud.

Posted on 11. ott, 2019 by in Argomenti

Il pollaio regionale, dal quotidiano del Sud.

(Antefatto: l’assessore Leone ha chiesto in consiglio all’opposizione di smetterla di starnazzare, l’opposizione si è indignata e ha minacciato querele, dal Quotidiano di ieri).

Secondo l’assessore Leone, il consiglio regionale è frequentato da volatili starnazzanti.

Se anche fosse vero, sarebbe altrettanto vero che il consiglio sarebbe più o meno un pollaio, a prescindere da chi fa la gallina o il gallo.

Quindi noi lucani avremmo un consiglio regionale che si immedesima esattamente nell’avicoltura tipica della Basilicata, riproducendo lo schema tradizionale delle aie delle case di campagna delle nostre terre in salsa politica. Magnifico!

Insomma a sentirli litigare senza nessun limite c’è da chiedersi come si possa arrivare a questo livello senza temere di sfiorare il ridicolo.

Meritiamo di meglio?

Non lo so, anzi, non credo.

Credo, infatti, che, se questo è il quadro che i partiti sono in grado di disegnare, e questi sono i risultati della volontà elettorale, ci sia una coerenza di fondo inequivocabile.

Sdoganato il vernacolo, però, ci mancano solo le mazzate, matempo al tempo, forse manca davvero poco.

La reciproca disistima è talmente palese, fra i diversi schieramenti, da risultare incompatibile con modi urbani e comportamenti da galantuomini, oltre che con un dibattito democratico.

Certo non basta la disistima, che, pure, può essere manifestata per così dire “all’inglese” e cioè con humor, ironia e sorrisetto beffardo. Ci vuole anche una naturale propensione alla rissa, seppur verbale, alla sovrapposizione delle voci, a chi grida di più, come accade nei talk Show, del resto. Insomma è necessario avere un’educazione diversa da quella che si provava a insegnare una volta.

Costituisce un cattivo esempio? Non so, andando avanti così, sarà uno spot per il ritorno trionfante del galateo; perché alla fine finiremo per essere nauseati da cotanta inutile violenza verbale.

E ora, pardon, concedetemelo, vorrei congedarmi da voi porgendovi i segni immutati della mia stima. Chissà che cominciando a usare modi diversi anche in un articolo di giornale, non si ritorni a una politica guardabile.

Un processo è …. per sempre, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 09. ott, 2019 by in Argomenti

Un processo è …. per sempre, dal Quotidiano del Sud.

Qualche tempo orsono Renzi aveva dichiarato, non senza una certa sicumera, che se i suoi genitori fossero stati ritenuti colpevoli di qualche reato avrebbero meritato una condannaaddirittura doppia. Dichiarazione tanto supponente quanto stupida, non essendovi motivo di raddoppiarla solo per la sua presenza significativa in politica.

E infatti i giudici non l’hanno ascoltato, altrimenti si sarebbero beccati, i genitori del Matteo più famoso d’Italia, tre anni e sei mesi per le fatture false. Né Renzi ha ricordato il particolare.

Ma avendo, tutti, fiducia nella giustizia, aspettiamo l’esito del presumibile appello; passeranno un altro paio di anni, ma che vuoi che siano di fronte all’eternità.

Ed è proprio quest’ultimo l’approccio giusto alla giustizia italiana. La longevità dei processi, che porta un avvocato a lasciare andareun pezzo di cuore professionale ogni volta che una causa finisce, avendolo accompagnato per anni e anni, è una costante che nasconde una sua valenza terapeutica.

Vuoi mettere la fredda imperturbabilità che accompagna parti, difensori e giudici nel trattare questioni accadute nella notte dei tempi con l’irruenta passione di chi ha sofferto un’ingiustizia, sia essa civile, amministrativa o penale, soltanto ieri l’altro?

Si tratta, in effetti, non già di sciatteria o d’inettitudine organizzativa e/o legislativa, non di intenzione dolosa a tirarla per le lunghe, né di incapacità di qualche pigro o del politico di turno, macchè, si tratta di una scelta saggia, terapeutica, si diceva dianzi.

L’immagine di un’udienza di cassazione, coi magistrati lontani e sommersi da fascicoli tanto grandi quanto vetusti e polverosi, è l’icona del tempo che lenisce, che ripara, v’è mitezza e temperanza, misericordia e carità, nel portarla alla lunga. La giustizia, coi suoi tempi, recide i rami dell’indignazione, allevia i sintomi del disagio da ingiustizia, in una parola, livella tutto e tutti riportandoci al classico “scurdammc u’ passat”. Forse anche per questo costa tanto.

Infatti quando alla fine arriva la sentenza, i primi a cadere dalle nuvole sono i diretti interessati “Sa, è stata pubblicata la sua sentenza”, “quale?”, rispondono gli increduli storici clienti e tu lì a ricordare la vicenda, “ma credevo fosse stato archiviato tutto!”, “eh no, bello mio, prova a ricordare io ci ho lavorato per anni!”, ma a questo punto diventa una questione privata fra avvocato e cliente, nulla a che vedere con la missione della giustizia di risolvere al meglio le questioni che vivono al di fuori della legge. Questa missione viene stata raggiunta con l’apparente indolenza di chi è superiore, ma con l’inesorabile efficacia del venir meno degli interessi.

A Potenza se una causa non ha almeno dieci anni non viene decisa, secondo una risoluzione dirigenziale che prevede sentenze solo e primariamente per le cause vetuste; la conseguenza è che cause facili facili non vengono decise ma rinviate, ma anche cause importanti, pronte per la decisione o cause cui non necessita neanche l’ascolto di un teste, fino a che non compiano tutte, inesorabilmente, almeno dieci anni, siano cresimate e abbiano fatto la prima comunione.

Ed ecco che ritorna il confronto con l’eternità. L’uomo cristiano tende appunto all’eternità, dell’anima, giammai del corpo, la giustizia è il giusto allenamento, perché, parliamoci chiaro, l’eternità potrebbe anche risultare di una noia invivibile, quindi bisogna arrivarci con la giusta preparazione.

E’ lo “slow” che ritorna importante, di moda, se non proprio necessario, dopo decenni di “fast”: mangiare lentamente, masticare bene, ovvero, litigare davanti a un giudice con movimenti da moviola, ecco, questi sono i segreti per una vita serena e un eternità sopportabile. In fondo ci vuol poco.

Parapet e pace, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 08. ott, 2019 by in Argomenti

Parapet e pace, dal Quotidiano del Sud.

Altre volte ho parlato dei non luoghi potentini. Ma Potenza offre spunti anche per vivere momenti di assenza di potere inimmaginabili.

Se si percorre corso 18 agosto, provenendo da via Bonaventura, subito dopo le scale che io ho sempre definito “del Grande Albergo”, ci sono gli ex uffici governativi, proprietà, pare, demaniale. Ormai per lo più vuoti e inutilizzati, costituiscono anche loro un notevole “non luogo”, un palazzo enorme abbastanza vecchio e lugubre da meritare una scenografia alla Dario Argento di una volta. Ma del non luogo parleremo in un’altra occasione. Oggi tocca parlare del parapetto che costeggia la via pubblica e dell’assenza di potere. Questo parapetto è di forma antica, anche gradevole, ma non viene manutenuto dall’epoca delle invasioni barbariche, per dire. Infatti fuoriesce l’esile armatura, costituita da fili di ferro, presenta allarmanti vuoti e l’opera dell’uomo ha fatto sì che da un lato si riempissero le ampie fessure con tavole di legno, sgradevoli e per niente sicure, e dall’altro si transennasse la zona, riducendo la usufruibilità del già malmesso marciapiede, ora percorribile, per così dire a senso unico. E’ bene precisare che il parapetto protegge da cadute nel vuoto.

Lo stato di transennamento dura da oltre due anni. Il passante può aggiornarsi sulle date leggendo il provvedimento che è ivi esposto e che recita come sia stato autorizzata una occupazione temporanea per consentire il ripristino della sicurezza del parapetto. L’esercizio del potere si è fermato a questo.

Ora, al di là del fatto che non mi trovo con la “temporaneità” dell’occupazione, che, infatti, continua sine die, è rimarchevole come la pubblica amministrazione, tocchi al Demanio o al Comune, riesca nella neanche tanto facile impresa di strafottersene per tanto tempo.

Io, un Gigio Gigi qualsiasi, toccasse al Demanio ricostruire il parapetto, fossi il Comune farei i diavoli a quattro, avendo, del resto, il potere di farli fare subito quei lavori da quattro soldi. Toccasse al Comune o comunque al Demanio, al loro posto, cioè al posto di chi pur dovrebbe fare qualcosa, mi vergognerei e correrei ai ripari. Ma le pubbliche amministrazioni ci hanno abituato al fatto che la pachidermicità della burocrazia è un dato oggettivo. Si trattasse di burocrazia. Meglio pensare che la burocrazia viene interpretata da uomini che, nel caso di specie, oltre alla pachidermicità sono connotati da irresponsabile pigrizia, che, a sua volta, viene accettata quale male necessario affinchè non si pensi che uno stipendio sia effettivamente guadagnato, cosa che, diciamolo pure, in questa Italia, tanto onorevole non è.

La cittadinanza, ormai perfettamente educata, non si lamenta, al più borbotta, quando deve passare con un qualsiasi ingombro da quelle parti, ma poi tira dritta perchè ha altro da pensare, tanto mica tocca a lei riparare, da un lato, e “che vuoi che sia” dall’altro.

Ma una popolazione che sopporta sversamenti petroliferi e altre cuccagne inquinanti, servizi scadenti da anni, autobus che prendono fuoco e la doppia fila al liceo classico, ore tredici, per la raccolta dei rampolli non camminanti di loro, causa culo pesante, davvero non ha tempo di occuparsi di parapetti pericolosi.

Allora quale è la morale?

Eccola: nella terra dove sono arrivati i miliardi del dopo terremoto e i milioni delle royalties e dove l’infrastruttura più importante è sempre la stessa, con l’ aggravante  che perde i pezzi (leggasi Basentana), un parapetto pericolante è come un neo sul volto di una Miss-qualcosa. E ho detto tutto.

Con tanti saluti a Demanio e Comune.

Città europea dello sport. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 07. ott, 2019 by in Argomenti

Città europea dello sport. Dal Quotidiano del Sud

Nel dichiarare la mia ignoranza sulle città europee dello sport, per gioco, mi sono posto delle domande: quali sono i requisiti necessari che Potenza ha inevitabilmente dato prova di possedere per ottenere la nomina? Credo di non sbagliare nell’individuare in piazza Mario Pagano il nostro asso nella manica. Quale città, infatti, ha un gratuito e fruibilissimo campo di calcetto in pieno centro, o meglio in piena piazza? Ormai neanche i paesini hanno questo onore. Noi sì.

Ogni pomeriggio, infatti, fino a sera bambini del centro storico si stordiscono con interminabili partite che solo i mercati periodici, le feste della birra e la festa di San Gerardo possono interrompere.

Ma, come ogni serio impianto sportivo, anche lo stadio di piazza Mario Pagano ha i suoi campi satellite, altro che la Continassa, per dire. Infatti nella vicina piazza del Sedile, il Comune mette a disposizione una grande terrazza dove squadre minori si affrontano con inalterata passione e vis agonistica.

Un inno allo sport celebrato con l’umile partecipazione della popolazione che, dovesse mancargli il solito pallone fra i piedi, mentre passeggia, potrebbe vivere momenti di panico.

Ma si scherza, ovvio.

Nè tantomeno voglio pormi fra quelli che “in piazza non si porta il pallone!”, perchè ebbi anch’io la possibilità di giocare in simile stadio e vi assicuro che neanche la pendenza del campo di gioco verso la Prefettura, impedisce di fare bei cross seguiti da felici e vincenti inzuccate.

Se poi città europea dello sport si diventa per sorteggio, allora abbiamo fatto il fatidico tredici, cioè nessun merito oltre il conclamato culo del caso. Oppure, ancora, siamo stati scelti perchè abbiamo presentato un progetto vincente. Ecco questa mi piace assai. Magari ce lo illustrassero sarebbe cosa gradita, ma no, meglio una sorpresa, dai, facciamo così.

Che bello sarà svegliarsi con la pista ciclabile sotto casa, palestre rionali, la pallacanestro che torna a Montreale, la città dello sport in qualche accessibile contrada, con campi, piscine, giardini, fontane, lo stadio del ciclismo da pista, il palazzo di ghiaccio, marciapiedi percorribili, frutta e verdura, patatine e pop corn …. eh, che sarà.

Ma mancano solo quindici mesi. Mumble, mumble. Facciamo due conti del servo (notare il rispetto del genere femminile, dai, che classe): se per il ponte di Montreale ci sono voluti quegli anni che ci sono voluti, chè ho perso il conto, per tutto quel popò di roba come facciamo in 15 mesi? Vabbè, male che vada ci sono sempre i campi di Piazza Mario Pagano e piazza del Sedile, la pista per skate board di via Vaccaro e quella per il gigante di via Marconi. E niente, noi potentini, siamo dotati di natura.

 

Fioramonti, un nuovo modo di essere vecchio. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 06. ott, 2019 by in Argomenti

Fioramonti, un nuovo modo di essere vecchio. Dal Quotidiano del Sud

Ministro, già professore di economia politica in Sud Africa, Fioramonti deve essere una persona che fa dell’umiltà la sua arma nella vita, come un Santo del Medio Evo, se è vero che afferma, ma le parole evidentemente gli escono dal cuore prima che dalle labbra, che è portatore di un nuovo modo di pensare. Quale non si capisce immediatamente, ma basta guardare alle sue azioni per intuirne la modernità sconvolgente.

Le contumelie mediatiche seminate sui social su personaggi della politica, per esempio, costituiscono un modo originale e mai finora sperimentato da chicchessia di diffondere un qualsiasi verbo. Nessuno ci aveva pensato prima.

La trovata del Crocefisso da eliminare dalle aule scolastiche, una novità.

La sua considerazione della qualità della scuola italiana, avendo spedito i figli a studiare presso una scuola inglese, una chicca deliziosa di chi, disprezzando, potrà riformare senza conflitto di interessi.

Ma quello che colpisce del suo sessantottesco, ma perbacco nuovo, modo di pensare è la sua considerazione sulla polizia che sarebbe “un corpo di guardia del potere, invece che una forza al servizio dei cittadini”.

Frasi che ci riportano alle battaglie studentesche degli anni settanta e che stento a immaginare ancora frequentatrici di cervelli ancora in uso. Infatti l’ostentazione di una considerazione meramente oggettiva delle forze di polizia è una autentica bestemmia.

I poliziotti non sarebbero uomini, cittadini, popolo, ma strumento del potere, ormai, quindi, suo personale “corpo di guardia”.

Sui poliziotti, i carabinieri e le forze dell’ordine in genere, si passa dalla esaltazione alla denigrazione. L’esaltazione, diciamo che è un po’ di destra, sebbene anche gente più moderata e uomini di sinistra abbiano cominciato a stento a riconoscerne la dignità, mentre la denigrazione è storicamente di sinistra.

Le forze dell’ordine sono, invece, uomini e donne che, per lavoro, spesso scelto, si dedicano al rispetto delle leggi, giuste o sballate che siano, frutto, queste, dell’elaborazione del legislatore e votate da parlamenti che dovrebbero essere il fulcro della democrazia. Per Fioramonti, invece, la democrazia diventa potere e le forze dell’ordine “guardie del corpo” del potere stesso, cioè avrebbero dovuto, oggi che è ministro forse non più, violare la legge e difendere i cittadini, sul presupposto, cioè, che la legge sia un imbroglio.

A margine la volgarità del concetto, che finisce per disprezzare e la democrazia, definendola bieco potere e le forze dell’ordine, e la legge, a margine la sua rozza spigolosità, la sua palese ottusa pseudo-rivoluzionaria critica politica, è evidente che il neo ministro sia, anche lui, un sorteggiato, uno finito lì per caso, un ulteriore scherzo della natura che la politica ci propina. Fare il ministro oggi, dopo aver assunto posizioni anarcoidi, di bassissimo livello peraltro, contro il sistema, fino a ieri e vederlo felicemente accomunato alla sinistra sedicente riformista e portarci in dote, alla fine, la trovata del crocefisso da levare dalle aule, ci impone una riflessione sul destino degli italiani.

Chiariamoci: o il pressappochismo, anche per certi versi violento, è diventata eccellenza o questo governo ha i fili che qualcun altro tira e quindi cambiando la marionetta lo spettacolo è sempre lo stesso, delle due l’una. E di conseguenza, fosse vera la prima ipotesi i processi di accesso alla politica vanno seriamente rivisti per impedire che chiunque diventi statista; e per il semplice motivo che se io non ho giocato in serie A il motivo è da ricercare esclusivamente nel fatto che non era cosa mia e quindi, mutatis mutandis, come io non sono arrivato in serie A, anche molti altri bidoni della politica non possono fare i ministri. Fosse vera la seconda ipotesi, ebbene, uno, dieci, cento Fioramonti, ma di nomi se ne possono fare tanti altri, saranno ministri, capi, dirigenti, presidenti, direttori e amministratori unici. Sai che c’è? Sarebbe meglio metterci dei robot, che, almeno, non pensano, obbediscono e non hanno opinioni da esternare e che ci tocca digerire.

 

Campos Venuti e il regolamento urbanistico di Potenza, dal Quotidiano del Sud

Posted on 03. ott, 2019 by in Argomenti

Campos Venuti e il regolamento urbanistico di Potenza, dal Quotidiano del Sud

La recente scomparsa del prof. Campos Venuti mi ha riportato indietro negli anni, a quando, cioè, ebbi l’onore di sedere in consiglio comunale a Potenza.

Era l’epoca del primo Santarsiero, che con la sua fervida immaginazione vedeva Potenza come città cultura, città metropolitana e chissà cos’altro.

Un visionario, potrebbe definirsi, non fosse che la sua visione si sia arenata al Regolamento Urbanistico, a qualche mostra e al solito tran tran fatto di debiti, servizi scadenti e assessori improbabili.

Il prof. Campos Venuti era stato chiamato per far rifiorire urbanisticamente la città di Potenza, mediante la realizzazione del Regolamento Urbanistico, strumento che doveva completare la missione che una legge, scopiazzata da qualche altra regione, aveva di dare un senso urbanistico, e non solo, a tutta la regione.

A margine che quella legge sia rimasta la più bella incompiuta da quando il mondo ha fatto l’uomo legislatore, il bello è che prevedeva piani strutturali generali, provinciali e comunali, con una logica non di poco conto, che dal generale finiva al particolare. Insomma il R.U. era l’ultimo sigillo che avrebbe disciplinato il territorio prettamente urbano, cioè meno che comunale. La realtà vide invece invertirsi l’ordine e i Regolamenti, per la verità solo alcuni, perché alcuni comuni ancora, dico ancora, non ce l’hanno, vennero alla luce per primi, forse perché prevedevano consumo di territorio, ma dai, anche se all’epoca si giurava che di territorio non se ne sarebbe consumato un centimetro. Insomma i futuri palazzi sarebbero nati per aria e il verde pubblico sarebbe addirittura aumentato, come per miracolo.

E quindi venne scomodato il noto professore che fece anche una comparsata in commissione comunale, mi par di ricordare, senza suscitare né scalpito, né entusiasmo, se non nell’irrefrenabile sindaco che si vedeva al centro della rinascita potentina. A me sembrò, fattagli una specifica domanda, che al nostro Regolamento avesse solo regalato la sua sigla, ma sicuramente mi sbaglierò e fui io a non cogliere, nelle sue parole, la sua paternità totale.

Il risultato è ancora oggi ben visibile: un territorio già zeppo di costruzioni che si è visto consumare ogni angolo in un’orgia cementizia che vede ancora oggi largamente inutilizzati gli edifici che, soprattutto nella piana cittadina, sono spuntati come funghi, nella loro brutta magnificenza.

All’edilizia si è sempre affiancato il lavoro e lo sviluppo, ma temo sia un ragionamento miope se è vero, come lo è, che Potenza, anche con l’ultimo sballo palazzinaro è sempre più in crisi.

Il professore è celebrato sui quotidiani, ma fra le sue opere non spunta mai il R.U. della città di Potenza, forse perché non segnò la storia dell’architettura, non migliorò la nostra città e magari fu più il frutto di una sintesi politica che l’opera geniale di un professore architetto.

E’ storia recente, ma già c’è bisogno di chi la ricordi, perché ai più sfuggono tante recenti vicissitudini. Recenti e meno recenti, dimenticate o manipolate, neanche tanto ad arte.

Per esempio il Potenza Sport Club rischia di tornare in serie B senza aver mai ricordato, anzi avendolo sostituito nella memoria con altri, il Presidente della precedente impresa.

Una città immemore?

Ma no, solo superficiale, zeppa di ignorante cultura e arrogante potere, ben amalgamati e serviti con ghiaccio, please.

Stadio nuovo, il vero problema. Dal Quotidiano del Sud.

Posted on 02. ott, 2019 by in Argomenti

Stadio nuovo, il vero problema. Dal Quotidiano del Sud.

Ero davvero piccolo quando il Potenza venne promosso in serie B. Ebbi l’onore di fare la mascotte.

Non esisteva la curva e neanche la tribuna laterale, al Viviani. I calciatori avevano facce mature, dimostravano più anni di quelli che avevano. Le divise erano ruvide e duravano ben più di un anno.

I tifosi facevano a botte, ma non si dispiegavano eserciti di poliziotti a presidio del campo sportivo. Anche fra ragazzi si faceva a botte, ma non si parlava di bullismo. Si accettava anche l’atto violento, era fisiologico, non materia di studio.

Insomma, altri tempi.

Oggi siamo cambiati noi, la società, la città, ma il Viviani è sempre lì, per il teatro domenicale, finalmente con una squadra vincente.

Logiche finanziarie ed economiche pressano perchè si faccia un nuovo stadio, fuori della cinta urbana, come se ne fanno ora, con speculazione edilizia annessa, con uffici, bar, negozi e ristoranti, recitano, perchè noi si resti affascinati e chi investe gratificato.

Subiamo, con decenni di ritardo, fenomeni di alimentazione del consumo, una volta solo statunitensi, poi europei, italiani e, ora, anche lucani, fanalini di coda, noi, di una ipotetica classifica dell’evoluzione liberista.

Potenza ha gravi problemi, ma sembra che la priorità stadio non ne intralci la risoluzione, se mai avviata. Anzi, vuoi che non sia d’aiuto a tutto il sistema?

Disocupato ma con la squadra in B, potrebbe accadere già fra qualche mese, o l’anno prossimo, chissà.

Di certo vedere che un tormentone appassioni se riguardante lo stadio e non se riguardante la sicurezza degli edifici scolastici, pure è una stramberia, ma da accettare. E viene supinamente accettata, da popolazione, politici e amministratori. Più facile produrre spettacolo, chè fa soldi, che produrre lavoro, o efficienza o servizi, chè sono molto più difficili da realizzare.

Alla fine saremo contenti dello stadio nuovo e della ex Torraca abbandonata, tanto, vuoi mettere?

Non ci riesce di essere seri, o forse riesce solo a qualcuno, che ha chiari obiettivi e sa perseguirli. Quelli pubblici, dico di obiettivi, sono poco praticati, non usa, potrebbe modernamente dirsi.

Dobbiamo rassegnarci, i miracoli avvengono di rado, e a noi toccano quelli sportivi. Accontentiamoci, dai, ad altre città neanche quelli.

Uno, dieci, cento Razzi. Le pillole di Lucio F. Dal quotidiano del Sud.

Posted on 30. set, 2019 by in Argomenti

Uno, dieci, cento Razzi. Le pillole di Lucio F. Dal quotidiano del Sud.

Un paese civile, vivibile, a misura d’uomo, consente ai suoi cittadini di operare delle scelte. Lo scegliere è il momento di picco della libertà esercitabile dall’individuo. La libertà viene celebrata nella nostra costituzione e noi italiani, politici in testa, siamo convinti di essere liberi.

La libertà, invece, cui possiamo attingere per operare delle scelte, si limita al mondo virtuale dei social. Ormai quasi nessuno è in grado di scegliersi il lavoro, che rimane la scelta più importante, perchè ci segna la vita, e, bene che vada, dobbiamo contentarci del lavoro che ci capita, altrimenti la scelta può cadere solo sul se rassegnarsi o sul se incazzarsi.

Non possiamo scegliere chi ci deve governare, o solo rappresentare, e, al più, possiamo scegliere se votare o astenerci dalla burla elettorale.

Privati, quindi, dello strumento primario della libertà, giochiamo comunque a fare i cittadini, ma in maniera superficiale, come si addice ai sudditi che, costretti dal giogo invisibile ma palpabile che cinge il loro collo, vanno lì dove vengono portati, senza sentire il peso della vera cittadinanza.

In questo caricaturale scenario di libertà e democrazia, finiamo per farci del male da soli.

Consentiamo che uno, dieci, cento Razzi siedano in parlamento e nelle altre assise politiche, riuscendo comunque ipocritamente a schernirli, dopo averceli portati, ai massimi livelli amministrativi, affidandoci a uomini di spettacolo che imitano l’imitazione che di se stessi già danno loro.

Razzi rappresenta la versione svestita del politico medio italiano, e dico svestita perchè Razzi non ci prova nemmeno a vestirsi da fine politico; in questo la sua ignoranza è raffinata, verace, azzarderei addirittura un “colta”. Diversamente da quegli altri che, con uno striminzito vocabolario, fatto di frasi preconfezionate e trasmesse nella conoscenza attraverso il canale principe dell’ignoranza, quali sono le loro interviste, nascondono la loro insipienza e la loro miseria umana con una foglia di fico,  che, con presunzione, chiamano cultura, cultura che definirei serenamente, e con rassegnata convinzione, quale cultura ignorante.

La satira fa bene, ma diventa scadente spettacolo se non funebre banchetto quando è rivolta a chi non nasconde la sua pochezza e irrilevanza, dandone invece una visione chiara e inequivocabile. Insomma le sparate di Razzi, De Luca, Berlusconi, Renzi e compagnia cantante, sono da sole sufficienti a farci sorridere e ridere a crepapelle. Loro sono anche l’imitazione di se stessi, cambiano idea, parere, comportamento, di continuo, interpretando il doppio ruolo del protagonista e del suo imitatore. Che bisogno c’è di fare satira su di loro se se la fanno da soli?

Il Crozza di turno, vero condor sui resti di politici d’occasione, dovrebbe far satira su chi non arriva a offrirsi spontaneamente allo scherno altrui, quindi su chi detiene ed esercita il vero potere, non quello di facciata. Se poi non siamo in grado di ridere da soli di un Razzi e degli altri e abbiamo bisogno che ce lo rifaccia Crozza, il loro verso, peraltro in maniera identica -è infatti sempre difficile riconoscere l’originale- allora vuol dire che oltre al diritto di scegliere ci è stato rubato anche il diritto di critica o di ridere o di ironizzare o solo di pensare.

I finti liberi, ecco, questo siamo, in un mondo di mera apparenza, dove la legge sarebbe ingiustamente uguale per tutti, appaiando l’inconsapevole suddito all’immarcescibile ricco, nel giudizio e nella condanna, calpestando anche il messaggio evangelico che pur fingiamo, anche in questo caso ipocritamente, di fare quotidianamente nostro.

L’unica vera libertà di scelta che ci residua è fra la rinuncia e un debito, seppur a rate, che alimenti i consumi; altrimenti come camperebbero i ricchi?

Invalidità e indotto. Dal Quotidiano della Basilicata

Posted on 27. set, 2019 by in Argomenti

Lo ammetto, sono incontentabile.

Di fronte alla scoperta dei finti invalidi non mostro soddisfazione, ma rammarico.

Da che mondo è democrazia, in Italia, esiste un ammortizzatore sociale, non ufficiale, ma efficiente assai, che risponde al nome di invalidità.

Sembrerà putridamente banale, ma, da decenni, famiglie e famiglie campano grazie alle invalidità, vere o presunte, gravi o lievi, supposte o temute.

E non mi riferisco solo ai malati o finti tali. Mi riferisco a tutto il cosiddetto indotto, come procacciatori, medici, sapienti, avvocati e forse anche qualche altra categoria, se non compiacente, quantomeno distratta.

Penso, per esempio, ai tribunali che hanno sfornato invalidi come una catena di montaggio senza mai chiedersi come mai una regione immersa nel verde, petrolio a parte, licenziasse tanta salute precaria. Penso ai partiti, ai sindacati, patronati inclusi, che hanno alimentato filiere di tecnici dell’indotto, tutti distrattamente, ovviamente, o ingenuamente o con l’inconsapevolezza di essere italiani, e quindi più sensibili di altri popoli al malaffare quotidiano, alias furbizia chè tengo famiglia.

Ma comunque, a campare, con l’invalidità, ci sono eserciti di persone, tutte alacremente impegnate nell’operazione che una volta era riservata a Dio, e cioè la creazione.

Certo, qui si parla della creazione dell’invalidità, una sottospecie della creazione pura, ma tant’è, sempre di miracolo si tratta.

Io, cristiano nei cromosomi, penso con amorevole misericordia a quante persone ha sfamato l’invalidità, mettendoci dentro anche i figli e i nipoti e mettendoci pure i lussi che, specie nell’indotto, deve aver favorito, la creazione fantasiosa, geniale, dell’uomo inventore.

Dice ma quello lavorava era ricco di suo e pure l’invalidità falsa doveva fregarsi?

Bravo!, e i consumi chi li tiene vivi? Il professionista che fattura tutto quel poco che guadagna, l’impiegato o il mantenuto di cittadinanza?

Balordo che non sei altro! Qua, se saltano invalidità e delinquenza organizzata va tutto a catafascio. L’Italia si regge su queste solide e ufficiose basi, diamine.

Lo sapevano bene i democristiani di una volta che non storcevano il naso se un paesino viveva sulle invalidità.

Ma ora insorge la giustizia, perbacco. Con un ritardo biblico, nonevèro, non potendo ignorare quante sentenze dichiarative dell’invalidità venivano pubblicate all’anno.

Dice che in Basilicata non esistono industrie. Balle! Voglio proprio vedere se in Lombardia o in Germania esiste una fabbrica così magica come quella lucana delle invalidità.

E noi invece di essere orgogliosi, ora, la demoliamo? Ma siamo impazziti? E cosa mangeranno domani quegli avvocati che partecipavano al banchetto, per dire? Vengono a casa vostra, indistruttibili moralisti?

Ma veniamo a noi. Ho un’unghia che cresce storta, i calli e una leggera flatulenza, alitosi e forfora. Quindi invalido,irrimediabilmente invalido. Impossibilitato a tenere rapporti sociali, come immaginerete. Quindi anche un po’ depresso pureperché il Napoli lo scudetto non lo vince mai. Ah!, devo andare a visita? E poi dall’avvocato? Mi date gli indirizzi? Perfetto, a buon rendere. Come? Devo lasciare un acconto? Caspita, siete cari. Vabbè, tanto da oggi sono invalido a tutti gli effetti.

Lettera aperta a un ministro inconsapevole

Posted on 25. set, 2019 by in Argomenti

Lettera aperta a un ministro inconsapevole
Caro Ministro della giustizia, caro Collega, caro Bonafede
oggi avevo cinque udienze e cinque su cinque sono state rinviate a causa di impedimenti vari dei magistrati. Premesso che nessuno mi pagherà per la mattinata persa, premesso, anche, che i miei clienti non saranno soddisfatti, quello che più mi deprime è di aver consentito che venisse rubato un giorno della mia vita, a causa della inefficienza cronica della giustizia, e di averlo regalato a te e a quello che rappresenti. Nessuno me lo restituirà o pagherà e nessuno mi conforterà per lo scippo subito.
Vorrei farti presente, inoltre, che la porta di entrata del bagno al secondo piano non si chiude e rimane aperta e che la serratura del locale per fare la pipì non esiste, rimanendo solo il buco dal quale poter anche, volendo, guardare le mie chiappe avvizzite. Dicono che l’Italia sia un paese civile. A me non sembra. E a te? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere.
Bacioni, estensibili, anche agli altri ministri, che non sono colleghi, ma che pur non laureati, hanno dimostrato al paese di meritare di rappresentrarlo. Come non so, ma pare non mi tocchi saperlo o che sia un fatto sconosciutamene notorio.
Grato della tua illuminante risposta, che potrai inviare a ilmiopaeseèunabambolablu@disperazione.com, mi è nel contempo gradito inviarti mesti saluti da un corridoio di tribunale.
Un avvocato.

Giapponese o cinese.

Posted on 23. set, 2019 by in Argomenti

Giapponese o cinese.

Che poi mi torna alla mente spesso. Ministro con la terza media.

Eppure la macchina dello stato è complessa e le attività ministeriali pure.

Vabbè. Deve essere così, evidentemente.

Ma la questione è più ampia. Prendiamo le trattative che precedono la formazione di un governo. I ministeri vengono assegnati in proporzione ai partiti che sostengono la maggioranza e, in genere, il ministero viene assegnato così, quasi a caso. Cioè, se mi avanza un politico da celebrare con la nomina, gli do il ministero che avanza, o quello scartato da un altro o quello che, per importanza, tocca al partito più corposo. Diversi metodi, ma nessuno che risponda a un criterio di pura logica, come quello della specifica competenza.

Eppure si discute del governo dello Stato, mica del condominio, che, pure, richiede, ormai, una competenza tecnica.

“E a me cosa tocca”, “beh, avanza la sanità e gli esteri”, questo il dialogo tipo di una trattativa.

Da rimanere basiti, come direbbe la Meloni, che ritrovo sempre basita in tv nelle interviste all’amatriciana, almeno a suo dire.

Basiti, certo, non fosse che accade così da sempre. Forse anni addietro il numero di ministri laureati, addottorati, finanche colti, era tale da rendere il problema meno vistoso, ma così è sempre stato.

Se penso che uno può passare dai gazebo al lavoro e poi agli esteri, senza passare neanche dal via, il Monopoli insegna, penso che quando si parla di scolarizzazione, di pochi laureati in Italia, della scarsa propensione alla lettura degli italiani, penso che sono discorsi per perdere tempo. Tanto, poi arriva una con la terza media e governa il paese.

Dice ma pure Chance, il giardiniere, finisce per governare un grande paese come gli Stati Uniti. Sì, ma era un paradosso.

Noi invece viviamo il paradosso per realtà.

Da far passare la voglia di essere italiani.

“E cosa vorresti essere?”

“Giapponese o cinese”

“Ah, belli loro!”

“E tu?”

“Io sto bene italiano”.

“Va bene”.

Lezioni di giustizia, dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. set, 2019 by in Argomenti

Lezioni di giustizia, dal Quotidiano del Sud

Nell’indifferenza generale accade di tutto. Accadono anche cose inusuali, fuori delle righe, che, però, appunto l’indifferenza generale, come una cortina fumogena, nasconde alla vista.

L’indifferenza, con eccezione per i propri guai, è il costante atteggiamento in uso. Non traggano in inganno i lai solidali che ogni tanto squarciano il silenzio delle opinioni da stadio: durano poco, il tempo del servizio giornalistico di turno.

E quindi può accadere, a un occhio non totalmente indifferente, diciamo un occhio cui residua qualche diottria, di assistere a episodi di una tristezza lacerante, ad accorgersene, ovvio.

A me è capitato di assistere, complice il disgraziato lavoro che mi impegna e mi impegnerà fino a infarto prossimo venturo, avendo preso dal mio babbo che, appunto, senza vedere neanche la già maturata e misera pensione, che non riusciva a chiedere formalmente causa gli impegni, alzò bandiera bianca nel pieno della sua attività legale, dicevo mi è capitato di assistere a un episodio tragicomico, esatta sintesi del punto in cui ci siamo, senza accorgercene, trovati.

Udienza civile collegiale della Corte di Appello. Un numero rilevante di giudizi da trattare, smistare, rinviare e decidere. Le cause vengono chiamate una per una. Gli avvocati interessati lasciano il loro banco e vanno alla cattedra, come quando da alunni si faceva a scuola, in fondo è una specie di interrogazione anche questa.

Una collega, si capisce subito dalla sintetica relazione del magistrato, ha avanzato una richiesta originale oltre che totalmente inammissibile. Insomma una figuraccia, non fosse appunto, che ogni udienza, sebbene alla presenza di tanti tecnici, non ha orecchi che sentano e occhi che vedano, quindi la vicenda si consuma in un quasi violento faccia a faccia fra l’avvocata e il magistrato relatore e nella, appunto, indifferenza generale. Il Giudice, non tenuto, spiega l’incongruenza della richiesta -peraltro stoicamente reiterata sul momento- in maniera vivace, ma poi, via via crescendo, con virulenta indignazione: diamine, questa è la Corte di Appello, non la Pretura di Canicattì, arriva ad affermare, col che volendo significare che un errore è alla fine pure immaginabile davanti a un giudice che decide vicende minimali, ma arrivare al secondo grado di giudizio per giuridicamente bestemmiare, insomma, ce ne vuole di coraggio, faccia tosta e ignoranza, giuridica, ovviamente.

La dichiarazione è tanto veritiera quanto inutile: un giudice non discute con gli avvocati, ma decide, semplicemente. Insomma il giudice ha ragione, e da vendere, ma una reprimenda pubblica non gli compete, anche perché diventa inutilmente violenta: basterà rigettare quella domanda, condannare alle spese e motivare come meglio si crede, sperando che la giovane collega capisca o torni a studiare o, addirittura, finalmente cominci a studiare. Il ruolo del magistrato non è quello, e torniamo ai banchi di scuola, di tastare il livello di preparazione degli avvocati e semmai farli inginocchiare sui ceci davanti a tutti. Non può infastidirsi delle corbellerie se non nelle sentenze o interrompendo un evanescente eloquio nel dirigere l’udienza.

Altro è il problema della competenza. Ma qui il problema diventa generale: la scuola promuove senza dubbi, l’università rilascia diplomi di laurea immeritati, l’esame di abilitazione alla professione è stato per anni, e per certi versi continua a esserlo, una formalità che ha creato una professione-ammortizzatore sociale nella quale far confluire migliaia di avvocati non in grado di difendere neanche se stessi se accusati di aver rubato la marmellata.

Sembra, insomma, che il livello medio più alto da raggiungere,ognuno nel suo campo, sia l’assoluta mediocrità, a beneficio di un mondo e di una società approssimativa, superficiale, inconsistente, inconsapevole. Tutti buoni per lo più a fare finta di.

Ho motivo di credere che il magistrato si sia pentito della sparata e la collega si stia interrogando ancora su dove sia il suo errore e a me rimane il ricordo dell’atmosfera irreale dell’episodio, stanco, come avvocato, che i magistrati giudichino oltre che le cause anche i difensori e stanco, sempre come avvocato, che ci si inventi avvocati senza sacrificio alcuno, fatto di ore e ore su libri, riviste e fascicoli. Stanco infine, e forse è questa la cosa più triste, di tutto lo spettacolo offerto dalla giustizia, me compreso, naturalmente, perché la giustizia è sempre in ritardo, sempre polverosa, sempre misteriosa, complicata e astrusa, prepotente e autoreferenziale, costosa e, troppo spesso, profondamente ingiusta.

 

il ministro con la terza media.

Posted on 10. set, 2019 by in Argomenti

il ministro con la terza media.

Un ministro con la terza media.

Dicono che in Europa non accada.

Ma, in effetti, non è richiesto un titolo di studio per l’arte più difficile del mondo, quella di fare politica. E’ richiesto per tutto il resto, anche per non far niente in un ufficio pubblico, o per svolgere attività ripetitive da alienazione, tipo smistare la posta o altre cose altrettanto amene, essenziali e stupide.

Per fare politica, invece, basta scalare posti in un partito, attività, invero, non facile, sia chiaro, vista la concorrenza, ma per la quale vengono richieste attitudini di poco pregio, in genere.

I sindacalisti, da sempre, hanno avuto una via privilegiata per le cariche politiche. Spesso senza titoli di studio, finiscono per lavorare per chi hanno sempre combattuto.

I sindacati nacquero come organismi anarchici che il socialismo riuscì a inglobare. Difendevano i lavoratori contro i padroni. Poi contro gli Stati, con le loro leggi sempre poco all’altezza della dignità del proletariato. Quando il concetto di proletariato si è allargato, inglobandoci qualsiasi forma di lavoratore, i sindacati sono diventati tanti quante categorie di lavoro esistono al mondo. Per dire, c’è pure quello degli avvocati.

Ma il sindacalista doc, dopo aver combattuto padroni e stati tende naturalmente a diventare stato, per fare, semmai, quelle leggi che avrebbe, dall’altro lato, combattuto.

Ma il tema non è questo, perdinci. Il tema è perché per fare politica non servano titoli di studio.

Francamente non lo so, ma poco conta.

Certo che arrivare nel 2019 per nominare ministri senza neanche un diploma di scuola superiore pure è un record; cioè, un paese civile, fra i primi dieci, mi pare, per industrializzazione e cose varie, che mantiene sacche di persone arrivate solo alla scuola dell’obbligo e che fanno carriere brillantissime, fa specie. Facile dire che pure chi studia non sappia molto, visto che da noi si promuove e basta, ma credo sia altra cosa, cioè sia un altro bel problema, ma che non c’entri niente.

Chi storce il muso, però, sull’argomento, se si trova un figlio che non vuole studiare, sembra aver passato un grosso guaio, il che pure deve significare qualcosa.

Sui social si è detto di tutto sul ministro senza titolo, tutto e il suo contrario, e quindi inutile girarci attorno, rimane una stranezza italiana, e punto. Quell’Italia che studia poco, legge meno e fa carriera. Del resto studiare, se si è fatto il contadino, non serve, pare, soprattutto se poi ci si è battuti per i loro diritti, inutilmente, peraltro, visto che le piaghe di ieri sono quelle di oggi, e quindi ben si può fare il ministro, suvvia.

Il messaggio, probabilmente, non è dei migliori. Una volta i nostri giovani ambivano a fare i calciatori, oggi i politici, costa davvero poco sacrificio e ripaga molto.

Un paese di matti? No, un paese di furbi.

 

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>