Thursday, 19th October 2017

Il prezziario dei reati, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 10. ott, 2017 by in Argomenti, Commenti

Il prezziario dei reati, editoriale del Roma di Basilicata

Che la giustizia abbia da tempo intrapreso una deriva senza pari è un dato certo. La prova la otteniamo quotidianamente con le troppe sentenze di assoluzione per prescrizione, con decisioni sempre più povere di motivazione, superficiali, talvolta finanche zeppe di errori materiali, affidate, senza scampo, sempre di più a una magistratura onoraria che non offre alcuna garanzia di competenza, e infine con il netto prevalere di decisioni in rito che non affrontano più il merito delle vicende umane a lei sottoposte.

Fra l’altro la giustizia costa tanto e rende pochissimo, con tempi e efficienza in media ben lungi dal minimo sindacale, per dire.

Ma la perla legislativa della cosiddetta “giustizia riparativa”, davvero è sconvolgente. Ne abbiamo avuto una recente prova con la sentenza del Tribunale di Torino che ha fissato il prezzo per un reato di stalking, ben 1.500 euro.

La giustizia riparativa è, contrariamente a quello che pensa il legislatore italiano, che da anni dà segni evidenti di stravaganza, un complesso discorso che coinvolge vittima e responsabile del reato, li avvicina, li fa discutere, cerca di risolvere un conflitto e alla fine, solo alla fine, può consentire un risarcimento che elimini la responsabilità penale. Una sorte di privatizzazione della funzione sanzionatoria dello Stato, in un determinato ambito di reati, che, beninteso, non assolve al compito di deflazionare il contenzioso, bensì a quello, ben più nobile e preventivo, di responsabilizzare e rendere consapevole l’autore, mettendolo a confronto con la vittima, del disvalore sociale della sua azione.

Per il legislatore italiano, invece, un tanto nobile e complesso disegno socio-rieducativo è ridotto alla quantificazione del danno da reato, senza neanche attribuire alla vittima voce in capitolo, ma affidando a un giudice la determinazione del prezzo.

A Torino lo stalker ha offerto 1.500 euro per essere assolto, la vittima li ha rifiutati e il giudice ha sentenziato che bastavano.

Roba dell’altro mondo. Fra poco avremo un vero e proprio prezziario e chi vorrà, potrà decidere di compiere un reato avendo la disponibilità per farselo estinguere.

Sarà, infatti, decisamente poco credibile avere in Italia un prezziario differente da corte di appello a corte di appello, a meno che uno stalking in Calabria non valga addirittura meno di uno in Piemonte. Poi avremo anche le dovute differenze: immagino costerà di più stalkerizzare una persona in vista rispetto a una povera commessa, per dire, e ingiustizia sacrosanta sarà compiuta, secondo i canoni della giurisprudenza italiana, capace di risolvere i casi con soluzioni una in contrasto con un’altra.

Poi arriverà la Cassazione -tutti in piedi- che sentenzierà che se la persona è poco nota e disoccupata, semmai, il danno non supera i 600 euro, e prelibatezze giuridiche del genere.

Ma il mondo della politica è insorto: così non va, la legge va cambiata! Ma l’hanno fatta loro, è giusto ricordare, e quindi è doveroso aggiungere che non sono assolutamente capaci e che il loro esclusivo fine, spinti da una magistratura sempre più insofferente a trattare le cause, è quello di deflazionare i ruoli delle cause pendenti.

Una maniera come un’altra per fare somma ingiustizia in un paese che, invece, ne ha davvero tanto bisogno. Ma di giustizia sostanziale, non di finta giustizia, come la nostra dove un legislatore scadente e premuroso verso le esigenze delle toghe, ha costruito un campo minato per il processo, nel quale è facile saltare in aria con una dichiarazione di improcedibilità o inammissibilità, a ogni tentativo di seria difesa.

Un paese senza una compiuta giustizia è un paese misero culturalmente, tendente al dispotismo, sebbene porti la maschera della democrazia. Una deriva di questa grandezza la si combatte con una magistratura seria e responsabile, e non da prima pagina ovvero superficialmente sciatta e con una avvocatura che abbia coscienza del suo ruolo nella società. Diversamente sarà davvero notte fonda.

Ah!, a proposito, quanto costa una bella diffamazione? Datemi un numero che comincio a risparmiare.

Radical sessismo di Repubblica, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 15. set, 2017 by in Argomenti, Commenti

Radical sessismo di Repubblica, editoriale del Roma di Basilicata

Esistono ancora rubriche giornalistiche intitolate donne e motori. Il giovedì sui quotidiani, per esempio. Roba da anni settanta. Un accostamento che ha fatto felici gli uomini di più generazioni che si vedevano soddisfatti nella loro cupidigia motoristica e sessuale.

Un mondo di e per uomini, quindi, spiccatamente sessista.

A chi pensava che si fosse radicata una mentalità nuova, diversa, moderna, dopo anni di battaglie, polemiche e conquiste sociali e giuridiche, non resta che prenderne atto: solo fumo negli occhi. Le nuove generazioni si sono adagiate sulla tradizione maschilista e le donne protestano solo quando è certificata una certa provenienza politica dei comportamenti sessisti, accettandoli di buon grado dal resto del panorama politico.

Da un tanto scaturiscono polemiche virulente per la mancanza di rispetto verso la donna, se proviene da destra, rimanendo artistica l’esibizione di un paio di gambe se pubblicata da una testata di sinistra.

Roba da matti.

In verità le donne non sono mai state unite nel combatterre la loro battaglia di effettiva parità, facendosi una concorrenza, in ogni ambito, senza alcun dubbio scorretta. La prova è la massiccia presenza nelle istituzioni di amanti e pseudo-segretarie, tutte orgogliose di aver speso per bene la propria sessualità e per nulla imbarazzate nell’accettazione di un ruolo subalterno.

Ragion per cui una seria battaglia non è mai iniziata, solo schermaglie di un conflitto con tanto di spie, traditori e mercenari.

L’uomo, poi, non si è mai affrancato, nel lavoro, nella politica, nella vita sociale, da un eccesso di sessualità, confondendo fascino con coppola, e finendo per confondere l’uno con l’altro e dimostrando così uno stato di perenne adolescenza, con pulsioni irrefrenabili da cervello congelato.

Quindi vai con le rubriche anni settanta “Donne e motori” con la certezza che non un monito si alzerà contro sí conclamato e radicato sessismo se a curarle sia un bel giornale pro migranti, pro donne, pro parità di tutto.

È la modernità a chiacchiere, la cosiddetta fuffa stampata e letta e riletta. Del resto che un vero regresso sociale sia in atto è cosa scontata e sotto gli occhi di tutti.

I più barbari omicidi da parte, non di delinquenti di professione, ma di ragazzotti di famiglia, di quelle famiglie definite buone, cioè inserite nel contesto sociale, con genitori che lavorano, macchina e seconda macchina e cellulare in numero doppio rispetto ai componenti famigliari, ma questo è solo un esempio, politici che combattono i fantasmi del passato, passando le notti svegli per partorire norme fuori del tempo, una giustizia lumaca e scadente, la corruzione imperante e tutto il resto di questo quotidiano circo, testimoniano che siamo in un momento di grave allarme sociale, che alcuna partita di champions, vinta o malamente persa, perché nei confronti con l’estero scompaiamo, potrà mitigare.

Quindi, tornando alle rubriche giornalistiche sessiste, passo a qualche umile suggerimento per altre  nuove e mirabolanti manifestazioni di intelletual-sessismo. Che ne dite di un bel “donne e champions”, con tanto di vallette a gambe scoperte in copertina? Oppure un morbido “Curve e accelerazione” o, infine, un più tecnico “Frizione e reggicalze”?

Purché abbiano la benedizione della intellighenzia di sinistra, mi raccomando.

 

 

E se cambiare la linea è il Papa …. , editoriale del Roma di Baslicata

Posted on 14. set, 2017 by in Argomenti

E se cambiare la linea è il Papa …. , editoriale del Roma di Baslicata

Chissà quale opinione si sono fatta gli integralisti dell’accoglienza illimitata su Papa Francesco dopo la dichiarazione che plaude al Governo e alla nuova politica di contenimento degli sbarchi.

Immagino non gli daranno dello xenofobo razzista, come con un qualsiasi esponente della stessa teoria.

Ora che la prudenza sta avendo la meglio sull’ideologia, urge che gli integralisti cambino la loro linea. Papa Francesco, facendo ancora una volta politica, gli sta dando una mano.

Invero, la sua politica è quella del buon senso; buon senso finora assente negli atti di governo che hanno trasformato l’Italia in un’area di parcheggio costosissima e con guadagno illimitato per pochi.

Sui migranti aleggiano branchi di iene coi denti affilati che riempiono i loro portafogli senza particolare sforzo e fra queste anche tanti avvocati che vengono pagati dallo Stato per giudizi che al novantanove per cento portano alla espulsione che, però, difficilmente viene eseguita.

Problema complesso, europeo, con uno Stato, il nostro, ad oggi totalmente impreparato o inadeguato.

Poi arriva Minniti che dice qualcosa non tanto di sinistra, ma sensato. Poi arriva il Papa che ribadisce concetti non proprio di sinistra, ma assolutamente sensati.

Quindi ci rimangono gli integralisti a difendere le traversate dell’illusione che, però, contro hanno anche l’opinione pubblica.

Ma tornando a Papa Francesco, effettivamente quello che ha detto sa poco di cristiano e molto di politico. Il porgere l’altra guancia lascia il posto a un pragmatismo amministrativo che la dice lunga sull’influenza che l’opinione pubblica riesce ad avere ormai su tutti.

La ricerca del consenso fa tradire i credo più radicati, da parte del PD e da parte della Chiesa, entrambi in evidente crisi di proseliti.

La coerenza traballa e la faccia tosta di chi cambia linea dalla sera alla mattina la fa da padrona.

Una volta per una idea si moriva; oggi la si cambia, e non per nobili motivi, solo per convenienza.

Il mercato delle convinzioni è sempre aperto. Le ideologie, o soltanto le linee politiche, vengono costruite sugli slogan, non hanno nè basi, nè supporto teorico.

Di conseguenza un Alfano che siede, senza sconvolgimenti di coscienza, ora con governi di centro destra e ora con governi di centro sinistra, non è uno scandalo, ma la semplice conseguenza della mancanza di vera politica.

Pensate alle intercettazioni: all’inizio non piacevano a Berlusconi, ora a Renzi o chi per lui. Entrambi non mossi da principi ma dalla convenienza del momento. Da rimanere sgomenti, non fossimo italiani quindi avvezzi a comportamenti ballerini e coscienze evanescenti.

Sul tema dei migranti ho il timore che l’approssimarsi delle elezioni abbia spinto più di qualcuno a rivedere le sue posizioni, anche se a scapito di un sistema che genera, sulla pelle dei migranti, begli affarucci, sistema abbondantemente avallato più o meno da tutti, ma con preponderanza di quella politica che si espande capillarmente attraverso le macchine da guerra di sinistra.

Che nostalgia per chi faceva politica perchè credeva in qualcosa, oltre alla indennità, alla pensione e al potere. Che nostalgia per le idee. Certo, anche accanto alle idee si sono coltivati orti privati, ma quantomeno le idee limitavano il saccheggio e facevano sperare in un mondo migliore.

Illusi?

Sì, forse sì, col senno di poi. Ma ora è davvero troppo.

 

Votazioni guidate, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 12. set, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

Votazioni guidate, editoriale del Roma di Basilicata

Si avvicinano le elezioni e un brivido mi percorre la schiena: finalmente potrò provare a metterci qualcosa di mio nella politica italiana. Potrò illudermi di scegliere il Renzi o il Letta o il Gentiloni del domani. Questi tre li ha scelti il Presidente della Repubblica, anche per conto mio, ma senza chiedermi un parere. Non pretendevo fosse vincolante, ma di tipo consultivo, dai, una repubblica democratica se lo poteva permettere.

Comunque finalmente si sceglie. Beh, si fa per dire. Noi potremo votare per uno schieramento, non potremo esprimere preferenze. Anche questa volta il nome del parlamentare mi verrà imposto.

In genere l’italiano, potendo esprimere una preferenza, sceglie il candidato che gli ha fatto una cortesia, o quello che gli sta simpatico, o quello che gli ha fatto la promessa più affidabile, o il parente o l’amico o l’amico dell’amico.

Invece ultimamente lo sceglie il partito secondo logiche imperscrutabili, a prescindere finanche dal rendimento o dal gradimento dei simpatizzanti.

Alle prossime elezioni, invece, avendo il Presidente Mattarella avvisato i partiti che la priorità è la legge elettorale, avremo delle belle novità. O almeno così dovrebbe essere. Ah, mi dite che non ci sarà alcuna novità? E perché mai? Uh, i partiti avevano altro da fare che studiare la legge elettorale? Per dindirindina!

Magari, però, sarà perché in fondo i partiti una legge elettorale nuova non la vogliono. Cioè, ognuno vorrebbe quella che gli consente di vincere o comunque di governare.

La punta del proprio naso è la meta ambiziosa della politica italiana, l’agognato traguardo è costituito dall’immediato domani. Certo, poi ci diranno che una legge elettorale è fatta per durare, che non è concepibile che ogni governo si fa la sua, e nanì e nanera, quindi bisogna andare coi piedi di piombo, ma, a ogni modo, questa legge pare che non si farà.

Quindi i moniti, per la verità di botto cessati, del Presidente Mattarella valgono quanto una rete del perdente sul 7 a 0 a un minuto dalla fine della partita ai fini del risultato finale, in pratica non gliene frega niente a nessuno.

E dire che questo governo doveva rimanere in carica anche se non soprattutto per colmare la falla di una legge elettorale azzoppata dalla consulta.

In fondo ai partiti sta bene così; pur di non affrontare l’opinione pubblica sulla loro indiscutibile avversione per le preferenze, al di là di qualche flebile proclama, meglio rimanga tutto com’è.

Poi sentiremo il M5S che dirà che i candidati delle sue liste sono scelti dalla rete, che, però, non è la stessa cosa che poter indicare una preferenza col voto, e questo per un paio di ovvi motivi: non tutti i votanti del M5S sono iscritti alla rete, anzi solo una percentuale bassissima e poi, quando la rete sceglie una persona non gradita, la si sostituisce, come accaduto a Genova, e la magia è fatta, basta avere fiducia in Grillo con un atteggiamento fideistico che Papa Francesco sicuro invidia.

Quindi ci avviciniamo al voto senza che della legge elettorale se ne parli più e soprattutto nel silenzio di Mattarella il quale, come Paganini, non si ripete, neanche per un monito.

Un uomo tutto di un pezzo, per Giove.

La musica sarà uguale, i parlamentari saranno i soldati scelti dei capi partito e la democrazia aggiungerà un altro splendido tassello alla storia dell’Italia; ah!, dimenticavo: e il governo se lo sceglieranno sempre e soltanto loro. Loro chi? Quelli che hanno come portavoce il Presidente della Repubblica. E chi sono? A saperlo!!!

Unico lusso il vaffa.

Posted on 09. set, 2017 by in Amenità, Argomenti, Commenti

Unico lusso il vaffa.

Buongiorno, sono Gigio Gigi, un uomo qualsiasi.

Un uomo normale.

Un uomo con un lavoro di merda e un guadagno di merda.

Evidentemente sono un uomo di merda, o come dice qualcuno per confortarmi, soltanto sono stato sfortunato.

Una laurea ce l’ho. Intelligente pure dovrei esserlo, anche se molti mi dicono che non lo sono perché non sono furbo, perché pago le tasse e faccio le file senza cercare di aggirarle.

Faccio un lavoro che mi costringe ad avere a che fare, quotidianamente, con tanti iddii in terra, i magistrati. E non li chiamo iddii per irriderli, tutt’altro, li chiamo così perché lo sono.

Fortuna che sono ateo/buddhista, così almeno mi evito di doverli osannare, come, invece, tanti colleghi usualmente fanno. Ma questo è un altro aspetto del mio “non essere furbo”, e quindi anche, probabilmente, poco intelligente.

Ma non mi lamento.

Se penso che altri, gente importante, di indiscusso valore, con titoli di studio e palmares strabilianti, per aggiustare l’Italia hanno per anni aumentato il costo della benzina, mi convinco sempre di più che sono le cose facili quelle che contano. Forse spesso ce ne dimentichiamo.

E le cose semplici, apparentemente addirittura stupide, le sanno fare i ricchi, gli uomini di potere.

Pensate che c’era un politico ricco e importante che per risolvere i suoi problemi semplicemente cambiava le leggi, pensate che fece anche scuola.

I Gigio Gigi come me, invece non possono fare miracoli facendo cose semplici, ma glieli chiedono, perbacco.

Per esempio dovrebbero, i Gigio Gigi, pagare i debiti contratti dagli altri, pur senza avere più una lira e mantenere un paio di branchi di nullafacenti. Ed ecco che, ai ricchi e importanti tocca fare cose semplici e ai Gigio Gigi fare i miracoli.

Anche se poi diranno che i miracoli li hanno fatti loro.

Ci fossi stato io, al posto del capo dello stato, niente niente, avrei pensato che un limone spremuto non caccia più succo, pensa te, che pensiero complicato e stupido.

Ma la borsa pare ci creda. Cacceranno ancora succo dai nostri limoni spremuti! Bene, bravi, bis! E il pil cresce.

Dicono che i ricchi se ne stanno andando all’estero, che gli industriali trasferiscono le loro aziende. Balle. Dove potrebbero stare meglio che in Italia? Sono protetti e coccolati, e se c’è ombra di crisi gli chiedono pure di governare. Altrove pagherebbero tasse profumate, pensa te, da noi posso evaderle.

Sono Gigio Gigi, e sapete che vi dico? Che tutta questa tragedia non mi condiziona. Tanto la mia vita non cambierà. Un lavoro di merda e guadagni di merda. Sono un uomo normale. Sempre piegato  a 90 gradi per aiutare gli altri, specie se ricchi, banchieri o politici in bolletta.

Mi ribellerò?

Certo fra qualche tempo potrei incrociare le braccia per qualche ora, dicono. Una protesta coi fiocchi. Una rivoluzione.

Sono Gigio Gigi, uomo normale  e da normale voglio concedermi il lusso di mandare tutti a cagare; è l’unico lusso che posso permettermi. E me lo tengo stretto, nessun governo potrà sottrarmelo.

Pare niente, ma conta ancora molto.

 

Integrazione e Acta

Posted on 09. set, 2017 by in Argomenti

Integrazione e Acta

Dalle dichiarazioni provenienti dal Comune di Potenza, quindi, l’Acta sperimenterà la prima vera integrazione di migranti. Dalla stessa fonte pare si tratterà di più di 200 volontari che verranno adibiti ad attività varie di pulizia della città.

Sempre dalla stessa fonte pare che l’integrazione non costerà nulla all’Acta, cioè i migranti lavoreranno gratis.

A prescindere dalla effettiva dubbia legalità di un lavoro non pagato e, quindi, immagino privo della copertura contributiva pensionistica e assistenzialistica, ivi compresi gli oboli dovuti per la assicurazione sugli infortuni, altrimenti non sarebbe a costo zero, e dando per buono quanto riferito dalla fonte comunale, rimane da valutare che tipo di integrazione sia mai questa.

Del tipo: io ti integro nel tessuto sociale della città consentendoti di farmi le pulizie dietro la corresponsione del vitto e dell’alloggio, a carico dello Stato, forse, chissà, ci aggiungeremo anche un corso di italiano, ma staremo a vedere i fondi a disposizione.

Capperi che bella integrazione.

Roba che se lo sente FCA ne assume un paio di migliaia.

Io continuo a pensare si tratti di altro che non di integrazione. Mi sembra più una forma di sfruttamento, fra l’altro, approfittando dello stato di bisogno.

Rimane da chiarire se questo sia di destra, di sinistra, di centro, liberale, socialista, comunista o conservatore.

Ma sull’argomento lascio che si scatenino i politologi, i politici, sindaco, assessore al ramo, sociologi, sindacalisti da falce e martello e compagnia cantante.

Se, invece, ai migranti verrà corrisposto lo stipendio, con relativa copertura contributiva, sarebbe il caso di rendere pubbliche le cifre, magari con l’annotazione di spiegazione perché un tanto non tocchi anche ai disoccupati.

Bacioni, estensibili.

 

Immagini di settembre

Posted on 08. set, 2017 by in Argomenti

Immagini di settembre

Scocchiato!

Posted on 07. set, 2017 by in Amenità, Argomenti

Scocchiato!

Lo Stato mi è amico.

Un vero amico. Vuole il mio bene. Per questo mi costringe a fare affidamento solo su di me.

Come quando a un bambino si insegna a rifarsi il letto, prepararsi la colazione e pulirsi il culo fin da piccolissimo. Questo bimbo crescerà forte, autonomo e sarà d’aiuto alla comunità.

Così lo Stato non fa niente per me, anzi mi sottopone a prove durissime. Sì, è vero non ho fatto dodici mesi di militare da giovane, ma ora sono al decimo anno consecutivo.

Lavoro senza avere soddisfazioni, gratificazioni, sorrisi, pacche sulle spalle. Niente. Solo calci, sputi e ingiurie. Ho rischiato di essere chiamato e forse lo sono stato davvero, nell’ordine, razzista, evasore, azzeccagarbugli, fascista, imbroglione, truffatore, imbecille, ignorante; ma un aggettivo mi accompagna da sempre, “strano”. Quello è strano mi sono sentito dire dietro e non per scelte sessuali, religiose o cos’altro, a prescindere.

Quindi mi feci un blog. Questo. E punto. Dice e che c’entra?

Non lo so, davvero. Ma mi sembra un fatto consequenziale.

Questo blog ha tanti anni. Io di più. E grazie, direbbe qualcuno. Ma era per dire.

Mi chiedo se il mio Stato alla vecchiaia mi tratterà più generosamente. Potrebbe farmi vivere sereno almeno gli ultimi anni, con una pensione dignitosa, servizi, piste ciclabili e auguri a Natale, senza più chiedermi prove ardue, rendimenti alti, tenuta atletica e lucidità mentale, pazienza e spirito di sopportazione. Ma mi riferiscono che è difficile.

Vabbè. Fatto trenta farò trentuno.

Ma sia chiaro, caro Stato mi sono scocchiato. Fancu.

PS: la foto postata è un omaggio al my friend of pen of blog, Gianni, mito indiscusso a cavallo fra la comicità pura e il culto per le lingue estere.

 

Cara signora …..

Posted on 06. set, 2017 by in Argomenti, Città di Potenza

Cara signora …..

Cioè, non è che non me ne frega niente della povera signora che ha rischiato uno stupro, diavolo, ci mancherebbe solo questo; gli è che, però, diamine, se a manifestare e dare solidarietà sono i fascisti, razzisti, beh, no, io non ci sto.

Perché poi ditemi, quando un mese fa uno della provincia, uno bianco, tentò di stuprare una a via Crispi, beh, dove erano?

Ah, nessuno un mese fa ha cercato di stuprare una donna a via Crispi, vabbè e che c’entra. E poi ditemi un pò, quando fecero scoppiare la bomba sull’Italicus, eh, dov’erano i novelli manifestanti?

Ora sono bravi, tosti, coraggiosi, solo perché il malvivente è nero. facile, vero?

Ve la ricordate la pubblicità di carosello “tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero. Non è giusto, però”. Ecco, facile prendersela coi neri. Che poi, poverini, mica hanno tutti i torti: vorrei vedere te chiuso in una stanza di albergo a rimuginare. E dai, che vita è questa.

Comunque, cara signora, mi dispiace, davvero. Ma la prossima volta sceglilo bianco se vuoi vederci in piazza. Altrimenti tieniti i fascisti.

 

Che intralcio, i poveri. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 06. set, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

Che intralcio, i poveri. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Niente di meglio che una bella confessione, un sereno outing e tutto è a posto.

La ministra Fedeli, famosa perché è stata incaricata di occuparsi di università senza avere una laurea è stata chiara: in Italia ci si laurea meno degli altri paesi europei perché le famiglie a basso reddito, che sono tante, non fanno studiare i loro figlioli.

Ah!, ste famiglie a basso reddito quanti guai combinano!

In un paese civile, lo Stato aiuta i giovani a studiare, quando non hanno loro possibilità economiche. In Italia, evidentemente, no. Una confessione bella e buona, che fa onore alla ministra e un po’ meno allo stato italiano. Onore alla ministra si fa per dire, ovviamente.

Infatti la sua sembra un’accusa: ma che diamine, invece di far studiare i figli, magari fanno la spesa per mangiare, mentre sarebbe più che opportuno per loro e per la patria fare una bella dieta e tirar fuori i soldini per conseguire quello che chissà perché lei non ha conseguito.

Quindi, volendo ragionare, l’Italia non cresce per colpa delle famiglie a basso reddito che non fanno studiare i figli che quindi rimangono semplici diplomati non contribuendo allo sviluppo.

Per mille bocche di leone!

Che l’Italia sia in seria crisi rimane provato anche, se non soprattutto, dalla sciatteria oratoria di ministri che parlano a vanvera.

Il problema è che ci sono troppe famiglie a basso reddito e/o che gli studi costano troppo, semmai!

Lo scadente numero di laureati è conseguenza di uno stato di cose da anni allarmante, verso le quali non si è capaci di fare niente. Come l’università, anche la sanità ha perso colpi. Gli italiani si curano di meno, è provato. Colpa delle famiglie a basso reddito, ovvio.

Ma perché non le aboliamo?

Non ci vuole molto, dai. Una bella prigione per debiti, come ai vecchi tempi.

“Non ha pagato la gabella? Arrestatelo!”

Sì, come sarebbe bello e funzionale, elegante e affascinante un mondo senza poveri.  Ma torniamo al problema posto dalla ministra Fedeli, che, come noto a tutti, non è laureata.

Non si è laureata per scelta di vita o perché la sua famiglia non aveva i mezzi? Domanda al peperoncino, sgarbata o se vogliamo politicamente scorretta, ma doverosa, perché è opportuno sapere se anche la sua famiglia ha contribuito a farci indossare la maglia nera dei laureati, prima di pontificare.

Dice: ma la ministra ha solo fotografato la situazione. Balle. La ministra ha detto una cosa sconcia. Avrebbe dovuto dire che non ci sono abbastanza laureati perché lo Stato non è in grado di garantire gli studi ai meno abbienti. Ecco, questa sarebbe stata una risposta giusta.

Ve lo immaginate un padrone di casa che affermi che la festa non è riuscita perché erano invitati anche i meno abbienti che non avevano gli abiti giusti?

A fugare eventuali dubbi su una mia possibile sbagliata interpretazione delle parole della ministra giova far cenno alla motivazione dell’affermazione che suona così “una delle cause è … che le famiglie a basso reddito spingono poco per la formazione universitaria”.

Mannaggione, che errore non spingere di più. Queste famiglie a basso reddito non sanno proprio guardare al di là del loro naso. Peccato.

L’Italia è stanca. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 05. set, 2017 by in Argomenti

L’Italia è stanca. Editoriale del Roma Cronache Lucane

L’Italia è stanca. La Basilicata vieppiù.

Il dato inconfutabile, al di là del pil che pare ricresca, della crisi alle spalle, ma ce lo dicono da sette anni, dello stop all’arrivo di migranti, del jobs act che va a mille, è questo, perché un tale livello di vera e propria violenza sociale, di scarsità o basso livello di servizi, di politica incapace e di fessi al comando, è difficile riscontrarlo nel passato più recente, diciamo dal dopo guerra in poi. Stanca da trascinarsi da un giorno all’altro con evidente fatica.

E’ vero, pare che questa estate gli italiani abbiano ripreso a fare vacanze, ma il livello di sicurezza delle più frequentate località turistiche, il loro addirittura sovraffollamento, ha abbassato la qualità della vita, anche in vacanza, aggravando quel senso generale di stanchezza.

L’italiano ha reagito, forse per sbattere la porta in faccia alla crisi, con un comportamento dignitoso di sfida, ma anche da questi sintomi ci si rende conto della stanchezza imperante.

Stanchezza fisica, conseguenza di ritmi febbrili di vita imposti per inseguire il nulla. E poi psicologica perchè sempre dietro a un’ansia per se stessi o per i propri cari. Ancora, morale, non sapendo più a cosa credere e se sia il caso di avere valori. Infine nervosa, per stare dietro ai quotidiani vitali problemi di sopravvivenza.

Il classico “non funziona più niente”, ogni anno diventa più attuale.

In questo clima ci accingiamo, stanchi anche delle ferie, a riprendere la vita di tutti i giorni, con una forma di rassegnazione che rischia di portarci ai mondiali di calcio, per dire, rabbiosi e/o depressi.

Si reagisce scompostamente, ormai, anche a una piccola gioia, quasi fosse il traguardo di una vita. Una soddisfazione, una volta abituale, diventa occasione per festeggiare, tanto scarso è il panorama della vita normale.

La violenza, dicevamo, la fa da padrona. Fossimo armati, come gli americani, non so cosa potrebbe accadere. La delinquenza organizzata ha raggiunto gradi di efficienza, di brutalità e di potere, inauditi, e la circostanza ci lascia indifferenti, sembra si tratti di accadimenti ineluttabili.

Si avverte solo questa irrinunciabile, spasmodica bramosia di esserci, di apparire, ormai cronica, per via del web che ci catapulta nel mezzo della vera vita, quella virtuale, nella quale ci ritagliamo uno spicchio di protagonismo. Occupassimo metà del tempo trascorso sul web per aiutare il prossimo o per educarci ed educare a valori ormai persi, quali la legalità o la solidarietà, per esempio, staremmo forse meglio.

Buffa è, comunque, questa nostra corsa senza meta. Anche quando rincorriamo il divertimento, lo facciamo con rabbia, avidità, egoismo. Anche in famiglia il sacrificio per il bene comune è in evidente crisi. Meglio andare in sala giochi o scommettere sperando in una pur minima vincita che ci faccia apparire veritiera la possibilità di cambiare vita, di arricchirci, di essere più potenti, che volgere i nostri sforzi per i cari.

Ci sono dei monaci che passano parte della giornata a girare su se stessi. Molti di noi li prenderebbero per pazzi, diamine, girare su se stessi invece di sballarsi con qualche pillola o con un mix di vino e liquori, o fumare erba?

Io rimango affascinato dai monaci che girano su se stessi, invece. Ma sono sbagliato io, è evidente, sono io lo strano. Me lo hanno sempre detto.

A sua sorella, altro che politichese, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 04. set, 2017 by in Argomenti

A sua sorella, altro che politichese, editoriale del Roma Cronache Lucane

La raffinata selezione delle nostre classi politiche dirigenti è finalmente riuscita a ottenere risultati significativi.

L’esame lo avevano già superato in tanti, ma mancava il mattoncino finale per considerare l’opera perfettamente compiuta.

Oggi abbiamo compiuto il passaggio alla democrazia perfetto, avendo dato la materiale prova che la nostra elite è l’uomo medio, con le sue umane reazioni, le sue espressioni colorite, sufficientemente istintivo, mediamente intelligente, anche simpatico, ironico, talvolta sarcastico, gesticolante, con un’ottima cultura da twitter, Tex e titoli di prima pagina.

La consacrazione, l’ufficialità, il passaggio finale è avvenuto sabato scorso, quando il buon Matteo Renzi, nell’ambito di un incontro teso a celebrare la sua persona e la sua politica, anche se targata Gentiloni, ha risposto a una cittadina che accusava genericamente la politica di rubare e di non aver difeso i suoi risparmi, dileguatisi in una delle recenti e frequenti vicende cialtronar-bancarie, con una espressione figlia della lingua di Dante, priva di rima, ma efficace come solo una sboccata popolana al mercato può pronunciare, magicamente realizzando il concetto più antico e basilare della democrazia, cioè di governo del popolo.

“Ladro lo va a dire a sua sorella”, ha brillantemente risposto l’ex premier alla danneggiata di turno che prontamente è stata allontanata perché stava rovinando o aveva ormai rovinato il soliloquio di Renzi, che prevedeva solo like, applausi e ovazioni.

Ma ve lo immaginate un Andreotti nella stessa situazione? O un Berlinguer? O uno Spadolini? Gente che forse “a sua sorella” non lo avrebbe mai detto neanche a tredici anni dopo mille ingiurie del bullo del quartiere e neanche pensato, probabilmente.

Altri linguaggi, altre culture, robaccia che non è servita a niente, suvvia. Ma oggi la democrazia è compiuta, era ora.

Come non cogliere, poi, il tocco dell’artista, il lampo geniale che trasforma una risposta da stadio in un ragionamento critico politico, sintetico, sì, ma profondissimo, e cioè quell’uso del “lei” che, nell’ambito di una reazione virulenta, sa di attitudine al controllo di se stesso, padronanza di nervi, glaciale capacità di affrontare le situazioni più strambe o pericolose. Quel “lei” trasforma una rispostaccia in un argomento, zittendo qualsiasi avversario e di qualsiasi estrazione culturale.

Ecco, quando si dice di Renzi che parla facile, si intende proprio questo,  l’aver trasformato il politichese, che tanti danni addusse agli italici, in messaggio chiaro, netto, comprensibile.

Come non dedurne, poi, il tentativo, per nulla peregrino, di lotta al fighismo intellettuale, di vera rivoluzione culturale, contro ogni specie di classismo letterario, declinato in uno alla scelta di ministri che con gli intellettuali, intesi come gente di studio, non hanno nulla da dividere, la cui espressione massima sono uno studente in legge fuori corso, forse con effettivo abbandono degli studi addirittura, quale ministro della giustizia, e una forse diplomata ministro dell’Università. Insomma la rottamazione, anche delle buone e ipocrite maniere continua altroche!

Solo una preghiera. Dovesse, il buon rivoluzionario Renzi, tornare in Basilicata, e magari a Potenza, visto che col treno a Matera non può arrivarci, sarebbe il caso che declinasse il suo acume politico in vernacolo, sarebbe cosa gradita. “A sua sorella” a Potenza suona strano, magari un bel “a ta ‘ssuora” ci farebbe oltremodo felici. Ah, pardon “A sa ‘ssuora”.

PS: pare che “a sua sorella” suoni sessista, ahi ahi, temo un rimbrotto boldriniano. OK a Potenza, caro Matteo, basterà un bel  “a sa ‘ffra”, e non se ne parla più.

Potenza, dimissioni e rotatorie, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 02. set, 2017 by in Argomenti, Città di Potenza

Potenza, dimissioni e rotatorie, editoriale del Roma Cronache Lucane

Nei confronti della persona del Sindaco di Potenza, le richieste di dimissioni sono periodiche, ma, ormai, non scuotono niente e nessuno. Sembra che dire “dimissioni!” sia più che altro un intercalare, un vezzo, un tic.

Alle parole, in politica, è stato tolto il significato. Le parole, cioè, non corrispondono allo stato di fatto che descrivono. Aria fritta, niente di più.

Ho letto, per esempio, di dimissioni reclamate per non aver realizzato una rotonda. Va da sé che se l’opera era oggetto di una promessa politica, beh, ne contiamo di diecimila all’anno di non realizzate, quindi perché scomporsi. Se, invece, corrispondeva a uno specifico impegno, è un po’ più grave, ma poco di più; anche per gli impegni non mantenuti nessuno ci ha lasciato le penne, da Garibaldi in poi.

Rimane la sensazione, sgradevole, però, che la politica cittadina, siccome quella regionale, si svolgano non nella vita reale ma esclusivamente all’interno di un acquario, un mondo a parte, fatto di comunicati stampa, anche sul nulla, di autocertificazioni di passione, competenza e abnegazione, o amore per la città, un’opera teatrale, insomma, ripetuta da sempre e sempre con gli stessi risvolti e finali.

Le diverse funzioni, quella di governare e quella di opporsi, si svolgono all’interno di binari prestabiliti, clichè fissi, stereotipi banali, sfuggendo alla loro effettiva dimensione, e cioè quella di fare cose per tutti e quella di opporsi con tanto di specifica applicazione sui problemi, sugli atti e le leggi, con tanto di valutazioni di merito.

Ad amministrare, alla fin fine, si ha l’impressione siano i dirigenti che, dall’alto della loro esperienza dirigono anche l’attività politica, alla solita maniera, però, cioè in modo asintomatico, inespressivo, mediocre.

Non un sussulto che scuota la potentinità, che indichi una strada da perseguire tutti con orgoglio per arrivare a una meta precisata, che sia il frutto di una visione politica e che non si fermi all’arco della settimana.

Andrebbe per esempio ripreso il tema di Potenza città metropolitana, inteso nel senso di un comprensorio che discuta come unico protagonista dei destini futuri. Assurdo che comuni come Potenza, Vaglio, Tito, Pignola, per esempio, non collaborino per studiare il futuro di un territorio che li vede fianco a fianco, giorno per giorno. Assurdo che comuni come quelli indicati, o anche altri, non si mettano assieme per sfruttare opportunità, per esempio, come quelle offerte dalle Zes.

Anche la nuova normativa sulla sicurezza nelle città andrebbe affrontata, innanzitutto affrontata finalmente, invece tutto tace, ma andrebbe valutata la possibilità di studiarla di concerto, laddove possibile. Assurdo continuare a pensare a Potenza e alle realtà limitrofe come entità autonome l’una dall’altra. Potenza dipende dai comuni limitrofi e questi da Potenza in maniera importante. Ormai un’opera pubblica va progettata con riferimenti più ampi, perché l’opera pubblica di Potenza può e deve interessare e servire anche Tito e viceversa.

Sono degli esempi, se ne potrebbero fare altri mille. Ma nella nostra politica si pensa ad altro, per esempio a cosa ognuno farà da grande, o il prossimo anno o alle prossime elezioni, cercando di garantirsi un pugno di voti, semmai anche chiedendo le dimissioni del Sindaco perché ha scoreggiato. Il salto di qualità, garantito a ogni elezione, puntualmente non arriva. I giovani si dimostrano vecchi e i vecchi provano a fare i giovani. Ma sempre un acquario rimane.

Lauria, caput mundi, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 01. set, 2017 by in Argomenti, Città di Potenza, Regione Basilicata

Lauria, caput mundi, editoriale del Roma Cronache Lucane

Ma cosa sono le ZES?

Andiamo con ordine. A fine giugno del corrente anno, nonevèro, lo stato italiano partorisce un decreto legge per, udite udite, favorire la crescita economica del mezzogiorno.

Un polpettone di legge che regolamenta di tutto, dai rifiuti ai Patti per lo sviluppo, dalle Zes appunto all’Ilva, dall’imprenditoria giovanile alla semplificazione amministrativa.

Il decreto diventa legge solo ai primi di agosto.

Sono previsti decreti attuativi che disciplineranno le modalità di istituzione delle Zes e tutta la normativa diciamo di sostanza, come la durata delle Zes, l’accesso ai benefici ecc. ecc.

Le Zes comporteranno benefici di vario tipo, per esempio fiscale, a quelle aziende già operanti all’interno della Zes o che nasceranno dopo, purchè sia garantita una attività duratura nel tempo e varie altre quisquilie.

Le Zes possono essere formate da più territori, anche non contigui, e devono includere un’area portuale di quel tipo che in Basilicata non esiste.

La Zes, che verrà battezzata dallo Stato su proposta della Regione, vedrà un comitato di gestione dedicato alla sua amministrazione presieduto dal Presidente dell’Autorità portuale di riferimento.

Insomma qualcosa che sta per nascere, ma che allo stato rimane definita solo per grandi linee.

Ma la Basilicata, pur priva di porti, è già pronta. Neanche il tempo della conversione in legge, senza un decreto attuativo, senza norme specifiche che regolamentano iter e quant’altro, e la Basilicata si dimostra prima della classe avendo già individuato le sue belle aree Zes.

La Giunta, infatti, già il 4 agosto aveva le idee chiare: Ferrandina col porto di Taranto per riferimento e la località Galdo di Lauria con riferimento il porto di Salerno o Napoli. Un record o quasi.

Roba da strabuzzare gli occhi per cotanta tempestiva operosità.

La Campania e la Puglia non risultano consultate, anche se vien da pensare che dovendo presiedere attraverso le loro Autorità portuali i comitati di amministrazione, forse qualcosa avrebbero da dire. Così come non è chiaro se uno stesso porto possa servire più Zes, nel qual caso immagino che la Campania possa preferire una Zes campana, appunto, ma queste sono cose secondarie, diamine.

Il criterio di scelta bisogna immaginare sia stato ideato esclusivamente dalla Giunta o da Pittella, viste le lamentele in giro e la evidente rapidità dell’azione.

Le zone identificate devono avere fra di loro un nesso economico funzionale, che immagino si estenda al porto di riferimento.

Ebbene quale nesso economico funzionale colleghi Lauria a Salerno è difficile da intuire ma tant’è.

Qualcuno comincia a lamentarsi seriamente, perché la creazione delle Zes dovrebbe inserirsi in un piano strategico di sviluppo ragionato, condiviso, concordato, tiè, approvato da qualcuno. Ma non c’era tempo, diamine. I decreti attuativi dovrebbero essere scritti entro i primi di ottobre, quindi meglio sbrigarsi, conviene essere i primi a proporsi, come alle biglietterie dei concerti, dove si arriva anche il giorno prima.

Tito o altri comuni potranno aspettare che altre zone possano svilupparsi meglio e prima, soprattutto con i benefici fiscali e amministrativi che saranno previsti.

Lauria è un noto polo industriale lucano, nonevèro, lo sappiamo, forse il più grande, hihi, con marcata vocazione produttiva, come ha riferito la Giunta (sic!) e il governatore è di Lauria, oltre a essere lo Ze(u)s di Basilicata. A marzo potrebbe essere destinato ad altri incarichi. Meglio darsi da fare. Del resto mettere le mani avanti non costa niente, diamine.

Una lettura maliziosa? Come no, ma se studiassimo a fondo l’articolo quinto, quello del chi tiene in mano ha vinto, tanto maliziosa non sembrerebbe. Ma aspettiamo le motivazioni della scelta che, come per una sentenza, forse arriveranno dopo la decisione estiva. Fra i sindaci lucani si è sentita solo la voce del Sindaco di Tito per protestare per la mancanza di strategie condivise o per l’esclusione. Gli altri hanno taciuto. Ad agosto hanno altro da pensare. Vero De Luca?

 

 

 

 

 

BasilicUnesco, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 31. ago, 2017 by in Argomenti, Regione Basilicata

BasilicUnesco, editoriale del Roma Cronache Lucane

Ben cinque siti lucani candidati a patrimonio dell’Unesco, come dire che si sono scatenati. Dopo decenni di torpore gli amministratori lucani hanno scoperto la Basilicata. Era ora?

O forse basta il “non è mai troppo tardi” dei primi anni della TV in bianco e nero?

Certo è che a oggi la Basilicata conta solo la città di Matera coi suoi Sassi nel patrimonio Unesco, proporne ben cinque tutti assieme è una bella sfida, ma avere la capitale della cultura evidentemente ha fatto aumentare la consapevolezza delle proprie bellezze.

Certo ci sono volute commissioni speciali, studi regolarmente finanziati, approfondimenti, ricerche e sacrifici, roba che ha stremato più di qualcuno, sebbene, forse, sarebbero bastati i Comuni interessati a pensarci. Ma a noi italiani la burocrazia piace, eccome se piace, senza ci sentiremmo come nudi con la sola foglia di fico a nascondere le vergogne, come si diceva un tempo.

I siti individuati, e cioè le Rabatane di Tricarico, Tursi e Pietrapertosa, il paesaggio di Maratea e i calanchi di Montalbano Jonico sono tutti meritevoli di candidatura, anche se probabilmente ce ne erano altri altrettanto meritevoli. Ma visto lo sforzo politico-burocratico-amministrativo sì massiccio, in effetti, a conti fatti, si poteva candidare l’intera Basilicata, vieppiù se si considerino le fatiscenti infrastrutture, tanto desuete quanto ancorate temporalmente a un passato neanche tanto recente che ne fanno un territorio unico anche perché inaccessibile.

Come se la tortuosità e la problematicità dei percorsi per raggiungere le nostre bellezze ne acuisse i pregi, rendendole vere e proprie scoperte, un po’ come quando si scala una vetta e finalmente ci si arriva.

L’impegno regionale profuso nel proporre le candidature non è pareggiato dalla cura per il mantenimento di cotanti struggenti bellezze, però. Non oso pensare a quanto venga stanziato annualmente specificamente per questo fine. Ma tant’è, le nostre bellezze rimangono tali.

Come un bell’uomo cui difficoltà, tempo e dolori non riescono a cancellare i tratti della sua bellezza, anzi che semmai aumentano.

Ma, dicevo, tenuto conto che fra i requisiti per ambire a diventare patrimonio dell’Unesco c’è anche l’essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa, ebbene tutta la Basilicata potrebbe ambire alla candidatura.

Prendiamo i nostri treni o le nostre corriere, raccontiamo lo stato delle nostre strade, la più moderna quasi cinquantenaria, o poco di meno, pubblicizziamo la rigorosa bassa velocità dei nostri trasporti pubblici, ebbene tutto questo racconta di una Italia che non c’è più, dell’Italia della ripresa del dopo guerra. Il fallimento di buona parte delle esperienze industriali, racconta poi, di un territorio riottoso alla modernità, oltre che di un feroce attaccamento all’agricoltura. Certo, c’è Eni con le sue estrazioni, c’è la ex Fiat, che raccontano di invasioni che ci hanno portato qualche mollica di benessere e una montagna di problemi, ma è bene sottolineare come le new entry non abbiano modificato la struttura originaria della viabilità, per esempio, né abbiano condizionato l’agire strategico e visionario dei nostri politici che rimane incollato all’opportunità della raccolta del consenso senza andare oltre. Beh, non proprio, in effetti, perché la nostra classe politica si è attrezzata per le candidature, come vedevamo, riuscendoci anche bene; basti pensare anche ai capodanni Rai, per dire.

Quindi avanti così. Lucani, contadini eterni, e ora anche candidati di professione.

 

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>