Wednesday, 19th February 2020

La prescrizione e le bestialità di moda

Posted on 11. feb, 2020 by in Argomenti

La prescrizione e le bestialità di moda

In TV e sui giornali si sentono e leggono tante di quelle bestialità sul problema della prescrizione e si urlano tanti di quegli inutili slogan da far accapponare la pelle.

A ogni modo quello che sconcerta è che nessuno e dico nessuno pone il problema su quello che davvero non va, e cioè i processi troppo lunghi.

Anche le vittime di reati davvero importanti o comunque raccapriccianti, non se la prendono mai con chi è responsabile della durata dei processi, ma confidano in un blocco della prescrizione, preferendo rimanere nel processo una vita e accettando, quindi, supinamente, che un processo duri una vita.

E’ sconcertante.

Che siano i magistrati o che siano i governi, i responsabili vanno indicati e additati.

Che si tratti di magistrati che non lavorano abbastanza o di situazioni critiche dove non si può lavorare data la scarsezza di mezzi e di persone, il rimedio va posto, una volta per tutte. Inutile parlare dell’esempio americano, perché lì i processi si fanno velocemente, quindi la prescrizione è un dettaglio davvero trascurabile.

Bisogna infatti parlare anche di quegli imputati che sono innocenti e che tali saranno per la giustizia solo dopo troppi anni di vicende giudiziarie.

Invito chiunque a guardare come procede un’udienza penale per farsi un’idea, senza sproloquiare a vuoto. Il fiato lo risparmiasse per altre e più serie cose.

La verità è che ci sono tribunali che funzionano e tribunali che non funzionano e a nessuno frega granché.

Sezioni bloccate per mesi per mancanza di magistrati, ruoli appesi, decisioni contingentate, fissazioni di udienze dopo mesi e mesi. BASTA!

Ma gli avvocati non sanno badare a se stessi e il legislatore è un broccolo lesso da troppi decenni, salvo mostrare bravura nell’aumentare i costi di una giustizia che non funziona col solo scopo di disincentivarne l’accesso.

Che Repubblica delle banane, l’Italia.

E ora la finissero coi loro discorsi quotidiani. A volte penso che anche la prescrizione sia diventata un diversivo per distrarre la massa da veri e più importanti problemi, oppure è la solita manfrina perché un partito vuole una cosa e un altro partito un’altra. Ma vergognatevi.

La Nausea, da Sartre alla Basilicata.

Posted on 09. feb, 2020 by in Argomenti

La Nausea, da Sartre alla Basilicata.

La politica dell’occupazione delle poltrone.

Ma è possibile che un fanatico della politica, che la fa attivamente da giovane, punti, inequivocabilmente, solo a una poltrona di un qualsivoglia ente? Non è preferibile farla, la politica, con le mani libere, senza cioè faccende amministrative da svolgere e senza il legaccio di un indennizzo più o meno pingue?

La politica è nauseante.

Notare come interi nuclei familiari siano in ascesa o in picchiata a seconda di chi comanda è sconfortante.

Dicono che le persone per bene non si avvicinano alla politica. E’ sbagliato. La verità è che le persone per bene vengono cacciate dalla politica o, al più, relegate in un angolo e rispolverate per un convegno o congresso, per la vetrina.

Il cambiamento viene sbandierato come un mantra capace di portare la felicità, ma è uno slogan che fa ormai solo sorridere.

Non c’è un politico diverso da un altro. La razza si è affinata.

Lo ammetto, soffro di una forma di razzismo latente, è quello che riguarda i politici nei confronti dei quali non riesco a nutrire più alcuna considerazione, pur restando costretto a subirne le evoluzioni da circo: oggi la piroetta la fa uno, domani un altro. Ma la piroetta è sempre la stessa, un carpiato con spiccata tendenza all’egoistica affermazione.

Non curano più neanche la preparazione personale, si avventurano in vicende che dovrebbero essere più grandi di loro, ma che ormai hanno portato giù al loro livello senza provare a elevarsi loro, e noi si vivacchia secondo il caso.

Io non mi fido da anni di nessuno e i fatti mi cosano, quindi ciccia.

E ora facciamo lo stadio. Dodicimila posti? Ma facciamo quindici e non se ne parli più.

Davinik colpisce ancora.

Posted on 06. feb, 2020 by in Argomenti

Davinik colpisce ancora.

Diceva Epitteto che abbiamo due orecchie ma una sola bocca per poter parlare la metà di quanto ascoltiamo.

Se però tutti ci comportassimo così, finiremmo per stare tutti sempre zitti, perché io ascolterei diciamo 10 e parlerei 5, chi mi ascolta a sua volta parlerebbe 2,5 e via discorrendo.

Quindi diciamo che era un consiglio per pochi.

Oggi si parla molto, forse troppo. Oppure diciamo che le fonti di provenienza delle parole altrui sono considerevolmente aumentate.

Ha cominciato la radio, seguita dalla tv, ma con l’arrivo di internet e dei social siamo in grado di percepire il pensato (poco) e il parlato (molto) di tutti o quasi gli esseri umani.

Se il discorso squilibrato di un ignorante una volta rimaneva circoscritto al suo bar, oggi lo tracima e ti arriva sul cellulare assieme al risultato della Juve. Ma nel contempo anche il pensiero illuminato di una persona intelligente segue lo stesso percorso, così come l’ironia di tanti, oggi, ti arriva a casa, talchè il video esilarante si diffonde, per esempio, più velocemente dell’influenza e una notizia, che sia bella o brutta, ti colpisce quasi in diretta.

Evidente che il ritmo della nostra vita è aumentato a dismisura e una insensata velocità caratterizza i nostri comportamenti. Ancora per esempio, se ti viene una battuta hai l’ansia di condividerla col mondo e solo dopo ti senti soddisfatto. Sembra una malattia e forse lo è davvero.

Quando frequentavo l’università, ricordo che le telefonate coi miei genitori erano settimanali. Oggi genitori e figli, anche se nella stessa città, si telefonano almeno tre o quattro volte al giorno, se non di più.

Ricordo che un mio coinquilino di Marsala telefonava alla madre soltanto quando finiva i soldi, e la sua conversazione, gridata e quindi udibile anche dal vicinato, consisteva in una esplicita e imperiosa invocazione “ i suordi! Mannaia la miseria, i suordi!” e chiudeva con grinta la cornetta per evitare di spendere troppo.

Da un paio di giorni sto sperimentando un uso contingentato dei social e di ogni divagazione consentita dal palmare, tipo giochi vari e messaggistica, per lo più inutile, e mi sono accorto di avere a disposizione tanto di quel tempo in più per poter realizzare progetti che avevo in testa e che mi sembrava di non poterli portare avanti per mancanza, appunto, di tempo.

Ma il richiamo del palmare è forte. Bisognerà resistere però, con tenacia e vigore, per vedere come andrà a finire.

In fondo è meglio leggere un libro in più che disquisire eccessivamente sul nuovo stadio di Potenza; per quest’ultimo argomento, diventato importante come lo fu la caduta del muro di Berlino, ma forse anche di più, a margine che due risultati negativi e un abbattimento del numero degli spettatori sembrano aver già infranto l’incantesimo e appassito gli ardori -pensa che ti fa un rigore sbagliato, per dire- basterebbe un post al mese, diciamolo francamente, ogni post in più rischia di infrangere il principio di Epitteto, in fondo, sempre che si ritenga di far parte dei pochi destinatari del pensiero del filosofo, presunzione a parte, ovviamente.

Ma con questo cosa volevo dire?

Non lo so, ma i conti mi cosano e quindi ciccia.

P.S.: il titolo, evidentemente, non ha alcun collegamento col contenuto del post, per specifica scelta editoriale che affonda la sua logica nella tecnica della rete da pesca. Si scherza, ovvio.

Prescrizione e quant’altro.

Posted on 05. feb, 2020 by in Argomenti

Prescrizione e quant’altro.

Da qualche ambiente della magistratura si assume che il blocco della prescrizione sia qualcosa di inopportuno. A margine le labili e rare discettazioni sulla sua antigiuridicità e le inesistenti considerazioni sulla circostanza che il problema non è la prescrizione e il suo blocco, ma i processi che non finiscono mai, rimane lo sconcerto per la fatica immane che appare all’orizzonte.

Le Corti di Appello, siccome la Corte di Cassazione non potranno più sfoltire i ruoli con sentenze di applicazione della prescrizione, ma dovranno fare i processi, tutti. Quindi se questi sono già lunghi l’impossibile, con il blocco della prescrizione diventeranno eterni e causeranno una stasi della giustizia immane.

Per gli avvocati, parliamoci chiaro, prescrizione bloccata significa più cause e più introiti, ma si battono contro il suo blocco per un motivo di civiltà giuridica.

Verrà capito questo passaggio?

Ne dubito, perché gli avvocati hanno torto a prescindere, come sostenuto dal duo Davigo-Travaglio.

Gli avvocati sono arrivati a un punto tale di irrilevanza da far vergognare i padri della professione, quelli che per autorevolezza e situazione economica, spessore giuridico e morale, erano molto rispettati, e da tutti.

I magistrati, prima, lavoravano e punto. Oggi vanno in televisione, fanno i politici, scrivono gialli o romanzi che scalano le classifiche di gradimento dei lettori e non di rado scrivono di diritto, su riviste o attraverso monografie o voci di enciclopedie, tanto che la voce stipendiale, già notevole di suo, perché aumentata nei decenni in maniera superiore a ogni altro stipendio, può diventare il contorno di maggior e più lauti guadagni. Hanno insomma acquistato una credibilità superiore anche agli effettivi meriti, in linea generale, tanto da superare senza danni anche i non rari casi di corruzione che non arrivano ad intaccarne la generale fiducia.

E’ il mondo che cambia, cari avvocati, accettate la situazione e magari bofonchiate di meno: un Davigo o un Travaglio ve li siete proprio meritati, infatti avete deciso, o accettato, che il numero si ingigantisse oltre ogni necessità, mediante un accesso alla professione quantomeno bislacco, che il livello medio si abbassasse sempre di più e che il credito morale della categoria, prima inestinguibile,  si esaurisse. Ricostruire non sarà facile, perché l’avvocato non sembra più generalmente affidabile, non è tutelato nei guadagni ed è anche sfruttato dallo Stato che fa ricadere su di lui i costi del patrocinio gratuito, riconoscendo quattro lire ai difensori dei non abbienti e liquidandole, queste quattro lire, dopo troppo tempo. Una categoria ormai debole e, appunto, totalmente irrilevante.

Pazienza. Tanto io, almeno, insegno i Riti Tibetani, vuoi mettere?

Vittoria, pareggio, sconfitta

Posted on 29. gen, 2020 by in Argomenti

La sinistra ha vinto, ha stravinto, ha limitato i danni. La destra ha perso, ha fatto una bella figura, ha vinto perché ha sfondato la barriera rossa dell’Emilia Romagna. Il M5S è scomparso, defunto, ei fu.

Che palle!

Si continua a giocare in un paese che va letteralmente a rotoli facendo finta di preoccuparsi del bene comune.

Ora ne vedremo delle belle: il PD si rifarà il trucco, ma mi raccomando!, non dimentichiamoci più le piazze (letteralmente, pare, cioè lo stare assieme stretti stretti), il M5S si riunirà per partorire una nuova linea politica, se mai ne ha avuta una, ma magari sarà la prima seria, a destra si mangeranno le mani per aver preteso, osato troppo o per essersi illusi di essere onnipotenti.

Tutta questa attività, che farebbe pensare a un laboratorio di idee in piena attività, a pensatori chiusi in conclave per elaborare la teoria economica del secolo, a filosofi in punto di sfornare la teoria che ci salverà o che quantomeno tornerà a dare speranza alla gente, ebbene poggia su un emblematico vuoto di idee. E’ un vuoto però compatto, solido, robusto, capace di sostenere agilmente l’altrettanto vuoto che si va costruendo al di sopra.

Il nostro futuro è affidato al sorriso di Sartori, alle certezze di Giorgia Meloni, ma soprattutto a un sistema navigato che non cambia di una virgola, cambiando solo la maschera.

*

Dicono che ci siano altre navi con migranti in mare alle quali non viene concesso l’attracco. Vabbè mettete tutto sul conto penale di Salvini, passa lui e paga per tutti.

La circostanza, se confermata, ma pare proprio che sia vera, lascia perplessi. La giustizia si muove solo in alcuni casi, la stampa pure e i talk show puranche. In che mondo viviamo?

Ma, probabilmente, è solo un sogno, di quelli che ti svegliano lasciandoti confuso, quelli “ai confini della realtà”, poi metti i piedi a terra e con un classico “ma sì che mi frega” cominci la tua routine fatta di ansie, problemi e infelicità.

Perché io di persone felici non ne incontro più da tempo. Ma neanche solo serene, fatta eccezione per quei pensionati privilegiati con l’aria soddisfatta, che io definisco “sazi”, che mostrano sempre quel po’ di sobrietà e di certezza, ormai fuori luogo perché non hanno niente da condividere con la realtà. Vivono fuori del tempo reale. Sempre ben vestiti, sorridenti, garbati, impegnati a impegnare il loro tempo, non si rendono conto dell’inferno reale che li circonda.

*

Bonafede impazza con le sue pseudo-riforme, Travaglio sfarfalla sull’onnipotenza dei giudici che possono arrestare anche un innocente, tanto che ci frega a noi e Davigo se la piglia con gli avvocati. Ognuno dei tre ha le sue certezze, il che ci può pure stare, non le facessero passare per verità assolute. Di verità ce n’è sempre a iosa. L’importante sarebbe accettare anche quelle degli altri e non agire in regime di monopolio della verità. Dicono si chiami democrazia. Ma da noi ognuno si gode la sua personale autocrazia, sul suo giornale, nella sua intervista e non di rado nel suo libro.

Chiamano pure questa democrazia. Per me è, invece, una forma, neanche tanto lieve, di eccesso di autostima patologica manifestata con supponenza e alterigia, una malattia insomma, pericolosa assai perché contagiosa. Il vaccino esiste, ma è l’unico non obbligatorio, eppure è gratis e non devi neanche infilarti l’ago nella carne: si chiama umiltà, bene perduto da qualche anno, pare sia emigrato pure lui, in cerca di lidi migliori dove poter attecchire.

E niente, se ne vanno sempre i migliori.

Il Truman Show è qui

Posted on 22. gen, 2020 by in Argomenti

Il Truman Show è qui

Odiatori? Quanti ne vuoi. Manifestanti? Sì, ma a favore del governo.

L’odio, quindi, non tracima in lotta politica seria, ma rimane un discreto utensile nelle mani dei teorici dei social.

Un odio a salve, si potrebbe dire, col gommino rosso sulla canna.

Meglio così, dai. Vuoi mettere con la Francia dove manifestano tutti, dai professionisti ai lavoratori, dai pensionati agli studenti. La loro dimensione fisica, non può raggiungere le vette della dimensione spiritual-virtuale italiana.

E poi, piglia, esci, urla, cammina, indignati seriamente, appassionati, ma stiamo scherzando? Tanto più comodo stare in poltrona con un attrezzo in mano che ti proietta in mezzo al mondo, al suo centro, all’attenzione di tutti e non solo dei poliziotti in versione anti-sommossa che ti possono pure fare male.

Il nostro livello è concettualmente tanto più elevato e democratico, antiviolento e cionondimeno penetrante che i francesi ci fanno sorridere.

Certo, così cambia poco, ma perchè in Francia è cambiato qualcosa?

Noi siamo più furbi, c’è poco da dire. Sapienti, saggi, tutti con diciotto mesi di militare a Cuneo, ci divertiamo a fare gli odiatori oggi, i supersolidali domani, ci commuoviamo dopodomani, facciamo i severi moralisti ovvero i comprensivi con chi sbaglia, i moderni e i conservatori, i manichei i giorni dispari e cristiani al fine settimana, i fedeli e i libertini, i razzisti e quelli che i migranti venissero a mangiare a casa mia, tutto in maniera virtuale, una volta da un lato e un’altra dall’altro a seconda del tempo, dell’umore e di chi è quello col quale si polemizza o discute.

Un esempio disarmante è quello che offrono gli avvocati di fronte all’andamento lento, abulico e irriverente della giustizia: nei corridoi e sui social sembrano guerrieri armati fini al collo , samurai pronti a combattere per la giustizia, in veste ufficiale umili servitori, vittime designate. Alla prima iniziativa di protesta mostrano solidarietà col classico “ti seguo” senza però mai uscire fuori dal cono d’ombra che li difende dalle presunte schermaglie di rivalsa, più immaginate che reali.

E quindi odiamo, ma ce la prendiamo con gli odiatori, odiandoli a nostra volta roba, che se ti prendo……

Altro fulminante esempio sono i politici: in tv, sui social, sui giornali sono feroci nemici, bava alla bocca, nulla di tuo è mio, ci mancherebbe, puah, che schifo, ma fanno parte della stessa casta, con lo stesso stipendio, stesse prerogative, stessi privilegi, uguale difesa del loro status.

Un quotidiano Truman Show. Una vita a fare finta. I doveri morali liquidati con un like o con una faccina lacrima-munita. Siamo tutti pronti per il grande fratello, un enorme, totale grande fratello.

Una voglia di esibirsi emblematica, ma per finta, sia chiaro.

Quando faremo sul serio?

E l’avvocato ribaltò il bancone del giudice.

Posted on 21. gen, 2020 by in Argomenti

E l’avvocato ribaltò il bancone del giudice.

Spesso gli avvocati hanno protestato, talvolta addirittura manifestato, in Italia. Ma le loro proteste in genere hanno fatto al più sorridere qualcuno, in genere hanno solo confortato i magistrati per una udienza in meno da tenere.

Io, oggi, all’ennesimo rinvio di una causa di appello, di scarsissimo valore, che si trascina dal 2011 sono stato costretto a riflettere sul mio ruolo all’interno del processo.

Ho avuto conferme sul fatto che, vuoi o non vuoi, nonostante il Davigo-pensiero, la mia presenza, dico come avvocato, è assolutamente necessaria. Perché lo dice la legge.

Ma pur se necessario ho capito che il processo veleggia per come lo fa veleggiare il magistrato: o a vele spiegate, in rari casi, o come in una stagione di bonaccia, per il resto dei casi.

A margine ogni discussione sulle cause dei comportamenti dei magistrati che possono o meno trovare giustificazione, rimane lo sconcerto sulle differenze di questi comportamenti, così come rimane lo sconcerto sulla incapacità/impossibilità di poter determinare un andamento un tantino più dignitoso per tutti, da parte dell’avvocato.

Questi è in balia della buona o cattiva sorte. Dietro si porta le vicende del suo assistito, col quale condivide la pena, l’attesa e il disagio.

Chiarito che un processo che viene sballottolato in questa maniera è una vergogna nazionale, come è una vergogna che non si faccia niente di serio per evitarlo, sarebbe il caso di valutare forme di protesta più incisive, oltre allo sciopero che, come detto, non serve a niente.

Un’ipotesi accreditata è quella che prevede il ribaltamento del bancone del giudice con tutti i fascicoli. Beninteso, non come gesto di violenza, ma come simbolo di scatole ormai frantumate, di rigurgito di dignità, dell’ultimo SOS prima del naufragio.

Gesto simbolico, giammai rivolto alla persona, ma al sistema.

E andiamo avanti con un esempio pratico:

-Buongiorno Giudice, questa causa viene alla sua attenzione per la quinta volta per la precisazione delle conclusioni, noi abbiamo concluso, la riserva per la sentenza?

-No, mi dispiace, in base al decreto presidenziale di abbattimento delle cause vetuste, non posso ancora trattenerla in decisione. Magari la prossima volta.

-Giudice, mi scusi, sono le stesse parole che ha pronunciato le ultime due udienze.

-Beh, che vuole da me, le cose stanno, purtroppo, così.

A questo punto gli avvocati invitano il magistrato ad alzarsi e farsi da parte, indi al grido di un entusiasmante “Oh issa”, prendono il bancone e lo rivoltano. Poi segue foto di gruppo e invio della foto al ministro della Giustizia per caso, o per meglio dire all’avvocato per caso ministro della giustizia per caso.

Non succederà niente, ma almeno per una volta in mondovisione ci andremo noi e non gli avvocati Francesi, che, alla fine, rispetto a noi, di cosa si lamentano?

Forza avvocati d’Italia, andiamo a ribaltare i banconi. E i magistrati non se ne abbiano a male, niente di personale, si diceva, ci mancherebbe, solo che, dopo aver sentito Davigo, e ottenuto l’ennesimo rinvio, per non essere presi per i fondelli dallo Stato italiano, quei banconi non possono che stare a testa in giù.

La chiamano rivalità sportiva, dal Quotidiano del Sud

Posted on 21. gen, 2020 by in Argomenti

La chiamano rivalità sportiva, dal Quotidiano del Sud

Rivalità sportiva. Dicono. Non lo so.

La rivalità sportiva ha un suo aspetto sano, ironico, folkloristico.

Ma quando si diventa violenti? Quando si uccide?

Questo feroce attaccamento a una squadra di calcio lascia intravedere evidenti crepe nei valori attorno ai quali ci si ritrova. Il calcio e il tifo come forze rivoluzionarie senza una ideologia.

Solo il radicale attaccamento a un’ideologia, che sia politica o religiosa, poco cambia, fa sfumare il rispetto e il senso della vita a effetto secondario, ben sacrificabile.

Ma il vuoto pneumatico che nasconde questa nuova ideologia senza idee, camuffa una spietata esigenza di modelli e valori che la società della corruzione e dell’apparire non è in grado di offrire, se non in negativo.

Una sostanziale ingiustizia sociale, forse, si riverbera nelle relazioni e nei rapporti, facendo immaginare nemici da abbattere nell’avversario sportivo.

Non si tratta di una società sazia in cerca di nuove frontiere, semmai di una società affamata di buon esempio.

Non si tratta di odiatori ma di quella parte della società che non si accontenta di inveire sui social ma che cerca una sorta di protagonismo quale senso della propria esistenza nella vita reale.

Una disperazione delle anime in cerca di luce; luce che si finisce per trovarla nell’orrore quel tanto che basta per capire che si tratta di un buio cosmico dal quale è difficile se non impossibile uscire.

Non saranno nè giustizia nè disapprovazione generale a lenire il fenomeno, ormai destinato, purtroppo, a espandersi. Non saranno le belle parole, gli articoli, le interviste o le squalifiche sportive a sanare la ferita profonda. Occorre altro. Occorre una rivoluzione generale che parta da quella parte che si definisce buona della società, ma che tanto buona non deve essere se non riesce a mettere alcun argine a quella che si definisce cattiva. Se il risultato è questo, nessuno può andare assolto, ma tutti devono sentirsi coinvolti. Non esistono buoni e cattivi, ma esiste una società malata, gravemente malata, forse in coma.

E non parliamo più di rivalità sportiva. E’ il vuoto delle nostre anime l’unico responsabile.

Disgraziati, dal Quotidiano del Sud

Posted on 20. gen, 2020 by in Argomenti

Disgraziati, dal Quotidiano del Sud

Liste di attesa in ospedale e gustizia lumaca sono sue caratteristiche della disastrata Basilicata, la regione più ricca, meno servita e la più abbandonata.

Bastano queste caratteristiche per definirci gli italiani più disgraziati?

Pensateci: aerei zero, treni a vapore, autobus cittadini fatiscenti, Supestrada monocorsia, cause decennali e, autentica ciliegina sulla torta, liste di attesa lunghissime in ospedale.

Nella giornata di sabato c’è chi ha telefonato al Centro Unico Prenotazioni per rimanere in attesa per sessanta minuti, sentirsi dire che ormai c’era, avendo scalato la classifica dal numero 80 al due e, quindi, per sentirsi chiudere il telefono in faccia. Roba da non credere.

A margine l’efficienza del servizio reso (che talvolta è ottimo, talvolta pessimo, per lo più scadente), è anche difficile usufruirne.

Se ci aggiungiamo che gli italiani pagano tasse inaudite, e quindi anche i lucani, che le estrazioni di petrolio ci inquinano senza lasciare segni di ricchezza, la disoccupazione ecc. ecc., il quadro è completo per poter avercela col mondo intero.

Facile pensare che la classe politica intera, da decenni, non sia stata capace di programmare, tutelare, far crescere la regione, nonostante si sia registrata anche la presenza di presunti statisti, cioè uomini di governo importanti, famosi e degni di dare il nome a vie, piazze, slarghi, vicoli corti e vicoli stretti (ogni riferimento al gioco del Monopoli è specificamente voluto).

I nostri statisti hanno però dato vita alla forma di concorso pubblico più performante, quella che valuta titoli e esperienze, sì, ma nel quale il punteggio più elevato e determinante lo dà la raccomandazione.

Questa è necessaria, evidentemente, anche quando si deve accedere al servizio sanitario, viene da pensare, è così sarà, perbacco, perchè della Basilicata si può dire tutto tranne che non sia coerente con la sua storia. Alternativa alla raccomandazione è l’appartenenza a un partito, una cordata, un sindacato o qualcosa che nasca nella politica e sia gestita da politici.

Dalle nostre parti lo spoiling system funziona da sempre, nel senso che chi comanda sistema i suoi. E, vivaddio, è un sistema con regole chiare, questo è sicuro.

Una sola regola, chi comanda si fa i fatti suoi e non ce n’è per nessuno, briciole a parte.

La Basilicata si divide infatti fra lupi e passerotti: i primi si mangiano tutto e, satolli, lasciano cadere quelle briciole che saziano qualcun altro. Quelli che avanzano, quelli che non sono nè lupi nè passerotti, li ritroverete o residenti altrove o in uno stato di rassegnata disperazione.

Esagero? Certo, come no, ma temo di esagerare facendo il problema più piccolo di quello che è.

Del resto basta sfogliare i social per vedere che è proprio così, lo dicono tutti, salvo il gioco al massacro dell’ipocrisia e cioè di parlar bene e razzolare male.

Ma chiedo scusa, devo riprendere la telefonata al centro unico prenotazioni, la musichetta mi sta già mancando.

 

La liturgia del taglio del nastro, dal Quotidiano del Sud

Posted on 18. gen, 2020 by in Argomenti

La liturgia del taglio del nastro, dal Quotidiano del Sud

Da qualche anno il rito del taglio del nastro impegna le amministrazioni come una vera e propria liturgia. Una volta, ma erano tempi evidentemente bui, si inauguravano solo le nuove grandi opere. Oggi anche la riapertura di uno svincolo. Dovessero rifare la pavimentazione di un vicolo cieco, immagino che sarebbero comunque tutti presenti per il fatidico momento, la foto di rito e il “fra mille difficoltà ce l’abbiamo fatta” per commento autocelebrativo.

Io lo trovo fuori luogo, ma sarò io lo strano, pacifico.

Mi diverto, comunque, a pensare a una amministrazione estremamente fattiva, efficiente, laboriosa e veloce: diamine, con il rito del taglio del nastro, avrebbero da sfilare un giorno sì e un altro pure. Potremmo, però, darla per fatta, la celebrazione del rito, dico, sì  da esentarli dalla cerimonia che, alla decima volta, pure fra i nostri eroi porterebbe qualcuno a dire un tipico “e che palle anche oggi un taglio del nastro”.

Ecco, non ritenetevi obbligati. Il prossimo svincolo, dico da qui a tre anni, fatelo aprire dal lavoratore che ha avvitato l’ultimo bullone, da chi abita da quelle parti o da un cittadino estratto a sorte. In fondo avrebbe più senso e susciterebbe più curiosità. E poi, diciamocela tutta, non le fate voi queste opere, voi fino a oggi avete contribuito solo per lo più a farle eseguire con enorme ritardo. Quindi a lavorare, per favore. Da Santarsiero in poi non ne avete trascurata una e per fortuna che eventi del genere sono rari come l’anno bisestile. Per dire.

Abbiamo comunque una certezza: se cambiamento doveva essere, questo non riguardava i tagli dei nastri. Da sinistra a destra, passando per l’ambidestro De Luca, il taglio del nastro rientra in tutti i programmi. Giuro che se la prossima volta un candidato sindaco nella sua propaganda ci dirà che nastri non se ne taglieranno più lo voterò. O forse no. Dai meglio non impegnarsi, oggi come oggi di andare alle urne non ne ho tanta voglia, magari però mi passa.

 

Implosione annunciata, dal Quotidiano del Sud

Posted on 16. gen, 2020 by in Argomenti

Implosione annunciata, dal Quotidiano del Sud

Sono davvero in pochi a comprendere quale sia lo stato di autentica crisi in cui versa la giustizia.

Un sistema che imploderà a breve. Il processo è giusto, come pretende la Costituzione, se ne garantisce l’accesso e se si conclude in tempi brevi, garantendo, nel contempo, la eguale partecipazione dei suoi protagonisti.

I processi, invece, durano troppo e sono costosissimi. Chi perde una causa, oltre a pagare i conti, che sono salati, rischia anche una penalizzazione ulteriore per aver dato fastidio con un ricorso semmai dichiarato inammissibile, quale aggiuntiva punizione educativa. Un disincentivo non alla causa inutile, ma alla richiesta di giustizia, questa ritenuta addirittura spudorata, se punita due volte.

Una giustizia peraltro inaffidabile, perchè non uguale per tutti. I contrasti giurisprudenziali, talvolta eclatanti, soprattutto quando si verificano in realtà piccole, sono tali e tanti da lasciare sgomenti.

Le riforme degli ultimi decenni hanno, poi, deformato il processo. Rendendolo un campo minato per il cittadino e un giro della morte per l’avvocato.

Strano, ma dei difetti della giustizia sembrano tutti responsabili meno i magistrati. Davigo, addirittura, individua nell’avvocato quasi il suo male assoluto. Fosse per lui potrebbe essere eliminata la difesa: basta il magistrato e semmai solo un grado di giustizia, stante la sua presunta infallibilità.

L’inefficienza è talmente eclatante da sembrare voluta, basta assistere a un’udienza per rendersene conto.

Eppure le hanno provate tutte: dalle barriere di inammissibilità delle impugnazioni, alle pene pecuniarie collegate, dall’elevamento esponenziale dei costi di accesso al blocco della prescrizione, che consegna un fascicolo alla storia; provate tutte, ma gli italiani continuano a chiedere giustizia, perbacco, con grave disappunto di Bonafede e di Davigo. Non ci credono più, ma, di solito, è l’ultima spiaggia, l’illusione di vivere in uno stato di diritto, illusione infranta al primo approccio.

In definitiva manca una cosa sola, ma determinante: manca lo Stato, inteso come entità capace di governare le variabili della vita, accomodando le storture, offrendo la mano a chi ha bisogno di efficienza e vera solidarietà. Perchè solidale è solo uno Stato che funziona, non uno Stato che scimmiotta di esserlo.

La giustizia è nelle mani dei Davigo, dei Palamara, dei PM, che con le funzioni dello Stato c’entrano come i cavoli a merenda, perchè il magistrato deve applicare la legge, non farla e applicarla.

Sì, imploderà la giustizia. Questa giustizia che ha abolito le difese orali, diminuito la presenza dell’avvocato e dilatato sine die la durata dei processi anzichè renderla dignitosa, consegnandosi nelle mani dei magistrati, quelli buoni e quelli meno buoni, quelli che soffrono nel decidere e quelli che sono indifferenti alle sorti delle parti, usi a un ruolo che li ha elevati al di sopra dell’umano, come Davigo cerca di dimostrare.

Gli umani, invece, devono sofffire nella bolgia della giustizia terrena, che siano innocenti o colpevoli, creditori o debitori, difensori o diretti interessati: bruciano tutti, indistintamente.

L’inferno è qui, sulla terra, perchè la peggiore condanna non è una sentenza negativa, quella è giustizia, ma il doverla aspettare.

Perbenisti, ambientalisti, radical chic … brutte bestie, dal Quotidiano del Sud

Posted on 14. gen, 2020 by in Argomenti

Perbenisti, ambientalisti, radical chic … brutte bestie, dal Quotidiano del Sud

Che siano perbenisti, ambientalisti, radical chic, se contrari al Caiata-pensiero, sappiano che gli fanno schifo. L’uscita, forse un tantino inopportuna, anche e soprattutto perché proveniente da un segretario politico regionale, è chiara: chi non vuole lo stadio, oltre a frugarsi (testuale) le mani,

rientrerebbe nelle tre categorie, tutte invise al Presidente del Potenza Calcio (dichiarazione riportata sui social e tratta da una trasmissione radiofonica).

Sono categorie, invero, molto generiche, di difficile specificazione. Io, per esempio, non saprei dove collocarmi. Ambientalista lo sono perché vado in bici, e non so se basta; radical chic non so, ma non credo; perbenista, giuro che no. Ma, pur non essendo contrario a un nuovo stadio, credo che vadano rispettati gli strumenti urbanistici e, soprattutto, credo che il dibattito sia tutto istituzionale. In buona sintesi: se è possibile farlo, gli strumenti lo consentono, e viene rispettata ogni burocratica e amministrativa formalità e l’interesse pubblico, in quel sito, chiamato ex Cip Zoo, ci possono fare pure Disneyland. Dubito che un centro commerciale possa durare, visto che i negozi addirittura chiudono uno dopo l’altro, ma questa è un’opinione personale, facilmente superabile.

Certo è che lo scontro si fa duro. La dichiarazione del Presidente del Potenza, nonché segretario di Fratelli d’Italia, rappresenta il lancio di un guanto di sfida nei confronti di chi non la pensa come lui, che, per un politico, è un biglietto da visita significativo. Un parlamentare che afferma quanto gli facciano schifo tutti quelli che non vogliono lo stadio (beninteso, per quello che può valere l’opinione pubblica, cioè zero, in queste materie) è un parlamentare che dimostra di avere in spregio le opinioni altrui e che, invece di accettare il dibattito, proposto seriamente da più interlocutori, preferisce inveire. Una maniera come un’altra per creare scompiglio, far nascere malumori, alzare il tono della questione, senza che la stessa sia stata affrontata nelle sedi competenti.

Viene da chiedersi il perché.

Difficile individuarne il motivo.

Che sia una exit strategy? Vallo a capire.

D’altro canto immaginare gente che sarebbe disposta a spendere decine di milioni per una cattedrale nel deserto, commercialmente parlando, significa immaginare gente non coraggiosa, ma di più, molto di più, al limite della follia.

Devesi registrare, infatti, anche, la crisi dei grandi centri commerciali più vicini. Quello di Battipaglia-Eboli, per esempio, dopo un iniziale boom, stenta e non è difficile immaginare come quella zona sia relativa a un bacino di utenza molto più significativo del nostro.

Un territorio, il nostro, ancora inaccessibile, perché mal servito, nel senso che se non si pensa a infrastrutture serie, uno sviluppo non risulta credibile.

Ma, tornando a bomba, devo decidere se essere un perbenista (ma non mi pare proprio, perché sovente mi discosto dai comportamenti correnti, riferendomi al  significato comune del termine), un radical chic (ma lo escluderei per ragioni meramente politiche, oltre che obiettive), o un ambientalista (fuochino?). Grande dilemma. Oltretutto non mi frugo le mani. Va bene, gli faccio schifo e basta. D’accordo, roger, ricevuto, ma, comunque, non è un problema mio.

 

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. gen, 2020 by in Argomenti

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, dal Quotidiano del Sud

Da più parti, soprattutto in questi giorni, nei quali viene unanimemente rivalutata la figura politica di Craxi, si grida al dilettantismo dei politici attuali e, soprattutto, dell’attuale governo.

Se uno più uno fa due, come il sessantotto fu foriero di diplomati e laureati che non sapevano neanche quale titolo avessero conseguito, manipulite ci ha consegnato un’Italia scadente, mal rappresentata e affidata all’improvvisazione.

Quella pulizia, tanto reclamata, in un mondo che pareva puzzasse da tutti i lati, si è trasformata in un perfetto mix di garibaldini allo sbaraglio, corrotti e corruttori in costante e progressivo aumento.

Il goffo tentativo del premier Conte di mettere assieme i cocci della Libia, mettendo attorno allo stesso tavolo i due nemici, ha mostrato i limiti di una classe politica casuale o volutamente scadente; e dico volutamente laddove esistesse un ordine superiore che tiri i fili.

Chissà cosa aveva in mente il buon gesuita Conte. Forse voleva organizzare una tavolata all’italiana, una spaghettata, tiè, e alla fine, cacciati fuori i tarallucci e il vino, concludere con un classico “scurdamc u passat, chi ha avut avut avut, chi ha rat ha rat ha rat” tutti sfrenati in una allegra tarantella. Certo sarebbe stato il trionfo dell’italianità, che successo in Europa, risolti i problemi libici, avrei voluto vederli tutti. La tarantella inno europeo e gli spaghetti quale pasto della pace.

Una riappacificazione epocale da trasferire anche in altre zone di eterno conflitto: Conte ambasciatore di pace, leader unico di un mondo d’amore.

Mannaggione, gli è andata male.

Ma il tentativo è stato nobile, onore al merito, chi avrebbe mai potuta pensarla uguale?

Lo hanno poi beccato, dico Conte, a snocciolare dati su occupazione e roba varia, totalmente falsi.

La comunicazione, insomma, si basa su quello che passa per la mente al primo che passa.

Lancerei, quindi, sulla stessa falsariga, la notizia che le estrazioni di petrolio non inquinano e che dal primo bicchierino di oro nero estratto la Basilicata ha aumentato il suo pil del dodicimila per cento, tanto, che mi frega. Non lo posso fare, però, perché non sono né Presidente, né Sindaco, né assessore, insomma non ho una coppola e, si sa, menate del genere le può partorire solo chi ha il capo coperto e il culo poggiato su una comoda poltrona.

Ma c’è comunque da essere ottimisti. Se i negozi chiudono a Potenza, presto ne avremo mille e uno di più nel futuro centro commerciale a corredo del nuovo stadio. La gente accorrerà da tutte le parti del mondo a spendere e spandere, saranno avvistate legioni di giapponesi con la sciarpa rossoblu e gli americani chiederanno di comprare la fontana di San Gerardo, tanto non ci mancherà il Totò di turno pronto a sbolognargliela.

La guerra necessaria.

Posted on 06. gen, 2020 by in Argomenti

La guerra necessaria.

Il concetto di guerra giusta apre le porte a concetti similmente putridi. Potrebbe parlarsi, per esempio, di un cancro giusto. Entrambi portatori di morte, ma a fin di bene. Che poi quale sarà questo bene è tutto da vedere.

C’è chi parlò anche della guerra quale l’unica igiene del mondo.

Ma da sempre l’uomo è in guerra contro se stesso.

Piccole guerre si scatenano quotidianamente in ogni contesto o ambiente. Tutte dettate da odio e interesse. Anzi da interesse che tracima in odio.

Sembra che senza non se ne possa fare.

Anche il concetto di pace rimane affatto relativo.

Mantenere uno stato di vera pace è roba mia vista, temo. O se è mai esistito, è durato l’arco di poche ore.

Una vera pace l’ho sentita nei dopo pranzo, a stomaco pieno di cibo e di vino, quando si fantastica, si progetta, tutti d’amore e d’accordo, superando ogni ostacolo con l’ottimismo dato dalla sazietà e dall’alcool.

Per il resto è sempre e solo guerra.

Guerra che non uccide ma che miete comunque vittime e crea l’ambiente ideale per le vendette, queste ultime pure giustificate dai più o comunque giudicate in maniera più morbida perchè ….. chi non ritiene in astratto giusta una vendetta?

Ma forse deve essere così, questa è la natura umana. La guerra fa sempre selezione, non fa niente se giusta o iniqua, ma la fa, crea spazio da occupare, quindi è necessaria alla vita, quanto solo la morte può esserlo.

Religioni, talvolta ipocritamente, filosofia e scienze politiche inneggeranno sempre a una pace globale, sapendo quanto sia irraggiungibile, nella consapevolezza di quanto la pace sia inoffensiva, incapace di imporsi. Se non con la guerra, viene da pensare. E siamo punto e daccapo.

La Meloni cambierà il mondo, dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. gen, 2020 by in Argomenti

La Meloni cambierà il mondo, dal Quotidiano del Sud

E se lo ha detto il Times …. sarà così, anche se le nostre stimabili testate non se ne erano accorte.

La Meloni è fra i venti che cambieranno il mondo, o che potrebbero cambiarlo. Sorbole. Altro che Leonardo Da Vinci.

Ma a me, amante di fantapolitica, questa cosa puzza.

Quando forze di centro destra governavano tranquille in Italia, per evitarne ogni ulteriore sviluppo e indebolire Berlusconi, da parte della sinistra si cominciò a parlar bene di Fini per creare una rottura nel centro destra. Fini era quello bravo, lungimirante, il giusto leader di una destra moderna, liberale e zumpapà, con una sinistra che blandiva lo statista di destra. Fini ci credette, si gonfiò come un pallone e si mise contro Berlusconi, immaginandosi già padrone dell’Italia, facendo il gioco di chi voleva tornare a menare le carte.

Oggi si ripropone il cliché. Salvini è il becero e la Meloni è la statista. L’obiettivo è chiaro, rompere, mettere l’una contro l’altro, in una parola indebolire il centro destra e nella maniera più subdola.

La Meloni, come Fini, ci crede, e ha cominciato pure a stare al gioco. Infatti è arrivata a dire nientepopodimenoche il messaggio di Mattarella è stato di altro profilo, mentre se non pura fuffa era quantomeno banale. Ma non si è fermata e in queste ore ha dichiarato che la questione mediorientale è complessa assai e merita una profonda riflessione, ma guarda un pò. Ha cominciato, cioè, a dire il nulla con l’enfasi di una parabola di Gesù, come usa negli aspiranti statisti conformisti.

Vuole apparire un politico non di rottura, ma di mediazione che è la buca che solitamente appare nel cammino di chi è cresciuta sostenendo l’antisistema  e sente odor di poltrona, ragion per cui il sistema in fondo non è così sbagliato, buca nella quale cadde Fini e nella quale sta cadendo la Meloni.

In buona sostanza non è la Meloni che cambierà il mondo, chè altrimenti ce ne saremmo accorti tutti un pò prima di quanto era grande, quando per esempio giocava a fare il ministro di Berlusconi, ma sono le forze sovraniste che vanno sparigliate.

Il centro destra, infatti, nonostante il consenso, già tende a dividersi e le prove tecniche per la leadership, sgambetti inclusi, è già cominciata.

Il progettista è persona intelligente, il regista pure, come lo sceneggiatore. Sono gli attori, insomma, che sono degli ingenui vanitosi.

Ma è fantapolitica, naturalmente, per scherzare, ovvio.

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>