Friday, 7th October 2022

Non votare consapevolmente.

Posted on 01. ago, 2022 by in Argomenti

Non votare consapevolmente.

Allora il pilastro della democrazia è la partecipazione del popolo alla vita polito-amministrativa del paese. Magnifico.

La nostra è una democrazia rappresentativa, cioè la mia personale idea viene declinata alla bisogna da un mio rappresentante al quale delego tale funzione.

Però il mio rappresentante non posso scegliermelo, non ho il relativo potere. Devo scegliere uno di quelli che mi offrono i partiti. E non basta. Anche l’ordine di scelta dei rappresentanti è dettato dai partiti: se, per esempio, io posso scegliere fra tre o quattro o quanti sono rappresentanti, non mi rappresenta quello più votato, che neanche può essere personalmente votato, bensì quello che il partito ha messo in cima alla scaletta.

Ma dovrei fidarmi.

Il mio così eletto rappresentante, cioè un rappresentante imposto, quindi, previo pagamento di un lauto compenso, comincia a frequentare la capitale per esercitare quel potere di delega che io gli ho dato.

E come lo fa?

Alzando una mano sui voti di fiducia, per lo più, incidendo pari allo zero virgola sull’attività legislativa per il resto. A me non darà mai conto. Questo lo darà al partito, che, indiscutibilmente, lo ha reso un privilegiato d’Italia, visto che non avrà più problemi economici per il resto della vita, dopo un periodo più o meno lungo di vacanze romane.

A decidere le mie sorti sarà un personaggio scelto dal Presidente della Repubblica che, con i miei bisogni, c’entra tanto niente quanto niente. Le prospettive che offrono i partiti, perché io possa sperare in una vita da italiano, non dico felice, ma sereno, sono pari a zero: sai com’è la situazione è internazionalmente difficile, la guerra, le armi da regalare per la pace, la pandemia, e poi, vuoi mettere, l’evasione fiscale, la corruzione, le mazzette, la malavita organizzata, e diavolo, come si fa?

Quindi, diciamo che io decida di andare a votare, delegando qualcuno che non conosco, che presumibilmente non stimo, anzi che ho la prova che finora non ha inciso sulla mia esistenza e quella dei miei figli per niente, bene, posso dire che ho partecipato democraticamente alla vita del paese? O forse non sarebbe il caso di dire che mi hanno utilizzato per far finta che esista la democrazia? Insomma, se avesse davvero un senso, votare, non me lo farebbero fare, questo è certo.

Ma la cosa più buffa è che io mi devo far rappresentare da un parlamentare qualsiasi, e che dio ce lo mandi almeno con le basi della lingua italiana, ma questi a sua volta delega il segretario del partito a prendere decisioni, e questi, a sua volta, delega un organismo internazionale deputato a decidere per tutti, ovvero ancora, delega di volta in volta una lobby potente, che sia quella farmaceutica, quella dei fabbricanti di armi, quella dell’alta finanza, quella dei malviventi ecc. ecc.

Il mio voto, in sintesi, è servito solo a scegliere una squadra di privilegiati che passerà le dolci serate romane fra un ossobuco e un cacio e pepe. Certo, sono soddisfazioni, superiori a quelle prodotte da azioni benefiche, ma bisogna saperle apprezzare e a me non riesce.

Poi, a livello locale, quegli stessi rappresentanti procederanno a nominare i loro scudieri a capo di enti e associazioni, faranno mancare il numero legali nei consigli, si faranno i dispetti e nello stesso tempo si scambieranno le nomine, una a te e una a me con contropartita una sorta di silenzio sui nominati, sebbene sprovvisti di qualsivoglia requisito. Poi, sempre a livello locale, per pagare un debito ci metteranno una vita e per esigere un credito una giornata, ecc. ecc. secondo un copione scritto anni fa, ma aggiornato in peggio di anno in anno.

Sì, anche per questo non solo non voterò ma mi premunirò di fare proseliti perché questa classe politica scompaia dalla circolazione, assieme alla sua superficialità, la sua supponenza, la sua ignoranza e la sua incapacità cronica ad amministrare. Non votando? Sì, cominciando a non votare consapevolmente.

 

Il Signor Grimaudo.

Posted on 31. lug, 2022 by in Argomenti

Il Signor Grimaudo.

Antonio Grimaudo se ne stava seduto in una sala d’attesa grande e triste. Non sembrava l’ufficio più appropriato per un politico famoso: muri sporchi, stampe recuperate in qualche scantinato, sedie vecchie, una scrivania reduce da chissà quanti decenni di onorato servizio presso qualche ufficio pubblico, qualche datata rivista e un manifesto dove era ritratto il politico in uno dei momenti più significativi della sua vita.

In effetti il sentimento che suscitava l’ambiente era l’angoscia, non fosse latente la speranza che quell’incontro potesse essere risolutivo per le sorti del figlio di Antonio Grimaudo, questi un onesto impiegato statale, prossimo alla pensione, banale di aspetto e di carattere, ordinato senza mai apparire neanche dignitoso.

Il sig. Grimaudo, come usava presentarsi, accennando un inchino e col braccio già pronto per un vigoroso affondo finalizzato a una stretta di mano che compensasse il misero quadro che offriva la sua figura, era un uomo che era riuscito in un’intera esistenza a vivere due vite: quella ufficiale, discreta, educata, silenziosa, premurosa, nei confronti della famiglia, dei superiori e di chiunque solo gli rivolgesse la parola, e quella che si svolgeva nella sua testa, ignota a chiunque. Quest’ultima era un’esistenza completamente opposta a quella ufficiale, nella sua testa, infatti, era un irascibile, un violento, un orgoglioso, crudele, irridente, uno di quei personaggi cattivi come se ne vedono tanti nelle trascurabili serie tv. Ed era proprio in queste che la sua seconda e segreta vita trovava alimento, ispirazione, tormentandolo fino a tenerlo sveglio di notte, mentre rabbiosamente e fantasiosamente maltrattava il malcapitato di turno.

Eh, come gli avrebbe fatto comodo, in quella situazione, sostituire le due vite, cambiare loro il posto, scambiandolo. Ma non era il caso. Ne andava di mezzo il futuro del figlio, cui necessitava lavorare e chissà se quel politico, come gli avevano fatto pensare e sperare, non potesse davvero trovargliene uno. Avrebbe chiesto umilmente se poteva fare qualcosa per lui, per loro, cittadini sfortunati cui la sorte non aveva ancora disegnato una sceneggiatura serena.

La porta del politico si aprì e ne uscì un signore triste come lui, con la fronte corrugata da pensieri che avevano avuto modo di fare proprio lì il nido, così, per non perdere neanche il tempo di fare un tratto di strada. Il signore, uscendo, non lo degnò di uno sguardo, immerso come era nelle sue preoccupazioni, non sorrideva, neanche per un eventuale presagio di buon accoglimento della richiesta che aveva sicuramente avanzato al politico, ma guardava a terra, umiliato, si sarebbe detto, di quanto era stato costretto a fare.

Il sig. Grimaldo pensò che probabilmente chi lo aveva preceduto avesse una qualche preoccupazione simile alla sua, e, sentendo che altri entravano in quel triste locale, si sentì un numero, un questuante qualsiasi cui sarebbe stata tributata la stessa forma di falsa attenzione e, sicuramente, la stessa traballante promessa.

“Ma ne vale davvero la pena?”, si chiese, la risposta arrivò immediata coi toni della voce della moglie che lo rimproverava di non aver mai avuto il coraggio di chiedere. Cavolo, avrebbe proprio voluto mostrarle di cosa sarebbe stato capace se solo …., se solo…., non seppe completare la frase.

Il sig. Grimaudo si fece avanti e bussò alla porta con le nocche della mano mentre chiedeva a bassa voce permesso.

“Venga, cosa aspetta?”, quasi tuonò il politico che non aveva tempo da perdere.

Stava seduto a una scrivania sbilenca, ma su una poltrona di una certa importanza. Aveva un taccuino consunto con una bic davanti e, di lato, un’agenda di pelle con una stilografica elegante. A lui sarebbe toccato il taccuino, lo sapeva, ma poco importava se solo fosse servito a qualcosa.

“Si accomodi e mi dica in cosa posso esserle utile, anzi prima mi dica qualcosa di lei. Che lavoro fa? E politicamente è dei nostri, vero?”

“Sono un impiegato e fra due mesi andrò in pensione, non sono un militante, ma le mie idee sono quelle del partito”.

“Bene e beato Lei che andrà presto in pensione. A me toccherà sgobbare ancora per anni; sa non è facile fare politica, sempre su una macchina o in treno, ma, via, non mi va di sputare nel piatto dove mangio. In fondo mi piace. Mi piace lavorare e sacrificarmi per la gente”.

“Non ho dubbi a riguardo”, si sentì rispondere il sig. Grimaudo, incredulo non tanto per l’espressione in sé, quanto per il tono beffardo che aveva inconsapevolmente usato. Tono che non sfuggì al politico che si ritrovò a guardare l’ospite con un po’ più di attenzione.

“Allora, cosa posso fare per lei?”

“Niente, vengo al punto e non le faccio perdere tempo. Mio figlio ha bisogno di lavorare.”

“Capisco. Certo non è un buon momento. Una volta era più facile, oggi, sa com’è, i concorsi pubblici, la crisi economica …. Non ha pensato a mettere su un’attività? L’iniziativa privata, a saperla fare, è sempre un’altra cosa. Ci vogliono sacrifici, ma alla fine paga.”

Il sig. Grimaudo realizzò che stava perdendo tempo, si sentì umiliato e fece per alzarsi. Il politico, però, lo incalzò: “Ma mi lasci le generalità di suo figlio, non si può mai dire. Farò qualche telefonata. Anzi, me lo faccia conoscere. Io sarò qui fra quindici giorni esatti. Non si scomodi lei, faccia venire suo figlio. Mi farò una chiacchiera, vedrà qualcosa la combiniamo. Tenga, le do il numero del mio cellulare, così mi dà conferma”.

Il Sig. Grimaudo si ritrovò fuori e l’aria fresca gli fece bene. Un lavoro per suo figlio non l’avrebbe mai ottenuto dalla politica. Era ovvio. Non contava nulla, non poteva garantire voti, consenso, clientela. Era stato davvero avventato, stupido e umiliante rivolgersi a quel politico. Piuttosto era meglio fare la fame, diamine, che sentirsi preso in giro in quella maniera. E poi, era riuscito anche a essere insolente in un momento nel quale solo una strisciante umiltà, una sottomissione totale, avrebbero potuto sortire, forse, qualche effetto. Quel suo “non ho dubbi a riguardo”, manifestazione di un sarcasmo inopportuno da parte di chi, come lui, aveva inanellato solo fallimenti, salvo a essere un eroe nella sua seconda e fantastica vita.

I battiti del cuore accelerarono e la collera salì sempre di più. Si sentì debole, la testa cominciò a girargli vorticosamente e cadde a terra, svenuto.

Lo svegliò la voce del politico: “Ci ha fatto prendere un bello spavento, perbacco. Ora come sta? Va meglio? Vedrà che una soluzione la troviamo. Io scappo e non si dimentichi di farmi conoscere suo figlio.”

Il Sig. Grimaudo tirò fuori dalla tasca, a fatica, il fazzoletto e si asciugò il sudore freddo dalla fronte. Un collaboratore del politico gli tendeva un bicchiere d’acqua che rifiutò. Si alzò e fece ritorno a casa, dove avrebbe dovuto dar conto alla moglie dell’insuccesso e a se stesso dell’ennesimo fallimento.

Cenò come tutte le sere. Bevve un bicchiere di vino in più del solito e lasciò che lo strazio si impadronisse di lui. Alla moglie disse che l’incontro era andato bene e che prometteva di certo qualcosa di buono. Il politico voleva conoscere il figlio e, insomma, qualcosa avrebbe fatto. La moglie non sapeva se credergli, sembrava essere stato troppo facile, era martoriata dai dubbi e poi, il marito, le stava dicendo la verità?

Il sig. Grimaudo non si accorse del disagio della moglie, finì di magiare e si versò del liquore, come faceva il sabato sera, anche se non era sabato sera. Poi, un po’ intontito, andò a letto, spogliandosi e riponendo i vestiti sempre al solito posto, dopo averli ripiegati con cura. Sfogliò per qualche minuto la copia del quotidiano locale, chiuse la luce e, senza aspettare la moglie che, sicuramente, era rimasta a guardare la tv, si addormentò col sorriso sulle labbra: lo avrebbe cercato quel politico, lo avrebbe trovato e, sicuramente, gli avrebbe detto quello che pensava di lui, parassita pieno di sé e, magari, gli avrebbe anche mollato uno schiaffo, davanti a tutti. Sì, lo avrebbe fatto, già all’indomani, o la settimana prossima, o quando sarebbe capitato.

E dormì, come ogni notte, di un sonno profondo.

Achille Busta, Corleto, 2021.

Achille Busta scrisse poco e per lo più racconti brevi. Alcuni ritengono fossero autobiografici, altri non sanno cosa pensare. Ignoto ai più, nel suo paese era famoso perchè nell’osteria offriva sempre da bere a chi gli dava ragione. Morì per un attacco di cuore quando un politico gli chiese il voto.

Votare, ovvero provare a scegliersi il boia

Posted on 30. lug, 2022 by in Argomenti

Votare, ovvero provare a scegliersi il boia

Mentre a sinistra si fa la conta di chi ci sta o meno, giammai a proporre un serio programma, ma di chi vuole combattere la destra, che, pure, come programma politico ha la sua bella coerenza con la pochezza mostrata, anche, in occasione dell’avventura con Draghi (a proposito mai innamorato fu scaricato con cotanta rapidità), a destra si va sul concreto.

Pensioni minime sulla soglia dei mille euro per darsi ai bagordi e, nientepopodimenoche, una dentiera per tutti. Berlusconi punta evidentemente sui coetanei, di prima battuta. Il contorno va immaginato: a parte qualche ulteriore sortita, che potrà riguardare l’assistenza medica gratuita per gli animali o un biglietto gratis all’anno per la squadra del cuore, avremo il refrain incentrato su pace fiscale e flat tax.

Giorgia Maloni, forse poco capace a sparare balle, ha avvertito gli alleati che giammai vanno promesse cose non attuabili, ma è un autogol, perché se a sputtanarli, dico Berlusconi e Salvini, è un’alleata, beh, ci vuole stomaco a continuare a illudersi che il paradiso sia dietro l’angolo. Anche i più tenaci sostenitori dello slogan per lo slogan potrebbero avere difficoltà. Quindi presto Giorgia Meloni o prometterà qualche regalia a qualcuno o passerà per un’avara. Insomma se neanche in campagna elettorale una politica di professione (pare sia nata già in Parlamento) ha cura degli italiani, figuriamoci nella vita parlamentare, che segue le elezioni per quel periodo di realismo crudo che accompagna alla prossima campagna elettorale.

In Italia, ma anche, vivaddio, in Basilicata, cambiare colore politico dei governanti significa solo assistere alle manifestazioni di ingordigia di chi ha vinto, ai miracoli di San Gerardo (collaboratori politici a 1.000 euro al mese, o vecchi militanti, che diventano esperti e competenti direttori di massimi enti) e al generale pressappochismo amministrativo.

Raccontiamone una.

Arpab e Parco Regionale del Vulture. Due nomine bipartizan (alias consociativismo, o divisione degli incarichi) assolutamente e soltanto politiche, senza opposizione alcuna, nonostante siano scelte scellerate, proprio perché solo politiche e irridenti la preesistenza di requisiti specifici, giacchè evidentemente concordate con il classico e altamente democratico metodo dell’uno a testa, basato esclusivamente sulla più spudorata meritocrazia, pardon, appartenenza, ma ora si chiama così, la meritocrazia.

Nel frattempo al Consiglio Comunale di Potenza salta il numero legale e non vengono riconosciuti debiti sacrosanti fuori bilancio. Irresponsabili o grandi tattiche della più sofisticata politica?

A me sembra solo che sia stata consegnata una potente macchina a neo patentati che non sanno discernere fra i dispetti e la responsabilità, confondendo i primi con la seconda e viceversa.

Sì, anche per questo non voterò.

Non ho voglia di contribuire a mandare qualcuno in Parlamento a prendersi gioco degli italiani. Fatelo voi che siete responsabili, che amate partecipare e sapete bene quali siano i doveri civici. Io passo. Non mi sembra dignitoso scegliermi il boia, questa scelta fatela voi che ne capite, io l’elemosina continuo a rifiutarla.

 

 

 

 

 

E questo, loro, i politici, lo sanno benissimo.

Posted on 28. lug, 2022 by in Argomenti

E questo, loro, i politici, lo sanno benissimo.

Vi racconto la mia versione sulla storia delle nomine dei direttori generali in Basilicata.

Si parte dal bando, che, standardizzato, presuppone una serie di requisiti, alias competenze, variamente dimostrabili. Sul presupposto che la scelta sarà discrezionale, benchè tecnica, e cioè che i requisiti tecnici verranno valutati discrezionalmente, si procede alla selezione.

Non si va molto per il sottile sulla valutazione dei curriculum (quant’è brutto curricula, cioè a me proprio non piace quindi erro sapendo di errare, ma per il gusto), tanto è vero che talvolta capita che un tizio qualsiasi viene ritenuto più competente di un altro, sebbene esistano e siano palpabili differenze notevoli, ma, allora, diamine, che significa discrezionalità, se non fare quello che cavolo si vuole? (Sul punto esisterebbe un inquadramento diverso del problema, ma appartiene al mondo della dottrina e della giurisprudenza che difficilmente si confondono con le umanissime nomine dei direttori generali).

Vince tizio, e, subito, si tessono gli elogi del suo curriculum, lo si proclama competente, ella peppa se competente, grazie a commenti compiacenti di politici di riferimento, gli avversari, i sindacati, borbottano un po’, ma fa parte della scena montata a arte, poi si disinteressano della vicenda e aspettano che arrivi il contentino.

C’è sempre qualcuno che, però, vuole vederci chiaro, fiuta l’imbroglio, sente che la nomina è tutta politica e che con la valutazione delle competenze ci entra come la nutella sul ragù e chiede di guardare gli atti.

E qui comincia la prova di resistenza. Gli atti non si fanno vedere, o li si mostra all’ultimo momento e magari parzialmente. Il candidato curioso comincia, o dovrebbe cominciare, a perdere colpi. Se non glieli si mostra deve fare ricorso al Tar, quindi pagare un avvocato e aspettare diciamo almeno sei o sette mesi. La politica, tutta, confida che non lo farà, ma se proprio lo fa, basta rallentare i tempi al massimo e vedrete che dalla sentenza che consente l’accesso, all’accesso vero e proprio pure passa qualche altro mese. Beninteso le spese di lite saranno sì a carico dell’ente che non aveva concesso l’accesso, ma fino a quando dovrà pagarle, non avendo mai la premura di farlo subito, come converrebbe in un paese mediamente civile, passerà tantissimo altro tempo, magari sarà necessario un altro giudizio, che si chiama di ottemperanza (quindi vai dall’avvocato, pagalo, ecc. ecc.), insomma tanto tempo da sfiancare un mulo.

Quindi dopo un anno hai speso un sacco di soldi e puoi finalmente guardarti le carte.

I capelli si rizzano, bestemmi, porco qui, porco lì e decidi di fare ricorso. Ma hai già speso un sacco di soldi e poi, quanto tempo ci vorrà? Pensi che se la giustizia dura tanto un motivo c’è sempre. Quindi desisti. Hanno vinto loro, con classe, in silenzio, nobilmente.

Se non desisti, e sei armato di una volontà ferrea, oltre che di un gruzzolo di danaro da spendere, torni dall’avvocato, lo paghi e cominci una causa cosiddetta di lavoro. Ovviamente non potrai chiedere di essere sostituito al nominato, ma potrai chiedere solo il risarcimento del danno, se provato. Infatti se chiedi un provvedimento di urgenza, a parte il fatto che è passato già un annetto, nessun giudice ti concederà un provvedimento immediato, perché, dicono, si tratterebbe comunque di un danno economico risarcibile, giammai di uno smacco alla tua dignità.

Quindi se ti va bene dopo un altro paio di anni avresti diritto, forse, a una somma di danaro. Certo, c’è l’appello e la cassazione e magari un giudice ostile, quindi metti in conto che dopo dieci anni stai ancora aspettando (giuro è successo tantissime volte). Poi, a sentenza definitiva, ricominci con giudizio di ottemperanza, perché non ti pagano, nomina del commissario, riconoscimento debito fuori bilancio ecc. ecc.

Tutto questo, loro, i politici, lo sanno benissimo, quindi fanno quello che cazzo vogliono.

In democrazia l’opposizione servirebbe anche a fare controlli di questo tipo, ma la nostra democrazia è geneticamente modificata, vive di aria e briciole, non è scritto ma è così, lo sanno anche i muri.

Ho dato uno sguardo a un’assise consiliare di un ente locale molto di recente. Uno spettacolo raccapricciante, una farsa, peraltro noiosa, neanche comprensibile, perché al nulla si intercalano termini tecnici.

Ora l’Italia, la Basilicata stanno a questo vergognoso punto di non ritorno.

Anche per questo, io, non voterò.

Campagna elettorale, promesse e procure.

Posted on 24. lug, 2022 by in Argomenti

Insomma siamo in campagna elettorale.

A destra già ci si attrezza con le fregnacce, alias promesse elettorali, mentre a sinistra, troppo seri per raccontare frottole, sicuramente più prosaici, stanno facendo scaldare i muscoli alle procure; non funziona sempre, ma fa brodo.

L’umanità italiana ha un cospicuo numero di rispettabili cittadini che si accontentano di parole vuote e di affermazioni senza controllo, come quelle tipiche di Berlusconi, davvero inimitabile, anche se Salvini studia da primo della classe a riguardo. V’è un ulteriore cospicuo numero di italiani che non ci crede e questi sono in vistoso aumento. Poi ci sono i seguaci della sinistra: mantengono un numero abbastanza stabile, perché governano sempre, anche se non vincono. Sono privi totalmente di idee, neanche le frottole sanno inventare, ma, come si dice, fanno squadra, o gregge, o branco, tiè, sempre pronti a sbranare l’avversario accusandolo anche dell’incendio della fontana di San Gerardo o a difendere il proprio sodale. Spocchiosi, sanno sempre come si fa e come andrà a finire, salvo vivacchiare succhiando il sangue a ogni governo. Hanno la capacità, se non vera arte, di sposare cause secondarie che abbelliscono con effetti speciali, propagano coi microfoni di mille testate, duemila emittenti radio e tutte le TV, salvo mostrare l’umanità più becera davanti a un sigaro, una barca a vela, un cachemire.

Quindi il panorama è misero.

Beninteso, a me Draghi non scendeva proprio giù: munito della prosopopea e della spocchia tipica di sinistra, con un’alea di nobiltà, sfacciatamente legato ad ambienti che con l’umanità e l’interesse del popolo davvero non hanno niente da spartire, curriculum impeccabile, bravo per antonomasia, alla fine dove stavamo siamo ora, con l’aggravante che nessun problema è in via di risoluzione e solo i debiti sono stati contratti ad arte.

Conte e i suoi prodi, Salvini e i punti dei suoi ragionamenti che, fatalmente, numera con le dita della mano partendo dal pollice, Letta e il suo latente bersanismo, fatto di metafore meno rozze ma ugualmente ridicole, Di Maio e il suo terzo mandato, costi quel che costi, anche fare un nuovo partito, Berlusconi e la pensione minima a 1.000 euro, Brunetta che lascia Forza Italia, con la bellona e la zia acida, Toti e i suoi guanciotti teneroni, Meloni e il suo romanesco, Speranza e la sua tristezza congenita, offrono poche chanches di risalita verso un benessere economico auspicato da tutti ma chissà poi se tanto necessario.

Fossi uno che conta nel centro destra indicherei Tremonti come prossimo primo ministro, chè i tre moschettieri non mi ispirano nulla se non risolini isterici o grasse risate o, ancora, indifferenza politica, avessi influenza invece nel centro sinistra, invece, non saprei chi indicare, stante il livello uguale, mediocremente uguale, di tutti i suoi adepti e papabili.

L’ipotesi di fare un gesto politico di astensione, non è da escludere a priori, ma aspettiamo che i partiti partoriscano le loro liste, che, fatalmente, non sorprenderanno nessuno, purtroppo, ma è bene aspettare. All’esito sarebbe il caso di fare la scelta -politica- dell’astensione, quale gesto -politico- di rifiuto di una classe politica che ha avuto la necessità di babbo Draghi anche per pulirsi il culetto e lavarsi i denti.

Certo, le vacanze aiutano a disertare la campagna elettorale, della quale arriverà una sbiadita eco sotto l’ombrellone o in bici per chi pedala. Né farà ingresso nei locali dove si sfornano pizze o dove si beve.

E questa pure è una conquista di civiltà.

I cialtroni non hanno dubbi

Posted on 20. lug, 2022 by in Argomenti

I cialtroni non hanno dubbi

Ogni certezza è idiota, ogni dubbio è geniale.

Inoltre la prima fa cessare ogni movimento cerebrale, il secondo ne stimola milioni.

In fondo di certo c’è solo che 9 diviso 3 fa 3, per il resto non v’è certezza di nulla.

Ora, parlando di politica, cosa aiuta, la certezza o il dubbio? E chi può fare politica, chi è animato da certezze o chi è dilaniato dai dubbi?

Beninteso, avere dubbi non significa vivere nell’incertezza, agire confusamente e non sapere cosa fare, tutt’altro; significa solo non arrestare mai quella capacità critica di valutare quello che pensiamo ogni momento e quello che faremo o quello che abbiamo appena fatto.

Avere dubbi non significa non riuscire a determinare un obiettivo, ma provare a raggiungerlo nel miglior modo possibile o, anche, saperlo cambiare quando occorre.

Avere dei dubbi significa ragionare. Un giudice non può vivere di certezze, per esempio, anche se poi emetterà un giudizio che avrà il carattere della certezza.

Il dubbio è, insomma, geniale. Apre a intuizioni impensabili, analizza chirurgicamente anche il minimo sbuffo caratteriale per lasciare aperto il campo all’intuito. Questo è dote del dubbioso, non certo di chi vive di certezze. L’intuito non è scevro di ragione, ma ne sfrutta il lavoro, rimanendone intriso. L’intuito è l’approdo di un ragionamento, di uno studio, di un’analisi.

Talvolta è il felice esito del dubbio.

Non v’è ragione che possa avere un senso senza dubbio e senza intuito.

Il non avere una regola naturale da rispettare, come è per l’animale, che risponde agli istinti, siano anche di natura affettiva, fa dell’uomo un complesso di dubbi all’origine. Chi non ne ha troppi, è convinto che le sue regole naturali siano le sue certezze, scimmiottando gli animali che, però, rispettano regole naturali che preesistono a lui, mentre l’uomo che vive di certezze se ne confeziona una, di regola, al primo pensiero che gli passa per la testa.

Tornando alla politica chi ha la certezza che solo Draghi può risolvere (non avendoli risolti per niente a oggi) i problemi, oltre a non avere fiducia nel genere umano, anzi, deprezzandolo in maniera scandalosa, o mente sapendo di mentire e quindi persegue un intento nascosto (del tipo meglio non votare perché perdo) o non nutre dubbi, rientrando quindi nella categoria di quelli che vivono di certezze, magari delle più comode o utili alla bisogna.

Non avere dubbi, infine, è triste, inappagante e buono per una vita priva di passioni, valori e sensibilità.

Ecco, una domanda, è vero che i cialtroni non hanno dubbi?

 

L’algoritmo infallibile.

Posted on 19. lug, 2022 by in Argomenti

L’algoritmo infallibile.

-Ambrogio, ma cos’è tutta questa polemica sulla nomina del direttore Arpab? Perbacco l’ho meditata assai, come è possibile metterne in dubbio la bontà?

-Presidente, forse non è il massimo nominare un collaboratore di un ex assessore del tipo 48ore, un politico, con il fior fiore dei tecnici candidati.

-Ambrogio, ma anche tu dubiti della bontà della scelta?

-Presidente, me ne guardo bene, solo cercavo di spiegare il fenomeno che anche Lei ha notato.

-Peraltro, caro Ambrogio, ho utilizzato il mio famoso algoritmo di valutazione del merito.

-Non ho dubbi, governatore.

-Ma non ero Presidente?

-Certo Presidente, o mio governatore.

-E’ un algoritmo infallibile. Coniuga perfettamente simpatia, capacità di relazionarsi, appartenenza, credo religioso, eleganza, presenza sui social, passione calcistica, segno zodiacale e malattie ereditarie.

-Caspita, Governatore, un algoritmo perfetto.

-Puoi dirlo forte. Ma, comunque, tutto questo cicaleccio, per fortuna non arriva a Napoli e, come sai, quando vado a Potenza metto i tappi.

-Geniale.

-Grazie, Ambrogio, grazie.

Il mondo del sentito dire

Posted on 19. lug, 2022 by in Argomenti

Il mondo del sentito dire

Ormai è un dato scontato che ogni generazione abbia il suo vocabolario. Questi sono sempre più miseri, ma, forse per questo, universalmente usati.

Sarebbe bello che ognuno avesse il suo vocabolario, costruito sugli studi, le letture, i film visti, il gusto di una pronuncia o il vezzo di un linguaggio complicato o alternativo.

Invece si va per generazioni o categorie.

Il vocabolario dei politici, però, fa scuola. Ce lo propinano in tutte le salse e in tutte le maniere, quindi facile che anche il cittadino se ne appropri.

Il guaio è che questi vocabolari sono estremamente miseri. Di buono hanno la loro semplicità e universalità, dettata proprio dalla loro miseria.

Sentirne uno equivale ad averli sentiti tutti. Il panorama è scadente. Il linguaggio dei giovanissimi ha di bello, rispetto a quello dei politici, che si aggiorna continuamente. Le novità periodiche non mancano e poi, in fondo, poggiano su una fantasia variegata. Quello dei politici riceve aggiornamenti rari e di poco conto. Un “detto questo”, insomma, lo senti ripetere per decenni.

A stupire è anche la totale mancanza del bisogno di stupire, appunto, con una parola nuova che faccia alzare le sopracciglia, che desti l’attenzione, che squarci il monotono panorama dei luoghi comuni.

La verità è che il politico medio ha poche esigenze, men che meno di tipo letterario. Anche con riguardo alle sue specifiche attività, si aggiorna poco, va avanti per sentito dire, interpella i dirigenti, vere enciclopedie, per loro, del sapere amministrativo, scimmiotta i colleghi. Fra le tante ambizioni non coltiva mai quella di un bel linguaggio, costerebbe fatica, lo so, e quindi che rimanga ambizione di qualche sfigato che perde il tempo sui libri invece che andare a caccia di poltrone.

Un politico non affronta mai un problema senza un dirigente accanto, pronto a intervenire quando si parla di cose strane; certo, lui dovrebbe dettare le linee, ma di cosa? Vabbè lasciamo perdere, è una causa persa.

Anche i discorsi di insediamento in un determinato incarico sono uguali l’uno all’altro, forse se li passano da sotto il banco o forse esiste un archivio dei discorsi cui attingere, rimanendo ben piantati nello scontato, comodo rifugio per chi ha tentato la sortita in un mondo sconosciuto, quello del sapere o della competenza, con la certezza di poterlo girare come un calzino e renderlo quello dell’approssimazione, del più o meno, del pressappoco.

Porca di quella miseriaccia

Posted on 18. lug, 2022 by in Argomenti

Porca di quella miseriaccia

Una volta su una scalinata di Potenza, rinvenni un cosiddetto santino risalente alle elezioni comunali che si erano tenute almeno tre anni prima. Nessuno, in tanto tempo, l’aveva spazzato. Uguale incuria è ancora oggi rinvenibile in tanti casi, a Potenza.

Uno davvero emblematico riguarda un angolo di via della Pineta, alberato, panchine-munito, carino assai, che dà su via Vaccaro. Un angolo protetto dagli alberi, sempre in ombra, davvero piacevole, per sedere con un amico, per sprofondare nei propri pensieri, per starci accompagnato da una birra.

Delle due panchine, una è ormai senza base e sembra un vassoio, inutilizzabile; l’altra, beh, se ti vuoi giocare i pantaloni puoi anche sederci sopra.

L’erba è alta, i rifiuti abbondanti e sembra un luogo di un recente dopoguerra, non fosse per qualche lattina di troppo che dà il segno di un benessere da tempo di pace.

Perchè ci si possa dimenticare di pezzi di città rimane un mistero. Più amministrazioni, di diverso colore, ma di uguale inettitudine, hanno abbandonato l’angolo al suo destino, pulisciti da solo, sembra sentirsi dire dal Municipio, il luogo in questione.

Mi dicono che, come in via della Pineta, sono tanti i luoghi abbandonati. Pare non esistano rimedi contro questa dilagante incuria. Nè l’opposizione, a turno, sembra capace di sollevare tali questioni in maniera tale da superare il comunicato stampa e costringere alla soluzione.

Sì, dico costringere, perchè, vivaddio, le inefficienze sono il pane quotidiano dell’opposizione, che si nutre di queste, reinventandole come necessità da risolvere proprio grazie alla sensibilità politica e civica dell’opposizione. Invece niente. Ogni tanto un comunicato stampa, che leggono solo l’autore e i suoi sparuti fan, qualche like sui social, che gratifica il tempo di un momento la vanità dell’autore, qualche interrogazione e nulla più.

La sensazione è che giochino a fare i grandi, sia chi comanda che chi si oppone e l’età media lascia intendere che in effetti si deve trattare di un gioco.

Talchè l’amara considerazione che residua è: ma porca di quella miseriaccia.

Ditemi dov’è nascosto.

Posted on 18. lug, 2022 by in Argomenti

Ditemi dov’è nascosto.

In Italia è in uso una sorta di solidarietà fra appartenenti allo stesso club, partito, fazione, curva o cos’altro, consistente nel prendere le parti del collega costi quel che costi. Cioè anche se dovesse costare la negazione di un principio da sempre professato.

Lo chiamano fare squadra  l’autocelebrare la fazione o cos’altro, dire stupidaggini, fare propaganda e di bassa lega.

Meritocrazia, competenza, valgono sì come metodi, ma per gli avversari, autentici nemici per la spartizione del potere.

Non esiste un giusto potere, ma il mio potere contro il tuo.

Ecco, la verità è che se si vuol davvero fare gli interessi di una comunità, i nemici non dovrebbero essere mai gli avversari, ma chi vuole usare metodi di spartizione, promuovendo l’amico e dipingendolo anche come un ineffabile e competente tecnico, che sia un appartenente alla tua fazione o no.

Il nemico è chi pensa di fare gli interessi della comunità promuovendo le filiere, scartando i buoni ma non allineati, commerciando l’interesse pubblico con l’interesse di bottega. Ma quale garanzia ha una comunità se a capo di un importante ente si mette l’amico di sempre? Sarà pure competente, se capita, ma il sistema usato è di uno squallore imperdonabile. Il migliore non ha colore politico, è bravo e basta.

Può mai il migliore essere proprio quello che sta nel tal partito, in fila aspettando l’appello, la chiamata?

Da anni cercano di insegnarci che sarebbe proprio così, che, cioè, i migliori stanno tutti nei partiti di governo, dove si sono dati appuntamento per creare un mondo nuovo, giusto che, quindi, non può che essere che loro creatura, purchè usi quelle stesse braccia che stanno in quei partiti come in un’associazione di irrangiungibili scienziati, chiusa, anzi aperta solo a chi ha, per dote, anche una provatissima fedeltà, e, sia chiaro, non all’idea o ai principi, ma allo scopo.

Una menzogna vera e propria, alla quale hanno costruito obelischi, eretto cattedrali sacrificando quelli che davvero hanno un valore proprio e non dato dall’appartenenza.

Menzogna e cinismo, gli ingredienti della politica degli ultimi decenni, di cui non ha fatto a meno nessuno, tranne sporadiche eccezioni. Aggressività, autocelebrazione, subdole circonvenzioni di cittadini incapaci di ragione, e distruzione della dignità civica, i condimenti di questa nauseabonda pietanza.

Io di questi politici non ho paura, non avendo nulla da chiedere loro, ma ho paura che i danni che arrecano alla comunità siano irreversibili ed emendabili solo con una auspicabile e allegorica fine del mondo.

Ci sarà pure, in un angolo di questa martoriata regione, un antro con ben nascosto un tasto di reset?

Vi prego se c’è, ditelo, e verrà fuori un eroe che, dopo aver abbattuto tutte le difese poste a salvaguardia del tastino, riuscirà a schiacciarlo, semmai rimettendoci la vita, ma dopo aver compiuto l’eroico gesto.

Chi sa dov’è, batta un colpo!

Una vita in democrazia

Posted on 04. apr, 2022 by in Argomenti

Una vita in democrazia

Ho vissuto tutta la mia vita in democrazia, che, unanimemente viene riconosciuto se non come il migliore, sicuramente come il meno peggiore dei sistemi.

Ho avuto modo, quindi, di gustarne per decenni gli effetti.

Ecco, pare sia stata garantita la mia libertà. Che poi cosa esattamente significhi non lo so ancora, perché ho vissuto circondato da leggi, divieti, gabelle, raccomandazioni, corruzione, tasse e disfunzioni senza riuscire a prendere una boccata d’ossigeno, se non all’estero.

Sì, sono stato libero di borbottare, come faccio testè, ma mi convinco sempre di più che il consentirmi di borbottare sia una maniera per tenermi sotto controllo.

Libertà, pertanto, rimane un concetto davvero molto relativo e trovo che sia qualcosa di circoscritto più alle opinioni che al vero pensiero.

Ma, dicevo, nella mia vita da “democratico”, sebbene costretto a esserlo, ma in verità da solitario, ho potuto notare, ma non apprezzare, come con i cambi dei governi, la democrazia abbia soltanto consentito che mutassero i beneficiari del saccheggio.

Un saccheggio, per la verità, sotto gli occhi di tutti, diciamo finanche legalizzato.

Cambiava l’appartenenza politica del nuovo assunto, del vincitore del concorso, dell’incaricato, del direttore generale, del primario e via discorrendo, ma non cambiava il metodo, l’approccio bulimico, l’appetito infinito, la corsa all’arricchimento, personale e della famiglia, allargata, beninteso.

Una vita in democrazia mi ha fatto assistere anche al depotenziamento della funzione educativa, alla sempre minor esigenza di preparazione da parte della scuola e dell’università nei confronti del mondo studentesco; mi ha fatto notare come nella piramide burocratica della vita, le ambizioni di chicchessia al suo vertice fossero la conseguenza della sistematica esclusione dei migliori, come l’insignificanza delle singole individualità assurgesse addirittura a esempio.

Il grottesco impera, travestito, come a carnevale, con maschere che provano a trasfigurarlo, salvo rimanere sempre e soltanto grottesco. Ed è evidente come il grottesco sia visto come tale da un sempre minor numero di persone.

Democrazia ha significato, insomma, un abbassamento del livello minimo di decenza quotidiano.

La domanda quindi che mi pongo è: non funziona la democrazia, o non funziona quella specie particolare di democrazia che si pratica in Italia, dove le scalate trionfanti dei disonesti o solo degli ignoranti sono sempre possibili e giammai ostacolate?

Il mio sogno è vedermi governato da persone da ammirare, di vedermi educare da insegnanti di valore, di avere degli esempi, di potermi innamorare almeno di qualcuno che sia in carriera e non soltanto di qualche disgraziato, spesso proprio perché migliore.

La democrazia è la dittatura dei mediocri, se non proprio dei peggiori, almeno finora. Se e quando sarà capace di selezionare, scegliere, preferire, che non significa escludere, ma mettere in ordine, ne riparleremo.

La democrazia ha consentito che la banalità colonizzasse la terra, attraverso le sue pericolosissime armi, e cioè la televisione, la stampa e i social.

O esiste una forma sana di democrazia o è meglio altro. Non conosco la categoria del meno peggio, questa la lascio ai cosiddetti democratici, riformatori, progressisti. Ma continuerò a credere nel miracolo, pensiero che mi appaga molto più del progresso della tecnica, che, finora, ha cancellato quel poco di buono che c’era, invertendo ogni ordine naturale.

Ecco, chiudo la porta alle opinioni senza pensiero, agli spot pubblicitari e ai desideri indotti. Vorrei vivere per un po’ in pace. Me lo riesce a consentire questa democrazia, o neanche questo?

 

L’avvocato, il PM, il rinvio del processo e l’indignazione di massa.

Posted on 02. apr, 2022 by in Argomenti

L’avvocato, il PM, il rinvio del processo e l’indignazione di massa.

Un PM d’assalto non crede alla malattia di un avvocato e ci indaga su con spiegamento di forze e l’urgenza che il caso merita, mentre quello della porta accanto tarda a delegare le indagini su una denuncia di un cittadino, tanto da renderle impossibili.

La differenza, se stesse solo nella qualità di uno degli indagati, e cioè perché in un caso c’è di mezzo un avvocato, sarebbe eclatante e significativa di una giustizia che definire allo sbando sarebbe un eufemismo neanche meritato.

A ogni modo, l’accaduto provoca una apparente indignazione generale dell’avvocatura tutta: interrogazioni parlamentari, assemblee, comunicati stampa, prese di posizione, sguardi torvi e sprezzo del pericolo.

L’episodio, peraltro, ricorda a una distratta Avvocatura che tante cose non funzionano, suggerisce una riflessione sul ruolo marginale ormai assunto dalla difesa, sullo sbilanciamento del processo a favore dell’accusa, ma soprattutto sulla perdita di autorevolezza della figura dell’avvocato nel contesto giuridico e sociale italiano.

Ma gli avvocati non desistono dal farsi male da soli: non mancano, infatti, di autoassolversi sul piano personale, tutti, salvo autocondannarsi come categoria, continuando nel perverso gioco di evitare un serio esame di coscienza.

Una volta, non molti decenni orsono, gli avvocati guadagnavano bene, erano rispettati, avevano una certa autorevolezza all’interno del processo, facevano dottrina, scrivevano manuali irripetibili, indirizzavano la giurisprudenza. Poi, a un certo punto, hanno tirato il freno a mano, cedendo il passo. Prima gli avvocati facevano i ministri, i sindaci, ora in questi ruoli vengono chiamati i magistrati, che, nel contempo, scrivono i manuali, riuscendo nella difficile opera di fare sia la dottrina che la giurisprudenza, oltre alle leggi, che, in riferimento ai processi, hanno ormai come unico obiettivo quello di deflazionarne il numero e disincentivare il ricorso alla giustizia, quasi che denegandola un popolo diventi più civile.

Gli avvocati hanno solo saputo aumentare in modo spropositato e ingiustificato il loro numero, abbassando la qualità media del prodotto professionale, spartendosi sempre più difficilmente il bottino degli incarichi secondo le leggi della foresta.

Abili a puntare il dito verso le disfunzioni, ma solo se non visti, succubi del primo magistrato che si trovano di fronte, con una riverenza che disvela un evidente complesso di inferiorità, imposto dalla dilagante approssimazione nello svolgere la professione, non si sono più posti l’ambizione di essere scienziati del diritto, preferendo il ruolo di manovali.

Il magistrato ha, invece, con gli anni, acquisito la consapevolezza di un potere illimitato, si è impadronito delle leve della giustizia e l’ha diretta dove voleva, con uno spirito di categoria rimarchevole, inclinato solo dalle beghe interne, abilmente mai riconosciute come tali al di fuori.

Prima invidiava i guadagni dell’avvocato, ora lo guarda dall’alto in basso, forte di uno stipendio robusto e di liquidazioni da capogiro. Tratta il processo come un ingombro, gli avvocati come inutili orpelli e ha assunto la sufficienza di comportamenti giusta per porsi a un livello superiore a quello delle umane vicende, con l’indifferenza giusta per non avvertire scrupoli di coscienza nel rinviare sine die processi su processi, e questo almeno in alcune realtà giudiziarie.

Il quadretto è indecente, e mi riferisco al quadretto che offre di se stessa la giustizia, con un’avvocatura allo sbando e una magistratura onnipotente e distratta dagli onori della cronaca, oltre che dall’esercizio del potere.

La giustizia, poi, costa tanto, ma tanto, senza rendere un servizio adeguato e proporzionato alla spesa, e questo è sotto gli occhi di tutti.

L’icona della toga quale baluardo di libertà e difesa dei diritti, fa sorridere, ormai; la messa in scena del processo è da avanspettacolo. Basterebbe assistere a una qualsiasi udienza, che sia civile o penale, per rimanere stupefatti di quanto essa sia, appunto, una messa in scena: udienze chiamate solo per essere rinviate, magistrati che vengono incaricati di un processo in sostituzione di altri nel bel mezzo dello stesso e anche più volte, udienze disumane dove a regnare è l’attesa e la perdita di tempo, sette o otto ore di udienza per sfornare pochissime sentenze; senza pensare ai tempi occorrenti anche soltanto per la firma di un decreto ingiuntivo o a quei decreti che impongono di far celebrare quantomeno il decimo compleanno a un fascicolo prima che sia deciso.

E, in tutto questo, un PM dubita della malattia dell’avvocato, e gli avvocati, in riunione permanente, si ricordano di come sono caduti in basso, provano a svegliarsi, ma non realizzano che il loro andare avanti è come quello dei sonnambuli.

Ho visto cittadini avere ragione dopo vent’anni e aver vissuto una vita diversa proprio a causa dell’ingiustizia subita e dei tempi per accertarla. Ho visto tanto in quarant’anni di professione da non credere più nell’indignazione di massa che convive con l’autoassoluzione personale.

Le messe in scena non servono più.

Che si celebri, piuttosto, il funerale della giustizia con la speranza che ne rinasca una migliore.

Una democrazia da buttare nel cestino

Posted on 31. mar, 2022 by in Argomenti

Una democrazia da buttare nel cestino

Abbiamo un bel dire che viviamo in uno stato democratico.

Se finanche i “gestori” della nostra democrazia, inneggiando a Draghi hanno parlato del governo dei migliori, a margine se sia vero o meno, hanno, così facendo, dichiaratamente aperto il governo a una presunta aristocrazia.

Come ben sappiamo questa aristocrazia bypassa tutti i passaggi democratici, esattamente per provare quanto per nulla democratico sia un governo dei migliori, o presunti tali.

Il che, in astratto, non sarebbe certo un male. Anzi.

Tutta la nostra società è in qualche maniera aristocratica. Si fanno i concorsi per scegliere i migliori, violentando quel principio di uguaglianza che ci vorrebbe tutti con pari opportunità, sebbene sia una bugia autentica, perché, vivaddio, siamo tutti diversi, e chi più chi meno meritevoli di qualche riconoscimento.

Se volessimo davvero essere democratici, invece dei concorsi, dovremmo fare i sorteggi.

Quell’uno vale uno tanto declamato, tanto pericoloso è, davvero, usato solo in politica.

Per fare politica, infatti, non si fanno concorsi e il Parlamento di aristocratico non ha nulla: non devo essere migliore per rappresentare il popolo, con la conseguenza che potrei rappresentarlo, scarso di mezzi, invero, davvero male. Il Parlamento, che dovrebbe fare le leggi, cioè lo strumento del vivere insieme, civilmente e giustamente, è quindi composto da autentiche comparse che non devono dimostrare nulla.

Di conseguenza, la politica, costruita su un egualitarismo pericolosissimo, in democrazia, tende a deprezzarsi, a perdere spessore, e, per autoalimentarsi, avvelena anche l’aristocrazia restante di tutto il sistema, alterando i concorsi e favorendo carriere di galoppini anziché dei migliori.

Tornando al governo dei migliori, questo non lo è affatto, perché parto della democrazia, appunto, e di un livello di potere superiore che concepisce l’aristocrazia solo a livelli superiori agli Stati, che, invece, per essere meglio asserviti, vengono composti da gente che non deve dimostrare niente o le cui carriere sono artificiosamente costruite per etichettarle come quelle dei migliori, presunti, ovviamente.

Anche il mondo del lavoro è costruito su basi aristocratiche, ma la compulsiva opera di demolizione della politica fa sì che incarichi, anche rilevanti, siano affidati ai galoppini di sempre travestiti da professionisti.

Quindi la peggiore democrazia e un’aristocrazia truccata, per ottenere, come risultato, il peggior periodo storico che la politica abbia vissuto.

La prova è tutta anche nelle vicende politiche regionali, dove accade davvero di tutto, le facce toste si sprecano e i media fanno da cassa di risonanza dello squallore più becero.

Bisognerebbe, insomma, farla finita con la democrazia e favorire una corretta forma di aristocrazia, dove classi sociali, funzioni, poltrone e incarichi siano distribuiti secondo il valore, che sia da intendersi come intelligenza, rigore, lealtà, competenza, valori che, questa politica democratica, intesa nel senso di scadente, non può neanche riconoscere, rimanendole sconosciuto l’esatto significato.

Insomma, quelli cui può ben dirsi “non è cosa tua”, vanno emarginati dalle stanze che contano. E non risulti blasfemo quello che dico, chè, di fatto, è quello che ha fatto Mattarella scegliendo Draghi e i ministri, sebbene la scelta risulti discutibile assai nel merito.

La stagione della democrazia è finita, e nel peggiore dei modi se è vero, come lo è, che uno Stato come l’Italia non è più in grado né di autodeterminarsi, né di operare scelte che abbiano un senso di giustizia sociale.

Giù la maschera. Questa democrazia è deleteria.

Conferenza stampa di Bardi a margine di un testo implicito.

Posted on 31. mar, 2022 by in Argomenti

Conferenza stampa di Bardi a margine di un testo implicito.

Ebbene, ho dovuto mettere le toppe. Ma il lavoro, concluso con la fattiva collaborazione dei partiti, che hanno fornito i nomi degli assessori, si è concluso egregiamente, e, si badi bene, nell’esclusivo interesse del popolo lucano.

Solo per Cupparo sono intervenuto di persona. Sapete com’è, lui è un soldato e obbedisce solo al generale. Lui è così riservato, umile, raffinato nel linguaggio, coerente, che avrebbe voluto, da tempo, passare la mano. Sì, so che lui afferma di non essersi mai dimesso, infatti io le sue dimissioni non le ho mai viste, ma la parola vale più di qualunque impegno scritto e vi assicuro che lui avrebbe davvero voluto dimettersi, ma io gliel’ho impedito.

Perché?

Per favore nessuna domanda specifica, le domande a un governatore devono essere generali, per mille bocche di leoni.

Quanto a Leone, a proposito, indefesso lavoratore del Bardi uno, gli è stato ingiunto di fornire la ricetta della pasta al forno palmizia della sorella del suo collega, del quale mi sfugge il nome.

I nuovi assessori sono tutti giovani e tosti, tranne, per certi versi, tal Latronico, che mi dicono avere esperienza sufficiente per darsi alla visione dei cantieri, ma un pizzico di saggezza serve sempre.

Abbiamo considerato anche l’elemento femminile e se ci siamo limitati a una sola assessora è solo perché vale per tre e quindi abbiamo rispettato ogni legale e naturale proporzione.

Se starò di più a Potenza?

Le ho detto solo domande generali, diamine di un giornalista sfacciato.

A chi dice che Galella è un ultras risponderò, col garbo che mi appartiene, chissenefrega.

Se ho posto il veto su Rosa? A prescindere dal fatto, perdindirindina, che non è una domanda generale, devo dirle che non so chi sia. Ha fatto parte della giunta per oltre due anni? Non mi consta, lei era presente alle sedute della giunta? No? E allora?

Insomma, toppa o non toppa, abbiamo una bella giunta che saprà interpretare un ruolo da protagonista in questo futuro denso di insidie, abbiamo accettato la sfida (fuori microfono: vado bene? -alla grande) e credo davvero che la vinceremo, con l’appoggio di tutti, col senso di responsabilità che ci ha sempre accompagnato e con la fiducia nelle nostre competenze (fuori microfono: ma sei sicuro? -Sì. Continua! -Bah!).

E ora, Ambrogio, gradirei firmare un paio di decreti, qualche ordinanza e un paio di verbali, chè mancherò qualche giorno. Quanto alla giunta, comincerà presto a muovere i primi passi, già mi sembra gattoni benino, ma ancora non parla, ma si fa capire, ah!, se si fa capire, sembra venir su molto bene, questi giovani sono di un’altra categoria, chattano prima di parlare, che roba.

NB: a scanso di equivoci e come avvertimento per i maldestri, l’articolo è frutto di fantasia.

-Giura!

-Giuro!

-Non ci credo mai!!!!

 

 

 

Le grandi interviste di Fred Mulligam. Fred intervista Bardi.

Posted on 29. mar, 2022 by in Argomenti

Le grandi interviste di Fred Mulligam. Fred intervista Bardi.

Fred Mulligam intervista l’eroe del momento Vito Bardi generale e governatore.

 

F: A proposito, generale o governatore, cosa si sente di essere di più?

B: Fred, mi meraviglia, è una domanda stupida, io sono Vito Bardi e mi sento Vito Bardi, generale o governatore, questo è davvero secondario.

F: Ma allora come devo chiamarla?

B: Chiamami semplicemente Vito.

F: va bene, Vito dicevo …

B: Ma Fred dove trova tutta questa confidenza? Mi chiami col giusto titolo!

F: Sì, mi scusi. Allora Generale ..

B: Governatore, Fred, oggi sono Governatore.

F: Bene, Governatore…

B: e Generale.

F: Sua Maestà?

B: Sì, mi piace, credo sintetizzi bene le mie innate qualità.

F: Sua Maestà, allora, i lucani, ma non solo loro, anche i calabresi e i pugliesi, si chiedono come mai ha distrutto una giunta per rifarla uguale, passando per un’altra giunta che non aveva i numeri?

B: Fred, mi segua. A me piacciono le costruzioni Lego. Quando ho costruito un castello, poi mi annoio, e allora lo distruggo e comincio a farne un altro. Capita, però, che non mi piaccia troppo, allora prima che prenda una forma concreta, lo butto giù e riparto da zero. E’ un po’ la metafora della mia vita, ecco.

F: Notevole! Sua Maestà, un’altra curiosità è questa: ma se Cupparo si dimette sempre, perché lo ha rinominato?

B: Semplice. Io sono un motivatore e Cupparo troppo umile. Le sue dimissioni sono il segno di attaccamento alla sua terra che vorrebbe servire sempre meglio. Io l’ho capito e quindi me lo tengo ben stretto.

F: Rimarchevole! E Baldassarre, Acito e Bellettieri, come l’hanno presa? Non si sono sentiti strumenti nelle sue mani?

B: Ma no. Sono grati della mia attenzione. Veda, la mia nomina, per quanto temporanea, breve, li ha segnati per la vita. In fondo meglio un giorno da assessore che niente, dice il proverbio.

F: Ah! Non lo conoscevo.

B: Neanche io, l’ho fatto or ora, come la giunta.

F: Sua Maestà, mi dica, in tutta sincerità, quanto durerà questa giunta e questa maggioranza?

B: Una vita, o un giorno, chi lo sa. Il mio umore è cangiante, ma se non mi annoio, può durare anche tanto.

F: E’ vero che a Roma hanno composto ogni dissidio?

B: Falsità. A Roma fanno bene il cacio e pepe, punto. Ho fatto tutto io.

F: Bene, allora, Sua Maestà, siamo alla prova del nove. Mi ripeta i nomi dei nuovi assessori.

B: Allora, F … F … Fa….

F: Fanell…..

B: Fanelli!

F: Magnifico. Poi?

B: Ga… ga… ga…, mannaggione questo mi sfugge sempre, ga…

F: Gale….

B: Gale… Galeazzi!

F: Ma no, Galell….

B: Galello!

F: Galella!

B: E vabbè ora per una vocale.

F: Vada avanti.

B: Rosa!

F: Questo lo ha fatto fuori.

B: Chi lo ha fatto fuori?

F: Ma Lei.

B: IO? Vabbè, mi è passato di mente. Ma ora basta mi sono stancato. Voglio tornare a casa. Mi aspettano per cena. Ciao Fred.

F: a presto Sua Maestà.

B: Chiamami Vito.

F: Va bene Vito.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>