Sunday, 18th August 2019

Aperipolitica, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 14. ago, 2019 by in Argomenti, Politica nazionale

Aperipolitica, dal Quotidiano del Sud.

Il taglio dei parlamentari giustificato esclusivamente dalla necessità di risparmiare un po’ di danaro è scelta misera. Diciamo che è una semplicistica maniera di incrociare il consenso popolare confermandogli che il sistema parlamentare costituisce uno spreco.

Lo è, in effetti. Ma non perché i parlamentari siano tanti. Lo è perché non contano niente. Lo è perché oggi costituiscono un gregge insignificante che non incide in alcuna delle scelte legislative, perché obbedisce ai dictat di pochi capetti e nulla più.

Una democrazia che si basi sull’obbedienza dei parlamentari contraddicendo la natura umana che ci ha fatti esseri critici, in grado di farci un’opinione e di operare autonome scelte, è una finta democrazia.

A questo punto i parlamentari non vanno limitati nel loro numero, ma eliminati del tutto: fra loro e un gregge al pascolo c’è poca differenza, transumanza inclusa, da un partito all’altro, da un’alleanza a un’altra.

Più intelligente fu pensare alla fine del bicameralismo, almeno aveva una logica diversa, sebbene creasse comunque una camera di nominati con compiti subdolamente celati fra gli articoli e con la garanzia che i nominati, in quanto tali, non avrebbero pensato a sorprese di sorta.

Quindi la diminuzione del numero dei parlamentari è una proposta populista di nessun senso politico. Se il costituente pensò a quel numero che ancora oggi è applicato, lo fece con motivazioni di gran lunga più meritorie di quelle minimali dei 5 Stelle.

Se si deve risparmiare, del resto, basta dimezzare le indennità, fermo restando che una classe politica seria, andrebbe dignitosamente indennizzata. Quindi oggi, anziché consentire bucatini e abbacchio quotidiani per alzare una mano, basterebbe garantire una fetta di pizza, birra e caffè, per dire.

Il problema sarebbe un tantino più serio. Come rendere le camere luogo di dibattito politico teso alla pubblicazione di leggi chiare e utili, invece che cassa di risonanza delle beghe politiche?

Bella domanda.

Il marcio, credo, stia solo nei partiti. Negli anni ho dovuto constatare come siano, il più delle volte, la tomba della politica. Dietro una facciata di passione democratica e ideologica, di mantra sul bene comune e il disinteresse personale, si celano egoismi famelici, carrieristi spregiudicati e cercastipendi, commercianti di favori e caporalati di filiere del consenso, amici e amici degli amici, favoriti e raccomandati, se proprio vogliamo dirla tutta.

Ora è in onda il nuovo balletto con nuovi o ritrovati ballerini, dopo la decisione di Salvini, corona del rosario munito -che poi che c’entra con la politica?- di staccare la spina a un governo che, lo giurava lui, sarebbe durato fino a scadenza. Renzi ha rialzato la cresta e tirato fuori idee sicuramente originali, ma, come sempre, estemporanee, non sistemiche. Finanche la Boschi ha trovato il fiato per spararne un paio e nessuno degli nostri eroi sa che pesci prendere.

Sarà un Ferragsoto caldo, a dispetto del calo delle temperature previste: quindi o la doccia gelata delle elezioni anticipate o quella di un governicchio di nuova progettazione, destinato, come gli altri, a creare un altro mito e bruciarlo subito dopo, magari con annessa ennesima, inutile, legge elettorale. Lo spettacolo è vario in un contesto noioso, come una serie televisiva, con episodi esplosivi in una trama generale misera.

E allora facciamola questa serie.

Il titolo? Semplice: Aperipolitica, costa poco e riempie la pancia.

 

Uno buono proprio no. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. ago, 2019 by in Argomenti

In quanti si sono avvicendati alla guida dell’Italia negli ultimi anni? Tanti, vero? La gamma è ampia e soddisfa ogni tipo di gusto: centro destra, centro sinistra, destra, sinistra, movimentismo, non ci è mancato nessuno. Dai tromboni ai cavalieri, dai giovani rampanti ai professori, giovani e meno giovani, dagli avvocati a digiuno di politica ai vecchi cannoni della vecchia democrazia cristiana. Eppure il risultato è stato sempre e comunque un costante lento declino che, con una pazienza certosina, ci ha portati a uno stato di crisi grave e ben superiore a quello che indicano gli occhi.

La giustizia va a rotoli e costa cara, la disoccupazione ecc. ecc., la sfilza è lunga e la conosciamo tutti molto bene, ma la cosa più grave è che stiamo male e non abbiamo granchè speranza per il futuro, prossimo e meno prossimo.

Berlusconi, Prodi, Letta, Renzi, Salvini, Gentiloni, Conte e Di Maio, ne dimentico qualcuno? Ah, sì, Monti, perbacco, dimenticavo proprio lui.

La diagnosi, quindi, è chiara e non necessita di ulteriori indagini: la classe politica italiana è scadente. Senza appello. Incapace, da destra a sinistra, passando dal centro, di risollevare le sorti dell’Italia, affidata, come sempre, più alla sagacia degli italiani che alla sapienza dei politici.

Questi hanno dimostrato una generale tendenza al malaffare e una cocciuta visione egoistica, che, congiunte a una miopia congenita e a un peso specifico di vera politica misurabile in tracce, hanno manifestato spudoratamente solo la loro tendenza alla bega quotidiana, al litigio, al pettegolezzo, all’inciucio, una volta con tizio e una volta con caio.

Un parlamento ridotto ad alzamano a comando, ben nutrito e pagato, riottoso a qualsivoglia tentativo di migliorarsi.

Questo è un dato di fatto, indiscutibile, mai abbastanza messo in luce da chi potrebbe, tipo intellettuali e stampa, perché anche questi figli di un sistema che premia la manovalanza più o menofedele a discapito del valore effettivo.

Una partigianeria da stadio condisce uno status quo pietoso, nel quale l’ultimo indecente spettacolo di una crisi alla vigilia della finanziaria, in pieno ferragosto, lascia intendere che l’Italia tutta è davvero alla frutta. Il senso di responsabilità è solo nominale e un’idea politica non si fa spazio neanche sotto somministrazione di oppiacei.

Soluzioni non se ne vedono né vengono prospettate per un futuro remoto. Siamo in balia dell’inettitudine vestita a festa.

A ogni modo le esequie del buon senso e della competenza avranno luogo alla prossima seduta parlamentare. Si dispensa dalle visite. Non fiori ma opere di bene.

 

 

 

Il fascino dell’indagato venuto da fuori. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 08. ago, 2019 by in Argomenti

Che, come direttore generale alla Regione Basilicata, ci stia meglio un campano di un lucano, dai, ci può stare. Sono più esperti, non hanno la crosta di provinciale, hanno carriere più gloriose, probabilmente.

Che, poi, anche il Governatore Bardi sia napoletano, non significa niente di particolare, se non che, probabilmente,  ha voluto scegliere nel suo ambiente, dove, evidentemente conosce meglio le persone e, quindi, diciamo che garantisce lui, sebbene in politica non esistano fidejussioni morali, ma si va bene così.

Che, poi, infine, sia preferibile un campano indagato a un lucano, non parimenti indagato, ma a un lucano senza carichi penali pendenti, beh, forse questo è francamente troppo.

Tipo, ma non poteva scegliere, se proprio lucano non usa, un marchigiano non indagato? O un piemontese senza archiviazioni per prescrizione, no, dico, visto che ha speso una vita al servizio della legalità?

Mistero della fede. Quella fede di cui bisogna dotarsi per non lasciarsi andare a pensieri tetri, del tipo “noi non valiamo niente”, “siamo gli ultimi finanche a casa nostra” ecc. ecc.

Una regione prostrata, forse offesa, non fosse che riesce a rimanere indifferente a tutto.

Pensate alle opposizioni. A sinistra il silenzio più tombale, ma che volete è agosto per tutti, i 5 Stelle che timidamente si ribellano e le forze di destra, che tanto hanno blaterato negli anni sulla legalità, che d’incanto si ritrovano ad avallare, senza storcere il muso, scelte quantomeno opinabili.

Certo, nessuno è colpevole prima di una sentenza definitiva di condanna, che se poi il reato si prescrive, pazienza, ma il problema è tutto psicologico: da un lato un governatore che vede di buon occhio i campani, sebbene col neo, dall’altro i lucani a sentirsi dei falliti, perché neanche le indagini fanno la differenza.

Ma mi rimane un dubbio: e se fossero proprio le indagini a conferire quel tocco di esoticità e di fascino, di mistero e di audacia, buoni per essere scelti? Altro mistero della fede.

Vabbè, fa niente. Tanto chissenefrega, cambiamento è stato annunciato e cambiamento, ovviamente, come sempre, e ci mancherebbe altro, non è stato.

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Posted on 04. ago, 2019 by in Argomenti

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Quando la democrazia non è in grado di soddisfare le esigenze di un popolo, anzi, dimostra la sua speciale incapacità ad affrontare e risolvere i problemi, mostrando la sua peggiore faccia, fatta di insolenza, protervia, privilegio e corruzione, facile che vada in crisi.

Un esempio per tutti: la giustizia è da decenni in crisi. La democrazia cosa è stata capace di fare? Aumentarne i costi a dismisura, disincentivandone l’accesso, diminuendo la generale tutela dei diritti, negando sostanzialmente la giustizia quotidiana che riguarda le persone normali, rendendo impervi i percorsi processuali, disseminandoli di decadenze, restringendo le ipotesi di impugnazione, aumentando i casi di sentenze ingiuste neanche impugnate solo per il costo da sopportare, spettacolarizzando la fase più delicata e meno seria dei processi, cioè le misure cautelari e non le vere e proprie sentenze e lasciando che i tempi rimanessero lunghi.

Un risultato fallimentare che allontana il cittadino dalla giustizia.

Come per la giustizia si potrebbe parlare del regime fiscale spregiudicato, ingiusto, eccessivo a dispetto dell’evasione sempre più fiorente. Della disoccupazione, del fallimento dell’euro, dei servizi scadenti ecc. ecc.

La logica conseguenza è un senso di sfiducia generale sulla possibilità che una democrazia rappresentativa, basata sul parlamentarismo, sia una cosa seria e non un giocattolo da mettere in mano a spregiudicati, o ingenui, o sprovveduti, comunque generalmente incapaci, se non peggio, quali i politici che i partiti, per lo più, riescono fatalmente a infilare nelle amministrazioni, le massime come quelle locali.

Un tale sentimento di sfiducia, oltre ad allontanare dalle urne, alimenta consenso per quelle figure che più si contrappongono all’idea democratica pura. L’illusione che un decisionista possa far meglio si fa spazio e così l’illusione che riconoscendogli più ampi poteri le cose possano andar meglio. Il che potrebbe pure in ipotesi essere, ma nel breve periodo, giammai in quello lungo, quello cioè che interessa alla politica.

Perché ciò non avvenga, sempre che si sia tutti d’accordo che la democrazia sia il sistema meno cattivo di tutti, occorre che questaindossi l’abito buono, quello della rappresentanza qualificata. Occorre che i partiti facciano filtro e indichino amministratori e parlamentari degni di questo nome, per intelligenza, morale, capacità, cultura, trasparenza, operazione improbabile, però, visto che i partiti talvolta puzzano dalla testa.

E allora? Vero che in ogni epoca c’è sempre stato qualcuno che sosteneva che prima andava meglio, tanto che io mi esimo dal farlo, ma è altrettanto vero che si deve fare di più, si devepretendere di più, da se stessi e dagli altri. In fondo, forse, è solo la crosta dell’Italia che non va bene; dentro, il paese è ancora buono. E la crosta è la politica attuale, oltre la mafia, capaci, però, da soli, a incancrenire tutto. Quanti italiani sono più garbati dei loro esponenti politici? Ovviamente la maggior parte, solo che chigrida riesce sempre a sopraffare la moltitudine che lo circonda, e, dopo, a gridare saranno in due e poi in tre. Quel che si grida lo sipotrebbe dire senza megafono, senza insulti e con ricorso al miglior italiano, con la certezza che avrebbe più peso. Ma il peso di moda oggi sono i decibel e, appunto, i toni da osteria.

Forse per questo si associa ai sistemi dittatoriali una specifica ruvidità, che fa a pugni con l’intelligenza, la discussione e il rispetto; cose, queste ultime, che ci fanno apparire la vita ancora come una cosa bella.

Siamo ancora in tempo a tornare a essere umili e gentili, si è sempre in tempo.

Basta cominciare.

(Ho visto e sentito l’ultimo consiglio comunale di Potenza. Nella pochezza generale la questione del braccialetto e della cravatta rossa, non riportati dalle cronache, relativa alla discussione fra Guarente e Tramutoli, mi ha ispirato. Guarente indossa il braccialetto “prima gli italiani”, Tramutoli, che indossa una cravatta rossa, dichiara che si allontanerà dall’aula ogni volta che vedrà indossato il braccialetto, Guarente risponde che allora non si vedranno più. In estrema sintesi ecco, cioè politica davvero alta.Così, per dire. La tesi di Tramutoli è anche giustificata, ma fino alla minaccia di andarsene. Dopo diventa soltanto un infantile “eio non gioco più”).

Diritto e Giustizia, scienza inesatta.

Posted on 03. ago, 2019 by in Argomenti

Diritto e Giustizia, scienza inesatta.

Fra le scienze la meno esatta è quella giuridica. Eppure le affidiamo le nostre sorti, le nostre vicende, i nostri diritti. Non che ne abbiamo tanta fiducia, sia chiaro. O meglio, la fiducia è proporzionale a quanto il sistema giuridico ci dia ragione, o si determini nel senso che auspichiamo.

Se vinco una causa è una scienza riconosciuta, riconoscibile, applicata con un metodo perfetto o quasi. Se perdo una causa, no. E proprio quest’oscillare di opinione dà concretezza e sostanza alla sua inesattezza.

Insomma che tre + tre faccia sei, può non andarci bene ma lo accettiamo come dato di fatto ineludibile. Se tizio è innocente, invece, non lo sapremo mai con assoluta certezza, perché quel giudizio è il frutto di una ricostruzione di fatti e di una interpretazione delle norme che ha nella soggettività più assoluta la sua caratteristica principe.

Basti pensare agli errori giudiziari, quelli noti, immaginando quanti ce ne siano di ignoti, per comprendere quanto una sentenza possa essere sbagliata.

Basterebbe rimanere a discutere sull’ultimo rigore concesso alla Juventus, per scoprire quanto sia possibile, nella scienza giuridica, affermare il bianco o il nero con la stessa sicumera.

Pensate a una deposizione testimoniale e ai sensi che possono darsi a un’espressione facciale del teste: chi lo vedrà timido, chi spavaldo, chi bugiardo e chi sincero. Ma pensando al diritto, una norma può trovare mille applicazioni, l’una diversa dall’altra, senza che si possa affermare che l’una sia più giusta dell’altra in maniera schiacciante. Del resto se uno si prendesse la briga di dedicarsi alla lettura delle sentenze di merito, ne troverebbe tante contrastanti fra di loro, e non parlo di Cassazione, sebbene sia uguale, soltanto perché in Cassazione ora ci possono andare solo i ricchi sfondati. Io sono convinto che in moltissimi casi si decide prima cosa sentenziare per poi costruirci sopra la motivazione adatta.

Ecco potremmo definirla una scienza umana, troppo umana, inesatta. Quindi insuscettibile di atteggiamento rispettoso senza se e senza ma.

La conseguenza è che una sentenza è sempre discutibile, benchè pesi per gli interessati come il risultato di un’addizione.

E’ il compromesso che hanno individuato le società civili per provare a evitare il far west. Il risultato è comunque ben scarso, perché il far west non è evitato, tanti reati rimangono impuniti e il cavillo regna sovrano.

A volte poi, questa scienza inesatta, riesce a fermarsi ai nastri di partenza. Penso ai rilievi formali, di carattere processuale che i giudici più abili ricercano con passione per evitare di affrontare il merito delle questioni. “La sua domanda è inammissibile” perché tardiva, per esempio, e ingiustizia è fatta, perché semmai quello aveva ragione da vendere, ma visto che lo spettacolo deve continuare, cioè la vita deve andare avanti, l’accertamento dei diritti viene cosparso di mine antidiritto, le cosiddette decadenze, che fanno scoppiare il richiedente aiuto col suo diritto in mano, senza che nemmeno ne conosca il motivo.

Insomma c’è materia per ritenere che la giustizia sia solo un palcoscenico dove vanno in scena atti, più o meno drammatici, da subire come i talk show la sera, dal lunedì alla domenica e senza che la vera vita sia messa in scena, ma solo la sua parodia. Una parodia con effetti devastanti, comunque, per gli interessati.

E niente. Ci mancava solo che ai magistrati si desse più importanza e autorità del necessario per completare una autentica frittata.

Come se ne può uscire? Ma abolendo la giustizia!

Ma no, dai, scherzavo.

Forcaioli e non forcaioli col culo degli altri

Posted on 31. lug, 2019 by in Argomenti

Forcaioli e non forcaioli col culo degli altri

Marcire in galera, ai lavori forzati. Espressione usata urbi et orbi da un ministro della Repubblica, in riferimento all’omicidio di un carabiniere.

L’augurio ministeriale per l’assassino, però, rimane un commento da bar, in quanto il nostro ordinamento non prevede i lavori forzati, né prevede che si possa generalmente marcire in galera, essendo previsti percorsi riabilitativi e premianti. Finanche il cosiddetto “carcere ostativo”, quello cioè che non prevede premi per certe categorie di reati se non si intravede anche un serio pentimento che significa collaborazione con la giustizia, è stato condannato dalla corte europea, in questi giorni, e dovrà essere normativamente rivisto.

Quindi? Sì, era soltanto un commento da bar.

Ora il tema si sposta e la domanda diventa: può un ministro della repubblica lasciarsi andare a commenti da bar sui social, come un fessacchiotto qualsiasi?

Credo proprio di no. Ma il nostro se ne frega. Forse sta provando a innescare un meccanismo psicologico che convinca gli italiani che una condanna ai lavori forzati può essere anche prevista. In linea teorica sarebbe anche possibile intraprendere un simile percorso, ma la via giusta non è quella della pubblicità subliminale sui social, bensì, un aperto, chiaro e trasparente dibattito parlamentare.

Io sono un sostenitore accanito della possibilità di riabilitare i rei, ma sono anche profondamente convinto che l’Italia non è il paese giusto per queste operazioni che, quando e se riescono, sono da considerare miracolose.

Il clima di illegalità diffuso, la cronica tendenza a fare i furbi, coordinato col sistema giudiziario più lento d’Europa, e non solo, chiariscono il contesto difficile.

Io per la verità, e so di andare contro corrente, sono sostenitore dell’infamia del sistema carcerario: rinchiudere una persona per castigo e tenerlo in vita in condizioni deprecabili, non mi sembra né civile, né intelligente. Figuriamoci la pena di morte.

Un sistema civile e intelligente pensa a prevenire, il reato dovrebbe rimanere un’eccezione. E poi mi sembra tanto di vendetta vigliacca. Vuoi mettere con la nobiltà del perdono?

Gesù non giocava al ribasso e, se mise la misericordia a un gradino superiore finanche dei sacrifici, vuol dire che mirava davvero alto.

Dice: ma come ti regoli con un assassino, un pedofilo o un mercante di droga?

Non lo so, ma credo che gli studiosi stiano, sul punto, un tantino regredendo, conformandosi a un populismo diffuso sollecitato negli umori più biechi anziché educato verso valori cristiani; quei valori predicati ma giammai praticati. Valori che poi non sono solo cristiani, bensì universali, sia chiaro.

E’ facile gridare “alla forca” o “alle fiamme”, salvo poi svegliarsi col cipiglio del guerriero intollerante anche all’odore di cucinato che proviene dal dirimpettaio.

Cioè, è questo il mondo che vogliamo? Non credo, per il semplice motivo che questo non sarebbe un mondo nel quale vivere sereni, ma nel quale girare armati e pronti allo scontro, con uno Stato in diritto di superare qualsiasi limite, con conseguente deposito in soffitta delle conquiste di civiltà degli ultimi decenni.

A margine la questione della benda, chè può essere un incidente di percorso da parte di un carabiniere esaltato, o la conseguenza di chissà quale intrigo, tutto può essere, ma costituirebbero entrambe le ipotesi un caso isolato, rimane la circostanza, amara, che, anche attorno a un efferato delitto, che non è tale solo perché la vittima è un carabiniere ma perché era un uomo che lavorava, si fa speculazione politica di basso livello, si straparla, e si dicono scempiaggini, da entrambi gli schieramenti che esistono oggi in Italia, quello dei forcaioli e quello dei non forcaioli col culo degli altri. Quando avremo due fazioni che discutono, anche litigandosi, con argomentazioni seriamente politiche, vorrà dire che saremo usciti da questa profonda crisi morale e di valori.

Chiedo giustizia. E si sentì una lunga pernacchia.

Posted on 30. lug, 2019 by in Argomenti

Chiedo giustizia. E si sentì una lunga pernacchia.

Leggevo, oggi, su un quotidiano, che la parrocchia di appartenenza del Carabiniere accoltellato e ammazzato, chiedeva giustizia. L’ho letta spesso questa frase: chiedere giustizia. E, a parte la mera dichiarazione, che suona magnifica, comunque quanti ce ne sono che quotidianamente la chiedono con un atto reale, presentando una denuncia, una querela, notificando un atto di citazione, depositando un ricorso.

E’ il caso di chiedersi quanti la ottengano, poi, giustizia.

Beninteso, avere giustizia significa non soltanto che si accerti un reato o un inadempimento, ma che si individuino le responsabilità e che si completi la reintegrazione morale e patrimoniale in favore della vittima, o di chi ci rimane a suo nome.

Quindi, guardando l’Italia, chiedere giustizia suona più come una petizione di principio che come una possibilità reale, visto che se pure ti danno ragione, te la danno dopo una barca di anni e non è detto che ogni danno venga comunque risarcito. Nel frattempo hai anticipato le spese allo stato, hai pagato un avvocato, quindi al danno si è aggiunta la beffa.

Penso alla dott. Lauletta che, per vedersi dichiarare che il concorso lo aveva vinto lei, all’ospedale di Potenza, ci ha messo 9 anni di Tar, 9 di consiglio di stato, altri 4 per quisquilie varie e ancora non si conosce l’entità del danno che ha subito, per esempio. O penso a chi, Michele Silletti, è stato accusato di truffa, ha scontato la custodia cautelare, si è visto sottrarre le convenzioni, il tutto per non aver fatto niente, visto che è stato assolto.

O penso a quell’ottantenne che chiede in sede civile un risarcimento del danno subito e il Tribunale di Potenza non decide la causa perché non è sufficientemente vecchia. O penso ancora a quella professionista di Potenza che ha fatto ricorso di urgenza al Tribunale del Lavoro e ancora aspetta una decisione dopo circa dieci mesi.

Faccio l’avvocato, ahimè, da trent’anni, e l’ahimè è per la professione non per gli anni, e non ho mai visto fare giustizia nel vero senso della parola.

Dicono che siamo uno stato di diritto. Credo non sappiano cosa significhi “stato di diritto”.

Oggi, invece, un cittadino sostava con l’auto davanti all’entrata di un parcheggio e nonostante strombazzassi per chiedergli di farmi passare, lui si sorbiva il caffè tranquillamente al bar, pur avendomi visto. I teorici del “chiedere giustizia” cosa mi avrebbero consigliato? Ho pensato che ci stava pure il reato di “violenza privata”, ma ricordando che per un caso analogo, stesso posto, altri attori, il Tribunale emise una sentenza dopo sei anni, mi sono deciso a fare diversamente e quindi ho preso il cittadino per un braccio e l’ho portato di peso alla sua autovettura nel contempo riempendolo di improperi. Ebbene, ho avuto giustizia, senza pagare un avvocato, senza mettere bolli, senza dover citare testimoni, e, questo è il vero miracolo, in pochi minuti.

Non credo di aver agito secondo le regole, ma neanche lo Stato lo fa, quando svuota le tasche e brucia le speranze di chi si rivolge a lui con la speranza che freghi qualcosa a qualcuno.

Il vero far west non è quello che accadrebbe se ognuno facesse come me stamattina, ma è quello cui ci ha portato uno stato negligente, indifferente, avido e incapace. E’ far west decidere una causa dopo dieci anni, salvo appello; è far west far prescrivere i reati; è far west tenere una denuncia in un armadio sine die a prendere polvere; è far west non decidere un ricorso di urgenza; è far west rinviare una causa a sette mesi; la giustizia è vero far west, anche perché alimenta comportamenti autonomi dettati dall’esasperazione.

Fosse per me consiglierei lo sciopero della giustizia, evitando di portare i propri problemi davanti a un tribunale fino a farli scoppiare per la monotonia di non aver nulla da fare, senza potere perché senza lavoro. Tanto questo stato giustizia non ne darà mai, inutile chiederla.

Il processo, diceva un saggio, è una macchina che stritola, si entra maiali e si esce salsicce.

172 milioni diviso 50.000

Posted on 24. giu, 2019 by in Argomenti

Possiamo cominciare a pensare che questo governo ha le ore contate? Parrebbe di sì. O almeno può tranquillamente affermarsi che se anche continuasse a stare in piedi, sarebbe un vivacchiare ben lontano dalle promesse.

La pace fiscale ha tranquillizzato qualcuno, ma portato al collasso tanti. La diminuzione delle tasse sembra impossibile. Il lavoro manca. La riforma della giustizia un incubo costante e tutto il resto è marginale.

La vita degli italiani, con qualche migrante in meno, non è cambiata di un punto. Cresce il divario fra poveri e ricchi, come in un qualsiasi paese del terzo mondo. Il contratto fra gli alleati di governo è diventato fonte di litigi quotidiani; questi, finchè avvenivano fra forze opposte, era un conto, ma vederli fra alleati che devono farci vivere meglio è angosciante.

Le conclusioni, facili facili, sono che non esistono politici in grado di avere una visione che ci trascini tutti oltre la rassegnazione.

Politicanti sbilenchi o inventati in pochi anni, che da uno stato di spavalda certezza su diagnosi e terapia, come mercanti affabulatori, in campagna elettorale, sono passati alla convivenza rancorosa, all’incertezza e, per quanto riguarda i 5 Stelle, anche alle divisioni interne, come il miglior PD degli ultimi anni. Gli italiani ci avevano puntato forte, sui grillini, ma le dialettiche politiche che avversavano, magari giustamente, hanno fatto irruzione e conquistato il loro palazzo, la scelta dei candidati si è dimostrata fallimentare, specie a livello locale e lo spirito originario è stato tradito, se è vero, come pare, che già si parla di ritorno alle motivazioni iniziali.

La corruzione impazza, complice anche una magistratura capace di delegittimarsi da sola e gli scenari sono impazziti, forse non più recuperabili a una dignitosa civiltà.

In cambio il sole splende, il lavoro nero e quello fuori legge foraggiano l’economia italiana mantenendola ironicamente in piedi, le spiagge sono affollate e le chiappe al vento non si contano, senza distinzione di età. Le strade di ritorno dal mare, alla domenica, sono trafficate al punto da pensare che la crisi sia un bluff, ma è un bluff nel bluff, perchè chi sta male sta sempre peggio.

Il montepremi del Superenalotto cresce a dismisura e male non sarebbe suddividerlo fra chi è senza lavoro, neanche nero o fuori legge, intendo. Cinquantamila a famiglia per qualche mese sorridente. 172 milioni diviso 50.000 fa 3.440, che è un bel numero. Sarebbe un bel gesto pacificatore, solidale; poi semmai vieni a sapere che però hanno imbrogliato e i 3.440 sono dei raccomandati, oppure ti dicono di no perchè il sorteggio è pilotato e già si sa chi li vincerà.

Sarebbe l’ennesima storia italiana, digerita con un’alzata di spalle, tanto in Italia siamo davvero tolleranti: soprattutto nei confronti dei millantatori, dei delinquenti e degli incapaci. Insomma, un paese con un’umanità immensa.

Il Sindaco derubato, articolo pubblicato sul Quotidiano del Sud del 21 giugno

Posted on 21. giu, 2019 by in Argomenti

Il Comune di Potenza riprende a lavorare. Presto ci sarà una nuova giunta, vedremo quasi tutte facce nuove, si presume, molti esordienti, mai stati neanche consiglieri, una dose di entusiasmo corposa cui corrisponderà il generale timore per tanta inesperienza.
Si sente dire che il Sindaco pescherà a piene mani dai consiglieri più votati. E’ un sistema come un altro; ricorda tanto le scelte dei 5 Stelle, che, come è noto, non prescindono dagli esiti delle consultazioni via web e troppo spesso sembrano inadeguate. Mi spiego.
Se a essere nominati assessori saranno i consiglieri più votati è come se la scelta della giunta sia stata fatta dal corpo elettorale. Una specie di elezione diretta oltre che del Sindaco, anche della giunta. Ripeto, è un metodo come un altro, ma che tradisce la prerogativa principe del Sindaco di scegliersi gli assessori. Le deleghe, si sa, le conferisce appunto il Sindaco, la scelta è sua, ma in tal modo lo è solo formalmente, perché si finisce per consacrare solo l’esito del voto; all’elettore, però, non si chiede di scegliere anche l’assessore ma, con questo metodo, in un certo qual modo finisce farlo, seppur inconsapevolmente.
Ma una cosa è essere eletto consigliere, un’altra essere nominato assessore.
La giunta deve avere competenze a prescindere dal voto, e non sarà certo una manciata di preferenze in più a rendere più competente tizio di caio, mi sembra elementare.
Il Sindaco, invece, usando responsabilmente il suo potere di scelta, deve disegnare una giunta che funzioni a prescindere dell’esito delle elezioni e della quale deve rispondere lui in prima persona.
Si può capire che i partiti della coalizione possano brigare per decidere quanti assessori tocchino all’un partito e all’altro, ma derubare il Sindaco della prerogativa principe delle scelte personali costituisce un atto di delegittimazione.
Le scelte assessorili sono la spina dorsale dell’amministrazione e devono offrire quelle garanzie che non possono offrire le elezioni, sebbene solo una seria, logica, motivata e responsabile scelta da parte del Sindaco.
Invece un Sindaco che non mette becco nella scelta degli assessori ma, appunto, si rimette alla volontà popolare e a quella dei partiti, è un Sindaco che potrebbe apparire già dal primo passo poco autorevole, e così i partiti, che diventano secondari rispetto alla forza elettorale del singolo consigliere, il quale, poi, potrà cambiare schieramento portandosi dietro il suo bel consenso.
Insomma, ci troviamo davanti a una sub-specie di democrazia diretta e totale, non prevista dalle norme e politicamente ingiustificabile o quantomeno incoerente.
Senza contare che, così facendo, la responsabilità del Sindaco risulta inesistente e il fallimento politico e amministrativo di un assessore finirebbe per gravare sull’elettorato.
Un’ultima considerazione. Un simile metodo, se confermato, alimenterebbe la corsa al consenso che, se è giustificata per il Sindaco,organo prima di tutto politico, non lo è per gli assessori, e questi, se invece scelti dal Sindaco, dovendo rispondere solo a questi, non dovranno ringraziare nessuno, garantendo una trasparenza amministrativa davvero auspicabile, specie di questi tempi.
Per dire, of course.

Cioè, avevo sonno, ma poi i pensieri …..

Posted on 19. giu, 2019 by in Argomenti

Ricordo che, anni fa, la politica era meno invasiva. Non era assolutamente necessario avere il sindaco all’inaugurazione di un bar, ma in compenso erano le idee politiche a entrare nei discorsi.

In TV rompevano solo in prossimità delle elezioni nazionali, mentre quelle locali non avevano un’eco potente.

I politici inquisiti e condannati erano molti ma molti di meno e in genere di un amministratore si diceva che era un signore, e lo era davvero.

La magistratura non aveva pretese di protagonismo e i magistrati avevano l’esclusivo potere di decidere le cause, senza optionals.

La droga era roba per pochi intimi, ma a sbevacchiare si era in molti, però senza vomitare per strada.

C’erano momenti familiari fissi, nella giornata, e per uscire con la macchina si chiedevano le chiavi a papà.

Si giocava per strada fino a 18anni, con un pallone, in piazza e allo stadio si gridava “pupo nero” all’arbitro.

C’erano meno soldi.

La cultura non era un obbligo sociale, ma si studiava molto di più.

Mio padre accolse con favore la mia prima richiesta di un libro da leggere e mi mise in mano il “giovane Holden”. Mi voleva avvocato e quando gli chiedi se poteva essere meglio provare a fare il giudice mi disse “non credo sia per te, ma se vuoi…”.

Infatti non era per me. Dover decidere chi ha ragione e chi ha torto richiede un distacco dalle persone e dalla vita reale notevole e, poi, avere una innata tendenza per il più debole non è proprio quello che si dice equilibrio giuridico, insomma un giudice non parteggia o almeno non dovrebbe. E poi un avvocato disonesto fa meno danni di un giudice disonesto. Non mi ritengo disonesto, comunque dovesse essere, sarebbe, appunto, meno dannoso e non devo spiegare il perchè, anzi sì, perchè un avvocato non fa sentenze.

Ho sempre ammirato i coraggiosi, ma ne vedo pochi.

A chi dice che ama Potenza, e sono tanti, chiederei più rispetto per la città ma è inutile, sono come quei mariti violenti che amano la moglie e la picchiano.

A chi dice vota per il cambiamento non rispondo neppure chè non sono scemo e so che cambiare, per loro, significa cambiare le persone, non i sistemi.

E, infine, una preghiera: quando il ponte di Montreale sarà riaperto, evitate cerimonie e tagli di nastro, ma riunitevi in un religioso e compunto silenzio per tutto quello che si doveva fare e non è stato fatto, tipo pulire i tombini.

 

Giacca e cravatta

Posted on 18. giu, 2019 by in Argomenti

 

Sei un elettore del cambiamento? Ti senti disorientato perchè ai proclami gridati contro il sistema del centro sinistra non segue un’altrettanto gridata prima fase di governo? Hai l’impressione che non stia cambiando niente? Tranquillo e, come direbbe un potentino qualsiasi, “è tutto a posto”, perchè funziona così.

Infatti quando si siede sulle poltrone che contano, dopo una vita spesa a dire che tutto non va, si ritrova compostezza, si scopre l’aplomb istituzionale, si indossa, insomma, la giacca con la cravatta e ci si sente un pò arrivati.

Parlo degli eterni oppositori che vincono le elezioni e governano; della destra lucana, per esempio, ma anche del M5S nel governo della nazione.

Dopo anni di guerra mediatica, di “siete tutti uguali”, di “con noi sarà diverso”, una volta al potere, conoscono il politicamente corretto, ne apprezzano la duttilità e comincia una rapidissima, insospettabilmente rapidissima, mutazione di modi, comportamenti e forse anche giudizi.

Evidentemente le cose cambiano al potere: l’approccio è diverso, bisogna costruire, amministrare, mediare, mentre all’opposizione è tutto facile, basta alzare la voce e puntare il dito su quello che si ritiene non vada, e cioè, in genere, tutto. Poi si comincia a capire, o lo si sapeva già ma non si poteva dire, che non tutto è scombinato, anzi, ma guarda come si lavora bene, groan, si studiano i sistemi e ci si adatta, burple.

Certo, normale, ma neanche tanto.

Chi fino a ieri ci ha abituato all’ “io avrei fatto diversamente, altrochè”, dovrebbe guidarci verso la rivoluzione promessa con altrettanto cipiglio, indicandoci i vari cambiamenti imposti, i nuovi obiettivi, la scoperta delle magagne supposte fino a ieri l’altro, e questo sin dal primo giorno, perchè la vittoria è stata comune, degli eletti e dei loro votanti e, se non il sangue dei vinti, almeno qualcuno dei tanti misfatti potrebbe venire pur fuori, se esistente.

Del tipo, se Arpab fino a ieri era un ente scombinato che non faceva bene il proprio dovere, si gridava da destra, bene, in cosa e come sta cambiando l’ente tanto vicino alle estrazioni? Un esempio, al quale se ne potrebbero affiancare mille altri.

Invece, indossato l’abito governativo, è come se si perdesse l’audacia birichina e giovanile del sempre contro per diventare di botto saggi, prudenti e, appunto, governativi, in una parola noiosamente burocrati e polverosamente adulti.

Ma così erano buoni pure quelli di prima, per dire.

Non voglio dare ragione a chi ritiene, con spavalda sicumera, che “qua non cambierà mai niente” che governi tizio o caio, e, comunque, è presto per giudicare, ma il cambiamento radicale fa un certo effetto: i toni si placano, la voce è più accomodante, non tutto va a rotoli, così, all’improvviso, e chi aveva votato per la rivoluzione si ritrova confuso, perchè viene catapultato al posto di quelli che aveva fieramente combattuto. Invece i combattenti di ieri dovrebbero evitare di snaturarsi, dovrebbero continuare a combattere, da una posizione diversa, ma combattere. E’ questo che si aspettano sia coloro che hanno votato il cambiamento, sia, perbacco, chi non li ha votati. E’ questo il senso dell’alternanza, della novità, cioè il contrario della stagnazione.

In fondo, di questi tempi, la formula migliore è proprio quella della Lega al governo: maggioranza e opposizione, contemporaneamente, quello che fa comodo si dice, anche contro se stessi, sebbene la formula del contratto di governo legittimi un pò questo strambo comportamento e permetta alla fine di individuare sempre un avversario, anche fra gli alleati.

In Regione questo però non è possibile e allora rimaniamo in fervida attesa che qualche cosa accada fra le mille cose promesse, un segnale, un fulmine che ci ricordi che cambiamento significa, appunto, cambiamento, ma dei sistemi, non solo delle persone.

 

Guarente contro Tramutoli, scontro generazionale, non politico.

Posted on 29. mag, 2019 by in Argomenti

Guarente contro Tramutoli, scontro generazionale, non politico.

E se si trattasse, ormai, solo di uno scontro generazionale?

No, la politica c’entra poco, quel cincinin bastevole a confondere, a mischiare le carte. E a Potenza lo si è visto chiaramente.

Giovani contro banomi, al di là di ideali, destra, sinistra, fascismo e cippe varie.

Lo slogan sbrigativo che fa sintesi contro il pensiero che si dispiega armonioso ma lungo, talvolta contorto; il vocabolario ridotto ma comprensibile a tutti, contro la ricerca anche della parola a effetto. La vita secondo un’umanità che corre, senza sapere verso cosa e un‘altra che si attarda a chiedersi perchè. La soluzione facile contro l’ermeneutica delle cause.

In uno slogan, giovani contro banomi, o, se volete, Guarente contro Tramutoli.

Un occhio ingenuo potrebbe immaginare un ballottaggio fatto di matematica e politica: il pd e i 5 stelle non potranno che convergere su Tramutoli, che, quindi, vincerà. No, non è così semplice, perchè un trentenne, sebbene di sinistra, che ha votato Andretta, potrebbe sentirsi portato a votare il coetaneo, col quale ha più cose in comune, anziché il professore, col quale avrebbe poco da discutere o da condividere, diversi per abitudini, riti, letture e ambizioni.

Quel (falso) senso della vita da vivere che a trent’anni è diverso che a cinquanta, quella birra serale da bere alla bottiglia in piedi di notte davanti al bar è un rito nel quale Tramutoli c’entra poco. Poco importa se ci sono affinità politiche. Oggi non contano. Oppure è politica anche quella riscoperta vicinanza giovanile che ha recluso i cinquantenni a casa e riempito di ragazzi le città, dalle ventidue in poi. I primi davanti alla TV e gli altri a discutere, azzuffarsi, bere, ridere e piangere, ma fra di loro, senza che sia ammesso il vecchio e senza che un tanto sia discutibile.

No, non c’entra la politica, oppure la politica è anche questo, oppure ancora, solo questo.

I più votati sono i giovani, salvo poche eccezioni, o no?

Ecco, i giovani di oggi, nati nella precarietà alla quale i cinquantenni non si sono mai abituati, riconoscono solo i loro simili. I vecchi possono solo fare da contorno.

È un bene o un male? Non lo so, ma mai le diverse generazioni sono state così lontane o contrapposte come di questi tempi, anche se non lo danno a vedere. E, nonostante mille errori, scimmiottamenti e apparente trasparenza intellettuale, i giovani oggi hanno un sopravvento che in tanti stentano a riconoscere. Siano bravi o grulli, intelligenti o zoticoni, il mondo è loro e a noi, anziani e vecchi, o semplicemente banomi, non resta che guardare oppure correre il rischio di trovarci nel posto sbagliato all’ora sbagliata, per esempio, una notte, davanti un bar a bere e discutere di diabete sognando invece il letto.

 

https://youtu.be/oYnI–eSbnc

Obbedienza alle leggi poca, agli uomini troppa.

Posted on 26. mag, 2019 by in Argomenti

L’Italia risulta non perfettamente intellegibile se non si usano i canoni di lettura necessari.

Per esempio, se, altrove, esiste il primato della legge, di modo che chi la viola è un delinquente e, di conseguenza, o viene fatto fuori o si leva di torno da solo attraverso il metodo delle dimissioni, da noi esiste il primato di chi comanda.

Potrebbe sintetizzarsi comodamente con lo spot “obbedienza alle leggi, poca, agli uomini, troppa”. Ne consegue che il potente di turno manipola concorsi, appalti, sistema i suoi fidi, elimina la concorrenza in ogni maniera, aiuta chi fa par della sua cordata e meraviglie del genere, il più delle volte violando la legge, mentre, d’altro canto la legge rimane una scure da abbattere innanzitutto con estrema calma, e in secondo luogo solo nei confronti di disgraziati o avversari.

Se volessimo arrenderci alle logiche nichiliste, e tutto sommato affascinanti, che ritengono come le norme non siano qualcosa di veramente serio, non potremmo comunque escludere che anche le norme, non scritte, che prevedono il primato del potente, abbiano una loro speciale bizzarria.

Una volta, però, chiarito che la legge in Italia ha un ruolo assolutamente secondario, confortato, nella sua subalternità, da una stravagante loro applicazione, affidata a una giustizia lenta, ondivaga e troppo umorale, talchè un inveterato corruttore per un tribunale diventa, non di rado, un uccellino per la Corte di Appello o per la Cassazione, dobbiamo chiederci quanto differenzi la democrazia dai regimi totalitari, soprattutto quando declinata senza il primato della legge.

Questo discorso, beninteso, non guarda ai principi così come declamati da libri e istituzioni, ma guarda al quotidiano che, almeno in Italia, conta gare di appalto e concorsi trasparenti come fossero gemme preziose e rarissime.

Imbarazzante, poi, anche il grido di guerra e di vittoria di chi esulta per il blocco del corso della prescrizione dopo il primo grado, soluzione che porta a usare il processo come castigo perenne in vita, quasi come l’inferno per l’aldilà. La prescrizione è una regola di salvaguardia contro l’inefficienza, i ritardi della giustizia e le influenze o maternità dei magistrati, che messi assieme e frullati per benino, rendono i processi pazienti torturatori dell’essere umano.

Mai peggior vendetta è stata inventata come quella di un processo lento e logorante.

Ma siamo in Italia, dove la giustizia è come la vendetta e cioè un piatto da servire freddo, con un sadismo d’eccellenza che con la civiltà giuridica ha rapporti come io con il presidente della repubblica del Laos, ammesso che in quel paese esista una repubblica, cosa che non so, senza neanche vergognarmene più di tanto, da ignorante spavaldo qual sono.

Ma, tornando al refrain di questa elucubrazione, per capire bene l’Italia bisogna usare le vere fonti della legge in uso che, come dicevo sono: il potere con annesse tutte le sue particolarità, tipo l’avidità e la protervia, il teniamo famiglia, come attenuante morale generica, e poi la legge, specie per chi non ha speciali santi nel paradiso terrestre che è la politica e i suoi addentellati. Solo chi applica esattamente le fonti secondo questa scala gerarchica può capire bene l’Italia, un paese sui generis che si divide fra chi comanda e chi gli si prostra davanti, tenendo conto che anche chi comanda serve uno che comanda di più, prostrandoglisi davanti e anche chi serve finisce per avere un sottoposto gerarchico cui mostrare il culo per una lustrata.

Il complesso di superiorità

Posted on 25. mag, 2019 by in Argomenti

Il complesso di superiorità

 

Non so se è presunzione, la mia, supponenza, o complesso di superiorità.

Sono assalito, alla vigilia delle votazioni europee e comunali, dalla esatta sensazione di valere di più di quello che la politica mi offre di votare. Quindi un senso di impotenza mi pervade: la certezza di non poter votare i migliori, quelli nei confronti dei quali nutrire trasversalmente quell’ammirazione che si tributa alle eccellenze. Ovvio che non si tratta di una questione di età, anzi un giovane di qualità mi vedrebbe suo appassionato fan, siccome un cinquantenne o un ottuagenario autorevoli.

Va bene per i candidati consiglieri, un esercito invero sproporzionato, con loro si deve chiudere un occhio, avranno il tempo di formarsi e di dimostrare il loro valore o la loro inconsistenza politica, ma per le candidature apicali, quando un partito non opta per i migliori, non lavora nell’interesse pubblico, ma segue piccole strategie di bottega o di corrente, per ciò tali da squalificare loro stessi e la politica in genere.

E io ho questa sensazione viva, che, cioè, non si siano stati scelti i migliori, secondo quella logica che ha ridotto la politica a un gioco del monopoli reale, solo che le vie, le case e tutto il resto sono nostri, non di chi gioca.

L’autorevolezza, la genialità, la fantasia che sprigionano dai migliori sono visibili a occhio nudo, così come con uno sguardo ci si rende conto della miseria in generale dell’offerta politica.

Eppure siamo in mano a partiti che non sanno fare di più, dilaniati, tutti, dalla fame di potere di perfidi e mediocri individui capaci di affossare o nascondere quanto di buono ogni partito pure ha.

La situazione non migliora a livello nazionale, purtroppo, tanto che oggi, a un giorno dalle elezioni, non sappiamo quale programma europeo verrà portato avanti dalle forze politiche che si propongono.

Quindi potrei anche evitare di votare, ma alla fine lo farò, con la consapevolezza che qualunque voto darò si tratterà sempre di un suicidio.

https://youtu.be/-L9Vo6MHRdc

La fiera degli impresentabili

Posted on 21. mar, 2019 by in Argomenti

Regionali Basilicata 2019.

Centro destra e centro sinistra hanno, nelle liste, degli impresentabili, ben 5. Diconsi impresentabili coloro i quali sono ritenuti tali da uno speciale organismo parlamentare, sulla scorta di procedimenti giudiziari a carico degli interessati.

Per come ho avuto modo di dire in altre occasioni, l’impresentabilità che più salta agli occhi è quella dei due candidati governatori, però, e non certo per motivi giudiziari, bensì per l’inadeguatezza degli stessi, per come manifestata chiaramente in campagna elettorale da entrambi, e per la loro davvero incontrovertibile e cromosomica lontananza da un ruolo gravoso e densamente politico come quello di governatore di una regione.

Insomma sembra che ogni tipo di impresentabilità possibile e immaginabile, tecnica o politica, sia stata ben considerata dagli ideatori delle rispettive compagini elettorali, quasi a dispetto di un popolo che ha bisogno di svoltare, lasciando da parte e negli archivi la tradizionale raccomandazione, le filiere, il consenso barattato e il piacere agli amici, e come direbbe il sindaco De Luca, anche agli amici degli amici.

Meno male che ci sono altri due candidati con le rispettive liste, così l’elettore non sarà costretto a scegliere il meno peggio, ma potrà fare valutazioni anche in positivo.

Con i migliori saluti, estensibili a piacere.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>