Monday, 18th November 2019

Tutti presenti, dal Quotidiano del Sud

Posted on 15. nov, 2019 by in Argomenti

Tutti presenti, dal Quotidiano del Sud

Alla stazione, alla partenza di Bocca di Rosa, c’erano tutti, dal Commissario al sacrestano, raccontava De Andrè, mancavano i politici. E certo, perché questi, i politici, non vanno alle stazioni ma alle inaugurazioni. Infatti, al taglio del nastro del ponte diMontreale c’erano davvero tutti, un esercito è parso, con amministratori vecchi e nuovi, tutti a festeggiare una delle opere più attese, ma anche solo una delle poche opere e basta.

A margine l’estetica (bello di sotto e brutto di sopra, come dire ha un bel corpo ma è brutto- da notare il sessismo all’incontrario, vera perla), a margine pure la rete di protezione e il guard rail che non protegge i passanti, ma forse la rete, ma che evidentemente rimane solo un fregio estetico di indiscutibile pregio, rimane la festa dei politici, quel dover esserci, farsi fotografare, apporre una firma. Devo immaginare fossero presenti davvero tutti, salvo qualche eccezione che nobilita l’assente, finanche o forse soprattutto, chissà, i responsabili di un’apertura davvero fuori tempo massimo.

Ecco, quella foto potrebbe diventare una foto segnaletica se i ritardi nel terminare le opere pubbliche fossero reato. Per dire, ovviamente. Ma il fatto che tutto, anche un ritardo scandaloso, finisca a tarallucci e vino e spumante e taglio del nastro e hip hipurrà e sorrisi e congratulazioni, non riesco a digerirlo. Sarà un mio problema di stomaco, è evidente. Così come questo voler esserci per forza, questo manifesto e spropositato presenzialismo, non ha un briciolo di eleganza.

Che, poi, diciamocela tutta, che c’è da festeggiare? Lo scampato pericolo che di un maggior ritardo di qualche ulteriore anno? O la grande impresa di aver ristrutturato un ponte malmesso? Suvvia. Oggi tutto diventa una celebrazione, una festa. Quindi si finisce per svilire proprio quelle che sono, davvero, occasioni da festeggiare, quei fatti eccezionali, rari, inconsueti, quelle manifestazioni del genio umano oppure quelle opere che possono fare la storia di una città, non una semplice ristrutturazione, peraltro sconclusionata, tardiva, che ha prostrato una parte della città per troppo tempo.

Dai, allora, cominciamo a festeggiare anche le responsabilità: di chi è la colpa del colossale ritardo? del maltempo? Bene, mettiamogli il muso e non usciamo più quando piove, snobbiamolo. Oppure la colpa è del fantasma formaggino? Magnifico, cancelliamolo dal nostro immaginario, ignoriamolo, non raccontiamone più le gesta. E, non appena individuato il responsabile, festeggiamo con cortei, sfilate e trombette, perché sarà, questa, davvero una giornata storica. Pensateci un attimo: “scoperto il colpevole del ritardo di un’opera pubblica, la prima volta in Italia! Lode agli investigatori. La Basilicata prima regione d’Italia ad averne individuato uno. La popolazione è in festa!”

Si scherziamoci su. In fondo pare serva per pareggiare i conti con la vanità, sempre in rosso. Ma la prossima volta, tipo fra trentasette anni, quando un’altra opera verrà ristrutturata o addirittura fatta da zero in questa città, giuro ci sarò pure io, Gigio Gigi, un cittadino qualsiasi, mi farò largo fra i politici per arrivare alla prima fila e farmi fotografare. E sarà anche questa una prima volta: un cittadino che festeggia al posto di un politico. Tiè.

 

 

Volontariato di Stato, dal Quotidiano del Sud

Posted on 12. nov, 2019 by in Argomenti

Volontariato di Stato, dal Quotidiano del Sud

Un fenomeno in continua espansione, benchè affatto deformato o, se si preferisce, snaturato, è quello del volontariato. Si è sviluppato, infatti, fino a invadere campi nei quali tutto si sarebbe pensato tranne che sarebbero stati affidati a persone di buona volontà e, soprattutto, senza pagare una lira, oppure, organizzandolo in maniera sfrontata se non irresponsabile.

Io credo che il volontariato dovrebbe essere limitato a quelle zone dove non arriva lo Stato, per esempio o dove situazioni contingenti e personali impediscono che l’essere umano possa vivere come tutti. La raccolta e la distribuzione di indumenti o pasti, per esempio, agli indigenti, può trovare nei volontari ottimi ideatori ed esecutori materiali. Anche per offrire un servizio per così dire “in più” a chi ne avesse bisogno può essere materia di volontariato.

Ma quando uno Stato cede in subappalto i servizi che deve rendere per legge a volontari da non pagare o pagare simbolicamente, beh, allora c’è puzza di sfruttamento, mascherato da volontariato.

Per esempio, che presso gli ospedali servizi primari vengano affidati a volontari in pensione, che dovrebbero tappare le falle di un sistema allo stremo, senza che quella prestazione gratuita giovi ad altri che all’ente, non sta bene e per mille motivi. Innanzitutto non potrà essere preteso un impegno ancorato a obblighi contrattuali: se non sono pagato e oggi non ne ho voglia a lavorare non ci vado, per dirne una. Qualche ulteriore problema potrebbe essere causato da un servizio offerto da un lavoratore non organico all’ospedale, con ipotetiche conseguenze in riferimento alla eventuale responsabilità. Ma vi è di più. Il paziente potrebbe richiedere l’intervento del medico dell’ospedale, rifiutando la prestazione di un volontario? Mi viene da pensare e perchè no? Anche perchè il volontariato, come dice la parola, si basa sulle volontà e non risponde mai a uno specifico obbligo, mentre tale dovrebbe diventare un rapporto continuativo. Ma v’è di più, ancora. Un medico per lavorare per l’ospedale deve superare un concorso, il volontario no, finendo per fare le medesime cose e creando una evidente e ingiustificata disparità, fra medico e medico.

Poi c’è il mondo della giustizia. Questo senza l’apporto costante e indefesso dei giudici onorari soccomberebbe sotto il peso degli arretrati che, già coi giudici onorari, è poderoso.

Il magistrato onorario svolge le medesime funzioni del magistrato togato con l’unica differenza che il magistrato prenderà una pensione d’oro e il magistrato onorario no. Oppure mentre lo stipendio del magistrato è cospicuo, il gettone che prende il giudice onorario sa di mancia. Ma, lo ripeto, fanno le stesse cose. E, cosa ancora più grave, la giustizia costa tale e quale sia con lo stipendio del magistrato, sia che costi allo stato gli spiccioli del gettone dell’onorario.

Ancora. Gli onorari non superano un concorso, ma fanno giustizia uguale, non c’è un serio filtro per il loro reclutamento e finiscono per essere gli uomini di fatica della giustizia italiana.

Si rifiutassero tutti assieme di farsi schiavizzare, l’Italia processuale impazzirebbe, stando già in ginocchio.

Ma il fenomeno si allarga sempre di più e uno Stato accattone approfitta delle professionalità di tanti per affidare loro le sorti italiane in servizi essenziali, risparmiando un mucchio di quattrini. Ve l’immaginate un privato che accettasse di assumere un volontario che fa il lavoro di un normale dipendente, senza pagargli stipendio, contributi e Inail; passerebbe i guai. Lo Stato, ovviamente, no.

La cosa triste è che lo Stato approfitta e sfrutta senza vergogna. Fra l’altro creando le cosiddette sottospecie, e mi spiego: un magistrato onorario non verrà mai riconosciuto come vero magistrato, ma al più come precario, di conseguenza non godrà dell’autorevolezza che un magistrato deve avere, e finirà per ricevere un trattamento di serie B, dai cittadini, dagli avvocati e dai magistrati togati. Così per i medici volontari.

E’ lecito chiedersi, però, se sia giusto assumere responsabilità, correre rischi professionali, lavorare, senza quel riconoscimento previsto dalla Costituzione. Certo che non lo è e, questo italiano, è uno Stato miserabile che umilia professionisti, sfruttandoli e conservando inimmaginabili privilegi per i titolari.

Due ultime annotazioni. Negli anni 50, 60 e 70, sindaci e consiglieri comunali non venivano pagati e il gettone minimo e simbolico previsto veniva garbatamente rifiutato. E si trattava di gente che sacrificava il proprio lavoro per servire le istituzioni. Ecco, visto che i volontari vanno di moda, prevediamoli anche in politica. E infine, quanto manca al giorno in cui ci saranno poliziotti, netturbini e infermieri, professori e impiegati, tutti volontari, tutti a gettone e tutti morti d fame?

Governi e pessimismo, dal Quotidiano del Sud

Posted on 10. nov, 2019 by in Argomenti

Governi e pessimismo, dal Quotidiano del Sud

Per anni, oserei dire decenni, per quanto pessimi fossero i governi, l’Italia rimaneva un paese ottimista. Oggi, per quanto pessimi si siano confermati i governi, è scomparso pure l’ottimismo.

Il pessimismo che residua non contrasta, ma si sposa con la folle corsa al divertimento, alla dissoluzione, all’almeno godiamocela, che caratterizza soprattutto gli obiettivi delle classi più giovani.

I pensionati, invece, almeno quelli coi figli e i nipoti sistemati, pare se la passino meglio; buon per loro: viaggi, corsi di ballo, cene e cenette, vacanze esotiche. Non aver nulla da fare per lavoro, avere un corpo che ancora risponde ai sensi e uno stipendio assicurato, pare faccia bene anche all’umore.

Viviamo in una società dai contrasti enormi e ben in evidenza. Da un lato disoccupazione e drammi, dall’altro agiatezza e spensieratezza. Da un lato una classe privilegiata ricca e che tende ad arricchirsi sempre di più, dall’altra una classe che, se lavora, stenta ed è oberata di tutto.

Una situazione caotica, politicamente approssimativa, con una facciata ancora presentabile e una realtà preoccupante.

Detto questo, come usa intercalare oggi quando si prova a esprimere un pensiero in tv, ma anche altrove, tocca interrogarci seriamente sul come fare a tornare un popolo ottimista.

Esclusi accorgimenti estemporanei come la vittoria del campionato europeo di calcio, della champions e della formula uno, escluso per mancanza di campioni il Tour de France e anche il giro d’Italia, in mancanza di miracoli che espongano il nostro lato spirituale a nuovi compromessi con la coscienza, ecco, fuori tutta questa paccottiglia, rimangono gli ideali. Sì, i dimenticati dei nostri giorni, quelli che il sentire comune ritiene obsoleti, inutili, superati, sono gli unici che potrebbero restituire speranza e, perchè no, anche il sorriso, agli italiani, popolo soleggiato, benedetto da Dio, ricco di storia, ma ormai relegato a comparsa nel palcoscenico universale.

Se ideali vecchi o nuovi di zecca, poco conta, così come poco conta se di sinistra, di destra o di centro, se moderati o estremi, magari, ecco, un paio di ideali, in contrapposizione fra di loro, rinnovando stimoli politici ormai sopiti, verve dialettica ormai limitata a slogan triti e ritriti e senso di appartenenza che, oggi, non tracima i colori di una squadra di calcio.

L’ideale, cioè una meta superiore e collettiva, che superi i limiti dell’io e che ci spinga a speculare, attività non di moda e sostituita dalla rissa verbale senza vincitori nè vinti.

Ma un ideale presuppone riflessione, studi approfonditi, ricerca, niente a che vedere con l’andazzo attuale.

Quindi toccherà sprofondare ancora di più, aspettando che la parola end compaia sullo schermo indipendentemente da noi, ma semmai perchè l’unica soluzione fisiologica possibile. Se a rinascere saremo già noi o i nostri figli o nipoti non è dato sapere. Ma già il pensiero che una soluzione finale per ricominciare possa esserci, sebbene definitiva e non voluta o ricercata, può indurre a tornare a sorridere, amaramente, ma sorridere. E non è poco.

I comuni in rivolta, dal Quotidiano del Sud

Posted on 09. nov, 2019 by in Argomenti

I comuni in rivolta, dal Quotidiano del Sud

La notizia è che i Comuni della Basilicata, o almeno un buon numero di quelli della Provincia di Potenza, intesi come enti locali, i più piccini ma quelli che sono più vicini ai cittadini, hanno intenzione di organizzarsi per combattere l’invasione delle pale eoliche.

Queste, nelle loro diverse dimensioni, da quelle nane a quelleextra large, sono come un esercito conquistatore. Il mini eolico potrebbero fare la parte  dei pedoni in una ipotetica scacchiera, quelle medie, alfieri, torri e cavalli, mentre le super pale, re e regina.

Di fronte una popolazione che, per volontà statale, nasce già battuta, solo pedoni, pare, infatti, peraltro disarmati, incapaci di un’andatura veloce, inermi di fronte alle piroette degli avversari, cui suona favorevole anche l’inerzia di altri più grandi enti locali.

La Basilicata pare abbia superato già la soglia del “sopportabile”in riferimento alle pale, cionondimeno l’avanzata dei barbari continua.

E dunque i Comuni hanno deciso di fare gruppo, mettere assieme competenze e popolazioni e combattere il nemico, o quantomeno cercare di farlo diventare meno onnipotente.

Parliamoci chiaro: con le pale chi si arricchisce non è il territorio, ma privati senza scrupoli. E chi deve sopportare ombra, rumore e paesaggio da “guerra dei mondi” (chi da piccolo aveva i libri della collana Utet “la scala d’oro” capisce a cosa mi riferisco), sono i lucani, privati anche di quel poco che gli era rimasto: pace, verde e paesaggio selvaggio.

Lo scotto che i lucani pagano alla gloria e allo stato è enorme e duplice: da una parte le estrazioni gratis (almeno per il momento pare) o comunque a prezzi scontati come fossimo sempre al periodo che segue la befana, con tutto quello che le estrazioni comportano in termini di sicurezza e salute, questioni a oggi irrisolte, dall’altro l’eolico più anarchico che si potesse immaginare.

Il primo complice responsabile, venduto al nemico, sembra la Regione Basilicata. Questa, fin dal 1999, aveva la possibilità di munirsi di un piano paesaggistico che avrebbe potuto contingentare, se non vietare, l’eolico, ma semplicemente non l’ha fatto. Una responsabilità enorme che, secondo me, ha causato danni altrettanto enormi e altri ne può ancora causare, talchè non mi sembra sbagliato immaginare anche un suo obbligo risarcitorionei confronti delle popolazioni; dall’altro intraprendere la strada del regionalismo differenziato che rimane possibile in materia ambientale. Con il regionalismo differenziato, cioè, ogni regione può diventare speciale, pattuendo competenze particolari in determinate materie, fra le quali, come detto, rientra quella ambientale.

Anche questo strumento è datato, ma la Basilicata non ha mai inteso ubriacarsi con il cosiddetto buco nero, e cioè il magma della conoscenza che spaventa, innanzitutto perché costa sacrifici studiare e poi perché magari le mani sarebbero rimaste un po’ più legate.

Il cosiddetto sistema Basilicata, il modello lucano, portato aesempio tante volte dalla sinistra italiana, oggi mostra le crepe e i disastri che ha provocato.

E quindi i Comuni hanno deciso di non lasciare niente di intentato. Hanno contro lo Stato, la Regione, fintantochè rimarrà passiva, ma sembrano arrivare barlumi di attivismo in materia, o almeno sono stati annunciati, e poi le società che investono, insomma hanno contro il mondo intero, ma hanno dalla loro parte le popolazioni che, unite, possono invertire finanche il senso di marcia delle lancette di un orologio.

I Sindaci promotori, costretti troppo speso a vestire i panni dei Don Chisciotte, per combattere contro i mulini a vento, si legga oggi “pale eoliche”, castigati da norme stupide e bilanci all’osso, sono diventati protagonisti, seri, nella difesa del territorio. E, se davvero riusciranno a mettere insieme le forze, senza distinzione di colore politico, e dovessero intaccare quel sistema che ci vede tutti soccombere a vantaggio di entità astratte e lontane, potrannocostituire la nuova frontiera della politica, per una volta ripiegata sui problemi della gente e, detto dell’Italia e della Basilicata, sarebbe, forse, davvero la prima volta, almeno da un gran bel pacco di anni.

Senso comune, non buon senso, dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. nov, 2019 by in Argomenti

Senso comune, non buon senso, dal Quotidiano del Sud

 

Mi sbaglierò ma a me sembra che stiamo vivendo l’autunno di una lunga stagione cominciata alla fine del secondo conflitto mondiale. E, come allora, c’è stanchezza, paura e gli sforzi fatti in questi ultimi anni hanno provocato, come disse Keynes alla fine della prima guerra mondiale “una eclissi -che io spero temporanea- delle nostre facoltà di sentire o curarci di ciò che esorbita dai problemi immediati del nostro benessere materiale”.

Non abbiamo combattuto una terza guerra, ma lo stato d’animo è uguale a come se la stessimo facendo già da qualche anno.

Lo spirito è lo stesso: uno schietto “mors tua vita mea” sorregge e dá forza a un senso comune che non è buon senso, tutt’altro. Questo si nasconde ed evita di fare cupolino di fronte all’imperante e ormai de-moralizzato senso comune, nè più e nè meno che ai tempi dei promessi sposi, come raccontava Manzoni.

Anche i saperi, la saggezza, il “prudente apprezzamento” del buon padre di famiglia, come richiamato dalle nostre leggi più importanti, sono scomparsi e il risultato è un vivere di giorno in giorno anche lì dove solo programmando e guardando lontano può sperarsi in un miglioramento. La politica è affidata a personaggi piatti, per lo più incapaci di provvedere a se stessi e quindi figuriamoci come si può pretendere che provvedano per gli altri.

Basta sentirli parlare, o vedere cosa producono in termini di leggi o riforme: minchiate assolute che chiamano riforme, non sapendo di bestemmiare.

La facilità con la quale la nostra pseudo-democrazia, meglio chiamarla oligarchia di partiti e finanza, affida le chiavi del governo a individui cui manca l’esperienza anche per faccende di nessun conto, è impressionante per quanto irresponsabile.

Ma questi fortunati sorteggiati indossano i panni degli statisti e disquisiscono, convincendo solo loro stessi, giocando ai ministri col culo degli italiani. Pensate, solo Alitalia perde miliardi all’anno, senza che un governo, negli ultimi vent’anni, abbia saputo metterci mano. Altrove funziona così? Non credo.

Senza i debiti di Alitalia è possibile che non ci avrebbero tassato anche l’aria che respiriamo, per esempio.

Da anni si parla di uniformare le spese degli enti pubblici, diverse da regione a regione, per esempio in campo sanitario, ma il risultato è solo quello che primario diventa il più raccomandato e che le liste di attesa per esami urgenti sono biblici. Una vergogna inaudita che sono riusciti a far passare come problemi insolubili con l’abilità del senso comune, non del buon senso, sia chiaro.

E quindi oggi secondo il senso comune è finanche normale che per ottenere una cartella clinica tu debba fare cento chiamate a un telefono che non risponde, senza poter protestare, perchè allo sportello non ci puoi andare, ma solo telefonare. Sempre per esempio.

E che dire delle prenotazioni, molto difficili da fare, tranne che non le si faccia tramite farmacie convenzionate.

La vita è diventata impossibile ed è più rasserenante rinunciare che pretendere quello che tocca.

Quindi, per tornare a Keynes, viviamo all’ombra delle nostre coscienze, offuscate dai bisogni primari del consumo per il consumo.

Poi ci distraiamo con le commissioni contro l’odio, che suscitano odio, ci indigniamo per il razzismo, ma facciamo buu allo stadio, ci commuoviamo per la Segre, ma facciamo i razzisti con la destra, rea anche solo di pensarla diversamente sul comma di un deliberato.

È vero, i soldi cominciano a mancare sul serio, ma la nostra spiritualità fa la fame da tempo immemorabile.

Se poi ci mettiamo che pure il Potenza 

Quella volta che Eni tremó davanti al gladiatore, dal Quotidiano del Sud

Posted on 03. nov, 2019 by in Argomenti

Quella volta che Eni tremó davanti al gladiatore, dal Quotidiano del Sud

Nel corso di una conferenza stampa il consigliere Pittella ha dichiarato che, quando c’era lui, a governare, l’Eni aveva tremato, a cotanto pavido comportamento costretto dalla strenua e ferrea difesa del territorio e degli interessi dei lucani posta in atto dalla sua giunta.

Registro il dato che, all’epoca, mi era sfuggito, ma sicuramente per colpa mia, ci mancherebbe.

Ma solo immaginare, sebbene in ritardo, il colosso petrolifero svestito della prepotenza tradizionalmente attribuitolgli e della sua attitudine a far tremare, piuttosto che il contrario, mi inorgoglisce, perbacco.

Noi siamo gente tosta, pfui, a noi non la si fa, non so se mi spiego.

Infatti le estrazioni, sotto il terrore dei governi di Basilicata e con l’Eni spalle al muro, ci hanno arricchito di occupazione, buon ambiente, salute, soldi e soprattutto infrastrutture; dai, si scherza.

L’unica strada seria, infatti, che attraversa la Basilicata è la Basentana, tale e quale da quando venne realizzata. Ovviamente ora ha qualche corsia in meno, ma che vuoi gli anni passano e riparare una strada così importante, ricca di ponti e belle vedute, richiede tempo, quindi pazienza.

La seconda arteria di un certo peso è la due corsie della Potenza-Melfi, nume ispiratore d incidenti stradali di ogni genere e specie. Entrambe, più o meno, sono più vecchie dell’arrivo delle royalties, che, quindi, non hanno contribuito a rendere la nostra terra normalmente percorribile.

Quanto ai Rivarossi di noialtri, e cioè ai trenini, a parte il bel muso del Freccia Rossa costretto a marciare in seconda perchè le linee non sopportano velocità superiori ai 70 km/h, sono paragonabili, e neanche, alle linee più vecchie delle metropolitane delle città meno attrezzate. Porti e aeroporti, no grazie, preferiamo sfruttare le linee limitrofe.

Il progresso che è arrivato, quindi, con le estrazioni è palpabile altrimenti che con infrastrutture, salute e occupazione. Potremmo scovarne i segni evidenti nei capodanno in regione, per esempio, o in altre situazioni che al momento mi sfuggono, e mi scuso per un tanto.

Ecco, l’Eni, costretta a tremare dalla paura, ha favorito la produzione di qualità di scetticismo, ironia in generale e supponenza nei politici i quali, a parole, sono tutti ostacoli insormontabili, ma nei fatti, sono buoni solo per le conferenze stampa.

Va bene, non fa niente, ci basta averli fatti tremare, una vittoria non da poco. Per il resto non ci attacchiamo ai soldi e a quello che coi soldi si può fare; siamo gente semplice, suvvia, ci accontentiamo di poco; una raccomandazione, una pacca sulla spalla e l’Eni che trema. Sì, basta e avanza.

La curva sud dei parlamentari, dal Quotidiano del Sud

Posted on 02. nov, 2019 by in Argomenti

La curva sud dei parlamentari, dal Quotidiano del Sud

La vita si svolge su binari che talvolta si intersecano, talvolta corrono paralleli, come verso un’identica meta, e tal’altrasviluppano percorsi in maniera fantasiosa, con curve rettilinei e curve ancora. Ogni tanto c’è una stazione e i treni, che siamo noi, si fermano, si cambiano, si rifocillano, cambiano opinione, si associano, si alleano e via, verso un nuovo viaggio secondo un altro binario.

No, tranquilli, non si tratta di una crisi mistica o di un ragionamento che pretenda di essere filosofico, nulla di tutto questo, gli è che pensando agli italici avvenimenti, tutti compresi, mi è venuto di pensare a questa storia dei binari.

Infatti accade che un politico di sinistra (ometto la parola centro perché mi sembra davvero inutile, stante il radicalismo di facciata che colora i nostri partiti, radicalismo che crolla al primo rischio di perdere il potere, salvo farne nascere un altro immediatamente, dico di radicalismo: es. mai col PD, ma dopo poco tempo, mai con la Lega, il tutto senza cambiare neanche la cravatta), bene dicevo accade che un politico di sinistra, ebbene sì, combatta una battaglia affianco a un politico di destra (anche in questo caso ometto la parola, che per anni è sembrata magica, di centro). Pensavo a Gianni Pittella che, sotto la bandiera della sua napoletanità calcistica firma con altri parlamentari di fede opposta (almeno fino al momento in cui scrivo questo articolo) una interpellanza o interrogazione sulla presunta malafede o cos’altro degli arbitri, rei di aver favorito il pareggio dell’Atalanta nel confronto coi partenopei.

Ecco, quei binari che correvano uno da una parte e uno dall’altra, magicamente hanno cominciato a correre paralleli per una nobile causa calcistica.

Magari succedesse anche per battaglie politiche, forse, e il forse è da sottolineare, saremmo un po’ più civili, ma tant’è.

Sulla finanziaria si scannano, oggi, domani chissà, sui migranti pure, ma sul calcio no.

Ecco, la fede calcistica ha più valore di quella politica e anche religiosa: si può diventare buddisti e ritornare cattolici, oppure si può diventare musulmani, perdere la fede o ritrovarla, credere in Marx e rimanere delusi, diventando liberali, credere nel federalismo e poi no, nella Padania indipendente e poi vincere le elezioni in Basilicata, essere statalisti, capitalisti, e poi socialisti, credere nello stato sociale ma il giorno dopo accorgersi che no, che cazzo stavo pensando, odiare Bersani e poi amarlo, pensare che Renzi sia un bluff e poi ritenerlo il più abile di tutti, insomma si può tutto e il contrario di tutto, ma non nella fede calcistica, eh!, là no, perbacco, non scherziamo, diamine, qua si parla di cose serie, di cose di cuore, di anima e di testa: se sei dell’Inter o del Napoli, sarai sempre e felicemente dell’Inter o del Napoli.

La coerenza italica è strettamente ancorata al campionato di calcio, si esaurisce tutta lì e quindi come puoi pretendere di trovarne altrove?

Fenomeno bizzarro, se vogliamo, da studiare, va bene, perché no, ma cominciamo a farci seriamente i conti. La gente litiga, i politici ancora di più, con quel pizzico di esibizionismo da mostrare in tv, ma avete mai visto litigare due tifosi del Napoli sulla loro fede? Potranno discutere se Milik sia un bidone o un campione, ma il Napoli deve vincere, non so se mi spiego. Uniti nella battaglia, a fianco a fianco nell’urlare “chi non salta peperone è”, mano nella mano al giro di campo dopo una vittoria, o abbracciati stretti stretti al gol del centravanti. Cappero, c’è da imparare.

E allora perché non mettiamo a frutto la passione calcistica, quella che ci lega indissolubilmente più e meglio di un matrimonio? Niente più partiti, ma solo tifosi. Un parlamento di curve nord e sud e vedrete che le leggi saranno giuste, i politici non si sbraneranno fra di loro e cesseranno quei miracoli in base ai quali la legge di bilancio è contemporaneamente un capolavoro e una schifezza purulenta, perché sarà unanimemente celebrata come una rovesciata di Ronaldo. A unire tutti indissolubilmente sarà la fede calcistica, il giusto collante che non tradisce mai, altro che ideali, teorie politiche, o religioni, pfui!

-Ma come mai non ci avevamo pensato prima?

-E che ne so, qua si va sempre di corsa e le cose vere, belle, serie ci sfuggono sempre.

E per finire in bellezza, amici, la serie A sarà il Parlamento, la serie B, le regioni, la serie C i comuni e la serie D gli enti vari, comitati, Autorità e cose del genere, con tanto di promozioni e zona Champion. Tutti uniti, tutti con lo stesso scopo, far vincere l’Italia. Questo finale è un po’ salviniano e già berlusconiano, lo ammetto, ma considerato che mi viene da ridere solo scrivendo, spariamoci pure l’inno di Italia, tutti in piedi mi raccomando, mano destra sul cuore e andiamo a giocare un’altra bella partita. Del resto si sa che l’inno lo cantiamo solo alle finali del campionato del mondo.

Finanziaria in maschera, dal Quotidiano del Sud

Posted on 01. nov, 2019 by in Argomenti

Finanziaria in maschera, dal Quotidiano del Sud

Come ogni anno assistiamo alla carnevalata della legge finanziaria.

Diversamente non la si può chiamare, e non perchè siamo malati della malattia più italiana del mondo e cioè di disfattismo, ma perché i politici sono capaci di vestirla, e mascherarla, nella maniera più variegata possibile.

Prendiamo il premier che parla di un’ottima manovra “redistributiva”, alla Robin Hood, cioè, perché toglie ai ricchi (cosa?) per donare ai poveri (aricosa?). Oppure prendiamo qualcun altro che dice che è una manovra che rilancerà i consumi, non aumenta le tasse ed è profondamente giusta. Poi passiamo la barricata della maggioranza che governa e andiamo dalla parte dell’opposizione. Da queste parti la manovra fa ridere, è ingiusta e aumenta le tasse in maniera subdola ed esagerata, fa sentir il tintinnio delle manette per i commercianti e non per i grandi evasori, che tali sono e tali rimarranno.

Magnifico.

Come possa essere letta in maniera così differente, la stessa manovra, rimane un autentico mistero che, devo presumere, verràsvelato solo dal mio commercialista ai primi pagamenti.

Parliamoci chiaro: delle due l’una; una parte politica mente e una dice la verità. Oppure, versione light, mentono entrambe al 50%.

Eppure se scrivo 50, perbacco, è 50 e non 80 o 30. Perché, allora, quando un numero lo scrive il legislatore si può leggere 20 o 120 o 75 o 246?

Come posso avere fiducia di cotanta allegra e spensierata leggerezza?

Comunque che i politici mentano è fatto notorio. Che tutti lo sappiano, pure. Ed ecco spiegato l’incipit: questa manovra, né più e né meno delle altre è una carnevalata, che tizio veste da batmane Caio da fata turchina. Facile concludere che i politici siano tutti Pulcinella e che il carnevale della finanziaria sia, però, il carnevale meno festoso al mondo, perché, a parte la messa in scena, è sempre una tragedia.

La morale: una classe politica così è una calamità naturale; altrove avrebbe prodotto scioperi a oltranza, scioperi della fame, scioperi delle tasse, tumulti, disordini e manifestazioni, se non proprio la rivoluzione. Dalle nostre parti, con gli italiani che hanno tutti, bene o male, fatto il militare a Cuneo, diventa uno spettacolo da balera di quattro soldi, posti solo in piedi, senza bisogno di prenotazione, tanto lo spettacolo te lo mettono in busta paga.

Per il prossimo anno, possibile che le parti si invertano, ma lo spettacolo rimarrà sempre quello di carnevale: chi oggi denigra la legge, domani se ne farà portabandiera e viceversa. Ma, in fondo, del resto e giacchè rimaniamo il paese di Pulcinella, con tutto il rispetto per la maschera, vuoi che non si possa festeggiare il carnevale una volta di più?

 

Abbiamo bisogno di martiri, non di eroi, nè di guappi, dal Quotidiano del Sud

Posted on 31. ott, 2019 by in Argomenti

Nessuno si pone più l’obiettivo di combattere le ingiustizie.

Posto che tale categoria, quella delle ingiustizie, si è modificata negli anni arrivando a comprendere anche fenomeni prima ritenuti estranei alla dicotomia giusto-ingiusto, quali, per esempio, la lungaggine dei processi (non a caso, infatti, la costituzione parla di giusto processo, ben conoscendo come sia facile che esso diventi ingiusto, appunto), è acclarato, almeno credo, che la disoccupazione, l’inquinamento, la povertà, i privilegi, l’ignoranza, i disservizi, siano tutte conseguenze di macroscopiche ingiustizie, tutte ormai digerite quali disfunzioni strutturali e metabolizzate come mali necessari, senza che il sistema sia più messo in discussione alcuna.

Eppure i marxisti di una volta, giammai i suoi nipoti dell’odierna sinistra, ma anche i religiosi, sebbene da angolatura diversa, combattevano perché le ingiustizie scomparissero. I primi combattendo il sistema, i secondi mediante l’auspicata mutazione della coscienza di ognuno che favorisse una dimensione trascendente della vita, cioè combattendo le cattive coscienze e salvando, o rimanendo allo stesso indifferenti, il sistema.

Oggi il sistema non lo discute più nessuno e dio solo sa quanto, invece, sarebbe seriamente criticabile, fondandosi su consumi crescenti e su una finanza selvaggia che arriva a privare della libertà di scelta interi territori (vedi Basilicata per estrazioni ed eolico) ovvero a saccheggiarli impunemente.

Delle ingiustizie, vero cancro della nostra società, si parla, invece, solo come problemi anche importanti, ma non fondamentali, per i quali una soluzione prima o poi si troverà. Nessuno ha come obiettivo quello di eliminarle, le ingiustizie, combattendo le cause delle stesse: diseguaglianza sociale, indifferenza, discriminazione, povertà, le nuove forme di schiavitù, una democrazia bacata, una partecipazione civica solo a parole, ecc.

La capacità di metabolizzare disastri, sventure, omicidi, rapine, commerci di droga davanti alle scuole, corruzione, scandali di portata regionale siccome planetaria, guerre, distruzione sistemica di specie animali, della flora più importante, criminalità organizzata, tirannie, capi e capetti tanto crudeli quanto vanitosi, si è talmente perfezionata da inaridire cuori e coscienze.

Siamo semplicemente indifferenti a tutto quello che capita attorno a noi, che sia vicino, vicinissimo o lontano, purchè non riguardi la stretta sfera dei nostri sentimenti.

Da tale aridità nasce una politica incompetente, autoreferenziale, brava solo a riprodursi, incosciente e irresponsabile.

Ne seguono, quali prodotti biologici consequenziali puri, facce toste a iosa, presuntuosi doc, saccenti del nulla, eccellenze della vanità.

Ma non c’è morale alla fine di queste brevi considerazioni. Il 68ha combattuto le ingiustizie e creato i mostri di oggi, ha seminato per l’attuale desertificazione, non per una messe rigogliosa, ha illuso e poi deluso. Sarà che contro il sistema, qualunque esso sia, non si può vincere. Ma almeno combattere si può. La bandiera bianca che da anni è issata sulle nostre coscienze e sventola imperturbabile, non ci fa onore. Una resa inspiegabile ma che non può essere definitiva.

Ecco, più che di statisti ed eroi dell’ultima ora, c’è bisogno di martiri, nuovi testimoni di valori dimenticati. Sì, lo so, non vannodi moda; oggi vanno di moda campioni, star, modelle, politici, miliardari, peccatori e bestemmiatori seriali, altro che martiri.

OK, come non detto.

 

L’abbraccio mortale del PD, dal Quotidiano del Sud

Posted on 30. ott, 2019 by in Argomenti

L’abbraccio mortale del PD,  dal Quotidiano del Sud

Insomma l’alleanza fra giustizialisti e giustizialisti light non funziona. L’aver gridato “In galera! In galera!”, non ha entusiasmato nessuno.

Il fatto è che se tu, 5 Stelle, per anni, mi indichi il diavolo, individuandolo nel il PD, ottenendo la mia stima, la mia fiducia e, soprattutto, il mio voto, e poi, ti metti d’accordo proprio col PD e dichiari che “oh, come si governa bene col PD, altro che Lega”, rischi di passare per un affabulatore da quattro soldi, perdi la credibilità conquistata e imbocchi la strada dei numeri decimali.

Non solo. Ma se mi hai abituato agli streaming, quindi alla trasparenza più assoluta, poi non prendi a comportarti come qualsiasi partito della prima o seconda repubblica.

Se quella diversità, palesata oltre che minacciata, la compromettiper rimanere al governo, alias per il bene del paese, o alias “la politica è mediazione”, mentre fino a ieri la politica tutto era meno che mediazione, e poi quella stessa mediazione la intavoli con tizio e con caio, ma anche con sempronio, alternativamente, superficialmente, stupidamente, non puoi pretendere che il gregge continui a seguirti.

E se poi, infine, viene fuori che il reddito di cittadinanza non ha prodotto un posto di lavoro e che lo percepiscono anche gli spacciatori, vuol dire pure che la genialata del secolo era una bufala mastodontica e offensiva della dignità di ogni italiano.

Quanto al PD.

La sua autoreferenzialità, la sua supponenza, la sua perfida malizia politica, che lo porta sempre al governo attraverso canali ancora sconosciuti, ma che tutto sono tranne che canali amanti dell’Italia, sono sue caratteristiche strutturali che, da partito del popolo e per il popolo, lo hanno fatto diventare partito delle oligarchie, italiane ed europee.

Il risultato umbro è un po’ di tutto questo: un fantastico, macroscopico, ineffabile autogol, il frutto schietto, cioè, di quello che riescono a produrre in termini di idee e azioni gli odierni governanti associati.

La Lega ci ha messo poco di suo. Dagli errori estivi poteva uscire distrutta, ma con cotanti avversari ha recuperato alla grande.

Ora, alle prossime regionali, il governo attuale segnerà un’altra sconfitta, è già scritto, e si tornerà alle urne, vincerà la destra, ma finirà ancora per implodere, bacata dalla propria conclamata insipienza politica, che rimane purtroppo e gravemente solida, e assalita dagli avversari europei, che, senza scrupolo alcuno, proveranno a impoverirci armati della più selvaggia finanza e il gioco riprenderà, col PD al governo, ma senza 5 Stelle, nel frattempo sparpagliatosi per l’orbe terraqueo della politica italiana.

No dai, speriamo che non si ripeta tutto ancora una volta. Speriamo, dai.

Sì, speriamo, tanto non costa niente.

 

 

Non so rispondere, dal Quotidiano del Sud

Posted on 28. ott, 2019 by in Argomenti

Non so rispondere, dal Quotidiano del Sud

Chi è convinto che esista una risposta a ogni domanda, temo sia un illuso.

Esistono domande, questo sì, ma, quanto alle risposte, nisba, zero, e forse è meglio così.

Ve lo immaginate, per esempio, se esistesse una risposta al “perchè il M5S da acerrimo avversario è arrivato a fare liste elettorali assieme al PD?” Qualunque fosse, sarebbe una risposta destabilizzante, perchè non sorretta da un ragionamento serio o una motivazione credibile, se non quella più dissacrante, cioè per l’interesse reciproco di una sopravvivenza utilitaristica. Meglio non averne, risposte, ma soprattutto meglio non presumere di averne.

Oppure quale risposta potremmo darci alla domanda “perchè gli amministratori italiani e regionali sono così incapaci di risolvere i problemi”?, non può esserci una risposta, se non una risposta che offenda la dignità finanche di uno che si è venduto un familiare.

Perchè le domande, le grandi come le piccole, semplicemente non hanno risposte e quelle che si provano a dare sono solo tentativi, inutili, di accordare la coscienza con il vuoto ideale e culturale che ci circonda.

Avere, peraltro, una risposta a ogni domanda, ha del presuntuoso. Le domande, alias problemi, devono solo essere poste. E’ in quel momento che il problema davvero comincia a esistere. Inventarsi risposte non risolve il problema, lo nasconde soltanto. La sua risoluzione sta esclusivamente nello sviscerarlo chirurgicamente, nel poterlo guardare senza veli o maschere o trucchi. E poi, è nel formulare le risposte che cominciano i dissidi distinguo contrapposizioni litigi risse cattivi esempi.

Di conseguenza tocca imparare a dare più spesso l’unico vero contributo che chiunque possa dare al dibattito e cioè un semplice ma sontuoso “non lo so”.

Tipo: perchè Salvini bacia il rosario dopo un comizio”?

“Non lo so”.

Perchè le tasse non calano e i magistrati, i parlamentari e i direttori generali non hanno problemi di guadagni”?

“Non lo so”.

Guardate che nobile contributo alla causa, che sferzante non giudizio, che disincanto raffinato.

Così potremo anche dare la giusta risposta alla domanda delle domande: perchè in politica litigano come se rappresentassero ognuno un paese diverso e avversario, tanto da auspicare un disastro generale pur di addebitarlo al nemico?

“Non lo so”.

Santo, già Beato, dal Quotidiano del Sud

Posted on 27. ott, 2019 by in Argomenti

Santo, già Beato, dal Quotidiano del Sud

La città di Potenza si è arricchita, col tempo, di simboli religiosi con l’obiettivo, chissà, di diventare meta di culto. Nel centro storico, nel raggio di poche decine di metri, nei pressi della Cattedrale, contiamo l’effige di Sant’Oronzio sulla facciata di un fabbricato posto di fronte all’entrata secondaria della Chiesa, con contorno di fili elettrici e tubi del gas; in quello che fu il Largo d’Errico, oggi largo della Consacrazione, sulla parete del retro del palazzo d’Errico, v’è l’immagine della Madonna Nera, con una targa in uno spazio che pare sia una bacheca e, pezzo forte, in largo Pignatari c’è la statua del beato Bonaventura, un frate nato a Potenza e, anche lui, emigrato per fare carriera, fenomeno, questo, quindi, iniziato già nella notte dei tempi, infatti parliamo dell’inizio del 1700.

Per la verità nella targa esplicativa il beato è stato promosso santo, senza che sia rinvenibile alcun processo di canonizzazione. Forse è un augurio, forse una licenza poetica dell’artista, forse un esproprio proletario del titolo, boh.

La statua riproduce uno sguardo ispirato rivolto alla facciata che gli sta di fronte; per la verità sembra in castigo, anzichè beato, ma così non è, perchè il suo sguardo va oltre la cruda materialità dell’immobile.

Piccolino di statura, il neo Santo, ha però mani possenti e un 48 di piedi che tradiscono uno sviluppo in altezza annunciato e mai avvenuto.

La posizione dei piedi è poi particolare: gli stessi sono posti lateralmente al corpo e guardano uno a destra e uno a sinistra. Una posizione innaturale che lascia pensare a una camminata da papera, ma anche in questo caso si deve trattare di una licenza poetica.

Poi abbiamo due basamenti, uno che ci avanzava, con un suo stile e una sua pietra, il secondo con un altro stile e un’altro materiale. La statua, infine, è fatta con altro materiale ancora.

Premetto che non sono un critico d’arte, ma ho voluto descrivere quella che mi sembra, in fondo, un’opera buffa che ci ricorderà il beato Bonaventura con quella simpatia che non fa mai male.

Il basamento consente sempre, come quando c’era il leone, ma meno di quando era rimasto vuoto, che i giovani poggino le bottiglie delle loro birre e gli avanzi delle loro libagioni. Stavolta, però, saranno nottate benedette e solo Dio sa quanto ne abbiamo bisogno.

Sono solo indeciso se catalogare il novello largo Pignatari fra i non luoghi oppure catalogare l’opera come il tentativo, serio, di imbruttire un angolo di Potenza, invece, molto bello.

Il potentino subisce. E’ come un pugile che prende botte senza fiatare perchè è il suo mestiere. Prende, acriticamente -e questo è preoccupante-, quello che una amministrazione stravagante, eufemisticamente parlando, gli consegna, fra uno squillo d tromba, un nastro da tagliare e, ora, anche  una preghiera da sussurrare.

Cos’altro dire se non che ci tocca davvero pregare e supplicare che, almeno, non vada peggio?

Il far west e l’eolico, dal Quotidiano del Sud

Posted on 25. ott, 2019 by in Argomenti

Il far west e l’eolico, dal Quotidiano del Sud

Magari se ne dovrebbe parlare un cincinin di più. La Basilicata, insieme a qualche altra regione del Sud, è stata devastata dall’invasione delle pale eoliche. E il processo continua, l’invasione non ha argini e a poco serve chiedersi perché al nord no, giacchè nascemmo disgraziati, figuriamoci se ci tocca di morire signori.

Gli iter procedimentali che portano alle autorizzazioni sono delle vere vie Crucis che conducono all’esecuzione capitale del territorio. Non ho timore a dire che, probabilmente, sono costellati di buchi neri, perché nessuno può convincermi del fatto che sia impossibile impedire la costruzione di tanti parchi eolici.

Buffo chiamarli parchi. Il parco evoca un luogo ameno dedicato all’uomo. Il parco eolico rimane riservato a quei mostri che ormai caratterizzano il nostro paesaggio, una volta bello e incontaminato, oggi, sfregiato a dovere, simbolo di quanto siamo stupidi.

I politici, da quelli nazionali a quelli locali, andrebbero interrogati tutti in una stanza vuota, con un tavolino e due sedie e lampada accecante fissata negli occhi dell’imputato; a questi andrebbe rivolta la semplice domanda “e tu, cosa hai fatto per tutelare il tuo territorio”?

A ogni “purtroppo niente, ma avevo le mani legate” si porrebbe l’alternativa di un processo per direttissima o di un sonoro ceffone. Infatti l’inettitudine del legislatore, prima, e dei politici-amministratori, dopo, sono proporzionali solo alla loro irresponsabilità.

Fra una decina d’anni, anche le zone ancora libere da mostri saranno invase, attraverso progetti che sistemeranno le pale alla distanza giusta da tutto, anche se solo sulla carta, dichiareranno che non fanno ombra a nessuno, che non fanno rumore e che semmai portano pure benessere e buonumore perché gli abitanti della zona potranno farsi i selfie con il mostro alle spalle.

Branco di imbecilli.

Se non è pari allo scandalo dell’Amazzonia, poco ci manca. I nostri figli dovranno combattere coi mostri neanche più funzionanti, mentre chi oggi si è arricchito alle spalle dei lucani sarà passato a miglior vita senza che il danaro incassato abbia fatto il  miracolo di tenerlo in vita in eterno.

Ma alcuni territori si stanno svegliando. Alcuni amministratori cominciano a mostrare sensibilità inaspettate e alcuni parchi sono stati sequestrati perché illegali.

In fondo non è mai troppo tardi. Basta che ognuno faccia il suo dovere. Per esempio la Regione, che porta un ritardo addirittura ventennale per la realizzazione del piano paesaggistico, senza che nessuno abbia ancora pagato per questa scandalosa lacuna normativa.

Da noi è come nel Far West, ancora oggi. Ognuno fa quello che gli piace, tanto lo sceriffo non dice niente e la legge ognuno se la fa come gli piace o la aggira  impunemente. Fulgido esempio di civiltà avanzata, non c’è che dire.

Rinsaviremo? Bah! La figura del politico responsabile, servitore del popolo, che muore povero, è una figura mitica probabilmente mai esistita, o soltanto in casi eccezionali. Ma un popolo consapevole di quello che può fare, e pretendere, potrebbe essere meno mitica e più reale. E anche più potente.

La parabola dell’evasor prodigo, dal Quotidiano de Sud

Posted on 23. ott, 2019 by in Argomenti

La parabola dell’evasor prodigo, dal Quotidiano de Sud

Inutile negarlo, l’Italia è un paese cattolico militante.

Pensate alla parabola del figliuol prodigo, quella del genitore che,vedendo tornare il figlio “testacalda”, spendaccione e vizioso, col capo chino e pieno di rimorso, fa uccidere il vitello grasso e fa festa, cosa che non avrebbe mai fatto per il figlio saggio e rispettoso.

E così lo Stato italiano non fa mai mancare un condono agli evasori, un taglio agli interessi ai morosi, una giustizia lenta ai rei e, per ciliegina sulla torta, un’amnistia o un condono della pena per i condannati, senza curarsi dei buoni e di chi rispetta ogni legge.

Lo Stato italiano, per quanto voglia vestirsi da severo giustiziere, in tale veste, non è credibile, anzi, fa sorridere.

La pratica del perdono cristiano, in definitiva, è il principio ispiratore di ogni politica.

Certo, lo stato italiano rimane fariseo nell’imporre balzelli continui, ma mitiga questo furore impositivo con una morbida strategia del recupero dell’evasione.

Chi paga le tasse ha voglia di protestare; ma è come il figlio saggio e rispettoso, non merita premi né feste, fa solo il suo dovere, ma dio solo sa quanto sia banale essere così. Gesù venne in terra per i peccatori, non certo per i buoni.

Ma, Vangelo a parte, credo che sia talmente connaturato, nella indole italiana, violare la norma, i regolamenti e dintorni, da far sbiadire i connotati stessi della legge, del regolamento e di cos’altro. La legge rimane un principio indiscutibile, valido per gli altri, ma senza esagerare, non valido per se stessi, insomma un principio saldo ma da non osservare. Nessuno ne mette in discussione l’autorevolezza, perbacco, anzi, ma rispettarla è un altro conto, si scende nel materiale campo del particolare, del pelo nell’uovo, roba squallida che non ci compete.

Per questo gli appelli per la galera agli evasori non colgono nel segno. Sono l’aspetto truce di un nobile principio. E a noi basta il principio. Basta e avanza.

Ma è giusto che sia così. Anche il più onesto ha uno scheletro nell’armadio; forse una multa abbonata, una raccomandazione per una tac o una visita medica, una cacca del cagnolino non raccolta. Ricchi o poveri, gli italiani, in questo, sono un esempio di solidarietà: nessuno, per tornare al Vangelo, cerca la pagliuzza nell’occhio dell’altro se non stuzzicato, il nobile distacco col quale rimaniamo indifferenti alle omissioni o alle violazioni delle leggi da parte degli altri sono il simbolo di un livello di saggezza popolare raffinata e capillarmente diffusa.

Per questo le nostre leggi sono sempre più severe, perché, tanto,non le rispettiamo e quando le violiamo e veniamo pizzicati, la giustizia avanza con prudenza. Un popolo basato sulla teoria, niente a che vedere con la pragmaticità anglosassone, pfui. Essere italiano è anche e soprattutto questo. Proviamo a farcene un vanto, in fondo è una filosofia di vita che ha una morale di base millenaria, quindi salda e ben diffusa: non si può essere statinaturalmente sudditi per secoli, senza aver acquisito una lievità sui fatti della vita. O no?

 

Le vittime dei nostri giorni, dal Quotidiano del Sud

Posted on 22. ott, 2019 by in Argomenti

Le vittime dei nostri giorni, dal Quotidiano del Sud

Sebbene la vita non sia che il perenne scontro fra oppressori e oppressi, benchè mitigato dalla cosiddetta democrazia, che altro non sembra essere che la generosa concessione degli oppressori agli oppressi di qualche diritto condizionato, giusto per far vedere, va di moda dare uno sguardo alla storia vista dalla parte delle vittime, degli sconfitti, dei dimenticati.

In tale raffinata ed evoluta ottica ho immaginato di guardare al sistema italiano, ma di più a quello lucano, dalla parte delle sue vittime vere, e cioè dei raccomandati.

Questi sono gli schiavi del nostro secolo, anche se volontari, costituiscono la struttura portante del sistema Italia, la spina dorsale della nostra malmessa ma accomodante economia, il cuscinetto fra gli oppressori e gli oppressi ufficiali, non vere vittime questi ultimi, residuando, nei loro diritti, ancora un barlume di libertà, non foss’altra che quella di protestare.

Perchè il raccomandato non può neanche protestare, solo borbottare in famiglia, ammesso che la stessa sia composta da individui di sicuro affidamento e dalla bocca cucita.

Il raccomandato deve la sua esistenza, posizione e credibilità, al suo benefattore; dipende da lui nella totalità delle sue manifestazioni.

Ha perso il diritto di voto, per esempio, dovendo aspettare la telefonata, prima di recarsi al seggio, che gli indichi il prescelto di turno.

Il raccomandato, poi, non ha molta scienza di suo, avendo condotto studi solo sufficienti a garantirgli il famigerato “pezzo di carta”, molto spesso dopo le peripezie e gli sforzi dei genitori che, per garantirgli un futuro di sicurezza economica, hanno barattato la sua libertà oltre che la propria.

Lui, pigro per natura, affascinato dalle apparenze, nel suo vuoto pneumatico intellettuale, gioca alla rotella del meccanismo consapevole, sposando la causa del padrone con entusiastica fiducia, non avendo, peraltro, nulla di pensato di suo.

In genere immagina il suo affrancamento sociale coincidente con la pensione, ignorando che il suo debito è per la vita.

Il raccomandato non ha niente, se non il vitto e l’alloggio, e vive la precarietà del suo capo. Si trovasse a essere libero, annasperebbe, non avendo capacità critica, attitudine al pensiero autonomo e conoscenze, finanche nel suo lavoro, al quale è pervenuto per una casuale disposizione di caselle libere: guardia giurata o primario, direttore generale o professionista libero, giornalista o impiegato, il raccomandato è una tabula rasa che di volta in volta il padrone scrive a suo piacimento.

Ecco la vera vittima dei nostri giorni, lo schiavo 4.0, il nuovo improduttivo borghese che lavora alla distruzione della società in cambio dell’agiatezza, più o meno lussuosa a seconda della forza della raccomandazione.

Anche fra i raccomandati esistono ceti diversi, infatti, ma la categoria e gli schemi comportamentali sono simili.

Sono, però, la maggioranza, così come gli schiavi lo erano ai tempi loro, ma soggiogati, allineati, l’esercito a sostegno del sistema; un esercito fedele, robotizzato, per niente affascinato dalla mente e dai suoi misteri. Un esercito che si perpetua e che si ingigantisce, perchè un raccomandato genererà figli da raccomandare, educati nel solco della raccomandazione, votati alla raccomandazione, insomma, figli d’arte.

Quando la storia la riscriveranno loro, avremo di fronte un’altra rivoluzione.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>