Sunday, 19th January 2020

Gesù nel tempio, versione aggiornata, dal Quotidiano del Sud

Posted on 23. dic, 2019 by in Argomenti

Gesù nel tempio, versione aggiornata, dal Quotidiano del Sud

La malavita organizzata abita ormai abitualmente nelle istituzioni. Non sapremo mai quanto fitta sia la rete mafiosa in politica, ma che il fenomeno sia rimarchevole, importante e lacerante, è un fatto pacificamente ammesso e vissuto anche con una raffinata nonchalance dalla moltitudine degli italiani. Non arrivo a pensare che il fenomeno sia accettato, ma sicuramente viene tollerato come una cosa inevitabile.

Inutile dire che parliamo del paese cattolico per eccellenza, quello che ospita il Vaticano, il cui popolo va a messa la domenica, si confessa e si comunica, il che è quanto dire.

Ma rimanendo alla religione e alla sua fonte primaria e cioè il Vangelo, mi piace ricordare il passo più anarchico, fra i tanti, e cioè quello che racconta di un Gesù infuriato che entra nel tempio e rovescia i tavoli dei cambiavalute, fa saltare in aria le sedie e caccia i mercanti, rinfacciando a tutti di aver trasformato la sua casa in una spelonca di ladri. Che soddisfazione! Gesù che si ribella al potere costituito, alla finanza dell’epoca, al sistema economico, dando a tutti del ladro e scacciandoli dal tempio, immagino a sonore pedate nel sedere. Un pò come se oggi un novello Gesù, alias un figlio di un povero artigiano, di un falegname vittima delle tasse, della grande produzione e della crisi economica, per esempio, entrasse in parlamento e ristabilisse giustizia. Un’apoteosi, altro che sardine. Altro che “apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”. Il riscatto di un popolo di vittime, dell’incompetenza e del ladrocinio.

Certo, sia chiaro, non tutti sono dei ladri in parlamento, anzi ci sarà pure qualche galantuomo, ma se è vero che nel parlamento tutto si fa tranne che preservare la democrazia dalle infiltrazioni malavitose, beh!, o qualcosa non funziona o non gliene frega niente o sono totalmente inetti, e, fra tutte le soluzioni, non c’è n’è una buona, insomma.

Ma memori del gesto di Gesù, noi italiani, cattolici professanti, tutti potenziali santi, potremmo effettivamente invadere il parlamento, i comuni e le regioni e scacciare l’intera classe politica che, se non collusa con la malavita, sicuramente è del tutto incapace, di risolvere i problemi, di tutelare la democrazia, di infondere speranza, di dare il buon esempio, riuscendo nella non facile impresa di allontanare tutti dalla cosa più bella che ci sia: la politica.

E ora, dopo aver scritto qualcosa probabilmente di autenticamente e realmente ribelle (altro che sardine) nella certezza che, come all’epoca di Gesù, la maggioranza della gente penserà che è da matti ritenere, ovvero pensare che sia folle contestarlo, che il tempio della democrazia sia diventato o stia diventando una spelonca di ladri, o, al meglio, una tana di incapaci privilegiati, non mi rimane che sperare di non finire crocifisso o bandito dalla società, oppure soltanto guardato con sussieguoso disprezzo.

Amen.

 

L’abbattimento del nemico politico per via giudiziaria, dal Quotidiano del Sud

Posted on 22. dic, 2019 by in Argomenti

L’abbattimento del nemico politico per via giudiziaria, dal Quotidiano del Sud

Senza ombra di dubbio alcuno, a sinistra hanno armi politiche da conflitto atomico.

La sinistra è da sempre impegnata, anche con profitto, infatti, all’abbattimento dell’avversario per via giudiziaria; è una sua prerogativa.

Salvini sta all’opposizione, ma il governo, cosciente della propria fragilità, fa i compiti anche per domani provando a levarsi di torno chi, sondaggi alla mano, ha quasi il doppio dei voti.

Stavolta il fronte è quello dello sbarco dei migranti, il secondo, quello della Gregoretti, beninteso, perché per il primo i 5 Stelle fecero fronte comune, dando atto che le decisioni erano state prese d’intesa. Ma per la Gregoretti, no, eh eh! Fece tutto da solo il ministro cattivo. Loro, i 5 Stelle, non ne sapevano niente, perché, sia chiaro, loro al governo ci stanno così, quasi per caso e quello che accade quotidianamente, sebbene abbia una valenza mediatica immediata ed eclatante, non è detto che lo sappiano; men che meno che li riguardi, visto che, se non fossero stati d’accordo col ministro, avrebbero potuto/dovuto manifestarlo ufficialmente.

Ma tant’è, ora che governano coi nemici di prima è cambiata l’ottica, il punto di osservazione, l’interesse particolare: se a scottare è la sola posizione di Salvini, e chissenefrega, anzi, dall‘ntesta, così ce lo togliamo di torno.

Il voto, però, sull’autorizzazione a procedere è ancora dubbio. Infatti se PD e 5Stelle, ovvero le iene di oggi, bramano di cibarsi del cadavere politico di Salvini, tanto potrebbe non essere di interesse per i renziani, anch’essi sotto scacco giudiziario.

E quindi la politica e i processi continueranno, imperterriti, a sconvolgere le decisioni degli italiani, secondo un copione ormai noto.

Nessuno, invece, guarda al vero problema italiano che è quello della delinquenza organizzata quale infiltrata principale della politica, in maniera perfettamente trasversale. Qui la giustizia deve davvero intervenire per fare quello che i partiti non sono in grado di fare; o meglio che evitano di fare fino a quando si può.

Fanno sorridere, infatti, quei partiti, oggi tocca a Fratelli d’Italia, domani toccherà a qualcun altro, che, di fronte alle notizie giudiziarie, scaricano i loro colonnelli cacciandoli dal partito.

Ad accettarli senza una primaria verifica della trasparenza richiesta e necessaria, sono bravi tutti, basta che abbiano consenso elettorale, salvo, poi, cadere dalle nuvole, senza essersi interrogati sulla natura di quel gran consenso. Nati ieri, eterni ingenui, i leader dei partiti italiani credono sempre in Babbo Natale. Eppure si dichiarano anche e contemporaneamente garantisti, il che dovrebbe indurli ad aspettare la sentenza, come spesso alcuni partiti fanno ricorrendo al brodino dell’autosospensione. Ma se lo cacci subito, garantista non sei, se credi nelle indagini, strano non te ne sia accorto prima, insomma difficile da bersela tutta in un solo sorso sta robaccia.

Ma oggi come oggi è più grave non aver consentito uno sbarco di migranti irregolari, che portare la malavita organizzata nella politica. Quindi a morte Salvini per via della Gregoretti, salvando tutto il resto del governo che ora ha amici diversi e potenti, e viva quei segretari che credono nella Befana e negli investigatori, sempre da garantisti, beninteso.

Sbaglierò, ma non se ne salva uno, di politico, giuro.

 

Fantapolitica, dal Quotidiano del Sud

Posted on 20. dic, 2019 by in Argomenti

Fantapolitica, dal Quotidiano del Sud

Fantapolitica

Data la conclamata inconsistenza dei ministri e vice ministri dei 5 Stelle, viene da pensare che siano scelti ad arte così miseri. L’esempio lo offre Bonafede, capace di manifestare urbi et orbi la sua ignoranza in diritto e scherzarci pure sopra. Viene da pensare che, appunto, l’inconsistenza-incompetenza sia un pre-requisito per fare carriera nei 5 Stelle.

Queste scelte, quindi, se sono studiate, devono essere strategiche e, per essere tali, devono provenire da chi ha intelligenza viva e obiettivi ben determinati.

Del resto chi sceglierebbe una comparsa per un ruolo da protagonista se non per poterlo manovrare a proprio piacimento?

Fantapolitica, sì, senza dubbio.

E che si tratti di una fine strategia lo comprova il fatto che i 5 Stelle stanno comunque leninisticamente occupando i posti di potere che contano. Pare, infatti, per esempio, che i 5 Stelle abbiano in mano nientepopodimenoche l’Inps, che, peraltro,viene in questi giorni rivoltato come un calzino, con la dirigenza che viene totalmente stravolta.

Fantapolitica, ci mancherebbe.

Ma, conquistato il potere, i 5 Stelle stanno perdendo di credibilità nell’elettorato e il consenso cala.

Ed ecco che nascono le sardine, un improbabile movimento di persone che stanno bene, non hanno problemi, che contestano l’opposizione -pensa che trovata- carichi di slogan e vuoti di contenuti.

Nate dal nulla hanno riempito le piazze senza avere nulla da proporre se non la guerra alla destra.

Verrebbe da pensare che la stessa mente che partorì i 5 Stelle si sia inventate le sardine per recuperare quello che stanno perdendo i grillini.

Fantapolitica, niente altro che fantapolitica.

Le sardine, poi, sono i soli a manifestare a favore dell’Europa, cosa peraltro inutile, visto che in Europa ci stiamo.

Quindi gli strateghi hanno un bel piede nel governo e nella macchina che conta e si stanno coprendo le spalle lanciando le sardine, che, evidentemente, saranno dei fantocci da gestire come i ministri 5 Stelle.

Fantapolitica, mannaggione, che fantasia.

E se non è fantapolitica e, quindi, le scelte dei ministri e i loro vice, risultassero mirate, consapevoli e frutto di un ragionamento, beh!, allora permettetemi di dire che, forse, alla fine, è meglio la fantapolitica. Almeno saremmo vittime di menti sopraffine e non di ministri per caso.

Una coppola ti cambia la vita, dal Quotidiano del Sud

Posted on 16. dic, 2019 by in Argomenti

Una coppola ti cambia la vita, dal Quotidiano del Sud

L’Italia non offre stimoli positivi, tutt’altro.

Ispira, invece, schemi e strategie basateesclusivamente su una furbizia egoistica, per la verità tutta italiana, ma della quale dovremmo cominciare a vergognarci.

L’esempio massimo è dato dalla politica.

A prescindere dai ministri che non hanno neanche compiuto un corso di studi completo, ce ne sono di altri che, pur se laureati e impegnati nella materia di propria competenza, dimostrano, per la verità anche con una certa dose di sfacciata impudenza, una ignoranza per alcuni versi mortificante.

Quindi il saggio potrebbe pensare che sia più utile portare una borsa e fare la trafila partitica con abnegazione e assoluta dedizione, in attesa di poter poggiare il sedere su una poltrona importante, che ripiegarsi a studiare, impegnarsi per migliorarsi, provare ad eccellere.

Questa classe politica, poi, potendo mettere le mani in pasta, promuove i propri fidi portandoli a scalare le vette dell’alta amministrazione, intessendo una rete di ignoranze fedeli, dai posti di primario negli ospedali ai titolari di cattedre negli atenei e via discorrendo.

La scuola, che ha cessato la sua funzione da parecchio tempo, continua a forgiare i giovani per le migliori interpretazioni nella vita della più satanica versione della furbizia. L’università, che deve fare i conti con le sue scarse finanze, infine, regala esami e competenze su carta, pareggiando i valori fra chi è bravo e chi è bravo a far altro.

Gli stimoli, pertanto, sono dei peggiori e con questi presupposti diventa difficile immaginare una ripresa, una riforma, un comportamento decente.

Il popolo dei furbi avanza, conquista territori prima negati loro con decisione, finendo per dare spettacolo, come quello del ministro Bonafede da Bruno Vespa, un siparietto che neanche il miglio Totò o il miglior Sordi avrebbero potuto inscenare per fare satira sull’italiano medio.

Il modello sociale, però, è accettato da tutti e chi non ci sta vive male o va via. Si è fatto a gara a immiserire parole e concetti come meritocrazia, eccellenza, merito, valore, finendo per attribuirli a chiunque venisse proposto a una massima carica. La coppola che migliora.

Certo, una coppola ti cambia la vita, ma non pensiate che sia facile arrivarci. Questi sono, nel loro genere, geniali; la loro furbizia, o anche intelligenza, sono talmente deformate e perverse, che non sono facilmente scimmiottabili. Hanno, poi, una conformazione tutta speciale: culi con ventose per non lasciare mai la poltrona, bocche fameliche per arraffare ogni ben di dio, stomaci di ferro per digerire di tutto, coscienze impermeabili, orgoglio e dignità in tracce, perché l’obiettivo giustifica i mezzi.

Il rischio è che comincino pure ad accoppiarsi tra di loro, ponendo le basi per una nuova razza di invincibili, quelli che domineranno il mondo di domani.

-Ma che dici, è già da tanto che dominano il mondo.

-Pardon, mi ero perso dietro le parole crociate.

 

Un’Assemblea Costituente, dal Quotidiano del Sud

Posted on 15. dic, 2019 by in Argomenti

Un’Assemblea Costituente, dal Quotidiano del Sud

La nostra Costituzione, obiettivamente, è vecchia. Non solo, ma, come dice Odifreddi, è stata scritta da costituenti tutti ormai passati a miglior vita. Sarebbe necessaria una revisione, se non proprio una nuova versione, che tenga conto delle esigenze di oggi, dei valori insopprimibili più attuali, dei poteri nuovi, come quello della finanza, delle grandi ingiustizie, della rappresentanza, dell’esperienza europea e dei limiti di autonomia che l’ Europa, appunto, prevede, insomma una Costituzione scritta da viventi, visto che è per i viventi.

Inutile, però, dire che, come nel secondo dopo guerra, dovrebbe essere istituita una Assemblea Costituente, cioè un’assemblea composta da persone eminenti, di gran cultura giuridica, di grande spessore che non abbiamo nulla a che vedere con il governo. E questo per il semplice motivo che un governo avrebbe la tentazione di farsi una costituzione a proprio uso e consumo, cosa ancora non ammissibile in un paese democratico che affida a poteri diversi le varie funzioni statali.

E anche per il non trascurabile motivo che si correrebbe il rischio di vedere qualche articolo proveniente da una testa come quella del ministro Bonafede che ancora non ha capito bene cosa sia il dolo e cosa la colpa, figuriamoci quindi se si dovesse parlare di principi costituzionali, o di un Renzi, che, in materia, ha già dato.

La Costituzione, ma anche le sue revisioni parziali, sono una cosa seria e non può essere affidata al Parlamento la loro redazione, perchè, semplicemente, indegno di questo compito.

Ve la immaginate la rissa, gli improperi e le oscenità che il nostro Parlamento potrebbe partorire?

Sì, penso che lo immaginate alla grande.

Ciònondimeno la storia recente ci racconta che proprio i governi, per ben due volte, hanno provato a riscriverne qualche pezzo, talvolta riuscendoci e tal’altra incontrando bocciature, sonore, da quel popolo che proprio non ha inteso buttar giù un boccone così purulento.

Ma temo che i nostri governi, di qualsiasi colore essi siano, non abbiano questa raffinatezza democratica e se si decidesse di rivisitare la Costituzione, vorranno metterci le mani loro.

In fondo anche la legge elettorale non dovrebbero scriverla quelli che poi dovranno usufruirne. Come per la Costituzione la legge elettorale andrebbe affidata a personaggi al di sopra di ogni sospetto di interesse personale o partitico, per poi chiedere al popolo sovrano, chè tale rimane, nonostante tutto e fintantochè non se ne inventeranno un’altra, una ratifica referendaria.

Ma la sciatteria democratica impera e quindi saranno sempre e solo loro, i governanti del momento, a scriversi le regole del gioco che dovranno giocare, secondo un principio, non scritto, che con la democrazia, la logica e la trasparenza ha lo stesso rapporto che io ho con lo studio del sanscrito, per quanto mi piacerebbe assai studiarlo. Per dire, of course.

Non sapere di non sapere, dal Quotidiano del Sud

Posted on 14. dic, 2019 by in Argomenti

Non sapere di non sapere, dal Quotidiano del Sud

Di recente, il ministro Bonafede, con una ingenuità fanciullesca, si  è avventurato in TV in una disquisizione di diritto penale sull’elemento psicologico del reato. E’ arrivato a sostenere che quando non si riesce a provare il dolo, cioe’ l’intenzione specifica di commettere un reato, la fattispecie degrada in reato colposo, cioe’quello che si commette per imperizia o negligenza, ma senza specificamente volerlo commettere.

Una affermazione del genere, all’esame di diritto penale, avrebbe comportato una bocciatura con pedata accademica di accompagnamento fuori dell’aula. Nel corso di una difesa avrebbe comportato risolini, sdegno e commiserazione generale, oltre a un danno per l’assistito.

Ma, e qui sta il miracolo italiano, la stessa affermazione detta da un ministro della giustizia diventa verbo. Infatti l’impavido Bruno Vespa, a fronte della spigliata oratoria del ministro, ha annuito, come a dire, si’ ho capito, perfetto.

La vicenda non merita particolari commenti, se non quello, trito, che se la scuola non forma più, figuriamoci l’università.

Fatto sta che Bonafede, l’avv. Bonafede, ha sdoganato definitivamente i ministri solo diplomati, ha palesato la poca valenza dei titoli universitari e riportato tutti coi piedi per terra: insomma, dicevano una volta le nonne “non perdere tempo dietro i libri, impara un mestiere”. E Bonafede l’ha fatto, scegliendo quello del guitto. Pardon, del guitto ministro, e scusate se  poco.

Considerazioni finali: per fare il ministro della giustizia non occorre essere avvocati o giudici o professori di diritto, la storia della Repubblica ce lo ha insegnato. Non occorre neanche avere competenze specifiche. Ma se un medico dovesse affermare che il cuore sta dietro la fronte saremmo al ridicolo. Ecco Bonafede ha portato il governo al ridicolo. Soddisfatti, giammai rimborsati.

 

Jet lag lucano, dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. dic, 2019 by in Argomenti

Jet lag lucano, dal Quotidiano del Sud

Avete presente il jet lag? Sì? Ecco, moltiplicatelo per dieci, no, per venti, ma sì, facciamo per trenta e siete pronti per un viaggio a Potenza e provincia.

La distanza, infatti, che divide Potenza dal resto del mondo è superiore a quella che divide Roma da Melbourne. Giuro! E ve ne darò le prove.

Albero di Natale, luminarie e presepe si mettono su l’8 dicembre, quindi per vederle a Potenza ci devi aggiungere qualche giorno, perchè l’8 dicembre, da queste parti, arriva un pò dopo, giusto un pò.

La ristorazione internazionale? Tipo Sushi, kebab e cheese-cake? Sono arrivati qualche anno dopo che nel resto d’Italia, sempre a causa di quel jet lag dovuto alla particolare situazione geografica.

Ma l’apoteosi del differimento del tempo, mantenendo la stessa data e lo stesso orario l’abbiamo toccata in politica, perchè da noi un candidato di Forza Italia è arrivato a governare 25 anni dopo l’esordio in politica di Berlusconi, e proprio quando la sua stella sta tramontando mestamente.

Talchè a Potenza corre più o meno il 1994, oggi è più o meno il 6 del mese di dicembre e l’inverno, quello freddo freddo, è alle porte.

I grillini governeranno fra dieci anni o forse più, quando altrove non ne avranno più neanche il ricordo e le sardine le vedremo solo in tv nella serie di cartoni animati dei “Pronipoti” di Hanna & Barbera, quale futuro remoto da sognare e di là da vivere.

Insomma con calma e per piacere. Ah, dimenticavo, per il Natale in piazza avremo nientepopodimenoche Bobby Solo, Mario Tessuto e Peppino Gagliardi. Vuoi mettere?

E’ il prezzo che si paga a essere lontani, inaccessibili, inarrivabili. C’è chi può e chi no. Noi possiamo.

Ma nessun problema, basta munirsi di scorte di melatonina e il più è fatto.

Piuttosto pensate a quanti viaggi nel futuro abbiamo la possibilità di fare. A Matera e Salerno per le luminarie, a Roma per vedere un’autostrada, un Freccia Rossa e i 5 Stelle e a Bologna per vedere le sardine.

E niente, è tutto un fatto di rotazione dei pianeti, altro che disfunzioni.

In nome del popolo italiano

Posted on 08. dic, 2019 by in Argomenti

In nome del popolo italiano

Rimanendo in tema di giustizia, oltre alla eccessiva, spropositata, incivile durata dei processi, si registra, anche, il suo costo, aumentato in maniera proporzionale solo alla sua inefficienza.

Il dato è chiaro, il messaggio netto: meglio che non fate causa!

Di conseguenza, secondo una logica bieca e ingiusta, ogni revisione dell’impianto serve all’ufficiale scopo di fare sempre di meno giustizia.

Le esigenze da soddisfare, cioè, non sono quelle di un popolo che, tartassato da burocrazia e corruzione, chiede al giudice un minimo di soddisfazione, un minimo di ristoro e certezza giuridica, no, le esigenze sono quelle dello stato che, constatato che giustizia giusta non ne sa fare, crede di risolvere ogni problema punendo chi la chiede.

Di qui il campo giudiziario minato di decadenze, inammissibilità e sanzioni per chi perde una causa, a favore di quello stato che, una causa, te la fa durare tanto.

Lo spartito lo scrivono i magistrati, concependo riforme che tutto sono meno che regole che facciano bene ai destinatari della giustizia, e cioè i cittadini.

Mettici pure che il lavoro, al 60%, lo fanno fare agli schiavi -leggasi giudici onorari pagati come un raccoglitore di pomodori e con le stesse prospettive- e il quadro è perfetto, ed è quello di uno stato che ha deciso di usare la giustizia come un Autovelox, cioè per fare cassa.

Si è perso il senso del processo: da sistema per dirimere liti, quindi per ristabilire equilibrio nella vita dei consociati, a gioco costosissimo di società, un enorme Muppet Show, con pochi protagonisti, i giudici, e molte comparse, avvocati e cittadini.

Varrà la pena, una volta tanto, per esempio, chiedersi a cosa serva la Cassazione se una vicenda è vecchia di dieci e passa anni, se non a garantire ai magistrati di portare a casa lauti stipendi. All’economia, infatti, non serve, anzi fa male, al cittadino che si era illuso di risolvere un problema, neppure; quindi?

Un castello enorme nel quale si muovono come automi, e sempre secondo schemi che fuori del castello farebbero inorridire, migliaia di persone che sanno di non essere di utilità per nessuno.

Penso a quelle migliaia di cause che si tengono in ogni parte d’Italia di fatto solo per un loro smistamento, per esempio. Una penosa scenografia approntata per trasferire un fascicolo da un giorno a un altro, secondo un copione che vede la parte vittima sacrificale, l’avvocato comparsa e il giudice re della scena, anche se deve dire che la causa non verrà decisa perchè il ruolo è ingolfato. In quanti si saranno mossi, inutilmente, senza nulla produrre, anzi tanto consumando solo per la celebrazione di un insulso rito?

La giustizia, al 50%, è questo.

Poi, quando avrai dimenticato la vicenda, arriverà una sentenza, per la quale dovrai sborsare altri soldi, oltre quelli già versati. Perchè le sentenze si registrano, perbacco, cioè bisogna pagare il pizzo allo Stato, in proporzione al loro valore, dopo aver già pagato un buono contributo, spese di notifica, marche per copie, inchiostro, posta e gli auguri di Natale all’avvocato e le medicine per il nervoso o le pillole per dormire.

E, si badi bene, dopo tutto questo, e cioè anni, spese infinite, incertezza, ansia, paura e speranza, non avrai giustizia divina, ma umana, cioè fallibile, imperfetta, resa anche da chi, per due soldi al mercato mio padre comprò, e cioè un giudice onorario, uno che un concorso non l’ha fatto e che per quella sentenza prenderà una mancia.

Sembra davvero una cosa poco seria e lo è, perbacco, fino a quando lo scopo sarà smaltire l’arretrato e limitare le sopravvenienze e non rendere un servizio indispensabile.

Una generale presa di coscienza dello stato dell’arte forse sarebbe auspicabile, a meno che non ci sia di meglio da fare, tipo eseguire i cinque riti tibetani per 21 ripetizioni ognuno e per due volte al dì.

 

 

 

Slow stile, dal Quotidiano del Sud

Posted on 08. dic, 2019 by in Argomenti

Slow stile, dal Quotidiano del Sud

Dicono che i processi civili, in Italia, durino mediamente 3 o 4 anni. Nella Repubblica autonoma di Basilicata, no. O almeno a Potenza no. Noi, evidentemente serviamo per alzare significativamente la media o siamo esclusi dalle statistiche.

Un paio di settimane orsono, infatti, nell’ambito della mia infausta attività professionale, mi è stata notificata un’ordinanza che rinviava una causa, già vecchia di nove anni, perchè troppo giovane, o non abbastanza vecchia, oppure, dai, perchè ce me erano di più vecchie, di un ulteriore anno.

Quindi la velocità della Basilicata, intesa come velocità su gomma, grazie alla corsia unica della Basentana, su linea ferrata, grazie al Freccia Rossa a vapore e su codice, grazie ai processi decennali, è quella di una tartaruga reumatica con l’aggravante di essere indolente.

Gradirei conoscere le persone alle quali rivolgere un sentito ringraziamento.

Se è vero, infatti, come dicono taluni ammiccando, che una classe politica è indecente nella misura in cui lo è il popolo che la elegge, è altrettanto vero che esistono tantissime eccezioni, gente costretta a emigrare o a tacere o a passare per strana, che non merita lo stato delle cose esistente. Ed è a nome di questi, fra i quali non voglio annoverarmi per l’evidente conflitto di interesse (che sono bello e bravo non posso dirmelo da solo anche se è lo sport nazionale più praticato), che oggi chiedo alla classe politica intera se ha mai confessato a Dio onnipotente i suoi peccati. Come dire un attimo di dubbio sulla propria adeguatezza, un rimorso, un serio pentimento per quanto fatto, male, e non fatto, tanto. Un gesto che li riabiliti almeno da un punto di vista morale. No, nessuna punizione, ci mancherebbe, nessun risarcimento, figuriamoci, solo un passo indietro, finalmente umile, etico, cristiano.

A tale gesto, poi, dovrebbe accompagnarsi un minuto di silenzio da parte dei tanti che hanno sguazzato nella mediocrità, chiedendo un favore, elemosinando un diritto, barattando la propria dignità di cittadino per un vantaggio o una raccomandazione.

Sarebbe una rivoluzione.

Il concetto di democrazia, in fondo, è stato male interpretato: non significa, infatti, che tutti possono ambire a tutto, giammai. Significa solo che tutti hanno uguali diritti, partono senza vantaggi sugli altri e, poi, arriva prima chi è più bravo, con la conseguenza, rimarchevole, che ce ne avvantaggeremmo tutti, a essere guidati da chi vale di più.

Noi costituiamo uno Stato a parte. Uno Stato dove i miliardi del terremoto e il petrolio hanno partorito un non luogo, dove per bonificare un sito inquinato ci vogliono vent’anni così come per fare un piano paesaggistico; dove per indignarsi per l’invasione delle pale eoliche ce ne sono volute 1500, dove se una strada non ha buche per cento metri si ringrazia Iddio per tanta grazia, dove una superstrada dura due secoli, dove un processo si eredita come la casa o come un debito e dove, quando arriva una sciagura, si gioisce perchè ci saranno soldi pubblici da spartire.

Sì, siamo un’isola, forse non propriamente felice, come usava dirsi, ma lo siamo, la terza grande isola della Repubblica italiana.

PS: appello al ministro Bonafede. Con la prossima riforma della giustizia pare che i processi civili subiranno un’accelerazione mai vista. A prescindere dal come, che pure meriterebbe un approfondimento, dal momento che un ricorso al posto di una citazione difficilmente sanerà le ferite della giustizia, per dire, quello che interessa è se questa riforma riguardi pure la Repubblica di Basilicata, oppure, come sempre, noi si debba viaggiare a scartamento ridotto anche per la giustizia. No, giusto per sapere, sai com’è, tante di quelle volte fossimo inclusi nella riforma potremmo ritenerla una strenna per il Santo Natale.

Prescrizione, barbarie o una conquista? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. dic, 2019 by in Argomenti

Prescrizione, barbarie  o una conquista? Dal Quotidiano del Sud

La prescrizione che si ferma con la sentenza di primo grado è una conquista della giustizia o una barbarie?

Il problema è mal posto.

Infatti bisogna innanzitutto dichiarare con voce stentorea e dignità d’occasione, che i processi italiani sono tanto ingiusti da aver meritato una norma costituzionale che ha stabilito, in linea di principio, che il processo deve essere innanzitutto “giusto” (pensa te!) e, quindi, fra l’altro, durare, se non poco, sicuramente non tanto.

Cioè la prescrizione dovrebbe essere una norma da applicare soltanto in via eccezionale e non quotidianamente, come invece accade.

In questo contesto si può parlare della riforma Bonafede.

Ecco, arrestare il corso della prescrizione alla sentenza di primo grado significa esclusivamente dire ai giudici: tranquilli, se vi stavano stretti i tempi -che è quanto dire- tranquilli, ora vi tocca finire solo il primo round, per il secondo potete pure prendervela comoda.

E l’incauto imputato, che spesso risulta innocente, rimane per una considerevole parte della sua vita in attesa che la giustizia maturi la convinzione della sua colpevolezza o innocenza.

Quindi una barbarie?

Sì, ma lo è anche vedere impuniti i colpevoli perché la giustizia è lenta.

Quindi?

Quindi ogni sforzo andrebbe speso per velocizzare i processi e punto. Il resto è un fantasioso prendere in giro la gente, come sovente lo stato prova con successo a fare, illudendoci che qualche geniale riforma stia per cambiare il corso delle cose.

Uno Stato giustizialista, perché è questa la piega che si sta prendendo, non è uno Stato serio, è addirittura poco democratico, anzi per niente. I nostri principi basilari sono di tutt’altro segno, portano al garantismo più totale. Se abbiamo cambiato idea, stabiliamolo e scriviamolo prima, per poi comportarci di conseguenza.

Ma se la scuola non forma più, e il processo è in avanti con gli anni, c’è da presumere che questa classe politica sia figlia della cattiva scuola, quella che non insegna a capire neanche quello che si legge. Talchè di cosa parliamo? –Ah, se non lo sai tu?

 

Notizie dall’acquario, dal Quotidiano del Sud

Posted on 28. nov, 2019 by in Argomenti

Notizie dall’acquario, dal Quotidiano del Sud

Notizie dall’acquario?

Roger, negativo.

Ma è vero che si azzuffano fra amici?

Affermativo, fra avversari e fra amici, ma tutto nella sceneggiatura teatrale.

Avete indagato?

Negativo.

Meglio così, potrebbero venir fuori situazioni allarmanti.

Allora cosa si fa?

Rimanete in vigile attesa, ascoltate tutto, anche i bisbigli, le idee possono nascondersi nelle pieghe più minute, poi all’improvviso vengono fuori e fanno sfaceli. Ma fin quando non partoriscono idee è tutto sotto controllo.

Capo, io non vedo un’idea dai tempi dei Briganti.

Non esagerare, da allora hanno fatto la Basentana, ricordalo.

Vero. Ma poi basta.

Appunto. Speriamo che il letargo continui.

Del resto ci sono poche speranze.

Vero. Sarebbe un miracolo.

Ok. Allora noi comunque rimaniamo in ascolto.

Mi raccomando. Al primo segnale di idea lanciate l’allarme rosso, potrebbe essere letale. Ma fino a quando giocano a fare gli statisti, potete anche fumare una cicca.

Perfetto, capo.

A dopo, agente 07 e 3 10.

A dopo capo.

Passo e chiudo.

Pressappoco, circa, si sente in giro …, dal Quotidiano del Sud

Posted on 23. nov, 2019 by in Argomenti

Pressappoco, circa, si sente in giro …, dal Quotidiano del Sud

Che, poi, le cose non stanno mai così come te ne è arrivata voce. Il “sentito dire”, ciononostante, è diventato il mezzo più autorevole del sapere. Passi quando si parla di gossip, ma quando si parla di sapere scientifico, tecnico, letterario, il “sentito dire” dovrebbe scomparire dal catalogo dei sistemi di apprendimento.

Non è così per tanti, però.

Mi capita di sentire avvocati cioncionare su questioni giuridiche per “sentito dire”, oppure perchè qualcun altro la “pensa così”, senza mai, e dico mai, riuscire a farsi un’opinione personale, purtroppo perchè privi degli strumenti di base e cioè del sapere.

Ma il fenomeno assume aspetti preoccupanti quando si parla dei politici. Questi sono un pò come i giudici, periti peritorum per legge, per definizione, per pigrizia, quella altrui.

Sanno tutto, almeno così danno a vedere; poi se scavi poco poco, t’accorgi che quel poco che tanto spavaldamente mostrano, è quel “sentito dire”, solo appiccicato, con la saliva, ma facile a staccarsi.

E’ l’epoca del superficiale, del pressappoco, del circa. Stuoli di dilettanti allo sbaraglio affollano le professioni, gli uffici, le direzioni generali, spesso anche gratis, o per pochi spiccioli.

Tante volte, poi, perchè non si pensi che cotanta superficialità sia servita senza contorno, a questo stato di impegno light, si aggiunge un surplus di pigrizia, che rende l’uomo armato solo di “sentito dire”, anche sfaccendato, inoperoso, allergico al lavoro. Altre volte il condimento preferito è la malizia, che sconfina, volentieri, nella malvagità e nella mania di onnipotenza. Forse proprio per questi signori hanno inventato la democrazia, che apre loro spazi infiniti di sottobosco parlamentare e non, dove far finta di, avendo sentito dire che, ma sempre, e qui c’è il miracoloso segreto, con la supponenza giusta per poter bluffare coi più.

Se lo Stato della burocrazia, della giustizia, delle professioni e della politica sono sempre più comatosi, la spiegazione sta in questo, e cioè nel fatto che il “sentito dire” dice poco e male e che non porta sapienza. Ma deve andare così. E se penso che anche l’insegnamento, spesso, è di questo tipo, penso che non c’è futuro.

Cioè, i veri bravi vanno via o fanno la fame o vengono ristretti in riserve, comunque limitati.

I professionisti del “sentito dire” impazzano e purtroppo governano pure. Viva l’Italia.

Qualità della vita, ma la vita di chi? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 22. nov, 2019 by in Argomenti

Qualità della vita, ma la vita di chi? Dal Quotidiano del Sud

Ehi, hai sentito? Potenza, ma anche Matera, è la città del Sud dovesi vive meglio. E tu a blaterare che non va niente bene e robaccia del genere. Da non credere. Ci avranno raccomandati? Voglio sperare di no, anche se il timore è fondato.

E sì, perché, pensa tu, per essere la migliore non avranno usato come parametro di certo i trasporti, questo è poco ma sicuro. Da noi, se non hai un auto sei bello e fritto. Gli autobus girano vuoti per decisione del consiglio comunale, che, in seduta pubblica, ha ritenuto di dover peggiorare il servizio al fine di renderlo inappetibile perché, hanno motivato, se nel Sahara non ci sono mezzi pubblici, allora è bene che non ce ne siano, funzionanti e funzionali, neanche a Potenza. Dice ma che c’entra il Sahara. Beh!, chiedilo a loro. Ma, di certo, se la solidarietà non è una parola a sproposito, la decisione mi sembra seria, di sinistra e da classica sardina.

Sì, le sardine, quelle che protestano contro l’opposizione che non governa. Unico caso al mondo, l’Italia, dove le manifestazioni le fa chi governa contro l’opposizione. Strambi, ok, ma mai banali.

Altro parametro che non avranno utilizzato sarà quello delle infrastrutture: non ne abbiamo, quindi, siamo belli così, “nature”. Hai qualcosa in contrario. No? E meno male.

Il terzo parametro non usato è quello delle barriere architettoniche. E hanno ragione, diamine. Perché le barriere stanno nella testa delle persone polemiche, quelle che non gli va mai bene nulla. Un gradino, una scalinata, e che vuoi che sia.

Non avranno usato neanche il parametro della disoccupazione, sicuro, e, quindi, dai, ci siamo, ora quasi quasi ci troviamo.

Ma allora hanno imbrogliato?

Ma che ne sai tu. Solo una raccomandazione, una parolina soffiata nell’orecchio, un pizzino, una telefonata a un amico.

Ma chi ci vuole così bene?

E che ti frega? A caval donato non si guarda in bocca.

Ok, va bene. Ma abbiamo vinto qualcosa?

Bella domanda. Non so. A occhio e croce, insomma, penso che qualcosa, beh, sì, qualcosa l’abbiamo vinta, tipo un pozzo in più, un tot di pale eoliche, un paio di inchieste di condimento, shekerate e, come oliva, il ponte di Montreale.

Siamo andati davvero bene.

Sì, che vuoi, a essere privilegiati si guadagna sempre.

Tutti presenti, dal Quotidiano del Sud

Posted on 15. nov, 2019 by in Argomenti

Tutti presenti, dal Quotidiano del Sud

Alla stazione, alla partenza di Bocca di Rosa, c’erano tutti, dal Commissario al sacrestano, raccontava De Andrè, mancavano i politici. E certo, perché questi, i politici, non vanno alle stazioni ma alle inaugurazioni. Infatti, al taglio del nastro del ponte diMontreale c’erano davvero tutti, un esercito è parso, con amministratori vecchi e nuovi, tutti a festeggiare una delle opere più attese, ma anche solo una delle poche opere e basta.

A margine l’estetica (bello di sotto e brutto di sopra, come dire ha un bel corpo ma è brutto- da notare il sessismo all’incontrario, vera perla), a margine pure la rete di protezione e il guard rail che non protegge i passanti, ma forse la rete, ma che evidentemente rimane solo un fregio estetico di indiscutibile pregio, rimane la festa dei politici, quel dover esserci, farsi fotografare, apporre una firma. Devo immaginare fossero presenti davvero tutti, salvo qualche eccezione che nobilita l’assente, finanche o forse soprattutto, chissà, i responsabili di un’apertura davvero fuori tempo massimo.

Ecco, quella foto potrebbe diventare una foto segnaletica se i ritardi nel terminare le opere pubbliche fossero reato. Per dire, ovviamente. Ma il fatto che tutto, anche un ritardo scandaloso, finisca a tarallucci e vino e spumante e taglio del nastro e hip hipurrà e sorrisi e congratulazioni, non riesco a digerirlo. Sarà un mio problema di stomaco, è evidente. Così come questo voler esserci per forza, questo manifesto e spropositato presenzialismo, non ha un briciolo di eleganza.

Che, poi, diciamocela tutta, che c’è da festeggiare? Lo scampato pericolo che di un maggior ritardo di qualche ulteriore anno? O la grande impresa di aver ristrutturato un ponte malmesso? Suvvia. Oggi tutto diventa una celebrazione, una festa. Quindi si finisce per svilire proprio quelle che sono, davvero, occasioni da festeggiare, quei fatti eccezionali, rari, inconsueti, quelle manifestazioni del genio umano oppure quelle opere che possono fare la storia di una città, non una semplice ristrutturazione, peraltro sconclusionata, tardiva, che ha prostrato una parte della città per troppo tempo.

Dai, allora, cominciamo a festeggiare anche le responsabilità: di chi è la colpa del colossale ritardo? del maltempo? Bene, mettiamogli il muso e non usciamo più quando piove, snobbiamolo. Oppure la colpa è del fantasma formaggino? Magnifico, cancelliamolo dal nostro immaginario, ignoriamolo, non raccontiamone più le gesta. E, non appena individuato il responsabile, festeggiamo con cortei, sfilate e trombette, perché sarà, questa, davvero una giornata storica. Pensateci un attimo: “scoperto il colpevole del ritardo di un’opera pubblica, la prima volta in Italia! Lode agli investigatori. La Basilicata prima regione d’Italia ad averne individuato uno. La popolazione è in festa!”

Si scherziamoci su. In fondo pare serva per pareggiare i conti con la vanità, sempre in rosso. Ma la prossima volta, tipo fra trentasette anni, quando un’altra opera verrà ristrutturata o addirittura fatta da zero in questa città, giuro ci sarò pure io, Gigio Gigi, un cittadino qualsiasi, mi farò largo fra i politici per arrivare alla prima fila e farmi fotografare. E sarà anche questa una prima volta: un cittadino che festeggia al posto di un politico. Tiè.

 

 

Volontariato di Stato, dal Quotidiano del Sud

Posted on 12. nov, 2019 by in Argomenti

Volontariato di Stato, dal Quotidiano del Sud

Un fenomeno in continua espansione, benchè affatto deformato o, se si preferisce, snaturato, è quello del volontariato. Si è sviluppato, infatti, fino a invadere campi nei quali tutto si sarebbe pensato tranne che sarebbero stati affidati a persone di buona volontà e, soprattutto, senza pagare una lira, oppure, organizzandolo in maniera sfrontata se non irresponsabile.

Io credo che il volontariato dovrebbe essere limitato a quelle zone dove non arriva lo Stato, per esempio o dove situazioni contingenti e personali impediscono che l’essere umano possa vivere come tutti. La raccolta e la distribuzione di indumenti o pasti, per esempio, agli indigenti, può trovare nei volontari ottimi ideatori ed esecutori materiali. Anche per offrire un servizio per così dire “in più” a chi ne avesse bisogno può essere materia di volontariato.

Ma quando uno Stato cede in subappalto i servizi che deve rendere per legge a volontari da non pagare o pagare simbolicamente, beh, allora c’è puzza di sfruttamento, mascherato da volontariato.

Per esempio, che presso gli ospedali servizi primari vengano affidati a volontari in pensione, che dovrebbero tappare le falle di un sistema allo stremo, senza che quella prestazione gratuita giovi ad altri che all’ente, non sta bene e per mille motivi. Innanzitutto non potrà essere preteso un impegno ancorato a obblighi contrattuali: se non sono pagato e oggi non ne ho voglia a lavorare non ci vado, per dirne una. Qualche ulteriore problema potrebbe essere causato da un servizio offerto da un lavoratore non organico all’ospedale, con ipotetiche conseguenze in riferimento alla eventuale responsabilità. Ma vi è di più. Il paziente potrebbe richiedere l’intervento del medico dell’ospedale, rifiutando la prestazione di un volontario? Mi viene da pensare e perchè no? Anche perchè il volontariato, come dice la parola, si basa sulle volontà e non risponde mai a uno specifico obbligo, mentre tale dovrebbe diventare un rapporto continuativo. Ma v’è di più, ancora. Un medico per lavorare per l’ospedale deve superare un concorso, il volontario no, finendo per fare le medesime cose e creando una evidente e ingiustificata disparità, fra medico e medico.

Poi c’è il mondo della giustizia. Questo senza l’apporto costante e indefesso dei giudici onorari soccomberebbe sotto il peso degli arretrati che, già coi giudici onorari, è poderoso.

Il magistrato onorario svolge le medesime funzioni del magistrato togato con l’unica differenza che il magistrato prenderà una pensione d’oro e il magistrato onorario no. Oppure mentre lo stipendio del magistrato è cospicuo, il gettone che prende il giudice onorario sa di mancia. Ma, lo ripeto, fanno le stesse cose. E, cosa ancora più grave, la giustizia costa tale e quale sia con lo stipendio del magistrato, sia che costi allo stato gli spiccioli del gettone dell’onorario.

Ancora. Gli onorari non superano un concorso, ma fanno giustizia uguale, non c’è un serio filtro per il loro reclutamento e finiscono per essere gli uomini di fatica della giustizia italiana.

Si rifiutassero tutti assieme di farsi schiavizzare, l’Italia processuale impazzirebbe, stando già in ginocchio.

Ma il fenomeno si allarga sempre di più e uno Stato accattone approfitta delle professionalità di tanti per affidare loro le sorti italiane in servizi essenziali, risparmiando un mucchio di quattrini. Ve l’immaginate un privato che accettasse di assumere un volontario che fa il lavoro di un normale dipendente, senza pagargli stipendio, contributi e Inail; passerebbe i guai. Lo Stato, ovviamente, no.

La cosa triste è che lo Stato approfitta e sfrutta senza vergogna. Fra l’altro creando le cosiddette sottospecie, e mi spiego: un magistrato onorario non verrà mai riconosciuto come vero magistrato, ma al più come precario, di conseguenza non godrà dell’autorevolezza che un magistrato deve avere, e finirà per ricevere un trattamento di serie B, dai cittadini, dagli avvocati e dai magistrati togati. Così per i medici volontari.

E’ lecito chiedersi, però, se sia giusto assumere responsabilità, correre rischi professionali, lavorare, senza quel riconoscimento previsto dalla Costituzione. Certo che non lo è e, questo italiano, è uno Stato miserabile che umilia professionisti, sfruttandoli e conservando inimmaginabili privilegi per i titolari.

Due ultime annotazioni. Negli anni 50, 60 e 70, sindaci e consiglieri comunali non venivano pagati e il gettone minimo e simbolico previsto veniva garbatamente rifiutato. E si trattava di gente che sacrificava il proprio lavoro per servire le istituzioni. Ecco, visto che i volontari vanno di moda, prevediamoli anche in politica. E infine, quanto manca al giorno in cui ci saranno poliziotti, netturbini e infermieri, professori e impiegati, tutti volontari, tutti a gettone e tutti morti d fame?

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>