Friday, 7th October 2022

Il buon governatore Sc’vèik

Posted on 22. mar, 2022 by in Argomenti

L’opera dell’intelligenza, per quanto utile, encomiabile, rilevante, rimane noiosa. Niente a che vedere col genio che, dell’intelligenza, riesce a farne a meno.

La genialità è frutto di intuizione non filtrata dalla ragione, semmai inconsapevolmente alimentata, ma nulla più. Altrimenti non si giustificherebbero tanti geni che, poi, alla fin fine, muoiono disperati, abbandonati, poveri e pazzi. Anzi, difficilmente il vero genio riesce a mettere a frutto la sua produzione, se non ne rimane addirittura inconsapevole, infatti, la vive di passaggio, già pronto per la prossima.

La premessa giova a giustificare il seguito, formandone parte integrante, reciterebbe un qualsiasi contratto redatto da un qualsiasi operatore del diritto.

Orbene, il gesto di Bardi che scappa dall’assemblea consiliare all’inglese, che caccia Fratelli d’Italia dalla giunta, salvo poi contrattarne il consenso per non tornare miseramente a casa, non può essere sussumibile, nonevèro, nell’alveo dell’opera dell’intelligenza, giammai, nessuna persona anche meno che mediamente intelligente avrebbe fatto tutto ciò, bensì è da riportare nell’ambito più ristretto e più nobile della genialità.

Chi, infatti, schiavo della ragione, avrebbe potuto mai prendere e andarsene mentre i consiglieri discettavano di alta politica (vietato scompisciarsi di risate!)? Temo che nessuna persona intelligente avrebbe potuto farlo. Solo l’assoluta sapienza del genio può evidenziare un gesto apparentemente vigliacco rendendolo sublime. In quel gesto, come in un buon rosso, possono essere annusati gli aromi più raffinati: la follia dettata dalla assoluta libertà, l’insofferenza alle stupidaggini, la mancanza di tolleranza nei confronti di chi vola troppo basso, la leggerezza dell’anima, l’intransigente negazione del razionale, l’amore per il miracolo.

Ecco, il miracolo, ritornando alla premessa. Il miracolo, l’opera del genio, è l’unica cosa che scuote quello che l’intelligenza, alias ragione, costruisce giorno dopo giorno, ovvero la noia.

Evidente che, di fronte al genio, stupidità e intelligenza sono la stessa cosa, se non per certa stupidità, talmente stupida da diventare anch’essa geniale. Penso al Buon soldato Sc’vèik, del quale non si saprà mai se fosse geniale o totalmente stupido.

Perché la genialità è un mondo dove stupidità e intelligenza svaniscono, cioè dove il ragionare, poco o molto, è attività troppo umana per non essere affine che alla bassezza, dove il cervello non è più un muscolo da esercitare, ma una tempesta dalla quale fuoriescono saette, tanto abbaglianti quanto rumorose, che colpiscono più di una settimana di sole o un mese di pioggia, tali da rimanere scolpite appunto quali opere del genio assoluto.

Bene, Bardi è un genio. Se ci è arrivato tracimando la sua intelligenza o la sua stupidità, non sta a me saperlo, anche perchè saperlo non ha senso, perché la genialità non riconosce madri.

Ma ora è atteso alla prova più severa per la sua genialità: riconoscere a Leone la Presidenza del Consiglio, di modo che le lasagne della sorella del consigliere che lo sfamò in una desolata domenica delle Palme di triste lavoro, entrino a buon diritto nello Statuto Regionale, nella bandiera della Regione, e, quindi, nei nostri cuori.

Ordine e disciplina, manca l’olio di ricino.

Posted on 28. feb, 2022 by in Argomenti

Ordine e disciplina, manca l’olio di ricino.

Ma sì, parliamone. In un momento nel quale l’Italia intera si commuove per la guerra in Ucraina, beninteso, solo davanti alla tv, val la pena accennare a come vengono trattati i migranti presso la locale questura, quando vi accedono, previo appuntamento, beninteso.

Per esempio, oggi, ventotto febbraio.

Fa freddo, a tratti nevica.

Gli immigrati vengono convocati tutti alle ore nove, dove cominciano un’attesa di ore all’esterno dell’ufficio, che non si presta ad accoglierne molti.

Devono stare buoni e zitti, non chiedere informazioni, altrimenti vengono redarguiti severamente. Devono pazientare. Un’ora, due ore ma anche tre o quattro se non di più.

Se qualcuno si azzarda a dire qualcosa gli viene detto “finiscila di dare fastidio altrimenti non ti faccio entrare proprio”, giuro, l’ho sentito io di persona, chiamato in soccorso da un migrante in attesa del rilascio del permesso di soggiorno. Alla mia osservazione di rimando che l’affermazione del poliziotto era gravissima, questi ha prima tergiversato, poi ha glissato.

I modi sono scostanti, poco urbani, finanche sprezzanti. Informazioni non se ne possono chiedere, se non dopo aver fatto tutta la fila che dura ore, fila che devono fare tutti, non solo quelli che devono chiedere un’informazione.

L’attesa al freddo, inutile, è evidentemente punitiva del solo fatto di essere lì, altrimenti non si spiegherebbe una convocazione per tutti allo stesso orario. Ogni pratica dovrebbe essere già istruita, ma invece sembra di no, a giudicare dalle lungaggini. Certo, consegnare un permesso già bell’e pronto non dura più di cinque minuti, invece ci vogliono ore. Se tutto il tempo che si passa lì è giustificato, chissà da cosa, vuol dire che l’organizzazione è scadente; se invece non è giustificato, si è liberi di pensare cosa si vuole.

La tanto declamata solidarietà? A farsi benedire. L’educazione? Passo. La gentilezza? Andatela a cercare in Giappone, dove sanno cosa sia.

No, non sono sgomento, né sorpreso, ma indignato, questo sì.

Un italiano pentito. Ecco. E ho fatto pure outing.

Quanto a chi dovrebbe dare un codice di comportamento, ovvero controllarne il rispetto, dovrebbe cambiare mestiere, ma rimarrà lì, al suo posto, magari anche con un encomio per i muscoli mostrati, vigliaccamente, ma ben mostrati.

A quel paese!

 

 

Caspita, hanno rifatto la giunta.

Posted on 27. feb, 2022 by in Argomenti

Caspita, hanno rifatto la giunta.

C’è un momento della vita nel quale realizzi i tuoi limiti. E’ un momento di chiarimento, ma anche di rassegnazione: certe cose non le capirai mai. Un limite che ti appare insopportabile, ma che poi, pian pianino, cominci ad apprezzare, perché quel limite può essere la tua salvezza.

Per esempio non capisco i rimpasti in politica. Ogni tanto prendono e cambiano qualche assessore, accompagnando la manovra con auto incoraggiamenti del tipo “ecco il cambio di passo” (fantastico), “la nuova giunta si rende necessaria per perseguire gli obiettivi che ci siamo posti” (banale e offensivo per chi si è perso per strada) oppure “abbiamo trovato la quadra” (pragmatico e falso).

In effetti, se vai a guardare, da assessori inventati alla bisogna, cioè non espressione di una élite intellettuale, o dotati di una specifica competenza, ad assessori ugualmente inventati alla bisogna, secondo lo schema di produzione industriale dei partiti, capaci, come Dio con Adamo, di costruire competenti assessori dal fango, e poi altri ancora sempre col fango e le assessore da una costola dei primi.

Quindi, non uomini e donne dotati di curriculum (curricula non mi piace proprio) che solo a guardarne la lunghezza verrebbe da dire “Santo Iddio”, no, per niente, perché all’inesistenza di un qualsivoglia curriculum si sopperisce con l’OK del partito, che, evidentemente, vale un paio di lauree.

Ecco, io proprio non arrivo a capire a cosa serva, o meglio, non capisco la faccia tosta dei partiti che spacciano per amore per la città uno squallido e misero avvicendamento nella pagnotta stipendiale e nel relativo potere gestionale.

Potenza sta andando maluccio e continuerà ad andare maluccio. La qualità della vita, checchè ne dica qualcuno, che però, ora, forse, potrebbe anche guardare le cose con un occhio più neutro, è scadente assai, l’offerta culturale rasenta la tipica refertazione da analisi di laboratorio e cioè “tracce”, l’offerta di servizi, dai trasporti in giù o su (Potenza è pur sempre una città verticale), miserevole, le occasioni di lavoro rare come le pepite nel Basento e, diamante fra i diamanti, l’opportunità di emergere per meriti, semplicemente inesistente.

Comunque, non capendoci niente di politica e dei suoi traffici di assessori, mi convinco che, diamine, sapranno quello che fanno, e che quindi i nuovi assessori/e, troveranno subito il bandolo della matassa e ci cambieranno la vita, beh, un po’ anche la loro, perché dalla coppola di consiglieri ora indosseranno la coppola di assessori/e, che, insomma, mi sembra un bel balzo, politico e sociale, roba da tirar fuori il petto, indossare la giacca migliore, e sfidare il mondo per una veloce scalata, che so, alla carica di sottosegretario o ministro, chè, so bene, che è questo che pensano i neo assessori, convinti delle loro qualità quasi più dei partiti che li hanno scelti secondo logiche mostruosamente valoriali.

Non do loro il buon lavoro di circostanza, perché sicuramente devo rivolgerlo a me, in quanto sarò sollecitato, quale umile osservatore, a multiple riflessioni, tipo sul “perché proprio a me o a noi”, o quella più pragmatica del” tanto uno vale l’altro”, oppure ancora del tipo “cazzo, non saluta più”.

Ma rimango in attesa di altri rimpasti, di quello regionale e di un altro comunale, nel rispetto della eterna quadriglia che si balla sulle nostre teste, in un nuovo gioco del Monopoli cittadino o regionale, dove però i soldi sono veri, le chiappe sono le nostre e chi comanda pensa davvero di giocare.

 

 

La resa.

Posted on 31. dic, 2021 by in Argomenti

La resa.
Stiamo assistendo, praticamente inermi, quasi indifferenti, anestetizzati, a una serie di peggioramenti della nostra vita che in altri tempi, avrebbero scatenato il finimondo.
L’aumento lineare dei costi dei consumi energetici per un 50% circa, un’inflazione crescente in maniera ormai inusuale, con ricadute sul potere di acquisto enorme, l’aumento delle tasse sugli immobili, la guerra a un pensiero diverso, restrizioni incompatibili con la costituzione e peraltro, a oggi, totalmente inutili, il diritto al lavoro che vacilla, quando c’è, la caduta libera delle professioni, del commercio e della ristorazione, una dilagante disoccupazione e l’ombra dei licenziamenti. Questo è il panorama che si presenta, ed è agghiacciante.
Dicevo, in altri tempi, si sarebbe scatenato il dibattito politico, i sindacati sarebbero sul piede di guerra, ma quello vero, gli studenti sarebbero in sommossa permanente, lo stato generale sarebbe di partecipazione attenta e stimolo alla protesta. Invece nulla, il nirvana indotto. Il terrore inculcato e la vita messa sotto i piedi.
Ho il sospetto che ce l’abbiano fatta a ridurci a porci da macello, non per quello che sta accadendo, lo ripeto, ma per la mancanza totale di reazione, individuale e collettiva.
Una acritica accettazione della versione ufficiale, che cela abilmente guai seri e una condizione da prossima tragedia. Il circo Italia continua, e i clown sono i più bravi.

L’intransigenza dei più forti

Posted on 11. dic, 2021 by in Argomenti

L’intransigenza dei più forti.
Fanno a gara, diversi conduttori TV, a chi tiene lontano dai microfoni i no-vax. Il tono è saccente, imperioso, definitivo, come lo è quello di chi detiene, o presume di detenere, l’assoluta verità.
Ora questa non ce l’ha nessuno, men che meno è possibile spacciare per verità, peraltro scientifica, qualcosa ancora in via di sperimentazione, come pacificamente sono il vaccino e i suoi effetti nel tempo.
Mi sembra più appropriato, al limite, dire che allo stato la vaccinazione sembra la cosa che funzioni di più e non andrei oltre, se non con la pretesa di offendere l’intelligenza, mia e di tutti gli altri.
Ma i giornalisti in questione pare siano partiti per una crociata, chissà se e quanto sponsorizzata e da chi.
Una crociata che cozza, significativamente, con il principio posto alla base dell’informazione, che impone di non schierarsi o quantomeno di non tappare la voce a chi la pensa diversamente, anzi, tutt’altro, ma di favorire la discussione, che si auspica civile, fra pensieri diversi, cercando di approfondire la fondatezza degli uni come degli altri.
Negare la voce a qualcuno è di per sé triste, autoritario, inaffidabile e convince che si fa la voce grossa proprio perché non si è sicuri delle proprie tesi, imponendole, comunque, per una specie di ragion di stato che con la democrazia, in sé e dell’informazione, poco ha a che fare.
Hanno sempre deriso chi evita il dibattito, chi si radica nelle proprie convinzioni e che così interpreta il ruolo del fondamentalista della situazione, ma non si accorgono come la loro intransigenza sia tanto errata da sembrare, appunto, sponsorizzata.
Il campo delle idee, però, è quello nel quale meno dovrebbe attecchire l’etichetta pubblicitaria, spacciata per certificazione di verità. Anche perché la verità è l’unica cosa giammai certificabile, foss’anche una sentenza della Cassazione che, rimanendo opera della fallibilità umana, ha solo la forma legale della verità, ma non assurge a verità assoluta, chè, questa, solo Iddio può conoscere e neanche un testimone può assolutamente certificare, essendo passato, quello a cui ha assistito, sotto il filtro delle sue sensazioni e costituendo l’incerto prodotto dei suoi sensi.
Insomma, il clima è sempre infuocato e a renderlo tale sono proprio i pompieri, a parole, dell’aggressività. Quando, invece, farebbe tanto bene un clima disteso di reciproca curiosità, quanto alle idee, sgombro di retropensieri, senza dogmi, chè la sola parola fa ridere, escludendo i dogmi religiosi, ovviamente, senza pregiudizi e soprattutto presunzioni di superiorità.
A sentir uno che sposa una causa costi quel che costi, significa trovarsi di fronte o un cocciuto fanatico o uno prezzolato all’occorrenza. Non vedo alternative, dall’un come dall’altro lato. Ma a scoprire le carte, per giocare onestamente, non ci pensa nessuno e gli interpreti della verità di Stato non sono mai stati storicamente credibili. Come quando una persona molto potente ha una causa contro un debole cittadino che aveva osato denunciare qualcosa. Strano, ma vincono sempre i potenti e gli sprovveduti denuncianti passano per mine vaganti, pazzi o giù di lì. Strano, mai che vada diversamente, eppure sarebbe fisiologico vederne vincere uno una volta soltanto, per esempio, in un decennio. Quella giustizia non è affidabile, perché contraddetta dall’univocità dei numeri. Solo nei film, il debole, qualche volta, vince. Ed è per questo che a noi piace perderci dietro un film, commuoverci e tifare per il più debole, chè, nella vita, questo raffinato piacere ci è impedito.

La standing ovation di famiglia

Posted on 08. dic, 2021 by in Argomenti

La standing ovation di famiglia

I giornali mettono in prima pagina la standing ovation tributata a Mattarella sul palco della Scala di Milano. Nientepopodimeno che sei minuti di applausi, oltre a cori che inneggiavano a un suo bis presidenziale.
Ora, non è che non meritasse, la notizia, la sua diffusione, magari con un pò di enfasi in meno, però, sarebbe stata perfetta, ma quello che mi rende attonito è che quegli applausi non li ha tributati il popolo italiano, perché questo non si identifica con lo sparuto e selezionassimo pubblico della Prima della Scala.
Il popolo italiano non va alle prime in smoking e abito lungo, coi gioielli in mostra e le acconciature perfette. Quelli sono un piccolo gruppo di potenti che rappresentano solo le loro chiappe dorate. E che si siano sperticati per Mattarella mi convince sempre di più che questi non è il Presidente degli italiani, ma il loro. E io, con tutta l’umiltà possibile, ma anche con tutta la dignità di cui sono portatore, con loro, non ho molto da dividere. Quindi non posso dividerci Mattarella.
Del nostro tanto amato Presidente ho sempre apprezzato la professionale banalità dei comunicati e dei discorsi, che, con quelli del Papa, costituiscono le gemelle Kessler dell’ovvio. Ho apprezzato la fredda e sicura mano che ha guidato quel manipolo di politici da quattro soldi a rinunciare alla politica, sebbene non ne fossero tanto capaci, per la grande ammucchiata attorno al burocrate per antonomasia, del quale, ancora ora, si tessono lodi che sono superiori non al reale valore, che credo indiscutibile, ma alla sua capacità di essere uomo del popolo e che lavora solo per il popolo, cioè nell’esclusivo interesse dell’intera nazione, non degli spettatori privilegiati della Prima alla Scala.
Mattarella è colui che non ha speso una parola per lo scandalo che ha caratterizzato la magistratura, pur presiedendola, riuscendo a far tacere ogni voce o mugugno nei confronti di una categoria in profonda crisi, soprattutto morale, a prescindere dai laboriosi e onesti magistrati che reggono la baracca.
Mattarella è quel Presidente che non ha fatto una piega di fronte alla decretazione d’urgenza, di cui hanno abusato tutti, compreso il fenomenale Draghi.
Mattarella è quel Presidente che non batte ciglio di fronte al lento morire del Parlamento, ridotto a un ameno dopo lavoro, con obbligo di alzata della mano a comando.
Ma il pensiero unico vuole che ogni Presidente sia osannato come un Padreterno in terra e gli italiani se ne innamorano puntualmente, eterni cittadini adolescenti. Si innamorano di qualsiasi Presidente e qualsiasi Papa, così, acriticamente, perché lo leggono sui giornali che sono bravi e buoni e meno male che ce li ritroviamo. Che culo!
Intanto il papa ha fatto bella la piazza di San Pietro con un albero secolare sacrificato per festeggiare il Natale nel bagliore del lusso e Mattarella va alla Scala a farsi benedire e non dove c’è gente che soffre. Certo deve andare anche alla Scala, ci mancherebbe, ma evitateci la standing ovation, per favore, perché, davvero e per tutti, è Natale, non sempre Carnevale.

Un Vaffa salva la vita, o almeno aiuta un pò.

Posted on 29. nov, 2021 by in Argomenti

Le contraddizioni governative nelle misure anticovid costringono, per accettarle, a un vero atto di fede, cui è disposta la maggioranza degli italiani.

L’esempio tipico è quello del greenpass. Questo prevede libertà di movimento per i vaccinati. Cioè, se lo mostro, entro al cinema, al ristorante, in palestra, a teatro ecc. ecc.

La libertà di movimento che mi consente il passaporto comporta che io possa frequentare ambienti affollati, dove posso essere contagiato. Perché, è bene ripeterlo, il vaccinato può rimanere contagiato e, a sua volta, contagiare. Quindi non si può escludere a priori che un vaccinato sia per così dire a posto.

Ciò nondimeno io vaccinato, senza che nessuno mi controlli, posso, quindi, andare a cinema e infettare chicchessia. Se invece, anche se non vaccinato, mi facessi un tampone avrei la certezza che, almeno per quella sera, danni non ne farei anche se facessi la fila alla posta senza mascherina e cantando a squarciagola “o sole mio”.

Bene, lo stato italiano preferisce il greenpass e il vaccino al tampone, senza quindi avere nessuna certezza che io non possa fare danni.

Una scelta chiaramente bislacca, per non dire idiota, che apre il ragionamento sul perché mai si vada avanti, e con quanta sicumera, in questa maniera.

Al più, se proprio fosse vero, ma non vedo dichiarazioni certificate in tal senso, che i vaccini evitano i ricoveri, si dovrebbe pretendere (dico pretendere) la vaccinazione, ma, per frequentare cinema, teatri, ristoranti e quant’altro (come direbbe il già assessore) bisognerebbe chiedere anche il tampone.

Questo stando alla logica più elementare.

Ma di chiedere conto di questa assenza di logica dovrebbero incaricarsi i giornalisti innanzitutto, i quali godono di una posizione privilegiata in tal senso e sono a tanto debitamente titolati.

Il giornalismo italiano, però, non va oltre la cronaca, il raccontino e la pappagallesca ripetizione dei mantra governativi, senza porsi una domanda del tipo di cui sopra che pure meriterebbe di essere posta. Niente. Riescono però ad alzare la voce contro quei disgraziati dei no-greenpass che hanno dato da mangiare abbondantemente a molti col pagamento dei tamponi, togliendosi, presumibilmente, in molti casi, il pane di bocca. Perché in Italia, al contrario dell’Austria, per esempio, i tamponi si pagano.

Il giornalismo italiano, foraggiato da un consistente numero di milioni di euro (che si sappia) dallo Stato per fare da eco acriticamente alle proprie ragioni, quindi, si fa beffa della sua specifica funzione, preferendo procedere prono al servizio di quello Stato che fa dire a un Mario Monti in spolvero che l’informazione va confinata nei limiti di convenienza del governo. A posto!

Ce ne è abbastanza per evocare Grillo e il suo Vaffa, con la preghiera di tornare a farne uso, anche nei confronti dei suoi prodi che, delle bandiere iniziali del M5S, hanno saputo farne spazzatura.

Potrei provarci io a spendere un sonoro Vaffa, ma non sarebbe la stessa cosa. Meglio se a farlo fosse il suo ideatore, anche se, oggi come oggi, non è più granchè credibile.

In definitiva, considerato che della libertà non conosciamo neanche l’odore, della capacità di critica sappiamo farne a meno e che si può fare di noi quello che si vuole, basta che non ci togliete la Champions, vogliate gradire il mio più fervido augurio di una settimana di social e di talk-show, di terrore di Stato e di varianti, di miracolosi vaccini e di inutili tamponi, di Monti e di Draghi, di Salvini e Mattarelli, di decreti e di prese per il culo.

 

 

Il cellulare, la colt del far West.

Posted on 24. nov, 2021 by in Argomenti

Il cellulare, la colt del far West.

Cambiano i tempi, le mode e gli usi. E anche il galateo si adegua.

Le buone maniere si evolvono adeguandosi alle nuove tendenze, alle nuove tecnologie e, per dirla con l’assessore, a quant’altro.

Per esempio al cellulare è bene non esordire più col desueto “pronto”, ma va molto dire immediatamente il proprio nome, seguito da un sobrio saluto:

“Fred, buongiorno”

Mentre, se si telefona a qualcuno non ben conosciuto è bene specificare anche il cognome “Fred Mulligam, buongiorno”.

Sul titolo è bene chiarire che questo va indicato quando si tratta di telefonata fatta nell’esercizio della professione. Quindi, se telefono alla società tal dei tali per parlare di una pratica XY e sono un avvocato dirò “avv. Fred Mulligam, buongiorno”.

Sempre parlando di cellulare si sconsiglia l’uso con vibrazione in chiesa. Meglio una soneria con una musica a tono, magari un “Ti adoriamo ostia divina” d’annata, interpretato dal coro delle voci angeliche della cappella dei Frati Francescani dell’abbazia di Tortoreto, tiè.

L’effetto sarà strabiliante, il Parroco, come nei migliori spettacoli televisivi, seguirà subito la suoneria cantando a voce piena e ritmando il motivo con un balletto da Studio Uno (ve lo ricordate?). I chierichetti si tireranno la sottana e balleranno come due splendide pupe immagine, mentre il pubblico dei fedeli si scambierà il segno della pace e la spazzola per un cambio dama.

Al ristorante il cellulare va usato con la vibrazione e non va posato sul tavolo, ma tenuto negligentemente come il portafogli nel taschino della giacca. I giovani lo riporranno nella tasca posteriore dei jeans.

Ma si può parlare a voce alta portando a conoscenza dei vicini la nostra conversazione e chiedendo a più riprese, con cameratesco ammiccamento, consenso ai vicini sulla battuta che andremo a fare, coinvolgendo gli astanti che, così, non si sentiranno a disagio.

I vicini godono a sentire i fatti degli altri e allora andateci giù di brutto, anche inventando relazioni improbabili “Mia adorata sei sempre la più bella. E ti ricordi ieri sera che abbracci da 1.000 volts? E tuo marito che russava?”

In fila davanti a qualche ufficio, invece, è d’uopo parlare del fatto del giorno, prendendosela con chi governa il mondo. Le invettive devono essere garbatamente volgari, e cosa possa significare garbatamente volgare rimane al vostro prudente apprezzamento. Certo cambia da situazione a situazione; insomma una cosa è fare la fila alla Scala di Milano la sera della Prima, un’altra al botteghino dello stadio Viviani di Potenza prima della partita col Picerno.

Il telefono, infine, si usa “nature”, senza alcuna protezione o portacoso, e questa è una regola ferrea.

Ultima annotazione: i medici in sala operatoria, gli avvocati e i magistrati in udienza, i politici in Parlamento, i relatori ai convegni, possono fare che cazzo vogliono, tanto ….. lo farebbero lo stesso, e allora bando alle ipocrisie e riteniamolo un vezzo elegante, direttamente e senza passare dal via.

https://youtu.be/BjvfIJstWeg

 

 

Tornano le grandi interviste di Fred Mulligam. Al suo microfono il signor Ministro.

Posted on 06. ott, 2021 by in Argomenti

Tornano le grandi interviste di Fred Mulligam. Al suo microfono il signor Ministro.

FM: Signor Ministro, allora legge delega per le tasse approvata all’unanimità in un battibaleno e senza la Lega.

Min: Sì, compatti e leali, come sempre, abbiamo sposato l’agenda Draghi e la rispetteremo.

FM: E cosa prevede la legge delega?

Min: Beh, come … ehm … ogni legge delega, appunto delega il governo a predisporre un testo secondo alcuni principi fissati appunto dalla legge delega, scusi il bisticcio.

FM: magnifico. E cosa dicono questi principi? Così per farlo sapere agli italiani.

Min: ora non ricordo precisamente, ma può reperire facilmente il testo e farsi un’idea chiunque.

FM: e lei che idea si è fatto?

Min: è un buon provvedimento. Ecco, sì, questo si può dire.

FM: cioè?

Min: Mulligam, si fidi! E’ buono!

FM: si ho capito, ma cosa dice?

Min: l’ho già detto, non ricordo i particolari.

FM: e la discussione è stata accesa, ricca, propositiva o polemica, ci racconti.

Min: quale discussione? Draghi non si discute. Noi abbiamo sposato la sua agenda e saremo leali fino alla fine.

FM: diamine, ma è bellissimo così.

Min: può dirlo forte, Mulligam. Prima discussioni, litigi, scenate, ognuno con una cosa in testa, ora invece, con Drgahi, è tutto facile. Guardi sa come funziona? Lui porta un testo e ci dice di firmarlo. Sa, a volte neanche sappiamo cosa firmiamo. Sa come si chiama? Si chiama lealtà.

FM: perdinci, credevo che la democrazia fosse altro.

Min: Mulligam, si aggiorni. Ora c’è internet, lo sa? O è rimasto alla copia cartacea della Gazzetta Ufficiale? Ah Ah!, Mulligam, suvvia.

FM: certo, mi scusi. E’ colpa mia, sa sono rimasto alla Costituzione.

Min: a cosa? Ma mi faccia il piacere. Oh! …… mi scusi ….. c’è Draghi …… un attimo …

FM: ma che fa ministro, si sta genuflettendo!

Min: sa com’è, meglio non contrariarlo. A me cosa costa? Niente. E sono ministro. Mulligam, si faccia furbo.

FM: grazie, ministro. Grazie. Farò tesoro.

Il bene del paese, l’espressione più screditata dalle mille e una declinazione.

Posted on 22. set, 2021 by in Argomenti

Il bene del paese, l’espressione più screditata dalle mille e una declinazione.

Chi non evoca il bene del paese per giustificare le proprie gesta politiche?

Il fatto è che se il tal partito vuole fare una cosa, e il tal’altro partito ne vuole fare un’altra opposta e contraria, entrambi beninteso per il bene del paese, mi sorge il dubbio che si sia fatto un uso indecente dell’espressione.
Se poi, alla fine, scopriamo che il bene del paese per Draghi è ancora un’altra cosa, è chiaro che con l’abusata espressione non solo non si sa cosa si dice, ma probabilmente se ne fa un uso improprio, cioè si imbroglia la gente.
Draghi esordì col favore di tutti per l’incapacità dei partiti anche solo di mettersi d’accordo per un fine comune, importante, come la soluzione della crisi, sanitaria ed economica.
Si trovarono d’accordo soltanto per scrollarsi il problema dalle spalle e per deporlo su quelle di Draghi, evidentemente ben più possenti di tutte le loro messe insieme.
Dichiararono la loro fine, i partiti, ma ancora non ne sono consapevoli.
Si sono offerti al ridicolo, innanzitutto, ma hanno consegnato il paese nelle mani di Draghi, il quale ancora non ci ha spiegato cosa significhi, per lui, il bene del paese.
Di riforme non ne ha fatte. Ha restituito nelle fauci del fisco la fragile stabilità economica di milioni di italiani, ha abbozzato una riforma del processo civile, schiava di una veduta di parte del problema, quella dei magistrati, veduta che finora ha partorito riforme fallimentari, ma i veri problemi, sebbene ci siano soldi per rifare tutta l’Italia e affrontare tutto, sono tutti ancora lì e non si è neanche capaci di eliminare contraddizioni tanto evidenti quanto ingiuste nella battaglia sanitaria.
Dove c’è da investire, trasporti, scuola, fisco, lo Stato latita, come con Conte e con chi prima di lui; dove c’è da prelevare lo Stato risponde un presente squillante e cristallino. Eppure Draghi aveva esordito con una roboante frase “non è il tempo di prendere, ma di dare”, sottoscrivendo come ogni politucolo uno slogan destinato a rimanere tale.
Aver consegnato le chiavi della vettura Italia a un banchiere, alla fine, potrebbe risultare una mossa suicida. E tale fin d’ora è per la politica, che non esiste più, salvo che per riempire gli inutili talk show.
Gli osanna del primo giorno nei confronti del banchiere neopromosso dio in terra, lasceranno il passo a feroci ripensamenti e rimorsi divoranti, ma sarà troppo tardi.
Signori politici avete fallito e la relativa sentenza ve la siete scritta da soli. Irresponsabili, davvero irresponsabili, perché una vostra personale fine sarebbe anche stata auspicabile, ma la fine della politica no. Questo è il danno più grave che l’avvento di Draghi poteva comportare. Non lo avete calcolato, perché non siete capaci di calcolare niente. Ora mentre voi continuate a giocare, lautamente pagati, verranno fuori ferite inguaribili che gli italiani si leccheranno da soli.
Un Draghi crocerossino, infatti, non lo immagino proprio.

Il referendum, la grande presa per i fondelli degli italiani. Radionoff.

Posted on 05. set, 2021 by in Argomenti

La scelta costituzionale di limitare le capacità legiferanti dei referendum, non fu una scelta causale. Né fu dettata da una visione miope della democrazia. Tutt’altro. Soltanto si tenne conto del fatto che una democrazia rappresentativa, con le due camere perfettamente funzionanti, avesse in queste il luogo deputato per emettere una legge; un luogo dove le necessarie discussioni potessero indirizzare al meglio le decisioni. Credo che abbia influito, nella scelta dei costituenti, anche la considerazione che una decisione popolare, in genere più umorale che ponderata, più faziosa che saggia, tipo “liberate Barabba e crocifiggete Gesù”, non fosse il meglio per una democrazia, giovanissima, ma molto ambiziosa. Poi, pian pianino, l’uso del decreto legge ha soppiantato il lavoro delle camere, rendendole, ormai, ameni luoghi di inutile chicchiericcio, dove il massimo dell’espressione politica è l’obbediente alzata di mano; il che, peraltro, dovrebbe far riflettere sull’odierno meccanismo, non più rispondente ai suoi principi fondativi. Diversamente argomentando, ha un senso un referendum proposto da una forza politica assolutamente minoritaria, come lo erano i radicali, impossibilitati numericamente a imporre una discussione in parlamento, ma portatori di sensibilità particolari, mentre non ne ha davvero nessuno quando a proporre un referendum sia una forza politica dal grande consenso, meglio ancora se più forze politiche che, assieme, fanno quasi la maggioranza. In altri termini, se una maggioranza politica anziché proporre/imporre un dibattito parlamentare per proporre una seria modifica legislativa, ovvero una nuova legge, si limita a promuovere un referendum, significa che il sistema ha perso ogni forma di democrazia sostanziale, che il parlamento non conta un fico secco e che i partiti che sostengono il governo non riescono a incidere neanche sull’ora di apertura della bouvette; hanno accettato, cioè, un ruolo tanto marginale, quanto servile, nei confronti chissà se di una persona o se di una astratta entità senza nome, e la promozione dei referendum sta a dimostrare però che rimangono dei bimbi monelli, vivaci, ma nulla più. Non discuto la bontà dei referendum in via di promozione: la giustizia è al capolinea da tempo, e, in tempi di alta velocità, viaggia al ritmo delle calabro-lucane degli anni settanta; una vergogna inaudita venduta a carissimo prezzo: come essere costretti a pagare cento euro per ogni chilo di mele marce. Quella che discuto è l’ennesima, perentoria, sbeffeggiante presa per i fondelli degli italiani, costretti a convincersi che una forza di governo, per fare una legge sacrosanta, in un sistema di democrazia rappresentativa, debba chiamare a raccolta il popolo, per poi, semmai, fatta la legge, trovare il solito inganno, come chi ha memoria può ben ricordare, soprattutto in tema di giustizia, dove, evidentemente, gli interessi e i poteri in ballo sono più grandi e importanti di tutti gli italiani messi insieme e moltiplicati per due .E allora, fin quando partiti di governo promuoveranno referendum, vorrà dire che l’unica (spuntata) arma in mano alle minoranze (sociali, politichi ed etiche) è stata fatalmente espropriata e che di democratico c’è rimasta solo la possibilità di cambiare canale in TV, pensa te!, per scegliere nientepopodimenoche Gruber anziché Palombelli. Insomma, di che esserne davvero orgoglioni.

 

 

I diari di Gigio Gigi, bivaccinato, passaporto munito, scorpione, milite esente.

Posted on 10. ago, 2021 by in Argomenti

I diari di Gigio Gigi, bivaccinato, passaporto munito, scorpione, milite esente.
Buongiorno sono Gigio Gigi e devo prendere la metro per andare al ristorante. Il passaporto ce l’ho. La mascherina pure. I soldi sono in tasca. Disinfettante nello zaino. Tessera sanitaria, presente, carta di credito, presente.
Salgo sulla metro, qualche mascherina che lascia il naso scoperto, nessuno mi chiede il passaporto, io lo faccio vedere lo stesso, uno mi dice “vai a cagare”. La persona più vicina è a venti centimetri.
Arrivo al ristorante, mi fanno accomodare a un tavolo distante un metro e mezzo dal tavolo vicino. Mi chiedono il passaporto, lo mostro con gesto fiero e spavaldo. Mangio. Bevo. Con una mano sulla bocca rutto. Ho gradito. Mi alzo, pago e saluto. Riprendo la metro, è affollata. Mostro il passaporto, in tre mi dicono “vai a cagare”, chiedo a loro di mostrarmi il loro. Uno mi fa un gesto inequivoco avvicinando le mani a coppa davanti ai suoi organi genitali, e traduce “sticazzi”, la prendo male.
Perchè io il passaporto ce l’ho.
Torno a casa, mostro il passaporto al vicino, che mi guarda storto, al negoziante che mi dice “ma questo è scemo” e mi chiedo, alla fine, se quelli che non hanno il passaporto andranno in paradiso. Io sicuro sì.
Forse. Speriamo.
Nooo? Lì ce ne vuole uno diverso?
Lo voglio! Dove si fa la domanda? Cosa occorre fare? Ci vuole la marca da bollo?

Che danno stasera? La Carrà, i vaccini e le olimpiadi. Che goduria!

Posted on 09. ago, 2021 by in Argomenti

Sono vaccinato e ho il passaporto. Quindi non posso essere accusato di poropompo.

Ogni giorno arriva il bollettino dei nuovi contagi. Ieri, quasi seimila.

Non dicono, però, quanti dei nuovi contagiati fossero vaccinati, le fasce di età e altre notiziuole che renderebbero l’informazione seria e utile.

Solo una cifra, scagliata come un pugno in faccia. Dovrebbe bastarci.

Non ci basta e non dovrebbe bastare ai media. Ergo, come diceva Peppino alzando di un paio di toni la voce, qualcosa non mi torna.

Non sono scienziato, né medico, ma provo a usare la logica. Se dei nuovi contagiati, nessuno fosse vaccinato, sarebbe lo spot definitivo per convincere tutti a vaccinarsi. Non ci vuole il genio di Archimede Pitagorico per capirlo. Magari, allora, qualche vaccinato c’è. E anche non pochi se tacciono il dato, ma è solo un’ipotesi.

Certo è che al numero precisissimo, infatti non vedo mai un circa nei bollettini, segue una informazione vaga: il virus si diffonde fra i giovani (quanti?), grazie al vaccino bla bla bla.

I giornalisti non si interrogano sul punto, si convincono di qualcosa, in linea di massima sulla sponda governativa, dimostrando un eccesso di prudenza che tracima nell’adulazione servile, e la propinano con tanto di “detto questo” inframezzato a banalità di spessore illuminante.

L’informazione, nel suo complesso, vaga dal vaccino alle medaglie d’oro alle olimpiadi, non si scappa. Ogni tanto un respiro con la notizia di una coltellata o l’immagine di Messi in lacrime per una manciata di milioni.

Di che preferire un Tex d’annata o il Corriere dei Piccoli, solo lo facessero ancora.

A proposito l’infornata dei (pessimi) programmi della Carrà impazza ancora, talchè non vedo l’ora di morire per sentir parlare bene di me, solo fossi noto.

Un bacione, estensibile.

 

Veri avvocati, ad averceli….

Posted on 03. ago, 2021 by in Argomenti

Veri avvocati, ad averceli….

Ci sono costi della giustizia, come i diritti di copia, che aumentano periodicamente. Non tengono conto, gli aumenti, dello scarso servizio offerto. Uno Stato coerente e vicino al suo popolo dovrebbe semmai ridurle le spese ove mai si rendesse conto che il servizio è sempre più scadente.

In Italia accade, quindi, che sebbene la giustizia sia riformata ogni sei mesi, sempre con infallibili insuccessi, i suoi costi aumentino sempre, cioè, meno funziona la giustizia e più costa.

La circostanza non dovrebbe sfuggire al nostro attento parlamento, che qualche domanda dovrebbe porsela. Non dovrebbe sfuggire anche agli avvocati, che, pure, dovrebbero finalmente chiedersi quale china sono spinti a prendere.

Ma né l’uno, né gli altri possono perdere tempo con simili quisquilie.

Talchè intraprendere una causa è diventata un’avventura da scellerati. Chi grida alla denegata giustizia, grida bene, ma orecchie aperte non se ne trovano, e poi anche chi grida, è un raro esempio di grillo parlante, scansato dai più, tollerato da pochi. La rassegnazione, del tipo di quella contadina della Basilicata ai tempi di Levi, insomma, ha preso piede nella classe degli avvocati che hanno raggiunto la consapevolezza di essere fuori dal mondo della giustizia e di comparirvi solo per sanare quelle nullità richiamate dalla Costituzione giusto per facciata.

Ma un avvocato rassegnato è un mezzo avvocato, anzi, non dovrebbe neanche comparire fra i modelli in produzione. Quindi l’avvocato in uso è una sottospecie dell’avvocato per definizione.

Un’avvocatura che non protesta, seriamente, sui problemi della giustizia e sui suoi costi non costituisce più un pilastro della giustizia, semmai arriva a poter essere considerato un orpello a volte stravagante, più spesso inutile che il legislatore e i magistrati si palleggiano a seconda della circostanza.

Contenti così, contenti tutti.

Ma occorrerebbe suonare la sveglia, senza limitarsi ai referendum, che pure potrebbero servire, ma che non costituiscono protesta, ma piuttosto anche e soprattutto propaganda politica, e chiamare a raccolta i veri avvocati, evitando le sottospecie. E sono sicuro che anche un manipolo scarno di veri avvocati sarebbe in grado di rovesciare il sistema. Giuro. Ad averceli, beninteso.

 

 

Quando la giustizia funziona come un orologio

Posted on 21. lug, 2021 by in Argomenti

C’era un signore che aveva proposto un ricorso al Tar nel lontano 1991. La sentenza arrivò nel 2009. Cioè 18 anni dopo.
La Corte di Appello, adita per ottenere un indennizzo per i 18 anni di attesa, valutò che sarebbero stati sufficienti 3 anni, invece dei 18, pari a 6 volte tanto il tempo necessario.
Nel 2012 la stessa Corte di Appello condannò il Ministero competente a pagare un indennizzo pari a €. 14.250,00 oltre alla consueta mancia per le spese di giudizio. Soldi di tutti noi, beninteso.
A fronte dell’inerzia del Ministero che semplicemente è rimasto indifferente al decreto esecutivo, nel 2020 è stato proposto ricorso al Tar per l’ottemperanza del decreto di condanna.
Nel corrente anno, esattamente nel mese di febbraio, il Tar ha imposto al Ministero di pagare l’importo dovuto, oltre a un’altra mancetta per le spese legali (soldi di tutti noi, come sempre) entro 60 giorni, ovvero entro altri 90 a mezzo di un commissario (pagato sempre anche dal mio giornalaio fra tutti).
Sono scaduti anche tutti questi termini ma il Ministero, e per esso il Commissario, ancora si rigira i pollici.
Quindi a oggi, il sistema giustizia ha partorito una sentenza in soli 18 anni e dopo altri 12 anni ancora non ha messo assieme i soldi per pagare i danni, peraltro coi soldi tirati fuori dalle tasche del popolo italiano, al malcapitato.
Basta questo per dire che in Italia la giustizia e la burocrazia, messe assieme, sono inguardabili?
Basta questo per affermare che siamo stati e siamo governati coi piedi?
Basta questo per poter incaricare Grillo di riesumare lo slogan politico più azzeccato degli ultimi 50 anni?
Del che è triste verbale.
<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>