Friday, 27th January 2023

Il mondo del sentito dire

Posted on 19. lug, 2022 by in Argomenti

Il mondo del sentito dire

Ormai è un dato scontato che ogni generazione abbia il suo vocabolario. Questi sono sempre più miseri, ma, forse per questo, universalmente usati.

Sarebbe bello che ognuno avesse il suo vocabolario, costruito sugli studi, le letture, i film visti, il gusto di una pronuncia o il vezzo di un linguaggio complicato o alternativo.

Invece si va per generazioni o categorie.

Il vocabolario dei politici, però, fa scuola. Ce lo propinano in tutte le salse e in tutte le maniere, quindi facile che anche il cittadino se ne appropri.

Il guaio è che questi vocabolari sono estremamente miseri. Di buono hanno la loro semplicità e universalità, dettata proprio dalla loro miseria.

Sentirne uno equivale ad averli sentiti tutti. Il panorama è scadente. Il linguaggio dei giovanissimi ha di bello, rispetto a quello dei politici, che si aggiorna continuamente. Le novità periodiche non mancano e poi, in fondo, poggiano su una fantasia variegata. Quello dei politici riceve aggiornamenti rari e di poco conto. Un “detto questo”, insomma, lo senti ripetere per decenni.

A stupire è anche la totale mancanza del bisogno di stupire, appunto, con una parola nuova che faccia alzare le sopracciglia, che desti l’attenzione, che squarci il monotono panorama dei luoghi comuni.

La verità è che il politico medio ha poche esigenze, men che meno di tipo letterario. Anche con riguardo alle sue specifiche attività, si aggiorna poco, va avanti per sentito dire, interpella i dirigenti, vere enciclopedie, per loro, del sapere amministrativo, scimmiotta i colleghi. Fra le tante ambizioni non coltiva mai quella di un bel linguaggio, costerebbe fatica, lo so, e quindi che rimanga ambizione di qualche sfigato che perde il tempo sui libri invece che andare a caccia di poltrone.

Un politico non affronta mai un problema senza un dirigente accanto, pronto a intervenire quando si parla di cose strane; certo, lui dovrebbe dettare le linee, ma di cosa? Vabbè lasciamo perdere, è una causa persa.

Anche i discorsi di insediamento in un determinato incarico sono uguali l’uno all’altro, forse se li passano da sotto il banco o forse esiste un archivio dei discorsi cui attingere, rimanendo ben piantati nello scontato, comodo rifugio per chi ha tentato la sortita in un mondo sconosciuto, quello del sapere o della competenza, con la certezza di poterlo girare come un calzino e renderlo quello dell’approssimazione, del più o meno, del pressappoco.

Porca di quella miseriaccia

Posted on 18. lug, 2022 by in Argomenti

Porca di quella miseriaccia

Una volta su una scalinata di Potenza, rinvenni un cosiddetto santino risalente alle elezioni comunali che si erano tenute almeno tre anni prima. Nessuno, in tanto tempo, l’aveva spazzato. Uguale incuria è ancora oggi rinvenibile in tanti casi, a Potenza.

Uno davvero emblematico riguarda un angolo di via della Pineta, alberato, panchine-munito, carino assai, che dà su via Vaccaro. Un angolo protetto dagli alberi, sempre in ombra, davvero piacevole, per sedere con un amico, per sprofondare nei propri pensieri, per starci accompagnato da una birra.

Delle due panchine, una è ormai senza base e sembra un vassoio, inutilizzabile; l’altra, beh, se ti vuoi giocare i pantaloni puoi anche sederci sopra.

L’erba è alta, i rifiuti abbondanti e sembra un luogo di un recente dopoguerra, non fosse per qualche lattina di troppo che dà il segno di un benessere da tempo di pace.

Perchè ci si possa dimenticare di pezzi di città rimane un mistero. Più amministrazioni, di diverso colore, ma di uguale inettitudine, hanno abbandonato l’angolo al suo destino, pulisciti da solo, sembra sentirsi dire dal Municipio, il luogo in questione.

Mi dicono che, come in via della Pineta, sono tanti i luoghi abbandonati. Pare non esistano rimedi contro questa dilagante incuria. Nè l’opposizione, a turno, sembra capace di sollevare tali questioni in maniera tale da superare il comunicato stampa e costringere alla soluzione.

Sì, dico costringere, perchè, vivaddio, le inefficienze sono il pane quotidiano dell’opposizione, che si nutre di queste, reinventandole come necessità da risolvere proprio grazie alla sensibilità politica e civica dell’opposizione. Invece niente. Ogni tanto un comunicato stampa, che leggono solo l’autore e i suoi sparuti fan, qualche like sui social, che gratifica il tempo di un momento la vanità dell’autore, qualche interrogazione e nulla più.

La sensazione è che giochino a fare i grandi, sia chi comanda che chi si oppone e l’età media lascia intendere che in effetti si deve trattare di un gioco.

Talchè l’amara considerazione che residua è: ma porca di quella miseriaccia.

Ditemi dov’è nascosto.

Posted on 18. lug, 2022 by in Argomenti

Ditemi dov’è nascosto.

In Italia è in uso una sorta di solidarietà fra appartenenti allo stesso club, partito, fazione, curva o cos’altro, consistente nel prendere le parti del collega costi quel che costi. Cioè anche se dovesse costare la negazione di un principio da sempre professato.

Lo chiamano fare squadra  l’autocelebrare la fazione o cos’altro, dire stupidaggini, fare propaganda e di bassa lega.

Meritocrazia, competenza, valgono sì come metodi, ma per gli avversari, autentici nemici per la spartizione del potere.

Non esiste un giusto potere, ma il mio potere contro il tuo.

Ecco, la verità è che se si vuol davvero fare gli interessi di una comunità, i nemici non dovrebbero essere mai gli avversari, ma chi vuole usare metodi di spartizione, promuovendo l’amico e dipingendolo anche come un ineffabile e competente tecnico, che sia un appartenente alla tua fazione o no.

Il nemico è chi pensa di fare gli interessi della comunità promuovendo le filiere, scartando i buoni ma non allineati, commerciando l’interesse pubblico con l’interesse di bottega. Ma quale garanzia ha una comunità se a capo di un importante ente si mette l’amico di sempre? Sarà pure competente, se capita, ma il sistema usato è di uno squallore imperdonabile. Il migliore non ha colore politico, è bravo e basta.

Può mai il migliore essere proprio quello che sta nel tal partito, in fila aspettando l’appello, la chiamata?

Da anni cercano di insegnarci che sarebbe proprio così, che, cioè, i migliori stanno tutti nei partiti di governo, dove si sono dati appuntamento per creare un mondo nuovo, giusto che, quindi, non può che essere che loro creatura, purchè usi quelle stesse braccia che stanno in quei partiti come in un’associazione di irrangiungibili scienziati, chiusa, anzi aperta solo a chi ha, per dote, anche una provatissima fedeltà, e, sia chiaro, non all’idea o ai principi, ma allo scopo.

Una menzogna vera e propria, alla quale hanno costruito obelischi, eretto cattedrali sacrificando quelli che davvero hanno un valore proprio e non dato dall’appartenenza.

Menzogna e cinismo, gli ingredienti della politica degli ultimi decenni, di cui non ha fatto a meno nessuno, tranne sporadiche eccezioni. Aggressività, autocelebrazione, subdole circonvenzioni di cittadini incapaci di ragione, e distruzione della dignità civica, i condimenti di questa nauseabonda pietanza.

Io di questi politici non ho paura, non avendo nulla da chiedere loro, ma ho paura che i danni che arrecano alla comunità siano irreversibili ed emendabili solo con una auspicabile e allegorica fine del mondo.

Ci sarà pure, in un angolo di questa martoriata regione, un antro con ben nascosto un tasto di reset?

Vi prego se c’è, ditelo, e verrà fuori un eroe che, dopo aver abbattuto tutte le difese poste a salvaguardia del tastino, riuscirà a schiacciarlo, semmai rimettendoci la vita, ma dopo aver compiuto l’eroico gesto.

Chi sa dov’è, batta un colpo!

Una vita in democrazia

Posted on 04. apr, 2022 by in Argomenti

Una vita in democrazia

Ho vissuto tutta la mia vita in democrazia, che, unanimemente viene riconosciuto se non come il migliore, sicuramente come il meno peggiore dei sistemi.

Ho avuto modo, quindi, di gustarne per decenni gli effetti.

Ecco, pare sia stata garantita la mia libertà. Che poi cosa esattamente significhi non lo so ancora, perché ho vissuto circondato da leggi, divieti, gabelle, raccomandazioni, corruzione, tasse e disfunzioni senza riuscire a prendere una boccata d’ossigeno, se non all’estero.

Sì, sono stato libero di borbottare, come faccio testè, ma mi convinco sempre di più che il consentirmi di borbottare sia una maniera per tenermi sotto controllo.

Libertà, pertanto, rimane un concetto davvero molto relativo e trovo che sia qualcosa di circoscritto più alle opinioni che al vero pensiero.

Ma, dicevo, nella mia vita da “democratico”, sebbene costretto a esserlo, ma in verità da solitario, ho potuto notare, ma non apprezzare, come con i cambi dei governi, la democrazia abbia soltanto consentito che mutassero i beneficiari del saccheggio.

Un saccheggio, per la verità, sotto gli occhi di tutti, diciamo finanche legalizzato.

Cambiava l’appartenenza politica del nuovo assunto, del vincitore del concorso, dell’incaricato, del direttore generale, del primario e via discorrendo, ma non cambiava il metodo, l’approccio bulimico, l’appetito infinito, la corsa all’arricchimento, personale e della famiglia, allargata, beninteso.

Una vita in democrazia mi ha fatto assistere anche al depotenziamento della funzione educativa, alla sempre minor esigenza di preparazione da parte della scuola e dell’università nei confronti del mondo studentesco; mi ha fatto notare come nella piramide burocratica della vita, le ambizioni di chicchessia al suo vertice fossero la conseguenza della sistematica esclusione dei migliori, come l’insignificanza delle singole individualità assurgesse addirittura a esempio.

Il grottesco impera, travestito, come a carnevale, con maschere che provano a trasfigurarlo, salvo rimanere sempre e soltanto grottesco. Ed è evidente come il grottesco sia visto come tale da un sempre minor numero di persone.

Democrazia ha significato, insomma, un abbassamento del livello minimo di decenza quotidiano.

La domanda quindi che mi pongo è: non funziona la democrazia, o non funziona quella specie particolare di democrazia che si pratica in Italia, dove le scalate trionfanti dei disonesti o solo degli ignoranti sono sempre possibili e giammai ostacolate?

Il mio sogno è vedermi governato da persone da ammirare, di vedermi educare da insegnanti di valore, di avere degli esempi, di potermi innamorare almeno di qualcuno che sia in carriera e non soltanto di qualche disgraziato, spesso proprio perché migliore.

La democrazia è la dittatura dei mediocri, se non proprio dei peggiori, almeno finora. Se e quando sarà capace di selezionare, scegliere, preferire, che non significa escludere, ma mettere in ordine, ne riparleremo.

La democrazia ha consentito che la banalità colonizzasse la terra, attraverso le sue pericolosissime armi, e cioè la televisione, la stampa e i social.

O esiste una forma sana di democrazia o è meglio altro. Non conosco la categoria del meno peggio, questa la lascio ai cosiddetti democratici, riformatori, progressisti. Ma continuerò a credere nel miracolo, pensiero che mi appaga molto più del progresso della tecnica, che, finora, ha cancellato quel poco di buono che c’era, invertendo ogni ordine naturale.

Ecco, chiudo la porta alle opinioni senza pensiero, agli spot pubblicitari e ai desideri indotti. Vorrei vivere per un po’ in pace. Me lo riesce a consentire questa democrazia, o neanche questo?

 

L’avvocato, il PM, il rinvio del processo e l’indignazione di massa.

Posted on 02. apr, 2022 by in Argomenti

L’avvocato, il PM, il rinvio del processo e l’indignazione di massa.

Un PM d’assalto non crede alla malattia di un avvocato e ci indaga su con spiegamento di forze e l’urgenza che il caso merita, mentre quello della porta accanto tarda a delegare le indagini su una denuncia di un cittadino, tanto da renderle impossibili.

La differenza, se stesse solo nella qualità di uno degli indagati, e cioè perché in un caso c’è di mezzo un avvocato, sarebbe eclatante e significativa di una giustizia che definire allo sbando sarebbe un eufemismo neanche meritato.

A ogni modo, l’accaduto provoca una apparente indignazione generale dell’avvocatura tutta: interrogazioni parlamentari, assemblee, comunicati stampa, prese di posizione, sguardi torvi e sprezzo del pericolo.

L’episodio, peraltro, ricorda a una distratta Avvocatura che tante cose non funzionano, suggerisce una riflessione sul ruolo marginale ormai assunto dalla difesa, sullo sbilanciamento del processo a favore dell’accusa, ma soprattutto sulla perdita di autorevolezza della figura dell’avvocato nel contesto giuridico e sociale italiano.

Ma gli avvocati non desistono dal farsi male da soli: non mancano, infatti, di autoassolversi sul piano personale, tutti, salvo autocondannarsi come categoria, continuando nel perverso gioco di evitare un serio esame di coscienza.

Una volta, non molti decenni orsono, gli avvocati guadagnavano bene, erano rispettati, avevano una certa autorevolezza all’interno del processo, facevano dottrina, scrivevano manuali irripetibili, indirizzavano la giurisprudenza. Poi, a un certo punto, hanno tirato il freno a mano, cedendo il passo. Prima gli avvocati facevano i ministri, i sindaci, ora in questi ruoli vengono chiamati i magistrati, che, nel contempo, scrivono i manuali, riuscendo nella difficile opera di fare sia la dottrina che la giurisprudenza, oltre alle leggi, che, in riferimento ai processi, hanno ormai come unico obiettivo quello di deflazionarne il numero e disincentivare il ricorso alla giustizia, quasi che denegandola un popolo diventi più civile.

Gli avvocati hanno solo saputo aumentare in modo spropositato e ingiustificato il loro numero, abbassando la qualità media del prodotto professionale, spartendosi sempre più difficilmente il bottino degli incarichi secondo le leggi della foresta.

Abili a puntare il dito verso le disfunzioni, ma solo se non visti, succubi del primo magistrato che si trovano di fronte, con una riverenza che disvela un evidente complesso di inferiorità, imposto dalla dilagante approssimazione nello svolgere la professione, non si sono più posti l’ambizione di essere scienziati del diritto, preferendo il ruolo di manovali.

Il magistrato ha, invece, con gli anni, acquisito la consapevolezza di un potere illimitato, si è impadronito delle leve della giustizia e l’ha diretta dove voleva, con uno spirito di categoria rimarchevole, inclinato solo dalle beghe interne, abilmente mai riconosciute come tali al di fuori.

Prima invidiava i guadagni dell’avvocato, ora lo guarda dall’alto in basso, forte di uno stipendio robusto e di liquidazioni da capogiro. Tratta il processo come un ingombro, gli avvocati come inutili orpelli e ha assunto la sufficienza di comportamenti giusta per porsi a un livello superiore a quello delle umane vicende, con l’indifferenza giusta per non avvertire scrupoli di coscienza nel rinviare sine die processi su processi, e questo almeno in alcune realtà giudiziarie.

Il quadretto è indecente, e mi riferisco al quadretto che offre di se stessa la giustizia, con un’avvocatura allo sbando e una magistratura onnipotente e distratta dagli onori della cronaca, oltre che dall’esercizio del potere.

La giustizia, poi, costa tanto, ma tanto, senza rendere un servizio adeguato e proporzionato alla spesa, e questo è sotto gli occhi di tutti.

L’icona della toga quale baluardo di libertà e difesa dei diritti, fa sorridere, ormai; la messa in scena del processo è da avanspettacolo. Basterebbe assistere a una qualsiasi udienza, che sia civile o penale, per rimanere stupefatti di quanto essa sia, appunto, una messa in scena: udienze chiamate solo per essere rinviate, magistrati che vengono incaricati di un processo in sostituzione di altri nel bel mezzo dello stesso e anche più volte, udienze disumane dove a regnare è l’attesa e la perdita di tempo, sette o otto ore di udienza per sfornare pochissime sentenze; senza pensare ai tempi occorrenti anche soltanto per la firma di un decreto ingiuntivo o a quei decreti che impongono di far celebrare quantomeno il decimo compleanno a un fascicolo prima che sia deciso.

E, in tutto questo, un PM dubita della malattia dell’avvocato, e gli avvocati, in riunione permanente, si ricordano di come sono caduti in basso, provano a svegliarsi, ma non realizzano che il loro andare avanti è come quello dei sonnambuli.

Ho visto cittadini avere ragione dopo vent’anni e aver vissuto una vita diversa proprio a causa dell’ingiustizia subita e dei tempi per accertarla. Ho visto tanto in quarant’anni di professione da non credere più nell’indignazione di massa che convive con l’autoassoluzione personale.

Le messe in scena non servono più.

Che si celebri, piuttosto, il funerale della giustizia con la speranza che ne rinasca una migliore.

Una democrazia da buttare nel cestino

Posted on 31. mar, 2022 by in Argomenti

Una democrazia da buttare nel cestino

Abbiamo un bel dire che viviamo in uno stato democratico.

Se finanche i “gestori” della nostra democrazia, inneggiando a Draghi hanno parlato del governo dei migliori, a margine se sia vero o meno, hanno, così facendo, dichiaratamente aperto il governo a una presunta aristocrazia.

Come ben sappiamo questa aristocrazia bypassa tutti i passaggi democratici, esattamente per provare quanto per nulla democratico sia un governo dei migliori, o presunti tali.

Il che, in astratto, non sarebbe certo un male. Anzi.

Tutta la nostra società è in qualche maniera aristocratica. Si fanno i concorsi per scegliere i migliori, violentando quel principio di uguaglianza che ci vorrebbe tutti con pari opportunità, sebbene sia una bugia autentica, perché, vivaddio, siamo tutti diversi, e chi più chi meno meritevoli di qualche riconoscimento.

Se volessimo davvero essere democratici, invece dei concorsi, dovremmo fare i sorteggi.

Quell’uno vale uno tanto declamato, tanto pericoloso è, davvero, usato solo in politica.

Per fare politica, infatti, non si fanno concorsi e il Parlamento di aristocratico non ha nulla: non devo essere migliore per rappresentare il popolo, con la conseguenza che potrei rappresentarlo, scarso di mezzi, invero, davvero male. Il Parlamento, che dovrebbe fare le leggi, cioè lo strumento del vivere insieme, civilmente e giustamente, è quindi composto da autentiche comparse che non devono dimostrare nulla.

Di conseguenza, la politica, costruita su un egualitarismo pericolosissimo, in democrazia, tende a deprezzarsi, a perdere spessore, e, per autoalimentarsi, avvelena anche l’aristocrazia restante di tutto il sistema, alterando i concorsi e favorendo carriere di galoppini anziché dei migliori.

Tornando al governo dei migliori, questo non lo è affatto, perché parto della democrazia, appunto, e di un livello di potere superiore che concepisce l’aristocrazia solo a livelli superiori agli Stati, che, invece, per essere meglio asserviti, vengono composti da gente che non deve dimostrare niente o le cui carriere sono artificiosamente costruite per etichettarle come quelle dei migliori, presunti, ovviamente.

Anche il mondo del lavoro è costruito su basi aristocratiche, ma la compulsiva opera di demolizione della politica fa sì che incarichi, anche rilevanti, siano affidati ai galoppini di sempre travestiti da professionisti.

Quindi la peggiore democrazia e un’aristocrazia truccata, per ottenere, come risultato, il peggior periodo storico che la politica abbia vissuto.

La prova è tutta anche nelle vicende politiche regionali, dove accade davvero di tutto, le facce toste si sprecano e i media fanno da cassa di risonanza dello squallore più becero.

Bisognerebbe, insomma, farla finita con la democrazia e favorire una corretta forma di aristocrazia, dove classi sociali, funzioni, poltrone e incarichi siano distribuiti secondo il valore, che sia da intendersi come intelligenza, rigore, lealtà, competenza, valori che, questa politica democratica, intesa nel senso di scadente, non può neanche riconoscere, rimanendole sconosciuto l’esatto significato.

Insomma, quelli cui può ben dirsi “non è cosa tua”, vanno emarginati dalle stanze che contano. E non risulti blasfemo quello che dico, chè, di fatto, è quello che ha fatto Mattarella scegliendo Draghi e i ministri, sebbene la scelta risulti discutibile assai nel merito.

La stagione della democrazia è finita, e nel peggiore dei modi se è vero, come lo è, che uno Stato come l’Italia non è più in grado né di autodeterminarsi, né di operare scelte che abbiano un senso di giustizia sociale.

Giù la maschera. Questa democrazia è deleteria.

Conferenza stampa di Bardi a margine di un testo implicito.

Posted on 31. mar, 2022 by in Argomenti

Conferenza stampa di Bardi a margine di un testo implicito.

Ebbene, ho dovuto mettere le toppe. Ma il lavoro, concluso con la fattiva collaborazione dei partiti, che hanno fornito i nomi degli assessori, si è concluso egregiamente, e, si badi bene, nell’esclusivo interesse del popolo lucano.

Solo per Cupparo sono intervenuto di persona. Sapete com’è, lui è un soldato e obbedisce solo al generale. Lui è così riservato, umile, raffinato nel linguaggio, coerente, che avrebbe voluto, da tempo, passare la mano. Sì, so che lui afferma di non essersi mai dimesso, infatti io le sue dimissioni non le ho mai viste, ma la parola vale più di qualunque impegno scritto e vi assicuro che lui avrebbe davvero voluto dimettersi, ma io gliel’ho impedito.

Perché?

Per favore nessuna domanda specifica, le domande a un governatore devono essere generali, per mille bocche di leoni.

Quanto a Leone, a proposito, indefesso lavoratore del Bardi uno, gli è stato ingiunto di fornire la ricetta della pasta al forno palmizia della sorella del suo collega, del quale mi sfugge il nome.

I nuovi assessori sono tutti giovani e tosti, tranne, per certi versi, tal Latronico, che mi dicono avere esperienza sufficiente per darsi alla visione dei cantieri, ma un pizzico di saggezza serve sempre.

Abbiamo considerato anche l’elemento femminile e se ci siamo limitati a una sola assessora è solo perché vale per tre e quindi abbiamo rispettato ogni legale e naturale proporzione.

Se starò di più a Potenza?

Le ho detto solo domande generali, diamine di un giornalista sfacciato.

A chi dice che Galella è un ultras risponderò, col garbo che mi appartiene, chissenefrega.

Se ho posto il veto su Rosa? A prescindere dal fatto, perdindirindina, che non è una domanda generale, devo dirle che non so chi sia. Ha fatto parte della giunta per oltre due anni? Non mi consta, lei era presente alle sedute della giunta? No? E allora?

Insomma, toppa o non toppa, abbiamo una bella giunta che saprà interpretare un ruolo da protagonista in questo futuro denso di insidie, abbiamo accettato la sfida (fuori microfono: vado bene? -alla grande) e credo davvero che la vinceremo, con l’appoggio di tutti, col senso di responsabilità che ci ha sempre accompagnato e con la fiducia nelle nostre competenze (fuori microfono: ma sei sicuro? -Sì. Continua! -Bah!).

E ora, Ambrogio, gradirei firmare un paio di decreti, qualche ordinanza e un paio di verbali, chè mancherò qualche giorno. Quanto alla giunta, comincerà presto a muovere i primi passi, già mi sembra gattoni benino, ma ancora non parla, ma si fa capire, ah!, se si fa capire, sembra venir su molto bene, questi giovani sono di un’altra categoria, chattano prima di parlare, che roba.

NB: a scanso di equivoci e come avvertimento per i maldestri, l’articolo è frutto di fantasia.

-Giura!

-Giuro!

-Non ci credo mai!!!!

 

 

 

Le grandi interviste di Fred Mulligam. Fred intervista Bardi.

Posted on 29. mar, 2022 by in Argomenti

Le grandi interviste di Fred Mulligam. Fred intervista Bardi.

Fred Mulligam intervista l’eroe del momento Vito Bardi generale e governatore.

 

F: A proposito, generale o governatore, cosa si sente di essere di più?

B: Fred, mi meraviglia, è una domanda stupida, io sono Vito Bardi e mi sento Vito Bardi, generale o governatore, questo è davvero secondario.

F: Ma allora come devo chiamarla?

B: Chiamami semplicemente Vito.

F: va bene, Vito dicevo …

B: Ma Fred dove trova tutta questa confidenza? Mi chiami col giusto titolo!

F: Sì, mi scusi. Allora Generale ..

B: Governatore, Fred, oggi sono Governatore.

F: Bene, Governatore…

B: e Generale.

F: Sua Maestà?

B: Sì, mi piace, credo sintetizzi bene le mie innate qualità.

F: Sua Maestà, allora, i lucani, ma non solo loro, anche i calabresi e i pugliesi, si chiedono come mai ha distrutto una giunta per rifarla uguale, passando per un’altra giunta che non aveva i numeri?

B: Fred, mi segua. A me piacciono le costruzioni Lego. Quando ho costruito un castello, poi mi annoio, e allora lo distruggo e comincio a farne un altro. Capita, però, che non mi piaccia troppo, allora prima che prenda una forma concreta, lo butto giù e riparto da zero. E’ un po’ la metafora della mia vita, ecco.

F: Notevole! Sua Maestà, un’altra curiosità è questa: ma se Cupparo si dimette sempre, perché lo ha rinominato?

B: Semplice. Io sono un motivatore e Cupparo troppo umile. Le sue dimissioni sono il segno di attaccamento alla sua terra che vorrebbe servire sempre meglio. Io l’ho capito e quindi me lo tengo ben stretto.

F: Rimarchevole! E Baldassarre, Acito e Bellettieri, come l’hanno presa? Non si sono sentiti strumenti nelle sue mani?

B: Ma no. Sono grati della mia attenzione. Veda, la mia nomina, per quanto temporanea, breve, li ha segnati per la vita. In fondo meglio un giorno da assessore che niente, dice il proverbio.

F: Ah! Non lo conoscevo.

B: Neanche io, l’ho fatto or ora, come la giunta.

F: Sua Maestà, mi dica, in tutta sincerità, quanto durerà questa giunta e questa maggioranza?

B: Una vita, o un giorno, chi lo sa. Il mio umore è cangiante, ma se non mi annoio, può durare anche tanto.

F: E’ vero che a Roma hanno composto ogni dissidio?

B: Falsità. A Roma fanno bene il cacio e pepe, punto. Ho fatto tutto io.

F: Bene, allora, Sua Maestà, siamo alla prova del nove. Mi ripeta i nomi dei nuovi assessori.

B: Allora, F … F … Fa….

F: Fanell…..

B: Fanelli!

F: Magnifico. Poi?

B: Ga… ga… ga…, mannaggione questo mi sfugge sempre, ga…

F: Gale….

B: Gale… Galeazzi!

F: Ma no, Galell….

B: Galello!

F: Galella!

B: E vabbè ora per una vocale.

F: Vada avanti.

B: Rosa!

F: Questo lo ha fatto fuori.

B: Chi lo ha fatto fuori?

F: Ma Lei.

B: IO? Vabbè, mi è passato di mente. Ma ora basta mi sono stancato. Voglio tornare a casa. Mi aspettano per cena. Ciao Fred.

F: a presto Sua Maestà.

B: Chiamami Vito.

F: Va bene Vito.

Il buon governatore Sc’vèik

Posted on 22. mar, 2022 by in Argomenti

L’opera dell’intelligenza, per quanto utile, encomiabile, rilevante, rimane noiosa. Niente a che vedere col genio che, dell’intelligenza, riesce a farne a meno.

La genialità è frutto di intuizione non filtrata dalla ragione, semmai inconsapevolmente alimentata, ma nulla più. Altrimenti non si giustificherebbero tanti geni che, poi, alla fin fine, muoiono disperati, abbandonati, poveri e pazzi. Anzi, difficilmente il vero genio riesce a mettere a frutto la sua produzione, se non ne rimane addirittura inconsapevole, infatti, la vive di passaggio, già pronto per la prossima.

La premessa giova a giustificare il seguito, formandone parte integrante, reciterebbe un qualsiasi contratto redatto da un qualsiasi operatore del diritto.

Orbene, il gesto di Bardi che scappa dall’assemblea consiliare all’inglese, che caccia Fratelli d’Italia dalla giunta, salvo poi contrattarne il consenso per non tornare miseramente a casa, non può essere sussumibile, nonevèro, nell’alveo dell’opera dell’intelligenza, giammai, nessuna persona anche meno che mediamente intelligente avrebbe fatto tutto ciò, bensì è da riportare nell’ambito più ristretto e più nobile della genialità.

Chi, infatti, schiavo della ragione, avrebbe potuto mai prendere e andarsene mentre i consiglieri discettavano di alta politica (vietato scompisciarsi di risate!)? Temo che nessuna persona intelligente avrebbe potuto farlo. Solo l’assoluta sapienza del genio può evidenziare un gesto apparentemente vigliacco rendendolo sublime. In quel gesto, come in un buon rosso, possono essere annusati gli aromi più raffinati: la follia dettata dalla assoluta libertà, l’insofferenza alle stupidaggini, la mancanza di tolleranza nei confronti di chi vola troppo basso, la leggerezza dell’anima, l’intransigente negazione del razionale, l’amore per il miracolo.

Ecco, il miracolo, ritornando alla premessa. Il miracolo, l’opera del genio, è l’unica cosa che scuote quello che l’intelligenza, alias ragione, costruisce giorno dopo giorno, ovvero la noia.

Evidente che, di fronte al genio, stupidità e intelligenza sono la stessa cosa, se non per certa stupidità, talmente stupida da diventare anch’essa geniale. Penso al Buon soldato Sc’vèik, del quale non si saprà mai se fosse geniale o totalmente stupido.

Perché la genialità è un mondo dove stupidità e intelligenza svaniscono, cioè dove il ragionare, poco o molto, è attività troppo umana per non essere affine che alla bassezza, dove il cervello non è più un muscolo da esercitare, ma una tempesta dalla quale fuoriescono saette, tanto abbaglianti quanto rumorose, che colpiscono più di una settimana di sole o un mese di pioggia, tali da rimanere scolpite appunto quali opere del genio assoluto.

Bene, Bardi è un genio. Se ci è arrivato tracimando la sua intelligenza o la sua stupidità, non sta a me saperlo, anche perchè saperlo non ha senso, perché la genialità non riconosce madri.

Ma ora è atteso alla prova più severa per la sua genialità: riconoscere a Leone la Presidenza del Consiglio, di modo che le lasagne della sorella del consigliere che lo sfamò in una desolata domenica delle Palme di triste lavoro, entrino a buon diritto nello Statuto Regionale, nella bandiera della Regione, e, quindi, nei nostri cuori.

Ordine e disciplina, manca l’olio di ricino.

Posted on 28. feb, 2022 by in Argomenti

Ordine e disciplina, manca l’olio di ricino.

Ma sì, parliamone. In un momento nel quale l’Italia intera si commuove per la guerra in Ucraina, beninteso, solo davanti alla tv, val la pena accennare a come vengono trattati i migranti presso la locale questura, quando vi accedono, previo appuntamento, beninteso.

Per esempio, oggi, ventotto febbraio.

Fa freddo, a tratti nevica.

Gli immigrati vengono convocati tutti alle ore nove, dove cominciano un’attesa di ore all’esterno dell’ufficio, che non si presta ad accoglierne molti.

Devono stare buoni e zitti, non chiedere informazioni, altrimenti vengono redarguiti severamente. Devono pazientare. Un’ora, due ore ma anche tre o quattro se non di più.

Se qualcuno si azzarda a dire qualcosa gli viene detto “finiscila di dare fastidio altrimenti non ti faccio entrare proprio”, giuro, l’ho sentito io di persona, chiamato in soccorso da un migrante in attesa del rilascio del permesso di soggiorno. Alla mia osservazione di rimando che l’affermazione del poliziotto era gravissima, questi ha prima tergiversato, poi ha glissato.

I modi sono scostanti, poco urbani, finanche sprezzanti. Informazioni non se ne possono chiedere, se non dopo aver fatto tutta la fila che dura ore, fila che devono fare tutti, non solo quelli che devono chiedere un’informazione.

L’attesa al freddo, inutile, è evidentemente punitiva del solo fatto di essere lì, altrimenti non si spiegherebbe una convocazione per tutti allo stesso orario. Ogni pratica dovrebbe essere già istruita, ma invece sembra di no, a giudicare dalle lungaggini. Certo, consegnare un permesso già bell’e pronto non dura più di cinque minuti, invece ci vogliono ore. Se tutto il tempo che si passa lì è giustificato, chissà da cosa, vuol dire che l’organizzazione è scadente; se invece non è giustificato, si è liberi di pensare cosa si vuole.

La tanto declamata solidarietà? A farsi benedire. L’educazione? Passo. La gentilezza? Andatela a cercare in Giappone, dove sanno cosa sia.

No, non sono sgomento, né sorpreso, ma indignato, questo sì.

Un italiano pentito. Ecco. E ho fatto pure outing.

Quanto a chi dovrebbe dare un codice di comportamento, ovvero controllarne il rispetto, dovrebbe cambiare mestiere, ma rimarrà lì, al suo posto, magari anche con un encomio per i muscoli mostrati, vigliaccamente, ma ben mostrati.

A quel paese!

 

 

Caspita, hanno rifatto la giunta.

Posted on 27. feb, 2022 by in Argomenti

Caspita, hanno rifatto la giunta.

C’è un momento della vita nel quale realizzi i tuoi limiti. E’ un momento di chiarimento, ma anche di rassegnazione: certe cose non le capirai mai. Un limite che ti appare insopportabile, ma che poi, pian pianino, cominci ad apprezzare, perché quel limite può essere la tua salvezza.

Per esempio non capisco i rimpasti in politica. Ogni tanto prendono e cambiano qualche assessore, accompagnando la manovra con auto incoraggiamenti del tipo “ecco il cambio di passo” (fantastico), “la nuova giunta si rende necessaria per perseguire gli obiettivi che ci siamo posti” (banale e offensivo per chi si è perso per strada) oppure “abbiamo trovato la quadra” (pragmatico e falso).

In effetti, se vai a guardare, da assessori inventati alla bisogna, cioè non espressione di una élite intellettuale, o dotati di una specifica competenza, ad assessori ugualmente inventati alla bisogna, secondo lo schema di produzione industriale dei partiti, capaci, come Dio con Adamo, di costruire competenti assessori dal fango, e poi altri ancora sempre col fango e le assessore da una costola dei primi.

Quindi, non uomini e donne dotati di curriculum (curricula non mi piace proprio) che solo a guardarne la lunghezza verrebbe da dire “Santo Iddio”, no, per niente, perché all’inesistenza di un qualsivoglia curriculum si sopperisce con l’OK del partito, che, evidentemente, vale un paio di lauree.

Ecco, io proprio non arrivo a capire a cosa serva, o meglio, non capisco la faccia tosta dei partiti che spacciano per amore per la città uno squallido e misero avvicendamento nella pagnotta stipendiale e nel relativo potere gestionale.

Potenza sta andando maluccio e continuerà ad andare maluccio. La qualità della vita, checchè ne dica qualcuno, che però, ora, forse, potrebbe anche guardare le cose con un occhio più neutro, è scadente assai, l’offerta culturale rasenta la tipica refertazione da analisi di laboratorio e cioè “tracce”, l’offerta di servizi, dai trasporti in giù o su (Potenza è pur sempre una città verticale), miserevole, le occasioni di lavoro rare come le pepite nel Basento e, diamante fra i diamanti, l’opportunità di emergere per meriti, semplicemente inesistente.

Comunque, non capendoci niente di politica e dei suoi traffici di assessori, mi convinco che, diamine, sapranno quello che fanno, e che quindi i nuovi assessori/e, troveranno subito il bandolo della matassa e ci cambieranno la vita, beh, un po’ anche la loro, perché dalla coppola di consiglieri ora indosseranno la coppola di assessori/e, che, insomma, mi sembra un bel balzo, politico e sociale, roba da tirar fuori il petto, indossare la giacca migliore, e sfidare il mondo per una veloce scalata, che so, alla carica di sottosegretario o ministro, chè, so bene, che è questo che pensano i neo assessori, convinti delle loro qualità quasi più dei partiti che li hanno scelti secondo logiche mostruosamente valoriali.

Non do loro il buon lavoro di circostanza, perché sicuramente devo rivolgerlo a me, in quanto sarò sollecitato, quale umile osservatore, a multiple riflessioni, tipo sul “perché proprio a me o a noi”, o quella più pragmatica del” tanto uno vale l’altro”, oppure ancora del tipo “cazzo, non saluta più”.

Ma rimango in attesa di altri rimpasti, di quello regionale e di un altro comunale, nel rispetto della eterna quadriglia che si balla sulle nostre teste, in un nuovo gioco del Monopoli cittadino o regionale, dove però i soldi sono veri, le chiappe sono le nostre e chi comanda pensa davvero di giocare.

 

 

La resa.

Posted on 31. dic, 2021 by in Argomenti

La resa.
Stiamo assistendo, praticamente inermi, quasi indifferenti, anestetizzati, a una serie di peggioramenti della nostra vita che in altri tempi, avrebbero scatenato il finimondo.
L’aumento lineare dei costi dei consumi energetici per un 50% circa, un’inflazione crescente in maniera ormai inusuale, con ricadute sul potere di acquisto enorme, l’aumento delle tasse sugli immobili, la guerra a un pensiero diverso, restrizioni incompatibili con la costituzione e peraltro, a oggi, totalmente inutili, il diritto al lavoro che vacilla, quando c’è, la caduta libera delle professioni, del commercio e della ristorazione, una dilagante disoccupazione e l’ombra dei licenziamenti. Questo è il panorama che si presenta, ed è agghiacciante.
Dicevo, in altri tempi, si sarebbe scatenato il dibattito politico, i sindacati sarebbero sul piede di guerra, ma quello vero, gli studenti sarebbero in sommossa permanente, lo stato generale sarebbe di partecipazione attenta e stimolo alla protesta. Invece nulla, il nirvana indotto. Il terrore inculcato e la vita messa sotto i piedi.
Ho il sospetto che ce l’abbiano fatta a ridurci a porci da macello, non per quello che sta accadendo, lo ripeto, ma per la mancanza totale di reazione, individuale e collettiva.
Una acritica accettazione della versione ufficiale, che cela abilmente guai seri e una condizione da prossima tragedia. Il circo Italia continua, e i clown sono i più bravi.

L’intransigenza dei più forti

Posted on 11. dic, 2021 by in Argomenti

L’intransigenza dei più forti.
Fanno a gara, diversi conduttori TV, a chi tiene lontano dai microfoni i no-vax. Il tono è saccente, imperioso, definitivo, come lo è quello di chi detiene, o presume di detenere, l’assoluta verità.
Ora questa non ce l’ha nessuno, men che meno è possibile spacciare per verità, peraltro scientifica, qualcosa ancora in via di sperimentazione, come pacificamente sono il vaccino e i suoi effetti nel tempo.
Mi sembra più appropriato, al limite, dire che allo stato la vaccinazione sembra la cosa che funzioni di più e non andrei oltre, se non con la pretesa di offendere l’intelligenza, mia e di tutti gli altri.
Ma i giornalisti in questione pare siano partiti per una crociata, chissà se e quanto sponsorizzata e da chi.
Una crociata che cozza, significativamente, con il principio posto alla base dell’informazione, che impone di non schierarsi o quantomeno di non tappare la voce a chi la pensa diversamente, anzi, tutt’altro, ma di favorire la discussione, che si auspica civile, fra pensieri diversi, cercando di approfondire la fondatezza degli uni come degli altri.
Negare la voce a qualcuno è di per sé triste, autoritario, inaffidabile e convince che si fa la voce grossa proprio perché non si è sicuri delle proprie tesi, imponendole, comunque, per una specie di ragion di stato che con la democrazia, in sé e dell’informazione, poco ha a che fare.
Hanno sempre deriso chi evita il dibattito, chi si radica nelle proprie convinzioni e che così interpreta il ruolo del fondamentalista della situazione, ma non si accorgono come la loro intransigenza sia tanto errata da sembrare, appunto, sponsorizzata.
Il campo delle idee, però, è quello nel quale meno dovrebbe attecchire l’etichetta pubblicitaria, spacciata per certificazione di verità. Anche perché la verità è l’unica cosa giammai certificabile, foss’anche una sentenza della Cassazione che, rimanendo opera della fallibilità umana, ha solo la forma legale della verità, ma non assurge a verità assoluta, chè, questa, solo Iddio può conoscere e neanche un testimone può assolutamente certificare, essendo passato, quello a cui ha assistito, sotto il filtro delle sue sensazioni e costituendo l’incerto prodotto dei suoi sensi.
Insomma, il clima è sempre infuocato e a renderlo tale sono proprio i pompieri, a parole, dell’aggressività. Quando, invece, farebbe tanto bene un clima disteso di reciproca curiosità, quanto alle idee, sgombro di retropensieri, senza dogmi, chè la sola parola fa ridere, escludendo i dogmi religiosi, ovviamente, senza pregiudizi e soprattutto presunzioni di superiorità.
A sentir uno che sposa una causa costi quel che costi, significa trovarsi di fronte o un cocciuto fanatico o uno prezzolato all’occorrenza. Non vedo alternative, dall’un come dall’altro lato. Ma a scoprire le carte, per giocare onestamente, non ci pensa nessuno e gli interpreti della verità di Stato non sono mai stati storicamente credibili. Come quando una persona molto potente ha una causa contro un debole cittadino che aveva osato denunciare qualcosa. Strano, ma vincono sempre i potenti e gli sprovveduti denuncianti passano per mine vaganti, pazzi o giù di lì. Strano, mai che vada diversamente, eppure sarebbe fisiologico vederne vincere uno una volta soltanto, per esempio, in un decennio. Quella giustizia non è affidabile, perché contraddetta dall’univocità dei numeri. Solo nei film, il debole, qualche volta, vince. Ed è per questo che a noi piace perderci dietro un film, commuoverci e tifare per il più debole, chè, nella vita, questo raffinato piacere ci è impedito.

La standing ovation di famiglia

Posted on 08. dic, 2021 by in Argomenti

La standing ovation di famiglia

I giornali mettono in prima pagina la standing ovation tributata a Mattarella sul palco della Scala di Milano. Nientepopodimeno che sei minuti di applausi, oltre a cori che inneggiavano a un suo bis presidenziale.
Ora, non è che non meritasse, la notizia, la sua diffusione, magari con un pò di enfasi in meno, però, sarebbe stata perfetta, ma quello che mi rende attonito è che quegli applausi non li ha tributati il popolo italiano, perché questo non si identifica con lo sparuto e selezionassimo pubblico della Prima della Scala.
Il popolo italiano non va alle prime in smoking e abito lungo, coi gioielli in mostra e le acconciature perfette. Quelli sono un piccolo gruppo di potenti che rappresentano solo le loro chiappe dorate. E che si siano sperticati per Mattarella mi convince sempre di più che questi non è il Presidente degli italiani, ma il loro. E io, con tutta l’umiltà possibile, ma anche con tutta la dignità di cui sono portatore, con loro, non ho molto da dividere. Quindi non posso dividerci Mattarella.
Del nostro tanto amato Presidente ho sempre apprezzato la professionale banalità dei comunicati e dei discorsi, che, con quelli del Papa, costituiscono le gemelle Kessler dell’ovvio. Ho apprezzato la fredda e sicura mano che ha guidato quel manipolo di politici da quattro soldi a rinunciare alla politica, sebbene non ne fossero tanto capaci, per la grande ammucchiata attorno al burocrate per antonomasia, del quale, ancora ora, si tessono lodi che sono superiori non al reale valore, che credo indiscutibile, ma alla sua capacità di essere uomo del popolo e che lavora solo per il popolo, cioè nell’esclusivo interesse dell’intera nazione, non degli spettatori privilegiati della Prima alla Scala.
Mattarella è colui che non ha speso una parola per lo scandalo che ha caratterizzato la magistratura, pur presiedendola, riuscendo a far tacere ogni voce o mugugno nei confronti di una categoria in profonda crisi, soprattutto morale, a prescindere dai laboriosi e onesti magistrati che reggono la baracca.
Mattarella è quel Presidente che non ha fatto una piega di fronte alla decretazione d’urgenza, di cui hanno abusato tutti, compreso il fenomenale Draghi.
Mattarella è quel Presidente che non batte ciglio di fronte al lento morire del Parlamento, ridotto a un ameno dopo lavoro, con obbligo di alzata della mano a comando.
Ma il pensiero unico vuole che ogni Presidente sia osannato come un Padreterno in terra e gli italiani se ne innamorano puntualmente, eterni cittadini adolescenti. Si innamorano di qualsiasi Presidente e qualsiasi Papa, così, acriticamente, perché lo leggono sui giornali che sono bravi e buoni e meno male che ce li ritroviamo. Che culo!
Intanto il papa ha fatto bella la piazza di San Pietro con un albero secolare sacrificato per festeggiare il Natale nel bagliore del lusso e Mattarella va alla Scala a farsi benedire e non dove c’è gente che soffre. Certo deve andare anche alla Scala, ci mancherebbe, ma evitateci la standing ovation, per favore, perché, davvero e per tutti, è Natale, non sempre Carnevale.

Un Vaffa salva la vita, o almeno aiuta un pò.

Posted on 29. nov, 2021 by in Argomenti

Le contraddizioni governative nelle misure anticovid costringono, per accettarle, a un vero atto di fede, cui è disposta la maggioranza degli italiani.

L’esempio tipico è quello del greenpass. Questo prevede libertà di movimento per i vaccinati. Cioè, se lo mostro, entro al cinema, al ristorante, in palestra, a teatro ecc. ecc.

La libertà di movimento che mi consente il passaporto comporta che io possa frequentare ambienti affollati, dove posso essere contagiato. Perché, è bene ripeterlo, il vaccinato può rimanere contagiato e, a sua volta, contagiare. Quindi non si può escludere a priori che un vaccinato sia per così dire a posto.

Ciò nondimeno io vaccinato, senza che nessuno mi controlli, posso, quindi, andare a cinema e infettare chicchessia. Se invece, anche se non vaccinato, mi facessi un tampone avrei la certezza che, almeno per quella sera, danni non ne farei anche se facessi la fila alla posta senza mascherina e cantando a squarciagola “o sole mio”.

Bene, lo stato italiano preferisce il greenpass e il vaccino al tampone, senza quindi avere nessuna certezza che io non possa fare danni.

Una scelta chiaramente bislacca, per non dire idiota, che apre il ragionamento sul perché mai si vada avanti, e con quanta sicumera, in questa maniera.

Al più, se proprio fosse vero, ma non vedo dichiarazioni certificate in tal senso, che i vaccini evitano i ricoveri, si dovrebbe pretendere (dico pretendere) la vaccinazione, ma, per frequentare cinema, teatri, ristoranti e quant’altro (come direbbe il già assessore) bisognerebbe chiedere anche il tampone.

Questo stando alla logica più elementare.

Ma di chiedere conto di questa assenza di logica dovrebbero incaricarsi i giornalisti innanzitutto, i quali godono di una posizione privilegiata in tal senso e sono a tanto debitamente titolati.

Il giornalismo italiano, però, non va oltre la cronaca, il raccontino e la pappagallesca ripetizione dei mantra governativi, senza porsi una domanda del tipo di cui sopra che pure meriterebbe di essere posta. Niente. Riescono però ad alzare la voce contro quei disgraziati dei no-greenpass che hanno dato da mangiare abbondantemente a molti col pagamento dei tamponi, togliendosi, presumibilmente, in molti casi, il pane di bocca. Perché in Italia, al contrario dell’Austria, per esempio, i tamponi si pagano.

Il giornalismo italiano, foraggiato da un consistente numero di milioni di euro (che si sappia) dallo Stato per fare da eco acriticamente alle proprie ragioni, quindi, si fa beffa della sua specifica funzione, preferendo procedere prono al servizio di quello Stato che fa dire a un Mario Monti in spolvero che l’informazione va confinata nei limiti di convenienza del governo. A posto!

Ce ne è abbastanza per evocare Grillo e il suo Vaffa, con la preghiera di tornare a farne uso, anche nei confronti dei suoi prodi che, delle bandiere iniziali del M5S, hanno saputo farne spazzatura.

Potrei provarci io a spendere un sonoro Vaffa, ma non sarebbe la stessa cosa. Meglio se a farlo fosse il suo ideatore, anche se, oggi come oggi, non è più granchè credibile.

In definitiva, considerato che della libertà non conosciamo neanche l’odore, della capacità di critica sappiamo farne a meno e che si può fare di noi quello che si vuole, basta che non ci togliete la Champions, vogliate gradire il mio più fervido augurio di una settimana di social e di talk-show, di terrore di Stato e di varianti, di miracolosi vaccini e di inutili tamponi, di Monti e di Draghi, di Salvini e Mattarelli, di decreti e di prese per il culo.

 

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>