Wednesday, 16th October 2019

Potenza città bellissima, dal Quotidiano del Sud

Posted on 09. set, 2019 by in Argomenti

Pur portandomi dietro un certo senso di colpa, non riesco a condividere l’entusiastico giudizio che molti (?) potentini hanno di Potenza, quando la definiscono bellissima. Sarà che sono cresciuto all’ombra dei non luoghi, sarà che ho un concetto di bello stravagante, sarà che sono convinto di essere vissuto in un contesto di quasi totale mediocrità visiva, tanto da evitare sistematicamente la suddivisione classica fra il mi piace e il non piace delle cose, per approdare alla categoria assoluta del chi-come-perchè ha fatto questa cosa, sarà un pò per tutto questo ma io purtroppo credo che Potenza, potrebbe essere bella, ma non lo è.

Io vivo, da sempre, nel centro storico, sul cocuzzolo, anche se in posizione defilata. Guardo la Torre Guevara dal terrazzo e dalle finestre, in posizione di quasi monopolio, nel tratto terminale di via Pretoria. Da anni e anni questo angolo di Potenza non vede accendersi gli ultimi lampioni lasciando la zona al buio, ma fa molto intimo. Centrale, ma isolato, questo angolo gode di frequentazioni automobilistiche in occasione dei fine settimana e delle feste, giorni in cui chi usa l’auto, per tornare a casa e andare a cena vende l’anima al diavolo.

Ma è colpa loro. Io non so ancora perchè si è tanto schiavi dell’auto. Ormai, dalle mie parti, le auto hanno proprietà immobiliari estese, ben tre edifici adibiti a garage, oltre al parcheggio lungo la strada. Fra le righe mi viene da pensare ai privilegi di cui godono le auto (gommisti, elettrauto, parcheggi, ricambi, pompe di benzina), talvolta superiori a quegli degli umani, che ldolatrano l’auto più di un Dio.

La sua caratteristica è quella, comunque, dico del tratto di centro storico di cui si tratta, di costituire un’isola fra i cosiddetti non-luoghi: la Torre Guevara, l’istituto d’arte e la scuola Torraca, tre non-luoghi in un fazzoletto di città. Un angolo nel quale l’80% dello spazio è destinato ad auto e non-luoghi, il 20% all’uomo.

Una volta, in questa zona, c’era vita, ora sembra un luogo per sopravvissuti. C’era un mercato della frutta, due scuole, prima anche due osterie e altri locali.

Ora, complice anche la scarsa natalità e il generale invecchiamento, anche quello precoce dei giovani amministratori che da una quindicina d’anni si danno il tono degli impegnatiperilbenedellacittà, la zona è miseramente sprofondata nell’oblio e nell’insignificanza.

I due magnifici e ormai tetri edifici scolastici, abbandonati al loro destino, la fanno da padroni; discreti, invero, ma pur sempre autorevoli. Sulla terrazza della Torraca una volta si giocava a pallone fino a tardi, oggi è chiusa, inaccessibile, non fruibile, secondo regole non scritte che prevedono il sacrificio urbano, quale simbolica offerta alla divinità perchè abiti quegli edifici, portandoci pure i Cherubini e i Serafini e i loro familiari, perchè, forse, ci protegga dal male. Non dal brutto, certo, questo è il prezzo da pagare.

Per divagare ricordo che giocare sulla terrazza della Torraca presumeva anche abilità particolari e ampia partecipazione. Bisognava infatti non far uscire il pallone, specie dal lato della discesa che porta a piazza Crispi, dove prendeva velocità e solo la partecipazione, appunto, salvava da rincorse fino al cimitero. I passanti, che all’epoca esistevano, oggi non più, di buon grado fungevano da occasionali raccattapalle e vedere un anziano scattare per uno stop, o un uomo fatto rimetterci la palla con un rinvio alla Buffon, o la signora che goffamente fermava il pallone tenendolo lì ad aspettare uno di noi che lo prendesse, era senza prezzo.

Era più bello? Fate voi. Di sicuro c’era vita.

E siamo a tre non luoghi potentini, tutti in pochissimo spazio: Torre Guevara, istituto d’arte e Torraca. La programmazione urbana prevede un paio di abbattimenti e chissà cos’altro. Ma sì, semmai ci faranno parcheggi: l’uomo non conta più, conta la sua auto.

E io vado in bici. Tiè.

Il manuale del politico 4.0 dal Quotidiano del Sud

Posted on 07. set, 2019 by in Argomenti

Nell’epoca dei professionisti del pensiero medio, degli specialisti del consenso, delle meteore suicide, a brillare, vera stella del firmamento politico, è la totale mancanza di un progetto politico in qualsiasi formazione, sia questa monoteista come Fratelli d’Italia o Forza Italia o, ancora per un po’, la Lega, sia essa contraddistinta da più divinità, come il PD o il M5S.

Dunque, nell’assenza di progetti politici, la contrapposizione creatasi è fra partiti in cui decide uno solo e partiti in cui a decidere sono più teste. Tutto qui.

La differenza, però, non è di poco conto, perché una decisione che venga fuori da più teste, fossero anche l’una contro l’altra armata, è giocoforza una decisione più meditata.

Per esempio se Salvini avesse avuto altre teste con le quali seriamente confrontarsi e decidere, magari non si sarebbe sparato un colpo alla tempia. Oppure, all’incontrario, se Zingaretti non avesse avuto di fronte Renzi e altri, avrebbe presumibilmente optato per le elezioni con la classica miopia di chi decide senza sentire altri.

Il tutto, sempre e comunque, senza un progetto politico, di questo si può fare senza e si fa senza da decenni.

La lungimiranza dei nostri eroi arriva, se va bene, alla finanziaria. Tutto cambia quando il progetto riguarda se stessi. In questo caso scompare la miopia e gli sguardi sono quelli dei falchi. Conciliare le due diverse prospettive non si può, causa una malsana educazione e un concetto, tanto in voga in politica, secondo il quale se non sistemi te e la tua famiglia per la vita, innanzitutto,sei fesso. A far da complice una innata tendenza a prendere sottogamba il bene comune nella strabica convinzione che quest’ultimo coincida con quello personale.

Per stabilizzare, trasversalmente, l’indole media del politico, le sue aspirazioni e la sua mancanza di progettualità cronica, negli anni sono stati studiati metodi comportamentali di raffinata architettura. Per esempio i problemi vanno solo enunciati tutti, a memoria, rapidamente, davanti a un microfono, come il fa il cameriere della trattoria col notes in mano, quando snocciola il menù, senza indicazione delle soluzioni; ancora per esempio, quando intervistati, occorre tenere un bel passo spedito come chi deve assolutamente prendere fra cinque minuti l’aereo e senza rispettosamente e educatamente fermarsi, senza indurre il cronista ai cento metri con handicap; per esempio ancora l’opinione sull’avversario deve essere tanto netta quanto revocabile; oltre al canonico codazzo, qualcosa da stringere sotto il braccio (avete mai visto un politico con le mani in tasca?) e un’auto nella quale ficcarsi da lì a poco.

Il bagaglio del politico è questo, misero, visto da uno intelligente, da sognare per uno come loro.

Il nuovo governo, a ogni modo, per concludere e per divagare, nasce sulle ceneri dell’ultimo e sulle lapidi del penultimo. Franceschini e Gentiloni, che tanta gloria e ricchezza apportarono alla nazione, sono in pista di nuovo, scalpitanti dopo una passata di cambiamento rimediata all’ultimo dall’imbianchino di fiducia, Speranza a garantire una manciata di voti in più per la fiducia, quindi importantissimo, essenziale e soprattutto scelto per la specifica competenza, e una terza media-munita a dimostrazione che la politica non abbisogna di altro che della propria militanza in un partito che conta.

Coraggio, in fondo potrebbe anche andarci bene, una volta; secondo un calcolo meramente probabilistico, infatti, un governo buono su cento, pure tocca.

Ministri lucani, che cuccagna! Dal Quotidiano del Sud

Posted on 06. set, 2019 by in Argomenti

Ministri lucani, che cuccagna! Dal Quotidiano del Sud

La Basilicata esulta per i suoi due ministri. Che poi, a dirla tutta, proprio suoi al 100% non sono. Infatti Lamorgese di certo non è diventata ministro mettendo in mostra le sue qualità dalla sua terra, tutt’altro e Speranza non è parlamentare per volontà dei lucani, ma, se non sbaglio, dei toscani.

Ma sono nati qui, perbacco, il merito è di questa fertile terra che, nonostante il petrolio, fa prodigi.

Lamorgese è un cosiddetto tecnico, e quindi inutile fare disquisizioni politiche, semmai le faremo più in là. Speranza è invece un politico doc. Dubito abbia fatto granchè d’altro nella vita che il politico. Lo ricordo giovanissimo consigliere comunale, poi assessore all’urbanistica, poi crebbe tanto da continuare a politicare a Roma, giovandomi della sua vista un sabato ogni duecento, casualmente, ma sempre con cordialità.

A chi dovesse obiettare che dall’urbanistica alla sanità ne corre, sarà facile rispondere che il politico è multidisciplinare per dettato normativo. A chi, invece, continua a mugugnare che diventare ministro dall’alto di un 3% di voti è assurdo, basterà rinfacciargli che Speranza è un uomo fortunato e che, nelle scelte sbagliate, ha fatto sempre tredici. Infatti già capogruppo del PD, fondò Articolo 1 diventandone segretario, cioè, ficcandosi in un vicolo cieco che sembrava senza speranza, appunto. Ma il buon Salvini, rosario-munito, quindi misericordioso, gli ha spalancato le porte del governo. Quindi ciccia!

La sinistra, che tutti dicono bocciata alle elezioni, è viva e vegeta. Certo, una sinistra diversa da quella che conoscevamo. Speranza fondò articolo 1, trasformatasi in LEU, perché il PD non faceva il partito di sinistra, mi pare di ricordare, salvo attuare, in loco, cioè nel capoluogo, una strategia diversa. Sostenne, infatti, impavidamente un sindaco che veniva da destra. Sostenne due assessori che più di destra non si può, sebbene di questi tempi non si possa mai dire, ma che, di recente, hanno confermato la loro radice politica, l’uno, Coviello entrando nientepopodimenochè nella Lega, e l’altro, Bellettieri, scalando posizioni politiche all’interno di Forza Italia. Poliedrico, quindi, nella multidisciplinarietà e nelle alleanze, un politico moderno, ecco, si potrebbe dire, alla Di Maio, post ideologico, post destra e sinistra, insomma post e basta!

“Caro Ministro, so che tu non spernacchierai quelli che ti davano per morto, perché, benchè giovane, sei un politico da sempre, e i politici non sono mai giovani e ingenui, e sai che comincia subito la transumanza all’incontrario. E li riaccoglierai anche col sorriso sulla bocca, come non fosse successo niente, ammirabile”.

Ma non illudiamoci. Due ministri lucani non cambieranno la nostra vita. Non ci riuscì Colombo, che pur era arrivato ai vertici, il quale non gettò quei semi che poi avrebbero potuto farci sbocciare, si limitò al minimo sindacale, salvo incoraggiare un esercito di lucani spendendo per loro buone parole e sistemandoli ovunque, attività riconosciutagli unanimemente e nella quale credo abbia toccato vertici da campione. Quindi due figure apicali non ci daranno una strada seria, una ferrovia decente o casomai un aeroporto. E guai se così fosse: non si diventa ministri per aggiustare le cose di casa propria, giammai, si diventa ministri per fare il bene del paese tutto. Quindi riponiamo l’orgoglio e facciamo i seri. Lucani o pugliesi, toscani o lombardi, i ministri sono innanzitutto italiani, come quando si diventa sacerdoti e si diventa sposi di Dio.

Amen.

Un nuovo contratto? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. set, 2019 by in Argomenti

Un nuovo contratto? Dal Quotidiano del Sud

Un minimo di ordine, nella confusione delle opinioni, occorre stabilirlo.

Per esempio, si vota quando lo dice la legge o quando lo chiede il segretario di un partito?

Ebbene, sembrerà strano, ma si vota quando lo dice la legge, a meno che risulti impossibile formare un governo. Quindi Salvini e compagnia cantante si mettano l’animo in pace e riprendano a fare politica se non vogliono apparire come i bimbi viziati cui è stato sottratto il pallone per tirare il rigore e che non riescono a digerire cotanta crudele ingerenza, finendo di mostrarsi con la bava alla bocca per la rabbia, chè non è bello, utile o producente.

Ancora per esempio, sarebbe il caso che il coro degli indignati per il voto sulla piattaforma Rosseau, si calmasse. Ogni partito può decidere al suo interno come cavolo organizzarsi, né altri possono metterci becco.

Piuttosto è politicamente criticabile che il M5S abbia prima deciso di fare un nuovo governo, indicato ministri e predisposto il programma e soltanto dopo aver preparato il banchetto nuziale, servito l’aperitivo, mostrato il ricco menù, abbia inteso chiedere cosa ne pensasse la base. Quindi contrariamente ai suoi principi, non ha deciso il popolo del movimento, ma alla base è stata chiesta una mera ratifica, dopo aver minacciosamente mostrato le conseguenze di un No. Bel metodo, non c’è che dire.

Usando una terminologia gergale, insomma, una sonora presa per i fondelli.

Da notare, per rispetto a una visione d’insieme, come il mondo grillino cambi gusto di anno in anno.

Ma in una democrazia rappresentativa deve andare così, decidono i rappresentanti, basterebbe non vantarsi di essere diversi, con manifestazioni roboanti e quesiti retorici.

Ma, avviso ai naviganti e/o indignati, sia chiaro: questo governo è un compromesso forzato come o più di quello che venne raggiunto con la Lega. Sentir dire che ora si fa l’Italia, che si passa a un nuovo umanesimo, che è finalmente arrivata l’occasione per, fa sorridere e accapponare la pelle insieme. L’Italia conosce già la strada, senza bisogno di profeti, vecchi e nuovi, riciclati, differenziati, diversamente alleati.

Un cambiamento che passi, però, da Franceschini e Gentiloni, è un cambiamento originale, ammettiamolo, stimolante, con uno sguardo sul futuro remoto.

Accontentati anche i sinistri più sinistri, la pace è ristabilita fra i nemici storici di sempre: “ma come abbiamo fatto a non incontrarci prima?”, vanno dicendosi tenendosi per mano, “uh! Quante te ne ho dette. Ma per amore, lo sai bene!”, vanno reciprocamente grufolandosi, e il verbo grufolare viene usato con affetto e con espresso riferimento allo stato melmoso in cui stagna l’Italia.

Ma tutto è bello quello che finisce bene. Come in una favola. Era cominciata con Grillo che chiedeva la tessera del PD e si candidava a segretario, brutalmente respinto, perché non aveva un partito, ora accolto trionfalmente perché ha una bella dote, bene si può dire che la favola si chiude felicemente. Ne scriveranno un’altra e noi aspettiamo con ansia, sa com’è, prendere sonno di questi tempi non è facile.

I non-luoghi di Potenza, la Torre nascosta, dal Quotidiano del Sud

Posted on 04. set, 2019 by in Argomenti

I non-luoghi di Potenza, la Torre nascosta, dal Quotidiano del Sud

Se è facile intendere cosa sia un luogo, non lo è ugualmente pensare a un non-luogo, sebbene per noi potentini non dovrebbe essere arduo. Un non-luogo semplicemente non è un luogo, senza necessità di dover essere qualcos’altro. A Potenza ce ne sono molti, ma è opportuno rispettare le gerarchie e, quindi, nominare per primo il non-luogo per antonomasia della città, la Torre Guevara e il suo difficilmente mirabile parco.

Io ho la fortuna/sfortuna di aver vissuto sempre accanto al manufatto medievale, ciononostante non ci ho mai preso confidenza, complice una sua eccessiva riservatezza, dovuta probabilmente all’isolamento cui è stata costretta nei secoli, oltre alla mia risaputa incapacità relazionale. Da sempre chiusa alla vista, prima dall’Ospedale San Carlo e dopo da un istituto scolastico, ha vissuto epoche di crisi esistenziale fortissima; la sua depressione è andata scemando col rifiorire della memoria, quando, cioè, da rudere è diventata una testimonianza. Testimonianza, invero, sciapa assai, se è vero, come pare, che il suo isolamento dal contesto cittadino continui imperturbato, indifferente finanche a qualche sciagurato turista che crede di poterla vedere o magari anche visitare. E sì, perché all’interno ci sarebbe un museo, oltre a un ufficio, neanche pubblico, per la verità.

Il non-luogo per eccellenza. Il cosiddetto parco della Torre negli anni è stato utilizzato a parcheggio selvaggio, parcheggioregolamentato e a pagamento, luogo per incontro fra innamorati, pochi per la verità, a sano e indisturbato sito per il consumo di droghe, qualche birra, per portarci il cane a fare cacca e pipì, insomma roba seria, tutta buona per contorno alla Torre medievale, intestata ai Guevara da un certo secolo in poi. Da segnalare che anche la frequentazione cennata, per nulla gloriosa, è sempre stata scarsa, segno dell’indifferenza generale tributata al monumento, anche, cioè, da chi, in quell’ombra perenne, avrebbe potuto fare affari malavitosi.

Poi arrivò il rinascimento potentino. La Torre è un bene artistico di gran pregio, si disse con toni altisonanti, merita che tutti i potentini, ma anche i giapponesi di risulta da Matera, gli americani e i tedeschi, per citarne solo alcuni, godano della sua vista.

Ed è storia recente, infatti, dell’affido a un Ordine Professionale che, coerentemente con la storia degli ultimi secoli, la apre alla vista in orario di ufficio e col rispetto delle sacrosante ferie. Per il resto continua a servire da parcheggio, ma, e qui è la civile evoluzione, solo per pochi, forse, cioè, per chi lavora presso quell’Ordine Professionale; costoro possono evitare il costo del ticket, in virtù della concessione che la Provincia di Potenza, proprietaria del bene monumentale, ha ritenuto di sottoscrivere e in virtù di un privilegio non scritto ma riconosciuto dall’Ente proprietario e dalla magnanima popolazione.

Quando il cancello, orribile per la verità, rimaneva aperto, era possibile godersi l’alba, perché la Torre guarda ad est, o giocare con le pigne cadute da un immenso albero, del cui futuro sarei portato a temere, scalciandole come quando da ragazzi si camminava fischiettando, non pensando a niente, concentrati sul dove mettere i passi, seguendo uno schema partorito dalla fantasia del momento, con la stessa applicazione che, più tardi nella vita, avremmo tributato solo alle preoccupazioni.

E quindi nonostante l’interessamento dell’Ordine Professionale, del bel giardino nel frattempo realizzato e della coerente (!)baracca in alluminio, ricordo, pur esso storico, del terremoto dell’80, la Torre Guevara continua a essere il non-luogo per eccellenza del capoluogo di Regione.

La Provincia, che prima era un ente, ora non si sa cosa sia, continuerà a balbettare provvedimenti del cui rispetto avrà ragione di disinteressarsi in virtù del principio, tutto italiano, che vede nella burocrazia l’autentico antidoto per ogni forma di cambiamento e/o miglioramento.

E finisce qui la prima tappa del tour dei non-luoghi potentini, sebbene sia convinto di non aver detto tutto, avendo dimenticato, per esempio, i progetti che si sono alternati e che ancora sopravvivono perché la Torre torni, o cominci, a fare il monumento e non il simbolo, appunto, del primo non-luogo di una città immemore, sciatta e presuntuosa, in linea, però, con la sua più recente storia.

 

 

Bocciati a numero chiuso, dal Quotidiano del sud.

Posted on 03. set, 2019 by in Argomenti

Bocciati a numero chiuso, dal Quotidiano del sud.

Se devo ripercorrere le tappe della mia vita, non posso fare a meno di riconoscere che gli studi non sono mai stati uno scoglio difficile da superare.

Ho visto autentici caproni diplomarsi e poi finanche laurearsi. Non ricordo di aver assistito a docenze severe, né a esami universitari nei quali si pretendesse una preparazione seria.

Continuando, ho partecipato al concorso per conseguire l’abilitazione alla professione e devo sinceramente ammettere che costituiva più o meno una formalità.

Da decenni, pertanto, a parte chi studia per rispondere a una propria esigenza, studiare e conseguire “pezzi di carta” èun’attività per niente faticosa, per niente selettiva e per niente gratificante.

Il risultato è l’immissione, nel mondo del lavoro e delle professioni, di migliaia di giovani portatori sani di placide incompetenze.

Con lo studio, si sa, si acuiscono le capacità critiche, ci si allena a pensare di proprio, a entrare nei problemi senza sorvolarli superficialmente. Ci si responsabilizza. In una parola, si cresce e si diventa, anche, cittadini consapevoli. Essere un cittadino consapevole significa avere una propria etica e rispettare quella generale, significa tenere a mente i propri doveri e svolgerli con buon animo, prima di accampare diritti; significa saper scegliere autonomamente, senza bisogno di seguire la massa.

Anche il numero chiuso in diverse discipline e università pare non abbia risolto l’incompiuta italiana di un ciclo di studi serio: si è arrivati a negare l’accesso all’università anche a quelli veramente bravi, per chissà quale motivo, visto che continuano a prosperare i caproni.

E allora mi pongo e pongo una domanda stupida stupida: ma senza impedire l’accesso agli studi a chicchessia, non sarebbe più utile, responsabile e civile, tornare a bocciare e consentire, così, che chi vuole conseguire un diploma o una laurea debba davvero meritarlo?

Mi rendo conto che la mia domanda è suscettibile di essere tacciata come domanda populista. Diamine, meglio intellettualmente far finta che una laurea è una laurea a prescindere, tenere il numero chiuso, dando l’impressione di voler partorire solo scienziati, e pretendere, in virtù di un principio buono solo nel sessantotto, che non esiste titolo di studio, non esiste laurea, non esiste competenza e specializzazione se non la siriconosce a tutti.

Il risultato è quello che vediamo tutti i giorni: con pizzaioli che si inventano tali dalla sera alla mattina, avvocati che non conoscono la legge, laureati in lingue che non parlano neanche l’italiano, politici che non sono politici, amministratori che, in un mondo serio, non lo sarebbero stati mai e via discorrendo, seguendo il copione di una enorme, portentosa e invadente truffa sociale, nella quale siamo a turno vittime o protagonisti attivi.

Eppure una bocciatura ha sempre e solo fatto bene, ma non si dica in giro, sarebbe da bigotti, retrogadi oppure fascisti, ma sì, fascisti va bene, è un indumento che veste ogni taglia, ogni sesso e ogni avversario.

Il miracolo italiano consiste nel fatto che chi non vuole adeguarsi alla truffa generale è il vero truffatore. E noi italiani, nonevèro, di miracoli ce ne intendiamo, perbacco.

Tarallucci e slogan, dal Quotidiano del sud

Posted on 31. ago, 2019 by in Argomenti

Tarallucci e slogan, dal Quotidiano del sud

Non lo so, continuo a pensarci su e non mi raccapezzo.

Per farla breve Conte mi è sembrato un gigante quando ha ridicolizzato politicamente Salvini nel dibattito in Parlamento. E va bene. Ma lui è stato comunque l’interprete, calato dal cielo, di un governo sui generis, perché fondato su un contratto. Questo contratto è stato risolto in barba a tutte le norme che regolano la risoluzione dei contratti, e lui gliene ha cantate, a Salvini, dico. Perfetto. Ma da qui a rendersi disponibile per un governo antitetico al suo stesso primo governo, ne corre.

La vicenda doveva finire lì, per Conte: dimissioni e punto, dopo diventa commedia all’italiana. Come può oggi garantire il nuovo umanesimo, la riappacificazione, un programma con alleati che sono l’esatto contrario dei suoi alleati di ieri? Va da sé che le intese politiche avranno altre basi di ragionamento e altre finalità e/o urgenze, quindi, come può fare Conte a garantire il contrario di quello che aveva garantito fino a ieri?

Il discorso vale pari pari per i 5 Stelle.

Avrebbe avuto più senso un governo di larghe intese, ove mai possibile, di responsabilità, nel quale fossero confluiti tutti i partiti maggiori per garantire obiettivi importanti per il comune bene. Neanche da bambini si cambiava amici con tale superficialità, anzi.

Ma se un uomo come Conte, che ha dato ampia prova di dirittura e coerenza, oggi cede alle lusinghe di un governo alternativo a quello di ieri, vuol dire che è davvero un pupazzo buono per ogni commedia, e io non credo a questa versione.

Ma poi, può essere mai che un uomo tutto di un pezzo, per un anno e passa abbia digerito tutto quello che ora vuole cambiare, avendo, alla fine, finanche sposato la causa della Lega sul Tav?

Evidente che l’obiettivo è solo uno, evitare il voto, cosa, peraltro, formalmente legittima, ma subdola, perché non mira all’interesse del paese, ma a quello, squallido, di bottega.

La situazione crea ancora più confusione di quella che c’era prima e ancor di più un clima irrespirabile da stadio. Salvo l’italico salire sul carro del vincitore che porterà una percentuale di ambulanti da destra a sinistra, per il resto sarà bagarre politica, beninteso, a parole o anche paroloni, parolacce e post al vetriolo. Gilet gialli, infatti, noi non ne abbiamo, ma solo un popolo indignato, a parole, i rivoluzionari prendono polvere in soffitta e l’indolenza civica ha infettato anche i più esagitati.

Insomma, nemici per la pelle sui social, ma poi aperitivo assieme, questa è la vita nel nuovo secolo, che ci evita sommosse e manifestazioni violente, ma ci relega al ruolo di cittadini inutili e inconsapevoli.

Alle partite di calcetto, lo storico celibi/sposati ha lasciato il posto a un più coerente curva sud/curva nord e ….. vinca il migliore. Da noi tutto finisce a tarallucci e slogan.

 

Stato e antistato, quale miglior connubio

Posted on 29. ago, 2019 by in Argomenti

Stato e antistato, quale miglior connubio

C’è democrazia e democrazia. Quella inglese, per esempio, dove ci si lamenta della sospensione delle attività del Parlamento, e quella italiana dove in Parlamento si alza una mano e si recitano i copioni imposti dai capi dei partiti. C’è quella britannica dove è consentito manifestare in piazza e quella italiana dove solo citare le piazze rievoca chissà quale spettro del passato. C’è quella inglese dove il popolo decide se uscire dall’Europa, e c’è quella italiana dove i governi decidono di far parte dell’Europa, anzi di uscirne, no, si scherzava, di rimanerci.

Non c’è dubbio che in Gran Bretagna la democrazia si mastica da secoli, mentre da noi se ne scimmiotta il tipo più scadente dal dopoguerra; vero che la Gran Bretagna è Stato da tanti secoli, mentre noi siamo un condominio dal diciottesimo secolo soltanto. Ciononostante noi italiani abbiamo il saccente cipiglio di chi di democrazia se ne intende, oh!, se se ne intende, salvo sposarne solo i principi che ci fanno comodo.

In Italia, infatti, esiste, vive e vegeta un vero e proprio antiStato, fatto di delinquenza super organizzata, lavoro nero, evasione, raccomandazione, corruzione, lobbismo, clientelismo, ed è l’Italia, dispiace dirlo che, a suo modo, funziona. Pensate agli ammortizzatori sociali o al sistema previdenziale e assistenziale della malavita: impeccabile; vai in galera ma ti comporti bene? Alla tua famiglia ci pensiamo noi, tu devi solo stare tranquillo, e via discorrendo.

L’Italia ufficiale è, invece, a pezzi e usa come bastone l’antiStato, che alla fine è essenziale e in cambio chiede poco, solo una leggera ma significativa infiltrazione nello Stato ufficiale.

Quindi la democrazia poggia su basi deboli, inconsistenti, perché l’antiStato, quello che funziona, non è democratico per nulla, pur funzionando e avendo i bilanci sempre superattivi.

Quindi a scimmiottare lo Stato democratico ci mandano i portaborse di ieri, quando ci va bene, oppure avventurieri che non trovano un’altra occupazione, che a scuola non andavano bene e che oggi vestono casual, ballano e cantano, ruttano in pubblico e per le scorregge manca davvero poco. Meglio non metterci gente capace, che potrebbe anche mettersi in testa di aggiustare l’Italia facendo la guerra all’antiStato.

Forse fra qualche secolo di tentativi riusciremo a essere una nazione, senza antiStato, seria e civile; forse. Ma può anche essere che questo miracolo non ci riesca. Il genio italico non soccomberà, però, il quotidiano allenamento sul crinale fra Stato e antiStato forgia uomini forti, elastici, duttili, anche se poco sensibili al bene comune, ma fa niente.

Viva le Italie, dunque, quella ufficiale e quella che funziona.

Sun Tzu e Salvini, dal Quotidiano del Sud

Posted on 29. ago, 2019 by in Argomenti

Sun Tzu e Salvini, dal Quotidiano del Sud

Sun Tzu non è rientrato nelle letture di Matteo Salvini, c’è da pensare; il suo “manuale” l’arte della guerra non deve averlo affascinato, sebbene abbia messo in mostra, di sé, proprio quella parte che definire da combattente sembrerebbe proprio scelta appropriata.

L’arte della guerra spiega come, il più delle volte, l’intelligenza tattica e strategica ha la meglio sulla forza bruta o su un avversario più potente; è necessario, però, portare il nemico sul proprio campo di battaglia, quello che si conosce meglio, è fondamentale avere chiaro il contesto nel quale si svolgerà il combattimento, è prioritario conoscere bene l’avversario, anticiparne le mosse, mostrarsi cedevole e tante altri bei trucchetti che servono nelle battaglie, anche, della vita.

Il guerriero padano, ben accettato anche dal sud che tanto aveva schernito negli anni, vero e proprio miracolo, questo, della italica natura, che conserva intatto il timore per il potente, tanto da ambire a servirlo umilmente, fintantochè possa servire a qualcosa, ebbene, nella recente puntata della serie televisiva “Al voto, anzi no”, nella quale il protagonista principale compie il gesto eroico del suicidio politico per applicare i principi cristiani, che ormai lo dominano oltre ogni ragione, tanto da indurlo dal baciare il rosario in ogni occasione, dell’umiltà e della misericordia, che gli hanno suggerito di farsi da parte per aiutare i più deboli, ecco, il nostro, ha dato ampia dimostrazione di non aver studiato attentamente la situazione, sempre che, nonevèro, non abbia appunto scientemente abdicato al consenso popolare crescente con un umile, discreto e salvifico “no, grazie”. Sempre cristianamente, quindi, da primo è diventato ultimo, probabilmente auspicando un giudizio universale elettorale, prossimo venturo, nel quale, spavaldamente possa tornare a diventare primo.

Il suo popolo non deve aver gradito. I suoi generali, sparsi nelle regioni appena conquistate, provano a scimmiottarlo con indignati slogan contro la iena che si è buttata sulla carcassa del M5S per mangiarne le spoglie da lui stesso scartate, ma nel loro intimo si avverte un brontolio condito di bestemmie e imprecazioni alimentato dal terrore che il giro in giostra costituisca un fatto isolato e pronto a finire. Mettiamo, infatti e per esempio, che il governo regionale lucano salti, per un qualsiasi motivo, tipo che Eni si metta di traverso perché non gradisce le nuove condizioni contrattuali proposte, siamo sicuri che la Lega abbia lo stesso successo di qualche mese fa? Suvvia, non scherziamo.

I potenti siedono sempre al tavolo di chi governa, salvo sfruttare l’opposizione quando chi governa non ha orecchie per sentire ragioni, le loro.

In definitiva, Matteo Salvini farebbe bene a leggere Sun Tzu, per la seconda vita politica che, forse, gli tocca, come pare stia toccata a Renzi.

Quanto a noi, beh, lo spettacolo è gratis, cioè mica tanto, visto che siamo noi a stare male, ma vuoi mettere? Negli spazi temporali fra Gotham e Orange is the new black, c’è spazio anche per il Matteo Salvini Show, che segue il Matteo Renzi Show e precede il prossimo Giuseppe Conte Show. Il palinsesto è ricco, basta sedere comodi, telecomando-muniti, per gustarsi lo spettacolo.

 

Costa cara la coerenza

Posted on 27. ago, 2019 by in Argomenti

Costa cara la coerenza

Costa cara la coerenza. Sembra una virtù, ma ti rende la vita difficile assai. Il compromesso, invece, aiuta a campare. La democrazia è figlia del compromesso, a meno che non si individui una forma di governo maggioritaria, senza condizionamenti. In quel caso si può continuare a provare a essere coerenti. Ma in area di proporzionale è un’impresa.

Per essere coerenti rischi di perdere il bel posto al sole, il guadagno lauto e una vita da prima pagina. Che poi, in fondo, la coerenza è anche sorella della stupidità. Ti sembra mai possibile sacrificare tutto quello che si è raggiunto perché una volta, o cento o mille, quello disse che col PD mai, spiegandone anche dettagliatamente i motivi?

Meglio la Boschi, dai, che dall’alto della sua professione di banalità saccente afferma che i 5 stelle rimangono incompetenti ma “ci servono”, e chissà se il verbo servire lo intenda nel senso di essere utile o di stare al servizio di.

La coerenza, poi, non è intima parente del radicalismo più cocciuto? E allora, lo vedi che la coerenza è un orpello inutile, un indumento elegante ma poco pratico, utile solo per i convegni?

La coerenza, infine, non è di moda e da un pezzo. In politica se ne contano pochi, e tutti martiri. Certo, come dice Scanzi, la memoria è altamente selettiva e cancella gli eroi di una stagione e ricorda quei pochi coerenti martiri. E vabbè, ma che me ne faccio della gloria nella storia se oggi devo fare il miserabile? Questione di gusti: c’è chi predilige l’oggi e chi preferisce l’eternità. Questione anche di spessore, diamine e oggi va il modello carta velina, quanto a spessore.

La coerenza, insomma, è un articolo di nicchia, escluso dalla globalizzazione, non la trovi al mercato, più facile trovarla alla Caritas di Klagenfurt, rovistando nei cassetti di qualche vecchio armadio acquistabile a 75 uero.

Chi è coerente scagli la prima pietra, si potrebbe dire, per gustarsi lo spettacolo delle teste chine che sfilano.

E tu, che parli tanto, sarai un maestro di coerenza, allora?

Non lo so, non sta a me giudicarmi, ma a occhio e croce, visti i miei fallimenti relazionali in politica, forse lo sono davvero.

E bravo il fesso.

E sì, un campione di fessaggine.

Depressione iperattiva, ovvero: Sessantotto e Berlusconi, gli ingredienti del nuovo nulla.

Posted on 25. ago, 2019 by in Argomenti, Attualità, Città di Potenza, Commenti, Regione Basilicata

Depressione iperattiva, ovvero: Sessantotto e Berlusconi, gli ingredienti del nuovo nulla.

Da Berlusconi in poi la politica è cambiata. Ha cambiato linguaggio, dai partiti si è passati alle persone simbolo; dando l’impressione di volersi avvicinare alla gente, ne ha mutuato i toni da strada, fingendo di essere più decifrabile, rispetto al “politichese” e rifuggendo ogni tipo di ideologia, tanto da sembrare, oggi, tutta dello “stesso sapore”, come i gelati statunitensi di qualche anno fa che cambiavano colore ma non sapore.

Infatti certo non può essere distinta la politica sui migranti di un Minniti e di un Renzi (aiutiamoli a casa loro) da quella di un Salvini che ha provato a chiudere i porti, per la verità più a parole che coi fatti.

Se parli con un politico dei nostri giorni, lui stesso non sa se definirsi di destra o di sinistra, o, anche quando lo fa, se ci parli gli senti dire cose che una volta sono tipicamente di destra e una volta di sinistra.

Non si tratta delle conseguenze del crollo delle ideologie, ma del crollo del ragionamento politico, che, è bene dirlo, non poggia più né su fedi radicali, né sullo studio, ma solo sull’opportunità del momento per quei pochi che si avventurano nella politica con la speranza di trovare uno stipendio e quell’autorevolezza altrimenti mai raggiungibile.

La scuola non mi sembra che formi come qualche decennio fa, poche nozioni appiccicate con la saliva, con pochi cervelli che ben presto capiscono che qui non si può crescere.

E’ come se la massa della popolazione mondiale sia stata espropriata di ogni capacità critica, proprio attraverso una scolarizzazione sempre più flebile. Non dico una stravaganza se affermo che culture solide siano ormai un vezzo costosissimo, intraducibili nell’unica cosa che appassiona, cioè il guadagno, e quindi corollario per lo più di pochi ricchi gaudenti del tipo depresso iperattivo.

Ogni tentativo di approfondimento, nello studio siccome nelle professioni, rimane appannaggio di pochi strambi, la stragrande maggioranza preferendo quel tipo di approfondimento light tipico da wikipedia, ricerca su google o passaparola, approfondimenti paragonabili ai Bignami di una volta.

E quindi la politica oggi sembra accessibile a tutti, per il semplice motivo che quelle ovvietà che si sentono finanche dal Presidente della Repubblica, sono davvero alla portata di tutti.

E questo da Berlusconi in poi. Dopo il sessantotto, la seconda rivoluzione culturale, e si badi bene, tutt’e due in peggio, è quella berlusconiana. Dal diciotto politico del sessantotto al ricco che gioca a fare lo statista. Questi due momenti hanno dato la stura a un processo democratico nel senso deleterio del termine: cioè non solo pari opportunità per chiunque, ma uguale possibilità di raggiungere una meta, senza verifica dei requisiti.

L’Italia si è impoverita, culturalmente e spiritualmente, per finire alle comiche di un governo nato in vitro, morto per un colpo di sole e di un altro governo che si appresta a nascere in laboratorio. I cervelli, invece, non nascono in laboratorio, ma finiscono presto nel congelatore.

L’Italia, non è una nazione, ma è un condominio, dal Quotidiano del Sud

Posted on 24. ago, 2019 by in Argomenti

L’Italia, non è una nazione, ma è un condominio, dal Quotidiano del Sud

Mattarella ha dato i 4 giorni per un’intesa di governo 5 Stelle – PD. Insomma questo matrimonio s’ha da fare, avrebbe detto all’incontrario Manzoni. Il problema è che non sono neanche fidanzati. Quindi è un matrimonio di interesse. Nessun corteggiamento, anzi, neanche un gelato assieme o una serata al cinema. Le loro mani non si sono neanche sfiorate, eppure devono provare a piacersi.

Fra i sensali, c’è chi spinge per un approccio più sbrigativo, tipo Renzi, che guarda lontano, o più castigato, con richiesta di dote sostanziosa, tipo Zingaretti.

Il pensiero corre al nascituro governo: sarà femmina o maschio, sano o, come sembra più probabile, con lieve handicap?

Certo dal non volersi accordare con nessuno e sognare di rimanere zitella a cambiare un marito all’anno, ne corre. E niente, un mutamento genetico profondo è in atto nel movimento dei movimenti: paura delle elezioni? Paura di non poter essere candidati per la terza volta? Paura della solitudine? Non scherziamo: l’obiettivo è la riforma delle riforme, quella epocale sulla quale si rifonderà la politica. La riforma del mondo del lavoro? Ma dai. La riforma del sistema fiscale? Non scherziamo. Giustizia sociale che diminuirà il divario tra i pochi ricchi e l’esercito dei nuovi poveri? Sciocchezze. E allora? La diminuzione del numero dei parlamentari, ecco! Il male che, da decenni, affligge l’Italia. Sono troppi, li vedi la sera a ingolfare le trattorie romane, o a fumare il sigaro d’ordinanza nelle nottate in centro, o, il sabato, a rinserrare le truppe nel loro mandamento d’origine, o a sbaragliare coi loro likes sui social. Dopodichè tutto sarà diverso, la giustizia produrrà sentenze ad horas, e i giudici non trameranno più, la disoccupazione morirà di un male incurabile, sarebbe ora e scusate il pensiero cattivo, e l’Europa sembrerà il paradiso terrestre, il petrolio sgorgherà disinfettando l’ambiente e gli ultimi saranno i primi, le galere si svuoteranno e gli ospedali restituiranno pazienti sani e sorridenti alla società.

Ma Zingaretti dice che no, pur avendo un ingombrante Renzi che dice che sì.

Mattarella, dopo aver detto l’ennesima e pare obbligata ovvietà -la crisi deve durare pochissimi giorni- ha però dato i quattro giorni, dai, troveranno un’intesa, pure sul pranzo nuziale e il viaggio di nozze. Poi chissà se lo consumeranno davvero questo matrimonio, il maschio sembra impotente, la femmina frigida. Ma sì, dopo la cerimonia ognuno per i fatti suoi. Così è l’Italia, la sua virtù e il suo difetto. Accettiamolo, non siamo una nazione, ma un condominio.

Conte, il non politico che le suona a tutti. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 22. ago, 2019 by in Argomenti

In questa sgangherata Italia, dove i parlamentari siedono alle camere come occupassero un posto in curva allo stadio nel giorno del derby cittadino, dove in un giorno, evangelicamente, gli ultimi diventano primi -leggi Renzi-, e i primi ultimi -leggi Salvini-, salvo scambiarsi” posizione nel giro di pochi mesi, dove guai a parlare di cosa davvero non ha funzionato e cosa e come dovrebbe funzionare, dove ci si affida al caso, dove si vive alla giornata e dove un pensiero profondo, politicamente parlando, è un miraggio da dispersi nel Sahara, brilla lo stile del già premier Conte.

Viene da un altro mondo, è evidente, da un mondo dove si studia, innanzitutto, e poi si riflette, dove ci si mette in gioco quotidianamente, per vincere una causa o alleggerire il peso di una sconfitta, il tutto per guadagnarsi da vivere con dignità, autorità e autorevolezza.

La differenza è palpabile, sfacciatamente evidente. Salvini, nel confronto, ne esce ridimensionato, anzi esce fuori la sua vera duplice statura, cioè di gigante, se davanti a un pubblico di fedeli, di nano, se davanti al Parlamento.

Ma, nel giorno del giudizio universale, nel quale risuscitano i morti -rileggi Renzi- a brillare, oltre lo stile dell’avv. Conte, peones della politica fino a ieri alle quindici, ora esempio di dignità politica, quella dispersa nel dopo De Gasperi, dicevo a brillare è il nulla, il deserto delle idee, l’apoteosi dell’incirca, del forse, del più o meno, il festival del pressappoco, il trionfo dell’approssimazione.

Bravi tutti a polemizzare, a puntare il dito, a marchiare l’avversario come infetto, ad autocelebrarsi, nessuno capace, però, di indicare una meta, di proporre una vera soluzione di uno dei mille problemi che, è utile ricordarlo, mortificano gli italiani.

Sì, l’aumento dell’iva, ecco, da evitare, come?, non si sa, poi il vuoto pneumatico come quello per confezionare le arachidi tostate e salate. Il mondo, per i politici, martedì pomeriggio, finiva con l’IVA, il resto?, mancia, chi vivrà vedrà.

Quindi, che sia un governo giallorosso, che sia un governo del Presidente, tecnico, politico o metà e metà, che sia la riedizione del minestrone o della polpetta, dove ci si ficca di tutto, la paura è che non cambierà nulla.

Dicevamo che non c’è più un governo, sapessi la novità! Che l’Italia sia ancora da fare, lo abbiamo visto martedì in Senato, nel quale i parlamentari hanno saputo litigare alla grande, anche folcloristicamente, senza, però, interpretare la loro funzione, o semplicemente senza esserne all’altezza. Ma il futuro non è più nero di quello che può sembrare: sono anni che andiamo avanti con bulli e tifosi. Magari ci fossero cento Conte. Ma è impossibile: uno ci è capitato per caso, figurati più di uno.

Il colpo di sole

Posted on 20. ago, 2019 by in Argomenti

Un colpo di sole. Non può spiegarsi diversamente la serie di autogol messa in fila da Salvini nelle ultime settimane. Fidatosi, evidentemente dei likes su Facebook, ha pensato di poter plasmare l’Italia, ma che dico, l’Europa, a sua immagine e somiglianza. Pare che non gli sia riuscito. Forse il popolo dei likes è meno influente di quello che si crede. La globalizzazione brucia i personaggi in men che non si dica. Certo, poi li resuscita pure, in men che non si dica. Penso a un Renzi ormai destinato a condurre trasmissioni su reti locali, restituito al suo antico splendore, per dire.

Avevamo le vacanze, che significavano distacco dal lavoro, dallo stress, dai ritmi quotidiani, dai talkshow, dal calcio e dalla politica; ci hanno scippato pure quelle: dalla campagna acquisti e cessioni dei calciatori, che non finisce più, al melodramma della politica che, quest’anno, ha deciso di non fare ferie. Non ci sono spiegazioni se non quella che, di questi tempi, è meglio tenersi stretto quello che si ha, nel caso specifico la poltrona. Metti che di ritorno, abbronzati, a settembre, ci trovavano l’esercito, oppure i replicanti o gli alieni, alle camere? Meglio presiedere la postazione, tenersi stretti ai braccioli della poltrona. Ed ecco che i parlamentari anche ad agosto pontificheranno sul nulla. Per sradicarli ci vorrà l’acetone, come per lo smalto sulle unghie.

Che poi neanche si è capito se sarà crisi o no. E se sarà crisi come si evolverà. Molti zombie hanno ripreso a camminare e finanche a parlare, vagano per il centro di Roma in attesa che aprano le porte delle camere e, solo al loro posto naturale, dismetteranno lo sguardo vitreo e riprenderanno colore. Perchè i politici non muoiono mai davvero, entrano soltanto in uno stato di torpore, una specie di letargo, in attesa di una nuova primavera, che, perbacco, arriva sempre, benedetta natura!

Ma dicevamo, sarà stato un colpo di sole, troppa spiaggia senza protezione, chissà. I fans di Salvini sono perplessi: credevano nelle elezioni future prossime bulgare, oggi sono già pronti a mettere in dubbio la tattica senza senso del loro leader. Ah!, come va veloce il mondo.

Ma una costante ci stabilizza sempre: cambiano gli scenari, fanno una gran confusione, si alleano, bisticciano e si alleano con gli odiati avversari di ieri, ma noi italiani, grazie a Dio, stiamo sempre male.

Aperipolitica, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 14. ago, 2019 by in Argomenti, Politica nazionale

Aperipolitica, dal Quotidiano del Sud.

Il taglio dei parlamentari giustificato esclusivamente dalla necessità di risparmiare un po’ di danaro è scelta misera. Diciamo che è una semplicistica maniera di incrociare il consenso popolare confermandogli che il sistema parlamentare costituisce uno spreco.

Lo è, in effetti. Ma non perché i parlamentari siano tanti. Lo è perché non contano niente. Lo è perché oggi costituiscono un gregge insignificante che non incide in alcuna delle scelte legislative, perché obbedisce ai dictat di pochi capetti e nulla più.

Una democrazia che si basi sull’obbedienza dei parlamentari contraddicendo la natura umana che ci ha fatti esseri critici, in grado di farci un’opinione e di operare autonome scelte, è una finta democrazia.

A questo punto i parlamentari non vanno limitati nel loro numero, ma eliminati del tutto: fra loro e un gregge al pascolo c’è poca differenza, transumanza inclusa, da un partito all’altro, da un’alleanza a un’altra.

Più intelligente fu pensare alla fine del bicameralismo, almeno aveva una logica diversa, sebbene creasse comunque una camera di nominati con compiti subdolamente celati fra gli articoli e con la garanzia che i nominati, in quanto tali, non avrebbero pensato a sorprese di sorta.

Quindi la diminuzione del numero dei parlamentari è una proposta populista di nessun senso politico. Se il costituente pensò a quel numero che ancora oggi è applicato, lo fece con motivazioni di gran lunga più meritorie di quelle minimali dei 5 Stelle.

Se si deve risparmiare, del resto, basta dimezzare le indennità, fermo restando che una classe politica seria, andrebbe dignitosamente indennizzata. Quindi oggi, anziché consentire bucatini e abbacchio quotidiani per alzare una mano, basterebbe garantire una fetta di pizza, birra e caffè, per dire.

Il problema sarebbe un tantino più serio. Come rendere le camere luogo di dibattito politico teso alla pubblicazione di leggi chiare e utili, invece che cassa di risonanza delle beghe politiche?

Bella domanda.

Il marcio, credo, stia solo nei partiti. Negli anni ho dovuto constatare come siano, il più delle volte, la tomba della politica. Dietro una facciata di passione democratica e ideologica, di mantra sul bene comune e il disinteresse personale, si celano egoismi famelici, carrieristi spregiudicati e cercastipendi, commercianti di favori e caporalati di filiere del consenso, amici e amici degli amici, favoriti e raccomandati, se proprio vogliamo dirla tutta.

Ora è in onda il nuovo balletto con nuovi o ritrovati ballerini, dopo la decisione di Salvini, corona del rosario munito -che poi che c’entra con la politica?- di staccare la spina a un governo che, lo giurava lui, sarebbe durato fino a scadenza. Renzi ha rialzato la cresta e tirato fuori idee sicuramente originali, ma, come sempre, estemporanee, non sistemiche. Finanche la Boschi ha trovato il fiato per spararne un paio e nessuno degli nostri eroi sa che pesci prendere.

Sarà un Ferragsoto caldo, a dispetto del calo delle temperature previste: quindi o la doccia gelata delle elezioni anticipate o quella di un governicchio di nuova progettazione, destinato, come gli altri, a creare un altro mito e bruciarlo subito dopo, magari con annessa ennesima, inutile, legge elettorale. Lo spettacolo è vario in un contesto noioso, come una serie televisiva, con episodi esplosivi in una trama generale misera.

E allora facciamola questa serie.

Il titolo? Semplice: Aperipolitica, costa poco e riempie la pancia.

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>