Tuesday, 31st March 2020

La chiamano rivalità sportiva, dal Quotidiano del Sud

Posted on 21. gen, 2020 by in Argomenti

La chiamano rivalità sportiva, dal Quotidiano del Sud

Rivalità sportiva. Dicono. Non lo so.

La rivalità sportiva ha un suo aspetto sano, ironico, folkloristico.

Ma quando si diventa violenti? Quando si uccide?

Questo feroce attaccamento a una squadra di calcio lascia intravedere evidenti crepe nei valori attorno ai quali ci si ritrova. Il calcio e il tifo come forze rivoluzionarie senza una ideologia.

Solo il radicale attaccamento a un’ideologia, che sia politica o religiosa, poco cambia, fa sfumare il rispetto e il senso della vita a effetto secondario, ben sacrificabile.

Ma il vuoto pneumatico che nasconde questa nuova ideologia senza idee, camuffa una spietata esigenza di modelli e valori che la società della corruzione e dell’apparire non è in grado di offrire, se non in negativo.

Una sostanziale ingiustizia sociale, forse, si riverbera nelle relazioni e nei rapporti, facendo immaginare nemici da abbattere nell’avversario sportivo.

Non si tratta di una società sazia in cerca di nuove frontiere, semmai di una società affamata di buon esempio.

Non si tratta di odiatori ma di quella parte della società che non si accontenta di inveire sui social ma che cerca una sorta di protagonismo quale senso della propria esistenza nella vita reale.

Una disperazione delle anime in cerca di luce; luce che si finisce per trovarla nell’orrore quel tanto che basta per capire che si tratta di un buio cosmico dal quale è difficile se non impossibile uscire.

Non saranno nè giustizia nè disapprovazione generale a lenire il fenomeno, ormai destinato, purtroppo, a espandersi. Non saranno le belle parole, gli articoli, le interviste o le squalifiche sportive a sanare la ferita profonda. Occorre altro. Occorre una rivoluzione generale che parta da quella parte che si definisce buona della società, ma che tanto buona non deve essere se non riesce a mettere alcun argine a quella che si definisce cattiva. Se il risultato è questo, nessuno può andare assolto, ma tutti devono sentirsi coinvolti. Non esistono buoni e cattivi, ma esiste una società malata, gravemente malata, forse in coma.

E non parliamo più di rivalità sportiva. E’ il vuoto delle nostre anime l’unico responsabile.

Disgraziati, dal Quotidiano del Sud

Posted on 20. gen, 2020 by in Argomenti

Disgraziati, dal Quotidiano del Sud

Liste di attesa in ospedale e gustizia lumaca sono sue caratteristiche della disastrata Basilicata, la regione più ricca, meno servita e la più abbandonata.

Bastano queste caratteristiche per definirci gli italiani più disgraziati?

Pensateci: aerei zero, treni a vapore, autobus cittadini fatiscenti, Supestrada monocorsia, cause decennali e, autentica ciliegina sulla torta, liste di attesa lunghissime in ospedale.

Nella giornata di sabato c’è chi ha telefonato al Centro Unico Prenotazioni per rimanere in attesa per sessanta minuti, sentirsi dire che ormai c’era, avendo scalato la classifica dal numero 80 al due e, quindi, per sentirsi chiudere il telefono in faccia. Roba da non credere.

A margine l’efficienza del servizio reso (che talvolta è ottimo, talvolta pessimo, per lo più scadente), è anche difficile usufruirne.

Se ci aggiungiamo che gli italiani pagano tasse inaudite, e quindi anche i lucani, che le estrazioni di petrolio ci inquinano senza lasciare segni di ricchezza, la disoccupazione ecc. ecc., il quadro è completo per poter avercela col mondo intero.

Facile pensare che la classe politica intera, da decenni, non sia stata capace di programmare, tutelare, far crescere la regione, nonostante si sia registrata anche la presenza di presunti statisti, cioè uomini di governo importanti, famosi e degni di dare il nome a vie, piazze, slarghi, vicoli corti e vicoli stretti (ogni riferimento al gioco del Monopoli è specificamente voluto).

I nostri statisti hanno però dato vita alla forma di concorso pubblico più performante, quella che valuta titoli e esperienze, sì, ma nel quale il punteggio più elevato e determinante lo dà la raccomandazione.

Questa è necessaria, evidentemente, anche quando si deve accedere al servizio sanitario, viene da pensare, è così sarà, perbacco, perchè della Basilicata si può dire tutto tranne che non sia coerente con la sua storia. Alternativa alla raccomandazione è l’appartenenza a un partito, una cordata, un sindacato o qualcosa che nasca nella politica e sia gestita da politici.

Dalle nostre parti lo spoiling system funziona da sempre, nel senso che chi comanda sistema i suoi. E, vivaddio, è un sistema con regole chiare, questo è sicuro.

Una sola regola, chi comanda si fa i fatti suoi e non ce n’è per nessuno, briciole a parte.

La Basilicata si divide infatti fra lupi e passerotti: i primi si mangiano tutto e, satolli, lasciano cadere quelle briciole che saziano qualcun altro. Quelli che avanzano, quelli che non sono nè lupi nè passerotti, li ritroverete o residenti altrove o in uno stato di rassegnata disperazione.

Esagero? Certo, come no, ma temo di esagerare facendo il problema più piccolo di quello che è.

Del resto basta sfogliare i social per vedere che è proprio così, lo dicono tutti, salvo il gioco al massacro dell’ipocrisia e cioè di parlar bene e razzolare male.

Ma chiedo scusa, devo riprendere la telefonata al centro unico prenotazioni, la musichetta mi sta già mancando.

 

La liturgia del taglio del nastro, dal Quotidiano del Sud

Posted on 18. gen, 2020 by in Argomenti

La liturgia del taglio del nastro, dal Quotidiano del Sud

Da qualche anno il rito del taglio del nastro impegna le amministrazioni come una vera e propria liturgia. Una volta, ma erano tempi evidentemente bui, si inauguravano solo le nuove grandi opere. Oggi anche la riapertura di uno svincolo. Dovessero rifare la pavimentazione di un vicolo cieco, immagino che sarebbero comunque tutti presenti per il fatidico momento, la foto di rito e il “fra mille difficoltà ce l’abbiamo fatta” per commento autocelebrativo.

Io lo trovo fuori luogo, ma sarò io lo strano, pacifico.

Mi diverto, comunque, a pensare a una amministrazione estremamente fattiva, efficiente, laboriosa e veloce: diamine, con il rito del taglio del nastro, avrebbero da sfilare un giorno sì e un altro pure. Potremmo, però, darla per fatta, la celebrazione del rito, dico, sì  da esentarli dalla cerimonia che, alla decima volta, pure fra i nostri eroi porterebbe qualcuno a dire un tipico “e che palle anche oggi un taglio del nastro”.

Ecco, non ritenetevi obbligati. Il prossimo svincolo, dico da qui a tre anni, fatelo aprire dal lavoratore che ha avvitato l’ultimo bullone, da chi abita da quelle parti o da un cittadino estratto a sorte. In fondo avrebbe più senso e susciterebbe più curiosità. E poi, diciamocela tutta, non le fate voi queste opere, voi fino a oggi avete contribuito solo per lo più a farle eseguire con enorme ritardo. Quindi a lavorare, per favore. Da Santarsiero in poi non ne avete trascurata una e per fortuna che eventi del genere sono rari come l’anno bisestile. Per dire.

Abbiamo comunque una certezza: se cambiamento doveva essere, questo non riguardava i tagli dei nastri. Da sinistra a destra, passando per l’ambidestro De Luca, il taglio del nastro rientra in tutti i programmi. Giuro che se la prossima volta un candidato sindaco nella sua propaganda ci dirà che nastri non se ne taglieranno più lo voterò. O forse no. Dai meglio non impegnarsi, oggi come oggi di andare alle urne non ne ho tanta voglia, magari però mi passa.

 

Implosione annunciata, dal Quotidiano del Sud

Posted on 16. gen, 2020 by in Argomenti

Implosione annunciata, dal Quotidiano del Sud

Sono davvero in pochi a comprendere quale sia lo stato di autentica crisi in cui versa la giustizia.

Un sistema che imploderà a breve. Il processo è giusto, come pretende la Costituzione, se ne garantisce l’accesso e se si conclude in tempi brevi, garantendo, nel contempo, la eguale partecipazione dei suoi protagonisti.

I processi, invece, durano troppo e sono costosissimi. Chi perde una causa, oltre a pagare i conti, che sono salati, rischia anche una penalizzazione ulteriore per aver dato fastidio con un ricorso semmai dichiarato inammissibile, quale aggiuntiva punizione educativa. Un disincentivo non alla causa inutile, ma alla richiesta di giustizia, questa ritenuta addirittura spudorata, se punita due volte.

Una giustizia peraltro inaffidabile, perchè non uguale per tutti. I contrasti giurisprudenziali, talvolta eclatanti, soprattutto quando si verificano in realtà piccole, sono tali e tanti da lasciare sgomenti.

Le riforme degli ultimi decenni hanno, poi, deformato il processo. Rendendolo un campo minato per il cittadino e un giro della morte per l’avvocato.

Strano, ma dei difetti della giustizia sembrano tutti responsabili meno i magistrati. Davigo, addirittura, individua nell’avvocato quasi il suo male assoluto. Fosse per lui potrebbe essere eliminata la difesa: basta il magistrato e semmai solo un grado di giustizia, stante la sua presunta infallibilità.

L’inefficienza è talmente eclatante da sembrare voluta, basta assistere a un’udienza per rendersene conto.

Eppure le hanno provate tutte: dalle barriere di inammissibilità delle impugnazioni, alle pene pecuniarie collegate, dall’elevamento esponenziale dei costi di accesso al blocco della prescrizione, che consegna un fascicolo alla storia; provate tutte, ma gli italiani continuano a chiedere giustizia, perbacco, con grave disappunto di Bonafede e di Davigo. Non ci credono più, ma, di solito, è l’ultima spiaggia, l’illusione di vivere in uno stato di diritto, illusione infranta al primo approccio.

In definitiva manca una cosa sola, ma determinante: manca lo Stato, inteso come entità capace di governare le variabili della vita, accomodando le storture, offrendo la mano a chi ha bisogno di efficienza e vera solidarietà. Perchè solidale è solo uno Stato che funziona, non uno Stato che scimmiotta di esserlo.

La giustizia è nelle mani dei Davigo, dei Palamara, dei PM, che con le funzioni dello Stato c’entrano come i cavoli a merenda, perchè il magistrato deve applicare la legge, non farla e applicarla.

Sì, imploderà la giustizia. Questa giustizia che ha abolito le difese orali, diminuito la presenza dell’avvocato e dilatato sine die la durata dei processi anzichè renderla dignitosa, consegnandosi nelle mani dei magistrati, quelli buoni e quelli meno buoni, quelli che soffrono nel decidere e quelli che sono indifferenti alle sorti delle parti, usi a un ruolo che li ha elevati al di sopra dell’umano, come Davigo cerca di dimostrare.

Gli umani, invece, devono sofffire nella bolgia della giustizia terrena, che siano innocenti o colpevoli, creditori o debitori, difensori o diretti interessati: bruciano tutti, indistintamente.

L’inferno è qui, sulla terra, perchè la peggiore condanna non è una sentenza negativa, quella è giustizia, ma il doverla aspettare.

Perbenisti, ambientalisti, radical chic … brutte bestie, dal Quotidiano del Sud

Posted on 14. gen, 2020 by in Argomenti

Perbenisti, ambientalisti, radical chic … brutte bestie, dal Quotidiano del Sud

Che siano perbenisti, ambientalisti, radical chic, se contrari al Caiata-pensiero, sappiano che gli fanno schifo. L’uscita, forse un tantino inopportuna, anche e soprattutto perché proveniente da un segretario politico regionale, è chiara: chi non vuole lo stadio, oltre a frugarsi (testuale) le mani,

rientrerebbe nelle tre categorie, tutte invise al Presidente del Potenza Calcio (dichiarazione riportata sui social e tratta da una trasmissione radiofonica).

Sono categorie, invero, molto generiche, di difficile specificazione. Io, per esempio, non saprei dove collocarmi. Ambientalista lo sono perché vado in bici, e non so se basta; radical chic non so, ma non credo; perbenista, giuro che no. Ma, pur non essendo contrario a un nuovo stadio, credo che vadano rispettati gli strumenti urbanistici e, soprattutto, credo che il dibattito sia tutto istituzionale. In buona sintesi: se è possibile farlo, gli strumenti lo consentono, e viene rispettata ogni burocratica e amministrativa formalità e l’interesse pubblico, in quel sito, chiamato ex Cip Zoo, ci possono fare pure Disneyland. Dubito che un centro commerciale possa durare, visto che i negozi addirittura chiudono uno dopo l’altro, ma questa è un’opinione personale, facilmente superabile.

Certo è che lo scontro si fa duro. La dichiarazione del Presidente del Potenza, nonché segretario di Fratelli d’Italia, rappresenta il lancio di un guanto di sfida nei confronti di chi non la pensa come lui, che, per un politico, è un biglietto da visita significativo. Un parlamentare che afferma quanto gli facciano schifo tutti quelli che non vogliono lo stadio (beninteso, per quello che può valere l’opinione pubblica, cioè zero, in queste materie) è un parlamentare che dimostra di avere in spregio le opinioni altrui e che, invece di accettare il dibattito, proposto seriamente da più interlocutori, preferisce inveire. Una maniera come un’altra per creare scompiglio, far nascere malumori, alzare il tono della questione, senza che la stessa sia stata affrontata nelle sedi competenti.

Viene da chiedersi il perché.

Difficile individuarne il motivo.

Che sia una exit strategy? Vallo a capire.

D’altro canto immaginare gente che sarebbe disposta a spendere decine di milioni per una cattedrale nel deserto, commercialmente parlando, significa immaginare gente non coraggiosa, ma di più, molto di più, al limite della follia.

Devesi registrare, infatti, anche, la crisi dei grandi centri commerciali più vicini. Quello di Battipaglia-Eboli, per esempio, dopo un iniziale boom, stenta e non è difficile immaginare come quella zona sia relativa a un bacino di utenza molto più significativo del nostro.

Un territorio, il nostro, ancora inaccessibile, perché mal servito, nel senso che se non si pensa a infrastrutture serie, uno sviluppo non risulta credibile.

Ma, tornando a bomba, devo decidere se essere un perbenista (ma non mi pare proprio, perché sovente mi discosto dai comportamenti correnti, riferendomi al  significato comune del termine), un radical chic (ma lo escluderei per ragioni meramente politiche, oltre che obiettive), o un ambientalista (fuochino?). Grande dilemma. Oltretutto non mi frugo le mani. Va bene, gli faccio schifo e basta. D’accordo, roger, ricevuto, ma, comunque, non è un problema mio.

 

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. gen, 2020 by in Argomenti

Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, dal Quotidiano del Sud

Da più parti, soprattutto in questi giorni, nei quali viene unanimemente rivalutata la figura politica di Craxi, si grida al dilettantismo dei politici attuali e, soprattutto, dell’attuale governo.

Se uno più uno fa due, come il sessantotto fu foriero di diplomati e laureati che non sapevano neanche quale titolo avessero conseguito, manipulite ci ha consegnato un’Italia scadente, mal rappresentata e affidata all’improvvisazione.

Quella pulizia, tanto reclamata, in un mondo che pareva puzzasse da tutti i lati, si è trasformata in un perfetto mix di garibaldini allo sbaraglio, corrotti e corruttori in costante e progressivo aumento.

Il goffo tentativo del premier Conte di mettere assieme i cocci della Libia, mettendo attorno allo stesso tavolo i due nemici, ha mostrato i limiti di una classe politica casuale o volutamente scadente; e dico volutamente laddove esistesse un ordine superiore che tiri i fili.

Chissà cosa aveva in mente il buon gesuita Conte. Forse voleva organizzare una tavolata all’italiana, una spaghettata, tiè, e alla fine, cacciati fuori i tarallucci e il vino, concludere con un classico “scurdamc u passat, chi ha avut avut avut, chi ha rat ha rat ha rat” tutti sfrenati in una allegra tarantella. Certo sarebbe stato il trionfo dell’italianità, che successo in Europa, risolti i problemi libici, avrei voluto vederli tutti. La tarantella inno europeo e gli spaghetti quale pasto della pace.

Una riappacificazione epocale da trasferire anche in altre zone di eterno conflitto: Conte ambasciatore di pace, leader unico di un mondo d’amore.

Mannaggione, gli è andata male.

Ma il tentativo è stato nobile, onore al merito, chi avrebbe mai potuta pensarla uguale?

Lo hanno poi beccato, dico Conte, a snocciolare dati su occupazione e roba varia, totalmente falsi.

La comunicazione, insomma, si basa su quello che passa per la mente al primo che passa.

Lancerei, quindi, sulla stessa falsariga, la notizia che le estrazioni di petrolio non inquinano e che dal primo bicchierino di oro nero estratto la Basilicata ha aumentato il suo pil del dodicimila per cento, tanto, che mi frega. Non lo posso fare, però, perché non sono né Presidente, né Sindaco, né assessore, insomma non ho una coppola e, si sa, menate del genere le può partorire solo chi ha il capo coperto e il culo poggiato su una comoda poltrona.

Ma c’è comunque da essere ottimisti. Se i negozi chiudono a Potenza, presto ne avremo mille e uno di più nel futuro centro commerciale a corredo del nuovo stadio. La gente accorrerà da tutte le parti del mondo a spendere e spandere, saranno avvistate legioni di giapponesi con la sciarpa rossoblu e gli americani chiederanno di comprare la fontana di San Gerardo, tanto non ci mancherà il Totò di turno pronto a sbolognargliela.

La guerra necessaria.

Posted on 06. gen, 2020 by in Argomenti

La guerra necessaria.

Il concetto di guerra giusta apre le porte a concetti similmente putridi. Potrebbe parlarsi, per esempio, di un cancro giusto. Entrambi portatori di morte, ma a fin di bene. Che poi quale sarà questo bene è tutto da vedere.

C’è chi parlò anche della guerra quale l’unica igiene del mondo.

Ma da sempre l’uomo è in guerra contro se stesso.

Piccole guerre si scatenano quotidianamente in ogni contesto o ambiente. Tutte dettate da odio e interesse. Anzi da interesse che tracima in odio.

Sembra che senza non se ne possa fare.

Anche il concetto di pace rimane affatto relativo.

Mantenere uno stato di vera pace è roba mia vista, temo. O se è mai esistito, è durato l’arco di poche ore.

Una vera pace l’ho sentita nei dopo pranzo, a stomaco pieno di cibo e di vino, quando si fantastica, si progetta, tutti d’amore e d’accordo, superando ogni ostacolo con l’ottimismo dato dalla sazietà e dall’alcool.

Per il resto è sempre e solo guerra.

Guerra che non uccide ma che miete comunque vittime e crea l’ambiente ideale per le vendette, queste ultime pure giustificate dai più o comunque giudicate in maniera più morbida perchè ….. chi non ritiene in astratto giusta una vendetta?

Ma forse deve essere così, questa è la natura umana. La guerra fa sempre selezione, non fa niente se giusta o iniqua, ma la fa, crea spazio da occupare, quindi è necessaria alla vita, quanto solo la morte può esserlo.

Religioni, talvolta ipocritamente, filosofia e scienze politiche inneggeranno sempre a una pace globale, sapendo quanto sia irraggiungibile, nella consapevolezza di quanto la pace sia inoffensiva, incapace di imporsi. Se non con la guerra, viene da pensare. E siamo punto e daccapo.

La Meloni cambierà il mondo, dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. gen, 2020 by in Argomenti

La Meloni cambierà il mondo, dal Quotidiano del Sud

E se lo ha detto il Times …. sarà così, anche se le nostre stimabili testate non se ne erano accorte.

La Meloni è fra i venti che cambieranno il mondo, o che potrebbero cambiarlo. Sorbole. Altro che Leonardo Da Vinci.

Ma a me, amante di fantapolitica, questa cosa puzza.

Quando forze di centro destra governavano tranquille in Italia, per evitarne ogni ulteriore sviluppo e indebolire Berlusconi, da parte della sinistra si cominciò a parlar bene di Fini per creare una rottura nel centro destra. Fini era quello bravo, lungimirante, il giusto leader di una destra moderna, liberale e zumpapà, con una sinistra che blandiva lo statista di destra. Fini ci credette, si gonfiò come un pallone e si mise contro Berlusconi, immaginandosi già padrone dell’Italia, facendo il gioco di chi voleva tornare a menare le carte.

Oggi si ripropone il cliché. Salvini è il becero e la Meloni è la statista. L’obiettivo è chiaro, rompere, mettere l’una contro l’altro, in una parola indebolire il centro destra e nella maniera più subdola.

La Meloni, come Fini, ci crede, e ha cominciato pure a stare al gioco. Infatti è arrivata a dire nientepopodimenoche il messaggio di Mattarella è stato di altro profilo, mentre se non pura fuffa era quantomeno banale. Ma non si è fermata e in queste ore ha dichiarato che la questione mediorientale è complessa assai e merita una profonda riflessione, ma guarda un pò. Ha cominciato, cioè, a dire il nulla con l’enfasi di una parabola di Gesù, come usa negli aspiranti statisti conformisti.

Vuole apparire un politico non di rottura, ma di mediazione che è la buca che solitamente appare nel cammino di chi è cresciuta sostenendo l’antisistema  e sente odor di poltrona, ragion per cui il sistema in fondo non è così sbagliato, buca nella quale cadde Fini e nella quale sta cadendo la Meloni.

In buona sostanza non è la Meloni che cambierà il mondo, chè altrimenti ce ne saremmo accorti tutti un pò prima di quanto era grande, quando per esempio giocava a fare il ministro di Berlusconi, ma sono le forze sovraniste che vanno sparigliate.

Il centro destra, infatti, nonostante il consenso, già tende a dividersi e le prove tecniche per la leadership, sgambetti inclusi, è già cominciata.

Il progettista è persona intelligente, il regista pure, come lo sceneggiatore. Sono gli attori, insomma, che sono degli ingenui vanitosi.

Ma è fantapolitica, naturalmente, per scherzare, ovvio.

 

Atalanta, un esempio di capitalismo.

Posted on 04. gen, 2020 by in Argomenti

Quando una società sportiva riesce a ottenere tante plusvalenze si dice che è stata bravissima. Per esempio si dice dell’Atalanta che coniuga brillantemente risultati sportivi con risultati economici.

E’ l’esaltazione del capitalismo, cioè la capacità di generare profitto per se stessi. Il che non si traduce, quindi, in un profitto generale. Questo rimane della società Atalanta, ottenendo comunque il plauso generale.

Lo stesso avviene, anche se con meno enfasi, per tutte le aziende cosiddette eccellenti.

Il generale consenso per tali attività proviene, poi, da qualsiasi istituzione, qualsiasi parte politica, qualsiasi cittadino, che si tratti di un disoccupato, di un professionista ovvero di un imprenditore.Siamo ormai tutti capitalisti, liberali o liberisti che dir si voglia.

Sembrerebbe che il sistema capitalistico non soffra oppositori, ma goda dell’unanimità dei favori.

Quindi un sistema economico egoistico per definizione pare possa costituire la spina dorsale di ogni comunità. Sembriamo un popolo di passerotti. Nel senso che se esiste un ricco dietro di lui ci mangiano in parecchi, non foss’altro che raccogliendo le briciole che cadono dalla sua opulenta tavola.

Scontato che in un sistema del genere non si possa essere tutti ricchi, ma che l’esistenza dei pochi ricchi è proprio garantita dalla esistenza contemporanea di tanti poveri e di una classe media.

Questa è necessaria perché faccia da filtro fra i due estremi: di fatto, se non esistesse, sarebbe una guerra fra ricchi e poveri, coi primi ricchi di armi e i secondi inesauribili per numero.

La classe media, che non produce, quindi non genera profitto, ma è strumento per la sua generazione, di questi tempi è in via di esaurimento. La crisi economica ha eroso innanzitutto proprio la classe media, divenuta il nuovo proletariato o quasi.

Questo aumenta la distanza fra ricchi e poveri, o per meglio dire, crea un vuoto in mezzo, evita ogni collegamento, rapporto, opportunità di dialogo.

Facile che salti il meccanismo democratico. Infatti mentre le classi meno agiate, forti del loro numero, potrebbero, e in genere lo fanno, sebbene vittime solo di illusioni, far saltare il banco (vedi vittoria dei grillini o il favore che segue ogni manipolo di anti-sistema), nel contempo si rafforza un sistema molto meno democratico, dove col sotterfugio della rappresentanza si ribaltano le decisioni popolari e si decidono in altre sedi governi, si inventano primi ministri e si studiano coalizioni sempre e soltanto europeiste nel peggior modo possibile, cioè in favore del sistema economico-finanziario dei ricchi che domina il mondo.

La democrazia, infatti, è in piena crisi; superiore, questa, a quella economica.

Anche la stretta giustizialista, in fondo, con la prescrizione che si blocca e un imputato rimane tale a vita, anche se assolto in primo grado, conforta la conservazione del sistema, giacchè consente di immobilizzare un politico anti-sistema per una vita, se proprio non si convincesse a cambiare opinioni. Come sembra accaduto ai 5 Stelle che, da anti europeisti sono diventati fedeli esecutori di ordini superiori.

A ogni modo, la favola dell’Atalanta affascina chiunque, ma per un semplice motivo: perché non è una potente, come la Juve o l’Inter, anche se, probabilmente, lo è molto di più, potente dico, delle due, perché sa come si agisce nell’era del capitalismo, sapendo creare profitto per sé, mentre le altre due lo creano, spesso, solo per gli altri, spendendo ogni oltre dignitosa misura e, per lo più, andando incontro a sconfitte, soprattutto in Europa.

-Ma con questo cosa volevi dire?

-Non lo so.

-Perfetto.

-Cioè ora si dovrebbe discutere delle varie forme di liberalismo, della solidarietà, delle tutele, del reddito di cittadinanza che serve per mantenere buona la parte più povera di un paese, lasciandola in quello stato, delle future scontate privatizzazioni, prima fra tutte la sanità, perché il capitalismo non lo permette più, eccetera eccetera, ma si è fatto tardi, io non ne so molto e chi legge si sarà già rotto le balle. Quindi, va bene così.

-Sì, senza dubbio, va bene così.

 

Paragone, Papa Francesco e Mattarella, dal Quotidiano del Sud

Posted on 04. gen, 2020 by in Argomenti

Paragone, Papa Francesco e Mattarella, dal Quotidiano del Sud

La democrazia nei partiti politici, in un sistema democratico, dovrebbe essere esaltata e mostrata come vessillo.

In Italia non è così. Chi entra in un partito entra in una setta che, se non è satanica, poco ci manca.

L’ultimo esempio lo ha offerto il democratico, perché decide la base, Movimento 5 Stelle, il cui collegio di Probiviri ha espulso Paragone, reo di pensarla diversamente. O meglio, chiariamo, reo di pensarla come originariamente la pensava il Movimento; quindi reo di non aver aggiornato l’agenda dei principi da seguire.

Perché, in effetti, Paragone ha votato in senso contrario alle indicazioni del partito. Ebbene sì, è vietato pensarla in maniera diversa. Detto così sembrerebbe un pò fascista. E lo è.

Dice: se la pensi diversamente da quello che abbiamo deciso per mera opportunità di potere, libero di farlo, ma fuori da questo Movimento.

Il che elimina ogni possibilità di libertà di pensiero. Alla faccia della democrazia.

Sia giusto o meno, non posso stabilirlo io. Ma a me fa ridere una combriccola che la pensi come gli viene comandato di pensare.

Ma tranquilli, accade ovunque. Con modi diversi, ma ovunque.

Quando facevo politica attiva, venni escluso da una campagna elettorale perché non condividevo la figura scelta per il candidato sindaco.

E così via.

Per esempio un sistema democratico presuppone assemblee periodiche, cariche elettive e dibattito interno. Solo fagiolate. I congressi non si fanno più e le cariche, soprattutto le massime, tipo segretario regionale, avvengono per indicazione del capo dei capi, che siede a Roma. Gli iscritti? Un paio di palle! E chissenefrega!, e roba del genere.

Gli stessi capetti che poi, in TV, o in campagna elettorale, o al mercato in cerca di popolarità, inneggiano a meritocrazia, democrazia e dibattito.

Ne abbiamo già parlato: l’Italia è un paese basato sull’ipocrisia, quindi niente di nuovo.

Il M5S, che non è diverso dagli altri per nulla e in nulla, ha applicato la dura legge del fascio: tu osi pensare? FUORI!

Ma l’anno è cominciato bene anche per altro. Alle soporifere ovvietà del Presidente Mattarella, seguito da mezza Nazione a reti unificate e dai più interpretate come messaggio di alto profilo (e che sarà mai?) ha fatto da contorno la semi-rissa di Papa Francesco che ha mal reagito al tentativo, goffo, di toccarlo da parte di chi, evidentemente, credeva di toccare Gesù. Papa Francesco le ha subito chiarito le idee, lui non è Gesù e, peraltro, odia il contatto fisico, per igiene, beninteso. E, non essendo Gesù, ma solo il suo vicario in terra, può permettersi reazioni terrene che serviranno da buon esempio in chi, urtato, dovesse reagire con un cazzotto. Altro che spiritualità, anzi, vieni qui che ti faccio vedere io; altro che porgi l’altra guancia, beccati sto ceffone. Dai, queste cose le accettiamo da un Balotelli, che pure non le ha mai fatte, che io sappia, ma non da Papa Francesco, il Papa umano, anticonformista, che gira da solo per Roma e che rivoluzionerà la Chiesa. Ior a parte.

Ma dobbiamo avere speranza, dice il buon Mattarella. E io ce l’ho: spero, infatti, che al prossimo messaggio Mattarella dica che ha un callo che lo tiene sveglio e che di Salvini non gliene può fregar di meno, in uno a Di Maio e che Conte è l’ultimo pollo arrivato, cioè che dica quello che pensa. E spero che Papa Francesco alla prossima strattonata getti un guanto di sfida in faccia a quel pazzo, che come si è permesso, invitandolo a un duello dietro il Vaticano alla presenza di un paio di testimoni. No, non spero altro per il nuovo anno. C’è chi spera per me.

Un dramma, un vero dramma.

Posted on 02. gen, 2020 by in Argomenti

Un dramma, un vero dramma.

Il gesto del Papa, che, irato, ha affrontato a muso duro una fedele, schiaffeggiandole la mano, mi ha affranto. Ho sempre creduto esistere una dimensione umana di dominio assoluto delle proprie passioni, che passa dalla negazione del proprio ego a un livello superiore, dove la mente non ci rende sudditi, ma si mette al servizio dell’umanità.

Certo, con tutti gli sforzi, non ci sono mai arrivato, se non per pochi minuti una volta ogni tanto, ma conto di migliorare; quella dimensione l’ho riconosciuta nello sguardo di un Lama e in vari religiosi che, di sicuro, non costituivano parte preponderante del clero, rimanendo gemme rare, ma che fra i religiosi era più facile trovarne.

Menti innalzate dalla fede, o, come nel Buddhismo, da principi che, come nel cristianesimo però, tendono a ridurre l’impatto dell’io sulla nostra vita a vantaggio dell’altruismo.

Ecco, io un Papa me lo immagino a questo livello di spiritualità. Non posso pensare a un uomo impaziente, che soffre la gente e il contatto, che, insomma, fa finta di.

Lui non può non vivere a quel livello di spiritualità che non trascende mai nelle rozze passioni, nell’ira, anche se del momento, nel conflitto.

Lui, no!

Lui, e chi come lui, sono stati e sono un esempio di come l’amore universale concili la vita e riesca a rasserenare anche chi ti sta vicino o ti ascolta o, guarda un po’, arriva a toccarti.

Un’aura di serenità, amore e consapevole umanità che non si può mai tradurre in un gesto di stizza.

Altrimenti è finita.

Quel gesto ha una portata catastrofica: se può adirarsi il Papa, e si badi bene, per un gesto affettuoso, può adirarsi chiunque. E le conseguenze di questa reazione non hanno una scala di valori, ma sono tutte, dallo sguardo adirato al cazzotto, o peggio ancora alla rissa, da condannare, perché figli dello stesso stato d’animo.

A cosa serve predicare l’umiltà, il porgere l’altra guancia, la povertà, se poi al primo gesto invadente, ma d’amore incondizionato, si perdono le staffe?

Il giorno dopo il Papa ha chiesto scusa, ma mi chiedo, se non fosse stato immortalato nella sua sgarbata e violenta reazione, avrebbe chiesto scusa comunque? Ne dubito. Poi ha parlato delle donne e della violenza sulle stesse, quale abominio feroce, flagello dei nostri tempi, male quasi assoluto. Tutto vero, ma a distanza di neanche 24 ore dal gesto da violento, fa sorridere. Amaramente.

Della serie “sono tutti bravi a dire certe, scontate, cose”, pochissimi a praticarle senza, semmai, andarle a predicare. O forse è più giusto dire che la moltitudine che le pratica, di certo non se ne fa un vanto e non detta la morale.

Ora il mio dilemma è se sia davvero possibile uno stato spirituale superiore alle umane passioni, perché, credetemi, io tendo a quello; se è possibile, vuol dire solo che è il Papa a essere un “pacco”; oppure non è possibile e punto. Quindi inutile studiare, meditare e provarci di continuo.

Domani se mi urta qualcuno lo faccio a pezzi, garantito, tanto, se lo fa il Papa, figuriamoci un peccatore blasfemo come me, se non sarà giustificato.

Un dramma, giuro!, un vero dramma.

Conosci te stesso

Posted on 02. gen, 2020 by in Argomenti

Conosci te stesso. Questo venne scritto sul tempio di Apollo a Delfi.

Cosa significherà mai?

Significa, forse, sapersi giudicare con la stessa chirurgicità che usiamo nel giudicare gli altri. Nè più, né meno.

Ora se lo facciamo e ci accorgiamo che con noi stessi siamo più indulgenti che col vicino di casa, bene, qualcosa non funziona; cioè continuiamo a non volerci conoscere, continuiamo ad avere di noi stessi una idea falsata. A falsarla ci pensa l’ego, il vero imbroglione, il napoletano che fa il pacco all’autogrill sull’autostrada, che ti vende un pacco di sale doppio e uno di sale fino al posto della telecamera e del cellulare di turno.

Ma se lo facciamo seriamente e ci ritroviamo stranamente indulgenti con noi stessi e accettiamo la cosa, automaticamente lo saremo anche con gli altri.

Questo può diventare un serio problema, perché abbasserebbe drasticamente l’asticella della media etica del paese: tutti potrebbero fare tutti forti della generale giustificazione. Questo è quello che accade per lo più in Italia.

L’iscrizione in greco antico del tempio di Apollo a Delfi, invece, “conosci te stesso”, sperava in qualcosa di meglio o almeno ambiva a qualcosa di davvero nobile.

Ma noi italiani siamo così, giriamo la frittata, facciamo gli avvocati anche con noi stessi, sempre pronti a difenderci fino ad assolverci, sempre e comunque.

In fondo, però, neanche possiamo diventare giustizialisti, condannando noi e gli altri. No, non va bene neanche così.

Ecco potremmo, però, bloccare la prescrizione della coscienza. Il tempo che non sana più le ferite e il ricordo rimarrà appollaiato come un condor sul palo della luce in attesa che la preda schiatti.

Dai bonafedizziamoci tutti.

Ah, già mi sento meglio. Un buon compromesso. Comportiamoci male, tanto avremo sempre il rimorso che ce la farà pagare. Ah, quante ne dobbiamo pensare.

Un Papa così, poco spirituale, manesco, irascibile.

Posted on 01. gen, 2020 by in Argomenti

Il Papa che si incazza, il Papa che evita il baciamano. Ma come? Papa Francesco, il Papa buono, diverso da tutti gli altri, quello umile e anticonformista? Sì, proprio lui.

Ma sì, diamine, è un uomo anche lui, lo hanno strattonato e ha perso le staffe. Come sarebbe accaduto a chiunque. Ecco, appunto, a chiunque.

Il Papa può comportarsi come chiunque? Il vicario di Cristo in terra può lasciarsi andare a reazioni istintive? Cioè, Gesù avrebbe reagito così? Poi mi chiedo, e il Dalai Lama, come si sarebbe comportato?

C’è chi approfitta dell’occasione per esaltarne l’umanità, nel senso del suo essere comunque umano, ma invece se non riesce lui a dimostrarci una dimensione spirituale che trascende le passioni, chi altro potrebbe farlo? Il problema è però un altro. Non vorrei che il personaggio di Papa Francesco fosse un personaggio costruito ad arte, ma che in effetti sia esattamente il contrario di quello che vuol far credere. Il fatto che eviti il baciamano, per esempio, è sconfortante, perchè ci riconsegna una persona schifiltosa, che non ama molto il contatto fisico. Hai voglia a dire che lo fa per evitare contagi, questo potrebbe raccontarlo ad altri.

È così anche la reazione con la malcapitata straniera nella notte di Capodanno, ci svela un Papa che, forse, certe cose le fa per dovere e non perchè senta il piacere di abbracciare tutti.

Nè più e nè meno di una stella del calcio, suvvia.

La sua dimensione spirituale, che, evidentemente, mostra troppe crepe è meno speciale di quella di tanti altri. Anni di preghiera, di ritiri spirituali, di esercizi di umiltà, hanno partorito un uomo normalissimo, capace, quindi, alla bisogna, magari anche di sferrare un pugno a chi volesse baciargli la mano.

Eppure ci raccontano le scritture e i teologi che esiste un livello contemplativo, proprio di tanti operai di Cristo, che trasfigura il fedele in termini di puro amore. Saranno chiacchiere? Non credo. Penso più a un Papa troppo umano per essere il Papa.

Il fu Capodanno, dal Quotidiano del Sud

Posted on 31. dic, 2019 by in Argomenti

Il fu Capodanno, dal Quotidiano del Sud

Dicono che altrove, lontano da qui, esistono negozi dove ti fanno le patatine fritte che puoi condire con salse al pomodoro. Da noi no, ma del resto non rinuncerei mai al mio sfilatino con la mortadella di 200 lire acquistato nella salumeria di fine via Pretoria. Sta nevicando e il rumore cadenzato delle pale dei volontari che puliscono la strada risuona per tutto il centro. Sono belle le feste di Natale, ma quest’anno ci saranno pure i cantanti in piazza. Per una volta hanno vietato il parcheggio per far posto al palco. Ci saranno tutte le star del momento. Le mie ginocchia sono rosse dal freddo e i calzettoni ormai zuppi, come le scarpe, ma non mi importa, sono eccitato e non bado al gelo.

Nei bar, pieni di gente, una coltre di fumo rende difficile anche la vista, ma c’è allegria e tutti sono in via Pretoria. Si cammina a stento, ma io mi infilo fra la gente e corro veloce.

Voglio vedere se riesco a vedere da vicino i cantanti prima che si esibiscano.

Dicono ci sia anche Orietta Berti. Lei piace alla mamma, ma non verrà in piazza, deve preparare il cenone per tutti.

Anche Aldo e Vittorio, i giornalai del centro, sono ancora aperti stasera. Ci sarà pure la televisione. A Potenza dicono non fosse mai venuta, neanche quando, qualche anno fa il Potenza sfiorò la serie A.

Che bello.

Ecco, ne ho visto uno, Riccardo Fogli, è il cantante dei Pooh, il complesso pop del momento; ho anche i suoi dischi. Sono orgoglioso di essere un potentino, oggi. La manifestazione televisiva dell’anno andrà in diretta su tutti i televisori, ancora in bianco e nero, purtroppo, perchè la televisione a colori è ancora in via di sperimentazione, uffa. Anche se mi dicono che altrove, lontano di qui, esistano delle televisioni grandi grandi, sottili sottili, a colori, che sembrano un cinema. Ma qui ancora non ci sono. Ma ci sono i cantanti. Evviva.

Beh, ora basta, vi lascio, corro sotto il palco con il mio pane e mortadella. A domani e ….. buon anno a tutti.

Cercasi pensiero politico, dal Quotidiano del Sud

Posted on 30. dic, 2019 by in Argomenti

Cercasi pensiero politico, dal Quotidiano del Sud

Il crollo delle ideologie ha decretato la scomparsa del pensiero politico. Questo, fino alla caduta del muro di Berlino, non era concepibile senza una filosofia di fondo, che diventava ideologia nel tentativo di trasformarsi in azione politica.

La stretta dipendenza del pensiero politico da una ideologia e quindi da una filosofia pretendeva politici preparati, fedeli all’idea, per forza di cose pregni di contenuti.

Col crollo delle ideologie si è avuta una sorta di secolarizzazione della politica, depauperata dei fini massimi cui un’ideologia costringe a tendere, e svuotata di qualsiasi forma di cultura.

Di conseguenza il politico ha perso cultura, appunto, spessore, coerenza e visione utopica.

Al politico non viene richiesta qualità ma, esclusivamente, subalternità al capo. Questo sceglie i candidati secondo criteri che evitano intelligenze vive e autonome per eliminare il rischio di concorrenza.

Il risultato finale è una generale incapacità di pensiero politico.

La fine del socialismo, insomma, non ha sancito la fine solo dell’utopia marxista, ma anche quella delle ideologie che si nutrivano dell’anti-comunismo. Come se in un cervello venissero azzerate di colpo le facoltà critiche, deduttive e progettuali, lasciando operare solo quelle attività scaturenti dalle esigenze primarie. Un regredire a uno stato politico semi-animalesco senza neanche le capacità preconizzatrici proprie degli esseri non umani.

Uno stato che, però, forse, rimane coerente con quella generalizzata tensione verso il profitto, unico miraggio che racconta di una felicità materiale novella e indiscussa divinità, salvo generare solo povertà e pochissime ma inaudite ricchezze.

In mano a nuovi legislatori che non hanno prospettiva, principi e stelle polari, che si alternano per imporre quelle regole occasionali che soddisfano sempre e soltanto interessi particolari, privati della visione di un tutto da anteporre ai singoli o alla contingenza di turno, corriamo il rischio di veder riscritta anche la nostra costituzione, la nostra grande norma, da mani e cervelli inadatti, non all’altezza, in una parola miseri, con tutte le conseguenze che un tanto può produrre.

Sarà per questo che passano i governi, cambiando protagonisti, a Roma come in Basilicata, senza che cambi il sistema, il modus operandi, senza che cambino o si intravedano fini da raggiungere nell’ambito di un progetto globale.

Per questo non stupiamoci se le ultime cose da finanziare siano la scuola, l’Università e la ricerca: tali politici non le riterranno mai priorità, piuttosto un ingombro fastidioso, rimanendo, la loro funzione, esclusivo appannaggio dell’improvvisazione.

Ah!, a proposito, Ancelotti lontano da Napoli ne ha vinte due su due. Forse non era lui il male.

-fiuuuu, credevo avessi perso l’amore per amenità e cose così.

-Figurati. Era solo per dire.

-Meno male.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>