Tuesday, 12th December 2017

Facciamo politica.

Posted on 04. nov, 2017 by in Politica nazionale

Facciamo politica.

Ma che bello Di Maio e Renzi si confronteranno in Tv. Il guanto della sfida è stato gettato su Twitter, come usa di questi tempi, talchè ritengo che il confronto avverrà alla play station.

Ci sta tutto.

Due personaggi di tal fatta trent’anni fa si sarebbero fronteggiati al calcio balilla con guanto gettato nel rione; oggi tocca a Twitter.

Difficile immaginare che si parlerà di temi importanti, andremo sul classico “chi sono io e chi sei tu”, con qualche variante sul “guardati i tuoi indagati – ah che tu stai recuperando bene”, che donerà quel tocco di classe alla scazzottata televisiva.

Lo spettacolo, però, è assicurato. Chi ha fame di politica, voglia di sapere quali sono le grandi prospettive delle due formazioni o la medicina di tutti i mali italiani, certo, forse rimarrà deluso; ma chi ha bisogno di risse verbali, slogan, ghigni e musi da duri, andrà in visibilio: i due contendenti sono personaggi da ring, amano le folle e se la sbrigano bene con la telecamera.

Non sentiremo niente di nuovo, beninteso, le loro cartucce sono sempre le stesse e le sparano da tempo, ma alternarsi nel puntarsi il dito contro sarà godibile, per chi non se lo vorrà perdere, io, per quanto mi riguarda, spero tanto che giochi in contemporanea Zeman e la sua banda di perdenti, al cui fascino, da buon melanconico esistenzialista, cedo sempre e di buon grado.

Santa Messa e campagna elettorale

Posted on 03. nov, 2017 by in Argomenti, Città di Potenza, Politica nazionale, Regione Basilicata

Santa Messa e campagna elettorale

La campagna elettorale entra in chiesa. A mergine della Santa Messa i candidati preferiti dal parroco possono fare il loro bel comizio ai fedeli, appena comunicati, quindi confessati, pronti, puliti, aperti a recepire le istruzioni elettorali.

È accaduto a Palermo, ma il vezzo potrebbe espandersi a macchia d’olio. Si arriverà a una distribuzione delle parrocchie secondo quote proporzionali, secondo il manuale Cencelli, o soltanto secondo l’orientamento politico del Parroco o del Vescovo? Chissà. Attoniti aspettiamo gli sviluppi.

Ma che a inaugurare il nuovo metodo sia stato il PD, la dice lunga sulle propaggini che questo partito mantiene nella società.

Roba che presto ce li troveremo al catechismo o alla riunione condominiale. Dicono sia la nuova frontiera della fede o della politica. Vedremo.

Che roba di loro, però.

Centro democratico a chi???? Editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 22. set, 2017 by in Politica nazionale, Regione Basilicata

Centro democratico a chi???? Editoriale del Roma di Basilicata

Centro democratico, quella formazione politica imponente, importante, nota al paese per le sue idee politiche nuove e coraggiose, fantasmagoriche, notoriamente sistemata nell’ambito del centro sinistra, fra Pisapia e una poltrona, Renzi e un assessorato, non ci sta. Lo ha detto a chiare lettere a Benedetto, l’assessore regionale lucano che dalle fila di quel partito ha scalato le vette regionali per poi sedere alla corte di Quagliariello, capo di un’altra imponente formazione politica che, sebbene costituita da chi alfanizzava nel centro sinistra, dopo aver discettato dai banchi del centro destra, ivi è tornata per conquistare il governo del paese, delle regioni, delle contrade e dei rioni.

Non ci sta, e lo ha anche detto a Pittella, al quale ha rivolto la impertinente domanda se continui a presiedere una giunta di centro sinistra o non più, vista, appunto, la presenza di Benedetto che nei fine settimana ha frequentazioni impossibili.

Il buon Pittella, che al Comune di Potenza appoggia addirittura un sindaco di destra, come da sua stessa dichiarazione, proveniente da destra ed eletto dalla destra, ha sorriso alla domanda come solo chi ha fatto il militare a Cuneo poteva.

Destra, sinistra, ma siamo ancora a questo punto? Deve aver pensato il governatore della regione più ricca d’Italia e nel contempo la più povera e inquinata, secondo un machiavellico disegno divino che ci sta mettendo alla prova della pazienza, della sopportazione e del sacrificio.

Deve aver riso di gusto, Pittella, poi deve aver rabbonito l’inquieto Benedetto con un paterno buffetto invitandolo a pensare al bene della Basilicata. Cosa che l’assessore ambidestro deve aver confuso col suo bene personale se fosse vero, come sembra, che stia già preparandosi un futuro da ancor più prima donna per conto del miglior offerente.

Del resto Alfano, ottimo maestro, ci ha insegnato che si può governare da una parte con tizio e da un’altra con caio, senza che un tanto scalfisca l’integerrima strategia politica del suo partito e dei suoi uomini. Quindi perchè Tabacci non la smette di cianciare e non si prende quello che arriva dai suoi uomini di punta, quando questi dimostrano una ubiquità di idee che li rende divini, immanenti, persistenti, icone della modernità, e perché no, anche simpatici e affascinanti?

Ma pare che Benedetto non ci sia rimasto bene,  “Cosa vogliono questi qui”? “Hanno dimenticato che mi sono “scocchiato”? Insomma pare abbia rinnegato l’appartenenza al Centro Democratico, sfoggiando una libertà politica e una insofferenza ai legami che lo rende quasi eroico.

Chissà se a destra, e dintorni, lo accoglierebbero a braccia aperte, come un Higuain qualsiasi proveniente dalle fila del più acerrimo avversario.

Dice, ma ancora ti meravigli?

Mannaggione, sì, mi continuo a meravigliare, ingenuo che non sono altro, ma con questa confusione di ruoli, partiti, posizioni politiche, con questa parte di mezzo della politica con un piede a destra e uno a sinistra, anche contemporaneamente, non riesco a capire la vera, unica, questa sì, immanente, regola della vita politica, ben sintetizzata da chi ha ironizzato sulla mitica figura del senatore Razzi nella frase “fatti li cazzi tua”.

Votazioni guidate, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 12. set, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

Votazioni guidate, editoriale del Roma di Basilicata

Si avvicinano le elezioni e un brivido mi percorre la schiena: finalmente potrò provare a metterci qualcosa di mio nella politica italiana. Potrò illudermi di scegliere il Renzi o il Letta o il Gentiloni del domani. Questi tre li ha scelti il Presidente della Repubblica, anche per conto mio, ma senza chiedermi un parere. Non pretendevo fosse vincolante, ma di tipo consultivo, dai, una repubblica democratica se lo poteva permettere.

Comunque finalmente si sceglie. Beh, si fa per dire. Noi potremo votare per uno schieramento, non potremo esprimere preferenze. Anche questa volta il nome del parlamentare mi verrà imposto.

In genere l’italiano, potendo esprimere una preferenza, sceglie il candidato che gli ha fatto una cortesia, o quello che gli sta simpatico, o quello che gli ha fatto la promessa più affidabile, o il parente o l’amico o l’amico dell’amico.

Invece ultimamente lo sceglie il partito secondo logiche imperscrutabili, a prescindere finanche dal rendimento o dal gradimento dei simpatizzanti.

Alle prossime elezioni, invece, avendo il Presidente Mattarella avvisato i partiti che la priorità è la legge elettorale, avremo delle belle novità. O almeno così dovrebbe essere. Ah, mi dite che non ci sarà alcuna novità? E perché mai? Uh, i partiti avevano altro da fare che studiare la legge elettorale? Per dindirindina!

Magari, però, sarà perché in fondo i partiti una legge elettorale nuova non la vogliono. Cioè, ognuno vorrebbe quella che gli consente di vincere o comunque di governare.

La punta del proprio naso è la meta ambiziosa della politica italiana, l’agognato traguardo è costituito dall’immediato domani. Certo, poi ci diranno che una legge elettorale è fatta per durare, che non è concepibile che ogni governo si fa la sua, e nanì e nanera, quindi bisogna andare coi piedi di piombo, ma, a ogni modo, questa legge pare che non si farà.

Quindi i moniti, per la verità di botto cessati, del Presidente Mattarella valgono quanto una rete del perdente sul 7 a 0 a un minuto dalla fine della partita ai fini del risultato finale, in pratica non gliene frega niente a nessuno.

E dire che questo governo doveva rimanere in carica anche se non soprattutto per colmare la falla di una legge elettorale azzoppata dalla consulta.

In fondo ai partiti sta bene così; pur di non affrontare l’opinione pubblica sulla loro indiscutibile avversione per le preferenze, al di là di qualche flebile proclama, meglio rimanga tutto com’è.

Poi sentiremo il M5S che dirà che i candidati delle sue liste sono scelti dalla rete, che, però, non è la stessa cosa che poter indicare una preferenza col voto, e questo per un paio di ovvi motivi: non tutti i votanti del M5S sono iscritti alla rete, anzi solo una percentuale bassissima e poi, quando la rete sceglie una persona non gradita, la si sostituisce, come accaduto a Genova, e la magia è fatta, basta avere fiducia in Grillo con un atteggiamento fideistico che Papa Francesco sicuro invidia.

Quindi ci avviciniamo al voto senza che della legge elettorale se ne parli più e soprattutto nel silenzio di Mattarella il quale, come Paganini, non si ripete, neanche per un monito.

Un uomo tutto di un pezzo, per Giove.

La musica sarà uguale, i parlamentari saranno i soldati scelti dei capi partito e la democrazia aggiungerà un altro splendido tassello alla storia dell’Italia; ah!, dimenticavo: e il governo se lo sceglieranno sempre e soltanto loro. Loro chi? Quelli che hanno come portavoce il Presidente della Repubblica. E chi sono? A saperlo!!!

Che intralcio, i poveri. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 06. set, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

Che intralcio, i poveri. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Niente di meglio che una bella confessione, un sereno outing e tutto è a posto.

La ministra Fedeli, famosa perché è stata incaricata di occuparsi di università senza avere una laurea è stata chiara: in Italia ci si laurea meno degli altri paesi europei perché le famiglie a basso reddito, che sono tante, non fanno studiare i loro figlioli.

Ah!, ste famiglie a basso reddito quanti guai combinano!

In un paese civile, lo Stato aiuta i giovani a studiare, quando non hanno loro possibilità economiche. In Italia, evidentemente, no. Una confessione bella e buona, che fa onore alla ministra e un po’ meno allo stato italiano. Onore alla ministra si fa per dire, ovviamente.

Infatti la sua sembra un’accusa: ma che diamine, invece di far studiare i figli, magari fanno la spesa per mangiare, mentre sarebbe più che opportuno per loro e per la patria fare una bella dieta e tirar fuori i soldini per conseguire quello che chissà perché lei non ha conseguito.

Quindi, volendo ragionare, l’Italia non cresce per colpa delle famiglie a basso reddito che non fanno studiare i figli che quindi rimangono semplici diplomati non contribuendo allo sviluppo.

Per mille bocche di leone!

Che l’Italia sia in seria crisi rimane provato anche, se non soprattutto, dalla sciatteria oratoria di ministri che parlano a vanvera.

Il problema è che ci sono troppe famiglie a basso reddito e/o che gli studi costano troppo, semmai!

Lo scadente numero di laureati è conseguenza di uno stato di cose da anni allarmante, verso le quali non si è capaci di fare niente. Come l’università, anche la sanità ha perso colpi. Gli italiani si curano di meno, è provato. Colpa delle famiglie a basso reddito, ovvio.

Ma perché non le aboliamo?

Non ci vuole molto, dai. Una bella prigione per debiti, come ai vecchi tempi.

“Non ha pagato la gabella? Arrestatelo!”

Sì, come sarebbe bello e funzionale, elegante e affascinante un mondo senza poveri.  Ma torniamo al problema posto dalla ministra Fedeli, che, come noto a tutti, non è laureata.

Non si è laureata per scelta di vita o perché la sua famiglia non aveva i mezzi? Domanda al peperoncino, sgarbata o se vogliamo politicamente scorretta, ma doverosa, perché è opportuno sapere se anche la sua famiglia ha contribuito a farci indossare la maglia nera dei laureati, prima di pontificare.

Dice: ma la ministra ha solo fotografato la situazione. Balle. La ministra ha detto una cosa sconcia. Avrebbe dovuto dire che non ci sono abbastanza laureati perché lo Stato non è in grado di garantire gli studi ai meno abbienti. Ecco, questa sarebbe stata una risposta giusta.

Ve lo immaginate un padrone di casa che affermi che la festa non è riuscita perché erano invitati anche i meno abbienti che non avevano gli abiti giusti?

A fugare eventuali dubbi su una mia possibile sbagliata interpretazione delle parole della ministra giova far cenno alla motivazione dell’affermazione che suona così “una delle cause è … che le famiglie a basso reddito spingono poco per la formazione universitaria”.

Mannaggione, che errore non spingere di più. Queste famiglie a basso reddito non sanno proprio guardare al di là del loro naso. Peccato.

Il terremoto è una livella, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 24. ago, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale, Società e costume

Il terremoto è una livella, editoriale del Roma Cronache Lucane

Per scoprire l’abusivismo e come sono state costruiti i fabbricati senza permesso ci vuole un terremoto, con annesse vittime, in Italia.

Non bastano svariati corpi di difesa, dalla polizia municipale alla guardia di finanza, passando per carabinieri e polizia; così come non bastano un giudice penale, uno amministrativo e un sindaco per disporne la demolizione.

Faccio un esempio, rimanendo al nostro territorio.

Ti sei fatto il tuo bel manufatto abusivo. Dopo qualche anno, complice un vicino invidioso, vieni scoperto dalla polizia municipale, che, da sola, difficilmente ci sarebbe arrivata e chissà poi perché; parte l’iter solito che porta, da un lato, al provvedimento di demolizione, dall’altro in Procura della Repubblica.

Il procedimento penale è facile che cada in prescrizione; quello amministrativo, che non conosce prescrizione, languirà fra il Tar e il Consiglio di Stato per una decina d’anni, se ti va male, altrimenti anche il doppio.

Nel frattempo ti avranno negato le richieste di sospensiva, ma il fabbricato non andrà giù, perché? Beh!, dai, vediamo prima come finisce il giudizio, finito il quale l’abbattimento comunque non viene disposto. Non ci sono fondi, perché mettersi contro e nanì e nanera. Risultato: ti tieni il tuo bel fabbricato; certo,  non potrai venderlo, ma per il resto tutto ok, lo abiterai tranquillamente.

Insomma se non ci pensa il terremoto a buttartelo giù, perché lo avevi costruito con la farina doppio zero, nessuno te lo leva.

Poi arriva pure qualche politico che decide che non è il caso di buttarlo giù se lo abiti con la tua famiglia, o almeno non prioritariamente rispetto agli altri mille e il gioco è fatto.

L’illecito diventa nella sostanza lecito.

Ma è la vecchia storia dell’Italia, dove ci sono tante leggi, ma davvero tante, forse troppe, calmierate, però, dalla loro generale violazione. Una realtà virtuale, quella prevista dalle norme e dai codici, con tanto di giochi e giochini, sempre virtuali, come i processi, i ricorsi, i condoni, gli handicap e i premi se arrivi al via e ci stazioni pure. Nella realtà la tua violazione della legge rimane un fatto insormontabile. Ripristinare la legalità è solo una minaccia. A vedersela completamente ripristinata sono solo i disgraziati, i maledetti e quelli rifiutati anche da Satana, per il resto una via si trova sempre.

Ma il bagno di retorica moralizzatrice a ogni disgrazia non ce la leva nessuno. Si parte dalla solidarietà per finire alle assicurazioni passando dalle promesse. Un teatrino nauseabondo, contraddetto dall’impatto con la quotidianità già all’indomani della puntuale tragedia.

In fondo non è tanto coi condoni che dobbiamo prendercela, chèalmeno questi prevedono una regolarità tecnica e/o sismica, quindi un controllo. Lo sconcerto viene fuori dal fatto che è facilissimo aggirare e violare la legge. Tu puoi costruire beatamente senza che nessuno ti dica niente fino a opera finita e strafinita e solo dopo, ma molto dopo, l’Autorità fa capolino per cominciare quella tarantella che porterà a un nulla di fatto, come spiegato prima.

La catena della illegalità parte soltanto dall’originario abuso, ma si estendi alle catene del controllo e della prevenzione che, sistematicamente, non funzionano o funzionano malissimo.

A che serve una sentenza che conferma l’abbattimento se non verrà mai eseguita?

Chiediamolo a Mattarella, qualcosa saprà dircela, diamine. Ma non è detto, potrebbe anche non dire niente. Tanto il suo compito arriva alle condoglianze di Stato e alla assicurazione che lo Stato ci sarà vicino. Forse per non applicare la legge e chiudere un occhio quando la violiamo, però? In fondo è pure questa una forma di vicinanza, dai.

I riformati, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 22. ago, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

I riformati, editoriale del Roma Cronache Lucane

Militari per volontà dello Stato.

 

Esistevano le guardie forestali, poi un ministro in quota rosa ha pensato che non ne valeva la pena e le ha abolite, facendole confluire nell’esercito italiano, lato carabinieri.

Una militarizzazione d’ufficio.

Pare si sia resa necessaria, la riforma, per spendere meno danaro, quasi che i servizi fondamentali siano suscettibili di risparmio.

Il danaro speso per la tutela dell’ambiente e la difesa del territorio era troppo, evidentemente, uguale spreco non è riscontrato negli emolumenti dei parlamentari. Alla facile obiezione di cosa c’entri una cosa con l’altra rispondo “niente”, ma è bene sottolineare come, in determinati campi, il legislatore italiano non ritenga si debba risparmiare. Come se in una famiglia si risparmiasse su carne e pasta e non sull’Amaro Lucano, per dire.

Nel frattempo l’Italia brucia e di ettari e ettari di bosco non restano che carboni. Sarà una coincidenza, ma con l’abolizione delle guardie forestali, gli incendi si sono moltiplicati. Il miracolo italiano, dopo i pani e i pesci di Gesù, i boschi arsi.

Ma la riforma non piace ai giudici amministrativi italiani. Pare siano la militarizzazione di ufficio oltre ad altre raffinate sciccherie giuridiche ad averli fatti inorridire. I magistrati amministrativi, evidentemente d’intesa con gli altri organi di giustizia, hanno deciso di fare piazza pulita delle riforme del ministro Madia: delle due l’una, o il ministro e il suo staff non ne azzeccano una, cosa possibile, invero, o la categoria dei giudici italiani ha dichiarato guerra alla Madia, cosa forse meno probabile.

Il Tar dell’Abruzzo ha deciso, infatti, qualche tempo fa, che la riforma Madia vada guardata con la lente d’ingrandimento da parte della Corte Costituzionale, perché presumibilmente viola la carta fondamentale.

Il Tar della Basilicata, come da notizia di ieri, in casi analoghi, ha deciso che è bene aspettare cosa ne pensi la Corte, e ha sospeso i ricorsi proposti in terra lucana.

La Corte avrà bisogno di tempo per decidere, perché la giustizia italiana, a ogni livello e davanti a qualsiasi organismo, deve riflettere con la dovuta calma. Nel frattempo una riforma forse completamente incostituzionale spiegherà i suoi effetti come se nulla fosse.

E questo è un altro miracolo italiano: una riforma forse balorda che viene applicata regolarmente, siccome un ministro che un domani potrebbe essere dichiarato reo, continua a lavorare per il bene degli italiani. Sia chiaro, ho detto ministro solo per sintetizzare, ma intendevo oltre che ministro, governatori, assessori, consiglieri e cos’altro si sia inventata la politica in tema di incarichi e uffici.

Ma tornando alle riforme riformate, residua una domanda. Ma se non ci fossero i tribunali, di ogni genere e specie, a bollare le leggi, come saremmo governati?

Evidentemente non si tratta tanto e soltanto di un ministro incapace, quanto di un parlamento che vota di tutto e di più, senza filtrare, controllare, verificare, sondare, fare, cioè, quello che gli compete. Ma i loro emolumenti, tornando all’incipit, non sono modificabili. Diamine con i guai che combinano forse sarebbe il caso di pagarli a risultato, o di eliminarli, come le guardie forestali, accorpandoli a un qualche ufficio dove lavorino davvero. Ed è da scommetterci che non se ne accorgerebbe nessuno.

Primo nemico lo Stato, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 21. ago, 2017 by in Argomenti, Politica nazionale

Primo nemico lo Stato, editoriale del Roma Cronache Lucane

Non è raro leggere, sui giornali o sui social, l’elenco dei problemi che affliggono l’umanita di questi tempi, lasciando intravedere un prossimo caos generale.

Il problema mondiale della migrazione, il terrorismo che si è inventata una forma di guerriglia apparentemente invincibile, la crisi economica e da noi anche la disoccupazione, il disagio e la povertà.

Ma anche un regresso morale enorme, una crudeltà sociale mai vista se non in tempi di guerra e una criminalità praticamente onnipotente.

Il quadro, dipinto da tanti, è più o meno questo, inquietante, desolante, tragico.

Fra l’altro sembra che a fronte di legislazioni nazionali o sovranazionali capillari, viga un’anarchia impressionante, ovvero una facilità di violazione delle leggi davvero gigantesca.

Le Costituzioni statali sono opuscoletti desueti, difficilmente applicate, raccontano mondi irrealizzati e ormai irrealizzabili; quando raccontano di comunità fondate sul lavoro e che aborrono la guerra, poi, sembra che scherzino.

La disperazione on line è evidente, salvo postarla fra una forchettata di spaghetti e una birra, come numerosi sono i lai generali siccome le proposte di soluzioni brutali.

Ma fin tanto che ad avere confusione, rassegnazione, paura, siamo noi, umili spettatori dell’irriverente mondo nel quale viviamo, tristi e sconsolati personaggi da schermo, grande o piccolo quanto un tablet, destinatari della violenza altrui e dell’insipienza di chi ci governa, passi.

Il guaio è che a vivere una pari confusione, anche se non accompagnata da uguale disagio, siano i politici, non solo italiani, ma oserei dire della maggioranza dei paesi della terra.

Se non riescono a collaborare, a scambiarsi informazioni, a unire le forze per combattere il terrorismo e risolvere i problemi più urgenti, fra i quali spicca la tutela dell’ambiente, bene, o valgono una cicca o gli va bene così.

Prepotenze di uno stato su un altro, nel 2000 e passa, sono inconcepibili se non alla luce di una follia generale che spinge uomini senza scrupoli a provare a essere onnipotenti, per il piacere di passare alla storia, evidentemente, ben sapendo che non potrebbero leggere quei libri nei quali si dovessero raccontare le loro gesta belliche.

Lo Stato, o gli Stati, stanno mostrando i loro evidenti limiti. Nella formula dell’unione europea sono anche peggio, se vogliamo. Non esiste una politica di difesa comune, ovvero fiscale, ovvero ancora del lavoro. Quindi, cui prodest?

Ma quando, poi, gli Stati, come quello italiano, diventano il peggior nemico del cittadino, allora è notte fonda.

Uno Stato serio dovrebbe star vicino ai cittadini, non vessarli; dovrebbe lavorare per loro, rassicurarli, provare a farli viver felici. Da noi si verifica il contrario. Non hai i soldi per vivere, far studiare i tuoi figli e pagare le tasse? Arrangiati, lo Stato penserà a pignorare i tuoi beni. Quanto a servizi, fin tanto che si continuerà a morire al Pronto Soccorso, te li puoi sognare.

E che dire della sicurezza, ormai una chimera, delle scuole, allo sfascio, e della sanità?

Allo Stato dovresti poterti rivolgere in caso di bisogno, al nostro no, ti volta le spalle, salvo sperperare i soldi in mille maniere, avere sacche di privilegiati, treni di raccomandati.

Il quadro è desolante, il disagio e l’ansia sociale in continua ascesa. Tutti sintomi, però, di una svolta sempre più vicina. Speriamo almeno sia indolore.

La passione vien mangiando, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 14. ago, 2017 by in Città di Potenza, pensieri e parole, Politica nazionale

La passione vien mangiando, editoriale del Roma Cronache Lucane

L’impressione, per niente accattivante, è che stiamo vivendo la stagione dell’improvvisazione.

Chi non ha mai fatto il ristoratore si inventa e si convince di essere un bravo ristoratore; chi ha letto dieci poesie sente lo struggente bisogno di scrivere i suoi ispiratissimi versi; chi non ha mai corso una mezza marathona, al decimo allenamento dispensa consigli e si vede sul podio, se solo decidesse di impegnarsi un po’ di più.

Gli esempi potrebbero non finire mai, ma è in politica che il fenomeno diventa devastante.

Penso a Di Maio che da cittadino, prima e non ora, studente immagino fuori corso, diventa candidato premier. Il fenomeno mi spaventa alquanto perché è come se di un Maradona non ci si accorgesse che al compimento dei suoi trent’anni.

Uso l’esempio di Di Maio solo perchè è il più eclatante, ma uno Speranza è poco differente, senza contare che nel campionato della politica i fuoriclasse sono presenti come nel campionato della Lapponia.

Evidente appare la circostanza, triste, che non la passione abbia sospinto i nostri eroi nuovi, ma le opportunità loro capitate. “Ehi, vuoi candidarti? Ma no non ci avevo mai pensato. Dai che può essere una bella cosa la politica. Ok, ci provo”, così ne nascono tanti, salvo poi diventare di colpo gli Andreotti della situazione.

Gli altri bidoni nascono dal servile portar le borse, concetto ampio e complesso che, partendo dallo sfogliare il giornale per il proprio campione, riferendogli poi quante volte è nominato, finisce al consiglio comunale passando per il pagamento delle bollette e l’accompagnare la signora del campione al mare.

Insomma la passione viene col tempo, cioè, per dire, se passione è quella che passa dal postare ogni propria scoreggia su Facebook.

Il sapere politico, unico requisito che dovrebbe contraddistinguere la carriera dei nostri attuali eroi, diventa un inutile bagaglio, pesante e scomodo, anche perché comporta una idea che vada oltre il voto per il riequilibrio di un bilancio.

Come per le altri arti o mestieri. Dicevamo prima che si diventa ristoratori sol decidendolo, senza alcuna cultura culinaria o passione, o poeti senza aver fatto studi classici ma soprattutto senza averne le doti, sempre e soltanto decidendolo o perché ti capita.

Il risultato è la cialtroneria quotidiana, che assurge a eccellenza in un mondo giudicato da mediocri auto nominatisi esperti.

Si lo so, forse esagero, ma quando vedo un neo assessore occuparsi di trasporti, è solo un esempio, giuro, oppure di sport, oppure ancora di altre belle cose, ecco così fughiamo ogni dubbio, dopo aver sfogliato per occupazione il codice civile, mi convinco sempre di più che è l’improvvisazione o l’opportunita a decidere chi deve curare i nostri destini, da Roma a Potenza, e mi sento piccolo, indifeso ed esposto alle intemperie della vita.

Del resto un risultato così catastrofico, e parlo di qualità della vita in Italia, proporzionalmente ai tempi, dal dopoguerra, non lo avevamo mai ottenuto. Sarà la conseguenza dell’improvvisata cialtroneria al governo, sempre più specializzata e moderna. Un nuovo brand, da esportare come la malavita organizzata.

Dai che così ci aiutiamo con l’export.

Mafiopoli, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 11. ago, 2017 by in Attualità, Diritto e giustizia, Politica nazionale, Società e costume

Mafiopoli, editoriale del Roma Cronache Lucane

Val la pena chiedersi se lo Stato italiano abbia ben in mente quanto sia diffusa, potente e tentacolare la delinquenza organizzata. Nel nostro paese, dalla cultura giuridica millenaria, esistono sacche di illegalità dalle dimensioni enormi. Pare ci siano territori letteralmente inaccessibili per le forze dell’Ordine, che, in questi casi, fanno la parte delle guardie giurate in un attacco alla banca da parte di un esercito di delinquenti, cioè, carne da macello.

I tanto decantati successi dello Stato, quando per esempio catturano uno che era latitante da vent’anni, sono fuochi d’artificio buoni per dare un segnale di esistenza, ma non sono pochi a ritenere che una cattura ogni tanto sia solo l’osso che la mafia offre in pasto ai tutori dell’ordine.

Gli enormi guadagni della malavita organizzata, poi, vengono investiti in attività lecite e spendibili con tanto di biglietto da visita e inaugurazione col politico di turno. I figli della malavita, infine, provano anche la strada dello studio, diventando professori, medici, avvocati e magistrati, oltre che imprenditori.

Lo Stato è accerchiato e incapace di combattere seramente la malavita, tanto che verrebbe da pensare che non lo voglia fare, preferendo trovare un’intesa.

La situazione è a dir poco allarmante sol si pensi a come il campo di azione della mafia non conosca più confini, essendosi esteso anche al nord e alle istituzioni. Nel parlamento più corrotto d’Europa, infatti, sarebbe da stupidi non pensare che qualche parlamentare, se non molti di loro, siano in odore di malavita.

Quando poi territori ancora poco malavitosi godono del presidio di quelle che vengono chiamate mafie bianche, dove cioè il sistema mafioso investe direttamente le istituzioni, che gestiscono l’unica ricchezza, costituita dal danaro pubblico, è più facile pensare a rapporti di affari che altro, per quanto attiene ai due tipi di mafie, quella vera e quella bianca. Perché il sostegno reciproco rimane alla base del successo di entrambe.

Io continuo a pensare che truccare un concorso per far vincere tizio anziché caio sia mafioso, poco cambiando se per imporsi invece della minaccia o dell’omicidio basti saper aprire le buste.

Ma le scene da far west, abituali nel napoletano o nel profondo sud, ora sono quotidiane anche nel foggiano e presto arriveranno ovunque, tenendo conto che, ove mancanti, significa solo che si è trovata una maniera per convivere, null’altro.

Il marciume è manifesto e arriva ovunque, temo anche nella magistratura, oltre che nel parlamento e nei salotti buoni.

Se non è materia, questa, per stabilire delle priorità irrinunciabili, priorità che vedano la lotta alle mafie quale primo scopo di un paese che, diversamente, deve rincorrere se stesso avvilendo la vita di chi rimane per bene, vuol dire che il marcio è arrivato ai vertici massimi.

Se lo ius soli o la legge elettorale, per fare due esempi, sono prioritari sulla lotta alle mafie, vuol dire che a decidere sono già le mafie, non vedo altre spiegazioni.

Traffico di droga immane, prostituzione, gioco d’azzardo, scommesse clandestine, appalti, corruzione, e, di fronte, forze dell’Ordine umiliate con stipendi da fame, autoveicoli vecchi e in numero sempre più ridotto, con paesi privi della stazione dei carabinieri, una volta presidio irrinunciabile per finire ai tribunali eliminati, sono lo specchio di un paese alla deriva, che gioca a essere civile, apparendo solo goffo, ignorante e truffaldino fin nelle sue viscere.

Nell’attesa della prossima sparatoria sentitamente ringraziamo.

dove si mangia in due …., editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 10. ago, 2017 by in Politica nazionale

dove si mangia in due …., editoriale del Roma Cronache Lucane

Tutte le discussioni sui migranti si infrangono nelle immagini di gruppi di neri in qualche località decentrata che bighellonano annoiati.

Se l’accoglienza è questa siamo dei pessimi padroni di casa.

Le organizzazioni che si accreditano come salvatrici di vite umane fanno finta di non sapere che aiutare gli sbarchi arricchisce la malavita, ne aumenta il numero e ingigantisce il problema.

Certo, chi è in pericolo di vita va salvato, ma questa è un’altra cosa rispetto a una accoglienza illimitata che ormai non vuole più nessuno, forse neanche la Boldrini, ed è quanto dire.

Fossimo in grado di dare un futuro, fossimo coerentemente capaci di offrire quello che un’accoglienza impone di offrire, questo darebbe un senso a tutto. Ma la verità è quella sotto gli occhi di tutti: centinaia di migranti stipati in camerate dalla dubbia igiene per le tasche sempre più pingui di pochi imprenditori della migrazione.

A volte mi viene da pensare che il problema non si risolve proprio per questi guadagni derivati che, diversamente, sarebbero utilizzabili per tutti e non per quei pochi benefattori delle proprie tasche.

Eppure basrerebbe, forse, pubblicizzare l’ameno futuro che li aspetta: un motel lungo la Basentana, forse un bar, un tabacchi e una pompa di benzina, o se gli va alla grande, una camerata in un albergo vista ex fornace, nessuna occupazione e sguardi indifferenti se non malevoli.

Il problema è invece molto serio e non risolvibile con decisioni tampone.

Ma a chi ne è affidata la soluzione?

Ah, dici che non è stata neanche affidara a qualcuno?

Insomma neanche Alfano ci pensa?

In TV quando si intervista un politico su come risolvere il problema l’intervistato non sa da dove cominciare, farfugliano più o meno tutti le stesse cose, ormai, uniformati anche nell’ignoranza.

Poi ci sparano un Erry De Luca per intenerire le corde umanitarie senza spiegare che lo scrittore con le organizzazioni non risolvono il problema ma tamponano una emergenza, che è un’altra cosa.

Gli altri paesi provano a tutelarsi, ma senza una strategia risolutiva, quasi toccasse ad altri. Noi brancoliamo fra una ipocrisia di fondo, un malaffare sotteso e una dabbenaggine ignorante a farla da padrona.

Capaci di spendere miliardi per aumentare gli effetti di un priblema solo per salvare qualche illecito guadagno, sembrerebbe.

Del resto o non lo si vuole risolverlo il problema o non se ne hanno le capacità.

Fra le due soluzioni, qualunque sia quella effettiva, c’è da rimanere sgomenti.

Sono convinto che se acchiappassimo un politico qualsiasi, lo inchiodassimo a una sedia e, con la luce fissa nei suoi occhi gli chiedessimo la chiave per risolvere il problema, o almeno una sua idea a riguardo, otterremmo la stessa risposta di un mafioso che deve fare la spia e cioè il silenzio assoluto, neanche omertoso, piuttosto il silenzio dell’ignorante, di quello che il problema non se lo è mai posto, nè lo ha mai affrontato con qualche esperto.

Il risultato è la navigazione a vista, quello cioè che un politico non dovrebbe fare per definizione, ma che in Italia rimane la pratica più diffusa.

Sembra che il nostro comportamento sia ispirato esclusivamente al “dove si mangia in due si può mangiare anche in tre”, laddove per mangiare non si intendono i guadagni di chicchessia, ma i grammi di pasta da dividere.

E ho detto tutto.

I love John, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 09. ago, 2017 by in Amenità, Politica nazionale, Regione Basilicata, Società e costume

I love John, editoriale del Roma Cronache Lucane

Tenerezza, simpatia, ammirazione? Non è facile capire cosa auspicasse l’ottimo Pittella quando si è fatto immortalare al momento di cominciare una ennesima avventura inglese finalizzata alla conoscenza della lingua che più lo ha reso famoso. Il suo inglese ha fatto ridere, sorridere, ha affascinato per la faccia tosta, qualcuno si è innamorato di quel personaggio che tutti hanno immaginato come novello e ironico messaggero dell’Europa unita.

Poi la doccia fredda. Non era un comico, ma un politico buffo, alle prese con la lingua straniera come solo un italiano alle scuole medie che non ha mai canticchiato neanche i Beatles, avrebbe potuto essere, cinquant’anni fa.

Il giro del mondo del suo video, si dice virale, oggi, non lo ha frenato, però, dal riprovare a offrire una immagine di uomo impegnato che con testardaggine vuole arrivare dove miliardi di persone sono arrivate senza affanni, e cioè al bilinguismo.

Meta che sembra inarrivabile, visti i risultati davvero scadenti, nonostante full immersion, frequentazioni europee e incarichi internazionali, ma che non lo smontano affatto.

La foto, postata su facebook, sembrerebbe di repertorio, viste giacca, camicia e foulard in un presumibile torrido giorno a Salerno, ma deve essere stata scattata invece proprio all’atto della partenza di questi giorni.

La didascalia ci parla della sua volontà di apprendimento di una lingua ostile, della sua abnegazione, del suo spirito di sacrificio, un esempio per tutti, suvvia.

Avrebbe potuto registrare un audio, in inglese, che attestasse anche i miglioramenti in barba a chi ancora sghignazza, ma forse preferisce stordirci tutti al ritorno con una conferenza sulla migrazione direttamente per la BBC o con un commento sul Manchester United in madre lingua.

Il timore è che l’impresa, invero ardua, diciamo da eroe, gli riesca quando sarà troppo tardi, quando sarà fuori del parlamento europeo e attorno avrà solo paesani o lucani, quando, cioè, per non correre il rischio di dimenticare quanto appreso nel corso di una vita, dovrà ricorrere al vecchio sistema dell’amico di penna, londinese o di Manchester, tiè.

A questi si rivolgerà col solito garbo e con lo stile di sempre: my dear friend of pen, how are you? I’m fine. Do you know? Here the pen is on the table and the door is open. …. e carinerie del genere.

Oppure conserverà l’abitudine di intercalare espressioni british al parlare normale, chiamerà pound l’euro, scusandosi immediatamente per lo sbaglio involontario dovuto alle frequentazioni di sempre, e berrà scotch dopo cena.

Eppure io ho un sogno, che Il video famoso e tutto quello che è venuto dopo siano il frutto di una voluta sceneggiata, che Gianni Pittella abbia fatto tutto recitando una parte, che il nostro  abbia voluto dimostrare al mondo che fare il comico è facile, almeno per lui, mentre è fare il politico che non riesce a tutti, soprattutto ai comici di professione.

Fosse davvero così, se, insomma, quel bonario sorriso mentre stroppia l’inglese a reti unificate, fosse il frutto di una colossale presa in giro, ebbene, avrei trovato il mio eroe, finalmente, e mi offrirei di servirlo umilmente.

Ma i sogni non si avverano, purtroppo.

Hallo, John, I love you.

 

 

 

 

Populismi, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 02. ago, 2017 by in Politica nazionale

Populismi, editoriale del Roma Cronache Lucane

Populista! Pare una ingiuria e tale devono intenderla quei politici che usano il termine come una spada in un duello.

Anche il significato della parola non è chiaro. Da sinistra la usano con superiore distacco, volendo, forse, riferirsi a quell’atteggiamento politico di chi fa intendere di voler adottare decisioni che soddisfino gli istinti popolari piuttosto che perseguire l’interesse comune.

Certo, l’aiutiamoli a casa loro sembra la massima espressione del populismo, oggi come oggi, ma evidentemente pesa anche l’appartenenza politica di chi la usa, col che aggiungiamo un’altra pietra miliare alla ipocrisia dei nostri giorni.

Una certa somiglianza col populismo più becero invero è rinvenibile anche nella legge sui vitalizi di recente approvata alla camera. Al di là della ipocrisia di fondo di un disegno di legge tarato sulla concreta possibilità che non diventi legge, rimane il fatto che è una legge che dà voce a chi ha sempre sostenuto che fino a oggi la classe politica ha letteralmente derubato gli italiani facendo man bassa di privilegi e prebende.

Una specie di ammissione di colpevolezza a beneficio di accusatori con la stessa faccia degli accusati.

Perché sia chiaro: gli italiani non hanno mai polemizzato con decenni di faraonici stipendi, funerali già pagati, cure dentistiche con massaggi per la signora. Piuttosto è stata quella parte politica emergente, di opposizione, che ha pensato bene di rimarcare il fenomeno attribuendosi il merito di aver trovato la ricetta per la moralizzazione della politica.

Oggi si rincorrono goffamente l’un l’altro nell’autodichiararsi immeritevoli di cotanti privilegi.

Fanno a gara a sminuire la figura del parlamentare dando duri colpi all’immagine con la segreta speranza che i colpi non arrivino alla tasca.

A me questo sembra populismo, e anche della peggior specie.

Oggi come oggi, il parlamentare, se gli levi pure i privilegi, rimane nudo e senza neanche la foglia di fico. Personaggi diafani, per lo più ignoranti, privi di un’idea politica che sia una, aggrappati a un sedicente leader, senza un voto conquistato quale riconoscimento di una virtù o una competenza, buoni a votare la fiducia e a ripetersi l’un l’altro ingiurie che vanno dal populista, appunto, ad altre pittoresche che attingono allo striminzito vocabolario del parlamentare 4.0.

A volte mi chiedo a cosa servano le camere: le leggi non le fanno più, le fa il governo; il controllo dell’attività governativa è solo sulla carta, in quanto interrogazioni e interpellanze sono sconosciute ai più e non fanno neanche il solletico ai governi. L’indirizzo politico non lo hanno mai dato, né sarebbero in grado di darlo non sapendo neanche, i parlamentari, in cosa credono o cosa pensano, nell’attesa che qualcuno li imbocchi di volta in volta.

Le riforme che votano o sono bocciate dalla consulta, o fanno letteralmente cagare (vedi quelle della giustizia o il jobs act o quella della scuola).

Un parlamento che funzioni merita una composizione culturalmente e politicamente raffinata, non mediocre e tirata su dalla categoria dei leccaluco.

I privilegi non sono in assoluto una bestemmia se accompagnano il lavoro nobile di rappresentanti del popolo dediti all’interesse comune, cui dedicano il loro sapere e la loro creatività.

Lo sono, una bestemmia, se rendono dorata la vita di buoni a nulla, ma in questo caso non vanno soppressi i privilegi, ma direttamente i parlamentari.

Varrebbe la pena pensarci su. Ma a settembre, ora andiamo a prendere i bagni.

 

Democraticamente autoritari, edit. del Roma Cronache Lucane

Posted on 25. lug, 2017 by in Politica nazionale

Democraticamente autoritari, edit. del Roma Cronache Lucane

A chi capitasse di fare un giro nella vita dei partiti, non sfuggirebbe come gli stessi non conoscano neanche un briciolo di democrazia.

Gli incarichi vengono conferiti dall’alto, e, sebbene il più delle volte rimangano sulla carta, non traducendosi in attività politica, è davvero raro che vengano conferiti attraverso una decisione comune, cioè, appunto, democraticamente.

C’è una gerarchia di capi e capetti, ognuno con la sua sfera di potere, ma diciamo che il potere si suddivide fra due grandi poli: quello nazionale e quello regionale.

C’è il capo che investe in giovani, quello che investe nell’esperienza, quello, ancora, che investe nelle donne, usa molto oggi, ma giusto per apparenza ci scommetterei, e quello che investe in tecnici con competenze specifiche. Ma in ognuno di questi casi il requisito comune è quello di piacere al capo.

Ma oltre a piacergli bisogna che il capo abbia piena fiducia nel nominando, fiducia che viene ricambiata con fedeltà e capacità di autonoma obbedienza particolarmente spiccate.

Sull’autonoma obbedienza c’è da soffermarsi un attimo. Sembra infatti una contraddizione, ma tale non è. E mi spiego. E’ necessario obbedire, su questo non si discute, ma nell’ambito del mandato può esserci una certa libertà; in altri termini l’incaricato, nell’ambito dello specifico compito, può anche lavorare di fantasia, anzi più è originale e più fa brodo. L’interpretazione, pertanto, della funzione ha un certo valore, utilizzabile a fini di carriera. Sia chiaro, però, che, se c’è da scegliere fra fedeltà e originalità, vince la prima; mentre se le due cose si abbinano possibile che diventi ministro giovanissimo, se solo il tuo capo nazionale finisce al governo.

Ma il bello arriva ora, perché i partiti, gestiti in maniera ben più che autoritaria (basti notare che se la pensi diversamente vieni emarginato in un battibaleno e privato di ogni strumento per discutere democraticamente), devono a loro volta contribuire a formare un sistema che è democratico.  Cioè, i partiti, la democrazia non la conoscono o la aborrono letteralmente, ma partecipano a competizioni democratiche, democraticamente governano o amministrano o comunque dividono ogni forma di potere o di controllo del potere, se pensiamo all’opposizione, democraticamente.

Quindi se i partiti sono le monadi della democrazia, è bene chiarire che hanno altra consistenza e sono caratterizzati ben diversamente: la democrazia la praticano solo all’esterno, insomma, avendola abolita al loro interno.

Il tanto criticato sistema elettorale dei nominati, pertanto, vige ufficialmente in ogni partito e varrebbe la pena sussurrare, quantomeno, a quei partiti che inneggiano al ritorno delle preferenze, che ben farebbero a cominciare a usarle anche nel loro interno, altrimenti si potrebbe dire, come usa moltissimo, e con una espressione davvero brutta ma gettonata dai politici appunto nominati, “ma di cosa stiamo parlando”?

A chi poi volesse far presente che nel M5S non è così, basterebbe chiedere un minimo di pazienza e comunque far riferimento ai casi eclatanti di Genova o alle facili espulsioni di Pizzarotti e altri, oltre alla facile osservazione che il voto in rete segue pedissequamente le indicazioni del capo, salvo che per quegli argomenti lasciati in pasto alla famelica rete come l’osso in bocca ai cani feroci.

A conti fatti, forse, la democrazia è solo un’idea oppure ha una sola declinazione: la spartonza, questa sì democratica.

Comunque, visto che mi trovo, mi nomino tesoriere a casa mia, perché coi tempi che corrono, dovessimo indire una elezione familiare, possibile che non becchi neanche il mio voto.

 

Il sogno americano, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 21. lug, 2017 by in Città di Potenza, Politica nazionale

Il sogno americano, editoriale del Roma Cronache Lucane

Una volta le dimissioni di un ministro per motivi politici provocavano vere e proprie crisi di governo che portavano quantomeno a una verifica del permanere della maggioranza.

Oggi, invece, un ministro sbatte la porta, chissà se a tanto invitato o se agendo spontaneamente, dichiara di andarsene all’opposizione e per tutti non è accaduto niente.

Costa, il ministro dimissionario, aveva posto un veto alla approvazione della legge sullo ius soli, palesando come una intesa sul punto mancasse finanche nel governo.

Aveva anche creato problemi sulla riforma penale recente, per la verità.

Se vogliamo è stato un assaggio della impossibilità di una convivenza fra Forza Italia e il PD.

Alfano mantiene una posizione ibrida mentre la fuga dal suo partito continua.

Tutti tornano nel centro destra che i sondaggi danno vincente.

Non ci fosse un paranoico attaccamento alle poltrone, con l’aria che tira, anche gli ibridi locali dei comuni di Potenza e Matera, dovrebbero porsi delle domande. Il loro pervicace tentativo di stare tutti assieme accontentandosi ognuno di una porzione minore di potere, oltre a produrre amministrativamente poco o niente, offre la cifra della statura politica e della sensibilità dei protagonisti.

A Potenza, come a Matera, come a Roma, l’imperativo è vegetare, farsi scivolare addosso sconfitte, critiche e polemiche, e fare della politica la ricetta per stare attaccati a una poltrona a dispetto dei santi e dei propri conclamati limiti.

Limiti che invece non incontrano il desiderio di protagonismo e l’opinionismo eletto a professione di chi, magari, più che opinioni dovrebbe avere idee.

Ed ecco che i nostri politici fanno conferenze stampa, comizi, rilasciano interviste, scrivono libri e presenziano pure la nomina del nuovo capocondomino, tranne che amministrare o fare semplicemente il loro dovere di politici, cioè di portatori di progetti per vivere meglio, ovvero di portatori di soluzioni ai problemi.

Godono di notorietà e popolarità, sono in radio e tv, si sentono, e forse lo sono anche, star senza neanche aver fatto un casting, un provino, un esame di italiano o di dizione.

Il sogno americano in salsa italiana, dove può capitarti di rappresentare un popolo o una comunità per virtù dello spirito santo, per volontà del pater familias, inteso relativamente beninteso, per puro culo o per raccomandazione. Oppure perché si fa parte o si è la longa manus di un centro più o meno forte di potere. Insomma difficilmente per volontà popolare. Eccezion fatta per i sindaci, la cui elezione ricorda per sommi capi, sistemi presidenziali, nei cui confronti, ovviamente, vige il veto più assoluto proprio perché potrebbero sortire autentiche sorprese, come un Trump.

Distorsioni di una democrazia malata, che, presumibilmente, nessuno vuole guarire.

Il bello è che da parte dei nostri sindaci, forti come nessuno di un consenso popolare concreto, viene mostrata timidezza politica e amministrativa ingiustificabile e alcuna capacità di indirizzare l’orchestra, rimanendone, invece, autentiche vittime.

Quindi dove funziona il sistema, non ci sono gli uomini; ma non sarà frutto del caso, bensì della perfida strategia di partiti gelosi dei loro candidati al punto da sceglierli cromosomicamente fagocitabili in cambio della sola scena.

Esagero?

Ovvio che sì, ma in bene e solo nel senso che le cose stanno molto, ma molto peggio.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>