Tuesday, 12th December 2017

Iniziativa regionale pro vittime di iettatori

Posted on 02. nov, 2017 by in Argomenti, Commenti

Iniziativa regionale pro vittime di iettatori

Ma esistono gli iettatori?

Io credo di sì, ragion per cui, tutte le potenziali vittime, cioè la popolazione intera meno loro, dovrebbe costruire un sistema solidale di protezione.

Come?

Segnalandoli e creando un elenco ufficiale pubblico, o almeno ufficioso, ma anche a pagamento, purchè chi ci crede possa conoscere gli iettatori della sua palazzina, rione, città, e perché no, regione.

Conoscerli può aiutare molto. Per esempio se sai che tizio lo è, eviti di parlarci, o di incontrarlo, o se proprio non riesci a evitarlo, lo saluti gentilmente e ti attivi per non contrariarlo.

Piccole misure che, unite al cornicello, alla rapida grattatina e alle corna fatte con la mano in tasca, potrebbero salvarti da sciagure, grandi o piccole che siano, facendoti godere quella che troppo spesso non viene gustata per il valore che ha, cioè una esistenza più serena.

Anche gli iettatori potrebbero trarre giovamento da un elenco ufficiale: immaginate il rispetto che riceverebbero, le porte che si spalancherebbero, i sorrisi che si sprecherebbero. La loro autorevolezza troverebbe il giusto teatro nella vita di tutti i giorni, in qualsiasi ambiente o posto di lavoro.

E se proprio non si vuole passare all’ufficialità, almeno potremmo aiutarci fra di noi, vittime designate, con elenchi di contrabbando da passarci mano per mano in vicoli bui, anfratti inaccessibili o, con abilità tutta da acquisire, nell’attesa dell’ascensore o sorbendo un caffè al bar sotto i soprabiti.

Amici, quanti guai in meno ci sarebbero? Quanti di noi potrebbero passare una giornata in più beatamente a combattere i fisiologici guai della vita, senza aggiungerne altri?

Potrebbe essere una seria svolta.

Chiunque fosse interessato potrebbe scrivere il suo elenco e spedirlo all’indirizzo di posta certificata agliefragaglifatturchenonquaglia@cert.facciolecorna.it, verrà subito ricambiato con gli elenchi di tutti quelli che hanno aderito all’iniziativa.

 

Il prezziario dei reati, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 10. ott, 2017 by in Argomenti, Commenti

Il prezziario dei reati, editoriale del Roma di Basilicata

Che la giustizia abbia da tempo intrapreso una deriva senza pari è un dato certo. La prova la otteniamo quotidianamente con le troppe sentenze di assoluzione per prescrizione, con decisioni sempre più povere di motivazione, superficiali, talvolta finanche zeppe di errori materiali, affidate, senza scampo, sempre di più a una magistratura onoraria che non offre alcuna garanzia di competenza, e infine con il netto prevalere di decisioni in rito che non affrontano più il merito delle vicende umane a lei sottoposte.

Fra l’altro la giustizia costa tanto e rende pochissimo, con tempi e efficienza in media ben lungi dal minimo sindacale, per dire.

Ma la perla legislativa della cosiddetta “giustizia riparativa”, davvero è sconvolgente. Ne abbiamo avuto una recente prova con la sentenza del Tribunale di Torino che ha fissato il prezzo per un reato di stalking, ben 1.500 euro.

La giustizia riparativa è, contrariamente a quello che pensa il legislatore italiano, che da anni dà segni evidenti di stravaganza, un complesso discorso che coinvolge vittima e responsabile del reato, li avvicina, li fa discutere, cerca di risolvere un conflitto e alla fine, solo alla fine, può consentire un risarcimento che elimini la responsabilità penale. Una sorte di privatizzazione della funzione sanzionatoria dello Stato, in un determinato ambito di reati, che, beninteso, non assolve al compito di deflazionare il contenzioso, bensì a quello, ben più nobile e preventivo, di responsabilizzare e rendere consapevole l’autore, mettendolo a confronto con la vittima, del disvalore sociale della sua azione.

Per il legislatore italiano, invece, un tanto nobile e complesso disegno socio-rieducativo è ridotto alla quantificazione del danno da reato, senza neanche attribuire alla vittima voce in capitolo, ma affidando a un giudice la determinazione del prezzo.

A Torino lo stalker ha offerto 1.500 euro per essere assolto, la vittima li ha rifiutati e il giudice ha sentenziato che bastavano.

Roba dell’altro mondo. Fra poco avremo un vero e proprio prezziario e chi vorrà, potrà decidere di compiere un reato avendo la disponibilità per farselo estinguere.

Sarà, infatti, decisamente poco credibile avere in Italia un prezziario differente da corte di appello a corte di appello, a meno che uno stalking in Calabria non valga addirittura meno di uno in Piemonte. Poi avremo anche le dovute differenze: immagino costerà di più stalkerizzare una persona in vista rispetto a una povera commessa, per dire, e ingiustizia sacrosanta sarà compiuta, secondo i canoni della giurisprudenza italiana, capace di risolvere i casi con soluzioni una in contrasto con un’altra.

Poi arriverà la Cassazione -tutti in piedi- che sentenzierà che se la persona è poco nota e disoccupata, semmai, il danno non supera i 600 euro, e prelibatezze giuridiche del genere.

Ma il mondo della politica è insorto: così non va, la legge va cambiata! Ma l’hanno fatta loro, è giusto ricordare, e quindi è doveroso aggiungere che non sono assolutamente capaci e che il loro esclusivo fine, spinti da una magistratura sempre più insofferente a trattare le cause, è quello di deflazionare i ruoli delle cause pendenti.

Una maniera come un’altra per fare somma ingiustizia in un paese che, invece, ne ha davvero tanto bisogno. Ma di giustizia sostanziale, non di finta giustizia, come la nostra dove un legislatore scadente e premuroso verso le esigenze delle toghe, ha costruito un campo minato per il processo, nel quale è facile saltare in aria con una dichiarazione di improcedibilità o inammissibilità, a ogni tentativo di seria difesa.

Un paese senza una compiuta giustizia è un paese misero culturalmente, tendente al dispotismo, sebbene porti la maschera della democrazia. Una deriva di questa grandezza la si combatte con una magistratura seria e responsabile, e non da prima pagina ovvero superficialmente sciatta e con una avvocatura che abbia coscienza del suo ruolo nella società. Diversamente sarà davvero notte fonda.

Ah!, a proposito, quanto costa una bella diffamazione? Datemi un numero che comincio a risparmiare.

Autonomisti della Lucania a rapporto!, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 09. ott, 2017 by in Commenti, Regione Basilicata

Autonomisti della Lucania a rapporto!, editoriale del Roma di Basilicata

Magari potremmo invocare l’autonomia anche noi lucani. Che ci manca? Abbiamo tutto, finanche una barriera naturale anti-invasione realizzata attraverso la non edificazione di strade e ferrovie. Col petrolio potremmo dare sfogo a una atavico complesso di povertà sfrenandoci nell’acquisto di ville a Maratea, appartamentino per partorire idee letterarie a Castelmezzano, suv e abiti su misura e gioielli alle signore.

Poi potremmo sbizzarrirci con stipendi tripli rispetto al resto del mondo, orario di lavoro ridotto e sussidio ai pensatori che non possono certo perder tempo con un lavoro normale.

In fondo siamo una popolazione piccola, facile farla star bene, basta evitare di regalare il petrolio a chi ce lo paga con malattie e sporcizia, far pagare le tasse a chi ha stabilimenti qui da noi e pochi altri accorgimenti.

Strano che a nessuno sia venuto seriamente in testa.

Un bel movimento autonomista, quello dei due mari, delle due province, delle quattro strade e dei quattro comitatini.

Il problema sarebbe quello di rendere consapevoli i lucani, al fine di una loro adesione convinta, che non paga star dietro al politico di turno, che poi questi turni non finiscono mai, estendendosi, per qualcuno, anche agli eredi, e che il futuro è solo nelle loro mani.

Non corriamo il rischio, come Barcellona o la Gran Bretagna, della fuga delle banche, chè già se ne vanno ora, assieme a uffici e direzioni regionali. Non corriamo il rischio di una uscita dal contesto europeo, chè già non ne facciamo parte. Insomma rischi zero e poi vi assicuro che ricchi come arabi, saremmo corteggiati da lobbies e finanzieri, evasori e imprenditori. E sì, perchè potremmo abbattere il carico fiscale, avere ospedali all’avanguardia e offrire tutela sanitaria a 5 stelle a tutti. Diventeremmo una meta ambita dove trascorrere la vecchiaia per ricchi pensionati, offrendo tartufo, aglianico e sciccherie del genere, con tanto di belleze naturali e simpatica accoglienza.

Già. Noi potremmo farlo.

Il problema è, però, che ci sentiamo lucani così come ci sentiamo italiani, cioè solo allo stadio; che, in dondo, rispettiamo la nostra terra come rispettiamo un cane randagio con la rogna; che ci scegliamo i nostri rappresentanti in maniera acritica, indotta e utilitaristica (un voto per una raccomandazione); che abbiamo come meta del nostro sguardo la punta del nostro naso o al più quella del naso della famiglia; che, un pò saccenti e presuntuosi, affrontiamo la vita e le responsabilità con superficiale pressappochismo. Insomma un senso di appartenenza alla nostra terra vero e proprio manca.

Ma forse è un bene, dai. Vuol dire che é fuori del nostro DNA, uno spinto spirito autonomistico, che ci sentiamo italiani, stiamo in fondo bene e che che cavolo ce ne frega a noi.

E quindi mentre il mondo è in subbuglio noi ci approntiamo ad accogliere candidature politiche che sanno di vecchio, con programmi stantii, copiati e ricopiati da non realizzare mai, i partiti si agitano per una candidatura lasciando spazio a quello che viene chiamato pragmatismo che è il primo nemico della politica, fatta di idee, progetti e visioni fantastiche, tutto il contrario cioè del pragmatismo che, sia chiaro, significa solo farsi li cazzi propri. Seraficamente disgraziati, per gradire.

L’ignoranza che scusa, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 20. set, 2017 by in Commenti

L’ignoranza che scusa, editoriale del Roma di Basilicata

Che poi, a pensarci bene, pure avrà ragione l’avv. Di Genio, Carmen Di Genio, sull’ignoranza dei migranti in materia di leggi italiane.

Nel bel mezzo di un convegno, il legale salernitano, infatti, ha illuminato la scena affermando che i migranti non conoscono le leggi italiane e fra queste quella che punisce uno stupro in spiaggia.

Forse i migranti si erano fermati al comma precedente, quello che punisce gli stupri a casa dello stuprato, vai a capire.

Ma la tesi è affascinante e meritevole di interpretazione estensiva.

Per esempio io potrei non sapere che in Austria è vietato rubare e, quindi, prendere a volo un libro da una libreria pensando che ce l’avevano messo proprio per me, gentili.

Così un migrante potrebbe ben pensare che una donna sulla spiaggia ci sta proprio per dar sfogo alla sua sessualità e non per, che ne so, godersi il fragore delle onde e del loro risucchio.

Ma la illuminante dichiarazione mi fa immaginare un mondo, in Africa, che deve essere davvero il paradiso in terra per qualcuno, dove certi maschi possono fare quello che gli pare, o quantomeno, in spiaggia, violentare chiunque incontrino sul loro cammino.

Roba che le donne in Africa devono pensarci bene a scendere in spiaggia, se intravedono maschi che non appagano i loro gusti estetici.

La spiaggia in Africa, discetta l’avv. Di Genio, evidentemente, è un luogo di appuntamenti fra sconosciuti, un luogo per lo scambio di coppia, o soltanto per appagare le smanie di generosità delle donne verso maschi in calore, e tanto basta per giustificare anche comportamenti all’estero.

Chissà se uguale tesi, la nostra eroa, si dirà così al tempo della Boldrini chissà, userebbe in un processo, tipo  “e quindi, signori della Corte, non egoico e irrefrenabile istinto sessuale spinse l’imputato, ma soltanto la certezza della benevola disponibilità della parte offesa che, altrimenti, cosa ci stava a fare in spiaggia”?

Ma poi mi dico, uguale ignoranza dovrebbe essere perdonata anche agli italiani, magari ai più zoticoni, tipo quei politici che si fanno corrompere: cosa ne possono sapere mai della legge penale? Loro, cui non viene chiesto neanche un mediocre uso del congiuntivo, circondati da un groviglio di leggi e leggine, non possono certo conoscerle tutte? Diamine. Ma anche gli evasori potrebbero essere soltanto degli indolenti ma innocenti ignoranti, suvvia.

Il principio fondante il nostro sistema giudiziario e sociale, quello cioè che non è ammessa l’ignoranza della legge, principio che giocoforza deve estendersi a chi calpesta la nostra terra, è stato frantumato nel volgere di un discorso ma da chi poi? Da un contadino con la terza media? No! Da un filosofo che vive sulle nuvole? Giammai! E’ stato frantumato da un avvocata, da una, cioè, che con le leggi ci fa pranzo e colazione. Poffarbacco, ma allora sarà proprio così. Ulla Peppa!!

Quante cause avrei potuto vincere con due sole parole: era ignorante, signori della Corte.

Vabbè, non esageriamo, diciamo che vale solo per i migranti, ok! Non è giusto, ma va bene. Fortuna comunque che a Potenza non ci sono spiagge, possiamo stare tranquilli. Esiste via Due Torri, dove pure si è tentato uno stupro, ma è obiettivamente diverso. No? Dice la Del Genio che via Due Torri vale una spiaggia?

Accipicchia, allora è colpa della vittima, infatti pare non avesse con sé neanche paletta e secchiello, per mostrare i suoi reali intendimenti, quindi era là sapendo cosa poteva succedere.

E ditelo prima, allora!

PS: l’avv. Del Genio ha poi chiarito che voleva solo sollecitare la prevenzione nei confronti di maschioni che nel loro paese delinquono per abitudine. Tipo?

Vabbè lasciamo perdere.

Il meno peggio, per dire, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 20. set, 2017 by in Commenti

Il meno peggio, per dire, editoriale del Roma di Basilicata

Da più parti si celebra il funerale anticipato del M5S. Si dice che è in fase calante, che non suscita più entusiasmo, che comincia a far parte di quel mondo consolidato della politica che tanto distacco crea nella gente.

Eppure hanno restituito al circuito economico parte dei loro indennizzi; eppure affermano di aver già rinunciato al vitalizio che hanno maturato qualche giorno fa. Ma qualcosa nel meccanismo che li legava alla gente si è rotto. E’ vero.

Sia chiaro: le rinunce a parte delle prebende faceva piacere ma non poteva essere l’unica arma di convincimento. Gli italiani, se ben governati, e sul punto dovremmo anche capire cosa intendono per “ben governati”, fanno poco caso ai privilegi. Anzi, ben vengano, se contribuiscono al buon governo. Parliamo, infatti, di spiccioli nella generale economia.

I partiti, poi, hanno fatto finta di rincorrersi sulle questioni dei cosiddetti privilegi, non suscitando, però, né entusiasmo e nemmeno curiosità.

Il banco di prova dei grillini sono stati i governi delle città e la banalizzazione dei problemi; l’ambiguità del messaggio su problemi centrali (vedi uscita dall’Europa o dall’euro, politica sui migranti) ovvero la mancanza di messaggi seri su altri temi importanti, come la giustizia, il lavoro, le tasse.

Nell’area di centro sinistra vige, invece, il caos. Hanno perso di vista la politica, ottenebrati dalla necessità di stare al governo. Non hanno categorie protette (una volta erano i lavoratori), non hanno una visione, una prospettiva, una idea affidabile. Navigano a vista fra convenienze e slogan. Renzi ha portato il minimalismo del pensiero, i vecchi hanno perso il contatto con la teoria, le nuove generazioni hanno studiato su Twitter.

Ed ecco che ritorna in scena il centro destra, poco tempo fa ai minimi storici. Ci torna con un Salvini spaccone, che cavalca utopie, magari realizzabili, come le tasse al 15% e la cacciata dei migranti irregolari, un redivivo Berlusconi, rifatto da capo a piedi, ma coi meccanismi di sempre, una combattiva Meloni e una somma di sigle difficili anche solo da ricordare.

Non ha però idee innovative, non propone politiche alternative, sfrutta solo il momento storico e soprattutto la caduta libera degli avversari.

Ecco, in Italia, ormai, si vive delle disgrazie altrui, giammai dei propri meriti.

Il M5S era esploso sulla incapacità della politica di leggere il momento storico e darsi una regolata. Il PD era risorto sulle disgrazie di Berlusconi, che, ma molti già se lo sono dimenticato, aveva fatto una infornata di parlamentari del gentil sesso, quasi confondendo il parlamento con il suo harem.

E oggi il centro destra risorge per l’insipienza degli avversari, che, come detto prima, da un lato cominciano già a specchiarsi e a chiedersi chi sia il più bello (vedi M5S) e dall’altro inciampano su tutto.

A livello locale, invece, vige la confusione più totale: sindaci di destra sostenuti dalla sinistra più estrema, assessori di sinistra che partecipano a convention di destra, partiti senza guida, accordi nuovi ogni giorno destinati a fallire dopo una settimana, politiche asfittiche, amministrazioni della cosa pubblica che non vanno oltre la realizzazione di una rotonda.

Un panorama variegato che rappresenta quello che è riuscito a costruire l’uomo politico negli ultimi decenni, cioè il nulla 4.0.

L’acquario della politica, insomma, non ha più pesci rari; solo pesci ordinari, ma molto voraci e soprattutto solidali con la specie per il nuovo politicamente corretto al gusto egoico di eau facciamocigliaffainostrifintantochequestibambacionicelopermettono.

 

Complotto, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 20. set, 2017 by in Commenti

Complotto, editoriale del Roma di Basilicata

Complotto! Complotto!

Passano gli anni, cambiano le repubbliche, la prima, la seconda, di nuovo la prima, cambiano le vittime, ma c’è sempre qualcuno che mette a serio rischio la democrazia in Italia.

In genere questo qualcuno assume le sembianze del magistrato inquirente, con la presenza variegata di carabinieri, poliziotti e giornalisti.

Dai tempi di Craxi, da quando cioè la magistratura ha assunto un ruolo politico, questa ha preteso le prime pagine e il monopolio della morale del paese, il refrain è sempre uguale.

I complotti, ovviamente, servono per sbarazzarsi di qualcuno, hanno un obiettivo specifico, e, soprattutto, hanno un mandante.

Nella storia degli ultimi 25 anni tutti i complotti non hanno mai avuto un mandante.

Basta gridare al complotto, creare confusione, inventarsi vittime e il gioco è fatto. Quando si dice l’importanza della distrazione di massa.

Magari avrebbe più senso, perché è facile individuare quantomeno i registi, parlare di complotto ogni volta che la volontà popolare è stata capovolta da decisioni del Presidente della Repubblica, ma questo non usa, no.

Allora ogni volta che si muove qualche Procura si grida al complotto.

L’abuso del temine lo ha persino svuotato di significato, perché un presunto complotto senza mandanti, registi e solo con un paio di esaltati, non dovrebbe chiamarsi complotto, ma con un termine molto ma molto meno insinuante.

Dicevo esaltati. Sì, perché ce ne sono a iosa. Nelle Procure siccome fra le Forze dell’Ordine. E non dico eresie, basta guardare i fatti.

Quante indagini partite col botto e le prime pagine sono finite con una pernacchia e tanti danni per le vittime sfortunate? Davvero troppe. Io non sono un tifoso del giudicante a dispetto delle Procure, ma, pensando alla umana natura degli uni come degli altri, immagino molto reale la possibilità che incorrano in errori emtrambi. Solo che i loro errori hanno effetti devastanti.

Lo sanno tutti, ma nessuno pone rimedio al fenomeno.

Un eccesso di protagonismo negli ultimi trenta anni si è impossessato della magistratura, complice una politica disgraziata e di livello scadente, protagonismo che non smette di manifestarsi a prescindere dal colore politico dei governi.

In provincia, poi, il fenomeno si attenua: la politica e l’amministrazione quotidiana, a livello più locale, sono meno attenzionate, usando un termine poliziesco, che vuoi, nei centri piccoli si fa più facilmente squadra, scambiarsi piccole cortesie diventa politicamente corretto. Quindi si parla molto meno di complotto, per esempio.

Ma il problema è solo uno: la guerra fra istituzioni, la magistratura e la politica quando amministra. La prima eccessvamente protagonista, la seconda moralmente tanto evanescente da sembrare eterea.

La fortuna è che, a livello nazionale, non troveranno ma una intesa totale, che, invero, stroncherebbe anche quella parvenza di democrazia che ci ritroviamo. Ci sono le fazioni e le schegge impazzite, e si giocano questa infinita partita. A noi propinano la sciocchezza del complotto, accusa tanto generica quanto inconsistenze, che la avanzi Berlusconi o che la avanzino i giornalisti e i politici renziani, perché lui, il buon Renzi, nobilmente si astiene, dopo aver mollato i guinzagli.

E niente, è sempre la solita storia, si sbranano per il potere, senza esclusione di colpi, approfittando dei colpi di testa delle schegge impazzite, tanto brave a montare inchieste, quanto incapaci nel portarle a una condanna.

Radical sessismo di Repubblica, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 15. set, 2017 by in Argomenti, Commenti

Radical sessismo di Repubblica, editoriale del Roma di Basilicata

Esistono ancora rubriche giornalistiche intitolate donne e motori. Il giovedì sui quotidiani, per esempio. Roba da anni settanta. Un accostamento che ha fatto felici gli uomini di più generazioni che si vedevano soddisfatti nella loro cupidigia motoristica e sessuale.

Un mondo di e per uomini, quindi, spiccatamente sessista.

A chi pensava che si fosse radicata una mentalità nuova, diversa, moderna, dopo anni di battaglie, polemiche e conquiste sociali e giuridiche, non resta che prenderne atto: solo fumo negli occhi. Le nuove generazioni si sono adagiate sulla tradizione maschilista e le donne protestano solo quando è certificata una certa provenienza politica dei comportamenti sessisti, accettandoli di buon grado dal resto del panorama politico.

Da un tanto scaturiscono polemiche virulente per la mancanza di rispetto verso la donna, se proviene da destra, rimanendo artistica l’esibizione di un paio di gambe se pubblicata da una testata di sinistra.

Roba da matti.

In verità le donne non sono mai state unite nel combatterre la loro battaglia di effettiva parità, facendosi una concorrenza, in ogni ambito, senza alcun dubbio scorretta. La prova è la massiccia presenza nelle istituzioni di amanti e pseudo-segretarie, tutte orgogliose di aver speso per bene la propria sessualità e per nulla imbarazzate nell’accettazione di un ruolo subalterno.

Ragion per cui una seria battaglia non è mai iniziata, solo schermaglie di un conflitto con tanto di spie, traditori e mercenari.

L’uomo, poi, non si è mai affrancato, nel lavoro, nella politica, nella vita sociale, da un eccesso di sessualità, confondendo fascino con coppola, e finendo per confondere l’uno con l’altro e dimostrando così uno stato di perenne adolescenza, con pulsioni irrefrenabili da cervello congelato.

Quindi vai con le rubriche anni settanta “Donne e motori” con la certezza che non un monito si alzerà contro sí conclamato e radicato sessismo se a curarle sia un bel giornale pro migranti, pro donne, pro parità di tutto.

È la modernità a chiacchiere, la cosiddetta fuffa stampata e letta e riletta. Del resto che un vero regresso sociale sia in atto è cosa scontata e sotto gli occhi di tutti.

I più barbari omicidi da parte, non di delinquenti di professione, ma di ragazzotti di famiglia, di quelle famiglie definite buone, cioè inserite nel contesto sociale, con genitori che lavorano, macchina e seconda macchina e cellulare in numero doppio rispetto ai componenti famigliari, ma questo è solo un esempio, politici che combattono i fantasmi del passato, passando le notti svegli per partorire norme fuori del tempo, una giustizia lumaca e scadente, la corruzione imperante e tutto il resto di questo quotidiano circo, testimoniano che siamo in un momento di grave allarme sociale, che alcuna partita di champions, vinta o malamente persa, perché nei confronti con l’estero scompaiamo, potrà mitigare.

Quindi, tornando alle rubriche giornalistiche sessiste, passo a qualche umile suggerimento per altre  nuove e mirabolanti manifestazioni di intelletual-sessismo. Che ne dite di un bel “donne e champions”, con tanto di vallette a gambe scoperte in copertina? Oppure un morbido “Curve e accelerazione” o, infine, un più tecnico “Frizione e reggicalze”?

Purché abbiano la benedizione della intellighenzia di sinistra, mi raccomando.

 

 

Unico lusso il vaffa.

Posted on 09. set, 2017 by in Amenità, Argomenti, Commenti

Unico lusso il vaffa.

Buongiorno, sono Gigio Gigi, un uomo qualsiasi.

Un uomo normale.

Un uomo con un lavoro di merda e un guadagno di merda.

Evidentemente sono un uomo di merda, o come dice qualcuno per confortarmi, soltanto sono stato sfortunato.

Una laurea ce l’ho. Intelligente pure dovrei esserlo, anche se molti mi dicono che non lo sono perché non sono furbo, perché pago le tasse e faccio le file senza cercare di aggirarle.

Faccio un lavoro che mi costringe ad avere a che fare, quotidianamente, con tanti iddii in terra, i magistrati. E non li chiamo iddii per irriderli, tutt’altro, li chiamo così perché lo sono.

Fortuna che sono ateo/buddhista, così almeno mi evito di doverli osannare, come, invece, tanti colleghi usualmente fanno. Ma questo è un altro aspetto del mio “non essere furbo”, e quindi anche, probabilmente, poco intelligente.

Ma non mi lamento.

Se penso che altri, gente importante, di indiscusso valore, con titoli di studio e palmares strabilianti, per aggiustare l’Italia hanno per anni aumentato il costo della benzina, mi convinco sempre di più che sono le cose facili quelle che contano. Forse spesso ce ne dimentichiamo.

E le cose semplici, apparentemente addirittura stupide, le sanno fare i ricchi, gli uomini di potere.

Pensate che c’era un politico ricco e importante che per risolvere i suoi problemi semplicemente cambiava le leggi, pensate che fece anche scuola.

I Gigio Gigi come me, invece non possono fare miracoli facendo cose semplici, ma glieli chiedono, perbacco.

Per esempio dovrebbero, i Gigio Gigi, pagare i debiti contratti dagli altri, pur senza avere più una lira e mantenere un paio di branchi di nullafacenti. Ed ecco che, ai ricchi e importanti tocca fare cose semplici e ai Gigio Gigi fare i miracoli.

Anche se poi diranno che i miracoli li hanno fatti loro.

Ci fossi stato io, al posto del capo dello stato, niente niente, avrei pensato che un limone spremuto non caccia più succo, pensa te, che pensiero complicato e stupido.

Ma la borsa pare ci creda. Cacceranno ancora succo dai nostri limoni spremuti! Bene, bravi, bis! E il pil cresce.

Dicono che i ricchi se ne stanno andando all’estero, che gli industriali trasferiscono le loro aziende. Balle. Dove potrebbero stare meglio che in Italia? Sono protetti e coccolati, e se c’è ombra di crisi gli chiedono pure di governare. Altrove pagherebbero tasse profumate, pensa te, da noi posso evaderle.

Sono Gigio Gigi, e sapete che vi dico? Che tutta questa tragedia non mi condiziona. Tanto la mia vita non cambierà. Un lavoro di merda e guadagni di merda. Sono un uomo normale. Sempre piegato  a 90 gradi per aiutare gli altri, specie se ricchi, banchieri o politici in bolletta.

Mi ribellerò?

Certo fra qualche tempo potrei incrociare le braccia per qualche ora, dicono. Una protesta coi fiocchi. Una rivoluzione.

Sono Gigio Gigi, uomo normale  e da normale voglio concedermi il lusso di mandare tutti a cagare; è l’unico lusso che posso permettermi. E me lo tengo stretto, nessun governo potrà sottrarmelo.

Pare niente, ma conta ancora molto.

 

Eccellenze, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 26. giu, 2017 by in Attualità, Commenti, Politica nazionale

Eccellenze, editoriale del Roma Cronache Lucane

Ogni disavventura del M5S, meglio se giudiziaria, viene accolta dall’universo mondo politico con malcelata soddisfazione. È la logica conseguenza di una stagione trascorsa a giudicare gli altri dall’alto, forte, inizialmente, di una cristallina trasparenza, poi pian pianino trasformatasi in un andazzo comune agli altri. Certo, il numero di amministratori coinvolti in inchieste, in altre parti della politica è proporzionalmente più imponente, ma uno che ha gridato “onestà onestà” è normale faccia più specie. E rabbia, perché davvero sembrava fosse di un’altra pasta.

Poi possiamo perdere delle ore a discettare su reato e reato, mazzetta e falso, abuso e turbativa, ma purtroppo fanno tutti parte della famiglia del codice penale e non è assolutamente detto che un falso valga meno di una corruzione, per un amministratore.

E poi i discorsi sulla doppia morale, quella per se e quella per gli altri, i codici di autoregolamentazione, applicati, non applicati o applicati alla bisogna, francamente hanno stancato, soprattutto se tradotti nei talk show del “chi sono io e chi sei tu”  o negli editoriali del tal o talaltro giornale.

Purtroppo bisogna dare ragione a Davigo, l’Italiano eccelle nel violare la legge, per il resto è un popolo qualsiasi, con le debite eccezioni e con le conseguenti regole confermate.

Però come non sorridere dei giornali che sparlano della Raggi e nascondono la notizia della turbativa d’asta di Sala oppure del M5S che per il falso elettorale in Sicilia ha mostrato il cartellino rosso e per il falso della Raggi discetta sulle virgole.

Il M5S sembrava l’ancora di salvataggio, quantomeno da un punto di vista etico, aveva illuso molti, ma non c’e niente da fare, sarà disonestà congenita, sarà dabbenaggine, sarà opera dell’instancabile fantasma formaggino, certo è che in Italia un amministratore integro e completamente trasparente è raro come la neve a Roma, e meno male che ultimamente qualche spruzzatina bianca nella capitale pure si vede.

Ai sostenitori dell’innocente fino a sentenza definitiva” mi sento di dire che hanno ragione da vendere, ma è un concetto da penalisti, ovvero un problema di certificato penale, non è una questione politica. Piuttosto costoro brigassero per processi veloci e non per l’arresto del corso della prescrizione che consentirebbe a fior di furfanti di amministrare in attesa di una sentenza e non mi sembra il caso.

In definitiva in Italia è sempre in atto il festival dell’ipocrisia e della sceneggiata; questa non è vero che a Napoli trovi il teatro umano migliore, perché c’è Firenze, c’è Roma e c’è Milano, per citare qualche altra città, che non sono da meno, anzi. Ma è dalle Alpi in giù che queste doti attecchiscono meglio, sarà il sole o l’alimentazione, chissà. Un modello sociale, fra l’altro, da sempre ammirato e anche copiato, se è vero, come dicono, che viene commercializzato con buoni risultati all’estero. I successi dello schema mafioso fuori del belpaese, infatti, sono rinomati e indiscutibili.

Facciamocene una ragione e coltiviamo solo quello ce sappiamo fare e cioè vino, Ferrari, moda e mafiosi, oltre a un substrato di illegalità di base che dalla raccomandazione arriva al voto di scambio, e chi ci ferma più?

 

Il porto di cervello, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 21. giu, 2017 by in Argomenti, Commenti

Il porto di cervello, editoriale del Roma Cronache Lucane

La sensazione, generale, è che la sufficienza sia diventata eccellenza e che la vera eccellenza sia scomparsa dal panorama. Ragion per cui pur vivendo meno che mediocremente, per rimanere ottimisti, a sentir loro, i politici, sembra che siamo circondati da eccellenze.

Il livellamento in basso, poi, non evita che alle persone normali sia destinata la giustizia più severa, la burocrazia più cocciuta e la trafila più difficile, come pane quotidiano e per qualunque obiettivo si volesse perseguire. Su un altro binario, invece, corrono le nostre cosiddette eccellenze, e cioè una magistratura infaticabile e moralizzatrice, che include autentici sfaccendati che per emettere un provvedimento ci mettono una vita e che non pagano mai, il figlio dell’onorevole che fa il professionista e riceve incarichi milionari e l’autista dell’alto funzionario che per una risonanza magnetica deve aspettare solo che si liberi l’apparecchio.

Per dire.

Le due velocità e le due morali di un’Italia che, con la pseudo democrazia in vigore, ha pensato bene di creare una maggioranza di moralmente diversi che ci governano nella maniera più vergognosa da quando l’uomo ha scoperto il rasoio per tagliare la barba.

Il potere che pochi uomini esercitano sulla società, attraverso fedeli filiere di sedicenti eccellenze, forse tali solo per le amicizie, ha dello sbalorditivo in un sistema che dovrebbe essere, invece, di garanzia per tutti di eguaglianza di mezzi e di valore del merito.

Il guazzabuglio che ne esce è il politico potente che non parla l’italiano e il delinquente che conquista spazio solo riciclando danaro illecitamente guadagnato, per esempio. Oppure un legislatore sensibile a pochi interessi e sfacciatamente incapace o volutamente indisponibile al bene comune.

Un sistema, però, che cerca di prevenire tutto: portiamo il casco in moto, mettiamo la cintura in macchina, prendiamo il vaccino, in un sistema preservativo che è prudente e previdente. Poi, però, nello stesso tempo inquiniamo gli invasi semplicemente non controllando come vengono sfruttate le autorizzazioni o violate le leggi a tutela dell’ambiente. Tutto nello stesso paese, dove la coerenza è un baluardo irraggiungibile per definizione e dove chi viola la legge ha una corsi preferenziale rispetto agli scemi che la osservano. Questi passano addirittura per fessi.

Un paese nel quale se un treno non funziona bisogna che lo prenda un parlamentare, semmai per sbaglio, perché diventi un caso, mentre se ci stavano dentro mille passeggeri, la notizia non arriva neanche alla cassetta delle lettere di un giornale.

Ma piuttosto dobbiamo chiederci se in un paese dove sono stati scoperti trucchi anche nei giochi televisivi, non sia in atto una controrivoluzione amorale silenziosa e perdurante da decenni, ovvero non si sia giunti alla più perversa deformazione del potere da consentire a un legislatore di fare leggi ignobili, come il tentativo di modificare la costituzione o la recente riforma del processo penale stanno a testimoniare.

E’ questa una domanda seria e responsabile. Come quella che, non cambiando seriamente il senso di marcia, non si sia diretti tutti a uno sfacelo totale, a una resa dei conti finale, dalla quale potrebbe venir fuori un nuovo far west nel quale chi riesca a farsi giustizia da solo sarà un fortunato. Oppure c’è un’altra maniera e cioè quella di buttare alle ortiche i cervelli ovvero ancora per poterne usare uno, fare una norma che preveda una specifico porto di cervello, sì da contingentarne il numero. Augh!

Una morte dignitosa, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 07. giu, 2017 by in Commenti, Diritto e giustizia

Una morte dignitosa, editoriale del Roma Cronache Lucane

Non so quanti ne ha uccisi o fatti uccidere. Forse anche loro avevano diritto a una morte dignitosa che non gli fu concessa. Furono vittime della corsa al guadagno illecito, al potere economico, quello che non guarda in faccia nessuno.

In nome di quei morti, io, se fossi stato Riina, non avrei chiesto la grazia di morire nel letto di casa mia.

Ma la domanda è un’altra.

Morire dignitosamente se è un diritto, lo è a prescindere dallo stato di salute; se grave o gravissimo, o poco grave, cambia poco, si tratta sempre di morire. Allora uno Stato così sensibile ai diritti basilari di tutti, deve riconoscere a chiunque il diritto di morire a casa sua e non in un penitenziario.

Chissà quanti muoiono quotidianamente nelle carceri, semmai fra dolori fortissimi, perché malati e probabilmente non hanno un avvocato tanto bravo da convincere la Cassazione a una sentenza benigna. Questa è la vera ingiustizia che si celebra ogni giorno in Italia.

Poi potremo dividerci fra chi vuole Riina con le lenzuola bianche e rimboccate da qualcuno a casa sua e chi in un ospedale criminale, finirebbe come al solito allo scontro fra tifoserie, un discorso che non vale niente, se non per passare il tempo facendo pure finta di essere impegnati o avere una morale.

Le sentenze della Cassazione costituiscono il catalogo di tutto e il contrario di tutto. C’è, per esempio, la seconda sezione penale che da anni interpreta a fasi alterne un articolo del codice di procedura penale, senza provare vergogna; e dietro, decine di Tribunali a non sapere a quale interpretazione dare retta, incapaci di sbrigarsela da soli. Diceva un saggio a un giovane avvocato “Tu cerca che la sentenza che dice quello che ti serve alla fine la troverai”.

Diffidare della giustizia umana è umano, quindi non sarà la Cassazione con una sentenza a sancire un principio, né una legge, chè di leggi balorde ne esistono a iosa. Vanno rispettate le une come le altre, ma altra cosa è la loro sensatezza.

Proverei, quindi, a non parlarne più di tanto e oltre le considerazioni fatte proverei a prendere lo spunto per sperare in un legislatore  e in giudici capaci di interpretare valori e disvalori non sull’emozione del momento, ma badando esclusivamente a quei principi morali che si ritengono non fuggevoli, ma incastonati in ognuno di noi.

Allora se deve esserci pietà per un malato condannato all’ergastolo, ci sia per tutti, automaticamente, senza bisogno di fare cause, che passerebbero per il filtro di un giudice benevolo oppure di un giudice rigido, perché queste sono le vere ingiustizie. Oppure se non si ritiene che si debba avere pietà, nonostante qualcuno ne provi, si evitino anche in questo caso questioni legali, e lo si decida a monte, del tipo chi sta in galera muore in galera.

Il filtro umano, anche se in toga, non mi convince più, se mai mi ha convinto.

Una società che sappia fare a meno dei giudici il più possibile è una società matura e civile. Noi italiani, facciamo decidere ai giudici anche cosa mangiare la sera. Sarebbe ora di finirla.

Rubamazzetta, il nuovo gioco di società

Posted on 06. giu, 2017 by in Amenità, Argomenti, Città di Potenza, Commenti, Politica nazionale, Regione Basilicata, Società e costume

Rubamazzetta, il nuovo gioco di società

Rubamazzetta, nuovo imperdibile gioco di società. Si parte dalle elezioni e si finisce agli appalti. Divertente, reale, libidinoso, il gioco dell’anno. Rubamazzetta, più del Monopoli, della Tombola e dello schiaffo del soldato.
Diventa anche tu per una sera un politico corrotto, inventati una grande opera, strabilisci la percentuale. Oppure diventa magistrato con gli amici, arresta il corrotto o fatti corrompere.
Rubamazzetta, il gioco dei giochi.

Ve la racconto io la giustizia

Posted on 05. giu, 2017 by in Città di Potenza, Commenti, Diritto e giustizia

Ve la racconto io la giustizia

Un signore, che oggi ha circa 76 anni, qualche tempo fa cominciò una causa civile presso il Tribunale di Potenza. Dopo le schermaglie procedurali di rito il Giudice decise che la causa poteva essere decisa e all’uopo fissò la data dell’1/3/2013.

Quando arrivò l’udienza, però, il giudice disse che non poteva deciderla, perché ce ne erano di più vecchie e la rinviò al 25/9/15, più di due anni, cioè, di rinvio.

Ma l’udienza non si tenne perché pervenne avviso, da parte del giudice, prima della fatidica data, di un nuovo rinvio, al 9/6/17, quindi un rinvio di più di due anni ancora.

Il signore, data l’età e condizioni fisiche non ottimali, presentò una istanza, corredata da certificato medico, chiedendo umilmente una anticipazione dell’udienza.

Il Giudice negò l’anticipazione mostrando una inflessibilità direi teutonica.

Ora che sta per arrivare il giorno della conclusione è arrivato l’avviso di un nuovo rinvio, non teutonico questo, al 17/10/2018, per gradire.

In definitiva, al 2018, se davvero verrà decisa la causa, saranno passati cinque anni e mezzo solo dell’udienza di precisazione delle conclusioni, le altre precedenti a parte.

A questo punto il lettore può esprimere un suo giudizio pari a

10 se ritiene la giustizia italiana molto seria

8 se la ritiene sufficientemente seria

6 se la ritiene scarsamente seria

4 se la ritiene una schifezza

2 se la ritiene meno di una schifezza

0 se si rifiuta finanche di commentare.

Sarebbe da sostenere la possibilità di celebrare le cause all’estero, tanto se i lavoratori possono circolare liberamente perché non anche le cause?

 

 

Non ci credo mai

Posted on 05. giu, 2017 by in Amenità, Commenti

Non ci credo mai

Dici che col sistema elettorale tedesco voluto da Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo (ammazza che gruppo) l’Italia sarà un nuovo paese, votato al benessere senza che la gente asfissiata e mortificata scappi più altrove, tipo Norvegia, Australia o Cilento?

Ma dai, non ci credo mai.

Dici che non è vero che l’Europa sia governata da gruppi di potere sovranazionali e meramente finanziari?

Ma dai, non ci credo mai.

Dici che la Juve non vince in Europa perché il Real è favorito dagli arbitraggi e dal potere sovranazionale del calcio?

Si vabbè, non ci credo mai.

Ma tu non credi a niente.

Chi l’ha detto, credo a Babbo natale e al fantasma Formaggino.

Sfilata continua, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 02. giu, 2017 by in Amenità, Argomenti, Città di Potenza, Commenti

Sfilata continua, editoriale del Roma Cronache Lucane

Dalla processione di San Gerardo alla sfilata del Gay-Pride, pochi giorni per transitare dalla tradizione al mondo globale. Potenza, comunque, sempre in festa, è questo è un dato.

Continuiamo sulla scia del Capodanno con la Rai. Cambiano gli organizzatori, i costumi, gli scenari, rimane la stessa città di Potenza, una volta sconosciuta ai più, oggi ombelico d’Italia.

Teatro buono per ogni genere, di colpo assurta a notorietà dopo i primi vagiti da protagonista dell’epoca di Woodcock.

Del resto via Pretoria si presta assai, una delle poche strade centrali d’Italia a non aver mai visto il passaggio di una autovettura, da sempre destinata al passeggio, oasi per pedoni in genere, paradiso dei pensionati, con l’inferno del sabato sera nel quale si consegna a giovani e giovanissimi che, senza controllo, seminano bottiglie e resti di ubriacature come fossero semi buoni per una mietitura futura di chissà quale prelibatezza naturale.

Potenza è una città che dal terremoto del 1980 ha perso la rotta e ancora non ne ha trovata una nuova; per certi versi allo sbando, fragile economicamente, ha, però, una voglia di riscatto che non ha pari in altre realtà.

La voglia di partecipazione è testimoniata dall’entusiasmo di tanti alle manifestazioni di ogni genere. La generosa disponibilità, però, dei più, soprattutto giovani e giovanissimi, si scontra con un sistema vecchio, oserei dire marcio, che tarda a rinnovarsi.

La tradizione che vuole il familismo e la raccomandazione quali binari principali del rinnovo generazionale, favorendo nel contempo la letterale fuga di chi non può o non vuole godere della spinta amica, peraltro sempre più in crisi, si scontra con questa bramosia di fresco, allegro e rivoluzionario, nel senso positivo del termine.

A una domanda di modernizzazione reale e di abbattimento di qualsiasi forma di privilegio, risponde il sistema delle filiere politiche che, anziché autoeliminarsi, prova a cavalcare l’onda dell’entusiasmo, mettendosi in mostra in qualsiasi occasione. La politica a mò di prezzemolo in cucina, sempre ovunque, dietro ogni angolo, discorso o bevuta di birra. Lo dicevo già nei giorni scorsi, raccontando del fenomeno delle processioni dei politici, la cui presenza è diventata invadente, prepotente e arrogante.

Dietro al santo patrono ce ne erano tanti, qualcuno finanche a dirigere la sfilata, al Gay-Pride forse ce ne sarà qualcuno in meno, ma alla fine prevarrà la smania di apparire e poco alla volta faranno capolino, qualcuno più sfacciatamente, qualcun altro più timidamente, ma l’imperativo è “mai lasciare la piazza” agli avversari.

Notizie dell’ultima ora raccontano di una manifestazione parallela al gay-Pride, che si svolgerà a pochi metri, e sarà una manifestazione di preghiera e di silenzio.

Il potentino potrà scegliere, così, se manifestare implicitamente il suo dissenso a quella che viene ritenuta, da qualcuno, una dissoluta manifestazione, soltanto recandosi alla manifestazione religiosa, ovvero al grido di un classico “machissenefrega” andare a curiosare nella prima manifestazione gay potentina e lucana.

Mai tanta offerta ebbero i potentini ai quali non sembra vero di stare nell’attenzione generale ancora per un giorno, con telecamere e riprese artigianali in diretta da postare su Facebook.

Non mancherà chi proverà a farsi vedere da entrambe le parti.

In Comune stanno già facendo le formazioni: tu vai al Gay-Pride e tu a pregare, poi al segnale ci scambiamo il posto. Io scherzo, ma niente di più facile che sia davvero così.

 

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>