Friday, 22nd June 2018

Seppur pagando

Posted on 31. ott, 2010 by in Amenità, Politica nazionale

Seppur pagando

Io non l’avevo capito. E ammetto la mia ingenuità. Ma, in fondo, l’aveva detto a chiare lettere, senza mezzi termini, serenamente, oserei dire.

Però anche altre persone ci erano cascate. In fondo siamo un popolo di fresconi. Tanti Alberto Sordi nei film dell’Italia che si sviluppava fra una mazzetta e una scappatella, un po’ spacconi e tanto ingenuotti.

Perché lui non ci aveva nascosto niente. E allora nessuna sorpresa, e tutti zitti.

Insomma, il PDL, è stato definito, o no, il partito dell’amore?

Solo che per amore si intendeva quello completo, carnale, non quello cristiano, per intenderci.

Per dirla in metafora, un bacio vero, con la lingua, non un bacio tenero sulla fronte.

Perché c’è poesia anche nel sesso, perdinci. Chi può negarlo.

E poi una persona che ama le donne, indiscriminatamente, ma le donne, e cioè oltre la misura solita della moglie e dell’amante, o della doppia amante, no, le donne, ma non nel senso del genere femminile, no, nel senso di tutte le belle fighe, è un uomo perennemente innamorato, e un uomo perennemente innamorato è un uomo sofferente, che non può che comandare, appunto, il partito dell’amore.

Fin qui il premier che ci ritroviamo.

Le donne, però, in epoca di globalizzazione, con gli anni settanta e ottanta ormai lontani, non protestano. Non gridano al premier maschilista che tratta il genere femminile come mero mezzo di piacere, seppur pagando, beninteso. Fa spallucce. All’Alberto Sordi (inteso come personaggi che interpretava), dei tempi nostri, al glande puffo, alias Topesio (i vecchi lettori di Topolino sanno), si riesce a perdonare tutto. Basta un “Dimettiti!”, gridato ogni due ore, e la coscienza è a posto.

Ma è uno statista, dice qualcuno. Certo!

Giudicatelo per come governa. Infatti!

Intanto anche il Milan le prende dalla Juve, ed è quanto dire.

Una stella che si offusca?

Può darsi. Ma il sipario calerà definitivamente quando qualcuna gli dirà, ridendo e guardando in basso “e che ci faccio con questo cosino?”, in quel preciso momento lui dirà basta e si ritirerà a vita privata.

Sarà domani, o fra un anno, chi può dirlo. La scienza fa miracoli e il viagra ha sconvolto l’Italia e la politica.

C’è perfino chi si inorgoglisce a trovarsi il premier dongiovanni, seppur pagando. Pensa te. Ma verranno tempi migliori. La gnocca si ribellerà a essere trattata da gnocca, solo da gnocca. E allora saranno, come suol dirsi, usando un’ espressione coerente col discorso, c…i.

Ma gli Oasis si possono ballare? E perché no? Vieni ti faccio vedere.

Quoto Santarsiero

Posted on 31. ott, 2010 by in Città di Potenza, Regione Basilicata

Quoto Santarsiero

Plaudo alle dichiarazioni di Santarsiero pubblicate oggi dal Quotidiano della Basilicata. E non per fare l’avvoltoio sui problemi altrui, tutt’altro. Da uomo di destra, secondo la peggior politica che, purtroppo, impera, ora potrei dire un sacco di cose, dal “lo dicevo io” al “era ora, il PD scoppia”, ecc. ecc.

No, non mi interessa questo tipo di valutazioni.

A me interessa sottolineare che Santarsiero ha posto un problema serissimo, che parte dalla regione Basilicata, per finire alle logiche politiche nazionali. Non si culla, Santarsiero, sui brillanti risultati che il PD raccoglie in terra lucana, ma proietta la nostra situazione di profonda crisi, in un ambito che coinvolge la povertà di idee che sta caratterizzando, da qualche tempo, il PD in genere.

Santarsiero non lamenta di essere stato escluso dalle nomine, lamenta, invece, che le nomine sono squallidamente spartitorie; ed è la prima volta che lo dice un esponente del partito, sebbene sia, ormai, una certezza per tutti. Lamenta nomine di corrente, che non vanno alla ricerca del meglio, e lamenta l’inutilità di tanti enti. Fozzie-Folino ha fatto un breve sornione cenno alla questione, per poi provvedere alle nomine.

Lamenta un pensiero costante ai quadri e non alla risoluzione dei problemi. Aveva già lamentato, tempo fa, l’esistenza di un sistema clientelare, che, evidentemente, continua imperterrito.

La critica di Santarsiero è lodevole, perché, esponendosi in prima persona, sta lanciando un sos che dovrebbe essere raccolto a volo.

L’Italia ha bisogno di una sinistra che progetta, propone, di una sinistra riformista, seriamente, di una sinistra zeppa di contenuti, ottimista, attiva, lontana dai salotti dove alloggia un radicalismo chic buono solo per la vela e i cachemir.

Io ho l’impressione che Santarsiero, con il suo atteggiamento critico, polemico, e non conformista, stia segnalando un’ esigenza ineludibile, ormai, e cioè quella che la politica si riappropri degli argomenti per i quali esiste, e cioè il bene comune, e la maniera per arrivarci.

Santarsiero punta il dito alle parti molli del PD, a quelle parti in cancrena che, purtroppo, condizionano tutto, e inducono a vivacchiare, purchè si salvino le posizioni personali e di corrente.

Questa cancrena è, poi, generale, e appesta anche le altre parti politiche italiane. Il PDL promana solo odori fetidi di basso impero, e i piccoli partiti pensano solo alle loro più piccole clientele.

C’è ancora qualche fido che si illude che i partiti siano una cosa seria. I partiti oggi sono al capolinea, e nei convegni o negli appuntamenti, partecipano solo clientes. Chi ama la politica in maniera nobile è stato fatto fuori; dà fastidio; rovina i piani dei commercianti della politica.

Bravo Santarsiero. Hai la mia ammirazione.

E ora una languida canzone della Vanoni per spararci un lento.

Vorrei fare il notaio, mi date la traccia per favore un giorno prima? Grazie, molto gentili

Posted on 30. ott, 2010 by in Amenità

Vorrei fare il notaio, mi date la traccia per favore un giorno prima? Grazie, molto gentili

Cento giornalisti delle migliori testate nazionali, dieci personaggi importanti, Silvio, Miss Italia, Di Pietro, Totti, Del Piero e Lippi, e dieci sorteggiati fra i cattolici più ferventi, si sono riuniti in conclave per stilare la classifica delle classifiche. Ebbene ne è uscito quanto segue:

al primo posto si è classificata la MORTADELLA;

2) il vino;

3) la nutella;

4) la birra;

5) Silvio;

6) la gnocca;

7) il grande fratello;

8) la Champions.

Subito sono fioccati i ricorsi: quello di Silvio perché meritava il primo posto, poi quello dei catto-comunisti che dicono che Silvio non poteva votare per se stesso e che non si può stare in giuria se si è candidato; poi quello dei cattolici che accusano Silvio di aver fatto votare la gnocca che non era candidata.

Insomma è finita in rissa.

Concorso revocato come quello dei notai. Brutta aria tira in Italia, mamma li turchi.

Ehi c’è un bues di Nicola Arigliano, per giove non me lo perdo.

Il glande puffo

Posted on 30. ott, 2010 by in Amenità, Cronache marziane, Società e costume

Il glande puffo

A Silvio piace la vita. E piacciono pure le donne.

E’ consolante sapere che il proprio premier non medita il suicidio, e sa apprezzare la bellezza femminile. Ma, e non se ne deve dispiacere Silvio, di persone così ne conosco migliaia di migliaia. Forse il premier pensava di essere solo, visto l’aumento delle depressioni e degli amanti dei trans.

Silvio vive di primati.

E li enumera appena può. Questo, però, forse, non è un primato. E’ una cosa talmente usuale, banale, ordinaria, che, quasi quasi, se glielo dicono, si fa monaco.

Pensaci Silvio, che bel primato sarebbe, il primo premier del mondo monaco.

Col saio staresti benissimo. E poi con la faccia seria di quando ti fanno arrabbiare, con la mascella serrata, da usare quando ti raccontano i peccati nella confessione, ma col sorriso benevolo di chi sa amare incondizionatamente, quando perdoni i peccati.

Certo, mi rendo conto che monaco è poco; ma uno come te, che ci sa fare, in pochi mesi diventa santo, ci giurerei, o papa; il che non è male. Non ti vogliono eleggere Presidente della Repubblica? E tu fai il Papa.

Che, poi, detto fra noi, se da papa ti permetti una scappatella, in Vaticano è più difficile arrivare a spiare che a Palazzo Grazioli.

Ma tu obietterai “ma se non lo sa nessuno che sfizio c’è?” e c’hai ragione, per Giove, anzi, per Silvio. Allora fatti scoprire da papa.

E poi un papa che dica “mi piace la vita, mi piacciono le donne”, questo sarebbe davvero un super record. Che non verrebbe mai battuto, ne sono sicuro.

Silvio puffo, un puffo monello.

Fini Gargamella.

Bene, amici riscriviamo la storia.

A un certo punto, in un’epoca buia, contraddistinta da un feroce PM che faceva saltare le teste come se piovesse, e che si chiamava Bue Grasso, arrivò un Puffo che governò a lungo. Ma arrivò Gargamella che ostacolò il cammino del grande (da pronunciare alla cinese, semmai) puffo, e Gargamella si ritrovò attorno tanti nuovi amici, tutti nemici del glande (così va meglio) puffo. C’era Lenticchia, e c’era Baldassarre. Ma arrivò una principessa che salvò il glande puffo. Ma anche Gargamella aveva una principessa, Cloridride, che però pensava a mettere i soldi da parte per assicurare il futuro dei suoi figli. Gargamella voleva comandare e aveva grande fascino, ma il glande puffo aveva una schiera di mercenari che lo difendevano a spada tratta…..

E il resto lo scriveremo domani, e piscrai. Basta aspettare un po’.

E ora via coi ritmi tribali. Ecco il bunga bunga. Wow come ti inarchi! Dai prova anche tu.

Il segno dei gemelli, previsioni per il mese di luglio – L’oroscopo di Fred Mulligan

Posted on 29. ott, 2010 by in Oroscopo

Il segno dei gemelli, previsioni per il mese di luglio – L’oroscopo di Fred Mulligan

Garanzie non ve ne dà nessuno, ma basta crederci. Magari dovrete pazientare un pò, ma il trigono che la luna forma col gomito di vostra nonna e il grande carro, è foriero di grande successo.

Un successo che, però, vi costerà fatica mantenere. Non vi mancano le qualità, ma abituati, come siete, a essere serviti, dovrete provare a invertire i ruoli. Ma ne vale la pena.

Qualche dolore reumatico non vi disturberà più di tanto, ripagati da una totale mancanza di fastidi spiccioli. Dovreste controllare l’alimentazione se non volete lamentarvi sulla bilancia e allo specchio. Ma un chilo di troppo, in fondo, da fastidio solo al vostro amor proprio.

La vostra cromosomica lontananza da ogni forma di gioco d’azzardo, segmentata con una inusuale fortuna, Vi consiglia di lasciar da parte ogni remora, e appuntarvi di giocare una schedina i giorni pari, potreste vincere un bel gruzzolo.

Qualche problema con l’evacuazione e i calli. Ma in compenso gli astri vi assicurano qualche nuova amicizia sulla quale potrete fare affidamento.

In amore tante rose e poche spine, ma evitate atteggiamenti avidi e egoisti.

Lasciatevi andare con i segni d’acqua e difendetevi dai troppo razionali.

Avete bisogno di certezze, comunque, e, pertanto, un bel nuovo tatuaggio non può che farvi bene.

Rutto libero e qualche ora di sonno in più del solito, colmeranno un bisogno, più che latente, di gioiosa anarchia.

Una bugia potrebbe tradirvi, meglio essere sinceri, ma sia chiaro: un segno come il vostro ha due facce, una chiara e una scura, una per gli altri una per voi stessi, quindi meglio non dire tutto. Marte, giocoso, e Giove, indifferente, uniti, vi ostacoleranno sul lavoro, ma sarà una Venere indemoniata a battere il ritmo di un affascinante conquista che oscurerà ogni problema.

Fred Mulligan, l’unico astrologo consultato da Nero Wolfe

Ma che colpa abbiamo noi

Posted on 29. ott, 2010 by in Argomenti, Commenti, Politica nazionale

Ma che colpa abbiamo noi

Che bel quadretto.

Ci mancava il bunga bunga. Il generoso premier è incontenibile e indifendibile. Se è vero, ma l’ha detto lui, che ha “solo” aiutato, perché uomo di cuore, la minorenne Ruby, quanto costei si è trovata in brutte acque giudiziarie, bene, bisognerebbe insegnargli che un premier queste cose proprio non può farle. Ma capirebbe?

Meglio non provarci.

L’opposizione chiede a gran voce le sue dimissioni. Berlusconi, che ha capito il giochetto, se ne fotte. L’opposizione, che ha capito il giochetto, non avanza mozioni di fiducia.

E quando si predica una cosa ma se ne fa un’altra il risultato è uno solo: siamo nella merda.

Qualche finiano avverte che, di fronte a una mozione di sfiducia, potrebbe non sostenere più il governo, del quale, però fanno parte a pieno titolo, i finiani.

Riepilogando: se fossi Berlusconi sarei dimissionario, se fossi Fini abbandonerei il governo, se fossi l’opposizione avanzerei la mozione di sfiducia.

Ma niente di tutto questo accade. O sono strambo io, o il “teatrino” della politica è come la droga per un drogato, e cioè non se ne può fare a meno.

Nel frattempo Brunetta annuncia una riforma storica della pubblica amministrazione. Ma non gliene frega niente a nessuno.

Io non conosco la riforma, ma è ben palpabile che non interessa a nessuno.

Il fascino dello sfascio è qualcosa che prende molto gli italiani. La voglia di un capolinea, dal quale riprendere un nuovo cammino, è tipicamente italiano.

Forse l’irresistibile attrazione del baratro affascina anche Berlusconi, Bersani e compagnia cantante.

Un Berlusconi che ritiene di poter dire e fare tutto, salvo governare, evidentemente è un Berlusconi sazio, che coltiva la sublimazione della perversione psicologica. Un braccio di ferro col mondo, al quale imporre la propria etica, la propria volontà, a dispetto di tutto, anche della vergogna. Un delirio di onnipotenza che, appunto, intende sfidare il baratro.

Uguale discorso può farsi per tutti gli altri. Un PD che si è negato il diritto di fare politica, è un PD che sfida chiunque, cercando di imporre il proprio nulla quale limite insuperabile. Costi quel che costi.

Il sistema è imploso.

Non c’è logica e dignità. C’è solo la voglia, irrefrenabile, di difendere posizioni di privilegio, personali o di lobby, contro ogni regola, scritta e no. Le formazioni sono fatte, le postazioni conquistate e non più discutibili. Berlusconi al governo e gli altri all’opposizione è qualcosa che sta bene a tutti, e poi via a recitare un copione consunto, incoerente, illegale, ma soprattutto immorale.

Si vive alla giornata, e non ci sono né ideali, né valori. Si fa a gara a chi la fa più sporca. E non ci si vergogna.

A ogni livello l’Italia sprofonda. Ieri sera ho raccontato di una allucinante giornata davanti a un Tribunale, sintomo inequivocabile che anche il sistema giustizia è andato.

E poi puttane, trans, droga, leggi scandalose, minacce, e un popolo che sta a guardare, fa il tifo, e ancora non si procura i pomodori marci per tirarli dietro a questi attorucoli che non fanno più neanche ridere.

Basta. Il tango non so ballarlo, ma ti propongo uno shake con una bella canzone dei Rokes. E metti la mini, altrimenti non c’è gusto.

Barabba libero

Posted on 28. ott, 2010 by in Argomenti, Città di Potenza, Diritto e giustizia

Barabba libero

Tribunale di Potenza. Una delle tante udienze penali. Anche se un’ udienza un po’ speciale, perché segue ritmi ottocenteschi, producendo poco, troppo poco.

Inizio fissato per le 9:30, che slitta alle 9.50, diciamo per galateo: ed infatti se la festa è alle ventuno, ci si presenta minimo minimo alle ventuno e trenta, altrimenti è poco fine. E quindi l’udienza penale segue le regole del bon ton.

Avvocati, parti e testimoni, però, seppur poco elegantemente puntuali, arrivano a mani vuote, cioè senza presente.

Il direttore d’orchestra, invece, arriva, appunto, con quel po’ di ritardo che fa tanto chic. Peccato sia il padrone di casa.

E comincia lo spettacolo.

C’è un ordine scritto, finanche affisso all’entrata dell’aula, ma non vale un fico secco, perché non viene rispettato.

E si va a cominciare. Dapprima le cosiddette prime udienze, e cioè quelle udienze che vengono chiamate davanti al Giudice per la prima volta. Per queste cause l’udienza diventa udienza-filtro, sebbene la cosa non sia prevista dal codice di procedura. Insomma una udienza inutile, perhè il giudice svolge solo l’immane sforzo di verificare se le notifiche sono state eseguite correttamente, e punto. Dopodichè vengono rinviate a sei o sette mesi, perché realmente comincino. Non chiedete il perché, semplicemente perché non ce ne è uno serio.

Evidentemente per queste cause non ci sono testimoni. Questi stanno in aula per le udienze che non sono prime-udienze, e, quindi, stanno a guardare dapprima incuriositi e subito dopo annoiati, infine seriamente turbati, se non incazzati di brutto. E hanno ragione. Assistere, senza averlo mai desiderato, allo spettacolo della giustizia che fa finta di lavorare, ma che in effetti non fa niente, sprecando tempo e danaro, non è gradevole, soprattutto se c’è altro da fare.

Poi iniziano a essere trattate le altre cause secondo un ordine che rimane patrimonio non svelabile del magistrato. E mi spiego: lui, forse, ha un metodo, gli altri non possono conoscerlo, e quindi devono stare lì in attesa senza potersi allontanare, altrimenti l’avvocato viene sostituito e il testimone multato. Bella roba. L’attesa può essere di ore, senza che al magistrato baleni in testa l’idea che non è semplicemente rispettoso lasciare tanta gente in balia del caso o della bizzarria del momento.

C’è il teste coraggioso che chiede di essere sentito perché deve partire e c’è il teste disciplinato che aspetta. C’è l’avvocato che chiede di far presto e quello che aspetta senza fiatare. Il giudice, a suo insindacabile giudizio, ovvero secondo il capriccio del momento, accoglie l’istanza o la ignora. Criteri? Passo.

L’udienza si trascina senza una seria decisione per ore, e tracima l’ora di pranzo, e continua nel pomeriggio, ma senza lasciare significativi segni. Alla fine giustizia non sarà stata fatta, ma sostanzialmente e al 90% soltanto rinviata.

Un testimone oculare e casuale, di profonde tradizioni socialiste, al culmine dell’esasperazione, ha dichiarato: Voto Berlusconi, facendo riferimento al perenne conflitto magistrati – Berlusconi, dopo aver assistito allo spettacolo che ho cercato di descrivere.

Ma non allarmatevi. Questa è solo una delle tante udienze. Le altre vanno meglio, senza esagerare, ma vanno decisamente meglio.

Gli avvocati, in genere, non protestano, quando potrebbero urlare. Dicono che hanno firmato un protocollo d’intesa sulla conduzione delle udienze. Bah! Basterebbe educazione, da un lato, e dignità dall’altro. Ma ora c’è un protocollo.

Testimoni, la prossima volta, settimana enigmistica, colazione al sacco, e valeriana a chili, mi raccomando.

Avvocati: datevi una mossa, se avete un minimo di rispetto per la vostra nobile funzione, altrimenti non sarà sbagliato pensare che la lingua non vi serve per l’oratoria, ma per inumidire il francobollo che un magistrato deve stampare su una cartolina.

Ho voglia di stringerti, e “Imagine” di Lennon è il massimo, vieni a ballare. Mi dispiace, ma non abballo.

La grande illusione

Posted on 28. ott, 2010 by in Città di Potenza

La grande illusione

Oggi è un giorno speciale. Anzi il giorno speciale è cominciato già ieri.

Vado a prendere l’auto che ho parcheggiato in sosta vietata e trovo una bella multa sul parabrezza. “Me la sono meritata”, penso, anche se non avevano mai fatto multe in quella zona dove, seppur in sosta vietata le auto non danno fastidio.

Poi stamattina la conferma: in corso diciotto agosto due vigili che fanno multe alle otto e venti.

E, quindi, anche a Potenza, i vigili fanno le multe!

E allora capisco: oggi è il primo giorno di una nuova stagione, quella delle regole. Sono davvero contento, e  il mio verbale di ieri mi inorgoglisce, forse sono stato fra i primi a inaugurare il nuovo corso.

Ma voi ci pensate? Potenza come nel resto d’Italia. Roba da non credere.

E la mia mente vola: allora niente più ingorgo a piazza Vittorio Emanuele, nessuno parcheggio selvaggio per il rito del caffè, e semmai nessuna doppia fila in via Vaccaro per andare a prendere i novelli bamboccioni  a scuola perché incapaci di prendere l’autobus o soltanto camminare, e via discorrendo.

E casomai niente più enti inutili, nomine a pioggia ai benemeriti della politica, e, mutatis mutandis, niente leggi ad personam. Ullallà!

Signori vigili di Potenza io vi dico grazie. Mi avete regalato una illusione. Voi continuate così. Noi potentini andiamo educati con la mazza. Non deludetemi. Per il resto, chissà. Sperare non costa niente.

Le inchieste del commissario Nolè – Nolè a scuola

Posted on 27. ott, 2010 by in Racconti

Le inchieste del commissario Nolè – Nolè a scuola

Nolè era attratto dall’elettronica: computers, palmari, e tutto il mondo mac lo affascinava, e ci spendeva tutto il di più, e cioè tutto quello che gli avanzava dopo aver pagato il fitto di casa, mangiato, bevuto, fumato, comprato qualche libro e i giornali. Per la verità poca roba.

Poi usciva pazzo per le agende, e ne aveva di vari tipi. Cominciava a usarne una, poi, dopo un mese, ne usava un’altra, e così via.

Tutto questo gli creava confusione e un sottile stato di ansia: fosse stato per lui avrebbe passato la giornata, per modo di dire, a scrivere sulle agende o a digitare sul palmare. Sognava di avere una vecchia e bella agenda superusata, logora, e con i fogli che scricchiolano per il troppo inchiostro e una scrittura fitta e pesante; ma non c’era niente da fare: ogni paio di mesi s’ innamorava di una nuova agenda e tutto finiva punto e daccapo.

Stava appunto riportando per la quarta volta nell’anno i numeri di telefono da un’agenda a un’altra, quando entrò Rocco, il poliziotto che gli era più affezionato.

“Commissà, qua non succede mai niente. Perché non ci trasferiamo, che so, a Caserta o proprio a Napoli, anzi a Bari; là sì che i poliziotti fanno i poliziotti”.

“Ma non ti lamentare sempre. Pensa a che fortuna poterti leggere con tutta calma il corriere dello sport, ogni mattina, prima che accada qualcosa. Cosa vuoi che succeda a Potenza? Sai cosa dicono della Basilicata? Che è l’isola felice del belpaese.”

“Commissà, ma io vorrei fare qualche inseguimento, qualche sparatoria, semmai senza feriti, rilevare impronte, verificare il dna di un assassino. Perché io sono poliziotto nell’anima, commissà.”

In quel momento fece irruzione nell’ufficio un uomo che gridava come un disperato.

Nolè, quel giorno, non aveva proprio voglia di lavorare, soprattutto se si trattava di sciocchezze. “Pensaci tu, Rocco”, e si immerse di nuovo nella copiatura dei numeri di telefono.

Dopo un po’, però, si stancò, e, presa giacca e berretto uscì dall’ufficio. Direzione “Mimmo il ciclista”; tavolo in fondo alla sala, e il solito menù, spaghetti aglio olio e peperoncino, scamorza ai ferri e pomodori a insalata. Un quarto di vino e mezza minerale gasata. Caffè e fernet alla menta con ghiaccio, in misura doppia.

Già pregustava il pranzetto, semplice ma di suo gusto, con lettura dei giornali fra una portata e l’altra, quando, all’altezza dell’incrocio fra via Vaccaro e viale Dante assistette a uno scippo in diretta. Non credeva ai suoi occhi. Potenza stava diventando la città ideale per Rocco e le sue voglie di poliziotto super.

La distanza e la fulmineità dello scippatore gli resero impossibile qualsiasi intervento. Memorizzò, però tipo e colore del motorino. Col cellulare avvertì la questura, e mentre l’assembramento si scioglieva, arrivava una volante, e dopo aver constatato che la signora scippata stava bene, entrò da Mimmo il ciclista.

Ordinò e cominciò a sfogliare il quotidiano, con pigra voluttà. Ma il cellulare gli era nemico.

“Commissà, sa di cosa si lamentava quel signore che gridava come un pazzo? Dice che ha un figlio che ne fa di tutti i colori, che è pericoloso, e che è già la terza volta che lo segnala.”, “e come si chiama, sto signore?”, “chi, il padre o il figlio?”, “e dimmeli tutti e due, fai sto sforzo”, “Gerardo e Ludovico Marrazzi, laddove Gerardo è il padre e..”, “e Ludovico il figlio, ci sono arrivato Rocco, e mò fammi mangiare, ci vediamo dopo.”

Gli spaghetti erano squisiti, e la scamorza non lo tradì. Nolè aveva gusti semplici, in fondo.

Pagò e uscì accendendosi una amarissima MS.

In questura incontrò la signora scippata che sporgeva denuncia. “Signora vogliamo aggiungere che in caso di archiviazione vuole essere avvisata?”, chiese Rocco alla sfortunata, “perché non mi tocca comunque sapere come va a finire la mia denuncia?”, “no, signora, dobbiamo aggiungerlo”.

Nolè ebbe un flash. “Rocco hai una descrizione di Ludovico Marrazzi?”.

“L’ho chiesta al padre. Mi porta una foto nel pomeriggio”.

“Quando te la porta fammela vedere. “

%%%

Nolè scelse la biro migliore che aveva e annotò sull’ultima agenda appena acquistata “andare a conoscere Ludovico Marrazzi”. Poi riportò la stessa annotazione sul palmare. Contento guardò l’opera che, quasi, gli sembrava d’arte, poi si girò l’agenda fra le mani e cominciò a pensare in quale tasca riporla. Rocco fece irruzione nel suo ufficio con un paio di foto in mano, quelle del ragazzaccio. Nolè le guardò attentamente ma non riuscì a riconoscere lo scippatore. Del resto nella scena che aveva visto il delinquente era quasi di spalle.

Comunque prese una foto e uscì. Ludovico abitava in corso Marconi, in fondo, poco prima di quel palazzone realizzato pochi anni prima e che ospitava il 20% degli avvocati della città, vista la sua vicinanza con il Tribunale. Come sempre indeciso sul da farsi, si fece guidare da quello che lui chiamava l’istinto bastardo. Citofonò, si annunciò, e salì nell’appartamento dei Marrazzi.

Una madre impaurita chiamò Ludovico ed ebbe la sensibilità di lasciarli soli.

“E allora tu sei Ludovico”

“L’ha mandata mio padre, scommetto.”

“E cosa importa. Io sono qui per sapere se hai un motorino Honda di colore grigio.”

“No. Perché?”

“E allora qualche tuo amico ha un motorino Honda grigio?”

“Non mi sembra. Perché?” Ludovico non sembrava allarmato dalle domande, piuttosto incuriosito, questo sì, e la circostanza infastidiva il commissario, che cominciò a pensare di aver preso una bella cantonata.

“Oggi all’una e trenta dov’eri?”

“Commissario uscivo allora dalla scuola.”

“Dove vai a scuola?”

“Liceo scientifico.”

Scuola più lontana dal luogo dello scippo non poteva esserci. Va bè, il suo istinto si era dimostrato davvero bastardo, ma in senso negativo.

“Giovanotto, vedi di comportarti bene. Ti controlliamo.”.

Comunque aveva fatto qualcosa che avrebbe gratificato il premuroso padre di Ludovico.

Il giorno dopo, Nolè, nella convinzione che il suo istinto era sì bastardo, ma nel senso giusto, si recò al Liceo Scientifico, dove chiese del Preside, con il quale consultò i registri di classe. Ludovico risultava presente.

Chiese, e ottenne, di poter parlare con il professore di inglese che aveva tenuto l’ultima lezione alla classe di Ludovico il giorno prima.

“Lei ha fatto l’appello, ieri, all’inizio della lezione?”

“No, commissario, ma chi lo fa più, ormai.”

“Si ricorda se Ludovico Marrazzi era regolarmente presente?”

“Sì, c’era. L’ho anche interrogato, e poi ricordo che mi ha chiesto di andare al bagno.”

“E lo ha visto fare rientro in aula?”

“Commissario, questo non lo ricordo, mancava un quarto d’ora circa alla fine della lezione”.

Nolè uscì di scuola e chiamò Rocco in questura.

“Rocco, quale è stato il bottino dello scippatore?”

“Duecentocinquanta euro. La borsa l’abbiamo recuperata a distanza di trecento metri, in via Vespucci. Soldi appena presi col bancomat”.

Nolè andò a trovare la signora.

“Signora, mi scusi, ieri ha fatto un tragitto solito, ripetuto più volte?”

“Sì, il mio solito giro. Esco alla mezza, acquisto pane e frutta, il resto lo compro al sabato. E all’una e trenta rincaso per preparare da mangiare a mio figlio che arriva alle due dalla scuola.”

“Liceo scientifico?”

“Sì, come fa a saperlo?”

L’istinto bastardo. Tornò al liceo scientifico e aspettò la fine delle lezioni.

Ludovico uscì piano, e si accese una sigaretta. Si appartò dagli altri, e, poggiato su una macchina, rimase a fumare. Dopo un po’ arrivò un altro ragazzo. Nolè si avvicinò senza farsi vedere dai due, e cogliendoli alle spalle disse “Facciamo centoventicinque a testa?”

I ragazzi con i soldi in mano rimasero impietriti. Nolè chiamò in questura e fece arrivare una volante che portò i due ragazzi al fresco. Fresco momentaneo perché, come suol dirsi, un “buon” avvocato li avrebbe tirati fuori di lì a poco. Ma questi non erano fatti suoi.

Lui rimase sul posto cominciando a gironzolare nei pressi dell’edificio di cemento, testimonial, questo, di quanto brutta riuscisse ad essere l’edilizia scolastica nella sua città.

Ci mise poco a trovare il motorino Honda grigio.

Era del bidello, un uomo disponibile che non faceva caso al fatto che spesso i ragazzi gli sottraevano le chiavi del motorino per farsi un giro durante le ore di lezione.

“Ma le risulta che i ragazzi, diciamo i più vivaci, escano di scuola durante i corsi?”, chiese Nolè al bidello, che gli sembrò subito un mezzo svitato.

“Hai voglia, qui è un via vai”.

Nolè non vedeva l’ora di rientrare in ufficio. Appena alla scrivania, tirò fuori l’agenda e tirò un rigo sull’annotazione “andare a conoscere Ludovico Marrazzi”, e poi annotò “caso Marrazzi chiuso”, guardò l’opera d’arte, e per esagerare, aggiunse “brillantemente”. Soddisfatto ripose l’agenda sulla scrivania per potersela guardare ancora un po’.

Mal di pancia

Posted on 26. ott, 2010 by in Amenità

Mal di pancia

Il sabato speciale

Posted on 26. ott, 2010 by in Racconti

Il sabato speciale

Il sole, tiepido, gli riscaldava le gambe distese sul cartone.

Poggiato sulla parete del palazzo antico sul corso, contava le monete ricevute dai passanti in quell’ora di elemosina.

Il vecchio berretto nel quale venivano gettate le monete era quasi colmo, e decise di svuotarlo. Aveva imparato, infatti, che il cappello non doveva essere mai completamente vuoto, né troppo pieno, per risultare invitante. Un filo di barba, un berretto calato sulla fronte, vecchi occhiali da sole, ma più che altro l’abbigliamento da barbone, lo rendevano irriconoscibile. In ogni caso preferiva cambiare città per chiedere l’elemosina.

Ogni volta una città diversa. Fino ad ora non aveva mai dovuto farla nella stessa città. Ma non era tanto che si dedicava a questa nuova pratica. Erano quasi tre mesi per tredici sabato. In tutto aveva raccolto quattromila euro, di cui millecinquecento in un solo giorno. Si alzava la mattina alle quattro e prendeva un treno. Le stazioni ferroviarie, in genere, erano molto vicine ai centri storici, ma non gli dispiaceva camminare.

Già da qualche giorno aveva deciso di aggiungere un altro giorno alla settimana di elemosina camminata, così avrebbe unito al piacere di fare l’elemosina quello di camminare. Insomma ad un passo dalla felicità. In effetti faceva un lavoro che, alla lunga, lo aveva nauseato, e la terapia per disintossicarsi consisteva proprio nel fare l’elemosina. Se lo avessero saputo i suoi colleghi e i suoi clienti chissà cosa sarebbe successo, ma in fondo, un alone di tipo un po’ strano l’aveva sempre accompagnato, e poi, non gliene importava niente. Abbandonare, per un giorno, cellulare, penne, giornali, appuntamenti, ansie, adempimenti e obblighi di ogni tipo, gli faceva davvero bene. Scomparire dal palcoscenico, giocare ad avere bisogno dell’elemosina, sorridere alle persone generose, scambiare due chiacchiere con quei giovanotti curiosi che, nella sua figura, intravedevano qualcosa di misterioso, non riconoscendo il solito barbone, lo faceva sentire quasi onnipotente. Arrivato nel centro storico della città di turno, si sceglieva un posto accarezzato dal sole, stendeva il cartone e faceva trascorrere le ore. Poi, a fine serata, quando tutti andavano a cena, lui raggranellava cappello, cartone e tascapane, se ne tornava in stazione, e sul treno schiacciava un pisolino.

Quel giorno racimolò quasi trecento euro. Arrivato a casa, depose l’incasso in un grande tiretto, unendolo agli incassi precedenti, si fece una doccia, si vestì di tutto punto e andò a cena con i soliti amici.

Fu brillante come al solito, ma non raccontò nulla del suo sabato speciale.

Prima di addormentarsi decise che avrebbe fatto l’elemosina fino a raccogliere centomila euro, dopodiché avrebbe deciso come sarebbe di nuovo cambiata la sua vita e come avrebbe usato il danaro accumulato.

Wakka Wakka, Fozzie

Posted on 26. ott, 2010 by in Regione Basilicata

Wakka Wakka, Fozzie

Fozzie-Folino ha ammesso che qualche ente inutile c’è. Vivaddio. E se lo dice lui non può che essere vero.

Cioè, l’avessi detto io, tutti si sarebbero precipitati a dire “ma che dici”, “il solito disfattista” e nanì e nanera.

Ma lo ha detto Fozzie. Ah ah!

E allora come ci mettiamo?

Se è inutile significa che i costi di gestione sono soldi spesi mali, anzi gettati dalla finestra. Quindi l’evoluzione continua, ma sempre nello stesso senso, e cioè che si evolvono le forme clientelari, e null’altro. E noi di Basilicata lo sappiamo bene, dato che viviamo nella regione più antica del belpaese. Antica nel senso di ferma a trent’anni fa, ovviamente.

Ma se ci sono enti inutili, e la spesa non è giustificata, se non dal voler mettere la coppola a qualche fido scudiero, pardon, a qualche competente tecnico, la comunità subisce un danno.

E quel danno dovrebbe essere erariale. Così si chiama.

Ragion per cui la Corte dei Conti dovrebbe intervenire per dire basta ovvero per addossare ai responsabili la inutile spesa, alias danno per la collettività, ossia danno erariale.

Ma sto veleggiando.

Dalle nostre parti neanche una confessione pubblica come quella di Fozzie in TV induce all’indagine contabile, o alla resa dei conti, o ancora al diminuire del consenso, o infine al vaffa…. generale.

Certo che ce ne vuole di faccia e cozzetto, come suol dirsi.

“Presidente, ma qualche ente non è inutile?” Fozzie “Bè sì, certo, qualche ente è inutile”, e tutti via a mangiare i fusilli. Mai a pensare, il giornalista, di chiedere “Presidente e allora perché procedere alle nomine anziché alla soppressione?”, no, non sarebbe politicamente corretto.

E giù risate.

Mi sfilano soldi e soldi dal portafoglio, sempre più bucato, e la domanda al riguardo è scorretta politicamente!

Fozzie, però, è simpatico. De Filippo avrebbe detto, forse “ La ringrazio per la domanda. Da Platone in poi l’uomo si è interrogato sulla valenza, anche se metagiuridica, delle norme tese a eliminare quanto in precedenza fatto. Ebbene, già nel mille e trecento la tesi più accreditata riferiva della possibilità, sinallagmatica, e neanche tanto peregrina, di coniugare le esigenze più prettamente politiche con la prassi metodologica del divenire pre-cattolico. Ma una risposta ancora non l’abbiamo. Ma cercheremo, studieremo un percorso. Apriremo un dibattito”.

Invece Fozzie, tomo, sì qualche ente è inutile. Mitico.

E che sia di monito alle giovani leve, quelle che ogni tanto pensano a emigrare: Fozzie è difficile trovarlo ovunque. Talchè, meglio provare a infilarsi in un ente inutile, per un semplice voto e una militanza esterna, che tentar la fortuna altrove. L’America è qui da noi. Basta una tessera, perbacco.

E io non ce l’ho. E me ne vanto, pure, pensa te.

Wakka Wakka, che ritmo tribale, aspetta salgo sul cubo e tu non guardarmi troppo. Ti guardo, eh!, se ti guardo.

Che gol Lavezzi!

Posted on 25. ott, 2010 by in Città di Potenza

Che gol Lavezzi!

Potenza. My Potenza. Che letto si dice mai Potenza.

Una città che agonizza, triste, musona, presuntuosa.

Ma bisogna andare con ordine.

Centro storico. 1980: tre cinema. 2010: 1 cinema.

La trattoria “da Peppe” si è trasferita a Malvaccaro. Negozi con le saracinesche abbassate e i condor del contante che volano basso sui commercianti in difficoltà per fare un affare, per comprare a quattro soldi, pronti a pagare anche il funerale.

In centro non c’è motivo più per andarci. Non c’è un ufficio, né un parcheggio, i negozi sono sempre di meno, e le vetrine di quelli rimasti ricordano i negozi degli anni cinquanta.

Non c’è attrattiva, non c’è un punto di ritrovo, non una panchina, né un punto riparato d’inverno.

Non un locale che inviti a passare una serata; non c’è una biblioteca, una sala biliardo, un circolo da poterlo chiamare circolo.

Al fine settimana è campo di battaglia di bevute senza senso, collettive, da branco.

I residenti e i commercianti che sono rimasti, con un po’ di presunzione e col piglio di un nobile espropriato di ricchezze e autorità, assistono, indolenti e impotenti, alle ultime boccate d’aria di un centro storico che non ha più niente per definirsi tale.

Gli amministratori sono incapaci, temo limitati dalla loro conclamata ignoranza, e vivono alla giornata fra un gettone e un’indennità. Inutili, bravi solo a portare una coppola, comunque votati da una popolazione che non sa più come farsi del male.

Gallitello: è diventata la zona commerciale. Si costruisce ancora; lungo una stradina misera, chilometri quadrati di cemento che urlano la loro onnipotenza.

Non c’è un marciapiede, una logica. Si passa dal gommista al ristorante, dal pasticciere al meccanico, dal lavaggio macchine alla boutique, dalla biblioteca alla concessionaria d’auto, dal professionista alla vineria, dall’ospedale alla centrale elettrica dell’Enel, dai rigattierie ai parcheggi a 60 centesimi all’ora.

Una zona commerciale figlia del caso e della necessità di monetizzare le proprietà, non di una progettualità, foss’anche solo accennata.

Una autentica vergogna.

Serpentone: la tristezza che si fa urbanistica.

Macchia Romana: una macchia ben esposta al sole, che pretendeva un’urbanizzazione gentile, garbata, elegante, umana. Ne è uscito fuori un quartiere dormitorio, senza strade, servizi, piazze, senza anima.

Di Bucaletto non voglio parlare più.

Il resto? Lo sapete tutti: per farsi una corsa o andare al cinema bisogna cambiare comune; e i parchi della città sono abbandonati a se stessi. Sant’Antonio La Macchia è l’icona della superficialità colposa amministrativa.

Non ci sono i soldi, dice qualcuno.

Ma vaffa…..

Di responsabili di questo squallore, di questa città che non offre assolutamente niente, nella quale il livello culturale si abbassa con andatura costante e decisa, ce n e sono tanti, troppi. Dare la colpa solo agli amministratori non è giusto. Gli amministratori sono lo specchio della città. Qui la colpa è di tutti.

La civiltà naviga anni luce da Potenza.

Spariamoci una lambada. E va bene. Ma stringi, capperi, non farti pregare. Che moscio che sei!

Un giorno dopo l’altro, la vita se ne va….

Posted on 25. ott, 2010 by in Argomenti

Un giorno dopo l’altro, la vita se ne va….

Sbaglierò, ma io ho l’impressione che alla politica si avvicini sempre e comunque gente che ha ambizioni personali e basta. La mia dichiarazione merita una spiegazione.

Evidentemente senza ambizione nessuno si cimenta in attività politiche, però diversa è l’ambizione di chi ha la passione per la politica intesa come ricerca del bene comune, di una vita migliore per tutti, di chi ha il senso della comunità, dall’ambizione di chi vuole arrivare al potere come obiettivo personale, anzi personalissimo.

Ebbene, io ho l’impressione che oggi, al 99%, chi si avvicina alla politica, ma soprattutto chi riesce a fare, per così dire, carriera, sia del secondo tipo.

Però esistono i discorsi di facciata, gli ideali sbandierati, la passione in vetrina. Poi bisognerebbe sentire i discorsi fuori onda, e si capirebbe un po’ di più.

Quello che mi chiedo è se la gente che sta ad ascoltare i pistolotti ci caschi davvero, o reciti la sua bella parte come da copione.

Prendete un qualsivoglia convegno. La sala è più o meno gremita a seconda del consenso e della capacità di riunire soldati, gli oratori sfilano, e recitano la loro bella parte, fatta di ideali consunti, di lealtà, giustizia, passione politica, trasparenza, indifferenza al potere, assenza della logica delle spartizioni, che è poi l’esatto contrario di quello che succede. Ebbene la gente sta lì ad ascoltare. Ma ci crede davvero?

Insomma la gente crede davvero che Berlusconi non abbia riformato l’Italia perché ci sono i giudici rossi che lo perseguitano? Il tempo per riformarla, l’Italia, comunque lo ha avuto!

Allora, escluso che i convegnisti siano di carta pesta, rimane da capire quanto ci siano e quanto ci facciano.

La politica, dalle nostre parti, attira perché qualche coppola la distribuisce ancora, qualche raccomandazione la assicura sempre, e qualche incarico o qualche biglietto gratuito, ivi compresa la gita a Bruxelles, ancora riesce a garantirli. Qualche tonto esisterà pure ancora, ma viene solo sfruttato al meglio, lo si fa parlare, lo si applaude, e poi si fanno gli affari alle sue spalle.

La politica è una brutta cosa. Niente di nobile. Solo pattume. Ma è la vita che è pattume, e nel pattume dobbiamo saper navigare.

Che almeno i tonti aumentino un po’ di numero, sarebbe già tanto.

Wow, “per colpa di chi” di Zucchero, questa non me la perdo, guarda io la ballo così.

Sei bravo, aspetta che ci provo anch’io.

Anche tu sei brava, mamma come ti muovi!

Dicesi Statista

Posted on 24. ott, 2010 by in Amenità

Dicesi Statista
<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>