Monday, 10th December 2018

Pompa Maria

Posted on 24. mar, 2013 by in Città di Potenza, Racconti

Pompa Maria

Lo facevano uscire quasi ogni giorno. Lui faceva sempre lo stesso percorso. Con l’ombrello sempre in mano, anche se splendeva il sole, e una busta con tutto quello che possedeva. Non si fidava di lasciarlo nel minimo armadietto che gli era destinato. Non che possedesse niente di valore. Ma erano le sue cose, oggetti cari di nessuna utilità. Quindi importantissimi.

Camminava per ore, trascinandosi stancamente e il suo arrivo era preannunciato da sonorosissime pernacchie, sua grande specialità. Poi seguiva un brontolio cavernoso, un fischio e la parola “Pompa”, accompagnata da un gesto scurrile.

Le sue passeggiate erano caratterizzate da queste rumorose manifestazioni che i giovani applaudivano e i più grandi fingevano di sopportare ma finendo per ridere sotto i baffi.

In piazza Vittorio Emanuele, poi, si faceva serio, e, attraversata la piazza, si infilava con inaspettato garbo nella sala scommesse-tabacchino e lì aspettava silenziosamente il suo turno. Se incrociava lo sguardo con qualcuno sorrideva mite. Poi tirava fuori da una tasca nascosta un contenitore di plastica giallo, una specie di piccolo uovo, sicuramente risultato di qualche uovo di Pasqua, lo apriva e tirava fuori tante monetine. Cominciava a disporle sul bancone fino a quando la commessa non gli diceva che bastava.

Quel giorno la commessa a un certo punto lo fermò e gli diede il solito pacchetto di Marlboro bianche da dieci, secondo un rituale che si ripeteva da anni.

Lui, però, quella sera borbottando una specie di gorgoglio indicò un pacchetto di Camel nere da venti, ben esposto sul bancone, che evidentemente aveva colpito la sua immaginazione e alimentato un desiderio di possederlo o solo di fumarlo. La commessa gli disse che occorrevano altri due euro e cinquanta e lui prese a tirar fuori tante monetine che però, tutte insieme, non facevano neanche mezzo euro. La commessa gli disse che allora no, non poteva dargli le Camel. Lui rimase un po’ confuso, molto dispiaciuto, con l’uovo giallo aperto e le Marlboro in mano. Poi pian piano cominciò a riporre l’uovo, ma un signore gli chiese “quanto ti manca?”, lui non rispose, allora il signore lo chiese alla commessa, e questa ripetè 2 euro e 50. Il signore tirò fuori gli spiccioli e pagò la differenza e subito uscì. Lui gli sorrise, sdentato, e compiaciuto uscì con le sue Camel da venti per riprendere la sua lenta passeggiata.

Quando Pompa Maria, perché così lo chiamavano ormai tutti, al suo orario non passava dal solito posto, ci si chiedeva come mai. Poi si sentiva un pernacchio in lontananza e a tutti tornava un bel sorriso.

RESET

Posted on 23. mar, 2013 by in Poesie, Politica nazionale, Racconti, Regione Basilicata, religione

RESET

Danziamo per un reset

Che lezione, mamma Filomena

Posted on 21. mar, 2013 by in Caso Claps, Città di Potenza

Che lezione, mamma Filomena

Ieri ho visto e ascoltato mamma Filomena a Chi l’ha visto.

Poi ho letto i giornali.

Su questi ultimi prevale una immagine di mamma Filomena rancorosa, dura, che mostra l’immagine della figlia a Restivo e che lo sfida.

Sicuramente tutto un po’ vero. Solo che non mi è sembrata rancorosa. Né carica di odio, come pure si è letto.

Piuttosto.

Piuttosto è venuta fuori la madre. La madre che ha provato pietà per Restivo, per un Restivo abbandonato dai suoi genitori. Lei, ha detto, non l’avrebbe abbandonato.

Questa immagine è quella che ieri ha bucato le telecamere.

Provare un pizzico (come ha precisato) di pietà per l’assassino di sua figlia, e provare disagio per la solitudine di Restivo, è il messaggio cristiano che mamma Filomena ha voluto mandare a tutti.

Provare pietà non è facile né da tutti. Anzi. Nel caso specifico può sembrare impossibile. Eppure il messaggio d’amore di mamma Filomena è il vero schiaffo in faccia a chiunque ha taciuto, ha omesso, ha commesso cosa, nella vicenda Elisa e non solo.

Di fronte alla pietà di mamma Filomena la Chiesa, e non solo, non possono più aspettare oltre per fare quanto possibile perché emerga la verità.

Molti contano su Papa Francesco. Io no. Conto sulla pietà che tutti dovremmo cominciare a provare.

La lezione di mamma Filomena è una lezione massima.

Sta a noi tutti farla nostra nella vita di tutti i giorni.

 

Dalle cronache del tempo che fu. Potenza, 2097.

Posted on 20. mar, 2013 by in Amenità

Dalle cronache del tempo che fu. Potenza, 2097.

Che fosse una stella del firmamento politico era noto a tutti fin da quando aveva pochissimi anni. All’asilo, infatti, a nome di tutti i bambini che non amavano il purè, riuscì a ottenere il riconoscimento del diritto a non mangiare la poltiglia, pur andandone lui personalmente matto. Alle elementari indisse uno sciopero contro il maestro che scaracchiava splendidamente senza ritegno alcuno. Alle medie era già riconosciuto leader indiscusso dell’Istituto con compiti di rappresentanza e poteri di trattative don delega alla firma.

Incantava con un lessico sconosciuto agli altri ragazzi, e presto si seppe studiava i discorsi del compianto Enrico, destrutturandoli e ricomponendoli sulla scorta dello stile del buon Claudio.

In famiglia, stante il palese talento, lo iscrissero nelle giovanili del partito, dove divenne subito il punto di riferimento, indiscusso e acclamato.

Poco più che ventenne, consigliere comunale, poi subito assessore, e poi segretario. In un baleno onorevole e capogruppo nientepopodimeno che alla camera.

Qualcuno allarmato chiese di allacciargli la cintura di sicurezza visto che la sua vita viaggiava oltre ogni limite umano.

La storia racconta che poi diventò primo ministro, presidente della repubblica, presidente dell’Europa, e poi del mondo, e poi della galassia e poi dell’universo.

Ma v’è traccia di un suo mirabile intervento a un’assise politica:

“Non è un caso che le circostanze sembrano essersi messe d’accordo per indicarci il percorso da seguire. Quando proviamo a mandare un messaggio, ci ripieghiamo per esprimere la migliore sintesi possibile, con lo scopo di arrivare non solo alla testa dei concittadini, ma anche al loro cuore. La sensibilità politica della quale siamo imbevuti per scelta, oltre che per naturale propensione, ci rende credibili, oltre che affidabili alla guida del nostro territorio.

La Basilicata che, come ha sagacemente e seguendo una geniale intuizione affermato il nostro politico di riferimento, stella polare della nostra aspra e amata terra, ha regalato per il mondo fiori immarcescibili, nelle persone dei nostri conterranei costretti a cercare fortuna altrove, deve riappropriarsi del suo ruolo centrale in un mezzogiorno che non intende mandarle a dire, ma che vuole diventare protagonista del suo futuro ….”

Pochi capirono, ma tutti rimasero ammirati, e qualcuno, prevedendo un futuro prossimo di fulgide affermazioni, arrivò già a chiedergli un autografo senza tentennare e che poi vendette a caro prezzo.

Le cose con lui non cambiarono, ma  la digestione fu più agevole.

 

Dalle cronache del tempo che fu.

 

Potenza, 5/9/2097

Noi, speriamo che ce la caviamo. Da Basilicata24

Posted on 20. mar, 2013 by in Città di Potenza, Politica nazionale, Regione Basilicata

Noi, speriamo che ce la caviamo. Da Basilicata24

Noi, speriamo che ce la caviamo

Relazione conclusiva della Commissione regionale d’inchiesta su Fenice spa di Melfi

Posted on 20. mar, 2013 by in Regione Basilicata

page1image272

COMMISSIONE D’INCHIESTA SU FENICE SPA DI MELFI

Consiglio regionale della Basilicata

PROPOSTA DI
RELAZIONE CONCLUSIVA

31/01/2013

page2image264

Preambolo.

La salute non è solo assenza di infermità o malattia ma anche uno stato di equilibrio armonico, fisico e psichico dell’individuo integrato in modo dinamico nel suo ambiente sociale e naturale, di modo che particolare rilevanza, al riguardo, riveste la qualità dell’ambiente nel quale viviamo.

Premessa.

Le ragioni dell’istituzione della Commissione d’Inchiesta su Fenice Spa di Melfi emergono con evidenza dalla discussione consiliare tenutasi il 4 ottobre 2011 che si è conclusa con l’approvazione della Deliberazione n. 188, istitutiva della succitata Commissione d’Inchiesta1.

In particolare, il Consiglio ha riconosciuto, all’unanimità, la necessità di

  1. fare definitiva luce su quanto è accaduto in questi anni;
  2. chiarire se e quali responsabilità ci sono state nella trattazione dei dati del

    monitoraggio dell’impianto Fenice di Melfi;

  3. accertare se gli Enti preposti al controllo hanno operato con correttezza e

    trasparenza;

  4. verificare se sono stati correttamente espletati i compiti di vigilanza posti a

    carico della Giunta regionale.

Inizialmente, il termine fissato dal Consiglio per portare a compimento l’attività d’inchiesta era di 4 mesi, termine prorogato due volte per un totale di mesi 11, ossia fino al 31 gennaio 2013.
Ovviamente, il compito affidato alla Commissione è ben confinato nei termini previsti dallo Statuto regionale (articolo 25) e dal Regolamento Interno del Consiglio

1Si veda, in particolare, la Relazione del Vicepresidente della Giunta regionale, Agatino Mancusi, sull’Impianto di Termovalorizzazione Fenice di Melfi illustrata al Consiglio regionale nella seduta del 4 ottobre 2011.

page3image272

(articolo 44), prescindendo nettamente dall’attività d’inchiesta giudiziaria che fa capo all’Autorità inquirente preposta ad accertare l’esistenza di illeciti penali derivanti dall’attività del Termovalorizzatore Fenice.
È il caso di ribadire, quindi, che il ruolo della Commissione non ha interferito (e non poteva) con le attività amministrative e di controllo di competenza di altri organismi e autorità poste in essere al fine di porre rimedio all’inquinamento della falda acquifera, poiché la Commissione ha svolto una mera attività d’inchiesta sulle vicende amministrative che hanno interessato Fenice dal 1992 fino alla presa di coscienza dei soggetti “obbligati” ad attivare le procedure di comunicazione (di cui al Testo Unico delle Norme in materia Ambientale) dello stato di contaminazione delle acque sotterranee del sito Fenice (marzo 2009).

Il lavoro d’inchiesta è stato compendiato in una relazione finale, in modo da poter offrire alle Pubbliche Amministrazioni suggerimenti utili “…per evitare che in futuro le stesse cose si possano riproporre2” affinché non si ripetano eventi dannosi.

2

2 Resoconto dei lavori della Commissione – seduta del 20 febbraio 2012.

page4image280

3

I LAVORI DELLA COMMISSIONE

Sommario: L’insediamento. La posizione di dissenso di alcuni commissari. L’oggetto dell’indagine. Il metodo dell’indagine. Le “due fasi” dell’indagine. L’attività amministrativa della Commissione. La prima proroga dell’attività della Commissione. Attività amministrative da febbraio ad ottobre 2012. La seconda proroga alla Commissione d’Inchiesta. L’attività conclusiva della Commissione. Le audizioni: l’audizione dell’ARPAB; l’audizione delle Associazioni ambientaliste; l’audizione del Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità; il contributo del Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello; l’audizione della Provincia di Potenza; l’audizione dell’Assessore regionale all’ambiente; l’audizione del Sindaco di Melfi; l’audizione del Commissario unico AATO Rifiuti; l’audizione dei rappresentanti dell’ASP di Potenza e dell’IRCSS – CROB di Rionero.

page5image264

L’insediamento.
In data 27 ottobre 2011, si è riunita, su convocazione del Presidente del Consiglio regionale (nota prot. n. 6656 del 25.10.2011), Vincenzo Folino, la Commissione d’Inchiesta nominata con decreto presidenziale n. 58 del 24.10.2011.
Durante la prima seduta, è stato eletto l’Ufficio di Presidenza così composto: Presidente, Nicola Pagliuca, Vice Presidente, Nicola Benedetto, Consigliere Segretario, Alessandro Singetta.
Hanno fatto parte della Commissione i seguenti Consiglieri regionali: Gennaro Straziuso (Partito Democratico), Roberto Falotico (Per la Basilicata – Lista per Pagliuca Presidente) fino al 31 ottobre 2012, Vito Gaudiano (Gruppo Misto) dal 17 gennaio 2012 al 31 ottobre 2012, Francesco Mollica (Movimento per le Autonomie), Alfonso Ernesto Navazio (Io amo la Lucania), Giannino Romaniello (Sinistra Ecologia e Libertà), Luigi Scaglione (Popolari Uniti), Rocco Vita (Partito Socialista Italiano), per l’Unione di Centro Ruggiero Vincenzo fino alla seduta del 23 gennaio 2012 e Agatino Mancusi dalla seduta del 20 febbraio 2012.

La posizione di dissenso di alcuni commissari.
In data 15.11.2011, i Consiglieri regionali Roberto Falotico, Francesco Mollica e Alfonso Ernesto Navazio hanno comunicato la decisione di non partecipare ai lavori della Commissione d’Inchiesta poiché “la costituzione dell’Ufficio di Presidenza della Commissione non ha visto la nostra partecipazione, valutato il dibattito che ha preceduto la votazione medesima (…) le votazioni di nomina hanno rappresentato un vulnus, per le evidenti ed intrinseche ragioni politiche, tale da non permettere la nostra partecipazione ai lavori della Commissione”.
In pari data, il Consigliere regionale Giannino Romaniello ha evidenziato, con propria nota, di “non aver fatto alcuna comunicazione/designazione per la Commissione d’Inchiesta su Fenice e, pertanto, non intende partecipare ai lavori

4

page6image264

della stessa per le ragioni politiche rappresentate in Consiglio ed in Commissione all’ atto del suo insediamento.” T ale intenzione era stata preannunciata in occasione della seduta d’insediamento della Commissione quando aveva dichiarato che “prima di convocare la Commissione d’Inchiesta, sarebbe stato opportuno che le componenti politiche preventivamente chiarissero i problemi collegati sia alla composizione che alle questioni da affrontare.”

In data 16.11.2011 i Consiglieri Falotico, Mollica e Navazio, hanno formalmente comunicato “le dimissioni da componenti della Commissione d’Inchiesta Fenice” ribadendo le motivazioni già espresse nella nota del giorno precedente.
Nella seduta di Commissione del 12.01.2012, il Consigliere Navazio, in nome e per conto anche dei Consiglieri Falotico e Mollica, ha rilasciato la seguente dichiarazione “come mai, nonostante la lettera di dimissioni dalla Commissione, ci siamo visti recapitare l’invito per oggi; comprendiamo che ci sarà stato un disguido tra la Presidenza del Consiglio e la Commissione, ma o questa questione viene posta in sede di Consiglio per essere discussa nella sua formulazione, oppure noi annunciamo fin da ora che ogni volta che saremo convocati, verremo qui a fare la nostra dichiarazione di dissenso”. Questa dichiarazione di dissenso è stata reiterata in occasione di tutte le successive sedute della Commissione.

A tal proposito, il Presidente Pagliuca, nella seduta del 20.02.2012, ha dato notizia che “il Presidente Folino ha inteso convocare una Conferenza dei Capigruppo in cui ha posto l’accento su questa questione, poi ci hanno comunicato (ndr, Falotico, Mollica e Navazio) che avrebbero portato avanti in sede politica questa trattativa, non abbiamo visto i risultati e noi abbiamo continuato nel nostro operato, quindi, in maniera corretta perché era nostro dovere farlo in quanto il Consiglio ci ha investito di questo, rispettando naturalmente le posizioni di chiunque avesse voluto mettere agli atti una dichiarazione”.

5

page7image264

Il Consigliere Romaniello ha dichiarato “…non ho alcuna difficoltà dal punto di vista politico a partecipare ai lavori della Commissione, però ritengo che sia dovere di chi è stato eletto dai cittadini partecipare ai lavori di una Commissione nel momento in cui le procedure e le norme prevedano che ne faccia parte. Quindi (…) chiedo al Presidente della Commissione di farsi carico di portare la questione in sede di Conferenza dei Capigruppo in modo da provare quanto meno a definire un orientamento e a fare in modo che tutte le forze politiche presenti in Consiglio possano partecipare. Voglio precisare che, ferme restando le mie perplessità politiche, io non intendo bloccare i lavori di una Commissione che il Consiglio ha ritenuto di istituire a maggioranza”. Il Consigliere Romaniello, di fatto, ha regolarmente e attivamente partecipato ai lavori della Commissione.

L’oggetto dell’indagine.

Il percorso metodologico e operativo del lavoro svolto dalla Commissione è stato supportato dai funzionari avv. Antonio Mario Pepe, titolare di Posizione organizzativa – Alta Professionalità e responsabile giuridico della III Commissione Consiliare Permanente “Ambiente, Territorio e Attività Produttive”3 e dott. Vito Di Lascio, funzionario in servizio presso l’Ufficio Risorse Strumentali, Finanziarie e Tecnologiche del Consiglio regionale4. Tale lavoro è stato dettato dalla necessità di offrire un quadro puntuale delle molteplici e complesse questioni emerse, dei punti critici rilevati e delle principali direttrici d’indagine, così da rappresentare non solo al Consiglio regionale ma anche all’opinione pubblica e ai cittadini direttamente interessati dall’emergenza ambientale del Vulture – Melfese, il senso, i contenuti e l’estrema complessità delle problematiche oggetto del lavoro svolto.

3 Assegnato alla Commissione d’Inchiesta, con nota protocollo n. 7088/C del 15.11.2011, in qualità di segretario con funzioni di direzione amministrativa e di assistenza giuridica, ex art. 44, comma 3, del Regolamento consiliare.
4 Assegnato alla Commissione d’Inchiesta con nota protocollo n. 1176/C del 27.01.2012.

6

page8image264

Non possono, però, essere sottaciute le difficoltà incontrate dalla Commissione nello svolgimento dell’opera di ricostruzione di quanto realmente accaduto in passato e di verifica e di analisi della situazione che ha interessato l’intera “vicenda Fenice” a partire dal 1992 fino al momento di conclusione dei lavori di inchiesta, stante la complessità dell’attività di acquisizione del materiale documentale, spesso assai risalente nel tempo e frazionato in una pluralità di archivi facenti capo a enti o strutture organizzative non più esistenti o confluite in nuovi organismi cui sono attribuite addirittura ulteriori competenze e funzioni. A ciò, poi, non è di poco conto aggiungere la mancanza di coordinamento istituzionale tra i vari titolari delle diverse competenze in materia, competenze evolutesi nel corso del lungo periodo oggetto d’indagine.

Per di più, l’acquisizione degli elementi utili all’inchiesta dai vari Enti e dagli Uffici regionali è stata caratterizzata, in diverse occasioni, da incomprensibili ritardi e, in alcuni casi, da curiose attività dilatorie ed elusive il che non ha, però, minimamente rallentato l’attività istruttoria di studio, ricerca e valutazione della documentazione e delle informazioni necessarie per la definizione del contesto storico, amministrativo e normativo in cui si è manifestata la vicenda Fenice.

Il metodo dell’indagine.

Le problematiche affrontate nella presente Relazione Conclusiva trovano la loro concreta e puntuale declinazione secondo la metodologia che di seguito si descrive. Si è ritenuto opportuno, in primo luogo, soffermarsi sulle motivazioni che hanno indotto il Consiglio regionale all’istituzione della Commissione.

In seguito, è stata programmata l’attività della Commissione incentrata su numerose audizioni finalizzate ad un approfondimento degli aspetti maggiormente significativi pertinenti l’esercizio delle funzioni proprie di ciascun soggetto audìto.

7

page9image264

Sono state, inoltre, ripercorse le vicende storiche relative all’impianto Fenice e, allo stesso tempo, è stata ricostruita, nel corso della relazione, l’evoluzione normativo – amministrativa delle disposizioni di legge e degli atti amministrativi emanati a tutela dell’ambiente, con specifico riferimento all’applicazione delle competenze da parte degli enti territoriali, delle autorità e degli organismi interessati, ad ogni titolo, al processo autorizzativo, di controllo e di monitoraggio ambientale nell’area del Vulture – Melfese.

La Commissione ha inteso interagire con gli Uffici regionali e con gli altri Enti mediante la somministrazione di specifici quesiti trasmessi per iscritto al fine di consentire l’acquisizione agli atti di ufficiali e oggettive risposte in merito ad aspetti particolarmente delicati e direttamente correlati alla verifica del rispetto degli adempimenti normativi e delle prescrizioni amministrative in materia ambientale.

Per quanto riguarda alcuni aspetti strettamente tecnici, infine, è stato stipulato un accordo di collaborazione gratuita con l’Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IMAA-CNR) per un’analisi dei dati d’interesse ambientale nell’area di ingerenza del Termovalorizzatore Fenice, dati acquisiti nell’ambito della stessa attività d’inchiesta, con l’auspicio che il CNR potesse tracciare un supporto di natura tecnica per aiutare la Commissione a comprendere documenti e atti con contenuti di difficile lettura.

Le “due fasi” dell’indagine.

Nella seduta della Commissione del 15 novembre 2011 è stato convenuto che il lavoro istruttorio fosse svolto mediante l’acquisizione di atti e documenti che i Commissari avrebbero potuto visionare e approfondire mentre la Commissione si sarebbe riunita per le audizioni e per il confronto con i soggetti esterni a vario titolo coinvolti nella vicenda Fenice.

8

page10image272

È stato considerato, dunque, necessario un lavoro d’istruzione degli atti, preliminare al confronto in Commissione, confronto comunque teso ad un approfondimento dei problemi sollevati o riscontrati nel lavoro istruttorio.
Si è convenuto, altresì, di approfondire, innanzitutto, tutta la fase “ante concessione dell’autorizzazione all’esercizio” di Fenice. Per poi esaminare la seconda fase “dalla messa in esercizio dell’impianto” in avanti al fine di comprendere cosa possa non aver funzionato rispetto a quanto progettato e previsto nella prima fase.

La Commissione ha dovuto analizzare tutti i momenti, tutte le questioni e le inadempienze che si sono verificate con l’obiettivo di ammonire le scelte politico- amministrative che si compiranno, ossia quelle scelte che la Regione dovrà effettuare, soprattutto in situazioni analoghe, e per le quali non potrà sottovalutare i problemi ma dovrà soppesarli nella giusta misura e nella giusta dimensione per dare certezza di comportamento rigoroso, serio e coerente con le disposizioni normative.

A detta del Consigliere regionale Straziuso “il compito della Commissione (…) è quello di determinare un campo di azioni sul quale mettere una, due parole chiare rispetto a questo problema. (…) Noi dobbiamo individuare, da oggi, quali sono state le responsabilità sapendo che anche la tecnologia è aumentata, quello che si poteva fare nel ’98, quando di queste questioni abbiamo cominciato a parlare, è diverso da quello che è possibile fare oggi”5.

L’attività amministrativa della Commissione.

È bene precisare, in via preliminare, che le date indicate, richiamate e riportate nella presente relazione si riferiscono alle date di acquisizione al protocollo del Consiglio regionale delle lettere in uscita e in entrata concernenti l’attività della Commissione d’Inchiesta, date, quindi, che possono essere coincidenti ma per lo più

9

5 Resoconto dei lavori della Commissione – seduta del 20 febbraio 2012.

page11image264

successive alle date in cui materialmente sono state scritte e/o inviate le lettere e i documenti di che trattasi.

La richiesta delle prime informazioni è stata inoltrata, in modo tempestivo, in data 07.11.2011, al fine di acquisire la documentazione amministrativa in possesso degli organi di seguito elencati in uno alla corrispondenza cronologicamente intercorsa con soggetti e/o enti interessati alla questione Fenice:

  • Presidente III Commissione Consiliare Permanente, che ha trasmesso gli atti in possesso della Commissione in data 10.11.2011.
  • Consorzio Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza (sollecito in data 12.12.2011), che ha risposto il 23.12.2011.
  • Dipartimento regionale Ambiente e Territorio (che ha risposto in data 21.11.2011 ed ha integrato la risposta il 28.11.2011).
  • Amministrazione provinciale di Potenza (sollecito in data 12.12.2011), che ha risposto il 14.12.2011.
  • Comune di Melfi (sollecito in data 12.12.2011) che ha inviato la risposta in data 23.03.2012, acquista al protocollo del Consiglio regionale il 20.04.2012.
  • ARPA Basilicata (sollecito in data 12.12.2011), che ha risposto, il 23.01.2012, affermando che “siamo impegnati nella ricognizione della documentazione richiesta, operazione difficile da espletare in tempi rapidi in quanto il protocollo di questa Agenzia è elettronico a partire dall’anno 2004, su server storico, e dall’anno 2008 su server in uso. Per il periodo antecedente il 2004, sarà necessario espletare un’operazione di recupero in archivio cartaceo, catalogazione ed informatizzazione dei dati di cui all’oggetto. Per tale ragione, si intende opportuno rendere nella Vs. disponibilità i dati dal 01.01.2004 al 18.01.2012 su supporto informatico e consegnato a mano vista

10

page12image264

l’ampia dimensione informatica dei file relativi, in attesa di poter effettuare la

medesima operazione appena il lavoro su supporto cartaceo sarà terminato.”
• Comune di Lavello (inoltrata solo in data 15.11.2011), che ha risposto il 22.11.2011 dichiarando che “non risultano agli atti del Comune di Lavello atti e documenti amministrativi riferiti a corrispondenza intercorsa con Fenice, gli unici documenti depositati presso la Segretaria del Comune sono i dati del

monitoraggio trasmessi da Fenice semestralmente”.

In data 10.11.2011 è stata richiesta al Dirigente generale del Consiglio regionale l’assegnazione della struttura amministrativa alla Commissione (solleciti in data 12.12.2011, inviata al Presidente Folino, e in data 20.01.2012), assegnazione completata dalla Direzione generale solo in data 27.01.2012.

La Commissione si è riunita in data 15.11.2011 per stabilire l’organizzazione dei lavori e la metodologia dell’attività d’inchiesta. Nella stessa data, i Consiglieri regionali Falotico, Mollica e Navazio hanno comunicato l’intenzione di non partecipare ai lavori della Commissione. In data 16.11.2011, i suddetti Consiglieri regionali hanno addirittura comunicato “le dimissioni da componenti della Commissione d’Inchiesta Fenice”. Dimissioni alle quali non ha fatto seguito alcun atto concreto.

Comunicazione simile è stata fatta dal Consigliere regionale Romaniello.
In data 12.12.2011 il Presidente Pagliuca ha informato il Presidente del Consiglio regionale in merito all’attività resa dalla Commissione annotando, particolarmente, le richieste di dati, documenti e informazioni inviate agli Enti ed Uffici sopra evidenziati.
In data 12.01.2012 è stato audìto il Direttore generale dell’ARPAB il quale ha chiesto che i quesiti posti in sede di Commissione, ai quali non era stato possibile rispondere,

11

page13image264

gli venissero formalizzati, il che è avvenuto in data 17.01.2012. In data 23.01.2012, l’ARPAB ha riposto che “si sono allertati gli uffici relativi alla redazione del documento di risposta. Data la corposità e la complessità delle richieste avanzate, ci si riserva un congruo intervallo di tempo per poter essere esaustivi nella risposta, quantomeno ai punti di nostra stretta competenza. Per consentire, comunque, un rapido avvio dei lavori di codesta Commissione invieremo, al più presto, parte della documentazione richiesta”. È stato effettuato un sollecito in data 17.04.2012 al quale è stata fornita una riposta l’08.05.2012.

Sempre in data 17.01.2012, è stata trasmessa un’ulteriore richiesta di informazioni e acquisizione dati al Presidente della Giunta regionale, il cui Capo di Gabinetto ha dato formale riscontro in data 30.01.2012, sollecitando le risposte dovute dal Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità e dall’Ufficio Risorse Umane del Dipartimento Presidenza della Giunta.

In data 18.01.2012 la medesima richiesta di documentazione è stata inviata al Vicepresidente della Giunta regionale con delega all’ambiente, documentazione acquisita in data 06.02.2012.
In data 30.01.2012 è stata richiesta al Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità l’acquisizione della relazione tecnica del Prof. Francesco Fracassi, consulente tecnico nominato dalla Procura della Repubblica di Melfi nell’ambito del procedimento penale che riguarda Fenice, relazione acquisita il 06.02.2012.

La prima proroga dell’attività della Commissione.
In data 22.02.2012 è stata inoltrata al Presidente del Consiglio regionale la richiesta di proroga del termine temporale dell’attività della Commissione d’Inchiesta.
Tale richiesta era motivata dal fatto che alla data della naturale scadenza del mandato (4 mesi), nonostante i ripetuti solleciti inviati, alcuni Enti pubblici, aziende ed Uffici

12

page14image264

regionali interpellati non avevano trasmesso la documentazione richiesta. Per di più, l’ARPAB non aveva fornito, a quella data, le risposte ai quesiti posti “stante la corposità e la complessità delle richieste avanzate”, come da questi asserito, rappresentando la necessità di un successivo congruo intervallo di tempo per poter essere esaustivi nelle correlate risposte. Lo stesso Dipartimento regionale competente aveva rappresentato alcune difficoltà per un riscontro immediato alle richieste formulate, rallentando così l’espletamento del mandato ricevuto dal Consiglio regionale.

La proroga è stata concessa dal Consiglio regionale in data 28 febbraio 2012 con Deliberazione n. 252.

Attività amministrative da febbraio ad ottobre 2012.

Ottenuta la proroga, la Commissione ha ripreso immediatamente il lavoro di esame ed approfondimento dei documenti acquisiti agli atti.
In data 09.03.2012 il Capo di Gabinetto della Presidenza della Giunta regionale ha trasmesso la documentazione predisposta dal Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità consistente nella relazione a firma congiunta del Dirigente dell’Ufficio Compatibilità Ambientale, del Dirigente dell’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale e del Dirigente generale del Dipartimento Ambiente che è stata oggetto di approfondimento nelle sedute dell’Ufficio di Presidenza della Commissione d’Inchiesta.

In data 23.03.2012 si è provveduto a sollecitare il Presidente della Giunta regionale, rispetto alla nota inviata il 17 gennaio 2012, a fornire l’indicazione circa i nominativi dei Dirigenti generali e dei Dirigenti, con l’indicazione dei relativi periodi di incarico, che si sono avvicendati alla guida degli Uffici e delle Direzioni generali dei Dipartimenti regionali Sicurezza e Solidarietà Sociale e Ambiente e Territorio nonché la durata dei mandati e i nominativi degli Assessori regionali a partire dal 1990.

13

page15image264

Sollecito che ha trovato riscontro con l’acquisizione dei dati richiesti l’11.04.2012 (Allegato 1).
In data 05.0702012, con nota prot. n. 117309/71AB del 03.07.2012 a firma del Capo di gabinetto del Presidente della Giunta regionale, la Commissione ha acquisito il prospetto riepilogativo dei nominativi dei Direttori generali dell’ARPAB e del Commissario straordinario (Allegato 2).

In data 11.04.2012 è stata inviata una richiesta di acquisizione di documentazione all’ARPAB e al Comune di Melfi riguardante gli estremi del protocollo e la copia della domanda di AIA inoltrata da Fenice Spa Termovalorizzatore nel 2006. In pari data è stata inoltrata, altresì, richiesta al Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità di acquisizione della copia della ricevuta di pagamento effettuata da Fenice Spa in favore della Regione allegata all’istanza di AIA al momento di presentazione della stessa all’Ufficio Compatibilità Ambientale. Analoga e dettagliata richiesta in merito alla domanda di AIA è stata inoltrata alla Provincia di Potenza in data 2.05.2012.

In data 17.04.2012 si è provveduto a sollecitare l’ARPAB a fornire le risposte richieste con la richiamata nota del 17.01.2012. L’Agenzia, a distanza di 4 mesi, ha dato riscontro alle richieste mediante nota acquisita al protocollo del Consiglio regionale in data 8.05.2012.

In data 16.05.2012 è stata avanzata ulteriore richiesta di informazioni e documentazione al Presidente della Giunta regionale (riscontrata, seppur parzialmente, dal Capo di Gabinetto del Presidente della Regione in data 04.06.2012) e al Dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità (riscontrata in data 21.06.2012 e in data 2.07.2012), in particolare con riferimento ad un documento con il quale Fenice Spa comunicava alla Regione Basilicata l’analisi dello stato di riferimento iniziale e al dettaglio dei cambi societari effettuati da Fenice. A detta richiesta è stata data parziale risposta con nota prot. n.

14

page16image264

98027/71AB del 06.062012 dalla Presidenza della Giunta regionale, la quale è stata sollecitata, in data 08.06.2012, al fine di ottenere adeguate e complete risposte alla precedenti lettere e, in più, alla quale sono state rivolte nuove richieste di informazioni sempre in merito alla domanda di AIA del 2006.

Stesso sollecito, con integrazione di domande, è stato inviato al Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità in data 19.06.2012.
Il 16.05.2012 è stata avanzata formale istanza di attivazione di una convenzione, a titolo gratuito, con l’IMAA – CNR al fine di porre in essere una collaborazione tecnico – scientifico per l’analisi e l’approfondimento dei dati di interesse ambientale nell’area di ingerenza del Termovalorizzatore Fenice. Detto “Accordo di Collaborazione” è stato sottoscritto in data 4.06.2012 in seguito all’approvazione della Deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 75 del 29.05.2012. Successivamente, il 07.06.2012 e il 09.10.2012, la Commissione ha provveduto a trasmettere al CNR tutta la documentazione tecnico-scientifica acquisita al fine di ottenere il necessario supporto analitico.

Il 31.05.2012 sono stati richiesti altri atti al Comune di Melfi riguardanti i risultati delle indagini di caratterizzazione e le analisi di rischio svolte nel periodo 2009/2010, documenti acquisiti in data 21.06.2012.
In data 08.06.2012 è stata richiesta all’ARPAB la trasmissione del parere concesso alla Provincia di Potenza e propedeutico al rilascio del rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio di Fenice del 2005 nonché le analisi ufficiali sulle varie matrici ambientali precedenti all’ottobre 2005 in base alle quali “è stato possibile riscontare il sostanziale rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente”.

In data 25.06.2012 sono state acquisite le risposte e i documenti richiesti alla Provincia di Potenza in occasione dell’audizione del Vicepresidente della Provincia tenutasi il 31.05.2012.

15

page17image264

La seconda proroga alla Commissione d’Inchiesta.
Il 30.10.2012 il Presidente della Commissione ha comunicato al Consiglio regionale che la Commissione aveva completato l’attività d’inchiesta, chiedendo l’autorizzazione alla convocazione di una seduta per l’approvazione della Relazione Conclusiva, in ossequio a quanto previsto dall’art. 44, comma 8, del Regolamento interno del Consiglio regionale, in considerazione del fatto che l’IMAA-CNR aveva chiesto, con nota acquisita in data 23.10.2012, una proroga fino alla metà di dicembre 2012 “al fine di elaborare, confrontare ed approfondire i dati messi a disposizione recentemente con le informazioni avute nel periodo di insediamento della commissione”.
Il Consiglio regionale con Deliberazione n. 360 del 30.10.2012 ha deciso di prorogare i lavori della Commissione su Fenice Spa di Melfi, fino al 31.01.2013, ai fini degli adempimenti di cui all’art. 44, comma 8, del Regolamento Interno del Consiglio.

L’attività conclusiva della Commissione.

Sono state chieste altre informazioni e nuovi documenti alla Presidenza della Giunta regionale, al Dipartimento regionale competente e all’ ARP AB, soprattutto con riferimento alle richieste di integrazione di documentazione pervenute dall’IMAA- CNR, nelle date 10.09.2012 (riscontrata, non esaustivamente, dal Capo di Gabinetto del Presidente della Regione in data 04.10.2012, dal Dirigente generale del Dipartimento regionale Ambiente in data 28.09.2012), 13.09.2012 (di quest’ultima nota è stato effettuato un sollecito in data 24.10.2012 ed è stata acquisita una riposta in data 30.10.2012), 29.10.2012 (sollecito effettuato ad ARPAB in data 13.12.2012) e 30.10.2012 (entrambe riscontrate dal Dirigente generale del Dipartimento regionale Ambiente in data 26.11.2012), 14.11.2012 (riscontrate dal Dirigente generale del Dipartimento regionale Ambiente in data 19.12.2012) e 13.12.2012 (riscontro da

16

page18image264

parte del Direttore generale di ARPAB acquisito il 04.01.2013 e da parte del Comandante della Polizia Provinciale di Potenza il 09.01.2013).
In data 07.12.2012, sono stati acquisiti i dati del Registro Tumori di Basilicata per il triennio 2005/2007, inviati dalla U.O di Epidemiologia Clinica, Biostatistica, Registro Tumori dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Centro di Riferimento Oncologico di Basilicata di Rionero in Vulture, in seguito alla richiesta effettuata in occasione della seduta della Commissione del 6.09.2012.

Il 13.12.2012 è stato chiesto, altresì, ad ARPAB, Polizia Provinciale di Potenza (che ha risposto in data 09.01.2013) e ASP (ex ASL n. 1 di Venosa) se fosse stata trasmessa da Fenice SpA la documentazione in merito al monitoraggio ambientale anni 2001, 2002 e 2003.

In pari data è stato chiesto all’ARPAB di inviare alla Commissione i dati del monitoraggio ambientale effettuato in base alla convenzione con l’Istituto Superiore di Sanità (nota parzialmente riscontrata in data 4.01.2013) ed è stata richiesta la trasmissione di alcuni atti ed ulteriori informazioni all’Amministrazione provinciale di Potenza.

Solo in data 22.01.2013, infine, l’IMAA-CNR ha consegnato il rapporto finale relativo alle attività svolte dal gruppo di lavoro nel quale sono descritti i risultati relativi alle valutazioni tecnico-scientifiche sui dati ambientali che la Commissione di Inchiesta ha reso disponibile sulla base di quanto previsto dall’Accordo di Collaborazione (Allegato 3).

Le audizioni.

Si è ritenuto necessario dare corso ad un ciclo di audizioni per poter comprendere quello che effettivamente è successo, pur nella consapevolezza che “il tempo che noi stiamo analizzando è un tempo molto lungo ed un tempo in cui si sono succedute

17

page19image280

responsabilità, soggetti diversi, competenze diverse ed anche evoluzioni normative che hanno in alcuni casi complicato ancora di più questa questione6”.

La Commissione si è riunita 19 volte secondo il seguente calendario

18

Riunione della Commissione

27 ottobre 2011 15 novembre 2011 12 gennaio 2012 23 gennaio 2012 20 febbraio 2012 24 aprile 2012 14 maggio 2012

23 maggio 2012

31 maggio 2012

4 giugno 2012 5 luglio 2012

Oggetto della seduta

Seduta di insediamento ed elezione dell’Ufficio di Presidenza
Seduta per stabilire il metodo e le modalità dell’attività d’inchiesta
Audizione del Direttore generale dell’ARPAB

Audizione delle Associazioni ambientaliste

Audizione di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani
Seduta rinviata

Audizione del Dirigente generale e Dirigenti del Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità
Audizione di Nicola Abbiuso, Presidente del Comitato Diritto alla Salute di Lavello, e il geologo Giampiero D’Ecclesiis Audizione del Vicepresidente della Provincia di Potenza con delega all’ambiente, avv. Massimo Macchia
Audizione dell’Assessore regionale con delega all’ambiente, dr.ssa Wilma Mazzocco Seduta rinviata

6 Nicola Pagliuca, Presidente della Commissione, nel corso della seduta del 20 febbraio 2012 – resoconto dei lavori.

page20image280

19

27 luglio 2012 5 settembre 2012

6 settembre 2012

26 settembre 2012 24 ottobre 2012 24 gennaio 2013 30 gennaio 2013 31 gennaio 2013

Audizione del Sindaco di Melfi, dott. Livio V alvano
Audizione del Commissario unico Servizio gestione Integrata dei Rifiuti, dott. Sabino Altobello, del Dirigente Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale, ing. Maria Carmela Bruno
Audizione del Dirigente Dipartimento Salute Umana dell’ASP di Potenza, dr. Francesco Negrone, del Direttore sanitario dell’IRCSS- CROB di Rionero, dr. Sergio Molinari, coadiuvato dal Direttore del Registro Tumori, dr. Rocco Galasso
Discussione ed esame dei lavori della Commissione
Discussione ed esame dei lavori della Commissione
Esame proposta di Relazione Conclusiva dei lavori d’inchiesta
Esame proposta di Relazione Conclusiva dei lavori d’inchiesta
Esame proposta di Relazione Conclusiva dei lavori d’inchiesta

L’audizione dell’ARPAB.
La prima audizione si è tenuta il 12.01.2012 con l’intervento del Direttore generale dell’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente, ing. Raffaele Vita.

page21image264

Il Direttore ha avuto modo di precisare che l’Agenzia era diventata un attore della questione Fenice solo a partire dal 2003, da quando le funzioni assegnate dal Decreto Via 1790/93 alla Regione venivano loro trasferite, anche con qualche problematica. Le domande poste dal Presidente della Commissione, molto precise e dettagliate, non trovavano riscontro in riposte da parte dell’ARPAB che si impegnava, però, a verificare le richieste formulate in sede di audizione con il massimo impegno e serietà. Detti quesiti (17 in tutto) sono stati, in seguito, inviati il 17.01.2012 all’ARPAB e, unitamente alle risposte, sono riportati in Appendice (II).

Il Direttore Vita ha, oltre al resto, condiviso l’approccio meticoloso e scientifico adottato dalla Commissione, ritenendo che in questo modo potesse, finalmente, aprirsi una riflessione nel mondo politico sul lavoro dedicato al controllo ambientale, che è un lavoro enorme da svolgere con una dotazione modesta di personale, di risorse finanziarie e di strumentazione tecnica.

È il caso di sottolineare come il vertice dell’ARPAB abbia condiviso l’approccio della Commissione affermando che “Spero, quindi, che questa Commissione di Inchiesta apra finalmente uno squarcio sulla complessità di un controllo ambientale sostanziale, che si occupi degli stati ecologici, che veda l’evoluzione dei siti industriali, delle acque profonde, delle acque superficiali, cioè di cosa avviene, che è una cosa imponente e quindi anche l’attenzione politica del Consiglio deve crescere e non deve sottovalutare un problema. Si tratta, infatti, di controllare un sistema molto complicato in cui si interfacciano varie situazioni: Fiat, Fenice, zuccherificio e altre situazioni molto complesse”.

L’audizione delle Associazioni ambientaliste.

La Commissione ha manifestato, sin da subito, la volontà di interfacciarsi con le maggiori e più rappresentative Associazioni ambientaliste operanti sul territorio

20

page22image264

lucano per avere utili suggerimenti ed un trasferimento di conoscenze, di aspetti particolari e di documenti sulla questione Fenice.
In data 23.01.2012 sono state, quindi, audite le Associazioni ambientaliste appresso elencate:

  • Associazione OLA;
  • Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello;
  • Legambiente;
  • Movimento Azzurro;
  • Movimento No OIL;
  • W.W.F.

    Queste associazioni hanno fornito un utile contributo in termini di notizie, informazioni e spunti critici concernenti la vicenda Fenice, aiutando la Commissione ad inquadrare meglio la vicenda dell’inquinamento, in particolare per cercare di capire cosa non avesse funzionato e come fosse stato possibile l’inquinamento da parte di Fenice per un così lungo tempo senza che le istituzioni fossero state in grado di correre ai ripari.

    In tale seduta, il Vicepresidente della Commissione, Nicola Benedetto, ha chiesto che venisse ascoltato anche Maurizio Bolognetti in quanto lo stesso era stato precedentemente sentito dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul tema dell’inquinamento di Fenice.

    Bolognetti è stato, in un secondo tempo, audìto (in data 20.02.2012). In tale seduta, il Consigliere Singetta ha ribadito che “se qualche altro segretario di partito ci facesse la richiesta di essere audito noi non avremmo alcuna difficoltà. Voglio solo ricordare che i radicali non hanno nessun rappresentante in Consiglio regionale a differenza di altri partiti”.

    Il Presidente Pagliuca ha avuto modo di rimarcare, ancora una volta, l’importanza del lavoro d’inchiesta e delle audizioni, dicendo che “Oggi ci sono i riflettori accesi sulla

21

page23image264

vicenda Fenice e, quindi, si mettono in campo una serie di iniziative, domani i riflettori possono leggermente spegnersi e quelle iniziative corrono il rischio di rimanere ancora una volta sulla carta”.

L’audizione del Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità.
Il 14 maggio 2012 la Commissione ha ospitato l’audizione del Dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità della Regione Basilicata, Donato Viggiano, e dei dirigenti dell’Ufficio Compatibilità Ambientale (Salvatore Lambiase) e dell’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale (Maria Carmela Bruno coadiuvata dal funzionario Fortunato Giordano).

Il Dirigente generale ha ricordato di aver fornito le risposte ai 17 quesiti posti dalla Commissione con nota del 17 gennaio 2012 “con leggero ritardo dovendo reperire documentazione tra i nostri archivi che sono geograficamente remoti, non disponibili a Potenza …omissis… siamo in progress su questa cosa, stiamo in qualche modo continuando a fare verifiche per capire se per caso abbiamo nella nostra disponibilità inconsapevole ulteriore documentazione che può aiutare i lavori della Commissione”.

I 17 quesiti posti al Dipartimento regionale sono gli stessi posti all’ARPAB e sono riportati, in uno alle risposte acquisite, in Appendice (III).

Il contributo del Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello.
Nella seduta del 23.05.2012 il Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello, associazione ambientalista particolarmente attiva nel campo dell’informazione e della divulgazione delle problematiche riguardanti Fenice, ha avanzato richiesta di audizione per presentare alla Commissione un lavoro tecnico effettuato dal geologo

22

page24image264

Giampiero D’Ecclesiis, fondato su attività di studio e di analisi degli atti ufficiali prodotti all’interno della Conferenza di Servizi.
Agli atti della Commissione sono state acquisite numerose informazioni, segnatamente di natura tecnica, racchiuse all’interno di una relazione che mette in luce le “mancanze degli uffici regionali e anche una forte implicazione con quello che in questi giorni si sta facendo e con le attività che si stanno svolgendo7”.

L’audizione della Provincia di Potenza.
In data 31.05.2012 è stato audito il Vicepresidente della Provincia di Potenza con delega all’ambiente, avv. Massimo Macchia, coadiuvato dai funzionari dell’Ufficio Ambiente dell’Amministrazione Provinciale, Eleonora Dell’olio e Giuseppe Allegretti.
Nel corso dell’audizione, è stato precisato che8 “una cosa è il monitoraggio e altra cosa è il controllo: quest’ultimo è un’attività episodica, mentre l’altro è costante, tant’è che mi sentirei di chiedere che senso ha controllare ciò che è monitorato con strumenti già collocati e dal costo molto elevato: io ritengo che sia un’attività pleonastica”.
Macchia, insomma, ha riaffermato che il controllo sull’attività di monitoraggio era comunque di competenza della Regione che lo avrebbe dovuto svolgere direttamente e per il tramite di ARPAB.
Viene data notizia, inoltre, che la Provincia di Potenza aveva stipulato con ARPAB una convenzione con contributo economico a carico della Provincia pari a 200 milioni di lire, di cui 100 riservati all’attività generica e altri 100 milioni vincolati sull’attività relativa alle emissioni del termodistruttore. A seguito di questa

7 Nicola Abbiuso, presidente del Comitato per il Diritto alla Salute di Lavello – resoconto della seduta della Commissione del 23.05.2012.
8 Dichiarazioni dell’avv. Massimo Macchia, Vicepresidente della Provincia di Potenza – resoconto della seduta della Commissione del 31.05.2012.

23

page25image264

convenzione, ARPAB, a sua volta, aveva stipulato con l’Istituto Superiore della Sanità un’ulteriore convenzione per valutare le emissioni, i livelli di ricaduta e dell’impatto ambientale del termodistruttore Fenice.
Il programma dei controlli, dunque, ha asserito Macchia “inizia nell’anno 2002 e noi abbiamo i risultati, che possono essere reperiti all’ARPAB, al 31 dicembre 2002 … omissis… questo è quello che c’è in Provincia”.

Per tutte le altre questioni si rimanda all’Appendice (IV) nella quale sono riportate domande e risposte acquisite in sede di audizione.

L’audizione dell’Assessore regionale all’ambiente.

L’audizione si è resa necessaria per discutere un problema riguardante l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), di cui si dirà dettagliatamente in un successivo capitolo della presente relazione.
L’Assessore Mazzocco ha colto l’occasione per ribadire che l’AIA “è uno strumento per i cittadini e quella che andrà in conferenza dei servizi il 25 (ndr, giugno 2012) è molto costruita, molto pensata e molto pesante rispetto alle prescrizioni che include e quindi va a regolamentare l’impianto Fenice” …omissis … “Quindi raggiungere l’AIA deve essere un obiettivo di tutti noi perché è l’unico strumento che determina nei fatti le dovute prescrizioni e naturalmente non deve essere più provvisoria. Tra l’altro stiamo anche inserendo tutta una serie di protocolli che riguardano la collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità…”.

L’audizione del Sindaco di Melfi.

Il Presidente della Commissione, dopo aver ascoltato la ricostruzione dei fatti concernenti il piano di caratterizzazione e il piano di bonifica di Fenice, ha chiesto al Sindaco Valvano informazioni circa la questione dei rifiuti conferiti, verificando che

24

page26image264

nel Decreto Via 1790/93 era prevista la possibilità di conferimento dei rifiuti a Fenice, solo se pretrattati nelle discariche di Atella e Venosa, domandando come avveniva tale conferimento, in ragione di quale rapporto convenzionale o di quale accordo.

Valvano ha risposto che “E’ stata fatta una valutazione dall’Osservatorio regionale dei rifiuti che prende atto della chiusura di alcune discariche e cambia il flusso dei rifiuti nella provincia di Potenza, chiedendo che la Provincia ordini il conferimento di circa 3.200 tonnellate mensili di rifiuti urbani dall’area di Potenza-centro verso Fenice. Questo a fronte del fatto che c’è la chiusura della discarica di Lauria, di quella di Pallareta e così via, cosa che ovviamente determinava una situazione di criticità.

… omissis …
“la Provincia con una determina disponeva il trasferimento a Fenice, applicando in modo ineccepibile il principio della prossimità per cui la comunità locale che ha un impianto di stoccaggio o, come nel caso di Fenice, di incenerimento sul proprio territorio e le comunità immediatamente limitrofe conferiscono direttamente i rifiuti a quello.”
… omissis…
“…c’è un verbale dell’Osservatorio del 27 gennaio 2012. Sulla base di questa valutazione dell’Osservatorio regionale dei rifiuti dal primo febbraio 2012, si è chiesto alle due Province di modificare i flussi e mandare quelli di Potenza-centro direttamente verso Fenice sulla base della presa d’atto della carenza del blocco del funzionamento di alcune discariche e anche della capacità residua di Venosa e di Atella, che al momento è ancora in attesa dell’ampliamento e non so se in queste settimane è stato realizzato o è in corso di realizzazione. Insomma, avendo una capacità residua molto limitata, l’Osservatorio suggeriva di direzionare i flussi direttamente verso l’inceneritore.

25

page27image264

Sulla base di questo e secondo il principio di prossimità sempre l’Osservatorio e poi la Provincia hanno suddiviso il flusso dicendo che delle 3.200 tonnellate, 2.600 vanno conferite a Venosa e poi una quantità di Melfi e Lavello, anziché viaggiare verso Venosa, vanno direttamente all’inceneritore, considerato che la quantità complessiva di RSU che va verso l’inceneritore comunque resta quella programmata di circa 3.600 tonnellate al mese. Questo riguarda questa fase di transizione”.

Il Presidente della Commissione ha ricordato che Fenice era autorizzata, in ragione del Dec Via, ad incenerire solo rifiuti trattati, quindi selezionati. Dal momento che i Comuni di Melfi e Lavello, per l’applicazione del principio di prossimità, hanno conferito a Fenice i rifiuti, il Presidente Pagliuca ha chiesto che tipologia di rifiuti è stata conferita e se è stato conferito il tal quale.

In risposta a tale domanda, Valvano ha affermato che “Oggi, siccome il rifiuto non passa per la stazione di trasferenza di Venosa, c’è una fase di selezione che, a mio avviso, ovviamente non è l’equivalente della selezione che avviene a Venosa perché a Melfi c’è comunque un impianto di selezione autorizzato dalla Provincia dall’anno scorso da parte del gestore che garantisce il servizio di raccolta dei rifiuti, che fa una selezione. Ovviamente non è il medesimo impianto che c’è a Venosa e naturalmente non è equivalente per cui c’è una raccolta differenziata che comunque resta ancora molto bassa nella città di Melfi ed è evidente che non c’è la garanzia che il rifiuto a Fenice non vada tal quale, così come vanno tal quale in questa fase i rifiuti RSU che arrivano da Potenza-centro.”

Il Presidente Pagliuca, inoltre, ha chiesto se in termini di prezzo di conferimento del rifiuto c’è un vantaggio per il Comune di Melfi rispetto al rifiuto conferito in discarica. Valvano ha risposto che “Questo è un elemento che necessita di un’attività che la Regione, a mio avviso, deve fare: c’è una carenza nel senso che sia l’impianto di Venosa, sia Fenice, ad oggi, stabiliscono autonomamente la tariffa”.

26

page28image264

Pagliuca, meravigliato, ha domandato se il prezzo, materialmente, non sia stato fissato dall’ATO Rifiuti. E Valvano ha dato atto che “Purtroppo no, Presidente, e si immagini che il Comune di Venosa ha fatto una serie di variazioni, credo tutte in un anno, autodeterminando qual è il prezzo e quindi qual è il vantaggio finanziario per ricevere e trattare il rifiuto a Venosa. Lo stesso fa Fenice, che è un privato e oggi applica ai Comuni una tariffa, ma senza una trattativa e una negoziazione, cosa che è un’anomalia sia per il soggetto privato, sia anche per il pubblico.”

L’audizione del Commissario unico AATO Rifiuti.

Le questioni sollevate dal Sindaco di Melfi nell’audizione del 27.07.2012 sono state riprese e discusse nella seduta del 5.09.2012 alla presenza del Commissario unico Servizio Gestione Integrata dei Rifiuti, Sabino Altobello, e del Dirigente Ufficio regionale Prevenzione e Controllo Ambientale, Maria Carmela Bruno, coadiuvata da Salvatore Margiotta, funzionario dell’Ufficio.

Altobello, su sollecitazione del Presidente Pagliuca, ha ripreso, in particolare, il tema della tariffa asserendo che “… l’atto che consentirebbe di disciplinare un uso di impianto finale di smaltimento è il piano d’ambito e la tariffa unica è il frutto appunto dell’applicazione del ciclo a tutti gli impianti. Ora, in una situazione di vuoto da questo punto di vista, devo precisare che i due impianti privati, cioè Fenice e quello di Tricarico, sono quelli che al momento hanno le tariffe più basse, anche se non ho i dati precisi, ma negli ultimi quattro-cinque anni è stata questa la situazione per lo smaltimento finale. Ma il punto è esattamente questo, cioè che manca il piano d’ambito e il soggetto per poter realizzare la gara del gestore unico e la gara potrebbe anche non individuare Fenice come impianto finale di smaltimento, perché solo un piano industriale, definendo le quantità e i flussi, può determinare sia lo smaltimento finale, sia la tariffa unica, ma oggi questo non c’è.

27

page29image264

Quindi non c’è un provvedimento, mentre ci sono provvedimenti piuttosto straordinari previsti dalla nostra legislazione regionale e da quella statale, per cui, nel momento in cui c’è un’ordinanza provinciale o regionale che dice al Comune dove deve andare a smaltire, è chiaro che a quello deve attenersi. Adesso non ci sono più ordinanze, ma c’è una determina dirigenziale.”

Pagliuca ha ricordato che il Dec Via, attraverso le prescrizioni, imponeva anche i criteri di adeguamento di Fenice; stabiliva che nel forno a griglia dovevano andare solo i rifiuti preselezionati e quindi è difficile comprendere come si sia potuto smaltire il tal quale.

Questa questione, come è evidente, diventa attuale e va ricollegata al problema dell’origine dell’inquinamento della falda acquifera. Il fatto che ci sia stato lo smaltimento del tal quale nel forno a griglia, ci consente di immaginare che sia stata smaltita una tipologia di inquinanti che si ritrovano nei rifiuti tal quali in un forno non attrezzato per farlo.

A questo punto, Pagliuca ha chiesto ad Altobello se “questa possibilità di smaltimento del tal quale deriva da un’ordinanza ai Comuni che non facevano la raccolta differenziata oppure c’è stata una sorta di tutela a valle del soggetto Fenice che, sostanzialmente, ha dichiarato che nei rifiuti non ci sono metalli pesanti, dichiarazione che mi pare non regga affatto perché se il rifiuto smaltito è tal quale, nessun soggetto può affermare che non ci sono tipologie di natura diversa.

Allora, mi pare di comprendere che in realtà non c’è una formalizzazione del rapporto, né tantomeno l’AATO ha avuto la possibilità di sviluppare fino in fondo l’azione che, attraverso il piano d’ambito quanto meno avrebbe dovuto tener conto di tutta una serie di questioni e non solo del prezzo dello smaltimento, che risente del fatto che in una certa tipologia di impianto ci può essere un recupero energetico che non sappiamo a quanto ammonta. Noi, infatti, non abbiamo nessun dato che riguarda il valore industriale del rifiuto conferito, ma credo che non ci possano essere

28

page30image264

possibilità per nessun soggetto privato di vedersi affidare un compito senza aver espletato una procedura di evidenza o quanto meno aver dettato regole attribuite alle autority di fissazione del conferimento che tengano conto di una serie di questioni.”

Altobello ha risposto che “Certamente nessuno può dire in questo momento se i prezzi che vengono fissati per lo smaltimento siano congrui o meno perché siamo appunto in una situazione di assoluta deregulation mancando il provvedimento principe che individui anche gli impianti finali e ci può essere una scelta politica per cui si può anche dire che non vogliamo smaltire la frazione secca o utilizzare gli impianti privati. Addirittura il pianificatore potrebbe anche decidere di farsi un proprio inceneritore, come quello previsto a Potenza, dove c’è un inceneritore pubblico completato, o quello della Val Basento che ormai è in moratoria e non si realizzerà neanche con il nuovo piano. Quindi il tema principale che noi abbiamo di fronte purtroppo è proprio quello di dare un governo, perché, tra l’altro, la Basilicata ha una necessità supplementare per il fatto che può contare su un numero di impianti limitati, perché questi sono i nostri numeri, e soprattutto mettere in piedi un sistema che favorisca la mitigazione dei costi.”

L’ing. Bruno, dirigente dell’Ufficio regionale competente, aggiunge che “…

l’impianto Fenice, dal punto di vista della legittimità ad operare e svolgere un servizio pubblico, è riconosciuto negli atti di pianificazione tuttora vigenti, quindi sia il piano regionale che quello del 2002 della Provincia di Potenza individuano l’impianto come destinatario del flusso dei rifiuti prodotti nella provincia di Potenza. In realtà il piano regionale lo individua come destinatario di rifiuti solidi urbani ed indifferenziati e questo è in linea con l’autorizzazione rilasciata dalla Regione nel 2000” … omissis … “… per quanto riguarda la questione della presenza, ad esempio, della pila, è vero che c’è una più alta probabilità che nel rifiuto indifferenziato si trovi, però è anche vero che nel processo produttivo c’è la necessità

29

page31image264

di eliminare, così come prescritto dalla prima autorizzazione del 2000, dal materiale che va ad alimentare il forno quello pericoloso.” E aggiunge ancora “…il piano provinciale prevedeva che dal 2005, entrati a regime i vari sistemi di selezione e di smaltimento finale, a Fenice andasse solo il secco, per cui sicuramente fino a quella data è andato anche l’RSU indifferenziato. Dal 2005 in poi, o forse un po’ più tardi ma prima che si verificasse l’ultima emergenza, suppongo che ci sia stato un periodo in cui, funzionando le discariche di Pallareta, Venosa e Atella su cui insisteva il bacino centro, effettivamente sia andato a Fenice soltanto il secco, però lo devo verificare perché l’ultima emergenza ha fatto nascere il problema di dover mandare di nuovo il tal quale a Fenice.”

Il Presidente della Commissione ha ricordato che non potevano entrare rifiuti pericolosi nel forno a griglia e ha chiesto se questo controllo veniva eseguito.
L’ing. Bruno ha risposto che “Questo rientra nel controllo che è affidato istituzionalmente alle Province, mentre il monitoraggio ha la funzione di verificare gli effetti sull’ambiente del funzionamento dell’impianto ma non va a controllare la modalità con cui si esercisce l’impianto.”

L’audizione dei rappresentanti dell’ASP di Potenza e dell’IRCSS – CROB di Rionero.
La Commissione ha sottolineato che nel sistema delle autorizzazioni rilasciate per il funzionamento di Fenice, era richiesto, in sede di conferenza di servizi, il parere dell’ASP e, anche nel ricorso al TAR che ha fatto seguito alla sospensiva disposta dalla Provincia di Potenza, questo parere finisce per essere determinante per certi aspetti.

È, altresì, accertato dai dati che sono stati pubblicati dall’ARPAB anche sul suo sito che l’inquinamento delle falde acquifere è antecedente al 2009 e addirittura si rileva

30

page32image264

un superamento dei valori soglia di alcune sostanze considerate pericolose per la salute umana addirittura nel 2002. Dalla relazione del consulente della Procura della Repubblica di Melfi, professor Fracassi, inoltre, è emerso che alcuni valori sono antecedenti alla stessa data di insediamento del Termodistruttore.

La Commissione, quindi, ha ritenuto di dover chiedere ai rappresentanti delle Aziende sanitarie locali se queste sostanze rilevate all’interno delle falde acquifere sono ritenute pericolose per la salute umana, visto che dal 2002 fino al 2009 non c’è stata nessuna ordinanza che abbia bloccato l’emungimento dell’acqua dai pozzi, per cui evidentemente (le sostanze) sono entrate nel ciclo delle produzioni agricole del territorio.

Il dr. Negrone ha affermato che “In effetti noi abbiamo la relazione del professor Fracassi e le valutazioni che sono state fatte dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2005 e poi nel 2009 in cui sono stati analizzati anche i prodotti di alcune aziende agricole che comunque non hanno messo in evidenza, anche in questo caso, una presenza di contaminanti al di sopra della norma.

Ha aggiunto, poi, che “… la dichiarazione che è stata fatta al TAR sostiene che non vi sono elementi epidemiologici certi che dimostrano un nesso di causalità tra le emissioni del termodistruttore ed eventuali manifestazioni di malattie, per cui non si era in grado di dare un giudizio compiuto. In pratica i dati epidemiologici in possesso non erano tali da dimostrare un nesso ben preciso tra l’inquinamento che si è verificato e tra quello che è successo dall’inizio dell’attività del termovalorizzatore con le emissioni in atmosfera e un danno alla salute.”

…omissis…
“… quando si è ripreso tutto l’iter procedurale per l’autorizzazione AIA si è puntualizzato che il circuito da mettere in atto quando ci sono dei risultati o degli accidenti deve comprendere anche l’ASL, perché fino ad oggi non era così. In pratica il coinvolgimento dell’ASP in una determinata procedura o valutazione era dovuto

31

page33image264

alla conferenza di servizi quando veniva richiesta la valutazione dell’impatto sulla salute umana.
Il Dirigente del Dipartimento Salute Umana dell’ASP di Potenza ha dato, inoltre, informazioni circa le competenze e le attività svolte dal Dipartimento in merito a Fenice, affermando che “…abbiamo cercato di avere delle conoscenze su tutti questi aspetti, che riguardavano in primis i lavoratori, che erano quelli maggiormente esposti ad un’eventuale ricaduta negativa sulla salute, per cui si è interessata la Medicina del Lavoro dell’ASP e ho formulato una specifica richiesta all’INAIL per sapere se aveva avuto denunce di malattie professionali e, anche se dopo molto tempo, comunque mi ha risposto che non ce ne erano state né a carico del termovalorizzatore né nell’indotto. Quindi si è avuto il dato confortante che almeno i lavoratori maggiormente esposti non erano interessati da determinati problemi.”

Interessante è stata, poi, la testimonianza del Direttore del Registro Tumori istituito presso l’IRCSS-CROB di Rionero, dr. Rocco Galasso, il quale ha reso edotta la Commissione circa il fatto che c’è una delibera regionale del 2000 che affida al CROB, che all’epoca aveva una gestione sperimentale, la gestione del Registro Tumori e, normalmente, si mettono in piedi delle banche-dati e “si verifica che abbiano un grado di completezza e di qualità sufficiente, anche perché ogni tumore viene registrato in base a regole internazionali. Il dr. Galasso ha fornito una serie di informazioni tecnico-normative sulle procedure per la redazione del Registro Tumori e l’analisi dei dati tumorali, ribadendo l’impossibilità di andare più indietro del 2005, poiché il primo dato di incidenza risale a quella data “…ma prima del 2000 non c’è niente e non c’è possibilità di ritornare indietro così tanto nel tempo”.

A tal proposito, Galasso ha ribadito che “… non posso tornare molto indietro per un problema tecnico, nel senso che il caso di tumore nasce oggi ma in realtà dovremmo stabilire una data certa di inizio di malattia, per cui per escludere i casi molto

32

page34image264

antichi occorre crearsi una banca-dati dei prevalenti quanto più possibile ampia. Per motivi di prudenza questa banca dati deve essere di otto anni almeno, per cui si può sempre tornare indietro ma i dati diventano sempre meno affidabili, per cui dico che il 2005 è un anno ottimale.”

La Commissione viene informata, inoltre, che “… i registri tumori quest’anno hanno prodotto i dati per la pubblicazione internazionale del 2007 come incidenza e l’anno prossimo verrà richiesto il 2008, per cui esiste un ritardo rispetto al dato pubblicabile. Un altro punto riguarda l’accreditamento AIRTUM, cioè dell’associazione italiana dei registri tumori che ha una banca-dati nazionale: per l’inserimento dei dati di ogni registro italiano nella banca-dati nazionale fa un processo di validazione, per cui c’è da rispettare qualche regola in più rispetto a quelle internazionali; in pratica loro verificano i dati con programmi e c’è un colloquio su questi temi. Per il processo di accreditamento richiedono almeno tre anni di attività, che per noi sono il 2005, il 2006 ed il 2007 ed è iniziato questo iter; stiamo completando anche il 2008 e il 2009 per cui chiederemo le cartelle agli ospedali nei prossimi giorni. L’accreditamento è un processo che fa in modo che i dati vengano inseriti nella banca dati nazionale e se si rispettano delle regole sono esattamente inseribili. Io potrei anche non iscrivermi alla società italiana, ma a quella europea e saltare la fase di vaglio nazionale: non è un’operazione necessaria l’accreditamento, ma è un passo che, siccome abbiamo la necessità di avere sempre un bollo di qualcuno che certifica, secondo me diventa obbligatorio.”

A tal riguardo, la Commissione, ritenendo utile acquisire i dati seppur non accreditati, ha avanzato formale richiesta alla U.O di Epidemiologia Clinica, Biostatistica, Registro Tumori dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico – Centro di riferimento Oncologico di Basilicata di Rionero in Vulture di fornire quelli già disponibili relativi al primo triennio.

33

page35image264

Tale richiesta, a prescindere dal notevole ritardo di riscontro (07.12.2012), ha condizionato positivamente, seppur indirettamente, la Giunta regionale che ha presentato i dati del Registro Tumori della Basilicata all’opinione pubblica regionale in data 04.12.2012.

34

page36image272

LA PRIMA FASE (1)
CENNI STORICI E QUADRO PROGRAMMATICO IN MATERIA DI RIFIUTI

35

Sommario: Cenni storici su Fenice Spa. I cambi societari. Il quadro programmatico in materia di rifiuti solidi urbani e rifiuti industriali agli inizi degli anni novanta.
Rifiuti solidi urbani: lo stato della pianificazione. I contenuti della scheda SMAR: gli aspetti tecnici e gli aspetti gestionali.

Le ipotesi avanzate in relazione al progetto Fenice. Valutazione della compatibilità tecnica e gestionale della prescrizione enunciata: la fattibilità tecnica e la fattibilità gestionale.
I Rifiuti industriali: il quadro di riferimento regionale – i contenuti tecnici del programma – gli aspetti gestionali – la presenza del termodistruttore Fenice – le buone intenzioni: la necessità del monitoraggio dell’area di S. Nicola di Melfi; gli aspetti generali; la base giuridica; il quadro tecnico-scientifico; caratteristiche delle reti a regime.

L’avvio dei processi di monitoraggio: l’analisi dei dati; aspetti gestionali-amministrativi. Gli Ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti. Articolazione del sistema impiantistico.

page37image264

Cenni storici su Fenice Spa.
Fenice Spa, con sede in Rivoli (TO), il 25.02.1992 ha presentato al Ministero dell’Ambiente la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto di “Piattaforma di termodistruzione di rifiuti industriali con recupero di energia” da realizzarsi a Melfi capace di trattare 66mila tonnellate all’anno di rifiuti speciali, di cui 30mila assimilabili agli urbani, e 36mila di rifiuti speciali, di cui 1.200/1.400 di tossici e nocivi costituiti da sostanze organiche non alogenate.
Nel 2006, invece, le caratteristiche tecniche dell’impianto sono quelle riportate nella tabella riprodotta nella pagina seguente.

36

page38image280

TERMODISTRUTTORE FENICE – MELFI

Fenice S.p.a. – Gruppo EDF

Comune di Melfi – Zona Industriale S. Nicola di Mefli – S.S. Bradanica
Inceneritore FENICE: forno a griglia destinato al flusso di RSU e frazioni secche Potenzialità ponderale: 30.000 t/anno di cui 25.000 destinati alle esigenze di smaltimento della Provincia di Potenza (accordo Fenice – Regione) pari a circa 70 t/d – Potenzialità termica: 16.72 MW – Nr linee: 1 – Recupero energetico: Si – Recupero energia elettrica: 7.200 Kw – Recupero energia termica: 15 t0n/h (pressione 6 bar, temp. 170 °C)

Volume utile: 3.200 mc

Tipologia: RSU + RSAU – Sistema di svuotamento: automatici – Sistema contenimento percolati: pozzetti – Sistema trattamento aria: sistemi in depressione/alimentazione aria comburente

Rifiuti solidi – PCI max 16.000 Kj/kg (3.820 Kcal/kg) – PCI min: 6.000 Kj/kg (1433 Kcal/kg) – Tenore CI: >2 W/w %
Tipologia: calce e cemento – Reagenti utilizzati: processo brevettato – Rapporto di incremento peso: 80 – 100 %

Accumulo esterno: si

Pozzi di monitoraggio: si – Centraline

monitoraggio atmosferico: si – Biosensori:

si

37

Titolarità Ubicazione Caratteristiche Dati impianto

Unità
Stoccaggio provvisorio

Caratteristiche rifiuti trattabili

Sistema inertizzazione delle ceneri volanti

Sistema di depurazione fumi: a umido Sistemi di controllo

Tabella riportata nel documento denominato “Attività di ricognizione opere ed impianti esistenti” a cura dell’Autorità d’Ambito – Gestione Unitaria dei Rifiuti – Potenza – anno 2006.

page39image264

Dal sito internet della Società, si possono leggere le seguenti informazioni9. “Storicamente operante in Italia ma con filiali in Polonia, Spagna e Russia, EDF Fenice, Società per Azioni italiana del gruppo EDF (Electricité de France) risulta essere leader in ambito Europeo nell’offerta di servizi in campo energetico ed ambientale con una gamma integrata di soluzioni personalizzate dedicate all’efficienza energetica, alla cogenerazione industriale e ai servizi per l’ambiente. Con oltre 70 siti gestiti in Europa, oltre 2000 dipendenti ed un fatturato prossimo ai 500 milioni di euro, EDF Fenice si propone infatti come partner ideale per gli operatori del settore industriale e pubblico alla ricerca di soluzioni energetiche “su misura.

Dallo stesso sito internet, per di più, si possono acquisire le seguenti informazioni10: “EDF Fenice possiede e gestisce a Melfi (PZ) in Basilicata, un impianto per la termovalorizzazione dei rifiuti; entrato in servizio nel 2000, il termovalorizzatore di EDF Fenice è autorizzato a trattare 65.000 tonnellate di rifiuti (industriali ed urbani) ogni anno, cogenerando contestualmente 35.000 Mw/h di energia elettrica che vengono venduti sulla rete nazionale. Si tratta di un impianto concepito e realizzato adottando tecnologie avanzate per garantire un’efficace distruzione dei rifiuti, la massima compatibilità ambientale ed una minimizzazione degli impatti sull’ecosistema. Particolare attenzione è stata posta, in fase di progettazione, al contenimento delle emissioni in atmosfera, del rumore, degli scarichi liquidi e dei residui solidi. Tutti i valori provenienti dal monitoraggio in continuo della qualità dell’aria rilevata dalle centraline posizionate nell’intorno dell’impianto, vengono da anni trasmessi in tempo reale all’osservatorio ambientale delle regione Basilicata ed all’ARPAB, mentre l’insieme dei processi aziendali e le metodologie di lavoro

9 Notizie attinte dal sito internet http://www.fenicespa.com/.
10 Notizie attinte dal sito internet http://www.fenicespa.com/italiano/attivita/servizi-ambientali/tv-melfi.

38

page40image264

rientrano in un sistema di gestione ambientale certificato secondo la norma UNI EN ISO 14001”.

I cambi societari.

Fenice era una Società per Azioni facente parte integrale del Gruppo Fiat. In data 2 luglio 2001 (dopo soli 9 mesi dal rilascio dell’autorizzazione all’esercizio), il Gruppo Fiat cedeva la partecipazione totalitaria del capitale di Fenice SPA alla Società Electricitè De France – EDF – ente pubblico di diritto francese. A decorrere dalla suddetta data, quindi, Fenice Spa usciva definitivamente dall’orbita societaria del Gruppo Fiat.

In data 1° gennaio 2011, Fenice Ambiente S.r.l. (società appartenente al 100% a Fenice Spa) è subentrata a EDF-Fenice Spa in forza di conferimento di ramo d’azienda nella proprietà e nella gestione del Termovalorizzatore di Melfi. Pertanto dal 2011, così come asserito da Fenice in una nota del 26 maggio 2011 acquisita al protocollo della Regione Basilicata il 1° giugno 2011, il soggetto giuridico titolare e gestore dell’impianto di che trattasi è la società Fenice Ambiente S.r.l. .

In ordine ai vari cambi societari intervenuti occorre rilevare che la prescrizione n. 20 del Dec Via 1790/93 imponeva che “il controllo dell’impatto ambientale a seguito dell’entrata in esercizio del termodistruttore doveva essere garantito dal Gruppo Fiat per tutta la durata dell’attività dell’impianto e per un congruo periodo successivo alla sua eventuale chiusura”. Sulla base dei cambi societari su indicati veniva meno, quindi, il collegamento tra Fenice Spa e il Gruppo Fiat e, così, uno dei punti decisivi ai fini della complessiva valutazione delle Autorità competenti sul progetto Fenice.

Peraltro, non si comprende come mai in relazione ai suddetti mutamenti societari gli Enti che hanno autorizzato l’attività di Fenice non siano stati direttamente coinvolti al fine di verificare l’idoneità del soggetto giuridico richiedente l’autorizzazione

39

page41image272

all’esercizio (e successive proroghe e rinnovi), ai sensi dell’articolo 28, comma 4, lettera i) del D.Lgs. n. 22/97 e dell’articolo 31, comma 4 lettera h) della L.R. n. 6/200111. Tant’è vero che alla richiesta esplicita della Commissione, il Dipartimento Ambiente, in data 02.07.2012, rispondeva che “in merito ai cambi societari effettuati da Fenice e comunicati alla Regione dal 1992 ad oggi risulta solo il subentro di EDF Fenice Ambiente S.r.l. a EDF Fenice S.p.A., comunicato alla Regione Basilicata in data 28.12.2010 con nota prot. n. 245966/75AB”.

In caso di cambio societario, quindi, occorreva un nuovo provvedimento amministrativo, quanto meno di conferma del precedente, proprio perché il su richiamato articolo 28 prevede anche la valutazione dell’idoneità del soggetto richiedente, ossia un requisito soggettivo rimesso alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione.

Il quadro programmatico in materia di rifiuti solidi urbani e rifiuti industriali agli inizi degli anni novanta.
Prima di addentrarci nelle specifiche problematiche degli aspetti ambientali, progettuali e procedurali progetto Fenice, non si può non inquadrare l’intera vicenda partendo dal quadro programmatico dei primi Anni Novanta correlato alla gestione dei rifiuti solidi urbani e a quella dei rifiuti industriali, dal quale la Regione Basilicata non poteva prescindere a causa dell’avvenuta presenza dell’impianto FENICE.

Rifiuti solidi urbani: lo stato della pianificazione.

La pianificazione regionale in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani (come definiti dal D.P.R. n. 915/82) ha trovato un momento di sintesi con la Deliberazione del Consiglio regionale n. 125 del 29.01.1991.

40

11 Entrambe le norme stabiliscono i requisiti di idoneità e di capacità tecnica che deve possedere il soggetto richiedente.

page42image264

In tale seduta la Regione ha approvato la scheda di fattibilità allegata alla delibera di Giunta Regionale n. 7919 del 24.12.90. Quel documento tecnico programmatico è stato redatto in vista della candidatura della Regione Basilicata al finanziamento del Programma Operativo Smaltimento dei Rifiuti (SMAR) previsto nell’ambito dell’Intesa di Programma, poi sottoscritta il 18.04.1991, tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione Basilicata, ai sensi della Delibera CIPE 03.09.1990 sul “Programma triennale 1989/91 per la tutela ambientale”.

Basata sugli studi condotti dalla società Italimpianti, cui era stata affidata la redazione del documento tecnico riguardante il Piano Regionale per lo Smaltimento dei Rifiuti, la scheda di fattibilità, di cui si è detto, costituiva di fatto una previsione di medio periodo su scala regionale dell’intero sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

I contenuti della scheda SMAR.

L’approccio sistemico al problema veniva scomposto, nelle due componenti tecnico- impiantistica e gestionale.

Gli aspetti tecnici.

La domanda di smaltimento regionale veniva quantificata in 188.000 tn/anno, con proiezione al 2000/2015 pari rispettivamente a 250/300 mila tn/anno.
Esaminata qualitativamente la composizione dei rifiuti oggetto di studio, si determinava la risposta impiantistica che faceva leva su opere in corso di realizzazione o oggetto di finanziamento e su interventi integrativi e aggiuntivi, in guisa che il quadro complessivo risultava il seguente.

Gli impianti finanziati in corso di realizzazione o ultimazione nella Regione erano: POTENZA impianto di incenerimento, potenzialità 120 tn/g FERRANDINA impianto di incenerimento, potenzialità 75 tn/g

41

page43image272

MATERA impianto di compostaggio, potenzialità VENOSA discarica controllata, potenzialità TURSI impianto di compostaggio, potenzialità per una capacità totale di smaltimento di circa

120 tn/g 30 tn/g 60 tn/g

130.000 tn/a.

42

Le iniziative integrative riguardavano:
POTENZA – adeguamento impianto al progetto di Piano Regionale, con la realizzazione di una linea di

  • -  preselezione da 10 tn/g;
  • -  discarica per le “ferme programmate” dell’impianto;
  • -  stazioni di trasferimento;
  • -  potenzialità impianto 120 tn/g .

    FERRANDINA – adeguamento impianto al Progetto di Piano Regionale con la realizzazione di

    • -  preselezione da 15 tn/g;
    • -  raddoppio potenzialità incenerimento;
    • -  stazione di trasferimento;
    • -  potenzialità impianto 150 tn/g .

      TURSI – adeguamento impianto al Progetto di Piano Regionale con la realizzazione di

    • -  discarica controllata per sovvalli;
    • -  stazioni di trasferimento;
    • -  potenzialità impianto 60 tn/g .

      MOLITERNO – TRAMUTOLA – discarica controllata, nuovo impianto con una potenzialità di 50 tn/g .
      VALSINNI: discarica controllata, nuovo impianto con una potenzialità di 10 tn/g .

page44image264

LATRONICO: discarica di compostaggio, nuovo impianto con una potenzialità di 100 tn/g .
VENOSA: impianto di incenerimento, nuovo impianto con una potenzialità di 150 tn/g .

Il sistema impiantistico, nel complesso, prevedeva una potenzialità totale di smaltimento pari a circa 243.000 tn/a.
La previsione impiantistica era completata con un gran numero di stazioni di raccolta e trasferimento, mentre, dal punto di vista funzionale, il territorio della Regione era suddiviso in 8 bacini.

In quello di Venosa ricadevano 30 comuni. Per tale bacino, la cui produzione stimata di rifiuti ammontava a 43.000 tn/anno, era previsto un impianto di incenerimento 120 tn/g (con produzione di energia).

Gli aspetti gestionali.

La complessa articolazione del sistema regionale unico per lo smaltimento dei rifiuti urbani si ipotizzava dovesse trovare una soluzione gestionale mediante la stipula di un accordo di programma, come definito dalla legge n. 142/90, tra i soggetti istituzionali interessati.

La proposta traeva motivo dalla notevole scarsità delle risorse pubbliche che il Governo centrale aveva stanziato per il sopra citato Programma Triennale 1989/91 per la tutela ambientale; il finanziamento pubblico posto a disposizione della Regione Basilicata con il Programma SMAR ammontava a soli 6.300 milioni di lire, a fronte di esigenze quantificate in circa 130.000 milioni di lire.

E’ per questo che, oltre alle risorse pubbliche, la delibera CIPE del 3 agosto 1990, che impostava le linee programmatiche per il Risanamento Ambientale Nazionale, faceva espresso riferimento al ricorso alle risorse private in aggiunta a quelle pubbliche, con il sistema delle concessioni; ne conseguiva, quindi, che la possibilità

43

page45image272

di attuare il Piano Integrato in tempi brevi, passava solo attraverso un coinvolgimento di una o più strutture imprenditoriali organizzate che, con il meccanismo di rientri tariffari, e tenuto conto delle possibili economie di scala, potesse garantire la sollecita realizzazione degli impianti di smaltimento occorrenti.

La proposta mirava, inoltre, al conseguimento dei seguenti vantaggi:

  1. a)  avvio pressoché contemporaneo delle operazioni di smaltimento su tutto il

    territorio regionale o quanto meno sulla maggior parte di esso;

  2. b)  definizione di una tariffa unica su base regionale in grado di eliminare impopolari differenze di “prezzo all’utente” tra diversi Comuni; la tariffa verosimilmente doveva essere molto più bassa in quanto rapportata a

    seicentomila abitanti, anziché a bacini di utenza di 80/100.000 abitanti;

  3. c)  disimpegno finanziario della Regione, delle Province e dei Comuni per quanto attiene la costruzione e gestione degli impianti; ciò in quanto il servizio verrebbe gestito da un soggetto cui spetterebbero i proventi derivanti dalla tariffa e dai ricavi della riutilizzazione delle materie seconde conseguenti alla

    raccolta differenziata.

Le problematiche appena ricordate sono state a lungo oggetto di approfondimento e di discussione con le Amministrazioni provinciali e comunali, e non era escluso che il problema potesse trovare soluzioni organizzative diverse da quella unica ipotizzata. Si riteneva, però, che il ricorso all’apporto di capitali privati fosse ormai una necessità ineludibile, considerate le prospettive della finanza pubblica.

Le ipotesi avanzate in relazione al progetto Fenice.

Come si evince dal documento riportante il parere espresso dalla Commissione Tecnica Regionale per l’Ambiente12 (d’ora in avanti, C.T.R.A.), nella seduta del 09.09.1992, in merito al progetto Fenice, relativamente alla tematica dello

44

12 Istituita dalla Regione Basilicata con D.G.R. n. 3144 del 27.05.1991 ai sensi dell’articolo 13 della L.R. n. 9/86.

page46image264

smaltimento degli RSU, si avanzava la prescrizione che la capacità di trattamento del forno a griglia, pari a 30.000 tn/anno, fosse riservata per 25.000 tn/anno allo smaltimento dei rifiuti assimilabili agli urbani, prodotti dai comuni del comprensorio del Vulture.

Si faceva notare, però, che, come riportato nel documento tecnico redatto dagli esperti (Proff. Boari, Cuomo e Ing. Valicenti), l’inceneritore a griglia non poteva trattare rifiuti tal quali; era perciò da integrare la previsione impiantistica con delle linee di preselezione che separavano la frazione a maggior potere calorifico, idonea allo smaltimento nel forno Fenice; in aggiunta occorreva che fosse resa operativa la raccolta differenziata.

In questo scenario non sarebbe stata più necessaria la realizzazione dell’inceneritore previsto a Venosa dal Piano SMAR.

Valutazione della compatilibilità tecnica e gestionale della prescrizione enunciata.
La praticabilità delle ipotesi tecniche avanzate presupponeva, però, che la Regione operasse una modifica del proprio documento di programmazione, avendone propedeuticamente valutato la compatibilità tecnica e gestionale.

Del resto, si faceva osservare che, presumibilmente, era comunque necessario procedere ad una rivisitazione del Piano, allo scopo di tararlo ad alcune nuove esigenze ambientali ed impiantistiche nel frattempo intervenute.

Fattibilità tecnica.

La prescrizione enunciata con il parere del C.T.R.A. godeva senz’altro dei requisiti di fattibilità tecnica, essendo stata tra l’altro avanzata nello scenario ben conosciuto della pianificazione regionale.

45

page47image264

Lo scopo da perseguire era quello di non sovraccaricare il comprensorio con le emissioni dell’inceneritore previsto con localizzazione a Venosa, che in tal modo sarebbe stato eliminato.
La realizzazione delle linee di preselezione, sia pure da progettare nel dettaglio, risultava comunque perseguibile a livello di tecnologie disponibili.

Fattibilità gestionale.

Gli aspetti gestionali conseguenti al nuovo disegno programmatico necessitavano, invece, di approfondimento perché nel sistema gestionale, qualunque fosse stato, si introduceva la presenza di un soggetto privato esterno, a monte della definizione degli assetti complessivi e definitivi.

La Regione, comunque, doveva farsi carico di promuovere una convenzione tra la Società Fenice e le Amministrazioni comunali ricadenti nel comprensorio, allo scopo di convenire:

  • -  gli aspetti organizzativi;
  • -  la quantificazione economica dei servizi resi.

    Per il primo punto, erano ipotizzate due diverse modalità. La prima consistente nella stesura di un protocollo tecnico di accettazione dei rifiuti per quantità e qualità, lasciando a Fenice il trattamento di incenerimento ed al Consorzio di Comuni il compito della raccolta e della preselezione. La seconda, invece, nell’affidare a Fenice sia la preselezione che l’incenerimento

    Questa seconda ipotesi conseguiva il vantaggio di una formula organizzativa più snella ed affidabile oltre alla circostanza che, essendo le linee di preselezione di proprietà di Fenice, questa società doveva farsi carico anche degli oneri finanziari connessi con l’intervento.

46

page48image272

La quantificazione economica dei servizi resi, peraltro sensibilmente diversa a seconda delle modalità, andava comunque ricercata e statuita, sempre nella convezione che doveva legare il Consorzio dei Comuni con la Società Fenice, mediante il ricorso alla trattativa privata, agganciando il corrispettivo dei servizi resi a parametri e tariffe vigenti in condizioni similari, magari al netto degli utili di impresa13.

I Rifiuti industriali: il quadro di riferimento regionale.

Un discorso a parte merita il problema dei rifiuti industriali.
Il Consiglio regionale, nella seduta del 29.01.1991, con Deliberazione n. 126, definiva il programma regionale di emergenza per lo smaltimento dei rifiuti industriali.
Tale documento era stato predisposto dal Dipartimento Ambiente, ed approvato con D.G.R. n. 7919 del 24.12.1990, in ottemperanza al D.P.C.M. 03.08.1990, che, ai sensi della L. n. 475/88, imponeva alle Regioni di dotarsi di un apposito programma di emergenza per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti industriali e tossici nocivi, nonché di provvedere alle localizzazioni degli impianti ritenuti necessari.
Tali localizzazioni venivano individuate dal Consiglio regionale con la Deliberazione n. 303 del 30.07.1991.

I contenuti tecnici del programma.

La quantificazione complessiva dei rifiuti di origine industriale era stata ottenuta sulla base di stima o censimento: essa era pari a circa 650.000 tn/anno, ma di queste circa 424.000 tn/anno, pari al 65%, erano inerti o assimilabili agli urbani.

47

13 Si veda l’articolo 7 dell’Accordo Regione Basilicata – Fenice di cui alla D.G.R. n. 959 del 04.05.2001.

page49image264

La previsione sopra esposta non teneva conto della presenza dell’insediamento SATA di Melfi, la cui realizzazione non era ancora nota all’epoca della redazione del documento programmatico.
Di fatto e in assenza di impianti idonei, la configurazione impiantistica in grado di soddisfare la domanda di smaltimento veniva ipotizzata come segue:

Area di Tito

n. 1 impianto di termodistruzione di potenzialità pari a 18.000 tn/anno; n. 1 impianto di inertizzazione pari a 15.000 tn/anno;
n. 1 discarica tipo 2B di capacità pari a 250/300.000 mc;
n. 1 impianto di trattamento chimico-fisico di potenzialità pari a 180 tn/g. Area di Ferrrandina

n. 1 impianto di trattamento chimico-fisico di potenzialità pari a 180 tn/g circa; n. 1 discarica di tipo 2C di capacità pari a 150.000 mc;
n. 1 discarica di tipo 2B di capacità pari a 250/300.000 mc;
Area di Melfi

n .1 discarica di tipo 2B di capacità pari a 250/300.000 mc.

Gli aspetti gestionali.

La legge n. 475/88, emanata a seguito dell’articolo 56 del D. Lgs. n. 22/97, prevedeva che alla realizzazione degli impianti di cui al menzionato programma di emergenza dovevano provvedere le Regioni, facendo ricorso ad una gara esplorativa per la concessione di realizzazione e gestione degli impianti, individuando così un soggetto, anche privato, da ristorare, in tutto o in parte degli investimenti necessari mediante la riscossione di una tariffa per lo smaltimento.

In assenza di finanziamenti pubblici, la Regione scelse la strada della concessione a privati.

48

page50image264

Con Deliberazione n. 8931 del 30.12.1991 successivamente modificata ed integrata con la Deliberazione n. 712/92, la Giunta Regionale indisse la gara esplorativa.

La presenza del termodistruttore Fenice.

La presenza dell’impianto Fenice, sia nella versione esposta dal soggetto proponente sia nella configurazione che derivava in ottemperanza alle prescrizioni contenute nel parere espresso dal C.T.R.A. nella seduta del 09.09.1992, di fatto non interferiva con il sistema pubblico di smaltimento per i rifiuti industriali, di cui la Regione si stava dotando.

I rifiuti che dovevano essere trattati da Fenice non rientravano nel novero di quelli inseriti nella quantificazione della domanda, a livello regionale; inoltre, i tossici e nocivi, prodotti in Basilicata dal Gruppo Fiat, dovevano essere trattati in altri impianti specializzati.

Si ipotizzava, unicamente, la necessità di un utilizzo potenziale della discarica tipo 2B prevista a Melfi per lo smaltimento degli inerti. La dimensione della discarica era tale da non richiedere a breve una rivisitazione delle sue potenzialità.

Le buone intenzioni: la necessità del monitoraggio dell’area di S. Nicola di Melfi.

In merito alle problematiche e alla necessità di definire da parte della Regione Basilicata un adeguato schema di controllo dell’area di S. Nicola di Melfi, la C.T.R.A., sin da subito, considerò il monitoraggio un punto di partenza imprescindibile. Il monitoraggio, infatti, veniva considerato come uno strumento non solo conoscitivo ma anche utile alla predisposizione di interventi immediati ed efficaci per far fronte a qualsiasi emergenza e, in particolare, per avere il quadro della situazione (c.d. punto bianco) prima dell’avvio delle attività industriali nell’area di che trattasi.

49

page51image264

A tal proposito si riportano, seppur a grandi linee e per meglio inquadrare quello che in appresso si dirà in materia di monitoraggio, le proposte espresse dal C.T.R.A. in merito a tale aspetto.

Aspetti generali.
Il punto di partenza, nel quadro della predisposizione di strumenti per il controllo della qualità dell’aria nella zona di S. Nicola di Melfi, è costituito dalle seguenti considerazioni:

  1. 1)  la localizzazione dello smaltimento SATA avviene in un’area con una forte vocazione agricola e a distanze relativamente piccole da aree di grande interesse paesaggistico e turistico;
  2. 2)  l’impatto sul territorio è ovviamente determinato dal complesso dell’attività industriali e di servizi (ad es. traffico) presenti nell’area; sotto tale aspetto è privo di senso ogni approccio al problema che consideri separatamente i vari processi (SATA, FENICE, Indotto, e così via);
  3. 3)  in fase preventiva è difficile dare una valutazione “rigorosa” delle ricadute al suolo degli inquinanti in quanto ai limiti intrinseci dei modelli diffusionali si aggiungono la mancanza di dati meteoclimatici statisticamente affidabili nel sito. Questa considerazione già importante per gli inquinanti “primari” lo è tanto più per quelli secondari, cioè gli inquinanti non presenti alla bocca di camino ma derivanti da reazioni chimiche degli inquinanti primari;
  4. 4)  va, altresì, rilevato che generalmente l’effetto degli inquinanti non è additivo ma presenta spesso effetti sinergici.

Queste considerazioni portano a concludere che la rete di monitoraggio, da predisporre, avrebbe dovuto:

a) riguardare sia gli inquinanti primari che i secondari;

50

page52image264

  1. b)  coprire non solo lo stabilimento SATA ma l’intera area del Vulture;
  2. c)  essere particolarmente attenta agli impatti ambientali non solo sulla salute

    ma anche sulle rese agricole;

  3. d)  avere un’elevata risoluzione spazio-temporale;
  4. e)  abbinare al rilievo dei dati modelli interpretativi che consentissero di

    spiegarne e prevederne la dinamica;

  5. f)  essere in grado di “auto aggiornarsi” (man mano che procedevano i rilievi)

    sia dal punto di vista della strumentazione di raccolta dati sia dal punto di vista dei modelli interpretativi.

In altri termini avrebbe dovuto trattarsi di una rete di monitoraggio “intelligente” capace di acquisire e interpretare i dati e su questa base effettuare gli eventuali miglioramenti.
Affinché tale rete non fosse solo uno strumento conoscitivo ma anche uno strumento per predisporre interventi, era necessario che essa fosse accompagnata da strumenti “politico-amministrativi”.

In conclusione, una corretta soluzione del problema comportava che venissero affrontati tre ordini di problemi:

  1. 1)  definizione del quadro politico-programmatico relativo alla tutela della qualità dell’aria;
  2. 2)  definizione delle caratteristiche tecnico-scientifiche della rete;
  3. 3)  aspetti gestionali ed amministrativi.

La base giuridica.

Lo strumento base per dotarsi di un quadro programmatico coerente è il Decreto ministeriale 20.05.1991 (pubblicato in G.U. il 31.05.1991) recante “Criteri per

51

page53image264

l’elaborazione dei piani regionali di risanamento a tutela della qualità dell’aria”, che metteva le regioni in condizione di definire un quadro programmatico per il rilevamento, la prevenzione e il risanamento del territorio (da aggiornare triennalmente) e, in questo contesto, consentiva di fissare, per zone particolari, valori limite delle emissioni anche più restrittivi di quelli definiti nelle linee guida.

Si noti che tale strumento consentiva di fornire un quadro coerente entro cui valutare gli interventi nel Vulture ma era anche uno strumento di grande utilità per definire sia politiche di sostegno all’innovazione tecnologica sia politiche energetiche, contestualmente a quelle di protezione ambientale.

Il quadro tecnico-scientifico.

Il Decreto ministeriale sopra richiamato, all’articolo 1, così recita:
“gli obiettivi generali di un sistema di rilevamento della qualità dell’aria sono:

a) individuare le cause che determinano i fenomeni di inquinamento;
b) fornire, attraverso la misura di specie inquinanti e di parametri meteorologici, un insieme di dati rappresentativi relativi ai processi di inquinamento atmosferico al fine di avere un quadro conoscitivo che consente una più

efficace tutela della salute pubblica e del territorio;
c) verificare la rispondenza di modelli fisico-matematici a rappresentare la

dinamica spazio-temporale dei fenomeni dispersivi degli inquinanti in

situazioni di emergenza;
d) documentare il rispetto ovvero il superamento degli standards di qualità

dell’aria nel territorio interessato”.
Correttamente il Decreto prevedeva che le reti per le aree industriali andavano progettate ad hoc in funzione delle caratteristiche dell’insediamento produttivo.
Era, perciò, necessario che la definizione delle reti a regime fosse definita in base ad un accurato studio di fattibilità, tant’è che si riteneva utile, contestualmente, avviare

52

page54image264

sin da subito alcune postazioni di misura in modo da avere il quadro della situazione prima dell’avvio delle attività FIAT.

Nel seguito si accerteranno, prima, alcune caratteristiche cui deve soddisfare la rete a regime e, poi, come avviare tale processo in tempi rapidi.

Caratteristiche delle reti a regime.

La rete avrebbe dovuto soddisfare le caratteristiche di cui ai punti e-f descritti nel paragrafo precedente (gli aspetti generali).
Pertanto, essa avrebbe dovuto prevedere l’integrazione di varie tecniche e procedure, in particolare:

1) misure in rete e in “remote sensing”;
2) misure automatiche e non;
3) monitoraggio chimico-fisico e monitoraggio biologico.

Con tecniche automatiche è possibile tenere sotto controllo grandezza come NO, S02, C0, 03, NO2, particolato, idrocarburi, e così via.
In tal caso sarebbe possibile ottenere le concentrazioni degli inquinanti in tempo reale.

Le tecniche non automatiche prevedono la campionatura dell’aria e, quindi, la misura in laboratorio mediante tecniche di fisica o di chimica analitica. In tal modo sarebbe possibile controllare grandezze come sostanze organiche volatili, metalli, pesanti, deposizione secca, idrocarburi poliaromatici, composti acidi, ecc…

La misura in sito di tali grandezze comporta l’acquisizione di strumentazione di facile gestione e l’uso di un laboratorio di chimica analitica che prevede strumentazione consolidata, quale ad esempio la gas-cromatografia, la spettrometria di massa, la spettrofotometria ad assorbimento atomico, la spettrofotometria U.V. visibile, etc.

53

page55image264

Larga parte delle grandezze metereologiche possono essere misurate in continuo con strumentazione standard.

Va tuttavia rilevato che mediante rilievi in rete la conoscenza dei fenomeni di inquinamento e della loro dinamica è del tutto insufficiente. È, infatti, necessario abbinare ad esse metodiche che consentano di avere informazioni non solo puntuali ma anche i profili delle grandezze di interesse ed il loro valore medio lungo su un continuum parziale e significativo.

In particolare, è importante poter conoscere le evoluzioni dei venti in quota, i profili di temperatura (in modo da poter determinare sia le dinamiche dei pennacchi sia il verificarsi di condizioni di inversione termica), sia i profili dei principali inquinanti in quota (in modo da determinare, ad esempio, le dinamiche dell’inquinamento secondario) sia le concentrazioni medie dei principali inquinanti lungo percorsi orizzontali dell’ordine di alcune centinaia di metri. Ciò comporta l’adozione di metodiche di remote sensing quali SODAR, RASS, LIDAR, DOAS che, in alcuni casi, andranno sviluppate ad hoc (nel caso di Fenice, sarebbe stato ottimale lo sviluppo di un Lidar).

La rete di monitoraggio avrebbe dovuto prevedere 4 tipi di stazione (a fronte delle 3 previste nel Decreto):

Stazione di tipo A – di riferimento, nelle quali misurare tutti gli inquinanti di interesse per la protezione dell’ambiente e della salute relativamente ai processi produttivi;

Stazione di tipo B – dalle fonti di emissione per misurare le concentrazioni della specie che interessa per le fonti emittenti (privilegiando le misure con metodi automatici, continui e/o basso tempo di risposta onde attivare allarmi nel più breve tempo possibile);

54

page56image264

Stazione di tipo C – a distanza per le valutazioni di eventuali fenomeni di trasporto delle masse inquinanti particolarmente verso insediamenti abitativi.
Nel caso in oggetto, occorreva prevedere stazioni di tipo C anche per il monitoraggio di aree ad elevate reddittività agricola e/o turistica.

Stazione di tipo D – localizzata in sito remoto in modo da determinare i livelli di inquinamento legati non alla fonte emittente in oggetto ma al trasporto a lungo range.
Tale rete dovrebbe poter contare, ovviamente, su un laboratorio di analisi ed un sistema di gestione in tempi reali con un’unità centrale di raccolta dati e la possibilità di comunicazione da periferia a centro e da centro a periferia, ivi includendo le possibilità di allarmi in tempi reali in casi di situazioni di emergenza.

Va, infine, rilevato che il monitoraggio chimico-fisico non può avere, per problemi di costo, un’elevata risoluzione spaziale. Il problema può essere affrontato integrandolo con il biomonitoraggio mediante l’uso di specie accumulatrici (ad es. licheni) e di bioindicatori.

Un progetto analogo – rammentava il C.T.R.A. – è stato già sviluppato dall’IMAA- CNR per le centrali a carbone di Brindisi. Il biomonitoraggio, infatti, ha costi molto minori ed utilizza essenzialmente licheni espiantati e sistemi di crescita in condizioni controllate.

L’avvio dei processi di monitoraggio.

In attesa dello studio di fattibilità sull’intera rete, si riteneva opportuno avviare, da subito, una campagna di misura almeno in una stazione di tipo A, una di tipo B localizzata sotto vento nell’area di programma di diffusione con valutazione della massima ricaduta al suolo ed alcune stazioni di tipo C in prossimità di zone abitate (ad es. Lavello) e di elevata incidenza turistica (ad es. Monticchio) ed agricola.

55

page57image272

L’analisi dei dati.

56

La rete avrebbe dovuto consistere non solo nelle metodiche di misura ma anche di modelli interpretativi dei fenomeni, sia dal punto di vista dei processi chimico-fisici, sia dell’impatto degli inquinanti sulla salute e sulle rese agricole, sul patrimonio ambientale e monumentale.

Essa avrebbe dovuto prevedere modi di integrare dati con altri parametri di interesse (uno dei quali, densità abitativa, parametri metereologici e climatici, caratteristiche fisiche e geomorfologiche) e prevedere, inoltre, a regime un sistema geografico informatizzato.

La rete avrebbe dovuto avere la capacità di auto aggiornarsi, cioè di definire eventuali modifiche ed implementazioni sulla base dei dati man mano acquisiti.

Aspetti gestionali-amministrativi.

Una rete di monitoraggio, come quella descritta, abbina aspetti di forte connotazione tecnico-scientifica con quelli tipici di una struttura di servizio.
Ciò comporta che in essa devono confluire vari soggetti:

  1. a)  Regione e Provincia in coerenza con quanto previsto dall’art. 7 del Decreto ministeriale del 20.05.1991;
  2. b)  Operatori scientifici (Istituto Metodologia Avanzata di Analisi Ambientale del CNR e Dipartimento di Ingegneria e Fisica dell’Ambiente dell’Università) per garantire il supporto tecnico-scientifico nello sviluppo e nella gestitone sia della strumentazione della rete sia dei modelli interpretativi e di presentazione dai dati;
  3. c)  Operatori locali: va rilevato che, da un lato, non è compito delle strutture scientifiche fornire attività di primo servizio e che, dall’altro, una struttura di questo tipo comporta capacità operativa ad elevato contenuto scientifico- tecnologico di cui gli Enti locali non sono sempre forniti. Operatori locali con
page58image264

forte capacità operativa ed elevata qualificazione potrebbero, quindi, essere un importante interfaccia tra gli Enti locali e le strutture scientifiche.

Dalle considerazioni fin qui formulate, emerge chiaramente, dai primordi, che l’area industriale di San Nicola di Melfi e la vicenda Fenice hanno caratterizzato e condizionato la programmazione regionale in materia di gestione dei rifiuti.
Inoltre, tale vicenda ha posto all’attenzione dell’opinione pubblica tutte le questioni correlate agli aspetti della tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni dell’area destinata alla realizzazione del termodistruttore Fenice.

Con l’avvento del D. Lgs. n 22/1997 – cd. “Decreto Ronchi” – viene definita come prioritaria la valutazione delle risorse esistenti ed il loro utilizzo.
Pertanto con la L.R. n. 6/2001 e s.m.i. nel Piano regionale dei Rifiuti si sostiene la necessità di comprendere integralmente l’impiantistica esistente. Oltre a quest’ultima previsione, la Regione ha predisposto un Piano di interventi strutturali che comprendeva alla data del 2001, per la Provincia di Potenza, la seguente impiantistica:

a) inceneritore a Potenza;
b) inceneritore a Melfi;
c) preselezione meccanica a Potenza; d) preselezione meccanica ad Atella; e) preselezione meccanica a Venosa.

Gli Ambiti territoriali ottimali per la gestione dei rifiuti.

Il Piano regionale, in attuazione dell’articolo 23 del D.lgs. n. 22/97, individua due ambiti territoriali ottimali (AATO) per la gestione unitaria dei rifiuti urbani suddivisi su base provinciale.

57

page59image272

Per garantire lo svolgimento in forma associata e unitaria del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani, era, ed è tutt’ora, previsto che i Comuni ricadenti nello stesso AATO dovevano stipulare un’apposita convenzione per istituire l’autorità d’ambito, soggetto dotato di personalità giuridica pubblica ed autonomia organizzativa, esercitante tutte le funzioni connesse all’organizzazione ed allo svolgimento in forma unitaria ed associata del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani.

Attualmente, la disciplina della governance in materia di rifiuti è in fase di evoluzione in applicazione della normativa nazionale (de jure condito) che abolisce le Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale e di quella regionale che, de jure contendo, la Commissione auspica possa, in tempi brevissimi, pervenire alla definizione di un assetto istituzionale che garantisca l’applicazione appieno dei nuovi fondamentali principi in tema di rifiuti14.

Articolazione del sistema impiantistico.

L’ampia estensione del territorio regionale, le sue caratteristiche morfologiche ed il numero relativamente modesto di abitanti residenti impongono al Piano regionale dei Rifiuti, per quanto riguarda l’articolazione del sistema impiantistico, la necessità di individuare dei sub ambiti ottimali dotati, ognuno, delle tecnologie idonee al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti. Sotto questo profilo, i criteri adottati dal Piano regionale sono i seguenti:

a. distanza degli impianti dai singoli centri di produzione non superiore ai 20- 25 km;

b. centralizzazione di non meno di 20 tonnellate/giorno equivalenti a circa 20mila abitanti.

58

14 Si veda l’Appendice (VI) – pagg. 228-232.

page60image264

Per quanto riguarda gli schemi organizzativi dei singoli bacini, il bacino nord interessa 28 comuni e circa 130 mila abitanti. E proprio per questo bacino la gestione dei rifiuti, così come era prevista nel Piano provinciale di Potenza, ruotava intorno all’impiantistica presente costituita dal termodistruttore Fenice e dagli impianti di selezione, all’epoca in via di completamento, di Venosa ed Atella. Tant’è che nel Piano provinciale dei Rifiuti, in coerenza con il Piano regionale approvato con la L.R. n. 6/2001, veniva ribadito che “Al fine di garantire il migliore svolgimento del servizio pubblico di gestione dei rifiuti urbani, l’Amministrazione provinciale individua altresì l’opportunità, per il competente A.T.O., di valutare le più efficaci modalità di gestione dell’inceneritore FENICE, attraverso la previsione di idonei strumenti giuridici e tecnici di partecipazione pubblico-privata all’ attività di organizzazione dello smaltimento dei rifiuti. La capacità del termodistruttore pari a circa 100 ton/giorno può essere impiegata in maniera diversa:

- sul rifiuto tal quale come nelle attuali condizioni (ma non in linea con le indicazioni del Piano regionale);

- sulla frazione secca del rifiuto vagliato (nelle stazioni di trattamento di venosa ed Atella).

La presente programmazione ritiene quindi di adottare la seconda modalità di funzionamento che consente di ottimizzare i seguenti aspetti:

  • -  minore quantità pro-capite da incenerire (di conseguenza minori costi di trattamento);
  • -  disponibilità di capacità residua del termodistruttore per le ulteriori esigenze di trattamento dell’ambito provinciale. Operando con vagliatura meccanica di aperura par ad 80mm, a regime si otterrà una distinzione dei flussi di rifiuti che comporterà l’invio a termodistruzione di circa 300-400 grammi/abitante giorno.

59

page61image264

Gli impianti di Venosa ed Atella saranno quindi i recapiti del conferimento dell’itero bacino Nord sia in forma diretta, dai comuni a distanza inferire ai 30 km, che per mezzo di due stazioni di trasferimento poste, orientativamente nei comuni di Genzano e Rapone.

Le piattaforme di Atella e venosa saranno completate con l’impiantistica di trattamento delle frazioni umide (biostabilizzazione) che troverà recapito ultimo nelle discariche comprensoriali da ubicarsi presso le piattaforme stesse.
I siti di Atella e Venosa ospiteranno inoltre l’impiantistica necessaria al trattamento della frazione organica proveniente dalle raccolte differenziate (impianti di compostaggio). Tali impianti si integreranno con le iniziative di recupero proposte da soggetti privati nell’ambito delle procedure semplificate per il recupero di materiali da RSU15.”

Da quando fin qui detto, emerge chiaramente che i nodi più critici dal punto di vista programmatico sono quelli della coerenza del progetto Fenice con la programmazione regionale relativa allo smaltimento dei rifiuti e con la disponibilità di risorse idriche, e quindi, con i programmi di estensione delle aree agricole irrigate16.

Per quanto riguarda i rifiuti, infatti, inizialmente la panificazione regionale non teneva conto delle esigenze di smaltimento dell’insediamento FIAT e, viceversa, il Gruppo Fiat aveva programmato il proprio intervento in modo indipendente dalla pianificazione regionale che, come già anticipato, prevedeva un impianto di termodistruzione di rifiuti industriali per quasi 20mila t/anno nell’area di Potenza- Tito. Pertanto, proprio l’insorgere della presenza del termodistruttore indusse la Regione a rivedere (come da parere espresso in data 21 ottobre 1992) i propri

15 Si vedano, a tal proposito, anche le considerazioni espresse dal Sindaco di Melfi in occasione dell’audizione in Commissione tenutasi il 27.07.2012.
16 Cfr. Decreto Via n. 1790/93.

60

page62image264

strumenti pianificatori e ad integrare il programma Fiat nella pianificazione regionale a condizione, però, di una forte riduzione della quantità di rifiuti provenienti da fuori regione.
Con tale posizione la Regione si faceva, altresì, interprete della forte opposizione delle amministrazioni e delle popolazioni locali nei riguardi del conferimento alla piattaforma di grandi quantitativi di rifiuti provenienti da fuori regione, circa il 60% del totale. A tal proposito, i rifiuti che il progetto della Fenice prevedeva di conferire alla piattaforma di Melfi provenivano da stabilimenti Fiat operanti, oltre che in Basilicata, nelle altre regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Abruzzo, Molise) e nel sud del Lazio mentre i rifiuti prodotti negli stabilimenti Fiat dell’Italia centrale e settentrionale dovevano essere conferiti in piattaforme dislocate in altre parti del Paese.

Sin da subito, la Regione faceva rilevare che “l’impianto era sovradimensionato rispetto alle esigenze di smaltimento del Gruppo Fiat in Basilicata”17.
Inoltre, veniva messo in evidenza che “tale sovradimensionamento, più accentuato per quanto attiene al forno a griglia, destinato allo smaltimento dei rifiuti speciali assimilabile agli urbani” necessitava di “una verifica della compatibilità con gli strumenti di pianificazione regionale in materia”.

A ciò si aggiungeva, altresì, la necessità che nel forno a griglia oltre che alle 5mila t/anno di rifiuti di produzione Fiat in Basilicata fossero trattati anche i rifiuti urbani e assimilabili agli urbani del comprensorio del Vulture, stimati in circa 25mila t/a, attesa la capacità complessiva del forno di 30mila t/a.

Tale ipotesi consentiva di non aumentare il carico dell’impianto di incenerimento, di pari capacità, previsto dal Piano regionale di smaltimento dei Rifiuti urbani. Rispetto a queste esigenze (richieste) manifestate dalla Regione, la Fenice Spa manifestava in

17 Conferenza regionale istruttoria progetti impianti smaltimento di rifiuti – Adunanza del 28.10.1992. Conferenza istituita ai sensi della D.G.R. n. 90/1988 e successive Deliberazioni.

61

page63image264

due successive note del 21 ottobre e del 4 novembre 199218 la propria “disponibilità allo smaltimento nella piattaforma di Melfi di aliquote di rifiuto urbano pre-trattato e selezionato nel futuro impianto di Venosa”19 e, al fine di “giungere ad un soluzione equilibrata di reciproco interesse” effettuava “alcune verifiche progettuali di massima che confermavano la possibilità di tale conferimento”.

Era, pertanto, confermata la compatibilità tra le caratteristiche del forno a griglia e del progetto presentato e quelle dei rifiuti urbani assimilabili agli urbani pre-trattati a Venosa. Alla luce di ciò, la realizzazione dell’inceneritore di Venosa, già prevista nella programmazione regionale, veniva ritenuta superflua20.

Sulla base di tale impostazione, quindi, nel Piano provinciale veniva precisato che “le specifiche esigenze di trattamento potranno essere soddisfatte anche con l’utilizzo di impianti già realizzati con contributi pubblici ovvero in corso di realizzazione. L’utilizzo avverrà previa verifica, da parte dell’ente gestore, delle convenienze di tipo economico e della compatibilità ambientale nonché del ciclo di trattamento dei rifiuti e dell’impiego dei prodotti derivati.”

La situazione generale dello smaltimento dei rifiuti, quindi, agli inizi del 2000 si presentava sotto vari aspetti carente. Lo stato precario di funzionalità del sistema infrastrutturale della Provincia di Potenza ed i temi tecnici per la realizzazione dell’impiantistica del tutto assente rendevano sempre più impellente ed urgente maggiori volumi di discariche controllate.

18 Conferenza regionale istruttoria progetti impianti smaltimento di rifiuti – Adunanza del 28.10.1992.
19 Cfr. nota 15.
20 Con l’Accordo di Programma di cui alla D.G.R. n. 959 del 4.5.2001, integrata con D.G.R. n. 2199 del 15 ottobre 2001, veniva stabilito, ai sensi dell’articolo 7, che la “Fenice S.p.A. in accordo con il piano di gestione dei rifiuti approvato con L.R. n. 6/2001 si impegna a smaltire a 110 lire/kg + Iva una quantità di R.S.U. secondo i dettati tecnici contenuti nella determinazione di autorizzazione all’esercizio n. 75F/2000/D/498 del 19 ottobre 2000, pari a 25 mila t fino al 31/12/2001. Le modalità operative per l’applicazione del precedente comma e quelle relative al conferimento saranno concordate con la Regione Basilicata o Ente/i da essa indicato/i.
La Regione Basilicata e/o Ente/i da essa indicato/i concorderà con Fenice le modalità e il costo di conferimento dei rifiuti per il periodo successivo al 1° gennaio 2002. Le modalità operative saranno concordate con la Regione Basilicata o Ente/i da esso indicato/i”.

62

page64image280

Praticamente al giugno 2001 erano disponibili 450 mila m3 di discarica, ripartiti in oltre 15 siti, e si stimava che entro il dicembre del 2002 (in un anno), 300mila m3 sarebbero già stati occupati.
Nel periodo considerato, quindi, il sistema impiantistico regionale di gestione dei rifiuti era estremamente sottodimensionato e, pertanto, pian piano, la presenza del termodistruttore Fenice incomincerà da subito ad assumere il ruolo “imprescindibile” nella gestione dei rifiuti in Basilicata e, al contempo, diverrà la presenza ingombrante ed in qualche modo frenante delle strategie, dei principi ispiratori e dei rigorosi obiettivi definiti nel Piano regionale dei Rifiuti con la citata L.R. n. 6/200121.

63

21 La L.R. n. 6 del 2.02.2001 in attuazione di quanto previsto dal D.Lgs. n. 22/97 pone le basi per la realizzazione dei Piani provinciali per la gestione dei rifiuti urbani (RU) definendone i seguenti contenuti:

  • -  La determinazione delle caratteristiche, dei tipi, delle quantità e dell’origine dei rifiuti da recuperare e da smaltire;
  • -  Il rilevamento e la descrizione dei servizi di raccolta differenziata e degli impianti esistenti di trattamento, di recupero, di riciclo e di innocuizzazione finalizzata allo smaltimento dei rifiuti non pericolosi;
  • -  La proposta di individuazione, all’interno dell’ATO, di aree di trasferimento ed eventualmente di pretrattamento e di trattamento di rifiuti urbani che ottimizzano il sistema della raccolta in relazione alle tipologie ed alle quantità di rifiuti prodotti, all’economia dei trasporti, alle soluzioni tecniche adottate, alle dimensioni ed alle caratteristiche dell’ATO di riferimento, ivi comprese, le proposte di gestione sub provinciale;
  • -  L’individuazione del sistema integrato dei servizi di raccolta differenziata e relative attività di recupero;
  • -  L’individuazione delle frazioni di rifiuto oggetto di raccolta differenziata in relazione agli obiettivi e

    relative attività di recupero;

  • -  L’individuazione di tutte le zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei

    rifiuti sulla base del piano territoriale di coordinamento e del paino regionale dei rifiuti;

  • -  Le modalità per l’attuazione del paino;
  • -  I criteri per la localizzazione ed il dimensionamento delle aree da adibire a centri di raccolta di veicoli a

    motore, rimorchi e simili, nonché alle modalità della loro gestione;

  • -  La valutazione degli oneri finanziari connessi alla realizzazione degli interventi;
  • -  I termini entro i quali devono presentati i progetti e gli interventi di adeguamento o costruzione degli

impianti di smaltimento.

page65image264

LA PRIMA FASE (2)
IL PROGETTO FENICE E IL DEC VIA

Sommario: Lo studio di impatto ambientale. Lo studio VIA della Regione Basilicata. Prime osservazione di Enti Locali e corpi sociali. Caratteristiche tecniche della proposta progettuale. Prime osservazioni dell’Ufficio V.I.A. del Dipartimento Ambiente. Le prime valutazioni della Regione. L’aspetto autorizzativo. Il Dec Via. Aspetti critici del Dec Via. Il rispetto dei valori limite dell’allegato 1 del Dec Via.

64

page66image272

Lo studio di impatto ambientale.

65

Uno degli aspetti dai quali la Commissione d’Inchiesta ha inteso partire al fine di ben comprendere i fatti che si sono svolti con l’entrata in esercizio dell’impianto Fenice era quello di approfondire gli atti dello studio di impatto ambientale facente parte del progetto, anche perché tale documentazione rappresentava il presupposto per il rilascio del Decreto Via da parte del Ministero dell’Ambiente.

In tale prospettiva, con la nota del 10.09.2012 la Commissione faceva richiesta di copia di tali atti all’Ufficio regionale Compatibilità Ambientale.
In data 20.09.2012 il Dipartimento regionale Ambiente, a firma del Dirigente generale, comunicava, con grande stupore della Commissione, che “risulta che lo studio di valutazione di impatto ambientale fosse composto di 4 volumi di cui solo il primo è stato rinvenuto”.

La comunicazione di non disponibilità di tali atti ha determinato la diffusa e generale incomprensibilità e ha destato a dir poco sconcerto, al di là delle finalità conoscitive della Commissione d’Inchiesta e dell’incredulità rispetto ad un doveroso compito di un Ufficio pubblico. Per non aver saputo gestire, secondo gli ordinari criteri di buona amministrazione una documentazione di così rilevante importanza, la circostanza di non essere (la Regione) in possesso di tali atti è apparsa subito di assoluta gravità se posta in stretta correlazione con l’importanza che lo studio di impatto ambientale riveste e/o poteva rivestire in relazione allo stato di inquinamento verificatosi nell’area interessata dello stabilimento Fenice. In particolar modo per la rilevanza di tali documenti ai fini della messa a punto di tutte le misure necessarie per una puntuale azione di “caratterizzazione” propedeutica alla messa in sicurezza, prima, e bonifica dell’area, poi.

Nel Dec Via 1790/93, tra l’altro, alla prescrizione n. 20, penultimo trattino, è chiaramente statuito che “La Fenice S.p.A. dovrà inoltre garantire il monitoraggio

page67image264

delle acque di scarico della piattaforma, incluse le acque meteoriche e le acque di falda secondo quanto indicato al paragrafo 4.8.2. dello studio”.
E ancora alla stessa D.G.R. del 2 maggio 1995, n. 2202, di approvazione del progetto è chiaramente ribadito, che “la rete di monitoraggio deve essere realizzata….omissis…. e dovrà avere caratteristiche tali da consentire le verifiche previste dallo studio di VIA presentato da Fenice.”

Appare chiara, quindi, la fondamentale importanza dello studio di che trattasi.

Né il deplorevole quadro fin qui delineato potrebbe trovare un benché minimo affievolimento nella circostanza che la documentazione dello studio di impatto ambientale sarebbe comunque nella disponibilità della società Fenice.

Le informazioni contenute nel suddetto studio devono essere, in ogni momento, imprescindibilmente, patrimonio disponibile delle Istituzioni, dell’Autorità pubblica competente, tra l’altro preposta al controllo e alla vigilanza di dette attività correlate a diritti e valori costituzionalmente sovraordinati.

Sul punto, inoltre, si sottolinea, anche in relazione al tema di monitoraggio di cui si dirà in seguito, quanto osservato dal Prof. Francesco Fracassi del Dipartimento di Chimica dell’Università di Bari, Consulente tecnico della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Melfi, il quale afferma che “nello studio di valutazione di impatto ambientale del 1991, in base al quale è stato poi espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale vi è un solo referto di acqua di falda dal quale non si evince alcun inquinamento.”

Fatta questa breve considerazione, si rimanda all’Appendice (VII) nella quale vengono riportati, seppur per grandi linee, gli aspetti contenutistici dello studio di

66

page68image264

valutazione di impatto ambientale così come rilevati nell’ambito della “Conferenza regionale istruttoria – Progetti impianti smaltimento rifiuti”.

Lo studio V.I.A. della Regione Basilicata.
Fenice Spa il 25.02.1992 ha presentato al Ministero dell’Ambiente, ai sensi dell’articolo 6 della legge n. 349/86, la richiesta di pronuncia di compatibilità ambientale per il progetto di “Piattaforma di termodistruzione di rifiuti industriali con recupero di energia” da realizzarsi a Melfi, in località San Nicola, le cui caratteristiche tecniche sono state già riassunte nella scheda precedentemente riportata a pagina 37 della presente relazione.
Il Ministero era tenuto a sentire la Regione22. Fenice ha presentato la stessa richiesta in data 22 febbraio alla Regione Basilicata (acquisita al n. 914 del protocollo regionale), integrandola nelle date 4 maggio, 14 luglio e 6 agosto 1992.
Lo studio di V.I.A. è stato esaminato dalla Commissione tecnica regionale per l’Ambiente (C.T.R.A.) il cui compito era quello di esprimere parere motivato in materia di compatibilità ambientale, avvalendosi di alcune consulenze esterne (Professori dell’Università di Basilicata Gianfranco Boari e Vincenzo Cuomo e Ing. Valicenti Francesco – direttore tecnico Ecosistemi S.r.l.23). Tali consulenti esterni, nell’ambito del loro incarico, fecero rilevare, con un loro documento, la necessità di condividere la scelta progettuale sulle tecniche di incenerimento dei rifiuti24, l’opportunità di trattare presso smaltitori esterni specializzati rifiuti alogenati esausti e l’opportunità di trattare, nel forno a griglia, oltre a 5 mila t/anno di rifiuti prodotti dalla Fiat in Basilicata anche i rifiuti assimilabili agli urbani del comprensorio del Vulture (pari a circa 25mila t/anno) .

22 Comma 4, articolo 6 della Legge 8.7.1986, n. 349.
23 Detta società, in seguito, assumerà la direzione dei lavori dell’impianto Fenice.
24 Su tale suggerimento, condivisibile sotto il profilo della logica della co-decisione tra i vari livelli interessati, la Commissione non ha potuto riscontrare l’effettiva scelta operata da Regione e Fenice.

67

page69image272

Prime osservazione di Enti Locali e corpi sociali.

68

In merito al progetto dell’inceneritore sono giunte numerose osservazioni25 da parte dell’Amministrazione provinciale di Potenza, dei Comuni di Melfi, Lavello e Ruvo del Monte, dalla Comunità Montana del Vulture, da Confcooperative di Basilicata, dai docenti e non docenti e genitori della Scuola media statale Villa Reale di Lavello, dal Collegio docente – personale – rappresentanti genitori e studenti del Liceo Ginnasio statale di Rionero, dal Collegio dei docenti del Consiglio d’Istituto della Scuola media statale “Ferrara” di Melfi, dai docenti dell’I.T.G.C. “Gasparini” di Melfi, dal Comitato per la difesa dell’ambiente con una petizione firmata da 1500 abitanti del Vulture e, per ultimo, da Legambiente di Basilicata. In sintesi, dette osservazioni riguardavano:

  1. l’inopportunitàdismaltireirifiutiprovenientidafuoriregione;
  2. l’opportunità di recupero dei rifiuti assimilati agli urbani;
  3. l’opportunità di realizzare un impianto di selezione/compostaggio al fine di

    sostituire il previsto impianto di incenerimento a Venosa;

  4. l’opportunità di un trattamento alternativo all’incenerimento per i fanghi di

    depurazione;

  5. l’opportunità di trattamento in impianti specializzati dei solventi alogenati

    esausti.

Caratteristiche tecniche della proposta progettuale.

La C.T.R.A. nell’esaminare lo studio di V.I.A. ha analizzato anche gli aspetti tecnici della proposta progettuale che sono così sintetizzabili. Il progetto riguardava una piattaforma per il trattamento dei residui industriali mediante incenerimento

25 È curioso rilevare come il Senatore Barca, già presidente della Commissione per gli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno, in una sua nota, che la Commissione non è riuscita a reperire, sostenga che “nel progetto Fiat presentato agli organismi dell’intervento straordinario del Mezzogiorno e esaminato dalla competente commissione (ndr, presieduta dallo stesso Barca) non è compreso alcun progetto di inceneritore”. Tale circostanza pone elementi di perplessità dal momento che va da sé chiedersi se sia stato effettivamente il Gruppo Fiat unilateralmente a chiedere la realizzazione di Fenice oppure se il progetto è stato il frutto di una negoziazione ai vari livelli istituzionali.

page70image264

finalizzato allo smaltimento di 200mila t/anno di rifiuti industriali prodotti negli stabilimenti del Gruppo Fiat localizzati in Italia. In particolare, Fenice avrebbe dovuto “distruggere” i rifiuti prodotti nello stabilimento SATA di Melfi ed in altri stabilimenti del Gruppo Fiat ubicati nel centro sud oltre a produrre energia termica di recupero. L’area impegnata era di mq. 86.500 di cui circa mq. 42.500 destinata a verde di rispetto. A Melfi avrebbero dovuto trattare 66mila t/a di rifiuti, mediante n. 2 forni di cui uno a rotazione e l’altro a griglia, così classificabili:

  1. 30.000 t/anno di rifiuti speciali assimilabili agli urbani, di cui 5mila prodotti negli stabilimenti del Gruppo Fiat ubicati in Basilicata;
  2. 34.600 t/anno di rifiuti speciali non tossici e nocivi, di cui 20mila prodotti negli stabilimenti del Gruppo Fiat ubicati in Basilicata;
  3. 1.400 t/anno di rifiuti speciali tossici e nocivi, di cui 950 prodotti negli stabilimenti del Gruppo Fiat ubicati in Basilicata.

Erano anche previsti l’unità di solidificazione/stabilizzazione (che tratta i residui – fanghi e polveri – nelle altre unità di trattamento), con potenzialità di 5mila t/anno, e l’unità di trattamento dei rifiuti liquidi e delle acque di scarico della piattaforma26, con potenzialità pari a 737mila t/anno.

Inoltre, l’impianto era stato dimensionato in maniera tale da consentire il trattamento, in un periodo di 10 ore, delle acque meteoriche di prima pioggia provenienti dalle aree della piattaforma potenzialmente interessate da inquinamento.

Prime osservazioni dell’Ufficio V.I.A. del Dipartimento Ambiente.

Sin da subito, il progetto presentato da Fenice – Gruppo Fiat è stato oggetto di rilievi nell’ambito del procedimento per il giudizio di compatibilità ambientale. L’Ufficio V.I.A. della Regione Basilicata evidenziava:

26 Unità progettate per soddisfare le esigenze di trattamento di reflui specifici provenienti sia dallo stabilimento che dalle altre unità

69

page71image264

  1. la necessità di individuare la discarica che consentisse lo smaltimento delle scorie determinate in 26 t/anno;
  2. la necessità di definire dettagliatamente il progetto di un’unità pilota per l’abbattimento dei microinquinanti;
  3. l’opportunità di riciclare le acque di scarico per meglio tutelare l’ecosistema del Fiume Ofanto;
  4. la necessità di un adeguato sistema di monitoraggio a servizio dell’area interessata dall’insediamento industriale di San Nicola di Melfi;
  5. la necessità di definire un più adeguato sistema di schermaggio a verde per mitigare l’impatto visivo;
  6. la necessità di smaltire le 200 tonnellate di solventi alogenati esausti in impianti specializzati fuori regione;
  7. il sovradimensionamento dell’impianto rispetto alle esigenze di smaltimento del Gruppo Fiat in Basilicata.

Sono stati mossi, inoltre, alcuni rilievi al progetto, così sintetizzabili:

  1. coerenza del progetto con la programmazione regionale relativa allo smaltimento di rifiuti, alla tipologia-quantitativi e provenienza (da fuori regione, stimati in circa il 60% del totale) dei rifiuti da conferire nella

    piattaforma;

  2. disponibilità di risorse idriche per uso industriale;
  3. emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera.

La piattaforma avrebbe prodotto, altresì, residui quali ceneri, polveri e fanghi da sottoporre al processo di stabilizzazione/solidificazione (cd. processo di inertizzazione), il quale avrebbe dovuto sottostare a “programmi di controllo” (espressione utilizzata nel Dec Via ai sensi del comma 4 art. 6 della legge n. 349/1986).

70

page72image264

La Regione Basilicata ha escluso assolutamente la possibilità che venissero inceneriti rifiuti assimilabili agli urbani provenienti da fuori regione. Mentre per i rifiuti prodotti negli stabilimenti Fiat ubicati fuori regione, ha richiesto la conferibilità al forno rotante in una percentuale massima del 40% a fronte del 44% prevista nel progetto di Fenice Spa.

Rifiuti urbani e assimilabili agli urbani pre-trattati nell’impianto di Venosa sarebbero stati smaltiti da Fenice rendendo superflua la realizzazione di un inceneritore a Venosa (così come previsto dalla pianificazione regionale dell’epoca). Nel Dec Via si leggeva, inoltre, che la costruzione dell’impianto di termodistruzione Fenice “non rappresenta un aggravio significativo alla prevedibile evoluzione della situazione della qualità dell’aria”. Destavano, invece, preoccupazione le emissioni di Serene, Sata e altri impianti che la Fiat intendeva costruire.

Possiamo leggere, oltre a ciò, che “la conferma delle stime e della valutazione (di impatto ambientale, ndr) dovrà essere supportata da un rigoroso programma di sorveglianza ambientale che verifichi le ipotesi fatte e documenti con tempestività la situazione dell’inquinamento ambientale”.

Condizione indispensabile e fondamentale, dunque, che si accompagna al progetto di un impianto di termodistruzione è il sistema di monitoraggio dell’impatto ambientale.

Le prime valutazioni della Regione.
La Regione Basilicata con nota del 21.10.1992 ha espresso parere favorevole alla costruzione di Fenice ponendo le seguenti condizioni:

a. ilfornorotante(36milat/anno)devetrattarerifiutiindustrialispecialiprodotti da Fiat e dal suo indotto in Basilicata ovvero prodotti da stabilimenti Fiat ubicati fuori regione ma nella misura massima del 40%;

71

page73image264

  1. il forno a griglia (30mila t/anno) rifiuti assimilabili agli urbani per 5mila t/a prodotti da stabilimenti Fiat e indotto in Basilicata e per 25mila t/a da Comuni del comprensorio del Vulture;
  2. i rifiuti tossici e nocivi devono essere trattati da impianti localizzati fuori regione;
  3. Fenice deve mettere in campo un adeguato progetto di schermaggio a verde dell’area interessata all’insediamento dell’impianto da sottoporre a successiva approvazione regionale;

e. Fenice deve definire le modalità di smaltimento di 26mila t/anno di rifiuti solidi inertizzati derivanti dal processo di termodistruzione.

Con la medesima Deliberazione, la Giunta regionale ha conferito mandato all’Assessore all’Ambiente di:

  •   redigere un piano di tutela ambientale per la qualità dell’aria;
  •   definire un sistema di monitoraggio dell’area interessata dagli effetti degli insediamenti industriali di San Nicola di Melfi, con conseguente ipotesi di riorganizzazione e potenziamento delle strutture e servizi

    preposti al controllo.

    La Commissione ministeriale VIA, che ha rilasciato parere positivo per il Dec Via, ha tenuto conto e ha condiviso queste prescrizioni regionali facendole proprie e implementandole nelle prescrizioni “definitive e complessive” dettate a Fenice. Ha considerato, altresì, le 16 istanze prevenute da Comuni, Associazioni ambientaliste e Comitati di cittadini (riassunte nelle pagg. 11, 12 e 13 del Dec Via).

72

page74image272

L’aspetto autorizzativo.

73

Prima di affrontare gli aspetti e le problematiche rilevanti che si ritiene vadano analiticamente esposte concernenti le autorizzazioni dell’impianto di termodistruzione Fenice, in breve è utile circoscrivere il quadro autorizzatorio nell’ambito del quale si è sviluppata l’intera vicenda dell’impianto:

Il Decreto Via. n. 1790 del 20.12.1993 del Ministro dell’Ambiente di concerto con il Ministro per i Beni Culturali ed Ambientali, concernente il giudizio positivo di compatibilità ambientale,

Deliberazione di Giunta regionale n. 2202 del 2/05/1995 e n. 6016 del 5/09/1997 – approvazione del progetto;

Determinazione dirigenziale n. 02F/99/D/435 del 8/11/1999 – autorizzazione alle prove a caldo di verifica funzionale e prestazionale dell’impianto;

Determinazione dirigenziale n. 75F/2000/D/498 del 19/10/2000 – autorizzazione all’esercizio (Allegati 8 e 8.1);

 Delibera di Giunta regionale n. 968 del 22/04/2005 – nulla osta a realizzare opere richiesta da Fenice e presa d’atto di varianti non sostanziali;

Determinazione dirigenziale dell’Ufficio Ambiente della Provincia di Potenza n. 2986 del 19/10/2005 – rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio27 (Allegato 9).

Determinazione dirigenziale dell’Ufficio Ambiente della Provincia di Potenza n. 3065 del 14/10/2010 – rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio28 (Allegato 10).

27 Dal 2001, con l’entrata in vigore della L.R. n. 6/2001, la competenza alle autorizzazioni in materia di impiantistica passa alla Provincia ai sensi dell’articolo 5 della medesima normativa regionale.
28 Si precisa che le principali autorizzazioni sono state ottenute da Fenice Spa quando faceva parte del Gruppo Fiat. Successivamente (2 luglio 2002) la società veniva acquistata dal Gruppo francese EDF, ente pubblico di diritto francese. In data 1/01/2011, poi, Fenice Ambiente S.r.l. (società appartenente al 100% a Fenice S.p.A.) subentrava a EDF – Fenice Spa.

page75image264

Il Dec Via.
In data 20 dicembre 1993 con provvedimento n. 1790 è stato concesso da parte del Ministero dell’Ambiente il parere favorevole di compatibilità ambientale (Dec Via). La società, all’epoca, faceva parte integrante del Gruppo FIAT.
Il Ministro dell’Ambiente ha espresso parere favorevole a Fenice con le seguenti prescrizioni:

  1. 1)  riduzione del consumo idrico annuo per usi industriali dell’intero insediamento Fiat (e quindi non solo di Fenice) di almeno il 30% con la conseguente riduzione dei prelievi dal bacino dell’Ofanto;
  2. 2)  massima riduzione possibile delle quantità di residui prodotti nelle lavorazioni prodotte nell’insieme dagli stabilimenti Fiat tramite misure di recupero e riciclaggio di materiali non contaminati e di sostituzioni di solventi;
  3. 3)  Fenice non dovrà conferire a Melfi nessuna quantità di solventi alogenati;
  4. 4)  Fenice dovrà presentare alla Regione un “organico manuale operativo” che riporti le procedure di certificazione, analisi, accettazione e controllo dei rifiuti in ingresso e in uscita; la definizione di un sistema di autocontrollo; la qualificazione e formazione del personale; un piano di

    esercitazioni di sicurezza e di emergenza;

  5. 5)  dovrà essere attivato il controllo nella prima fase di esercizio

    dell’impianto anche con riferimento alle indicazioni dell’autorità pubblica di controllo che si pronuncerà sulla prima fase stimabile in “uno o due anni” (punto 8);

  6. 6)  dovranno essere rispettati i valori limite stabiliti nell’allegato 1 al Dec Via (punto 10);

74

page76image264

7) dovrà essere approntato un programma di verifiche analitiche sul processo di inertizzazione di residui, ceneri, polveri e fanghi prodotti (punto 15);

8) prima della messa in funzione dell’impianto, Fenice dovrà adottare un piano di emergenza per le operazioni di propria competenza nel caso di malfunzionamento o incidenti negli impianti della piattaforma, concordandolo con le autorità competenti (punto 18);

9) il controllo dell’impatto ambientale a seguito dell’entrata in esercizio di Fenice dovrà essere garantito dal Gruppo Fiat attraverso la predisposizione di una rete di sorveglianza ambientale comprendente anche un sistema permanente di monitoraggio e sorveglianza della qualità dell’aria, dell’acqua e dei suoli dell’area interessata. Tale rete di monitoraggio dovrà essere realizzata in almeno in 4 stazioni di monitoraggio dell’aria (una interna allo stabilimento e tre da dislocare nei comuni del territorio dell’area interessata); con frequenza annuale andrà verificato il livello di deposizione sui suoli agricoli di metalli pesanti e di diossine e furani; dovrà essere garantito il monitoraggio delle acque di scarico della piattaforma; dovrà essere effettuato un monitoraggio dei livelli sonori imputabili all’esercizio della piattaforma (punto 20). Questo piano di monitoraggio dovrà essere preventivamente concordato con la Regione Basilicata e l’autorità di controllo (punto 21). Tale piano di monitoraggio è stato approvato, successivamente, con D.G.R. n. 2584 del 3 novembre 1999.

Il Ministro dell’Ambiente ha raccomandato, inoltre, alla Regione e agli Enti locali di provvedere ad una serie di attività che competono agli stessi. Tra queste raccomandazioni spiccano:

75

page77image264

l’adozione di provvedimenti affinché nei comuni del Vulture vengano recuperati e riciclati rifiuti nella quota massima possibile che si intende conferire al forno a griglia di Fenice, adeguando contestualmente e coerentemente il Piano regionale per i rifiuti (lettera b);

 la realizzazione di sistemi permanenti di monitoraggio delle acque e del suolo possibilmente integrati con quelli della qualità dell’aria (lettera d).

Il Ministro ha disposto, oltre a ciò, che venisse costituito a cura della Regione Basilicata un Comitato Tecnico (costituito da rappresentanti del Ministero, della Regione e del Gruppo Fiat) per verificare lo stato di attuazione degli adempimenti (prescrizioni + raccomandazioni) previsti nel medesimo Dec Via, comitato che sarà creato con D.G.R. n. 1008 del 15/03/1996 e integrato con i rappresentanti dei Comuni di Lavello e Melfi con le DD.GG.RR. n. 295/97 e n. 3166/98.

I lavori del Comitato hanno portato alla redazione del “Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese”, di cui si dirà in seguito.

Aspetti critici del Dec Via.

Il Dec Via in esame, dopo una serie non irrilevante di valutazioni e considerazioni di merito, esprimeva giudizio positivo di compatibilità ambientale al progetto subordinandolo oltre che ad alcune raccomandazioni ed una serie di tassative prescrizioni, brevemente descritte nel paragrafo precedente, le quali seppur in parte a carico di Fenice in parte richiedevano un livello di cooperazione tra Fenice e il Gruppo Fiat e un livello di cooperazione tra Fenice e gli Enti pubblici a vario titolo interessati.

76

page78image264

L’analisi e la verifica delle cosiddette “prescrizioni”, ai fini della presente relazione anche se non per tutte le 22 condizioni canonizzate nel Dec Via, per la Commissione d’Inchiesta ha rappresentato uno dei punti di forza dell’attività svolta, dal momento che tra i compiti della stessa Commissione vi è per l’appunto la verifica, fin dalla sua origine, dell’osservanza di tutti gli aspetti amministrativi, tecnici e scientifici che in qualche modo possano aver contribuito a determinare l’inquinamento nel sito Fenice, denunciato per la prima volta da ARPAB in data 3 marzo 2009.

Fatta questa premessa, in questa prima “fase”, anche in relazione a quanto si dirà a proposito del monitoraggio, non è di poco conto soffermarsi in merito alla prescrizione n. 10 del Dec Via: “La piattaforma di termodistruzione dovrà essere gestita nel rispetto dei valori-limite di emissione di inquinanti atmosferici di cui alla colonna denominata Progetto Fenice, della tabella di cui all’allegato I che fa parte integrante del presente provvedimento con le seguenti precisazioni:

  1. a)  I valori rappresentano la media relativa a trenta minuti, salvo che per le diossine e i furani e per i metalli pesanti, per i quali si applicano le indicazioni temporali di cui alla (Proposta di direttiva comunitaria sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi, COM 92) DEF 9 – SYN 406. diramata il 19.3.92 dalla Commissione delle Comunità Europee; le indicazioni temporali della proposta di direttiva relative ai metalli pesanti si applicano anche agli idrocarburi policiclici aromatici, l’acido cianidrico e la somma di PCB, PCT e PCN;
  2. b)  i valori indicati tra parantesi per gli ossidi di azoto, gli ossidi di zolfo, il monossido di carbonio e i metalli pesanti rappresentano obiettivi da raggiungere dopo un periodo di esercizio provvisorio dell’ordine di due anni, la durata esatta del quale è da concordare con l’organo autorizzatorio, durata che può anche essere diversa a secondo della sostanza inquinante;

77

page79image264

c) il valore di 0.1 nanogrammi per metro cubo per dibenzodiossine e dibenzofurani policlorurati rappresenta un valore obiettivo da raggiungere a regime, a conclusione della sperimentazione con l’impianto pilota di abbattimento termocatalitico, che sarà conclusa in un periodo di due anni;

d) i criteri di applicazione dei valori-limite e i criteri di misura, incluso il carattere di continuità o periodicità della misura stessa, sono quelli indicati dalla citata proposta di direttiva comunitaria (artt. 7 e 8 e all. III e IV);

e) fermo restando i limiti superiori stabiliti nelle presenti prescrizioni, nel caso che, prima del completamento della costruzione e dall’avvio della piattaforma, venga emanata la nuova direttiva comunitaria sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi e/o il decreto con le linee guida nazionali per i nuovi impianti di incenerimento e le disposizioni ivi contenute siano sostanzialmente compatibili, previa successiva verifica, con le prescrizioni della Commissione, si applicheranno le nuove disposizioni comunitarie anche se per essere fossero previsti tempi di entrata in vigore diversi”

Orbene, proprio l’osservanza di questa prescrizione, a parere della Commissione, fin dall’inizio delle varie verifiche di ottemperanza che si sono succedute nel tempo, ha evidenziato non chiari e puntuali riscontri di adempimenti.
Anzi, dalle verifiche e dagli studi effettuati dalla Commissione, anche in relazione al confronto dei dati analitici dei monitoraggi effettuati e in relazione alle varie normative intervenute e vigenti per i periodi che qui interessano, è apparso che l’atteggiamento amministrativo ai vari livelli istituzionali è stato a dir poco discutibile e, in ogni caso, non corroborato da quella rigorosità, accortezza e adozione di misure necessarie per assicurare un elevato e duraturo livello di protezione dell’ambiente nel suo complesso e per assicurare che l’impianto fosse gestito conformemente ai principi e agli obblighi fondamentali del gestore.

78

page80image264

E tutto ciò a dispetto anche delle pur previste e dettagliate condizioni sottoscritte, condivise da Fenice e confluite nell’atto fondamentale che costituirà il Piano di Monitoraggio Ambientale del Vulture – Melfese (Allegato 4).
In relazione alla suddetta prescrizione, la Commissione si è soffermata su alcuni aspetti che hanno evidenziato rilievi problematici che necessitavano di quella attenzione richiesta non solo dalle norme vigenti, ma soprattutto dalla delicatezza degli interessi generali e dei fondamentali diritti costituzionali in gioco.

Dalla prescrizione si evince che gli adeguamenti inizialmente proposti da Fenice prevedevano che le immissioni in atmosfera fossero in accordo con i valori più restrittivi imposti dal Ministero dell’Ambiente, validi alla data di presentazione del progetto.

Il limite di emissione di 0,1 ng/mc per i policlorodibenzodiossine (PCDD) + policlorodibenzofurani (PCDF – in breve diossine) doveva essere raggiunto a seguito delle sperimentazioni su un impianto pilota termo-catalitico da effettuare prima dell’avvio dei forni. È il caso di sottolineare che nel progetto Fenice i valori massimi di emissione, espressi come concentrazione nei fumi, pur essendo in generale confrontabili con i valori-limite intorno ai quali si stavano orientando le emanande norme comunitarie e nazionali – così come rilevato dalla Commissione Ambiente del Ministero – risultavano associati, per quanto riguarda l’intervallo di tempo su cui effettuare la media dei valori di concentrazione, a criteri applicativi meno stringenti (cioè a tempi di media notevolmente più lunghi di quelli stabiliti dalla proposta di direttiva comunitaria di incenerimento dei rifiuti pericolosi29). Tra l’altro le concentrazioni in aria su base annua delle sostanze acide e dei microinquinanti persistenti quali metalli pesanti e determinati composti organici, derivanti dalle

29 COM (92) def 9 – SYN 406, diramata il 9 marzo 1992 dalla Commissione della Comunità europea. Il progetto Fenice faceva riferimento alla formulazione meno restrittiva delle due prese in considerazione nello schema di linee guida nazionale per i nuovi impianti (schema diramato dal Ministero dell’Ambiente nel dicembre del 1991). La direttiva sarà emanata nel 1994 – Dir 16/12/1994 n. 94/67 CE sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi – con termine di recepimento 31.12.1996 ma effettivamente sarà recepita con D.M. 25.02.2000 n. 124.

79

page81image264

emissioni della piattaforma Fenice, che per la Commissione VIA risultavano accettabili, rappresentavano valori stimati dalla stessa società Fenice che richiedevano “la conferma delle stime e delle valutazioni supportata da un rigoroso programma di sorveglianza ambientale che verifichi le ipotesi fatte e documenti con tempestività la situazione dell’inquinamento ambientale”.

Solo sulla base del rispetto della suddetta prescrizione la piattaforma Fenice, per la Commissione VIA, poteva ritenersi compatibile con l’ambiente.
Da quanto su detto si evince che il progetto del termodistruttore già inizialmente presentava aspetti complessi e di allineamento alle emanande e alle successive norme comunitarie, nazionali e regionali entrati in vigore30. Tant’è che la Fenice, come tra l’altro osservato dalla stessa ANPA – Agenzia Nazionale per la Prevenzione Ambientale – nel parere espresso in data 11 giugno 1998 (Allegato 5), dovette modificare le tabelle dei valori limite di emissione in esercizio, adeguandosi ai valori più restrittivi prescritti dalla normativa vigente. Ciò nonostante, come rilevava già l’ ANP A, la soluzione di adeguamento comportava comunque una NON CONFORMITÀ al Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 503/97 e alla Direttiva 94/67 sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi, obiettivo della proposta COM (92) Def 9. Peraltro la stessa prescrizione del punto 10 del medesimo Dec Via richiedeva l’adeguamento alle nuove disposizioni comunitarie e nazionali che fossero state approvate successivamente. Tali disposizioni erano vincolanti e, quindi, da applicare subito, anche se per esse fossero previsti tempi di entrata in vigore diversi31.

30 Direttiva 94/67/CE sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi.
Direttiva 89/369/CEE, Dir. 89/429/CEE e D.M. n. 503/1997 concernenti la prevenzione dell’inquinamento

atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani e la disciplina delle emissioni e delle condizioni di combustione degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani, di rifiuti speciali non pericolosi, nonché di taluni rifiuti sanitari.

D.M. n. 124/2000 “Regolamento recante i valori limite di emissione e le norme tecniche riguardanti le caratteristiche e le condizioni di esercizio degli impianti di incenerimento e di coincenerimento dei rifiuti pericolosi”.

Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento dei rifiuti e D.Lgs. n. 133/2005 di attuazione.

Direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). 31 Cfr. Dec Via 1790/93, punto 10 lettera e).

80

page82image264

Come messo in evidenza, l’ANPA, nonostante la relazione descrittiva di Fenice degli adeguamenti alle prescrizioni autorizzative, datata 25/06/1997, e il documento del 25/05/1998 “Note di chiarimento/approfondimento della riunione dell’8/05/1998 presso il Ministero Ambiente – Fenice” (con le quali la società Fenice assicurava che l’impianto “rispetterà i valori limite ricavati dal confronto tra la tabella 1 del Dec Via, del D.M. 503/97 e della Dir. 94/67”), nel suo parere per la verifica di ottemperanza alle prescrizioni al Dec Via n. 1790/93, in maniera inequivocabile affermava che “non è stata fornita, peraltro, alcuna descrizione impiantistica di modifiche finalizzate al raggiungimento dei limiti più restrittivi adottati”32.

E tutto ciò seppur nella nuova tabella che accompagnava tale dichiarazione erano stati correttamente riportati i nuovi limiti di emissione e relativi periodi di campionamento per gli inquinanti polveri totali HCL, HF, ossidi di azoto, CO, CORG, HCN, PCB+PCT+PCN.

Non risultava, peraltro, dichiarato esplicitamente il periodo di campionamento degli inquinanti IPA, CD+TL, HG, metalli pesanti, PCDD+PCDF (TE).
Alla luce delle evidenze sopra richiamate, il parere dell’ ANP A in ordine all’ottemperanza di tale prescrizione (sempre punto 10) appare tutt’altro che favorevole dal momento che ritiene detta prescrizione come ottemperata purché (a condizione che) Fenice si adegui, prima del completamento della costruzione e dell’avvio della piattaforma, al limite di emissione per gli ossidi di zolfo e purché (a condizione che) Fenice rispetti gli inquinanti IPA, CD+TL, HG, metalli pesanti, PCDD+PCDF(TE) i periodi di campionamento previsti dalla vigente normativa nazionale e comunitaria.

32 Tale constatazione assume particolare importanza dal momento che siamo ad un anno prima dell’autorizzazione delle cd. prove a caldo. Inoltre, la “contestazione” riveste ancor più rilevanza in relazione a quanto si dirà in proposito della verifica di adeguamento al D.M. n. 124/2000, conditio sine qua non al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio e alla circostanza, stranamente non rilevata né da Agrobios né dal Dipartimento Ambiente (competente al rilascio dell’autorizzazione), che il referto facente parte integrante dell’autorizzazione all’esercizio – allegato A pag. 221– per le diossine PCDD+PCDF riportava il doppio (0,2 ng/mc) rispetto al limite di legge 0,1 ng/mc previsto dal D.M. n. 124/2000.

81

page83image264

Sulla scorta di tali “contestazioni” dell’Ente ministeriale, si rileva ancora il parere reso dal Ministero dell’Ambiente – Servizio VIA (protocollo 8051 del 17/07/1998) nel mentre ritiene “che il progetto di adeguamento alle prescrizioni autorizzative (…) risulta conforme complessivamente alle prescrizioni di carattere progettuale contenute nel Dec Via n. 1790/93” fa salvo tutto “quanto attiene alla verifica dello stato di attuazione degli altri adempimenti riguardanti gli aspetti non strettamente progettuali, di competenza del C.T.R.A. disposto con il medesimo Decreto, ferme restando le competenze istituzionali relative alla vigilanza e al controllo sulla costruzione e gestione degli impianti – aggiungendo inoltre – e a condizione che siano completati gli adempimenti segnalati dal parere dell’ANPA, riguardanti in particolare i punti 10, 14 e 16 secondo comma del Decreto 1790/93, come rilevati nel parere ANPA.

Peraltro, il suddetto parere ministeriale non tralasciava di ribadire che per i suddetti aspetti vagliati dall’Ufficio VIA del Ministero “resta ferma la competenza regionale in merito al completamento delle procedure autorizzative ai sensi della normativa vigente comprensive del completo recepimento delle prescrizioni del citato decreto di pronuncia di compatibilità ambientale”.

Tralasciando le considerazioni relative alla prescrizione n. 16, a simili conclusioni l’ANPA è giunta in ordine alla prescrizione n. 14 che testualmente recita: “La Fenice S.p.A. dovrà effettuare la misura delle emissioni di inquinanti e di microinquinanti dai camini, anche al fine di individuare l’eventuale necessità di ulteriori interventi di abbattimento, mettendo permanentemente a disposizione delle autorità di controllo i dati così rilevati: in particolare per l’inceneritore si dovranno prevedere le seguenti misure:

- un flussimetro registrante (portata) con sonda isocinetica;
- misura in continuo delle concentrazioni nei fumi dei seguenti inquinanti

(particelle sospese totali, acido cloridrico, composti organici totali, monossido

82

page84image264

di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo) con registrazione e ripetizione del

segnale in sala manovra;

  • -  misura della composizione delle particelle sospese totali almeno due volte

    all’anno durante il periodo di gestione transitoria;

  • -  misura periodica dei microinquinanti;
  • -  le misure in continuo e quelle periodiche dovranno essere effettuate secondo

    le modalità indicate dalla citata proposta di direttiva comunitaria sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi (COM (92) def. 9 – SYN 406 del 19 marzo 1992) o della direttiva stessa, nell’eventualità che questa venisse nel frattempo adottata, eventualmente integrate da specifiche disposizioni dell’organo autorizzatore o dell’autorità di controllo competente territorialmente.

    In relazione a tale disposizione (prescrittiva) l’ANPA perentoriamente dichiarava che “nella relazione descrittiva degli adeguamenti (di cui si è detto in relazione sul punto 10) non si evidenzia l’esistenza, nel progetto, della prescritta strumentazione di controllo sulle portate dei gas ai camini”. E a questo aggiunge che, nonostante nel corso dell’incontro tenutosi l’8.05.1998 presso il Ministero dell’Ambiente Fenice abbia confermato l’effettuazione delle misure richieste secondo le modalità contenute nella prescrizione, nella succitata Nota di chiarimento inviata in data 20.05.1998 per documentare tale adempimento, di fatto, “viene fornita una descrizione delle tecniche che intende adoperare per le misure in continuo (…) ma dalla documentazione complessiva disponibile – si afferma – non è stato possibile verificare la presenza di strumentazione atta ad effettuare tali misure aggiuntive”. Pertanto, conclude l’ANPA, “la prescrizione potrà ritenersi ottemperata purché (a condizione che) Fenice S.p.A. preveda nel proprio sistema di controllo delle emissioni di gas al camino le ulteriori misure richieste dalla normativa vigente intervenuta

83

page85image264

successivamente all’atto del Dec Via 1790/93”. In base a tale normativa33, gli impianti di incenerimento devono essere progettati, equipaggiati e gestiti in modo che durante il periodo di effettivo funzionamento dell’impianto, comprese le fasi di avvio e di spegnimento dei forni ed esclusi i periodo di arresti o guasti, non vengano superati i valori limite di emissione nell’affluente gassoso.

Le considerazioni conclusive fin qui svolte (limitatamente ai soli punti nn. 10 e 14 del Dec Via), in relazione al giudizio non certamente esaustivo dell’ANPA, correlate all’ottemperanza delle prescrizioni del Dec Via, appaiono ancor più evidenti ed attuali ai fini della conoscenza delle responsabilità dei vari livelli istituzionali, e per certi versi a dir poco sconcertanti se solo si considerano le determinazioni con le quali il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata ha dato riscontro, con notevole ritardo, ai 17 quesiti rivolti dalla Commissione d’Inchiesta34 al fine di conoscere in maniera puntuale le attività di verifiche svolte in merito “al recepimento completo”, così come statuito dall’ANPA e dall’Ufficio VIA del Ministero, di tutte le prescrizioni del Dec Via e, in particolare, proprio le prescrizioni nn. 10 e 14.

Il rispetto dei valori limite dell’allegato 1 del Dec Via.

Nel merito di tali aspetti, tra l’altro rilevanti ai fini dell’attività della Commissione, e soprattutto non ininfluenti in relazione agli eventi dell’inquinamento verificatosi e ufficializzato con la comunicazione ARPAB del 3 marzo 2009, la Commissione ha

33 D.M. 19.11.1997, n. 503 “Regolamento recante norme per l’attuazione delle direttive 89/369/CEE e 89/429/CEE concernenti la prevenzione dell’inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimenti dei rifiuti urbani e la disciplina delle emissioni e delle condizioni di combustione degli impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, di rifiuti speciali non pericolosi, nonché di taluni rifiuti sanitari”, pubblicato in G.U. 29/01/1998, n. 23. Si veda in particolare l’Allegato A – Valori limite di emissione ai sensi dell’articolo 3.
34 Si veda l’Appendice (III).

84

page86image264

chiesto di conoscere se “sono stati rispettati i valori limite stabiliti dall’Allegato 1 del Dec Via”35.
Curiosamente, in maniera insoddisfacente e discutibile, genericamente e tardivamente, l’Ufficio regionale competente si richiamava al documento di verifica effettuata dall’ANPA (non rendendosi conto, paradossalmente, che proprio l’ANPA, al di là degli aspetti strettamente progettuali, rimandava per tutti gli altri aspetti – non strettamente progettuali- alla verifica di competenza del C.T.R.A. e alle competenze istituzionali – Regione e Provincia – concernenti la vigilanza e il controllo sulla costruzione e sulla gestione degli impianti)36.

È, a tal proposito, il caso di ribadire senza tema di smentita che almeno fino al 14.03.2003 le responsabilità del controllo nei termini suddetti ricadevano esclusivamente in capo a Regione e Provincia37-38 e la vigilanza era comunque attestata in capo alla Giunta regionale.

E ancora, anche in relazione alla prescrizione di cui al punto 14 del Dec Via, che era stato oggetto di particolare attenzione e riserve da parte dell’ANPA, la Commissione ha posto il seguente quesito39: “Sono state realizzate e, in ogni caso, sono state effettuate le misure previste con la prescrizione n. 14 del Dec Via? In particolare:

1. l’installazione di un flussometro registrante (portata) con sonda isocinetica;

2. la misurazione in continuo delle concentrazioni nei fumi dei seguenti inquinanti con registrazione e ripetizione del

35 Cfr. Nota 34.
36 In materia di vigilanza e controllo si vedano anche gli articoli 58, comma 4, e 59, comma 2, dello Statuto regionale riportati in Appendice (VI) – pagg. 238-239.
37 In attuazione della D.G.R. n. 304 del 25.02.2002, in data 14 marzo 2003, la Giunta regionale trasferiva all’ARPAB – Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente in Basilicata (istituita con L.R. n. 27 del 19.05.1997 come modificata dalla L.R. n. 13 del 27.04.1999) la Rete regionale di Monitoraggio delle qualità dell’aria e l’Indagine volta alla Caratterizzazione delle Matrici ambientali nell’area del Melfese.
38 Ai sensi dell’art. 3, comma 1, della L.R. n. 27/97 e s.m.i. l’ARPAB è sottoposta alla vigilanza della Giunta regionale almeno fino all’entrata in vigore dell’art. 14, comma 14, L.R. 14 luglio 2006, n. 11, che ha abrogato il richiamato articolo 3.
39 Cfr. Nota 34.

85

page87image264

segnale in sala manovra: particelle sospese totali, acido cloridrico, composti organici totali, monossido di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo;

  1. la misurazione della composizione delle particelle sospese totali almeno due volte all’anno durante il periodo di gestione transitoria;
  2. la misurazione periodica dei microinquinanti.

Riguardo al suddetto quesito, il Dipartimento Ambiente della Regione con la già citata nota di riposta, laconicamente e rinviando ad altri Enti, in una fase a dir poco delicata per l’attenzione anche dell’opinione pubblica sull’intera vicenda, comunicava che “non sono state reperite informazioni utili dalla documentazione in possesso del Dip.to Ambiente neanche nella relazione conclusiva del collegio tecnico scientifico del DIFA dell’UNIBAS che ha eseguito le verifiche di congruità di progetto rispetto all’impianto. I quesisti sono stati posti alla Provincia di Potenza che potrebbe avere utili informazioni in merito”.

La risposta è palesemente elusiva e, soprattutto, non affronta la richiesta di informazioni circa le misure effettuate previste dalla prescrizione n. 14 del Dec Via. Anzi, le conclusioni sul punto appaiono tanto più allarmanti proprio perché non sono state già all’epoca (e, probabilmente, ancora oggi) tenute nella debita attenzione alcune considerazioni che il Collegio tecnico-scientifico, di cui alla convenzione DIFA-Provincia di Potenza40, al di là del mero giudizio di conformità espresso, ebbe modo di far rilevare nella suddetta relazione. Ed in particolare alcuni aspetti critici certamente non irrilevanti ai fini della verifica dell’ottemperanza della prescrizione n. 14 del Dec Via, che sostanzialmente riguardava non solo la conformità impiantistica

40 La Provincia in data 29.07.1999 incaricava la Commissione scientifica dell’Università di Potenza e sottoscriveva la Convenzione n. 26546/1999 – Consulenza tecnico-scientifica per il controllo sulla rispondenza tecnica delle opere inerenti la realizzazione dell’impianto di termodistruzione con recupero di energia in località San Nicola di Melfi, presentato da Fenice S.p.A., con gli elaborati progettuali approvati e depositati presso l’Amministrazione provinciale di Potenza.

86

page88image264

realizzata ma soprattutto le misure (in continuo e periodiche) delle emissioni di inquinanti e microinquinanti dai camini nel rispetto delle normative all’epoca vigenti, eventualmente integrate da specifiche disposizioni dell’Organo autorizzatore o dell’autorità di controllo competente.

Il Collegio scientifico degli esperti del DIFA, infatti, nella sua relazione (contenuta nell’Allegato “A” dell’autorizzazione all’esercizio di Fenice – pag. 235), al paragrafo 2 “Criteri della verifica di congruità” ribadisce testualmente che “Dalla prima relazione, indicata di seguito come “Relazione tecnica”, è stato possibile ricavare alcune informazioni sulle condizioni operative dell’impianto, mentre, poiché la Relazione di adeguamento è puramente descrittiva, i dati quantitativi, ad esempio le portate dei fiumi, sono stati ricavati dagli elaborati grafici ad essa allegati. In caso di non corrispondenza tra le due fonti, si è ritenuto di privilegiare la fonte più recente, cioè gli elaborati grafici. In generale, la documentazione disponibile è molto carente di informazioni che consistono solo in uno schema di processo e in un dimensionamento di massima che pongono alcuni vincoli generali sulle prestazioni e sulle dimensioni delle singole apparecchiature.

……omissis…..
Pertanto, molti particolari costruttivi, (ad esempio la tipologia del riempimento utilizzata nel secondo scrubber) non sono verificabili perché non sono riportati nella documentazione di progetto. Inoltre, il collegio tecnico-scientifico interviene, per motivi indipendenti dalla sua volontà quando l’impianto è già costruito e addirittura funzionante per un periodo di prova, che tra l’altro è indispensabile per la messa a punto definitiva delle condizioni ottimali di marcia. In giudizio di conformità al progetto non può pertanto basarsi sulla osservazione diretta di dettagli costruttivi (tra l’altro ormai inaccessibili alla osservazione) ma deve essenzialmente rifarsi alla documentazione che attesta il corretto rapporto tra FISIA Impianti e i costruttori, in

87

page89image264

termini di ordini di acquisto dettagliati messi a disposizione del collegio per il tramite della Società Ecosistemi S.r.l. che ha curato la direzione dei lavori.
La verifica sul campo da parte del collegio ha consentito inoltre una valutazione di larga massima della tipologia e delle dimensioni esterne delle apparecchiature, del loro corretto collegamento e dello stato di funzionamento. Quando necessario il giudizio di conformità è stato anche espresso verificando la congruenza con le linee generali del progetto in base alla competenza professionale dei componenti del collegio. Tuttavia poiché una valutazione sulle scelte progettuali esula dai compiti del collegio, i giudizi di conformità non vanno intesi come giudizi sulla validità del progetto…..omissis…..

I sopralluoghi effettuati e l’analisi della documentazione messa a disposizione del collegio, hanno consentito di valutare le opere realizzate……Omissis…..
Pertanto si ritiene che le opere realizzate siano congruenti con la documentazione progettata fornita al collegio. I sopralluoghi effettuati e l’analisi della documentazione messa a disposizione del collegio hanno consentito di valutare le opere realizzate. …omissis… Pertanto si ritiene che le opere realizzate sono congruenti con la documentazione progettata fornita al collegio.”

È indubbio, quindi, che proprio dalla relazione del Collegio degli esperti dell’UNIBAS le Autorità competenti (Provincia e Regione) nell’ambito della loro attività di controllo e vigilanza, al di là del puro e semplice giudizio di generale congruità, potevano trarre le dovute indicazioni volte ad una più approfondita e mirata verifica e controllo affinché l’impiantistica nel suo complesso fosse rigorosamente adeguata alla normativa medio tempore intervenuta (D.M. 503/97 e D.M. 124/2000). D’altro canto, nulla emerge dalla relazione del DIFA in merito alla conformità alla normativa vigente degli aspetti tecnico funzionali dell’impiantistica relativa alle misurazioni degli inquinanti e dei microinquinanti dai camini. Al

88

page90image264

contrario, dalle n. 27 specifiche di acquisto41 relative alle apparecchiature installate presso l’impianto dell’inceneritore trasmesse dall’Ing. Valicenti della Eco Sistemi S.r.l. all’Ing. Salvatore Masi, componente del Collegio, si rileva che la gran parte di essi risalgono agli anni 1996/1997 e, quindi, prima dell’entrata in vigore del D.M. 503/97 e del D.M. 124/2000.

La circostanza di che trattasi (adeguamento degli impianti per la parte che interessa la normativa vigente) assume tanto più rilievo se si tiene conto del fatto che il problema, pur essendo già emerso in questa prima fase, sarà riproposto in qualche modo dall’Ufficio regionale di Prevenzione e Sicurezza Ambientale42 alla vigilia del rilascio dell’autorizzazione regionale all’esercizio dell’impianto e anche in questa occasione, però, non verrà adeguatamente affrontata, come si dirà a proposito dell’autorizzazione all’esercizio.

Dalla relazione del Collegio tecnico del DIFA quando fin qui osservato è, altresì, desumibile dalla relazione tecnica finale datata agosto 2000 e dall’analisi delle schede di dettaglio della verifica di congruità redatte dal suddetto Collegio in attuazione della sopra citata convenzione DIFA – Provincia di Potenza43.

Dalle schede attestanti la conformità elaborate dal Collegio tecnico dell’UNIBAS, sulla base della documentazione inviata da Fenice, a proposito della linea termodistruzione in forno rotante44, nella sezione “dati progettuali” per quanto riguarda “l’efficienza totale di abbattimento” dell’impianto venivano riportati i seguenti parametri:

41 Si veda l’allegato A dell’autorizzazione all’esercizio di Fenice – pag. 248.
42 Nota prot. n. 14801/52F a firma del Dirigente dell’Ufficio Prevenzione e Sicurezza Ambientale con la quale si rammentava che gli impianti di incenerimento esistenti avrebbero dovuto uniformarsi a partire dal 1° luglio 2000 alle norme tecniche e ai valori di emissioni di cui all’Allegato 1 del D.M. n. 124/2000. Questa nota, però, non è stata acquisita agli atti della Commissione poiché il Dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, in riscontro alla richiesta della Commissione, ha comunicato, in data 19.12.2012, che “non è stata rinvenuta la documentazione richiesta”.
43 Cfr. allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice – allegato 2 pag. 282.
44 Scheda sezione 2, pag. 286 – allegato A, volume I°, all’autorizzazione all’esercizio di Fenice.

89

page91image272

  • -  composti inorganici del cloro (HCL) <10mg/Nmc;
  • -  composti inorganici del fluoro (HF) <2 mg/Nmc;
  • -  ossidi di zolfo (SU2) <100mg/Nmc;
  • -  polveri <10mg/Nmc.

90

Detto ciò, si precisa che alla data di espressione del giudizio di conformità erano già vigenti il D.M. 503/97 e il D.M. 124/200045. Dalla normativa su richiamata si rileva che per alcune sostanze i valori limite prescritti per alcune emissioni in atmosfera erano esattamente la metà di quelli indicati nei dati progettuali e tecnici degli impianti concernenti l’efficienza totale di abbattimento. È il caso dei composti inorganici del fluoro (HF) per i quali il D.M. 124/2000 prevedeva il valore 1mg/Nmc rispetto al valore 2mg/Nmc contenuto nelle schede di congruità; così come per gli ossidi di zolfo il valore minimo previsto è 50mg/Nmc.

Le stesse valutazioni si ripropongono per il giudizio di conformità espresso con riguardo al forno a griglia.
Quanto fin qui rappresentato, inoltre, è tanto più confermato dall’analisi della scheda concernente il “giudizio di conformità” relativa ai sistemi di monitoraggio delle emissioni gassose (allegato A, volume I°, pag. 311). In detta scheda alla voce “dati di progetto” vengono riportati in maniera pedissequa i valore limite di emissione prescritti così come proposti dal progetto Fenice e indicati nell’allegato 1 del Dec Via 1790/93 senza alcuna correlazione alla necessità che l’impiantistica di che trattasi avrebbe dovuto rispecchiare le caratteristiche tecniche volte a consentire il rispetto dei valori limite di emissione previste dallo jus superveniens (D.M. 503/97 e D.M. 124/2000)46. Dai dati di progetto indicati nella scheda per i quali è stato dato dal

45 Ai sensi della Deliberazione di approvazione del progetto, è prescritto che Fenice contenga i valori di emissione al di sotto dei valori minimi stabiliti dalla normativa vigente. E ancora, nell’autorizzazione regionale del 19.10.2000 viene ribadito al punto 9 che ai fini del monitoraggio “si applicano le diposizioni della normativa vigente e di quella eventualmente più restrittiva comunitaria, statale, regionale nel periodo di esercizio dell’impianto”.

46 Ai sensi dell’articolo 8, comma 4, del D.M. n. 124/2000 “gli impianti preesistenti destinati principalmente all’incenerimento dei rifiuti si adeguano alle norme tecniche e ai valori limite di emissioni di cui all’Allegato 1 entro il 1° luglio 2000”.

page92image264

collegio il giudizio di conformità si rilevano valori limiti notevolmente superiori ai limiti imposto dalla vigente normativa. È il caso degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) indicati in 0.05 mg/Nmc come da Dec Via 1790/903 anziché 0,01mg/Nmc (D.M. 124/2000). E ancora per i PCDD+PCDF (diossina) indicati in 1ng/mc anziché 0,1ng/mc. Al riguardo di quest’ultimo inquinante, al di là del fatto che in ogni atto dispositivo dell’autorità pubblica viene sempre fatto riferimento all’applicazione della disciplina più restrittiva, se non bastasse, si richiama quanto espresso dall’ANPA nel suo parere dell’11.06.1998 per la verifica di ottemperanza del Dec Via inviato a Regione e Provincia nel quale veniva ribadito che “il limite di emissione per PCDD+PCDF di 0,1ng/mc doveva essere raggiunto a seguito delle sperimentazioni su un impianto pilota termocatalico prima dell’avvio dei forni.” E ancora veniva precisato che “nella relazione descrittiva degli adeguamenti non si evidenziava l’esistenza nel progetto della prescritta strumentazione di controllo sulle portate di gas ai camini ed inoltre aggiungeva in relazione ad altre sostanze inquinanti che dalla documentazione complessiva disponibile non è stato possibile verificare la presenza di strumentazione atta ad effettuare tali misure aggiuntive”. Dai rilievi mossi dall’ANPA si evince chiaramente che un’adeguata verifica di conformità non poteva prescindere da un attento riscontro acchè la strumentazione e gli impianti tecnici fossero adeguati alla normativa vigente, fermo restando, in ogni caso che le valutazioni sulle scelte progettuali esulavano dai compiti del collegio DIFA-UNIBAS. Quanto fin qui detto, d’altro canto, trova esplicita conferma analizzando il quadro normativo, il contesto giuridico (comunitario, nazionale, regionale) nell’ambito del quale l’intera vicenda Fenice doveva essere tassativamente valutata, sotto ogni profilo, anche per la verifica impiantistica, così come richiesto dall’ANPA.

Prima di affrontare tale aspetto è il caso di precisare che nella prescrizione n. 10, lettera e), è chiaramente disposto che “nel caso prima del completamento della

91

page93image264

costruzione e dell’avvio della piattaforma venga emanata la nuova direttiva comunitaria sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi …omissis… si applicheranno le nuove disposizioni anche se per esse fossero previsti tempi di entrata in vigore diversi”47.

Dalla Direttiva 94/67/CE sull’incenerimento dei rifiuti pericolosi già dai “considerando” si rilevava la particolare attenzione per un’elevata protezione ambientale dei rischi connessi all’inquinamento derivante da rifiuti pericolosi con lo specifico riguardo alle emissioni di diossine e furani. Nel decimo considerando, inoltre, si evidenziava “che sono necessarie tecniche di misurazione di grande precisione per controllare che le emissioni siano conformi ai valori limite di emissione e ai valori guida delle sostanze inquinanti.” E ancora viene ribadita la necessità:

a) di “specifiche disposizioni per i casi in cui sono superati i valori limite di emissione, nonché per i casi tecnicamente inevitabili di arresto, di cattivo funzionamento o di guasto dei dispositivi di depurazione”;

b) che “per tutelare maggiormente la salute umana e l’ambiente è necessario adeguare rapidamente gli impianti di incenerimento esistenti ai valori limite di emissione stabiliti nella presente direttiva”.

Sulla base di tali assunti (considerando), la Direttiva all’articolo 6, paragrafo 3, prescriveva che “l’impianto è obbligatoriamente dotato di un sistema funzionante che impedisce l’alimentazione con rifiuti pericolosi …omissis… ogni volta che le emissioni continue previste dall’articolo 11, paragrafo 1 lettera a), indicano che uno qualsiasi dei valori limite di emissione è superato a causa del cattivo funzionamento o di un guasto dei dispositivi di depurazione”.

47 Alla data di emanazione del Dec Via 1790/93 ancora non era stata emanata la Direttiva 16/12/1994 n. 94/67/CE, entrata in vigore il 31 dicembre 1994. Pertanto, le prescrizioni contenute nel Dec Via 1790/93 tenevano conto dei valori indicati nella proposta di Direttiva.

92

page94image264

All’articolo 12, paragrafo 1, quindi, è sancito che “l’impianto non deve continuare ad essere alimentato con rifiuti pericolosi mentre non è conforme ai valori limite di emissione, finché l’autorità competente non permette la ripresa del rifornimento di tali rifiuti”. A tutto ciò, poi, è da aggiungere che “l’area dell’impianto48 di incenerimento ivi comprese le aree di immagazzinamento dei rifiuti pericolosi, è progettata e gestita in modo da prevenire l’immissione di qualsiasi sostanza inquinante nel suolo e nelle acque sotterranee conformemente alla Dir. 80/68/CEE del Consiglio del 17/12/17979, concernente la protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose.”

Le disposizioni fin qui richiamate sono state tutte riprese nella successiva direttiva 2000/76, anche in senso più restrittivo, e recepite prima nel D.M. 503/97 e poi nel D.M. 124/2000. Al riguardo, dai suddetti decreti, se ancora ce ne fosse bisogno, si rileva che “gli impianti di incenerimento devono essere progettati, equipaggiati e gestiti in modo che durante il periodo di effettivo funzionamento dell’impianto49, comprese le fasi di avvio e spegnimento dei forni (…) non vengano superati i valori limite di emissione nell’effluente gassoso” indicati nel decreto suddetto50.

In conclusione, quindi, era evidente che la richiesta formulata dalla Provincia al Collegio tecnico non poteva essere circoscritta al mero “controllo” sulla rispondenza tecnica delle opere inerenti la realizzazione dell’impianto di termodistruzione con gli elaborati progettuali approvati e depositati presso la Provincia medesima.

48 Ai sensi dell’art. 2, paragrafo 2, per impianto di incenerimento si intende “qualsiasi impianto tecnico utilizzato per l’incenerimento dei rifiuti pericolosi mediante ossidazione con o senza recupero di calorie prodotto dalla combustione, compreso il pre-trattamento, nonché la pirolisi o altri procedimenti di trattamento termico (…). La definizione include il sito e l’insieme delle istallazioni comprese, i luoghi di ricezione e di immagazzinamento dei rifiuti, l’impianto di pre- trattamento, l’inceneritore ed i rifiuti da esso prodotti, il combustibile, i sistemi di aereazione, gli impianti di trattamenti dei gas e delle acque di scarico nonché i dispositivi e i sistemi di controllo delle operazioni di incenerimento, di registrazione continua e di sorveglianza delle condizioni di incenerimento.

49 Cfr. con nota precedente.
50 Cfr. D.M. 503/97, allegato 1 lettera A.

93

page95image264

Una verifica per il controllo sulla rispondenza al progetto approvato dell’impiantistica del termodistruttore, al fine di ottemperare a quanto disposto dall’articolo 1 quater della L. 441/8751, formulata in tal senso (solo documentale) al Collegio tecnico del DIFA/UNIBAS, non avrebbe tenuto conto delle precise e incisive prescrizioni della normativa vigente e, quindi, della necessaria attenzione alla disciplina dedicata agli aspetti tecnico funzionali degli impianti e al più generale quadro giuridico così come innanzi delineato ed espressamente più volte richiamato nel parere dell’ANPA e, nello stesso tempo, lasciando inevase le riserve (da sciogliere) che la stessa ANPA aveva posto come condizioni ineludibili per la conferma del parere positivo di conformità sul progetto di adeguamento alle prescrizioni contenute nel Dec Via.

Ci si chiede, inoltre, come mai su tale aspetto non sia stato, già in questa fase, investito del problema il Comitato Tecnico regionale per lo smaltimento dei Rifiuti52 (istituito dalla L.R. n. 22/86 e s.m.i. ) al quale, ai sensi della D.G.R. n. 2202/95 punto 9, era stata conferita la funzione di Organo operativo previsto dal Dec Via 1790 per la verifica dello stato di attuazione degli adempimenti di cui al medesimo Decreto ministeriale.

A chiusura di quanto fin qui argomentato, è eloquente la dichiarazione contenuta nel “Rapporto Finale” della Provincia di Potenza dell’8 agosto 2000, a firma del Dirigente dell’Ufficio Ambiente, ing. Antonio Santoro, con la quale viene precisato che “per quanto attiene alla verifica di congruità degli impianti eseguiti ai progetti si fa presente che essa è stata condotta sulla scorta degli elaborati progettuali approvati in data anteriore all’entrata in vigore del D.M. n. 124/2000 e che pertanto

51 L’articolo in questione prevede che i controlli sono effettuati dalla Provincia. Tale previsione è inserita nella parte dispositiva della D.G.R. 2202/1995 di approvazione del progetto Fenice.
52 Il Comitato era integrato di rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, di una rappresentanza dei comuni del comprensorio del vulture limitatamente agli aspetti relativi ad una proposta sulla misura delle tariffe dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

94

page96image264

preliminarmente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio è necessario acquisire progetto di adeguamento alla normativa di recente in vigore”.
I profili di criticità fin qui esposti, saranno riproposti e affrontatati alla vigilia del rilascio dell’autorizzazione all’esercizio, anche se verranno definiti con una soluzione a dir poco discutibile: con un’autocertificazione della stessa Fenice!

95

page97image272

96

LA PRIMA FASE (3)
LE PROVE A CALDO E IL PUNTO BIANCO

Sommario: L’approvazione del progetto e le “prove a caldo”. Il “punto bianco”. Il problema delle ceneri. Le prove a caldo. Sintesi tecnica sulle prove a caldo. I dati del monitoraggio Fenice sulle prove a caldo. I controlli della Regione sulle prove a caldo. Le prove a caldo e Agrobios.
Il Rapporto Finale. L’autocertificazione ovvero “o se del caso”.

page98image272

97

L’approvazione del progetto e le “prove a caldo”.

La Giunta regionale a seguito della domanda presentata in data 13/02/1992 dal dr. Pietro Pomodoro, legale rappresentate della Fenice Spa, in data 2/05/1995, a Consiglio regionale sciolto per scadenza naturale del mandato, e a seguito di atto di diffida del 20/04/1995 dell’amministratore delegato della società, assistito dall’avv. Prof. Giuseppe Minieri, con le DD.GG.RR. n. 2202 del 2/05/1995 e n. 6016 del 5/9/1997 ha approvato il progetto presentato da Fenice, il quale ha avuto parere favorevole dalla Conferenza di Servizio di cui all’articolo 27 del D.Lgs. n. 22/97, con il voto contrario dei Sindaci di Lavello e Melfi.

Successivamente, è stata approvata un variante attuativa a questo progetto con D.G.R. n. 1322 del 15/6/1999 sulla base di apposita richiesta presentata da Fenice in data 27/06/1997. In questa fase sono state dettate le seguenti ulteriori prescrizioni da osservarsi prima della messa in esercizio dell’impianto di termodistruzione:

lettera a) analisi dello stato attuale per costruire lo “stato zero” con riferimento alle condizioni meteoclimatiche e di qualità dell’aria, dei corpi idrici superficiali e delle acque sotterranee, prevedendo anche un piano di monitoraggio della falda;

lettera b) individuazione del sito di conferimento delle ceneri, in attesa dell’approvazione del Piano regionale dei rifiuti;

lettera d) definizione programma dei controlli periodici da concordare con le autorità competenti;

lettera f) presentazione proposta progettuale relativa al punto n. 17 del Dec Via 1790/93 agli Uffici regionali prima della sua realizzazione.
La Giunta regionale ha, altresì, prescritto che la società Fenice rispettasse pienamente il contenuto delle disposizioni del Dec Via, con particolare riguardo ai protocolli di sicurezza controllo e gestione (lettera l) nonché le vigenti disposizioni di legge.

page99image272

Con la stessa Deliberazione di Giunta regionale, l’Amministrazione incarica l’Amministrazione provinciale di Potenza ad esercitare i dovuti controlli finalizzati all’accertamento della rispondenza dei lavori al progetto approvato e, dunque al rispetto delle prescrizioni regionali.

A tutto ciò, già nella delibera di approvazione del progetto viene prescritto che la società “contenga i valori di emissione al di sotto dei valori minimi stabiliti dal Dec Via 1790/93 e dalla Direttiva 94/67”, valori da ottenere entro sei mesi dall’entrata in esercizio e riportati nella tabella A, pag. 34, allegata ai verbali.

Ed inoltre di obbligare il soggetto attuatore del progetto di rispettare ogni latra norma vigente in materia di tutela dell’ambiente e di incaricare l’Amministrazione provinciale di Potenza di esercitare i dovuti controlli finalizzati all’accertamento della rispondenza dei lavori al progetto approvato. Dalla delibera di approvazione del progetto si evince che, oltre al rispetto scrupoloso della normativa vigente, fondamentali, prioritari e pregiudiziali all’esercizio dell’attività del termodistruttore erano53:

  1. effettui l’analisi dello stato attuale per pervenire ad una adeguata ricostruzione dello stato di riferimento inziale o stato zero con particolare riferimento alle condizioni

    -meteoclimatiche e di qualità dell’aria;
    - dei corpi idrici superficiali;
    - delle acque sotterranee;
    prevedendo, altresì’ un piano di monitoraggio della falda.

  2. Individui il sito di conferimento delle ceneri, in attesa dell’approvazione del Piano regionale della gestione dei Rifiuti.

98

53 Premessa contenuta nella Deliberazione di Giunta regionale n. 1322 del 15.06.1999.

page100image272

Il “punto bianco”.

99

Nel Piano di Monitoraggio Ambientale, di cui si dirà dettagliatamente in seguito, al paragrafo 3 “Articolazione della rete di monitoraggio”, si premette che vi è “…la necessità di effettuare una campagna di monitoraggio per ottenere il riferimento (bianco) almeno 2 mesi prima delle prove di combustione (burn trials) della piattaforma Fenice…”.

In data 24.09.1999 la Fenice Spa trasmetteva alla Regione la documentazione “esaustiva” delle prescrizioni dalla lettera a) alla lettera g) inserite nel disposto della sopra richiamata D.G.R. 1322/99 (pagina 095 Allegato A documento denominato “Fenice S.p.A Autorizzazione esercizio impianto di termodistruzione di rifiuti con recupero di energia sito in località S. Nicola di Melfi – volume 1°), dichiarando con riferimento alla lettera a): “Un’analisi dello stato attuale delle componenti ambientali (aria, acqua, suolo) è stata condotta dalla Fenice S.p.A. a partire dal 1997….. I primi risultati sono stati inviati alla Regione Basilicata e man mano che i campionamenti procedono e le relative analisi si rendono disponibili sono a disposizione degli Enti di controllo.” Fenice, inoltre, afferma: “I dati raccolti costituiscono fin d’ora una base rappresentativa dello stato zero, cioè dello stato prima della messa in esercizio dell’impianto di termodistruzione.”

Tutto ciò, però, contrasta con quanto dichiarato dal Dirigente dell’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale dal momento che viene messa in evidenza la difficoltà a reperire i dati relativi al “punto bianco”, tant’è che si può leggere nel resoconto dell’audizione del 14 maggio 2012 “…tramite le carte che abbiamo acquisito dal NOE e dalla relazione del Prof. Fracassi (…) allegati tecnici e rilievi eseguiti da Fenice nell’area prima dell’inizio dell’attività che lo stesso Fracassi ritiene potersi considerare come un punto di bianco (…) abbiamo un allegato tecnico, però, che viene dalla Procura, non abbiamo dubbi sul fatto che possa essere esattamente conforme a quello che Fenice ci ha trasmesso (ndr, il 24.09.1999) in cui

page101image264

appunto sono stati fatti i rilievi anche sulle acque sotterranee, quindi un punto di bianco insomma è stato fatto all’epoca da Fenice”.

Dall’analisi della suddetta relazione di Fenice, con riguardo allo stato di riferimento iniziale (punto zero) si evince che l’analisi dello stato dell’epoca delle componenti ambientali aria, acque superficiali e di falda, suolo, è stata condotta dalla Fenice Spa a partire dal 1997, sulla base del “protocollo d’intesa tra la regione Basilicata e Fenice Spa sul monitoraggio dell’area industriale di Melfi”. Per di più, gli esiti risultano essere inviarti alla regione Basilicata e, come già anticipato, per le varie componenti ambientali nulla viene riferito in merito a situazioni o anomalie riguardanti le diverse matrici ambientali degne di una particolare attenzione54.

In aggiunta a quanto asserito, poi, Fenice, quasi a rassicurazione ulteriore, sottolinea che “comunque è prevista nel protocollo di monitoraggio ambientale in fase di stipula, una fase di analisi nel periodo immediatamente precedente la messa in servizio dell’impianto”. E maggior “tranquillità” viene ribadito che “il protocollo dei controlli è inserito nel Piano di monitoraggio ambientale; ed anche definito nel Dec Via 1790/93 sia nella D.G.R. 2202/95 ed è comunque stabilito dalla vigente normativa ambientale”.

In ogni caso, la Regione nel 1999, per un anno, in collaborazione con Agrobios, ad impianto non ancora in esercizio avviava un programma di monitoraggio finalizzato all’accertamento dell’entità di contaminazione nell’area di influenza del termodistruttore, dei suoli adiacenti e copri idrici ricettori prima dell’avviamento a regime dell’impianto stesso e durante la fase delle prove a caldo. Tali attività venivano condotte con le modalità previste dal Dec Via e dal Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese approvato con D.G.R. n. 2584 del 3.11.1999, sulle seguenti matrici ambientali:

54 In proposito, per la non disponibilità nella documentazione in atti, la Commissione non ha potuto effettuare verifiche circa i risultati del detto monitoraggio.

100

page102image272

- aria
- acque e sedimenti fluviali – suolo
- vegetali.

101

Stranamente, però, nell’ambito di tale attività di monitoraggio non erano ricomprese le acque di falda.
I risultati di un anno di monitoraggio venivano rappresentati nella relazione di sintesi del Dirigente dell’Ufficio regionale Compatibilità Ambientale, inviata con nota 17815/52 del 11/09/2000 all’Ufficio regionale Sicurezza e Prevenzione Ambientale, come di seguito riportato:

“Per quanto concerne la qualità dell’aria, le misurazioni effettuate con l’entrata in esercizio delle centraline installate nei due principali siti urbanizzati (Melfi e Lavello) sin dal dicembre 1998, dimostrano che la qualità dell’aria è confrontabile con i dati provenienti dalle campagne del PMIP avviate sin dal 1993.

In particolare, gli andamenti che si riscontrano per le diverse sostanze analizzate mostrano una curva tipica attribuibile al traffico autoveicolare.
La stima delle concentrazioni al suolo è stata determinata, a partire dal giugno 1999, attraverso misure di tipo chimico-fisico, mediante l’utilizzo di tecniche di analisi sia classiche che innovative, di tipo biologico attraverso l’utilizzazione di bioaccumulatori e bioindicatori e test ecotossicologici in modo tale da avere informazioni in condizioni ante operam della piattaforma di termodistruzione. …omissis…

In generale si può affermare che la qualità delle acque analizzate può definirsi buona e i parametri analizzati sono conformi a quanto previsto dalla normativa in materia di controllo delle acque ad eccezione per i valori di BOD5 e COD determinati nel mese di novembre sull’Olivento dovuti con molta probabilità alla macroscopica presenza di scarichi di acque di vegetazione.

page103image264

I test ecotossicologici effettuati non mostrano nessuna tossicità acuta nei confronti degli organismi utilizzati, poiché non è stato possibile calcolare la EC50, cioè la concentrazione alla quale il 50% degli organismi rimane immobile (tab. 3, D.Lvo. 152/99).

Per quanto concerne l’analisi dei microinquinanti organici nei suoli (Dibenzodiossine e Dibenzofurani e PCB) eseguite sui suoli campionati presso lo zuccherificio del Rendina e la centralina ubicata di fronte a Fenice non hanno evidenziato alcuna tossicità.

I vegetali, limitatamente ai parametri chimici ricercati, non hanno mostrato fenomeni di accumulo delle sostanze tossiche analizzate.

Per quanto riguarda la “matrice suolo”, nella relazione dell’Ufficio Ambiente non vengono precisati i risultati. Al contrario, nel documento conclusivo di Agrobios55, a cui la relazione di sintesi si ispira, viene definita la fotografia della matrice suolo56 sulla base dei valori medi e delle deviazioni standard del contenuto totale dei metalli pesanti nell’aria di indagine alle diverse profondità di prelievo ed i limiti massimi di ammissibilità dei terreni agricoli, secondo la bozza dell’emanando regolamento del Ministero dell’Ambiente che stabilisce le procedure e le modalità per la messa in sicurezza, la bonifica e il ripristino ambientale dei siti inquinanti ai sensi dell’articolo 17 del D. Lgs. 5/02/1997 n. 22. Nelle considerazioni conclusive viene evidenziato che “Considerando i prelievi effettuati alle diverse profondità, è evidenziabile una consistente omogeneità delle concentrazioni di tutti i metalli analizzati, ad esclusione del Berillio che, negli strati più profondi, risulta generalmente più elevato dei prelievi superficiali. Per gli altri metalli pesanti, passando dai prelievi superficiali a quelli più profondi, generalmente non interessati dalle lavorazioni del

55 Relazione denominata “Caratterizzazione qualitativa delle matrici ambientali nell’area industriale di Melfi” e contenuta nell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice – pagg. 323 e seguenti.
56 Vedere tabella a pag. 364 della Relazione denominata “Caratterizzazione qualitativa delle matrici ambientali nell’area industriale di Melfi” e contenuta nell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice.

102

page104image264

terreno, non sono evidenziabili significative differenze. Pertanto, i contenuti degli elementi rilevati possono essere considerati come valori di fondo legati alle caratteristiche pedologiche intrinseche dei suoli oggetto d’indagine. D’altra parte anche in una precedente indagine, eseguita nella medesima area dal 1993 al 1996, erano stati determinati valori di fondo del contenuto biodisponibile di nove metalli pesanti (Fe, Mn, Pb, Zn, Cr, Cd, Ni, Co, Cu) rilevando valori considerevolmente bassi e comunque non correlati con la distanza dall’area industriale”.

In merito alla disciplina giuridica del “fondo naturale” vedasi l’Appendice (V).
Alla luce di quanto fin qui esposto e contrariamente a quanto più volte dichiarato in Commissione nel corso delle audizioni da parte dello stesso Dipartimento regionale competente, le risultanze delle attività di monitoraggio, contenute nella relazione Agrobios-Regione, definiscono il punto bianco rispetto alla situazione pre-esercizio di Fenice. Tant’è che nella determinazione dirigenziale di autorizzazione delle prove a caldo57, nella parte narrativa viene rilevato che, come riferisce l’Ufficio regionale Compatibilità Ambientale, “sono state eseguite le analisi delle stato di riferimento iniziale o stato zero”. La stessa Fenice nel rapporto sulla verifica tecnico funzionale dell’impianto, inviato il 26/06/2000 alla Regione Basilicata e per conoscenza alla Provincia di Potenza, a proposito del monitoraggio ambientale all’esterno dichiara che “i dati finora rilevati sono in linea con quelli relativi al periodo precedente alla messa in marcia dell’impianto, c.d. punto bianco”.
Da quanto fin qui detto, emerge che in questa fase ricognitiva dello status quo ante nessuno mette in evidenza anomalie in ordine ai “limiti di accettabilità58 della contaminazione dei suoli, delle acque superficiali e delle acque sotterrane”.

57 Determinazione dirigenziale n. 02/F/99/D/435 del 08/11/1999 avente ad oggetto “Fenice S.p.A. impianto di termodistruttore – autorizzazione alle prove a caldo di verifica funzionale e prestazionale dell’impianto” a firma del Dirigente dell’Ufficio regionale Prevenzione e Sicurezza Ambientale.
58 Dal 16/12/1999 entra in vigore il D.M. n. 471/99 “Valori di concentrazione limite accettabili e metodologie di interventi” che all’articolo 3 stabilisce che “I valori di concentrazione limite accettabili per le sostanze inquinanti presenti nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee, in relazione alla specifica destinazione d’uso del sito, nonché i criteri per la valutazione delle acque superficiali sono indicati nell’allegato 1”.

103

page105image264

Non si è in presenza, quindi, di un sito inquinato59 né tantomeno di un sito potenzialmente inquinato60. Tra l’altro qualora il sito fosse stato interessato dai fenomeni suddetti, Fenice era tenuta a comunicare alla Regione, alla Provincia ed al Comune la situazione di potenziale o di inquinamento rilevato e poteva avvalersi del regime semplificato di cui all’articolo 9 del D.M. 471/99 per gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale. Ciò, però, avrebbe comportato l’inserimento del sito nell’anagrafe dei siti da bonificare61.

Il problema delle ceneri.

In merito alla prescrizione del conferimento delle ceneri, la società con la “documentazione esaustiva” inviata in data 24/09/1999 all’Ufficio regionale Prevenzione e Politiche Ambientali in riscontro al punto b) della D.G.R. n. 1322/99, anziché indicare il sito di conferimento delle ceneri, Fenice sostanzialmente si limita a precisare che “i residui provenienti dal processo di termodistruzione (scorie inerti) verranno conferiti secondo la normativa vigente a discariche autorizzate ai sensi del D.P.R. 915/82 – D.Lgs. 22/97” e, a mo’ di esempio (non necessariamente esaustivo) vengono indicati, comunque entrambe fuori regione, due punti:

1) SESTRI di Giuliano (NA); 2) INES SUD di Brindisi (BR).

59 Per la definizione di sito inquinato, ai sensi dell’articolo 2 del D.M. 471/99, si intende il sito che presenta livelli di contaminazione o alterazioni chimiche, fisiche o biologiche del suolo o del sottosuolo o delle acque superficiali o delle acque sotterranee tali da determinare un pericolo per la salute pubblica o per l’ambiente naturale o costruito. È inquinato il sito nel quale anche uno dei valori di concentrazione delle sostanze inquinanti nel suolo o nel sottosuolo o nelle acque sotterranee o nelle acque superficiali risulta superiore ai valori di concentrazione limite accettabili stabiliti dal regolamento approvato con il medesimo D.M. 471/99.

60 Per sito potenzialmente inquinato si intende, sempre ai sensi dell’articolo 2, lettera c, del D.M. 471/99, il sito nel quale, a causa di specifiche attività antropiche pregresse o in atto, sussiste la possibilità che nel suolo o nel sottosuolo o nelle acque superficiali o nelle acque sotterranee siano presenti sostanze contaminanti in concentrazioni tali da determinare un pericolo per la salute pubblica o per l’ambiente naturale o costruito.
61 La legge prevede, infatti, l’obbligo di bonifica e di ripristino ambientale di un sito, qualora sia superato anche uno solo dei valori di concentrazione limite accettabile previsti. Unica deroga a tali concentrazioni potrebbe derivare dalla dimostrazione della presenza nell’aria di valori di fondo naturali più elevati; in tale caso i valori di concentrazione da raggiungere nella fase di bonifica sarebbero riferiti ai valori di fondo.

104

page106image264

In relazione a questo aspetto, la Commissione ha chiesto al Dipartimento regionale di conoscere “come ha smaltito, Fenice, le 26mila t/a di rifiuti solidi inertizzati derivanti dal processo di termodistruzione e previsti dal progetto e Quale è la quantità di rifiuti solidi inertizzati al 31/12/2011”. In riscontro, l’Ufficio regionale, dopo una descrizione del metodo di smaltimento degli inerti, si è limitatoci a comunicare che il quesito è stato risvolto alla Provincia di Potenza. È evidente che tale situazione, al di là delle specifiche competenze, lascia perplessi dal momento che l’attività di vigilanza regionale non può essere estranea ad aspetti così importanti e delicati quali lo smaltimento dei rifiuti; tanto più che la prescrizione dell’individuazione dei siti di conferimento era stata posta proprio dalla Regione nella Delibera di approvazione del progetto ed in considerazione che la materia, oltre a rientrare nella più generale attività di vigilanza della Regione, attiene in particolare l’ambito della disciplina del Piano regionale dei rifiuti, approvato con la L.R. 6/2001. Ad ogni modo dalla documentazione acquisita dalla Provincia di Potenza e, in particolare, dal report relativo a qualità e destinazione delle ceneri dall’anno 2002 al 2011 (Allegato 6) si rilevano alcuni dati che si prestano alle seguenti considerazioni.

Nel periodo 2002/2010 le quantità delle ceneri prodotte da Fenice ammontano complessivamente a 161.311 tonnellate62. Di queste l’81,5%, pari a 131.517 t, è stato destinato a società aventi sede sociale in Basilicata e la restante parte, pari a 29.794 t, è stato destinato a società extra regionali. Curiosa, poi, appare la circostanza che la percentuale di destinazione delle ceneri a società lucane è diminuita a partire dal 2009, facendo registrare nel biennio 2009/2010 una percentuale del 36% circa a fronte di un 64% circa di quantità di ceneri destinate ad impianti localizzati fuori dalla Basilicata.

62 Il dato è cumulativo senza distinzione tra ceneri pesanti e scorie NP, tra ceneri pesanti e scorie P, tra ceneri leggere P e rifiuti stabilizzati.

105

page107image272

Le prove a caldo.

106

L’analisi e la verifica degli aspetti concernenti la fase delle prove a caldo è particolarmente rilevante sia per le problematiche strettamente giuridico amministrative direttamente connesse ai profili autorizzativi, sia perché già in questa fase di avvio si incominceranno ad analizzare le correlazioni delle prime attività di monitoraggio ambientale effettuate da Fenice con la fase di avvio dell’inceneritore.

Preliminarmente, si ribadisce che anche la fase di avvio dell’impianto ricadeva nella sfera della stringente disciplina di cui al D.M. 503/97, al D.M. 471/99 e al D.M. 124/2000, a prescindere dalle prescrizioni del Dec Via.
In data 23 luglio 1999 la Fenice Spa avanzava agli uffici competenti della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza la richiesta per il conferimento all’impianto di termodistruzione di un certo quantitativo di rifiuti, compreso un’aliquota di rifiuti tossici e nocivi, occorrenti per l’effettuazione delle prove a caldo e per la verifica funzionale e prestazionale delle due linee di termodistruzione dell’impianto.

In particolare si precisa che il conferimento richiesto comprendeva le seguenti quantità:

- per la linea forno rotante: 2000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti dallo Stabilimento FIAT di Melfi o da altri stabilimenti ubicati nella Regione Basilicata.

- per la linea forno a griglia: 2000 tonnellate di rifiuti assimilati agli urbani provenienti dalla Regione Basilicata (eventualmente sostituiti dal 50% dai rifiuti solidi urbani preselezionati provenienti dagli impianti di selezione dei comuni del Vulture, qualora disponibili).

In merito alla richiesta di autorizzazione delle prove a caldo, previo parere con prescrizioni del C.T.R.A. del 3/11/1999, la Regione Basilicata con determinazione n.

page108image264

435 dell’8/11/1999 autorizzava le prove a caldo dell’impianto con le seguenti prescrizioni:
“La Società Fenice è autorizzata, in via provvisoria, a dare avvio alle prove a caldo di verifica funzionale e prestazionale delle diverse sezioni dell’impianto di termodistruzione Fenice di San Nicola di Melfi, così come richieste nell’istanza del 23.07.1999, per la durata complessiva di gg. 130 dalla data di inizio delle medesime ed a svolgere altresì le operazioni di gestione dei rifiuti connessi alla termodistruzione dei medesimi nella tipologia e nei quantitativi indicati nell’istanza:

  • -  prescrive alla medesima società di comunicare via fax all’Amministrazione provinciale di Potenza e per conoscenza alla Regione, la data d’inizio delle prove a caldo con l’indicazione del responsabile dell’impianto, e quella di esaurimento delle medesime nonché di trasmettere alle medesime autorità il rapporto finale sulla tipologia, durata effettiva e risultati delle stesse prove; nonché di comunicare via fax alle stesse autorità la natura, quantità e provenienza di rifiuti, di volta in volta previsti in arrivo presso l’impianto così come ordinanti ai rispettivi produttori;
  • -  impone alla società istante l’osservanza delle prescrizioni relative al monitoraggio ambientale ed al monitoraggio ai camini, nei termini e nei modi definiti nell’allegato A al presente provvedimento;
  • -  pone a carico della stessa società la prestazione di una garanzia fideiussoria, pari a L. 400/milioni da depositare presso il comune di Melfi prima dell’inizio delle prove a caldo, garanzia che coprirà un periodo non inferiore a otto mesi dalla data di inizio delle prove e comunque di durata pari a quella occorrente sino alla data di rilascio dell’attestazione finale dell’Amministrazione Provinciale di Potenza, di cui alla nota della medesima, datata 3 novembre 1999;

107

page109image264

  • -  riserva, all’esito della successiva istruttoria, di provvedere sulla domanda di autorizzazione all’esercizio dell’impianto de quo;
  • -  sono fatti salvi i provvedimenti, nulla osta o pareri comunque richiesti dalla legislazione vigente all’avvio delle prove a caldo;
  • -  manda all’Amministrazione provinciale di Potenza di esercitare i controlli prescritti.”

    Nel corso dei suddetti 130 giorni non venivano portate a termine le necessarie attività di prove a caldo. Successivamente, in data 10.04.2000 la Regione Basilicata ha autorizzato, con Determinazione Dirigenziale 02F/2000/D/14, il proseguimento delle prove a caldo per ulteriori 90 giorni.

    Le prove, effettuate nei due periodi 13.11.99-21.03.2000 e 18.04.2000-26.06.2000, sono state condotte con rifiuti provenienti da SATA e da altri stabilimenti del Gruppo FIAT.
    Non venivano effettuate prove di combustione su rifiuti solidi pretrattati generati nel comprensorio Vulture-Melfese per il mancato conferimento degli stessi da parte degli Enti competenti.

    Venivano trattate 500 tonnellate di RSAU (corrispondenti a circa 2.000 mc) sul forno a griglia.
    Complessivamente, nel periodo 13.11.99-26.06.2000, venivano trattate nelle due linee circa 2.150 tonnellate di rifiuti. Il totale dei conferimenti ammontava a circa 2.500 tonnellate. Ne risultavano, al 26.06.2000, un quantitativo di circa 350 tonnellate di rifiuti nelle fosse di stoccaggio.

108

page110image272

Sintesi tecnica sulle prove a caldo.

109

I dati di seguito riportati sono contenuti nel Rapporto sulla verifica tecnico – funzionale dell’impianto (prove a caldo), datato 27.06.2000, effettuato da Fenice in ottemperanza al disposto della Determinazione Dirigenziale 02F/99/D/435.

Periodo di effettuazione delle prove

Conferimento rifiuti: inizio: 13.11.1999 Combustione rifiuti:
inizio – Forno rotante: 18.11.1999
inizio – Forno a griglia: 03.03.2000

Quantitativi di rifiuti conferiti/trattati/stoccati.

Nei 200 giorni (dal 13.11.1999 al 21.03.2000 e dal 18.04.2000 al 26.06.2000) delle prove a caldo venivano conferiti complessivamente circa 2.500 tonnellate di rifiuti industriali provenienti dagli stabilimenti FIAT di Melfi, Cassino, Foggia e Atessa.

Alla data del 26.06.2000 risultavano trattati nel Forno rotante circa 1.650 tonnellate di rifiuti, con una portata media giornaliera pari a circa 9 tonnellate. Tale portata media, al di sotto della portata di progetto, era determinata dalla necessità di frequenti interruzioni dell’alimentazione dei rifiuti per aggiustamenti/ottimizzazioni del processo di trattamento.

Ciò specie nel periodo iniziale: verso la fine delle prove funzionali e prestazionali l’impianto è stato esercito a portata di progetto.
Alla data del 26.06.2000 risultavano trattati nel forno a griglia circa 500 tonnellate di rifiuti, con una portata media giornaliera di circa 6 tonnellate.

Per il forno a griglia valgono le stesse considerazioni fatte per il forno rotante.

page111image264

Al 26.06.2000 risultavano stoccati nelle vasche di stoccaggio rifiuti circa 350 tonnellate di rifiuti industriali.

Nel periodo considerato sono state generate circa 440 tonnellate di scorie, di cui 420 tonnellate conferite a discarica (discariche BLEU S.r.l. di Canosa di Puglia – BA e ECOBAS di Pisticci – MT) e circa 20 stoccate (al 26.06.2000) in containers presso l’impianto; ad esse si aggiungono circa 60 tonnellate di ceneri volanti prodotte, di cui circa 15 tonnellate inertizzate e 45 stoccate nei siti ubicati presso l’impianto di inertizzazione. L’inertizzazione delle ceneri volanti ha generato circa 25 tonnellate di prodotto inertizzato, al momento stoccate presso l’impianto di inertizzazione.

Dalle conclusioni del rapporto inviato da Fenice alla Regione e per conoscenza alla Provincia, si rileva che “le prove a caldo sull’impianto di termodistruzione rifluiti industriali effettuati nel periodo 13/11/1999 – 26/06/2000 hanno evidenziato una situazione in termini di funzionalità degli impianti e di efficienza nelle fasi di combustione, recupero energetico e depurazione fumi e acque di scarico, in linea con i dettami progettuali per tutte le tipologie di rifiuti previsti e in piena rispondenza con le prescrizioni autorizzative”.

I dati del monitoraggio Fenice sulle prove a caldo.

Nelle tabelle inviate ad integrazione del rapporto a Regione e Provincia, contenenti i dati relativi al monitoraggio ambientale e al monitoraggio ai camini, sono riportati i valori accertati dalla stessa Fenice sulle eventuali presenze di quantità dei componenti inquinanti nelle varie matrici ambientali durante il periodo delle c.d. prove a caldo. Ebbene, di particolare interesse appaiono i risultati relativi all’applicazione della prescrizione di cui alla lettera a) della determinazione dirigenziale n. 435/99 che approvava le prove a caldo. Al riguardo è pregiudiziale ricordare ancora una volta

110

page112image264

che per quanto riguarda il monitoraggio “ambente idrico – pozzi interni stabilmente” nell’allegato A richiamato dalla lettera a) della determinazione dirigenziale suddetta, le analisi chimico-fisiche della qualità delle acque sotterranee dovevano essere effettuate secondo le normative vigenti. La normativa vigente del tempo, pur senza far riferimento alle prescrittive disposizioni derivanti da altre fonti giuridiche e amministrative, trova un ineludibile punto fermo nella già vigente disciplina in materia di tutela di acque sotterranee contenute nel più volte citato D.M. 25/10/1999, n. 471, entrato in vigore in data 16/12/1999. Orbene, il controllo dei risultati analitici inviati a Regione e Provincia, non poteva prescindere da un raffronto dei dati rilevati con i parametri concernenti i valori di concentrazione limite accettabile nelle acque sotterranee stabiliti per la varie sostanze nelle tabelle riportate nel punto 3 dell’allegato 1 del medesimo D.M. 471/99. Dai prospetti trasmessi (allegato 3 della relazione trasmessa da Fenice e contenuto nell’allagato A dell’autorizzazione all’esercizio) si evince, in primo luogo, che nei dieci pozzi oggetto di monitoraggio venivano rilevati solo alcune delle sostanze indicate nel D.M. 471/99 e , pertanto, in palese violazione della normativa vigente e contrariamente alle prescrizioni delle autorità competenti e alle quali in più documenti la stessa Fenice ha fatto richiamo. Inoltre, se si prendono in considerazione i dati della matrice “acque di falda” relativi ai prelievi dei giorni 28-30/12/1999; 28-29/02/2000; 26-28/04/2000 si ha modo di constatare che per alcune sostanze, quali il piombo e il nichel, i valori erano abbondantemente al di sopra dei limiti previsti dalla normativa. Per il piombo, il cui limite di legge stabilito dal D.M. 471/99 era di 0,01 mg/l, nei pozzi 2, 3 e 4 nel periodo 28-29/02/2000 il valore rilevato è pari al limite massimo 0,01 mg/l, non al di sotto del limite così come prescritto dall’autorità competente. Per lo stesso periodo, nei pozzi 8 e 9 i dati comunicati a Regione e Provincia riportano il valore 0,02 mg/l, esattamente il doppio del limite stabilito dalla legge. E ancora nel pozzo 1, periodo 26-28/04/2000, si rileva il valore 0,016 mg/l (superiore al limite), così come nel

111

page113image264

pozzo 3, per lo stesso periodo, il valore è di 0,021 mg/l il doppio rispetto al precedente periodo di monitoraggio. Per il nichel si osserva che in alcuni pozzi per i periodi considerati le misure non sono al di sotto del limite di legge previsto in 0,02 mg/l. nel periodo 28-30/12/1999 nel pozzo 6 si è in presenza di 0,04 mg/l; nel pozzo 8 il valore è di 0,1 mg/l. nel periodo 28-29/02/2000 nel pozzo 8 addirittura il dato è 0,08 mg/l e ancora nel periodo 26-28/04/2000 nel pozzo n. 8 il Nichel è 0,37 mg/l.

A tutto ciò è da aggiungere che dalla documentazione in atti63 risulta un referto inviato dal Centro Servizi Ecologici (laboratorio privato) alla Fenice, datato aprile 2000, riguardante le analisi del periodo di che trattasi e concernente i solventi organo- clorurati dei 10 pozzi rientranti nel monitoraggio. Da tale referto si evince che, contrariamente a quanto avverrà nei monitoraggi successivi almeno fino al 2006, le suddette analisi, oltre a rilevare la sommatoria, correttamente venivano riportate analiticamente, come previsto dal D.M. 471/99 anche se non per tutte le sostanze ivi indicate, i singoli composti. È proprio dalla verifica di tali analisi si evidenzia senza possibilità di essere smentiti che alcune di esse erano abbondantemente al di sopra dei valori di concentrazione limite accettabili (nei pozzi 1,2 e 3 si rileva la presenza di tricloroetano, tricloroetilene e cloroformio al di sopra dei limiti consentiti). Ciò a riprova che il laboratorio convenzionato da Fenice era ben consapevole che l’analisi corretta dei valori di concentrazione limite accettabili nelle acque sotterranee non poteva essere circoscritta alla mera sommatoria degli organi –clorurati ma, al contrario, occorreva riportare i valori dei singoli composti organici se si voleva effettuare una reale fotografia dello stato delle acque sotterranee così come prescritto dalla normativa vigente.

Da quando fin qui esaminato emerge chiaramente che già in questa prima fase di avvio dell’impianto, i livelli di alcune sostanze erano ampiamente al di sopra dei limiti previsti dalla normativa vigente.

63 Si legga l’allegato 19 della Relazione del Prof. Fracassi, consulente tecnico di parte della Procura della Repubblica di Melfi.

112

page114image264

D’altro canto, lo stesso dirigente dell’Ufficio regionale Prevenzione e Controllo Ambientale, nel corso dell’audizione del 5 settembre 2012, ha affermato che “… ma le stesse prove a caldo potrebbero essere state causa dell’inquinamento”.
Sulla scorta di tali evidenze, la notevole concentrazione nelle acque di falda delle suddette sostanze pericolose era già facilmente accertabile e, quindi, alla Commissione appare seriamente incomprensibile, preoccupante che nessuno (Regione-Provincia) abbia criticamente affrontato e valutato la portata dei dati comunicati da Fenice, al di là della generica refertazione riportata nella lettera di trasmissione nella quale veniva sostenuto che “gli esiti sono stati pienamente rispondenti alle valutazioni progettuali sia sul punto di vista tecnico che di quelli ambientali”64. È da notare che l’invio delle tabelle contenente i dati relativi al monitoraggio ambientale ed al monitoraggio ai camini, secondo quanto previsto dall’allegato A alla determinazione dirigenziale 435/99 (quale integrazione del rapporto), diversamente dalla nota del 26/06/2000 (trasmissione rapporto prove a caldo), non contiene nessuna valutazione e/o giudizio in ordine ai risultati rilevati.

I controlli della Regione sulle prove a caldo.

Il monitoraggio durante le prove a caldo, di cui si è detto fin qui, era, come intuibile, una verifica di parte che non doveva esimere le autorità competenti (Regione e Provincia) preposte alla vigilanza e controllo di tutti gli aspetti ambientali e tecnico- funzionali, ed in particolare la Regione in considerazione del fatto che era competente al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto ed aveva già autorizzato le prove a caldo. Tant’è che non appena autorizzate le prove a caldo, il Dipartimento regionale Ambiente riteneva necessario interessare65 l’ente strumentale ARPAB per

64 Si veda l’allegato A all’autorizzazione all’esercizio dell’impianto – pag. 131.
65 Nota prot. 1223/020F del 19.01.2000 a firma del Dirigente dell’Ufficio regionale Prevenzione e Sicurezza Ambientale.

113

page115image264

assicurare il rispetto dei valori delle emissioni stabiliti dal Dec Via 1790/93, dal D.M. 503/97 e dalla Direttiva 94/67/CE statuito nella richiamata determinazione n. 435/99. L’ARPAB in data 01/02/2000, con nota prot. n. 197 a firma del Direttore del Settore Chimico, comunicava alla Provincia e alla Regione che “il reparto chimico del dipartimento provinciale ARPAB di Potenza non è in grado di effettuare i controlli per mancanza di strumentazione”. Sulla base della presa d’atto delle carenze organizzative sotto il profilo tecnico-funzionale, la stessa ARPAB prospettava l’ipotesi di una convenzione con la società Metapontum Agrobios e l’Istituto Superiore di Sanità. Le criticità organizzative rappresentate portavano a stipulare in data 16/10/2001 (ad un anno dall’inizio dell’esercizio dell’attività di Fenice) una convenzione provvisoria con l’ARPAB in considerazione dell’urgenza prospettata dalla Provincia66 e del notevole ritardo nell’applicazione del comma 3 dell’articolo 18 della L.R 27/97 istituiva dell’ARPAB, in base al quale “i rapporti funzionali tra Province e Dipartimenti provinciali dell’Agenzia vengono disciplinati da apposite convenzioni da stipulare con la Regione”. Sulla base della suddetta Convenzione, l’ARPAB stipulerà, in data 18/10/2001, l’accordo di collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità, nel quale non veniva ricompreso la matrice “acqua di falda”. Intanto, nella determina 144 del 10.04.2000 avente ad oggetto la “Proroga delle prove a caldo e di verifica prestazionale e funzionale dell’impianto” si disponeva che la domanda di autorizzazione all’esercizio dell’impianto è subordinato all’esito positivo di tutti i controlli sia funzionali dell’impianto che derivanti dal sistema di monitoraggio e sulla scorta di quanto altresì prescritto dalla D.G.R. n. 1322/99.

A seguito di esplicita richiesta della Provincia di Potenza – Servizio Ambiente (prot. 16732 del 12/06/2000), l’ARPAB in data 03.08.2000 inviava alla Provincia le

66 Nella premessa della Convenzione si legge che “l’urgenza ora indicata è correlata alle rilevanti problematiche ambientali esistenti nel territorio provinciale relativamente alle quali appare indispensabile ai fini del corretto esercizio dei controlli previsti dalla normativa vigente, l’azione congiunta, programmata e concordata della Provincia e dell’ARPAB” …omissis… “nell’ambito delle problematiche ambientali esistenti nel territorio provinciale particolare rilevanza assume, ai fini dell’esercizio dei controlli di competenza della Provincia quella connessa alla recente attivazione nella zona del melfese dell’inceneritore Fenice”.

114

page116image264

risultanze analitiche “sulle varie matrici di interesse” in applicazione della suddetta determinazione dirigenziale. In relazione a questi referti inviati alla Provincia e facenti parte integranti dell’Allegato A all’autorizzazione all’esercizio, non potevano non essere riscontrate le evidenti, lacunose, macroscopiche e approssimative analisi di laboratorio con le quali erano state riportate le indicazioni pertinenti i campioni oggetto delle analisi riguardanti il periodo di prova dell’impianto. Il tutto in palese inosservanza delle modalità stabilite dal D.M. 471/99 allegato 2 concernente i criteri di esecuzione delle analisi di laboratorio. Alcuni referti allegati all’autorizzazione regionale clamorosamente non risultano firmati e tutti riportano firme di persone in sostituzione dei preposti ai titolari degli incarichi. Tra l’altro vengono riportate le date dei prelievi e omesse le date di effettuazione delle analisi; non sono indicati i metodi usati, né i valori limite di legge ed in più non sono riportati i relativi limiti di rivelabilità67. Sempre nell’ambito della presentazione dei risultati si ritiene utile osservare che ai fini della valutazione di conformità ai valori limite di emissione, la forma più corretta in cui presentare il risultato finale della misura consiste nel riportare tale risultato nella stessa unità di misura, e con lo stesso numero di cifre decimali con cui è riportato il valore limite nella normativa, indipendentemente dall’effettiva sensibilità del metodo analitico adottato. Tale criterio è stato esplicitamente richiamato nella Direttiva europea sulla qualità della acque destinate al consumo umano, recepita in Italia nel 2001.

Da quanto fin qui riscontrato, si delinea la totale assenza di procedure di qualità necessarie e finalizzate a garantire che i risultati analitici soddisfino i criteri di precisione e accuratezza di risultati delle analisi.
Alcune considerazioni occorre fare in relazione all’interpretazione da attribuire ai valori di certe sostanze indicate nei referti di cui si è detto.

67 Il limite di rivelabilità strumentale è “la minima concentrazione misurata da cui si possa dedurre con ragionevole certezza statistica la presenza dell’analita”. Oppure “la massima concentrazione di un analita che non può essere distinta significativamente da zero”.

115

page117image264

In primo luogo, si evidenzia che i risultati delle analisi trasmesse sono prive di giudizio di merito e che di esse alcuni parametri chimici, microbiologici e tossicologici non sono stati rilevati68.
È necessario, inoltre, osservare che i fluoruri, per i quali il D.M. 471/99 prevedeva il valore di concentrazione limite accettabile di 1,5 mg/L, nei pozzi 1,2,3,4 e 5, nei referti del 28/06/2000, erano al di sopra del limite di legge. Singolare, nello stesso tempo problematica e contraddittoria, si è rivelata l’interpretazione e il giudizio al quale si presta la valutazione dei valori del piombo riportati nei referti del 05/07/2000. A tal riguardo, premesso che il valore di concentrazione del limite accettabile di cui al su richiamato decreto ministeriale è di 0,01 mg/L, nei referti69 per i 10 pozzi viene riportato, prima del valore rilevato, la dizione “ <… ” ,senza alcuna specifica circa il significato da attribuire a tale simbologia. Ciò assume un significato di estrema importanza perché, già sulla base di tale incertezza (non accuratezza, non precisione), si ritiene che i soggetti preposti al controllo e alla vigilanza avrebbero dovuto quanto meno attivare qualche interlocuzione chiarificatrice al fine di valutare la conformità al valore limite di emissione prescritto dalla normativa vigente.

Nei pozzi nn. 8 e 9, il piombo veniva misurato in “< 0,035 mg/L”. Così come riportata la dizione “<…” si prestava ad essere interpretata come “minore di” e nello stesso tempo anche come valore del livello di rivelabilità, ma in questo caso occorreva necessariamente per non generare confusione che la dizione fosse accompagnata dalla nota “il valore … costituisce il livello di rivelabilità dell’analita” (la dizione – come già detto – potrebbe anche essere impiegata, ad esempio, per un’analita non quantificabile al di sotto di una certa concentrazione a causa di

68 Cfr. parere tecnico del Prof. Ing. Eugenio De Fraja Frangipane del 27.09.2000 ed inviato all’Ufficio regionale Prevenzione e Sicurezza Ambientale il 17.10.2000 (due giorni prima del rilascio dell’autorizzazione regionale all’esercizio dell’impianto), relativo allo smaltimento dei rifiuti per le prove a caldo, di verifica funzionale e prestazionale dell’impianto Fenice (pag. 490 dell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice).

69 Si vedano i referti contenuti nell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio del 19.10.2000, pagg. 200-218.

116

page118image272

un’interferenza). In relazione a quest’ultima considerazione, però, sarebbe ancor più difficile pensare che il dato 0,035 mg/L esposto nei suddetti referti potesse essere il limite di rivelabilità poiché in tal caso ci troveremmo paradossalmente nella fattispecie in cui la concentrazione minima misurabile da cui dedurre con ragionevole certezza la presenza dell’analita, sarebbe superiore al valore limite di concentrazione della sostanza pericolosa stabilito dalla normativa. Anche tale ipotesi non sarebbe ragionevolmente attendibile dal momento che i valori del piombo negli altri pozzi sono riportati con le stesse modalità, ma indicano valori numerici diversi e inferiori. Tra l’altro è il caso di precisare che, a proposito del mercurio70 la dizione “<lim.rivel” è espressamente riportata e, quindi, se nel caso del piombo i redattori del referto avessero voluto dare tali interpretazioni avrebbero dovuto riportare necessariamente questa stessa dizione.

Ebbene tutte le criticità sopra evidenziate, sostanzialmente rappresentano, e in qualche modo confermano a proposito del piombo, la situazione già rilevata nei monitoraggi effettuati dalla stessa Fenice nei pozzi 8 e 9.
In conclusione, la presenza del piombo nei pozzi 2,3,4,8 e 9, non solo era stata già riscontrata da Fenice nei periodi 28-29/02/2000 e 26-28/04/2000 (quindi suscettibile di facile accertamento da parte di chiunque) ma, unitamente alla singolare prospettazione dei dati dell’ARPAB nei referti inviati il 3/08/2000, non poteva non stimolare una “curiosità di approfondimento” al fine di verificare, con certezza, lo stato di un eventuale potenziale contaminazione della falda sottostante l’impianto del termodistruttore, già in questa prima fase di avvio.

Le prove a caldo e Agrobios.

Per quanto riguarda la matrice ambientale “aria”, per le ragioni già dette, in nome e per conto di ARPAB la società Agrobios provvedeva alla rilevazione chimico

117

70 Per il mercurio, attesa la particolare volatilità, occorreva necessariamente indicare la data delle analisi.

page119image280

analitica delle emissioni convogliate dai camini dei forni a griglia e rotanti nel corso dell’esercizio delle prove a caldo. Dalle analisi delle emissioni al camino trasmesse con la lettera datata 07.08.2000, la società, attesta che “non si riscontrano irregolarità secondo il D.M. 503/97 e il D.M. 124/200071”. In relazione a tale aspetto, mentre non si è potuto verificare l’andamento dei valori per la quasi totalità delle sostanze a causa della poca leggibilità dovuta alla carente qualità del documento (Rapporto di prova 002930 del 04.08.2000 concernente la linea del forno rotante), per i PCDD+PCDF (diossine72) si è constatato che il risultato riportato è di 0,2 ng/mc, esattamente il doppio del limite prescritto dalla normativa vigente e anche dalla stessa tabella 1 allegata al Dec Via 1790/93 che di seguito si riporta:

Tabella 1 – Limiti alle emissioni per l’impianto di incenerimento della Società Fenice sito in San Nicola di Melfi secondo le prescrizioni contenute nella autorizzazione del Ministero dell’Ambiente (decreto Via/1790 del 1993 e successive integrazioni). Dati normalizzati riferiti all’11% di ossigeno libero nei fumi emessi.

118

Inquinante

Polveri totali
Ossidi di azoto (NO2)
Acido cloridrico (HCl) Acido fluoridrico (HF) PCDD + PCDF
PCB + PCT + PCN Composti organici totali (COT) (C) Monossido di carbonio (CO) Anidride solforosa (SO2)
IPA
Mercurio
Cadmio, Tallio

Limite in concentrazione

mg/Nm3 10 mg/Nm3 150 – 200 mg/Nm3 10 mg/Nm3 2 ngTE/Nm 3 0,1 mg/Nm3 0,05 mg/Nm3 10 mg/Nm3 70 – 100 mg/Nm3 50 – 100 mg/Nm3 0,05 mg/Nm3 0,01 – 0,05 mg/Nm3 0,05 mg/Nm3 0,01 Cd

71 Si legga pag. 219 dell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio del 19.10.2000.
72 Nel corso dell’audizione del 20 febbraio 2012, Maurizio Bolognetti ha affermato che “… bisogna capire cosa è successo sui terreni, questo credo che sia un dato indispensabile…diossina e furani sono microinquinanti organici, persistenti, non biodegradabili e si accumulano nei tessuti degli organismi viventi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EPA riconoscono queste sostanze come tossiche e cancerogene; l’OMS ha introdotto dei limiti di riferimento per tentare di pesare gli effetti. A Taranto hanno trovato la diossina nelle uova, nel latte materno, nelle pecore, nel formaggio tratto dagli ovicaprini. Allora, io insisto su questo aspetto, probabilmente qualcosa bisognerà fare anche perché questo studio sull’impatto sulla salute dell’uomo degli inceneritori c’è, poca roba, ma c’è”.

page120image280

Metalli Totali: antinomio e suoi composti (Sb) cromo e suoi composti (Cr) manganese e suoi composti (As) piombo e suoi composti (Pb) rame e suoi composti (Cu) nichel e suoi composti (Ni) stagno e suoi composti (Sn) vanadio e suoi composti (V)

mg/Nm3 0,5 – 1,5

119

Prima di affrontare in maniera più dettagliata gli aspetti di questa delicata fase, pur senza esprimere alcuna considerazione, si evidenzia che i prelievi al camino sono stati effettuati in data 12.07.2000, quindi con le prove a caldo terminate (almeno dal punto di vista formale il 26.06.2000), anche se in relazione a tali circostanze dall’autorizzazione all’esercizio viene precisato che “comunque i prelievi sono stati effettuati con i forni ancora funzionanti come si evince dal verbale di sopralluogo da funzionari dell’Amministrazione provinciale prot. n. 20198 del 14.07.2000, acquisito dall’ufficio in data 14.09.2000 al n. 18121/52/F73”. Quest’ultima data coincide con il giorno della seduta del C.T.R.A. nel corso della quale verrà rilasciato il parere favorevole al rilascio dell’autorizzazione all’esercizio di Fenice.

In ordine a quanto appena detto, le perplessità manifestate sono ulteriormente ingenerate dalle informazioni assunte in sede di audizione del 5 settembre 2012 di rappresentati del Dipartimento regionale competente allorquando si è appreso che “In realtà sono stati fatti tutti i controlli, ma il problema è che nel trasmettere i dati Fenice ha arbitrariamente dato dei risultati che consentivano di stare sotto i limiti di legge.” …omissis … “Dipende da cosa è stato bruciato nelle prove a caldo, perché può darsi che in quel periodo avevano bruciato sostanze che hanno originato quel tipo di contaminante e quando poi è stato immesso altro materiale, sono stati rilasciati nel processo produttivo questi altri contaminanti.”

73 Si veda l’allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice –pag. 313.

page121image264

Occorre ribadire che le diossine sono altamente tossiche e per tale motivi in quasi tutti i Paesi è stato fissato il limite alle emissioni per gli impianti di incenerimento di 0,1 ng/NmcTEQ. Ciò nonostante si deve constatare che, ad oggi, le rilevazioni di tali microinquinanti sono state effettuate, come da Piano di monitoraggio, esclusivamente da Fenice.

Oltre tutto nel parere del Prof. Frangipane, tralasciando alcune incongruenze cui si è già accennato, veniva sostenuto che “i risultati delle analisi trasmesse sono prive di giudizio di merito e che di essi alcuni parametri chimici, microbiologici e tossicologici non sono stati rilevati”. Inoltre, a proposito delle analisi delle emissioni al camino effettuate, al punto 4 della relazione, genericamente, si richiama la attestazione rilasciata da Agrobios per la stessa matrice e, al punto 5, dopo aver sostenuto che tutti i valori sono più restrittivi rispetto alla normativa, per le rilevazione effettuate da Fenice viene fatto riferimento alla tabella 1 di confronto dei dati di rilevamento al camino74. Nella suddetta tabella per quanto riguarda i PCDD+PCDF (diossine) rilevati al camino il 12.07.2000 vengono riportati in 0,01ng/mc rispetto al limite di legge di 0,1 ng/mc. Or bene, dalla documentazione esaminata dalla Commissione risulta, stranamente, che tutti i dati di rilevazione Fenice li ha trasmessi in data 07.07.2000, quindi prima della data indicata nella tabella ed, inoltre, che i referti di Agrobios riguardano, per la stessa matrice, i prelievi effettuati in data 12.07.2000 e riportano per i PCDD+PCDF un valore rilevato di 0,2 ng/mc superiore al limite di legge.

Questo ulteriore aspetto che attiene alla matrice “aria”, unitamente alle criticità dianzi prospettate, rendono ancora più evidente che il giudizio complessivo circa l’esito delle prove a caldo, probabilmente necessitava di ulteriore approfondimento o quanto meno occorreva definire con maggiore puntualità e rigore gli aspetti di cui si è innanzi relazionato. Ciò anche alla luce del fatto che proprio all’esito positivo delle

74 Si veda tabella 1 “Confronto dei dati di rilevamento al camino con le prescrizioni della Regione Basilicata e con quelle del D.M. n. 124” – pagina 493 dell’allegato A all’autorizzazione all’esercizio.

120

page122image264

prove a caldo, con apposita istruttoria, a decorrere dal ricevimento del “Rapporto finale delle prove” e dell’attestazione finale dell’Amministrazione provinciale di Potenza, si doveva procedere sull’istanza di autorizzazione all’esercizio dell’impianto.

Il Rapporto Finale.

Sulla base della documentazione acquista dagli enti preposti e incaricati alla verifica del monitoraggio effettuato durante le prove a caldo, in data 08.08.2000 la Provincia di Potenza, Servizio Ambiente, redigeva il Rapporto Finale contenente gli esiti dell’attività di controllo espletato in assolvimento dei compiti istituzionali assegnati alla Provincia dalla legislazione vigente.

In particolare, si faceva riferimento “alla delibera di Giunta Regionale n. 2202 del 2.5.1995 e n. 1322 del 15.06.1999, alle determinazioni dirigenziali n. 02F/99/D/435 dell’8.11.1999 e n. 02/F/2000/D/144 del 10.04.2000 concernenti rispettivamente:

  • l’approvazione del progetto presentato da Fenice S.p.A. per la realizzazione di un impianto di termodistruzione di rifiuti industriali con recupero di energia;
  • l’approvazione della variante;
  • l’autorizzazione alle prove a caldo per le verifiche funzionali e prestazionali

    dell’impianto per la durata di 130 gg. la prima e 90 gg. la seconda;

  • per quanto attiene alla verifica di congruità degli impianti eseguiti ai progetti si fa presente che essa è stata condotta sulla scorta degli elaborati progettuali approvati in data anteriore all’entrata in vigore del D.M. n. 124/2000 (2 giugno 2000) e che pertanto preliminarmente al rilascio all’autorizzazione all’esercizio è necessario acquisire progetto di adeguamento alla normativa di recente in vigore o, se del caso, dichiarazione resa dalla Società “Fenice” dichiarazione, dalla quale risulti a norma del punto 1 dell’allegato 1 del D.M. n. 124/2000 che “….l’impianto ha la possibilità di controllare l’alimentazione

121

page123image264

dei rifiuti e precisamente un sistema che impedisca l’alimentazione nei seguenti casi:

  • -  all’avviamento, finché non sia raggiunta la temperatura minima prescritta

    per l’incenerimento;

  • -  ogni volta che la temperatura nella camera di combustione sia al di sotto di

    quella minima prescritta per l’incenerimento;

  • -  ogni volta che le misurazioni continue degli inquinanti nell’affluente

    gassoso indicano il superamento di uno qualsiasi dei valori limite di emissione, fissati alla precedente lettera A, punti 1,2,3,4,6 e 7 nonché 5 ove applicabile…”;

  • si ritiene, pertanto, che solo successivamente all’acquisizione del progetto di adeguamento e/o della dichiarazione della Società. “Fenice” questo Servizio sarà nella condizione di esercitare l’attività di controllo di competenza;
  • in ogni caso per quanto riguarda le emissioni in atmosfera dai dati analitici accertati e da quanto dichiarato dalla stessa AGROBIOS, che ha effettuato i prelievi e le relative determinazioni analitiche, è risultata una sostanziale rispondenza con i valori previsti dal D.M. n. 124/2000.”

    Dall’analisi del Rapporto Finale emergere chiaramente che, come fin qui sostenuto, la verifica di congruità degli impianti risulta eseguita solo ed esclusivamente sulla scorta degli elaborati progettuali approvati in data anteriore all’entrata in vigore al D.M. 124/2000. Tant’è che la stessa Provincia, consapevole dell’importanza a del dato temporale, sostiene che “è necessario acquisire il progetto di adeguamento alla normativa di recente in vigore”. In più – aggiunge – e non si comprende sulla base di quale fondamento normativo – che “se del caso l’adeguamento potrà essere attestato con dichiarazione resa della Fenice …omissis… dalla quale risulti il rispetto delle norme del punto i) del D.M. 124/2000”. Peraltro in detto rapporto viene ribadito che

122

page124image264

“solo successivamente all’acquisizione del progetto di adeguamento e/o della dichiarazione della Società Fenice questo Servizio sarà nella condizione di esercitare l’attività di controllo di competenza”.
Lo stesso tema verrà riproposto il mese successivo nel corso della seduta del C.T.R.A. del 14.09.2000 nella quale si concluse che “essendo intervenuta l’autocertificazione del 30.08.2000 la stessa Società Fenice è tenuta ad inviare all’Ufficio regionale competente e alla Provincia i disegni esecutivi degli impianti aggiornati come condizione preliminare per il rilascio del provvedimento di autorizzazione all’esercizio.”

L’autocertificazione ovvero “o se del caso”.

Da quanto fin qui esposto in merito alla positiva definizione dell’attività di controllo espletata dalla provincia e soprattutto in ordine alla parte dispositiva di detto rapporto, si evidenziano alcuni aspetti che destano particolare interesse.
In primis, il riscontro alla nota 14801/52/F del 12/07/2000 dell’Ufficio Prevenzione e Sicurezza Ambientale75, con la quale veniva sostenuta la necessità dell’adeguamento al D.M 124/2000, riporta integralmente e in maniere pedissequa la motivazione intervenuta “postuma” (17.10.200076) e contenuta nella relazione redatta dal consulente della Regione Prof. Eugenio De Fraja Frangipane. Interessante, quindi, sarebbe comprendere se la decisione di rimettere ad una pura e semplice “autocertificazione” la verifica dell’adeguamento alla normativa vigente, sia stata la deliberata scelta dell’Ufficio provinciale, dal momento che il parere del consulente è stato inviato il 17.10.2010 (due soli giorni prima del rilascio dell’autorizzazione) ed in considerazione che dai vari atti verificati risulta che l’autocertificazione della società Fenice sarebbe stata trasmessa in data 30.08.2000 all’Ufficio provinciale

75 Si veda l’allegato A all’autorizzazione all’esercizio dell’impianto – pag. 188.
76 Parere tecnico del prof. Frangipane, pagg. 490-491 allegato A all’autorizzazione all’esercizio di Fenice.

123

page125image264

competente77. Addirittura prima che sul punto si esprimesse il C.T.R.A. quale unico organismo competente per la verifica dello stato di attuazione degli adempimenti all’impianto. Risulta, infatti, che il C.T.R.A. si è riunito, come già detto, il 14.09.2000 presso il Dipartimento Ambiente78 e, solo dopo aver affrontato altre questioni, sulla delicata problematica sostanzialmente ratifica la situazione di fatto già determinatasi “pervenendo alla conclusione che essendo intervenuta l’autocertificazione del 30 agosto 2000, la stessa Società è tenuta ad inviare all’Ufficio regionale competente e alla Provincia i disegni esecutivi dell’impianto aggiornati come condizione preliminare per il rilascio del provvedimento dell’ amministrazione”.

Quest’ultima condizione veniva ufficializzata a Fenice dall’Ufficio Compatibilità Ambientale con la richiamata nota 18683/75/F del 21.09.2000 con la quale venivano ribadite alcune condizioni e, tra queste, in primis la trasmissione dei disegni esecutivi dell’impianto aggiornati in riferimento all’autocertificazione, inviata dalla stessa società alla Provincia di Potenza79 e all’Ufficio regionale competente 80.

La pur legittima richiesta, però, non troverà mai riscontro, anzi susciterà “la stizzita replica” di Fenice che con la nota n. 039 del 27.09.2000, inviata a Regione e Provincia81 verrà rammentato che “vi è stato già ribadito nel Comitato tecnico del 09.08.2000 e nella nota di autocertificazione del 30.08.2000 che l’impianto approvato e realizzato ottempera al D.M. 124/2000. Ciò deriva dal fatto che il D.M. 124/2000 attua la Direttiva 94/67 del 16.12.1994. Sulla base della bozza della Direttiva …omissis… il Ministero dell’Ambiente aveva imposto le prescrizioni progettuali e gestionali fatte proprie della D.G.R. 2202 di autorizzazione alla

77 Cfr. verbale del C.T.R.A. del 14.09.2000 – allegato A all’autorizzazione all’esercizio – pag. 480.
78 Nota 18683/75/F del 21.09.2000 sempre allegato A – pag. 494.
79 In data 13.12.2012 è stata richiesta l’acquisizione di tale autocertificazione alla Provincia di Potenza. È stato effettuato un sollecito in data 21.01.2013. Nessuna risposta è stata ottenuta .
80 In data 30.10.2012 è stata richiesta l’acquisizione di tale autocertificazione al Dipartimento regionale Ambiente che in data 26.11.2012 ha comunicato che “non è stata rinvenuta la documentazione richiesta”.
81 Cfr. Allegato A all’autorizzazione all’esercizio – pagg. 494-495

124

page126image264

costruzione. Il recepimento di tali prescrizioni è stato verificato nel corso dell’iter conclusosi con D.G.R. n. 1322 del 15.06.1999 di approvazione del Progetto e nel corso delle varie riunioni del Comitato Tecnico Fenice. In considerazione di quanto sopra si ribadisce ancora che l’impianto ottempera alle prescrizioni del D.M. 124/2000 e che la documentazione progettuale presentata nel giugno 1997 e approvata con D.G.R. 1322 è tuttora valida” .

In più qualificherà la richiesta dell’ufficio e del C.T.R.A. come approfondimenti inconsistenti e immotivatamente dilatori al rilascio dell’autorizzazione definitiva all’esercizio “…sia pure a fronte dell’esito positivo di tutte le verifiche effettuate (come da comunicazione dell’Amministrazione provinciale di Potenza in sede di Comitato Tecnico Fenice il 09.08.2000), dell’autocertificazione di ottemperanza al D.M. 124/2000 richiesta a Fenice e trasmessa in data 30.08.2000 e dell’urgenza imprescindibile di avviare l’esercizio definitivo dell’impianto. Si riserva di tutelare i propri interessi”. Alla luce di quest’ultime conclusioni della Società Fenice, si ricorda che sia la Provincia, sia l’Ufficio regionale e il C.T.R.A. (nel quale è presente anche il rappresentante di Fenice) avevano espresso un giudizio positivo ma condizionato all’adempimento delle richieste considerate da Fenice, adesso, inconsistenti. Peraltro, al di là di ogni altra considerazione, riesce difficile alla Commissione comprendere che sotto il profilo formale con una mera autocertificazione si potesse attestare l’adempimento a prescrizioni normative riguardanti stabilimenti concernenti attività sensibili dal punto di vista industriali che coinvolgono interessi e diritti indisponibili quali la salute e l’ambiente. Ed ancora, a parere della Commissione, la soluzione dell’autocertificazione messa in atto da Fenice e fatta propria, successivamente, dal C.T.R.A. non trova alcuna previsione nel coevo quadro normativo vigente. Tanto è vero che la possibilità di avvalersi di tale istituto giuridico la ritroviamo solo con l’entrata in vigore del D.Lgs. 152/2006 e, in ogni caso, limitatamente a due specifiche fattispecie:

125

page127image264

1. per le procedure semplificate di cui al Capo V del suddetto Decreto, ex artt. 214-216;

2. nel caso di cui all’articolo 209 del medesimo decreto concernente il rinnovo delle autorizzazioni alle imprese in possesso di certificazione ambientale.

Per entrambe, peraltro, le suddette certificazioni mantengono l’efficacia sostituiva fino ad un massimo di 180 giorni.

Alla luce di quanto fin qui detto ed in considerazione della posizione di intransigenza assunta da Fenice con la nota di cui si è detto, che metteva in discussione l’azione della Pubblica Amministrazione imperniata alla rigorosa ed equilibrata tutela degli interessi in gioco, la Commissione dalla documentazione acquisita, suo malgrado ha dovuto constatare che dopo la “reprimenda di Fenice” le autorità pubbliche hanno condiviso passivamente la posizione della Società, anche se la stessa prescrizione verrà, ancora una volta, inserita al punto 1 dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. Tutto ciò nonostante il parere tecnico del Prof. Frangipane verrà inviato ufficialmente il 17.10.2000 riportando integralmente, tra le altre condizioni, quella indicata nel Rapporto Finale della Provincia.

In entrambi i documenti nei quali si prescriveva l’obbligo di acquisire il progetto, veniva, inspiegabilmente, inserita l’alternativa “o se del caso, dichiarazione resa dalla società” in palese contrasto con quanto stabilito dal C.T.R.A. nelle seduta del 14.09.2000 nella prescrizione n. 1.

La richiesta dell’Ufficio regionale, quindi, era legittima, fondata e non pretestuosa così come lasciava intendere Fenice nella sua nota.
A conclusione delle argomentazioni fin qui svolte, è indubbio che le azioni e le attività di vigilanza e controllo della autorità competenti sono state approssimative, generiche ed inefficaci, minimizzando così il ruolo al quale le stesse istituzioni erano deputate. Ruolo che se esercitato con maggiore rigore, accuratezza e con più incisive

126

page128image264

azioni di controllo ambientale – amministrativo a tutela delle prerogative proprie della PA, probabilmente avrebbe dovuto suggerire di attivare una vigilanza più stringente, ulteriori misure di verifica e controllo di quegli aspetti ancora non del tutto definiti a convalida ed integrazione di quelle attività e della documentazione posta a supporto per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio. Provvedimento quest’ultimo che verrà, invece, rilasciato il 19.10.2000, solo due giorni dopo l’acquisizione del Prof. Frangipane.

127

page129image272

128

LA SECONDA FASE: l’entrata in esercizio di Fenice.

Sommario: L’autorizzazione all’esercizio. Le prescrizioni dell’autorizzazione. Il primo rinnovo dell’autorizzazione. Il Gruppo di lavoro costituito dal Dipartimento Ambiente e Territorio: il primo sopralluogo a Fenice; la diffida di Sigillito; la risposta di Fenice; il secondo sopralluogo del Gruppo di lavoro del Dipartimento Ambiente; i riscontri di Fenice alle richieste della Regione Basilicata.

page130image272

129

L’autorizzazione all’esercizio.

In premessa alle osservazioni che saranno espresse sul tema dell’autorizzazione e alle sfasi successive si ritiene opportuno riportare quanto previsto dall’articolo 28, comma 4, del D.Lgs. n. 22/97, in base al quale “quando, a seguito di controlli successivi all’avviamento degli impianti, questi non risultano conformi all’autorizzazione (…) ovvero non siano soddisfatte le condizioni e le prescrizioni contenute nella stessa autorizzazione , quest’ultima è sospesa, previa diffida per un periodo massimo di 12 mesi. Decorso tale termine senza che il titolare abbia adempiuto a quanto disposto nell’atto di diffida, l’autorizzazione è revocata”.

La disposizione, oltre agli aspetti relativi al controllo e alle sanzioni, indica il dies a quo dal quale le suddette azioni sono attivabili dalla Pubblica Amministrazione, ossia dopo l’avviamento. D’altro canto siccome l’avviamento nel variegato quadro normativo disciplinante la materia e anche dallo stesso Dec Via rappresenta il discrimine rispetto all’applicabilità o meno di alcune specifiche disposizioni al fine di circoscrivere in maniera completa, puntuale e corretta la disciplina applicabile, la Commissione ha chiesto a Regione82 e Provincia83 di conoscere la data del concreto avviamento industriale dell’impianto.

La Fenice Spa è stata autorizzata all’esercizio dell’impianto con Determinazione dirigenziale n. 75F/2000/D/498 del 19.10.2000 con condizioni e prescrizioni.
Le quantità autorizzate sono le seguenti:

 linea forno rotante – potenzialità termica nominale 18.000.000 Kcal/h. Portata del forno 5 t/h per 24 ore/giorno per un funzionamento di 292 gg/anno e per complessive 35mila tonnellate/anno;

82 Nota prot. n. 12724 del 13.12.2012, sollecitata in data 21.01.2013, riscontrata in data 28.01.2013 con la quale il Dirigente generale del Dipartimento regionale competente ha dichiarato che “non è stata rinvenuta documentazione richiesta”.
83 Nota prot. n. 12725 del 13.12.2012, sollecitata in data 21.01.2013 ma non riscontrata dalla Provincia di Potenza.

page131image264

 linea forno a griglia: potenzialità termica nominale 15.000.000 Kcal/h. Portata forno 4,28 t/h per 24 ore/giorno per un funzionamento di 292 gg/anno per complessive 30mila tonnellate/anno.

In base al Dec Via 1790/93 (articolo 3), la Regione avrebbe dovuto promuovere accordi con Fenicie con i Comuni in relazione alle loro competenze e responsabilità al fine di mitigare l’effetto impattante del progetto Fenice e dell’insediamento Fiat sul territorio. La Regione si è mossa nell’ambito della valorizzazione e della protezione dell’ambiente, considerati obbiettivi primari e ordinari della gestione del territorio. Inoltre, ha ritenuto che le attività che producono alterazioni ambientali dovessero muoversi nell’ambito della minimizzazione dell’incidenza sull’ambiente attraverso l’utilizzazione delle migliori tecnologie disponibili ed economicamente compatibili. In sintesi, le parole d’ordine erano: mitigazione ambientale, anche attraverso interventi infrastrutturali, e riduzione incidenza dei costi sostenuti per la gestione degli RSU.

La Regione, in seguito alle intese stipulate nel 1999 con Fenice Spa, ha proseguito nella sua azione di intermediazione ottenendo il 20 ottobre 2000 una nota di impegno da parte di Fenice Spa che accettava alcune condizioni poste.
In seguito a questa attività, in data 6.11.2000 con D.G.R. n. 2366 la Regione ha approvato uno schema di accordo di programma con Fenice Spa. Detto schema è stato giudicato inadeguato dalla stessa Giunta regionale la quale, in data 24 maggio 2001 con D.G.R. n. 959 lo ha superato per “…meglio precisare i reciproci impegni dei contraenti e l’arco di validità”. L’accordo, con validità 3 anni rinnovabili a partire dalla data di sottoscrizione, è stato firmato dall’Assessore all’Ambiente e Territorio, Carlo Chiurazzi, e dall’ing. Franco Corazzari in rappresentanza di Fenice

130

page132image264

Spa. Detto accordo è stato ulteriormente modificato (in poche e limitate parti) a seguito di D.G.R. n. 2199 del 15.10.2001.
In base all’accordo sottoscritto, Fenice Spa si impegnava, principalmente, a:

 ad adempiere al protocollo sottoscritto con la Regione il 25.11.1999;
 ad effettuare, altresì, uno studio sullo stato di salute delle popolazioni del melfese predisposto dagli Uffici del Dipartimento regionale Sicurezza e

Solidarietà Sociale;
a privilegiare l’imprenditoria locale nella gestione delle attività dell’indotto

inerenti la manutenzione, movimentazione, trasporti e smaltimento dei residui

di lavorazione;

  •   a smaltire a 110 lire/kg + Iva una quantità di rifiuti solidi urbani pari a 25mila

    tonnellate fino al 31.12.2001. Per il periodo successivo al 1° gennaio 2002, la Regione e/o Ente/i da essa indicato/i avrebbero dovuto concordare con Fenice le modalità e il costo del conferimento dei rifiuti (comma aggiunto all’articolo 7 dalla D.G.R. n. 2199 del 15.10.1999);

  •   a favorire l’utilizzo del calore prodotto dall’impianto mediante l’elaborazione di un progetto di fattibilità del teleriscaldamento di aree limitrofe all’impianto.

    Le prescrizioni dell’autorizzazione.

    Nelle premesse e nel corposo allegato A di tale documento facente parte integrante della presente relazione, sono citati e richiamati tutti gli atti propedeutici intervenuti e dei quali si è fatto già menzione e si è argomentato fin qui. Del provvedimento autorizzativo, la cui validità è fissata in 5 anni, in considerazione della loro rilevanza e diretta correlazione con l’attività di monitoraggio che sarà oggetto di apposita disamina, per la rilevanza dei contenuti si riportano, di seguito, alcune prescrizioni:

131

page133image264

  • le emissioni in atmosfera e le altre determinazioni di monitoraggio sono quelli riportati nell’allegato “A” (pag. 42 e da pag. 443 a pag. 449) alla presente determinazione e saranno rispettati i limiti in esse contenuti (prescrizione n. 4);
  • gli scarichi idrici dovranno rispettare i limiti di cui al D.Lgs. 152/99 e sue successive integrazioni e/o modificazioni (prescrizione n. 5);
  • sarà rispettato il programma di monitoraggio eseguito secondo le modalità tecniche e le scansioni temporali riportate nell’allegato “A” (da pag. 428 a pag. 477), approvato con D.G.R. n. 2584 del 3.11.1999 e il relativo atto aggiuntivo approvato con D.G.R. n. 859 del 20.04.2000 (vedasi pag. 451 dell’allegato “A”). Le modalità operative rispetteranno la tempistica già definita nelle autorizzazioni per le prove a caldo di cui alle determinazioni dirigenziali n. 02F/99/D/435 (vedasi da pag. 68 a pag. 88 dell’allegato “A”) e n. 02F/2000/D/144 (vedasi da pag. 89 a pag. 92 dell’allegato “A”). Per le tipologie di rilevazioni non comprese in tali provvedimenti, le modalità di acquisizione dei dati saranno definite, d’intesa con la Fenice, entro e non oltre 30 giorni dalla data della presente determinazione. Nel caso di mancato accordo, le operazioni di smaltimento saranno sospese (prescrizione n. 6);
  • l’ attività di termodistruzione sarà interrotta nei casi previsti dal D.M. 124/2000 e dalle altre norme applicabili. Nel caso in cui uno o più parametri compresi nell’allegato “A” (punti 4,5 e 6 del presente atto) vengano superati, anche se temporaneamente la ripresa dell’attività sarà autorizzata solamente dopo la verifica dei dati rilevati ed il ripristino della condizione di normalità. L’attività non potrà essere ripresa se il superamento dei limiti ha comportato e/o potrebbe comportare danni irreversibili alla salute pubblica e all’ambiente (prescrizione n. 7);

132

page134image264

  • ai sensi delle vigenti disposizioni, la Provincia di Potenza eserciterà i controlli sulla struttura e sul funzionamento dell’impianto. A tal fine, potrà avvalersi, tra l’altro dell’ARPAB (prescrizione n. 8);
  • ai fini dell’esercizio del controllo da parte delle Amministrazioni e degli Enti competenti, e del monitoraggio dei valori limite di emissione da parte della stessa Fenice S.p.A., si applicano le disposizioni della normativa vigente e di quella, eventualmente più restrittiva, che sarà emanata in sede comunitaria, statale e regionale nel periodo di esercizio dell’impianto. Le eventuali modalità di applicazione delle nuove disposizioni saranno determinate con apposito provvedimento degli organi competenti, notificato alla FENICE (prescrizione n. 9).

    Il primo rinnovo dell’autorizzazione.

    In prossimità dello scadere dell’autorizzazione, Fenice, ai sensi dell’art. 28 del D.Lgs. n. 22/97, con istanza del 18 aprile 2005 n. 12708, avanzava istanza di rinnovo dell’autorizzazione all’esercizio dell’impianto. Competente al rinnovo, sulla base del mutato quadro normativo, era la Provincia di Potenza. Dopo il rilascio dell’autorizzazione, infatti, sono intervenuti le LR n. 6/2001, il D.Lgs. 59/2005 e il D:lgs. n. 133/2005, leggi queste che attestano la piena competenza della Provincia di Potenza al rilascio del rinnovo dell’autorizzazione.

    Per effetto delle disposizioni legislative suddette, ai fini del rinnovo occorreva la verifica sullo stato dell’impianto rispetto alla vigente normativa ai sensi del punto 3 dell’articolo 3 della LR 6/2001, della lettera d) della Determinazione dirigenziale 75/F/498 del 19.10.2000 e dell’articolo 4, comma 9, del D.Lgs. 11.05.2005, n. 133. Ai sensi dell’articolo 4, comma 8, del D.Lgs. n. 133/2005, “prima dell’inizio delle operazioni di incenerimento, l’autorità competente verifica che l’impianto soddisfa le condizioni e le prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio

133

page135image264

dell’autorizzazione medesima”. Il comma 9, inoltre, prevede che “qualora l’autorità competente non provvede alla verifica di cui al comma 8, entro 30 giorni dalla ricezione della relativa richiesta, il titolare può dare incarico ad un soggetto abilitato di accertare che l’impianto soddisfa le condizioni e le prescrizioni alle quali è stato subordinato il rilascio dell’autorizzazione”.

Dalle disposizioni succitate si evince che, per la delicatezza della materia, le attività di verifica atte ad accertare la rispondenza tra lo stato degli impianti e le attività che dovranno essere oggetto di rinnovo sono attestate alla PA. Sulla base di tali disposizioni, nel caso di specie, in data 28.07.2005 con nota n. 24942, la Provincia chiedeva all’ARPAB di “provvedere a tutte le verifiche atte ad accertare la rispondenza tra lo stato degli impianti e le attività che dovranno essere oggetto di rinnovo”. Lo stesso Ente precisava che “tale adempimento riveste carattere di urgenza, di primaria importanza, in quanto rappresenta un presupposto imprescindibile per il rinnovo dell’autorizzazione”, ed ancora intimava di “fornire risposta (…) entro e non oltre il termine di 15 giorni (…) al fine di consentire a questa U.D. di assolvere, nei tempi prescritti, l’evasione della istanza citata”.

La nota suddetta riveste particolare importanza sotto vari profili. Sicuramente per il fatto che viene sottolineata l’urgenza tant’è che si prescrive un termine perentorio (15 giorno dalla ricezione). Invero il comma 9, articolo 4, del D.Lgs. n. 133/2005 stabilisce che viene attestata al richiedente la facoltà di sostituirsi all’amministrazione inadempiente.

Pertanto, già la richiesta della Provincia all’ARPAB non appare del tutto consona del rispetto della tempistica dettata dalla legislazione vigente. Tuttavia è curioso che il riscontro alla suddetta nota verrà effettuato dopo circa 3 mesi in data 11.10.2005, con nota prot. n. 4365, e per di più comunicando “di non poter provvedere a tutte le verifiche atte ad accertare la rispondenza tra lo stato di fatto degli impianti e le

134

page136image264

attività che dovranno essere oggetto di rinnovo dell’autorizzazione, non essendo previsto presso questa Agenzia un Ufficio idoneo a tale scopo”.
Orbene, al di là della comunicazione dell’impossibilità a rendere il servizio richiesto, ciò che appare riprovevole è la circostanza di aver comunicato tale impossibilità praticamente una settimana prima dello scadere del termine entro il quale il rinnovo doveva essere rilasciato. Tale condizione doveva essere immediatamente rappresentata alla Provincia, poiché solo così l’Ente, quale ente competente, poteva valutare, per le verifiche richieste dalle summenzionate disposizioni, la possibilità di avvalersi di società di fiducia. L’ingiustificato ritardo, invece, faceva sì che nel caso che qui interessa, Fenice incaricava per le suddette verifiche, ai sensi del già citato comma 9 dell’articolo 4 del D.Lgs. n. 133/2005, una società di “sua fiducia”, la Ecosistemi S.r.l.84 . In definitiva le verifiche sono state effettuate da una società di parte.

In relazione a quanto rappresentato, anche se coinvolgente un periodo che esula dalla sfera di azione della Commissione, singolare è la costatazione che la stessa situazione verrà replicata in occasione dell’ulteriore rinnovo dell’autorizzazione nel 2010 e, quindi, anche per questo ulteriore rinnovo sarà la stessa società di parte a certificare, con la sostanziale e integrale motivazione del 2005, la perfetta conformità strumentale e funzionale alle disposizioni normative e amministrative disciplinanti l’inceneritore85.

Inoltre, nella stessa nota l’ARPAB dichiarava che “… a tutt’oggi dette attività (attività di monitoraggio del melfese sulle varie matrici ambientali) hanno evidenziato il sostanziale rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente”. La Provincia di Potenza, sulla base di tale “parere” rilasciava il suddetto rinnovo. In

84 Tale società è la stessa che aveva curato la direzione dei lavori per la realizzazione dell’impianto.
85 È da tener presente che la situazione ambientale nell’ottobre del 2010 era già problematica, stante l’autodenuncia all’inquinamento effettuata da Fenice in data 12.03.2009 ai sensi del D.Lgs. n. 152/2006.

135

page137image264

seguito sarà messo in evidenza, a proposito del monitoraggio ambientale, che il non rispetto della normativa vigente era già accertabile dalla documentazione proveniente dai vari monitoraggi effettuati sia da Fenice che dalla stessa ARPAB.

Tale problema è stato sollevato anche in Commissione durante la seduta del 31.05.2012. In tale occasione, il Consigliere Romaniello chiedeva al Vicepresidente della Provincia “Questo significa che, alla luce di questa dichiarazione di ARPAB, nel 2005 la Provincia ha rilasciato l’autorizzazione, cioè ARPAB dice di non essere in grado di verificare quanto è stato richiesto, però dall’attività di monitoraggio svolta non risultano problemi. Quindi per il fatto che non ci fosse inquinamento e che dagli esami effettuati risultava che quell’attività non aveva prodotto fino a quella data effetti dannosi, la Provincia ha fatto la proroga dell’autorizzazione: è così?”.

E il Vicepresidente della Provincia rispondeva che “Sì, è così, fermo restando che la Provincia non chiede a Fenice se inquina, ma se lo stato degli impianti corrisponde all’attività oggetto di rinnovo, in quanto l’ARPAB dice di non avere un ufficio in grado di verificare”.

Il Gruppo di lavoro costituito dal dipartimento ambiente e territorio.
Il Dirigente generale del Dipartimento Ambiente e Territorio, in data 28.04.2003 con propria Determinazione n. 7502/2003/D/437 costituiva un Gruppo di lavoro data “…la complessità e la multidisciplinarietà delle attività previste dal monitoraggio” con il compito di verificare:

1. le attività di monitoraggio previste dal “Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese”;

2. il rispetto degli impegni assunti con la stipula dell’Accordo Programmatico di cui alle DD. GG. RR. n. 959/2001 e n. 2159/2001;

136

page138image272

3. la capillare applicazione e il monitoraggio dei processi e delle attività già avviate e previste dal Dec Via 1790/93 e dall’autorizzazione all’esercizio dell’impianto di termodistruzione di Fenice.

Il Comitato/Gruppo di lavoro era così composto:

  •   Arpab – Bruno Bove e Michele Fanelli;
  •   ASL n.1 – Angelo Bochicchio del Dipartimento di Prevenzione;
  •   Emilia Piemontese – Polizia Provinciale di Potenza;
  •   Nicola Grippa, Achille Palma, Giovanni Percoco – Regione Basilicata,

    Dip.to Ambiente e Territorio.

    A tal proposito, si rileva come di fronte a mancanze e superficialità di ogni genere, in questa fase l’ing. Vincenzo Sigillito, in qualità di Dirigente generale del Dipartimento regionale competente86, si sia adoperato a costituire il Gruppo di lavoro per verificare l’adempimento da parte di Fenice degli impegni assunti con la Regione Basilicata.

    Il primo sopralluogo a Fenice.
    Dopo aver preso visione degli atti, il Gruppo di lavoro, in data 04.06.2003, ha effettuato un sopralluogo presso l’impianto di termodistruzione Fenice. Di tale sopralluogo è stato redatto un verbale di sintesi che porta la data del 30/09/2003, approvato con Determinazione dirigenziale n. 1342 del 04.11.2003 dal Dirigente generale del Dipartimento.
    Particolare appare la circostanza che a fronte di un sopralluogo effettuato ai primi di giugno, il verbale di sintesi venga redatto solo alla fine di settembre e, formalmente, venga approvato agli inizi di novembre.

137

86 Per l’elenco dei Dirigenti generali del Dipartimento si veda l’Allegato 1 alla presente relazione.

page139image264

Il Gruppo di lavoro ha evidenziato ben 8 inadempienze rispetto agli impegni assunti da Fenice Spa con la Regione, di seguito elencate:

  1. la rete aria risulta essere incompleta per il non funzionamento di n. 1 stazione di monitoraggio ubicata in località Bizzarro che è stata svuotata completamente da tutte le apparecchiature, a causa di atti vandalici, e non è stata sostituita (situazione nota da circa un anno);
  2. per quanto concerne il livello di monitoraggio della rete chimico fisica, l’ing. De Paoli, in qualità di responsabile dell’impianto, ha riferito che “i controlli vengono eseguiti con la regolarità prevista dal Piano di Monitoraggio e che i parametri analizzati vengono trasmessi regolarmente all’ARPAB”. Il Gruppo di lavoro ha richiesto, in occasione del sopralluogo, di poter acquisire tutti i dati raccolti dalla rete di monitoraggio ma la richiesta, al 30.09.2003, risultava inevasa;
  3. per quanto concerne il monitoraggio in continuo delle emissioni al camino e il monitoraggio del processo di combustione e di depurazione dei fumi, Fenice ha dichiarato che “il controllo della temperatura e la mappatura della fiamma viene effettuata in continuo dalla sala di controllo dell’impianto mediante tecniche ad infrarossi”. Alla richiesta dell’installazione di tali sensori presso i laboratori dell’ARPAB, Fenice, ad oltre quattro mesi di distanza, non ha fatto pervenire alcuna risposta.
  4. per quanto attiene alla rete fonometrica, non si è provveduto alla realizzazione di una rete fissa di sensori in grado di rilevare il livello di rumore cosi come previsto dalla D.G.R. n. 2202/1995;
  5. in relazione agli impegni finalizzati alla promozione di uno studio sullo stato di salute delle popolazioni del melfese, Fenice ha dichiarato che “è in attesa di una proposta del Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale (…) non ancora formulata”;

138

page140image264

  1. nessun progetto di fattibilità del teleriscaldamento di aree limitrofe all’impianto (articolo 8 del Protocollo d’intesa) risulta essere pervenuto al Dipartimento regionale Ambiente e Territorio;
  2. non risultano, altresì, essere stati ottemperati gli impegni circa la disponibilità di Fenice per borse di studio sui temi dell’ambiente, dell’energia, del management delle risorse e della innovazione tecnologica e per privilegiare l’imprenditoria locale nella gestione delle attività dell’indotto inerenti la piattaforma di termodistruzione (artt. 4 e 5 dell’Accordo di programma/Protocollo d’intesa);
  3. risulta essere stato realizzato solo parzialmente il monitoraggio previsto dal livello 5° del Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese, avendo provveduto, Fenice, alla sola installazione del DOAS mentre assolutamente nulla è stato fatto per la misura dei profili di temperatura e vento in quota mediante l’installazione mai avvenuta di strumenti del tipo Sodar e Rass.

La diffida di Sigillito.

Preso atto del verbale di sintesi del sopralluogo effettuato, il Dirigente generale del Dipartimento Ambiente e Territorio, in data 4.11.2003, con Determinazione dirigenziale n. 75022503 D diffidava Fenice Spa ad adempiere agli impegni assunti con la Regione Basilicata entro il 31.12.2003, con avvertenza che in difetto l’Amministrazione regionale avrebbe provveduto alla tutela dei propri diritti ed interessi anche in sede giurisdizionale.

Affidava, altresì, al Gruppo di lavoro il compito di procedere ad ogni utile intervento finalizzato alla verifica dell’osservanza degli impegni assunti da Fenice Spa.

139

page141image272

La risposta di Fenice.

140

Alle contestazioni del Gruppo di lavoro e alla conseguente diffida della Regione, Fenice Spa rispondeva, per iscritto, in data 8.01.2004, a firma del Responsabile dell’Area Gestione Business Rifiuti del Termovalorizzatore di Melfi, ing. G. Negro. In particolare, Fenice dichiarava:

  •   di aver ripristinato, in data 30.09.2003, la centralina di monitoraggio aria- ambiente ubicata presso località Bizzarro;
  •   di eseguire con regolarità i controlli sulla Rete chimico fisica e di trasmettere periodicamente i risultati agli Enti competenti e “al fine di rendere completa la situazione delle attività svolte, entro fine febbraio 2004, sarà trasmessa copia di tutta la documentazione relativa ai dati raccolti dalla rete di monitoraggio relativa agli anni 2001-2002-2003”;
  •   in merito al rilievo fonometrico a bordo impianto si è provveduto ad eseguire con cadenza annuale le misurazioni della rumorosità emessa in tre posizioni scelte in corrispondenza dei ricettori più esposti al rumore;
  •   per quanto riguarda le attività previste al IV livello del Piano di Monitoraggio, di aver realizzato:

    o il sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni al camino in accordo alla normativa vigente;

    o il sistema di monitoraggio del processo di combustione mediante l’applicazione di tecnologia ottica per la mappatura della fiamma, con l’installazione di termo camera ad infrarossi sia sulla linea forno a griglia che sulla linea forno rotante (sulla quale è stato istallato anche un pirometro per il rilevamento della temperatura esterna del forno);

    Per quanto concerne, invece, la misurazione on line dei microinquinanti, Fenice dichiara di aver compiuto approfondite ricerche per valutare le tecniche più appropriate e di aver riscontrato una difficoltà di gestione delle

page142image264

apparecchiature esistenti installate per il rilevamento in continuo dei microinquinanti su impianti industriali. Oltre tutto, i valori riscontrati nei quattro anni di esercizio si “sono sempre mantenuti ben al di sotto di livelli significativi” dimostrando l’adeguatezza del sistema di fumi realizzato.

  •   di ritenere tecnicamente, oltre che economicamente, improponibile l’ipotesi del teleriscaldamento, a meno di identificare nell’area altre utenze tecnologiche di configurazione più idonea da individuare;
  •   di confermare la disponibilità a mettere a disposizione la propria struttura per supportare dottorandi – post dottorandi – specializzandi sui temi ambientali energetici e di innovazione tecnologica;
  •   di aver favorito, per le attività collaterali alla gestione della piattaforma, le azienda locali compatibilmente con specificità/costi/servizio reso;
  •   per quanto concerne la misurazione dei profili di temperatura e vento in quota, di non aver avuto evidenza di alcuno stato di inquinamento ambientale con riferimento all’attività di controllo svolta con tutti gli strumenti installati e le analisi eseguite poiché tutti i parametri fisico-chimico-biologici in tutti i siti monitorati si sono mantenuti su livelli di non significatività;
  •   di aver condotto, attraverso propri consulenti, una raccolta dati presso le ASL finalizzati a fotografare la situazione e a costituire la base per lo studio epidemiologico sulla popolazione del melfese.

    Il secondo sopralluogo del Gruppo di lavoro del Dipartimento Ambiente.
    Il 27.01.2004, il Gruppo di lavoro effettuava un nuovo sopralluogo all’impianto di termodistruzione e redigeva apposita relazione-verbale.
    Nel corso dell’incontro con i rappresentanti di Fenice sono stati discussi e approfonditi tutti i punti riportati nel documento trasmesso da Fenice e di cui si è detto nel paragrafo precedente.

141

page143image264

In particolare:

  •   sul ripristino della stazione fissa ubicata in località Bizzarro, il Gruppo di

    lavoro ha verificato la funzionalità della stessa presso il Centro acquisizione dati della stessa Società. La verifica ha avuto esito negativo per difficoltà di collegamento telefonico tra la stazione e il centro di acquisizione dei dati. A tal proposito è stata fatta richiesta di installazione presso l’ARPAB di un centro di acquisizioni dati gemello a quello presente presso la Regione e Fenice si è dichiarata disponibile;

  •   per quanto concerne i controlli previsti dalla rete chimico fisica di cui al Piano di Monitoraggio, il Gruppo di lavoro ha chiesto che i dati analitici vengano inviati con cadenza bimestrale e comunque non oltre il quindicesimo giorno del mese successivo a quello del bimestre precedente;
  •   in merito al rilievo fonometrico a bordo impianto, il Gruppo di lavoro ha ribadito che rimane valido quanto prescritto nella D.G.R. n. 2202/95 e cioè l’istallazione di n. 3 stazioni di monitoraggio acustico dotate di analizzatori statistici di livello sonoro e registratori grafici e/o magnetici;
  •   la visita alla sala di controllo dell’impianto ha confermato l’esistenza di monitors che permettono di valutare in tempo reale il rispetto dei limiti di concentrazione degli inquinanti ai camini sia del forno a griglia che di quello rotante. Il Gruppo di lavoro ha richiesto l’installazione di un software gemello presso la struttura dell’ARPAB e Fenice si è riservata di verificarne la fattibilità tecnologica;
  •   per quanto riguarda il monitoraggio previsto dal livello V dell’Accordo di Programma, il Gruppo di lavoro ha ribadito la necessità di eseguire le misure prescritte, anche in relazione alla possibilità di eseguire controlli indiretti sulle ricadute al suolo degli inquinanti emessi al camino ed ha invitato la Società a

142

page144image264

rispettare gli impegni assunti con la Regione e ad adoperarsi in tempi brevi

all’installazione di questa apparecchiatura;
 per quanto riguarda gli obblighi che derivano direttamente dal Dec Via

1790/93 il Gruppo di lavoro ha chiesto alla Società di predisporre entro la fine del mese di febbraio una dettagliata relazione per illustrare lo stato di attuazione di tutte le prescrizioni contenute nel Decreto ministeriale.

I riscontri di Fenice alle richieste della Regione Basilicata.
In data 29.06.2004, Fenice riscontra la nota del 30.03.2004 del Dipartimento Ambiente e Territorio dichiarando che:

  •   nel mese di maggio la società incaricata della manutenzione ha provveduto al ripristino della comunicazione tra la stazione di monitoraggio aria ubicata in località Bizzarro e il centro di acquisizione installato presso i locali della Società. A tal proposito non si può non constatare, dall’esame della documentazione agli atti, che detta centralina non ha funzionato nel periodo giugno 2003 – maggio 2004.
  •   i dati analitici previsti al punto 2 del Piano di Monitoraggio del Melfese verranno inviati con cadenza bimestrale entro il mese successivo al bimestre in cui è prevista la loro disponibilità;
  •   per quanto riguarda il monitoraggio in continuo dei livelli di rumore, la Società si sta attivando per installare un sistema di monitoraggio in continuo costituito da 3 stazioni;
  •   in merito all’attività di misurazione dei profili di temperatura e vento in quota, il rapporto costi benefici è estremamente negativo e impone una rimodulazione del sistema di monitoraggio. Anche alla luce del fatto che negli ultimi anni il CNR ha messa a punto e applicata in piena scala una metodologia innovativa di misurazione ad alta densità territoriale, mediante dispositivi “passivi” su

143

page145image264

aree estese che consente di raggiungere gli stessi obiettivi della metodologia con RASS/SODAR a costi molto più contenuti.

144

page146image272

145

LA VICENDA DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE

Sommario: Le richieste di acquisizione dati e documenti della Commissione. L’AIA e il dettato normativo. La richiesta di Fenice. Le diverse domande di AIA.

page147image272

146

Le richieste di acquisizione dati e documenti della Commissione.
In data 11.04.2012 la Commissione ha chiesto al Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità l’acquisizione della documentazione relativa alla domanda di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per il termovalorizzatore Fenice Spa. La nota è stata riscontrata in data 23.04.2012 con l’invio di un documento non richiesto (bonifico bancario per spese di istruttoria AIA dell’Impianto termoelettrico, effettuato alla Regione da Fenice Qualità per l’Ambiente Spa).
In data 08.05.2012 è stata acquisita agli atti una nota dell’Ufficio regionale Compatibilità Ambientale sull’AIA.
In data 11.05.2012 è stata nuovamente richiesta l’acquisizione del bonifico bancario per l’istruttoria dell’AIA che è stato ottenuto in data 21.05.2012.
In data 08.06.2012 è stata acquisita la riposta del dr. Viggiano in merito alla richiesta di delucidazioni concernenti la data di ricezione e registrazione dell’istanza AIA, unitamente al dettaglio del Protocollo informatico regionale n. 20060079522. Nella nota si legge che “dal suddetto documento si evince che la domanda di A.I.A. presentata da Fenice S.p.A. è stata acquisita al protocollo della Regione Basilicata – Dipartimento Ambiente, territorio, Politiche della Sostenibilità in data 31.03.2006 (in conformità al calendario delle scadenze per la presentazione delle istanze AIA per gli impianti esistenti, emanato con D.G.R. n. 1603 del 25.07.2005, ai sensi dell’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n. 59/2005) e che, invece, la registrazione della stessa istanza è stata effettuata il successivo 03.04.2006 (alle ore 09:27 e 56 secondi), primo giorno utile lavorativo.”
In pari data, la Commissione ha chiesto al Presidente della Giunta regionale se fosse stata ricevuta dal Dipartimento della Presidenza della Giunta regionale la domanda di AIA in data 31 marzo 2006.

page148image264

Stessa richiesta è stata rivolta alla Provincia di Potenza in data 02.05.2012 e il documento richiesto è stato acquisito, via fax, in data 11.05.2012 e ufficialmente in data 18.05.2012 e anche in data 25.06.2012.

L’AIA e il dettato normativo.
Con D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 372 (decreto abrogato dall’art. 19 del D.Lgs. n. 59/2005) in attuazione della direttiva 96/6/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento, è stato disciplinato il rilascio, il rinnovo e il riesame dell’autorizzazione integrata ambientale (d’ora in poi, AIA) degli impianti esistenti, nonché’ le modalità di esercizio degli impianti medesimi (articolo 1, comma 2). Il medesimo decreto, all’articolo 4, ha stabilito che per gli impianti “esistenti” occorre un adeguamento del funzionamento alle disposizioni dettate dalla nuova norma da effettuarsi con il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (ai sensi del successivo articolo 5).
Giova, da subito, sottolineare nel caso di Fenice siamo in presenza della fattispecie “impianto esistente”.
Entro il 30 giugno 2002 (termine stabilito dall’articolo 4, comma 3) l’autorità competente (nel nostro caso la Regione Basilicata) avrebbe dovuto stabilire il calendario delle scadenze per la presentazione delle domande.
La Regione, invece, stabilisce solo con D.G.R. n. 2618 del 30 dicembre 2003 la scadenza al 30 aprile 2004 per la presentazione delle istanze presso l’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio (ai sensi della determinazione dirigenziale n. 75/22002/D/732 del 14/06/2002 e della D.G.R. n. 887 del 20/05/2003).
Questo ritardo è da imputare, principalmente, al fatto che il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, con proprio decreto del 19 novembre 2002, ha istituito una Commissione preposta a fornire il supporto tecnico per la definizione delle linee

147

page149image264

guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche possibili (che saranno, successivamente, emanate con Decreto ministeriale del 31 gennaio 2005) di cui all’articolo 3, comma 2, del D. Lgs. 372/99, linee guida ritenute “necessarie” per il rilascio dell’AIA. ai sensi del combinato disposto dell’articolo 3, comma 2, e dell’articolo 5, comma 4, del D.Lgs. 372/99. Non essendo state emanante queste “linee guida”, la Regione non ha voluto rispettare il termine inizialmente fissato per il 30 giugno 2002. Per di più, la Giunta regionale nella D.G.R. n. 2618/2003 ha anche previsto che il termine fissato al 30 aprile 2004 potesse subire un automatico slittamento di 90 giorni successivi alla pubblicazione del decreto di emanazione delle richiamate linee guida. In ogni caso, l’articolo 14 del D. Lgs. 372/99 ha prescritto che “le disposizioni relative alle autorizzazioni previste dalla vigente normativa in materia di inquinamento atmosferico, idrico, acustico e del suolo… si applicano agli impianti esistenti sino a quando il gestore si sia adeguato alle condizioni fissate nell’autorizzazione integrata ambientale.

Al di là degli aspetti amministrativi e dell’iter procedimentale a livello regionale, il legislatore, quindi, ha dettato una disciplina transitoria secondo il vigente sistema autorizzatorio fino al rilascio dell’AIA. Alla luce di tale disposizione e in assenza dell’AIA a Fenice Spa viene applicato un regime transitorio che sostanzialmente “deroga” il nuovo impianto normativo sicuramente più rigoroso e incisivo sotto i profili della vigilanza, del controllo e dell’attività ispettiva delle Autorità competenti. Il termine per la conclusione dei procedimenti di autorizzazione di AIA è stato, ulteriormente, prorogato al 30 aprile 2005 dalla legge n. 47 del 27 febbraio 2004 (termine disposto dal comma 14 dell’articolo 4 del D. Lgs. 372/99 e fissato, inizialmente, al 30 ottobre 2004).

La Giunta regionale, con deliberazione n. 1874 del 06/08/2004, ha costituito un gruppo di lavoro per la redazione della modulistica concernente sia i contenuti amministrativi che quelli tecnici per la presentazione delle domande per il rilascio

148

page150image264

dell’AIA. Il gruppo di lavoro ha concluso i lavori il 22/10/2004 con la stesura finale della documentazione necessaria che è stata, in seguito, approvata con D.G.R. n. 2922 del 13 dicembre 2004.
Il legislatore nazionale è intervenuto nuovamente in materia ambientale con il D. Lgs. n. 59 del 18 febbraio 2005 (attuazione integrale della Direttiva n. 96/61/CE relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento) che ha abrogato il D.Lgs. 372/99 e che all’articolo 5, comma3, “ha ribadito” che è posto in capo all’Autorità Competente (la Regione) l’onere di stabilire il calendario delle scadenze per la presentazione delle domande di AIA per gli impianti esistenti e per gli impianti nuovi già dotati di altre autorizzazioni ambientali alla data di entrata in vigore del suddetto decreto.

La Giunta regionale, con deliberazione n. 1603 del 25 luglio 2005, ha approvato un nuovo calendario di scadenze per la presentazione delle domande di AIA, fissando per la categoria di attività industriale (come da allegato I del D. Lgs. n. 59/2005) “Gestione dei rifiuti” la scadenza presentazione istanza dal 01.03.2006 al 31.03.2006 (che cade di venerdì). Con la stessa deliberazione viene revocata la precedente D.G.R. n. 2618 del 30/12/2003.

Con D.G.R. n. 1609 del 25 luglio 2005 la Regione ha stabilito le modalità e le tariffe per l’istruttoria delle domande di AIA, prevendendo un versamento di 2mila euro (per le medie e grandi imprese in base alla definizione delle categorie di impresa adottata dal Regolamento CE 70/2001) mediante bonifico bancario con ricevuta di pagamento da allegare all’istanza di AIA al momento di presentazione della stessa al competente Ufficio regionale (Ufficio per la Compatibilità Ambientale).

La richiesta di Fenice.

Così come risulta dal protocollo del Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, la domanda di AIA è stata presentata in data 3 aprile

149

page151image264

2006, oltre il termine perentoriamente stabilito dalla Giunta regionale. E proprio con riferimento al dies ad quem (termine finale), per la delicatezza delle problematiche trattate non è ininfluente rammentare che nella seduta del Consiglio regionale di Basilicata del 4 ottobre 2011, il Vicepresidente della Giunta regionale con delega all’Ambiente ha relazionato sul punto n. 3 all’O.d.G. “Situazioni ambientali relative allo Stabilimento Fenice di Melfi”. A pag. 4 della relazione distribuita ai Consiglieri e integralmente riportata nel resoconto della seduta consiliare, l’Assessore afferma che “…l’Autorizzazione Integrata Ambientale, ai sensi dell’ex articolo 5 del D. Lgs. n. 59/2005 e s.m.i. – ora Titolo III Bis (articoli 29 bis – 29-quattuordecies) del D.lgs. n. 152/2006 (Norme in materia ambientale) – è stata presentata dalla società Fenice Ambiente s.r.l. (in realtà è Fenice Spa) in data 03.04.2006, in conformità al calendario delle scadenze per la presentazione delle domande A.I.A. per gli impianti esistenti e per quelli nuovi.” Più avanti ma sempre a pagina 4, si legge: “Ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del D.L. n. 180/2007, fino al rilascio dell’A.I.A. gli impianti esistenti di cui al D. Lgs. n. 59/2005, per i quali sia stata presentata la relativa domanda nei termini previsti, possono proseguire la propria attività nel rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni stabilite nelle autorizzazioni ambientali di settore….”

In queste dichiarazioni ci sono almeno due dati che destano meraviglia:

  1. 1)  l’istanza presentata il 3 aprile 2006, acquisita agli atti di questa Commissione, non risulta “in conformità al calendario delle scadenze” che è stato stabilito

    con D.G.R. n. 1603/2005 tra il 1° e il 31 marzo 2006;

  2. 2)  si giustifica l’autorizzazione ad un esercizio provvisorio dell’attività di Fenice

    (dal 2006 a tutt’oggi) sulla base del fatto che la domanda di AIA “è stata presentata nei termini previsti”. Con la legge 19 dicembre 2007, n. 243 (Differimento di termini in materia di autorizzazione integrata ambientale e norme transitorie) si stabilisce, all’articolo 2, che “fino alla data di rilascio

150

page152image264

dell’autorizzazione integrata ambientale, gli impianti esistenti di cui al D. Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59 (ndr, Fenice) per i quali sia stata presentata nei termini previsti la relativa domanda, possono proseguire la propria attività, nel rispetto della normativa vigente e delle prescrizioni stabilite nelle autorizzazioni ambientali di settore rilasciate e per le modifiche non sostanziali degli impianti medesimi; tali autorizzazioni restano valide ed efficaci fino alla scadenza del termine fissato per l’attuazione delle relative prescrizioni ai sensi dall’articolo 5, comma 18, del citato decreto legislativo n. 59 del 2005, come mondificato dall’articolo 1, comma 1 del presente decreto”.

Le diverse domande di AIA.

La Commissione, nel corso dell’attività d’indagine87, ha riscontrato che esistono copie della domanda di AIA, presentata da Fenice nel 2006, riportanti indicazioni di protocollo diverse.
Con nota protocollo n. 0020402/7502 del 3 febbraio 2012, il Direttore generale del Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità ha inviato alla Commissione la domanda di AIA prot. n. 79522/75/AB del 3 aprile 2006 (Allegato 7.1) mentre il Vicepresidente della Provincia di Potenza ha trasmesso una copia dell’istanza di AIA, riportante timbro datario 31 marzo 2006, che è stata acquista, via fax, in data 11.05.2012 e ufficialmente in data 18.05.2012 e anche in data 25.06.2012 (Allegato 7.2).

Nel corso dell’audizione del 4 giugno 2012 è stata acquisita ulteriore copia della domanda di AIA (Allegato 7.3) consegnata dal Dirigente dell’Ufficio regionale Compatibilità Ambientale, dott. Salvatore Lambiase.

87 In particolare, si vedano i resoconti delle audizioni del Vicepresidente della Provincia di Potenza, avv. Massimo Macchia, e dell’Assessore regionale all’Ambiente, dr.ssa Wilma Mazzocco, rispettivamente nelle sedute del 31 maggio e del 4 giugno 2012.

151

page153image272

Infine, con nota prot. n. 99545/7502 del 5 giugno 2012, acquisita in data 08.06.2012, è stata inviata dal dott. Donato Viggiano, Direttore generale del Dipartimento regionale Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità, il dettaglio del protocollo informatico relativo alla summenzionata domanda di AIA (Allegato 7.4).

La Commissione, quindi, ha verificato che la domanda andava presentata dal 1° al 31 marzo 2006 e il 31 marzo (che era un venerdì, per cui non poteva valere la regola della traslazione automatica del giorno al 3 aprile che era un lunedì). Successivamente, nel corso dell’attività d’inchiesta, la Commissione ha notato che nell’autorizzazione provvisoria rilasciata dalla Provincia nel 2010 è detto che l’istanza di autorizzazione AIA è stata presentata il 31 marzo.

L’Assessore Mazzocco spiegava88 che “… al Dipartimento Ambiente – ma ritengo in tutti i Dipartimenti della Regione Basilicata – soprattutto nei giorni in cui arrivano valige di documenti, progetti e corrispondenza, vengono apposte due indicazioni: il numero di repertorio con timbro rettangolare al momento di ricevimento ed il numero di protocollo. Quindi vengono ricevuti i documenti, vengono repertoriati con timbro rettangolare e poi passano al protocollo: questa è la metodologia che di solito, oggi, viene applicata. Con questo non voglio trarre conclusioni nello specifico dell’incartamento che ci è stato sottoposto dal Presidente della Commissione …omissis … Io ritengo che la discrasia tra il 31 marzo e il 3 aprile nei fatti non sia tale, ma il plico sia realmente arrivato il 31 marzo ed è stato repertoriato con un numero il venerdì e poi sia stato protocollato il lunedì, perché era questo l’andamento dei lavori nel 2006”.

Il dr. Lambiase, sempre nella stessa audizione, precisava che “… è prassi assolutamente ordinaria da anni che quando arriva la corrispondenza, sia quella consegnata a mano, sia quella che arriva tramite posta, posta elettronica o altro, ha

152

88 Resoconto della seduta della Commissione del 4.06.2012.

page154image264

come primo elemento di acquisizione il timbro di arrivo, che è rettangolare e reca la data e la dicitura “Arrivo”. Questo serve appunto a dare riscontro formale di acquisizione agli atti regionali, mentre poi, in funzione degli ordinari carichi di lavoro dell’addetto al protocollo e della sua presenza perché è personale in servizio che non ha una sostituzione immediata, la pratica viene registrata al protocollo con un timbro simile ma non uguale a quello precedente, che reca la data, il numero di registrazione e l’ufficio a cui viene assegnato.

Ora, se c’è stato un disguido, è stato dovuto al fatto che, siccome quello che è ordinariamente a portata di mano e fa testo in funzione del numero di iscrizione al protocollo è la data registrata con il numero, negli atti trasmessi a questa Commissione è stata fornita soltanto la copia con numero di protocollo e non quella con il timbro di arrivo che comunque è agli atti dell’ufficio e posso consegnarla in questo momento.”

153

page155image272

154

IL PIANO DI MONITORAGGIO AMBIENTALE DEL VULTURE – MELFESE

Sommario: Premessa. Sintesi dell’evoluzione normativa in materia di bonifica dei siti contaminati. L’approvazione del Piano. Cosa prevede il Piano. L’atto aggiuntivo. Il sistema di monitoraggio previsto dal Piano. Ruoli e compiti nella gestione del Piano di Monitoraggio. La gestione dei dati di monitoraggio Fenice dall’inizio delle attività ad oggi. Il ruolo di ARPAB. Considerazioni sul Piano di Monitoraggio Ambientale.

page156image272

155

Premessa.

Per descrivere le misure di monitoraggio e di controllo ambientale previste, di seguito si riportano alcuni passi dell’intervento pronunciato in Consiglio regionale il 4 ottobre 2011 dal Vice Presidente della Giunta regionale con delega all’Ambiente in occasione del punto n. 3 all’O.d.G. “Situazioni ambientali relative allo Stabilimento Fenice di Melfi”.

“Le misure di monitoraggio e controllo ambientale sono contenute in parte nell’Autorizzazione all’esercizio di cui al Decreto n. 75F/2000 ed in massima parte negli atti posti in essere in attuazione delle prescrizioni poste dall’atto del Ministero dell’Ambiente che esprime il giudizio positivo circa la compatibilità ambientale (DEC VIA n. 1790 del 17.12.1993).

In particolare, la prescrizione 20 del DEC VIA prevedeva a carico di Fenice: il controllo dell’impatto ambientale a seguito dell’entrata in esercizio della piattaforma di termodistruzione attraverso la realizzazione e la gestione, per tutta la durata dell’attività dell’impianto e per un congruo periodo successivo alla sua eventuale chiusura, di una rete di sorveglianza ambientale, che comprenderà un sistema permanente di monitoraggio e sorveglianza della qualità dell’aria, delle acque e dei suoli nell’area interessata, anche sulla base di indicatori ecologici, riguardanti in particolare elementi vegetali e animali. Ciò al fine di orientare l’azione dell’autorità di controllo e di segnalare tempestivamente eventuali presenze significative di inquinanti.

Tale rete di monitoraggio dovrà essere realizzata almeno sulla base delle seguenti indicazioni: almeno quattro stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, con rilevamento anche dei dati meteorologici, una all’interno dello stabilimento e tre da installare in località dell’area industriale di Melfi, che verrà gestita con i criteri

page157image264

stabiliti dagli organi a cui la Regione, di intesa con gli enti locali, affiderà la vigilanza.
Il sistema di monitoraggio sarà realizzato in modo da consentire, secondo modalità da concordare con gli Enti locali e la Regione, la lettura dei dati in tempo reale anche all’autorità di controllo territorialmente competente.

Con frequenza annuale si verificherà il livello di deposizione sui suoli agricoli circostanti la piattaforma, a distanze variabili (750, 1000 e 1500 metri) nella direzione prevalente dei venti, di metalli pesanti e composti clororganici (diossine e furani), con prelievi di campioni di terreno da effettuarsi fino ad una profondità di 30 cm per sezioni di 5 cm, oltre al primo strato superficiale di 1 cm. Su tali campioni saranno eseguite le determinazioni di laboratorio.

Nelle stesse postazioni, di cui al punto precedente, dovrà essere eseguito sui prodotti agricoli coltivati, un controllo per le stesse sostanze prima dei raccolti ed i relativi dati dovranno essere trasmessi, prima dell’utilizzo degli stessi prodotti, alle autorità sanitarie competenti.

Con periodicità almeno biennale dovranno essere realizzati test di mutagenesi volti a verificare eventuali specificità del sito in oggetto rispetto alle zone circostanti.
Dovrà essere previsto, nella zona circostante l’insediamento FIAT, un sistema di indicatori biologici di inquinamento, al fine di definire il livello di criticità ecologica e l’eventuale contributo degli impianti dell’insediamento FIAT. Per esempio dovrà essere controllata la presenza di metalli pesanti – almeno cromo, nichel, cadmio e mercurio – e di composti organoclorurati in campioni di latte provenienti dall’allevamento zootecnico più vicino all’impianto.

Per poter integrare in modo corretto i risultati, sarà opportuno effettuare anche rilevamenti in matrici analoghe presenti sul territorio, ma in aree non direttamente interessate dall’insediamento industriale (dai cosiddetti punti zero, quei terreni che non sono interessati dall’insediamento industriale).

156

page158image264

La Fenice S.p.A. dovrà inoltre garantire il monitoraggio delle acque di scarico della piattaforma, incluse le acque meteoriche e le acque di falda.
Per queste ultime, le determinazioni da eseguirsi nei 10 pozzi dovranno essere concordate con le autorità di controllo.

Sarà messo in atto un monitoraggio dei livelli sonori imputabili all’esercizio della piattaforma, con apposite campagne per verificare il rispetto della normativa.
I risultati di tali campagne saranno portati a conoscenza delle autorità di controllo. La successiva prescrizione 21 del DEC VIA prevedeva che il suddetto piano di monitoraggio ambientale fosse preventivamente concordato tra la società Fenice, la Regione e l’autorità di controllo; i risultati delle rilevazioni, inoltre, dovevano essere mantenuti a disposizione del Ministero dell’Ambiente e delle autorità pubbliche ed essere comunque inviati almeno annualmente alle autorità di controllo, salvo che per alcuni parametri relativi alla qualità dell’aria da trasmettere in tempo reale.”

Nel giugno 1994 la Regione Basilicata ha presentato il progetto esecutivo del 1° lotto funzionale del sistema di monitoraggio del melfese (in seguito all’insediamento della Fiat) nel quale doveva integrarsi il “progetto Fenice”. Nel marzo 1996 la Regione, con D.G.R. n. 1008 del 15.3.1996, ha istituito un Comitato Tecnico, previsto dal Dec Via, composto da rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, della Regione e della società Fenice, integrato successivamente con rappresentanti dei Comuni di Lavello e Melfi (rispettivamente con D.G.R. n° 295 del 31.01.1997 e con D.G.R. n° 3166 del 03.11.1998) che ha redatto il “Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese” (in osservanza del punto 21 delle prescrizioni del Dec Via n. 1790/1993).

Fenice, formalmente almeno in due occasioni89, ha richiesto la convocazione del Comitato Tecnico de quo al fine di riesaminare e “ritarare” il sistema di monitoraggio

89 Nota datata 08.01.2004, inviata al Dipartimento regionale Ambiente e Territorio e firmata dall’ing. G. Negro, responsabile Area Gestione Business Rifiuti del Termovalorizzatore di Melfi, e nota datata 29.06.2004, inviata sempre al Dipartimento regionale competente e firmata dal Direttore Operativo di Fenice-EDF, Martino Narcisi.

157

page159image264

per consentire al sistema stesso di svolgere efficacemente la funzione ad esso assegnata. Dagli atti in possesso della Commissione non risulta alcuna riunione del Comitato Tecnico in seguito alle richieste di Fenice.

Sintesi dell’evoluzione normativa in materia di bonifica dei siti contaminati.

Il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo Unico delle norme in materia ambientale), che ha introdotto una nuova disciplina in tema di bonifica dei siti contaminati, ha disposto, all’art. 264, comma 1, lett. i), l’abrogazione espressa del Decreto Legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (Attuazione della direttiva 91/156/CEE sui rifiuti; della direttiva 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio).

E’ stato, quindi, abrogato l’art. 17 del medesimo decreto n. 22 del 1997, relativo alla bonifica ed al ripristino dei siti inquinati, basato sui limiti massimi di concentrazione, al superamento dei quali scattava comunque l’obbligo di bonifica.
Sono state, inoltre, introdotte, all’art. 240, due distinte soglie: la prima, corrispondente alle “concentrazioni soglia di contaminazione” (CSC), in relazione alla quale i livelli di contaminazione delle matrici ambientali costituiscono valori il cui superamento impone la caratterizzazione del sito e la procedura di “analisi di rischio sito specifica”; la seconda, corrispondente alle “concentrazioni soglia di rischio” (CSR), che, se oltrepassata, determina il sorgere dell’obbligo di bonifica e di messa in sicurezza.

Le norme del T.U. sono qualitativamente assai differenti dalle previgenti e recano il segno di un orientamento legislativo quasi del tutto diverso da quello che aveva ispirato l’art. 17 del D.Lgs. 22/97 e le sue norme applicative (D.M. 471/99). Viene, infatti, radicalmente modificato, in primo luogo, l’ambito di applicazione della norma in materia di bonifiche.

158

page160image264

Nel nuovo regime di cui al D.Lgs. n. 152 del 2006, i “valori limite” di concentrazione diventano “valori di attenzione” (le c.d. concentrazioni soglia di contaminazione), il cui superamento non determina, di per sé, l’automatica qualificazione giuridica di contaminazione del sito, ma obbliga unicamente alla caratterizzazione e all’analisi di rischio sito specifica (art. 240 del D.Lgs. n. 152 del 2006).

Nel D.M. n. 471/99 il ruolo dell’analisi di rischio era definito eminentemente sussidiario. Nel nuovo regime, al contrario, l’analisi di rischio diviene strumento centrale e decisivo ai fini della qualificazione giuridica di contaminazione del sito e della conseguente insorgenza dell’obbligo di messa in sicurezza e di bonifica.

L’approvazione del Piano.
La Giunta Regionale con D.G.R. n. 2584 del 03.11.1999 ha approvato il suddetto Piano, quale strumento tecnico per il controllo ambientale dell’area interessata. In particolare il Piano definisce le procedure e le modalità tecnico-gestionali dell’intera rete di monitoraggio che comprende la sorveglianza della qualità dell’aria (stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria con rilevamento dei dati meteoclimatici), il monitoraggio dei suoli, delle acque superficiali e di falda e dei vegetali nell’area interessata anche sulla base dell’individuazione degli indicatori ecologici.

Cosa prevede il Piano.

Il Piano prevede i dettagli tecnici del sistema di monitoraggio a carico di Fenice Spa e le funzioni di competenza della Regione, riaffermando il principio secondo cui l’intera rete è concepita come una struttura unitaria, e prevedendo, inoltre, che la Regione Basilicata avrà accesso, in tempo reale, ai dati grezzi derivanti da tutte le modalità di misura in ogni punto della rete gestita da Fenice. Per di più, sul monitoraggio in automatico della qualità dell’aria, la Regione potrà acquisire e

159

page161image264

gestire i dati grezzi provenienti dalla rete Fenice attraverso la creazione di due centri gemelli di acquisizione dati da realizzarsi a Torino o Melfi e Potenza.
La Regione, in più, gestirà la rete di Fenice sia in stato di normalità che in stato di attenzione e criticità.

I dati grezzi saranno validati e divulgati ai cittadini delle comunità di Melfi e Lavello dalla Regione.
In condizioni di stato di attenzione o di criticità (situazioni di inquinamento atmosferico suscettibili di determinare una condizione di rischio ambientale) la Regione avrà la priorità di accesso dei dati della rete di monitoraggio.

È previsto che il Piano di monitoraggio venga riesaminato e ritarato entro e non oltre i due anni di gestione della piattaforma di termodistruzione o ogni qualvolta il Comitato Tecnico ne ravvisasse l’esigenza e la necessità a seguito di valutazione sui dati raccolti o in conseguenza di variazioni di normativa in materia di controllo ambientale.

L’atto aggiuntivo.
In data 25.11.1999 è stata sottoscritta la Convenzione per l’attuazione del Monitoraggio Ambientale nel Melfese tra il Dipartimento regionale Sicurezza Sociale e Politiche Ambientali e Fenice Spa ai sensi del punto 21 delle prescrizioni del Dec Via 1790/93. La convenzione è stata sottoscritta tra l’Ing. Michele Vita (Dirigente generale del Dipartimento) e l’Ing. Mirco Martino legale rappresentante della Fenice Spa. Con tale convenzione sono state definite le procedure e le modalità tecnico gestionali dell’intera rete di monitoraggio che comprende la sorveglianza della qualità dell’aria, dei suoli, delle acque superficiali e di falda e dei vegetali dell’intera area del melfese.
Con la successiva D.G.R. n. 859 del 20.04.2000 la Regione ha disposto che venisse approvato un atto aggiuntivo alla Convenzione stipulata, sottoscritto tra le parti in

160

page162image264

data 12 maggio 2000, in quanto si è ritenuto necessario stabilire i tempi di sviluppo delle diverse fasi delle attività previste nonché i costi necessari per l’attuazione dei diversi livelli di intervento previsti dal Piano di Monitoraggio Ambientale. Attività queste subordinate e prodromiche alla sottoscrizione di Accordi di Programma tra Regione – Comuni del melfese e Fenice di cui l’accordo sottoscritto costituisce un primo stralcio.

Nell’atto aggiuntivo alla Convenzione si “premette” che “…la messa a regime dell’impianto di termodistruzione è subordinata alla realizzazione del Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese nei termini e secondo le modalità previste dalla convenzione stessa…”.

Si stabilisce, inoltre, che relativamente alla rete chimico – fisica (livello 2° del sistema di monitoraggio) e alla rete di biomonitoraggio (livello 3°), Fenice contribuisca con un versamento annuo di 700milioni di lire per due anni a decorrere dalla sottoscrizione dell’Accordo di Programma più generale tra Regione – Comuni del melfese – Fenice Spa.

Tale versamento non sarà mai effettuato in quanto Fenice dichiarava che90 dalla data di sottoscrizione dell’Accordo di programma di aver sostenuto spese che avrebbe dovuto sopportare la Regione per la realizzazione e la gestione del programma previsto dai livelli 2° e 3° del Piano di Monitoraggio Ambientale del Melfese.

Fenice lamentava, inoltre, il mancato assolvimento da parte delle Amministrazioni Pubbliche interessate dei propri impegni e, al fine di evitare la contestazione dell’illecito penale di inosservanza delle prescrizioni autorizzative, ha dovuto provvedere, a proprie spese, all’attuazione delle attività oggetto di contribuzione per un importo che copre largamente la cifra prevista dal sopra citato Atto Aggiuntivo del del 12.05.2000.

La Regione, invece, si impegnava a :
90 Nota di Fenice, datata 29.06.2004 prot. n. 677, inviata al Dipartimento regionale Ambiente e Territorio.

161

page163image264

  •   realizzare la rete di monitoraggio qualità dell’aria con 3 stazioni fisse per il rilevamento in continuo degli inquinanti primari e secondari e di quelli metereologici e alla sua gestione sino a quando le attività di monitoraggio verranno prese in carico da ARPAB;
  •   realizzare 2 punti informativi ai cittadini mediante l’installazione di pannelli informativi a Lavello e Melfi, d’intesa con le amministrazioni comunali;

    installare un punto di monitoraggio delle sostanze organiche volatili nella colonna d’aria (DOAS) nei pressi di Fenice al fine di creare una rete in grado di intercettare le sostanze inquinanti nelle aree maggiormente soggette a fenomeni di ricadute al suolo;

     acquisire e gestire i dati grezzi provenienti dalla rete Fenice.

    Il sistema di monitoraggio previsto dal Piano.

    Il piano di monitoraggio prevede un sistema suddiviso in 5 livelli91:

    1) Stazioni automatiche per la misura della qualità dell’aria mediante il rilevamento in continuo di parametri chimici e fisici e di parametri meteorologici: 4 stazioni sono gestite da Fenice e 3 da ARPAB mediante rilevamento continuo di parametri chimici, fisici e meteoclimatici;

    2) Rete chimico-fisica con prelievo di campioni (in semiautomatico e non) ed analisi (chimiche, biologiche ed ecotossicologiche) in laboratorio di tutte le matrici ambientali (acqua, aria, suolo e vegetali), siti presso area industriale San Nicola di Melfi (8 stazioni); la rete è gestita da Fenice. ARPAB può attivare in ogni momento campagne di monitoraggio di tipo spot;

3) Rete di biomonitoraggio basata sull’ uso integrato di bioindicatori, bioaccumulatori e test ecotossicologici da effettuare nei 16 siti previsti (numero di siti doppi rispetto a quelli dove sono installate le postazioni per misure chimico-

91 Relazione del Vicepresidente della Giunta regionale, con delega all’Ambiente, agli atti del Consiglio regionale – seduta del 4 ottobre 2011.

162

page164image272

fisiche). Fenice gestisce i siti (fornitura di organismi vegetali e animali), assicurando il loro mantenimento;
4) Monitoraggio a bordo impianto inclusivo di:
monitoraggio in continuo delle emissioni al camino secondo le prescrizioni di legge (DEC VIA 1790/93 e normativa vigente);

Monitoraggio dei processi di combustione e di depurazione dei fumi con metodi tradizionali off-line e con l’ottimizzazione di metodi innovativi on-line mediante le tecnologie ottiche per la mappatura della fiamma e di rilevamento ottico degli inquinanti;

5) Monitoraggio remoto per la definizione 3D.

Ruoli e compiti nella gestione del Piano di Monitoraggio.

La Giunta regionale ha riferito92 che “… la Società Fenice, oltre a controllare e misurare attraverso un sistema automatico il processo di combustione, di recupero energetico e di trattamento fumi, effettua un monitoraggio di tutte le matrici ambientali potenzialmente interessate dall’attività dell’impianto.

Per quanto riguarda le acque si controllano le seguenti correnti:
Refluo convogliato all’impianto di trattamento acque.
Sono effettuati prelievi ed analisi chimico-fisiche con cadenza mensile, al fine di produrre evidenza oggettiva del rispetto del regolamento d’utenza siglato tra Fenice Ambiente s.r.l. e l’impianto di trattamento acque reflue Fenice presso Sata.
Pozzi di monitoraggio perimetrale.
Sulle acque emunte dai 9 pozzi preposti al monitoraggio ambientale, sono effettuate bimestralmente (mesi gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre) delle analisi chimico-fisiche.
Fiume Ofanto

163

92 Cfr. nota 91.

page165image264

Vengono regolarmente analizzate le acque del fiume Ofanto a monte ed a valle dello scarico del depuratore consortile dell’ASI.
Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, l’impianto è dotato di 4 centraline automatiche per la valutazione della qualità dell’aria-ambiente: n. 3 posizionate lungo la principale direzione dei venti e verso i principali centri abitati (Favullo, Lamiola e Bizzarro) per la rilevazione in continuo di polveri, SO2, NO, NO2, NOx, CO, eccetera, idrocarburi totali metanici e non metanici, ozono, velocità e direzione vento; n. 1 posta sull’impianto in cui, oltre a misurare sempre in continuo i parametri di cui sopra, vengono rilevati benzene, toluene, xilene, temperatura, pressione, umidità relativa, precipitazioni, radiazione solare.

Camini E1 ed E2: controlli periodici e controlli in continuo.
In osservanza al D.Lgs. n. 133/2005, la società Fenice effettua misure in continuo di polveri, HCl, NOx, SO2, eccetera, tenore volumetrico di ossigeno, tenore di vapore acqueo, pressione, temperatura e portata.
Con frequenza trimestrale vengono misurati anche acido fluoridrico, idrocarburi non metanici, acido nitrico, formaldeide, acido cianidrico, IPA, ed altri.
Analisi del particolato aerodisperso.
Semestralmente, vengono effettuate misurazioni sul particolato aerodisperso utilizzando uno strumento di prelievo in grado di intrappolare su matrice solida (filtro) i contaminanti da analizzare. Tale sistema, costituito da una pompa ad alto volume (Heco HiVol) che permette il filtraggio dell’aria intrappolando il particolato, viene posizionato di volta in volta in corrispondenza delle 4 centraline di monitoraggio della qualità dell’aria per il prelievo di campioni.
Misure di Biomonitoraggio.
Il bioindicatore è attualmente lo strumento principe in grado di evidenziare le variazioni ambientali. Può essere costituito da un singolo organismo o da un sistema

164

page166image264

biologico utilizzato per la valutazione di eventuali modificazioni della qualità dell’ambiente a prescindere dalla complessità dell’evento contaminante.
Il rilevamento di tipo strumentale e quello biologico non costituiscono però metodologie alternative ma altresì complementari per la valutazione finale della stima del danno ambientale.

In corrispondenza delle centraline per la valutazione della qualità dell’aria e nella città di Lavello, la società possiede delle installazioni deputate all’allevamento ed alla crescita di bioindicatori ambientali.
Nel dettaglio, i bioindicatori da sempre utilizzati nelle suddette stazioni sono: i licheni, il Tarassaco officinalis e la Lemna minor.

Fattorie e campi circostanti.
Oltre alle stazioni di biomonitoraggio, vengono eseguiti campionamenti su matrici alimentari presenti nei dintorni dell’impianto seguendo ovviamente la disponibilità naturale e stagionale. Oggetto di analisi sono ortaggi, uova, latte e grano, in cui vengono ricercate possibili contaminazioni da metalli pesanti, diossine, furani, composti organoclorurati e idrocarburi policiclici aromatici.
Suolo.
Con cadenza semestrale, vengono effettuate campagne di prelievi di suolo superficiale e di suolo profondo a diverse distanze dai camini dell’impianto di termovalorizzazione (750-1000-1500 m). Su detti campioni prelevati vengono effettuate analisi chimico-fisiche ed ecotossicologiche (identiche a quelle condotte sulle acque).
Per quanto riguarda il rumore, ogni tre anni, nel mese di dicembre, viene eseguita la valutazione dell’impatto acustico verso l’esterno in corrispondenza di n. 5 ricettori ritenuti sensibili.

165

page167image264

…omissis… l’ A.R.P .A.B. effettua principalmente attività di monitoraggio delle emissioni in atmosfera e delle acque e può effettuare ulteriori indagini spot anche in contraddittorio con l’esercente dell’impianto.
Monitoraggio della qualità dell’aria.

Con le 3 stazioni di monitoraggio (rispettivamente posizionate a nord ovest dell’abitato di Lavello, a sud-ovest di Melfi e nell’area industriale San Nicola) vengono misurate in continuo le concentrazione di inquinanti (PM10, SO2, NOx, ed altri) e parametri meteorologici al suolo.

Controlli sugli scarichi dell’impianto, sul fiume Ofanto e sui pozzi interni allo stabilimento. I parametri chimico-fisici analizzati sono quelli previsti dalla normativa vigente sugli scarichi, sui corpi idrici e sulle acque sotterranee. Le analisi ecotossicologiche sono quelle relative alla determinazione di Vibro Fischeri, Daphnia Magna, Lactuga Sativa e IBE”.

La gestione dei dati di monitoraggio Fenice dall’inizio delle attività ad oggi.

Nella Relazione al Consiglio regionale si può ancora rilevare che “I rapporti di prova relativi al Piano di Monitoraggio vengono prodotti e detenuti dai soggetti che effettuano le misure, nel caso in questione dall’esercente dell’impianto e da ARPAB. Nel corso degli anni la società che esercisce l’impianto ha trasmesso i dati di monitoraggio ad ARPAB, all’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale della Regione Basilicata, al Ministero dell’Ambiente, alla polizia provinciale, alla Provincia di Potenza dal 2008, all’ASL n.1, e, dal 2008 risultano essere stati trasmessi anche ai Comuni di Melfi e Lavello.

Tali dati sono relativi alle emissioni in atmosfera, acque di scarico, acque di falda, terreni, vegetali. I dati sono di tipo “grezzo”, vale a dire non corredati da elementi di valutazione ambientale e pertanto a seguito della nota dell’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale del maggio 2010, reiterata ad ottobre 2010, viene prescritto a

166

page168image264

Fenice Ambiente l’invio dei dati e delle informazioni comprensivi di quadro sintetico dei risultati delle analisi, con a fronte i limiti normativi e la messa in evidenza degli eventuali valori di superamento, corredati da una relazione sintetica descrittiva”.

Il ruolo di ARPAB.
Il 25.02.2002 la Giunta regionale con propria Deliberazione n. 304 ha trasferito all’ARPAB – Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente in Basilicata (istituita con L.R. n. 27 del 19.05.1997 come modificata dalla L.R. n. 13 del 27.04.1999) in proprietà, nello stato di fatto e di diritto, la rete di monitoraggio dell’aria del melfese di competenza regionale (costituita da tre stazioni) nonché l’indagine volta alla caratterizzazione delle matrici ambientali nell’area del melfese, come previsto dal Piano di monitoraggio Ambientale di cui alla D.G.R. n° 2584/1999.
Il conseguente “Protocollo d’intesa per l’attuazione del Monitoraggio ambientale del Melfese (Piano di monitoraggio ambientale del melfese di cui al punto 21 delle prescrizioni DEC VIA del ‘93)” è stato sottoscritto da Vincenzo Sigillito, in qualità di Dirigente generale del Dipartimento regionale Ambiente e Territorio, e dal dott. Pasquale Ferrara, in qualità di Direttore generale di ARPAB, solo in data 14 marzo 2003, ossia un anno dopo della decisione della Giunta regionale di trasferire la rete di monitoraggio.
La Regione trasferiva in proprietà all’ARPAB sia la rete di monitoraggio dell’aria comprensiva delle tre stazioni di rilevamento dei parametri della qualità dell’aria con la relativa strumentazione (installate in c.da S.Abruzzese ed in c.da Monte Longo del Comune di Melfi e nell’area sportiva attrezzata del Comune di Lavello) sia l’onere dell’indagine volta alla caratterizzazione delle matrici ambientali della stessa area.

167

page169image264

All’Agenzia, dunque, veniva affidata la complessiva azione di rilevamento, archiviazione, elaborazione, validazione, diffusione e pubblicazione dei dati provenienti da detto sistema di monitoraggio (art. 1 del protocollo d’intesa del 2003). L’ARPAB era obbligata a garantire l’efficienza e la funzionalità della rete stessa; a mantenere la destinazione dei suddetti beni trasferiti allo svolgimento dei compiti istituzionali; il collegamento del sistema di monitoraggio con il centro regionale di acquisizione ed elaborazione dei dati. All’articolo 3 – “Flussi informativi” della Convenzione si stabiliva, inoltre, che l’ARPAB doveva garantire, tra l’altro: 1) il trasferimento alla Regione dei dati validati con frequenza settimanale; 2) la stesura di un rapporto semestrale sulle attività effettuate; 3) la segnalazione tempestiva di eventuali anomalie riscontrate durante le indagini.

A tal proposito la Giunta regionale riferisce al Consiglio regionale93 che “Da una ricognizione interna agli uffici non risultano trasmessi dall’ARPAB, negli anni, i dati settimanali validati di monitoraggio della qualità dell’aria, né i rapporti semestrali sulle attività effettuate”.

Per di più, sempre nella stessa relazione al Consiglio regionale si può leggere94 che “L’unica documentazione relativa ai dati di monitoraggio ambientale trasmessa da ARPAB riguardante il sito Fenice nel periodo 2002 – 2009 risulta la seguente:

  •   Lettera ARPAB del 6/3/2007 prot. 0000683 -Trasmissione certificati di analisi relativi al monitoraggio ambientale del Melfese – Periodo Gennaio – Dicembre 2006;
  •   Lettera ARPAB del 3/3/2009 prot. 0001933 – Comunicazione ai sensi dell’art. 244 comma 1 del D. Lgs. n. 152 del 14 aprile 2006;
  •   Lettera ARPAB del 27/03/2009 prot. 0002741 – Fenice Spa Termovalorizzatore – Trasmissione rapporti di prova relativi ai controlli sui pozzi di monitoraggio;
  •   Riscontro nota del Sindaco di Melfi prot. n. 0203/09/P.M. del 14/03/2009.

    93 Cfr. nota 91. 94 Cfr. nota 91.

168

page170image264

Oltre alle citate note sono depositati presso gli uffici gli atti relativi al procedimento di caratterizzazione e bonifica del sito avviato nel Marzo 2009 ex art. 242 e seguenti del D.Lgs. 152/2006.
È la stessa Giunta regionale, seppur in ritardo, a constatare95 che “Dall’esame della documentazione in possesso degli uffici, si evince un quadro di comunicazione dei dati ambientali del sito Fenice da parte dell’Agenzia, incompleto, tecnicamente inadeguato e caratterizzato da sciatteria nella stessa compilazione”.

Considerazioni sul Piano di Monitoraggio Ambientale.

Da quanto detto, innanzitutto, occorre sottolineare che così come stabilito nel Piano approvato “la responsabilità della validazione dei dati grezzi e la loro divulgazione è assunta dalla Regione”. L’obbligo, dunque, è da ricondurre in capo alla Regione quanto meno fino allo stato di trasferimento reale della proprietà degli impianti ad ARP AB.

Pertanto, era la Regione, almeno in questa fase (2000-2003), che doveva mettere in campo ogni utile strumento e/o iniziativa, anche attraverso sollecitazioni ai propri Enti strumentali, affinché i contenuti del Piano di Monitoraggio trovassero concreta, rigorosa e puntuale attuazione96.

95 Cfr. nota 91.
96 L.R. n. 27/97 e s.m.i. – Art. 27 Rapporti con la Regione.
1. Entro il 30 settembre di ciascun anno l’Agenzia predispone e trasmette alla Regione, congiuntamente al bilancio di previsione, il programma di attività relativo all’anno successivo con specificazione degli obiettivi da conseguire e delle risorse occorrenti.
2. Qualora la Regione richieda all’Agenzia di apportare al suddetto programma modifiche o integrazioni comportanti maggiori oneri finanziari, devono essere indicati i mezzi per farvi fronte.
3. I programmi annuali indicati al precedente comma devono essere redatti tenuto conto:
a) delle priorità previste dagli atti di programmazione regionale e di eventuali specifici indirizzi indicati dalla Regione nei confronti dell’Agenzia;
b) degli indirizzi tecnici e metodologici stabiliti dall’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente;
c) dei programmi di attività concordati con le amministrazioni provinciali e con le Aziende U.S.L.
4. In relazione alle attività di supporto tecnico-scientifico che l’Agenzia è tenuta a prestare alla Regione in materia ambientale, l’Agenzia stessa su richiesta della Regione – elabora progetti di opere o interventi con particolare riguardo a quelli ammessi a finanziamento comunitario.
5. Ferma restando la esclusiva competenza degli uffici regionali in ordine all’attività istruttoria di rispettiva spettanza, gli stessi, possono richiedere per il tramite dei rispettivi Direttori generali, all’A.R.P.A.B., ove necessario, pareri, valutazioni ed accertamenti tecnici purché riferibili ai compiti ed attività propri dell’Agenzia.

169

page171image264

Le inadempienze comunicate al Consiglio regionale dall’Assessore Mancusi il 4 ottobre 2011 sono da ascrivere sicuramente ad ARPAB per il periodo successivo al passaggio concreto di funzioni (2003), ma non al periodo antecedente.
Per di più, anche per i periodi successivi non si comprende come mai la mancanza di invio settimanale dei dati validati, ora contestata, la mancanza stessa del rapporto semestrale e la mancata segnalazione di eventuali anomalie, non sia mai stata rivendicata dalla Regione tanto più che la vigilanza, oltre che eveniente dagli atti sottoscritti con ARPAB, ricadeva fino al luglio 2006 in capo alla Giunta regionale97. Tra l’altro risulta che in applicazione della convenzione stipulata da ARPAB con l’Istituto Superiore della Sanità, dal 2001 è iniziato lo studio delle problematiche ambientali collegate alle emissioni ai camini e dopo i primi due anni di valutazione delle emissioni, a partire dal 2002 e fino al 2009 l’ARPAB di concerto con l’ISS ha redatto annualmente una relazione inviata alla Provincia, che riesce difficile pensare non sia stata inviata alla Regione.

Per quanto riguarda le analisi del monitoraggio effettuate, dalla documentazione verificata si evince, come già riscontrato nella fase delle prove a caldo, che Fenice e la stessa ARPAB hanno rappresentato le attività da loro svolte in maniera incompleta e inidonea ad esporre in modo chiaro e puntuale lo stato di inquinamento delle acque di falda. Hanno rappresentato, inoltre, in maniera limitata le sostanze rilevate le cui certificazioni sono state redatte prive di giudizio e con metodi indefiniti.

Pur tuttavia, la Commissione ha constatato che in più periodi, nonostante dai dati si rilevavano superamenti dei livelli massimi di accettabilità, sia Fenice che ARPAB omettevano di adempiere alle comunicazioni di legge agli Enti competenti.

6. La Regione assume, ove è necessario, nei confronti dell’A.R.P.A.B. atti di indirizzo e coordinamento, anche di carattere tecnico-amministrativo e promuove la collaborazione dell’A.R.P.A.B. con tutti i soggetti e le strutture operanti nel campo della prevenzione e dei controlli ambientali.
97 Art. 22, comma 1, della L.R. 27/97 istitutiva dell’ARPAB.

170

page172image264

Come già anticipato, già durante le prove a caldo si erano verificati alcuni superamenti come nel caso del piombo in più pozzi, con picchi che si sono manifestati nel settembre 2007.
Inoltre, a prescindere dagli obblighi di comunicazione dei dati di ARPAB, a partire dal 2003, è documentato che Fenice dal 2004 aveva puntualmente inviato alla Regione e agli altri Enti competenti, per periodi bimestrali, la documentazione relativa al monitoraggio ambientale relativa alle analisi delle emissioni in atmosfera, acque di falda e superficiali, analisi terreni e vegetali, in applicazione degli accordi intercorsi con la Regione.

Per quanto riguarda, invece, il periodo 2001-2003 agli atti risulta che Fenice ha inviato all’Ufficio Prevenzione e Controllo Ambientale (solo in data 6 marzo 2004 con nota acquisita al n. prot. 58886/75I), all’ARPAB, alla Polizia Provinciale di Potenza, all’ASL n. 1 e al Ministero dell’Ambiente (nel 2005) la documentazione relativa al monitoraggio ambientale delle analisi delle emissioni in atmosfera, acque di falda e superficiali, analisi terreni e vegetali, a seguito di specifica richiesta del Gruppo di lavoro istituito ai fini della verifica degli obblighi previsti nel Piano di Monitoraggio.

Dalla stessa nota si evince, con annotazione a mano del dott. Achille Palma, funzionario del Dipartimento Ambiente e Territorio, che la “nota trasmessa (ndr, è) priva di documentazione”.
Detto ciò, appare singolare che, nonostante la documentazione fosse a disposizione di tutti gli Enti preposti al controllo e alla vigilanza, nessuno abbia criticamente e analiticamente provveduto a valutare i dati inviati.

Paradossale è l’indifferenza rispetto ai dati relativi al 2° bimestre 2006, ove per quasi tutti i pozzi la sommatoria dei composti organoalogenati era addirittura fino a

171

page173image280

quattro volte superiore il limite di legge fissato in 10 μg/l, come si può facilmente evincere dalla lettura della tabella98 che di seguito si riporta:

172

Campione prelevato il 15/03/2006

Pozzo 1 Pozzo 2 Pozzo 3 Pozzo 4 Pozzo 5 Pozzo 6 Pozzo 7 Pozzo 8 Pozzo 9

Sommatoria composti organoalogenati misurati in μg/l
39,1
36,2
27,3
9,2
23,9
12,4
9,6
42,6
31,8

Sul punto occorre far rilevare che riportando solo la sommatoria di tali sostanze cancerogene non si fornisce un quadro reale e preciso sullo stato di inquinamento della falda. Ciò perché riportando nelle analisi la sommatoria non si consentirebbe di rilevare i valori dei singoli composti che autonomamente misurati potrebbero essere oltre il limite consentito.

D’altro canto proprio tale eventualità era già stata prospettata dal laboratorio convenzionato a proposito delle prime analisi relative al periodo delle prove a caldo, ove correttamente venivano indicati i valori dei singoli composti. Metodo, questo, però, che negli anni a seguire non verrà replicato, poiché sarà indicata nei referti la sola sommatoria. A partire, invece, dal settembre 2007 i referti venivano redatti

98 Rielaborazione di dati presi dalla Relazione di Analisi acque di falda – Riassuntiva del marzo 2006 redatta da Fenice EDF.

page174image264

correttamente, mediante l’indicazione dei singoli composti clorurati al fine di evidenziare i superamenti di legge dei singoli composti.
Inoltre, così come asserito dallo stesso Assessore regionale all’ambiente, nella richiamata relazione al Consiglio regionale, le rilevazioni di ARPAB relative al 2006 erano state puntualmente inviate alla Regione.

Il Dipartimento regionale, pertanto, per l’anno 2006, se non altro per curiosità intellettuale, poteva mettere a confronto i valori rilevati da Fenice con quelli misurati dal proprio Ente strumentale, dal cui confronto avrebbe potuto accertare, per tempo, la contaminazione della falda da inquinamenti pericolosi.

La stessa ARPAB dal 2007 incomincia ad effettuare più correttamente le valutazioni dalle quali si evidenziavano gli sforamenti e, quindi, avrebbe potuto informare già gli Enti competenti.

Da quanto fin qui esposto è singolare che l’ARPAB solo il 3 marzo 2009 con la nota prot. n. 1933, comunicava ai sensi dell’art. 244, comma 1 del D.Lgs. 152/2006, abbia informato le Autorità competenti circa i superamenti della concentrazione- soglia previsti dalla tabella 2, allegato 5, parte IV del T.U. in materia ambientale, relativamente ai parametri: nichel, mercurio, fluoruri, nitriti, tricloroetano, tricloroetilene, tetracloroetilene, bromodiclorometano, dibromoclorometano.

La stessa Fenice, solo in data 12 marzo 2009, provvedeva alla comunicazione della presenza di contaminazione ai sensi dell’art. 242 del D.Lgs. 152/2005, comma 1.

In conclusione, lo stato di contaminazione delle acque sotterranee, espresse come multiplo delle rispettive CSC, all’interno del sito nel 2009, presentava la seguente grave situazione99:

99 Resoconto della seduta del Consiglio regionale del 4.10.2011 – pag. 25 della Relazione del Vicepresidente della Giunta regionale.

173

page175image272

Nichel 2 volte eccedenti i limiti normativi;
Mercurio 2.000 volte eccedenti i limiti normativi; Fluoruri 1,53 volte eccedenti i limiti normativi;
Nitriti 5 volte eccedenti i limiti normativi; Tricloroetilene 4,8 volte eccedenti i limiti normativi; Tetracloroetilene 7,63 volte eccedenti i limiti normativi; Bromodiclorometano 22,94 volte eccedenti i limiti normativi; Dibromoclorometano 35,38 volte eccedenti i limiti normativi; Manganese 15,4 volte eccedenti i limiti normativi; Triclorometano 43,3 volte eccedenti i limiti normativi; Sommatoria organoalogenati 1,7 volte eccedenti i limiti normativi, Dicloropropano 10 volte eccedenti i limiti normativi; Tribromometano 33,3 volte eccedenti i limiti normativi.

174

La Commissione, infine, non può non rappresentare che lo scenario di contaminazione del 2009 fin qui delineato potrebbe essere ancora più serio e grave dal momento che, dagli ultimi documenti acquisiti agli atti e inviati da ARPAB il 4 gennaio 2013, si evince che il quadro della situazione appare più severo e preoccupante in quanto vengono rappresentate delicate condizioni di contaminazioni attinenti alcune matrici biologiche.

Viene riferito, in particolare, che100 “… per la matrice uova di gallina le concentrazioni di PCDD/F, riscontrate nei campioni delle masserie Nigro, Montelungo, Gisoldi, Del Cogliano, risultano nell’intervallo 1,75 – 3,04 pg WHO- TEQ/Ggrasso (upper bound) e risultano compatibili con un livello massimo tollerabile di azione di 3 pg WHO-TEQ/g grasso. Il campione di Montelungo presenta

100 Relazione finale sulla “valutazioni delle emissioni, dei livelli di ricadute e dell’impatto ambientale dell’impianto di Termodistruzione dei rifiuti Fenice” – anno 2009 – a cura dell’Istituto Superiore di Sanità giusta convenzione con ARPAB.

page176image264

concentrazioni in WHO-TEQ al limite della tollerabilità, mentre i contributi legati ai PCDD/F superano i livelli di azioni. …omissis… Fa eccezione il campione prelevato nella masseria di Lamiola (5,22 pg WHO-TEQ/g grasso upper bound); già nella precedente indagine si era rilevato nel campione un valore di 5,16 pg WHO-TEQ/g grasso medium bound, ampiamente al di sopra del livello massimo di accettabilità. Per questa specifica area è quindi di estrema importanza effettuare con maggiore frequenza monitoraggi, mettendo in relazione i dati rilevati con fattori quale per es. la dieta degli animali, lo stato dell’area di permanenza.”

175

page177image272

176

CONCLUSIONI

page178image272

Preliminari osservazioni sui risultati dell’attività d’inchiesta.

177

La Commissione, nello svolgimento dell’inchiesta ad essa affidata dal Consiglio regionale, ha dovuto constatare il sussistere, rispetto alla drammatica emergenza ambientale verificatasi, di una situazione di moltiplicazione di competenze e attribuzioni che si intersecano e si sovrappongono, aggravata, per di più, da una sostanziale inefficacia delle azioni amministrative di prevenzione e di controllo.

In particolare, la Commissione, sin dall’inizio della sua attività, nell’ottobre del 2011, ha dovuto confrontarsi con l’insistere, su ciascun specifico settore o su ciascuna specifica questione, di una miriade di competenze non raccordate fra loro e disperse in capo ad un’ampia pluralità di soggetti, in virtù dell’incompleto riordino delle funzioni ammnistrative in materia di ambiente. Basti pensare al parziale riassetto delle funzioni amministrative regionali in materia di autorizzazioni, VIA e AIA.

Si è assistito, inoltre, allo stratificarsi, nel tempo, di interventi normativi nei settori della tutela delle acque, della difesa del suolo, del servizio idrico e dei rifiuti, nell’ambito di un processo di “accumulazione” legislativa che non ha sempre giovato alla semplificazione e alla precisazione delle attribuzioni in capo alle diverse amministrazioni.

La sovrapposizione, la duplicazione e la frammentazione, in capo a varie amministrazioni, di competenze non coordinate fra loro fa si che ciascun Ente tenda, per così dire, naturalmente a tenere un comportamento autonomo, senza raccordo e collegamento con gli altri Enti.

La polverizzazione delle competenze e l’assenza di procedure di raccordo e di coordinamento fanno si che, a seconda dei casi e purtroppo anche delle convenienze del momento, ciascun soggetto possa invocare o negare la propria “responsabilità” senza timore di poter essere smentito. Ciò determina una ridottissima efficacia e

page179image264

praticabilità concreta dei controlli, tanto di quelli preventivi quanto di quelli successivi.
La moltiplicazione incontrollata e confusa delle competenze amministrative, peraltro emersa nel corso delle audizioni svolte, ha avuto due effetti fortemente negativi: da una parte, la difficile riconoscibilità delle specifiche competenze di ciascun ente o soggetto ha finito con il rendere estremamente problematico l’accertamento delle responsabilità relative al mancato o al cattivo esercizio delle competenze attribuite. Dall’altra parte, ha inciso fortemente sull’efficienza dell’azione amministrativa, favorendo l’insorgere di diffuse situazioni di inerzia istituzionale, che hanno, in definitiva, consentito che l’inquinamento della falda si verificasse nell’indifferenza di tutti i soggetti preposti alla vigilanza e al controllo.

Per avere una sintetica, ma palese conferma dell’incapacità complessivamente mostrata dal “sistema” delle Amministrazioni Pubbliche (Regione e suoi Enti strumentali, ARPAB, Provincia e Comuni) di affrontare in maniera adeguata la situazione, è sufficiente considerare che l’ARPAB ha utilizzato consistenti risorse pubbliche finanziarie, umane e strumentali, senza ottenere risultati tangibili in quanto non è stata in grado di poter affrontare con autorevolezza le più svariate emergenze ambientali che in questi ultimi anni hanno caratterizzato la Basilicata.

Riguardo all’aspetto del controllo, inteso non soltanto in senso repressivo, è da evidenziare che, soprattutto nel settore della tutela dell’ambiente, l’esistenza di un apparato amministrativo efficiente è la migliore garanzia preventiva rispetto alla commissione di illeciti. Purtroppo, nel caso di specie, questa garanzia preventiva, ai vari livelli istituzionali, seppur adeguatamente messa in campo non ha mai operato in maniera puntuale, rendendo così possibile inadempienze diffuse i cui effetti hanno determinato la situazione di inquinamento oggetto dell’inchiesta (matrice ambientale

178

page180image264

acque di falda) mettendo in pericolo la salute delle persone e la qualità della vita delle comunità locali dell’area.

La Commissione ha, altresì, avuto modo di verificare, accanto alla mancata attivazione di controlli, anche il mancato accertamento delle conseguenze dei danni prodotti all’ambiente sulla salute dei cittadini, malgrado la grande e comprensibile preoccupazione avvertita dalla collettività che vive quotidianamente l’emergenza ambientale.

Nessuna seria indagine epidemiologica è stata mai realizzata in questi decenni per studiare possibili relazioni tra l’inquinamento dell’area del Vulture e alcune specifiche patologie, nonostante tale aspetto fosse stato inserito come specifico impegno di Fenice. Per di più, sono eloquenti i ritardi per l’operatività e la diffusione dei dati inerenti il Registro dei Tumori.

L’emergenza ambientale venutasi a creare nell’area del Vulture – Melfese potrebbe certamente condizionare le possibilità di sviluppo socio-economico alternativo di una parte estesa ed importante dell’area in quanto l’ambiente non sarebbe più visto come formidabile occasione di lavoro e di sviluppo in settori strategici come l’agricoltura, l’artigianato e la promozione del turismo in un contesto di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.

La messa in sicurezza e la bonifica dell’area e del suo bacino si pongono, quindi, come obiettivi fondamentali sia perché sono in gioco la qualità della vita e la salvaguardia della salute dei cittadini, sia perché in un territorio con valenza agricola, che contiene anche bellezze naturali e paesaggistiche di assoluto valore (acque minerali, castelli, ecc…) nonché uno straordinario patrimonio storico e archeologico,

179

page181image264

la prevenzione di fatti di particolare allarme e danno sociale e il conseguente risanamento appaiono passaggi importanti ed obbligati del processo di crescita sociale ed economica.

Tutto ciò comporta, altresì, che gli investimenti strategici regionali, nell’ottica di un utilizzo concentrato delle risorse comunitarie disponibili, dovrebbero prioritariamente essere indirizzate al ripristino delle ottimali condizioni ambientali del territorio in questione e alla salvaguardia ambientale della Basilicata.

Le osservazioni preliminari sui risultati dell’attività d’inchiesta, sinteticamente appena esposte, rappresentano una traccia per le conclusioni che saranno sviluppate nel corso del dibattito di approfondimento in Consiglio regionale.

180

I figuranti

Posted on 17. mar, 2013 by in Argomenti, Politica nazionale

I figuranti

E allora ecco il Bersani che non ti aspetti. Ma non è lui. Il PD è un apparato, un complesso apparato, e qualche volta ci azzecca.

Poi, semmai, Placido rimane Sindaco a Rionero, Folino consigliere regionale in Basilicata, e chissà quante altre scempiaggini nel resto d’Italia, e ti ricordi che il PD è un apparato da guerra, un cinico apparato da guerra.

I due Presidenti sono stati cooptati per fornire al partito una facciata credibile, e i due, quasi non credendoci, hanno brindato all’occasione della vita.

Sono dei figuranti che stanno immaginando di essere lì perché sono belli e bravi, ma il loro discorso di insediamento è stato il loro requiem. Finita la festa dovranno funzionare come ingranaggi del macchinario.

Avrebbero dovuto avvertire tutti con un bel “fesso chi ci casca”, perché c’è ancora chi ci casca.

Comunque i due presidenti andavano comunque eletti, almeno per uscire dal ridicolo. Ora vedremo col governo. Fra le spire del serpente incantatore, alias PD,  può caderci ancora più di qualcuno; chi non li conosce da vicino pensa che sono già davvero qualcosa d’altro da quello che erano fino a ieri.

Non c’è niente da fare: PD e PDL, e pure Monti, cioè il 90% della politica italiana è figlio dello stesso ignobile padre, il mediocre opportunismo, quello che con lo sguardo punta il naso per quanto riguarda il paese e punta l’infinito per quanto riguarda i propri interessi di bottega.

Brutta cosa la democrazia quando non è fatta da cittadini maturi, responsabili, adusi alla libertà e al suo esercizio. Della propria libertà moltissimi italiani ne fanno sperpero, sempre col cappello in mano per una regalia, piccola o grande che sia, che provenga da chi li comanda.

Monti, poi, ha perso la testa. Si vedeva Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica, e giocava un giorno al primo e un giorno al secondo; benedetto bambinone. Ma la Bocconi non poteva partorire un topolino migliore?

Grillo paga un arruolamento non controllato né controllabile, per rete. Il suo fondamentalismo aveva un perché. Con gli italiani non ci si può misurare. L’italiano ha per legge famiglia, e per la famiglia l’italiano fa di tutto. I sinistri della politica ridono sotto i baffi.

Certo Berlusconi ha mostrato fantastico intuito nel candidare Schifani; quasi una sfida, una stupida sfida. Di sicuro è stata la dimostrazione che non è capace di mostrare un’altra faccia della destra. Una faccia nuova, pulita, invitante. Chissà quale tattica aveva in mente. Balordo.

A destra scompaiono per autocombustione. Ancora con Calderoli, Schifani, e poi il gruppo delle donne in tacco dodici, tailleur, e linguaggio mediocre, con tracce di idee, accenni di idee, come dire.

Insomma brutto panorama, panorama che può solo peggiorare, anzi che peggiorerà. Qualsiasi governo sarà una tragedia. E se si voterà di nuovo, l’orizzonte del pareggio è sempre in agguato.

Merda secca.

Questo mondo è capace di rubarti il sorriso sempre e comunque.

Io comunque comincio a lavorare già stasera. Faccio parte degli imbecilli, quelli che non hanno capito un cappero.

Fred intervista un consigliere regionale che ha cambiato partito ma non poltrona.

Posted on 16. mar, 2013 by in Amenità, Le grandi interviste di Fred Mulligan

Fred intervista un consigliere regionale che ha cambiato partito ma non poltrona.

F: Ma insomma, consigliere, a quale partito appartiene?

C: Al partito della libertà e del lavoro, al partito di Amo i miei fratelli e zumpappà.

F: Magnifico. E in regione a quale gruppo appartilene?

C: Ehm, al partito del popolo riformatore e zumpappà.

F: Perbacco. E alle ultime politiche cosa ha fatto?

C: Ovvio, ho fatto campagna per il partito della libertà e del lavoro e di Amo i miei fratelli e zumpappà.

F: Lodevole. Ma non le sembra di, come dire, stare con un piede in due scarpe? In altri termini perché non abbandona il gruppo regionale?

C: Fred, ti ringrazio per la domanda, così avrò modo di chiarire quello che può sembrare un equivoco, ma che, invece, è soltanto un banale contrappunto musicale. La politica è complessa e poggia su presupposti chiaramente definibili con i canoni dell’ermeneutica della teoria politica generale. Gli interessi che la politica suscita, del resto, in uno alla pacifica disgregazione del tessuto sociale, senza dimenticare i segni evidenti della crisi, politica e morale, nei confronti della quale noi abbiamo piantato la bandiera dei primi arrivati,  ebbene suscita la concomitante fattualità della apparente contraddizione. Ma tale apparenza si riflette sul dominio dell’internauta chiarendo, se ancora ce ne fosse bisogno, che l’opportunità politica, spesso, troppo spesso, viene mascherata da incoerenza, ma conservando una sostanza fatta di verità, positività, altruismo e ..

F: e zumpappà.

C: Bravo, Fred, non mi veniva la parola.

F: Consigliere, non se ne abbia. Ma la gente percepisce male tutto ciò. Non crede che così facendo la politica si allontani troppo dalla gente?

C: E qui ti volevo. E’ vero il contrario, invece. E il chiaro sintomo è consegnato agli increduli dalla fattibilità progettuale, dalla sintesi sinoptica, dalla miopia congenita di buona parte della critica, ma non appartiene all’elettorato attivo, ben consapevole che stiamo lavorando per l’interesse comune, nell’interesse comune, al di là dell’interesse comune.

F: Lei parla bene, ma non si capisce molto, Consigliere. Ma quando diminuirete i vostri appannaggi?

C: E’ allo studio una seria proposta di ridimensionamento organico e strutturale del fabbisogno politico. Presto lo renderemo pubblico e vedrà.

F: Cosa?

C: vedrà, caro Fred. E ora le offro un caffè.

F: Troppo buono.

C: Ma ci mancherebbe. Due caffè, e mi lasci lo scontrino che lo passo per il rimborso!

Cambio partito ma non gruppo

Posted on 15. mar, 2013 by in Regione Basilicata

Cambio partito ma non gruppo

Quando si dice la coerenza, perbacco.

Diversi consiglieri regionali hanno cambiato partito ma non l’hanno cambiato.

Sembra un nonsense eppure è così.

Eletti con il partito che chiameremo per facilità “della pagnotta”, dallo stesso usciti come suol dirsi sbattendo la porta, approdati ad altra formazione che chiameremo per facilità della pagnotta e del companatico, per il quale hanno svolto coscienziosamente campagna elettorale in occasione delle elezioni politiche, in regione ancora siedono nei gruppi originari di appartenenza, e cioè nel partito dal quale sono usciti e contro il quale hanno svolto campagna elettorale nei giorni scorsi.

Che magnificenza.

La notizia è stata data da un quotidiano locale nell’edizione di oggi.

Pare che il motivo risieda nella circostanza che cambiando gruppo si perdono dei soldi. Anche il trasferimento nel gruppo misto farebbe perdere qualcosa. E allora rimangono nei gruppi originari.

Che dire, il mondo della politica ultimamente fa a gara ad apparire sempre più fuori del tempo e della corrente etica. Qui in Basilicata pare non si voglia fare eccezione. Insomma lo spettacolo continua, e come al solito, in ballo non ci sono le idee, ma le coppole e le indennità, i rimborsi e le prebende, insomma, quello che pare contare sopra a ogni cosa.

Di fronte a cotanta spensierata coerenza io mi scappello, mi inchino e mi genufletto.

Augh!

Una giornata di post sulla rete

Posted on 12. mar, 2013 by in Amenità

Una giornata di post sulla rete

Cento parlamentari manifestano a difesa del loro datore di lavoro davanti al Tribunale di Milano. Temono di perdere il posto.

 

La manifestazione ad personam.

 

Indomiti, sbarcati dalle loro auto lussuose, con lo sguardo di chi non teme nulla, armati di dignità e ottimismo, eleganti il giusto, Mont Blanc nel taschino, mocassini inglesi o tacchi dodici, sfidarono il mondo invadendo il Tribunale di Milano. La loro era una nobile causa: in ballo c’era il futuro dell’Italia, ma soprattutto il loro. Facevano davvero paura. Il loro imperioso incedere creò un varco fra l’attonita folla.Dopo quel memorabile giorno, nulla fu come prima.Da oggi si chiamano I samurai della giustizia.L’Italia si sente più protetta.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

Caro Folino, sono un crisantemo di Bernalda. Qui a Varese quando passo si grattano tutti. In fondo tutto il mondo è paese. Rimpiango la mia terra ma non mi lamento. E poi i fiori sono fatti per essere regalati.

 

I parlamentari del PDL manifestano in giacca, cravatta, tailleur e tacchi dodici. Queste sì che sono manifestazioni, sorbole!

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

Caro Folino, vorrei tanto essere una rosa della Sellata, dovesse riuscirmi potresti regalarmi agli Stati Uniti? Grazie per quanto farai. Obbligato.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

Caro Folino, sono una gerbera del titese, ti volevo ringraziare per avermi donato alla città di Milano. Qui c’è un ritmo frenetico ma si campa abbastanza bene. E da voi che si dice? La cotoletta vera voi ve la sognate. Qui sono molto contenti dei regali floreali. Grazie ancora.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

Ciao Folino, sono un papavero del lagonegrese. Grazie per avermi donato al Piemonte. Qua sono un pò freddi ma laboriosi. Io rimango un terrone dal sangue caldo, però ti assicuro che la bagna cauda è uno spettacolo.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

caro Folino, sono una rosa canina, per gli amici fior di grattaculo lucano, grazie per avermi donato alla Germania. Qua i wrustel sono magnifici.

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.

Folino, sono un giglio lucano, emigrato per mancanza di lavoro. Grazie per avermi donato alla Lombardia. Qui mi chiamano terrone ma alla fine mi vogliono pure bene.

 

Una volta a una mia istanza di pensare per tempo a indicare un candidato sindaco, Taddei mi rispose: caro Luciano, in politica ci sono due regole; la prima è non agire mai troppo tardi, la seconda non agire mai troppo in anticipo. Illuminato, mi ritirai a casa e ancora oggi sto riflettendo su che cazzo volesse dire.

 

Il partito regione o la regione partito?

 

Maroni fa tutto, dal Governatore al Segretario di partito. Per diventare trino, come indiscutibilmente merita, bisognerà farlo pure ministro. E vai!!!!

 

Ma davvero per il PDL la prima urgenza sono i processi di Berlusconi? Agghiacciante.

 

La mancata firma di Bersani alla rinuncia ai rimborsi: il requiem del PD.

 

La differenza fra idea e azione in politica. Il M5S rinuncia ai rimborsi, il PDL è d’accordo ma non rinuncia, il PD non è d’accordo e non rinuncia.

 

Berlusconi: sì all’abolizione dei rimborsi ai partiti. Ma non firmo una rinuncia perchè Grillo ha invitato solo Bersani!

 

L’invito di Grillo a Bersani, e indirettamente a tutti gli altri partiti, chiarirà le idee agli italiani. Una mancata adesione da parte del PD e del PDL, oltre che di Lista Civica, alla rinuncia i rimborsi, chiarirà che per costoro non esiste cambiamento.

 

Bersani ora sa cosa vuole Grillo. Dica subito se rinuncia ai rimborsi o meno. E sarà tutto più chiaro.

 

Bersani: negli otto punti c’è anche la rinuncia ai rimborsi, ma non firmo l’invito di Grillo perchè mi fa male il polso.

 

Bersani a Grillo: non vale!

 

Gramellini: forse gli elettori del PDL avrebbero preferito vedere sfilare i loro eletti davanti a una fabbrica chiusa anzichè davanti al Tribunale di Milano.

 

Negli ultimi anni ho parlato molto di politica. Nelle discussioni coi vecchi politici, non ho mai sentito parlare di idee, ma solo di postazioni, filiere, e correnti. E al mio disagio veniva puntualmente risposto: la politica è questa, forse tu non sei buono a farla. Vero.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.
Caro Folino, sono un iris della provincia di Potenza, grazie per avermi donato alla Svizzera, qua la cioccolata è buona.

 

Folino: Gli emigrati lucani sono fiori che questa nostra terra aspra ha donato al mondo.
Gli emigrati: che affare!

 

 

folino

Fuga

Posted on 12. mar, 2013 by in Racconti

Fuga

Cominciò col non indossare l’orologio.

Uscì di casa e al primo cestino gettò il cellulare.

Le chiavi di casa le gettò dal ponte di San Nicola.

I documenti li fece a pezzettini spargendoli come Pollicino e sorridendo sotto i baffi.

Dopo un quarto d’ora arrivò in stazione e si sedette compostamente nella sala d’attesa.

Quando annunciarono la prima partenza si alzò in piedi e salì sul convoglio al binario due.

Sedette nel primo scompartimento che gli si parò davanti e si appisolò.

Al suo risveglio il treno viaggiava veloce.

“Chissà dove è diretto?” si chiese l’uomo e finalmente sorrise.

Breve excursus sulla raccomandazione. Da Basilicata24

Posted on 11. mar, 2013 by in Società e costume

Breve excursus sulla raccomandazione. Da Basilicata24

La raccomandazione

 

Ultimo invito.

Posted on 10. mar, 2013 by in Città di Potenza, Regione Basilicata

Ultimo invito.

Ultimo invito. Da Basilicata 24

Robalo annacquato

Posted on 09. mar, 2013 by in Città di Potenza, Politica nazionale

Robalo annacquato

Gli otto punti del PD sono stati felicemente giudicati da Luca Ricolfi il quale li ha stroncati nettamente. Bersani non è credibile, al pari di Berlusconi, mentre Monti non fa più testo.

La Boccassini ha strappato un sorriso all’Italia con la richiesta di visita fiscale a Berlusconi, quasi che se le sentenze non dovessero arrivare più presto che pria, alla Boccassini potrebbe mancare il respiro.

In Italia due sono le fondamenta della giustizia: una è la sua spaventosa lentezza, l’altra è la violazione sistematica del silenzio istruttorio. Entrambi pare non siano utilizzati con Berlusconi, creando un’eccezione alla regola della sciatteria giudiziaria, comprensibile solo alla luce di un uso politico della giustizia.

Ma è tutto tempo perso. Berlusconi, con le ultime votazioni, ha esalato l’ultimo respiro politico, dopo un coma cominciato con l’abdicazione a favore di Monti. Se ne è reso conto Di Pietro che, senza un bersaglio, si è perso dietro la sua avidità. Mi immagino questi PM ad personam, una volta condannato in tutte le salse Berlusconi, quale scopo avranno nella vita.

Ma aveva ragione Grillo.

I vecchi politici si stanno facendo fuori da soli. Il PD è all’autoesecuzione capitale: Bersani non si rende conto di aver indossato il cappuccio del boia e che sta per far partire la mannaia sul collo della sinistra italiana. Questa aveva una speranza, piccola, con Renzi, ora ha solo la certezza che i lavori di scavamento della propria fossa incalzano con ritmo diametralmente opposto a quello utilizzato nella Salerno-Reggio Calabria.

Ma è un problema congenito. Questa classe politica è ignorante ed ebete; nonostante i segnali giungano in maniera maestosamente roboante dalla popolazione, continua a guardare la punta del suo naso. Non è colpa sua, è stata scelta, all’origine, così, diciamo, scadente, per usare un eufemismo. Tanto scadente che nel 94 Berlusconi ebbe vita facile, ed è quanto dire, e tanto scadente che  Grillo in qualche mese ha sbaragliato.

Del resto se i politici fossero stati competenti e intelligenti, non avrebbero creato un sistema che dopo una crisi e dopo le votazioni, non sa come raccapezzarsi. Un opera meritoria che varrebbe il confino per tutti. La classe politica che ci ha governato da decenni ha partorito un mostro. Il mostro Italia, un paese industrializzato, con il senso civico, l’organizzazione, la burocrazia e il malaffare di un paese del sesto mondo. Roba da vergognarsi.

Ma non si vergogna, e anche in questo caso, non è colpa sua, solo non ce la fa proprio, scadente come è.

Evidentemente scadente è anche tutto quello che ci sta attorno, perché lo hanno costruito i politici: dal sistema giustizia ai servizi.

Il risultato è che in Italia si vive malissimo, se stai economicamente bene, e non si vive più, se non hai neanche un minimo di sicurezza economica.

Il sistema si regge ancora su tutto quello che non è ufficiale. Dal lavoro nero al malaffare. Questi sono i sostanziali ammortizzatori sociali del paese. E come ogni tragedia che si rispetti, il sistema Monti ha attaccato proprio quel mondo, senza rivitalizzare quello sano. Insomma, come dicevo, il suicidio collettivo. E’ come non avere i soldi per le medicine, e vietarsi l’uso di quelle di contrabbando che costano meno; normale che il malato peggiori, o muoia.

Monti ha staccato la spina, come suol dirsi, e ora tutti si dimenano senza ossigeno.

Di fronte a questo scatafascio, Bersani e i suoi otto punti non fanno neanche più sorridere; sono l’emblema della stupidità, l’icona del fallimento, il simbolo della presunzione cieca, il traguardo dell’ignoranza. Oltre non si può andare.

Abballi?

Posted on 02. mar, 2013 by in Amenità

Abballi?

Non abballo!

E dai abballa.

Va bene, abballo.

E quindi balliamo

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>