Tuesday, 20th August 2019

L’ecumenismo conservatore, varie ed eventuali

Posted on 30. gen, 2019 by in Argomenti

L’ecumenismo conservatore, varie ed eventuali

Case che prendono fuoco, case che crollano, gente che muore e nessuno che se ne accorge.

La cronaca ci regala sinteticamente uno spaccato di Basilicata che fa riflettere: siamo dei disgraziati incolpevoli o siamo corresponsabili?

Nel primo caso dovremmo farci benedire; potremmo andare tutti a Lourdes, tanto non è che siamo troppi, previa prenotazione e sconto comitiva e chissà che non ritorniamo normali.

Nel secondo caso dovremmo sottoporci ad analisi, curarci, tornare a fare catechismo, pentirci e aspettare la riabilitazione del Signore.

E’ appena il caso di dire che ho omesso tutto il resto, ascrivibile certamente a una nostra responsabilità e mi riferisco a quei comportamenti che ci fanno brillare per oscurantismo civile.

*

Pare sia sempre più di moda, nel mondo, l’ecumenismo conservatore a difesa di valori un po’ desueti. Ma si affaccia come un nuovo radicalismo. Un movimento mondiale a difesa della famiglia patriarcale che unisce le molteplici sfaccettature del cristianesimo per il raggiungimento di alcuni obiettivi o per la difesa di valori comuni. La notizia già mi preoccupa, se poi immagino anche gli ipotetici avversari del movimento, entro in ansia.

*

La giustizia non funzionerebbe, processo Total a parte che corre più veloce di una carovana nel deserto del Texas, perché i magistrati sono pochi. La parola d’ordine, però, da anni, è “ringraziate per quelli che ci sono”. Ok, almeno uno sconto sul contributo unificato?

*

La giustizia è in crisi e segno evidente è che da anni non c’è più la fila all’ufficio notifiche. La fila ora c’è, ma all’ufficio pignoramenti. Il dato è drammatico, triste e sintomo di un malessere sociale enorme. Ma il dato di fatto non fa notizia. Meglio parlare e vedere cosa fare per il voto del Senato sul caso Salvini. Comunque vada qualcuno potrebbe organizzare una bella manifestazione, mentre quella fila di cui sopra aumenta. Sbaglierò ma il mio è un mondo infame.

*

Sono due giorni che sono primo nella classifica del fantacalcio. E ora rosicate pure.

Disuguaglianze e dintorni

Posted on 29. gen, 2019 by in Argomenti

Disuguaglianze e dintorni

La politica non ha più obiettivi. Da quando si occupa solo di allinearsi alle esigenze della finanza, costi quel che costi, la politica ha perso di vista la natura della sua esistenza, che dovrebbe esclusivamente essere quella di progettare un mondo migliore.

Se, poi, si conviene sul fatto che un mondo migliore non può che essere un mondo giusto ecco che l’obiettivo primario dovrebbe essere esclusivamente quello di abbattere le disuguaglianze; beninteso, non con provvedimenti a rattoppo, ma con politiche di lungo respiro destinate ad abbattere privilegi e consentire che i più disagiati non lo siano più.

La concentrazione della ricchezza in poche mani, resa possibile da governi impalpabili e politicamente demotivati se non peggio, rende ormai imminente una presa di coscienza generale che dovrebbe indurre chi fa politica a interessarsi seriamente e strutturalmente del bisogno. Altrimenti le nostre società diventeranno sempre più ingiuste e come tali a rischio sfascio.

Non un ritorno alle ideologie, chè ormai sappiamo come ogni pensiero radicale sia destinato a fallire, ma una battaglia che restituisca dignità e gioia a chi non può, si rende sempre più urgente.

Personalmente ho difficoltà a comprendere perché la politica, di sinistra, ma anche di destra, non rimanga lacerata dalla crescente generale povertà, rimanendo sempre a un livello di “quasi” indifferenza, scossa soltanto da episodici atti di ravvedimento che però, non sostenuti da politiche adeguate, rischiano di fallire, seppur meritevoli.

Evidentemente non c’è la consapevolezza dell’entità delle diseguaglianze.

Altro problema è come vengono spesi male i soldi degli italiani.

Oggi ho assistito a un procedimento di espropriazione immobiliare, quindi neanche una causa che deve accertare chi abbia o meno ragione, cominciato nel 1989. Quindi pendente da trent’anni. Si può dire che è una cosa scandalosa? Quale ausilio riceve l’economia da una giustizia così vergognosamente inefficiente?

Eppure costa tanto, la giustizia, senza che apporti benefici, senza che regoli velocemente i rapporti, diventando, insomma, un ulteriore intralcio alla vita di tutti i giorni.

Terzo problema è la necessità che le carriere pubbliche automatiche in magistratura abbiano fine. Il principio che avanza di carriera chi lo merita e non tutti indiscriminatamente, sistema che ha perso i contatti con la modernità e il progresso, deve tornare a essere in vigore, non come un ritorno all’antico, bensì come un ritorno alla giustizia sociale.

Nel contempo, frastornato da cotante riflessioni, mi giunge inaspettata la notizia di essere primo in classifica nel mio campionato di Fantacalcio. Ho avuto la lungimiranza di investire in Quagliarella e Zapata e i risultati si vedono. Dice, ma che c’entra? Non lo so, ma i fatti mi cosano e quindi a questa incommensurabile soddisfazione, aggiungo che ci vogliono le competenze e io lo nacqui. Competente. Di calcio. E ho detto tutto.

Bacioni, estensibili.

Democrazia, governo della legge.

Posted on 27. gen, 2019 by in Argomenti

Democrazia, governo della legge.

Cosa differenzia la democrazia da un sistema totalitario?

Di certo non il numero di chi comanda, in ogni caso risicato; piuttosto è la possibilità, regolamentata per legge, di controllare che chi esercita il potere non degeneri.

Questo presuppone che le istituzioni funzionino per come sono state inventate.

L’abuso del voto di fiducia, per approvare una legge disegnata da chi tanto non dovrebbe fare normalmente, ma solo in casi eccezionali e con verifica successiva, per esempio, comporta una limitazione al funzionamento della democrazia parlamentare, quindi un controllo importantissimo in meno che mina l’effettiva democrazia.

Il dibattito parlamentare non sarebbe inutile, infatti, laddove ognuno, singolarmente, divenisse portatore di una diversa interpretazione, nel confronto delle quali, provare a prendere la decisione migliore.

L’esercizio della democrazia, infatti, per dirla con Popper, non è governo del popolo, ma governo della legge, il rispetto della quale ne costituisce il primo fondamentale pilastro.

In democrazia non si chiede al popolo di adottare decisioni, ma di esprimere un giudizio.

Per esprimere un giudizio il popolo deve avere capacità critica, ma soprattutto uscire dall’orto dei propri interessi personali o di gruppo, quindi non guardare al proprio personale problema ma ai problemi e agli interessi pubblici e ritenerli come propri.

Senza di queste elementari regole democratiche, semplicemente non si ha democrazia.

E vengo alla Basilicata, dove i colpi di coda di un sistema che ha fallito e si sta disgregando nella lotta di successione continuano imperterriti con la distribuzione degli incarichi ai fedeli di quel sistema Basilicata che con la democrazia ha davvero poco a che fare.

Bene, siamo in procinto di scegliere chi comanderà per i prossimi cinque anni. Il sistema esistente si tutela con l’occupazione delle poltrone, volani del consenso, in una maniera spocchiosa, arrogante e totalitaria, ma la domanda è solo una: sarà capace la Basilicata di scegliere assecondando la sua, se esistente, capacità critica? Saprà uscire dall’orticello del proprio interesse personale e ritenersi affrancata, finalmente, dalle “cortesie” ricevute sotto forma di raccomandazione e suoi succedanei?

La Basilicata aspetta risposte concrete, in questa maniera affidandosi alla scienza, anche questa se esistente, di una classe politica scadente. Sarebbe il caso di cominciare, invece, a porsi delle domande, anziché aspettare delle risposte a problemi neanche superficialmente studiati. Domande su cosa sia necessario, prioritario e urgente, su cosa vogliamo diventare, come società e come territorio, sull’esigenza di una migliore diffusione delle conoscenze e una scuola migliore, sullo stato etico delle istituzioni, su quello della società, su come uscire dai personalismi, su come affrancarsi dal potere dispotico di chi comanda senza scrupoli, su come crescere come comunità, su come vediamo l’esercizio della democrazia. Le domande più sono numerose, più liberano l’immaginazione. Senza avere certezze, chè queste non sono proprie della democrazia, ma di altri regimi, senza volerle vendere con un tweet o con un post su Facebook, ma con la consapevolezza della molteplicità della verità, mai assoluta, mai per così dire finita, ma in continua evoluzione, provando, quindi, a starle dietro, ognuno con la propria visione da offrire e scambiare gli uni con gli altri. Questo se vogliamo difendere la democrazia, da noi mai seriamente atterrata, e non passare da un padrone all’altro. Perché se è vero che il centro sinistra ha fatto della Basilicata un ignobile feudo, è altrettanto vero che l’attuale opposizione né formata né matura, sarebbe capace solo di perpetuare il potere cambiando qualche protagonista ma confermando il metodo.

Sogno programmi elettorali zeppi di domande, risparmiando a tutti risposte apodittiche, irrealizzabili e/o pittoresche, altrimenti chiamate promesse. Mi ritroverò, invece, una campagna elettorale misera, come sempre, temo.

In fondo chi verrà proposto come governatore non ha molta importanza, anche perché si prospettano, sempre più, candidature che potrebbero riproporre uno schema già collaudato dalle nostre parti, che parte da un lato per finire a un altro, laboratorio, chissà, di un futuro politico nel quale Forza Italia e quel che resta del PD potrebbero riproporre quel compromesso che ha di fatto accoppato la democrazia in Italia.

La festa della giustizia

Posted on 26. gen, 2019 by in Argomenti

L’inaugurazione dell’anno giudiziario è una cerimonia ormai fuori del tempo.

Pomposa, per l’occasione si stendono i tappeti rossi e si tirano fuori piante decorative, severa, ci sono i militari in alta uniforme, antica, i protagonisti vestono con le toghe delle grandi occasioni, dà immediatamente l’idea, in chi partecipa, di entrare a casa d’altri, dei magistrati, nello specifico, e sollecita i partecipanti a un politically correct d’altri tempi.

Il cerimoniale prevede che i magistrati seggano tutti dietro il banco che guarda la sala, gli avvocati in un angolo, sembrando quasi in castigo, le Autorità, anche quando inquisite, in prima fila, e il resto dove capita.

Non si disquisisce di diritto, ma dello stato della giustizia, si enunciano numeri e si esprimono auspici perchè tutto vada un pò meglio.

Qualche velata critica pure arriva, ma in un linguaggio talmente mascherato e in maniera talmente timida perchè a primeggiare è la necessità del rispetto del cerimoniale che, evidentemente, non prevede stravaganti e crude polemiche.

Nessuno, per esempio, pare abbia richiamato l’attenzione sui tempi di fissazione di un’udienza per un ricorso cosiddetto, forse ironicamente, di urgenza, oppure sui tempi di pubblicazione di un decreto ingiuntivo, roba che altrove si fanno appena pervenuti gli atti.

Nessuno pare abbia parlato dell’invasione della magistratura onoraria e soprattutto della sua profonda illegittimità, consentendosi lavoro praticamente nero, sotto pagato, quindi contrariamente ai principi costituzionali e, vera ciliegia sulla torta, facendo esercitare la giurisdizione massicciamente senza un concorso pubblico.

I soliti accenni alla malavita organizzata, e poco altro.

Matera, capitale, ha condizionato le presenze esterne da protocollo, stavolta più importanti, apicali, senza che la cerimonia, però, ne abbia guadagnato in fascino o vivacità.

Come per il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, si sprecheranno i commenti e le interpretazioni, ma è facile notare come il 60% se non di più, delle cose dette quest’anno sono rinvenibili nelle scorse cerimonie e alcune, come le denunce di scarsità di magistrati e personale, risiedono in pianta stabile in queste giornate da quando faccio l’avvocato.

Un rito, niente altro, dal quale dedurne la significativa marginalità degli avvocati, per come vengono “sistemati” e per quello che dicono e la totale autoreferenzialità del sistema giustizia.

Il giorno in cui un cittadino potrà raccontare le sue disavventure giudiziarie oppure sfileranno le eterne magagne di una giustizia con le toppe ai pantaloni è ancora lontano. La giustizia di tutti i giorni non ha niente a che vedere con quello che si potrebbe dedurre dalla severità della cerimonia di inaugurazione, come sanno quelli che ci hanno a che fare, è quindi una cerimonia morta o polverosa come quelle cause che arrivano a sentenza dopo dieci anni, e per decreto.

Il cambio di passo.

Posted on 26. gen, 2019 by in Argomenti

Il cambio di passo.

Si sente spesso parlare, in politica, di “cambio di passo” quale soluzione a problemi politici di vario tipo. L’ultima volta l’ho sentita nominare dagli esponenti del centro sinistra lucano per sottolineare, garbatamente, il fallimento della stagione passata e l’urgenza di apparire nuovi e con idee nuove.

Potrebbe anche voler significare urgenza di cambiamento, ma così, genericamente inteso, perché poi alla mera dichiarazione non seguono specifiche indicazioni del cosa, del come e del quando.

Più praticamente mi viene da pensare che “cambio di passo” significhi una semplice turnazione nelle postazioni di comando e temo di non sbagliare se è vero, come è vero, che, appunto, l’affermazione rimane senza serie specificazioni di sorta.

Un classico “fateci largo che arriviamo noi” e niente di più, in sintonia con le politiche di recente attuate a salvaguardia del beneamato culo di direttori generali, assessori e governatori vari e a poco altro.

La mia non è una lettura semplicistica, sia chiaro, ma è la somma delle sensazioni accumulate negli anni del defilippismo e del pittellismo ed evito di andare più indietro nel tempo solo per pigrizia.

Una lunga stagione di raccomandati, fedeli soldati ed esecutori di decisioni prese a tavolino secondo il sistema cosiddetto delle filiere corte e meno corte, con un viavai di adepti, bruciati, dismessi, nuovi o poco usati, adatti a tutti i ruoli secondo una ideale quadriglia politica che vede coinvolti tutti i clientes fino all’ultima generazione, armonicamente guidati dal capoccione di turno.

Lo spettacolo non è dei migliori.

Ma le frasi fatte scrivono la misera cronaca politica quotidianamente, segnando capitoli di un vuoto inestimabile, con l’unica finalità di stabilire chi sarà il portatore della coppola principale e, di conseguenza, delle coppole minori.

La politica è ridotta a questo e nulla più, altro che cambio di passo.

Una visione, appunto, politica, manca nei protagonisti del balletto delle candidature e, mentre a sinistra si azzuffano senza costrutto, mostrando arte solo nell’accapigliarsi, a destra si rimane in attesa delle decisioni del cabarettista mascherato, alias Silvio, il quale c’è chi dice che faccia sondaggi, chi pensa che non gliene freghi granchè, ma che comunque dovrebbe da solo, discrezionalmente, azzeccare un nome senza che gli sia mai riuscito nei quinquenni passati.

La Lega non si sa se sta al gioco del cabarettista o se cova altro, comunque non si scopre, quasi mancassero mesi e mesi al voto e i 5 Stelle neanche approfittano tanto dell’autostrada che hanno davanti ai loro piedi rischiando di cadere nelle stesse trappole della vecchia politica, immaginandosi già capotreni e pronti all’occupazione delle poltrone.

Brutta sensazione.

Per quanto bisognosi assai di aggrapparci a qualche idea o a qualche personaggio autorevole, però, noi lucani, in fondo anche italiani, non abbocchiamo più facilmente all’amo e le stagioni dei Renzi, o dei Berlusconi o dei Salvini, temo siano finite. Il miracolo, ecco quello che ci vorrebbe. Un rinsavimento generale che porti tutti a considerare finalmente che per stare ognuno bene bisogna che si stia bene o meglio tutti, cominciando dalla cura delle nostre cose per finire a quelle comuni, secondo quei principi cristiani che tanto sbandieriamo e cioè quelli della solidarietà, del civismo, dell’altruismo e della responsabilità.

Inutile, in Italia per passare dalla teoria alla pratica ci vuole sempre un fatto eccezionale e, sebbene siamo vicini al precipizio, continuiamo a chiedere allo specchio chi sia il più bello del reame.

Ho visto auto parcheggiate in piazza Prefettura, ieri e stamattina, un quadro che mancava da qualche anno. Le auto sembravano soldati nemici con la bava alla bocca, pronti alla conquista del territorio.

Noi siamo questa realtà.

 

 

 

Economia batte politica.

Posted on 25. gen, 2019 by in Argomenti

L’Europa ha realizzato l’unità economica ma non quella politica. La conseguenza è che le regole economiche condizionano le singole sovranità che nulla possono anche a fronte di regole economiche dannose per il popolo. Avrebbe senso una unità economica solo se congiunta a quella politica. Diversamente la politica di ogni paese soccombe e parlare di sovranismo è come parlare di ufo.

Si tenga conto che una regola europea trova diretta applicazione in ogni singolo Stato e che chiunque può chiedere tutela se violata nei suoi confronti. La politica non può nulla, anzi deve adeguarsi.

Chi ha pensato a un’Europa unita solo economicamente, bypassando l’inutile -a questo punto- politica, ha commesso un abominio. I sovranisti che in campagna elettorale vogliono muovere guerra all’Europa, poi tirano i remi in barca sotto ricatto di recessioni selvagge e, nulla potendo, obbediscono. Il ricatto durerà parecchio, pena povertà ancora più grave, ma se gli stati più deboli non si uniscono e non pretendono anche un’unità politica che non può prescindere dall’affrontare i problemi dei più deboli, finiranno per annullarsi e diventare vere e proprie colonie.

Da uno che economista non è, ma che immagina cosa potrebbe fare la politica.

Dimissioni, meritocrazia e un etto di grattugiato.

Posted on 25. gen, 2019 by in Argomenti

Sono cresciuto con l’obbligo di meritare, un premio, la realizzazione di un desiderio anche minimo, un buon voto, insomma tutto. Bisognava che me lo guadagnassi.

Poi questo tipo di educazione è passata di moda, complice il benessere e la convinzione che i figli non dovessero sudare quello che si erano invece sudato i genitori.

Ora presumo torneremo a tour de force per guadagnare anche la ricarica sull’ormai essenziale smartphone. Chissà, forse bisognerà tornare a studiare seriamente e negli uffici sarà determinante la gentilezza e la laboriosità.

Sono gli effetti positivi della crisi, checchè se ne dica, che giocoforza passano prima, però, attraverso l’ultimo filtro di democrazia applicata e cioè quella nella quale il metodo è il tentativo.

Un’applicazione rigorosa della meritocrazia comporta la suddivisione della società in classi, quelle dei bravi, dei meno bravi e degli incapaci, con destinazioni lavorative coerenti. Quindi i meno capaci a fare da commessi negli uffici, i meno bravi nelle attività mediamente complicate, i più bravi agli apici degli uffici e delle professioni.

Meritocrazia e raccomandazione, però, non vanno d’accordo. Quindi è necessaria una rivoluzione per così dire culturale per sradicare la convinzione che la conoscenza di uno potente conferisca anche magicamente autorità, autorevolezza e capacità.

Ma vogliamo davvero un mondo organizzato gerarchicamente in base al merito?

O, per altro verso, è giusta una società che premia solo il merito?

Uno molto bravo già rischia di essere antipatico, ricordi di scuola, se anche capo e semmai di conseguenza ricco, sai che palle! E che spocchia!

No, forse chi merita deve sudarsela di più la pagnotta. Anche perché, dotato di mezzi superiori, per percorrere lo stesso tratto di strada, bisogna creargli qualche handicap iniziale, quantomeno per un avvio paritario.

Perché bisogna partire tutti dallo stesso punto. Questa l’eredità lasciataci da secoli di cristianesimo, decenni di democrazia, con spolverate di socialismo e comunismo e qualche tocco di anarchia rivoluzionaria.

Quindi scuole uguali per tutti, coi bravi che a febbraio si annoiano e ciucci che sgobbano ad agosto e via discorrendo.

No, non ci siamo. Meritocrazia e comunismo non vanno d’accordo. Ma il comunismo non esiste più; beh, neppure la meritocrazia. A proposito è mai esistita? Francamente non lo so.

Qualche rara volta che ho primeggiato mi ricordo che venivo trattato coi guanti bianchi, ma senza che si vedesse. Il garbo cos’è! L’ultima volta, a un corso per l’insegnamento dei 5 riti tibetani, l’insegnante si complimentò con me, dicendomi che ero stato il più bravo di tutti, ma me lo disse sottovoce e in un orecchio, senza che gli altri sentissero.

Sto uscendo fuori traccia! Ma in fondo cosa volevo dire fin dall’inizio?

Non lo so, ma ho finito per dirlo comunque.

Forse dovevo solo sfogarmi.

-E a noi vuoi mettere in croce?

-Ma no, suvvia. Gli è che, tornate di moda le dimissioni, il pensiero mi era naturalmente andato anche a altre cose, tipo appunto, la meritocrazia, termine orripilante ma che rende l’idea. Meritare, bah!, non lo so, non mi convince più. Forse meglio che lasciamo fare al caso, altrimenti detto il culo, ingiusto quanto si vuole, ma in fondo, chissà, pure l’avrà una logica.

 

Mi chiamo Barresi, Massimo Barresi e ho un solo credo: la legge. Parola di Gringo.

Posted on 22. gen, 2019 by in Argomenti

Il territorio, leggi la Basilicata o Potenza, ha bisogno del rispetto della legge. A dirlo è il nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedaliera, Barresi.

Noi lo sapevamo già, ma se a dirlo ora c’è anche il direttore generale dell’ospedale, la cosa non può che farci piacere. La sua Bibbia è la legge, lo dice subito, senza peli sulla lingua, quasi a sfidare un mondo che della legge ne ha fatto polpette; e come dargli torto. Solo che finora per noi erano supposizioni, confortate, nei limiti, da qualche indagine della Procura, ma niente di più. Se però, Barresi, appena arrivato, ci minaccia di voler applicare la legge e null’altro, vuol dire che la legge non ce l’ha trovata a Potenza. Mannaggione. E ora come si fa?

Però allo schiaffo segue la carezza, infatti Barresi aggiunge subito che il tortuoso percorso della legge verrà cominciato con tatto. Essì perchè in genere la legge può fare male, quindi ci vuole tatto, guanti, garbo, delicatezza nell’applicarla, soprattutto su un territorio dove, evidentemente, la legge la faceva solo chi comandava.

Beh, se doveva inviare un messaggio rassicurante al territorio, come si dice, il nuovo direttore forse ha sbagliato l’incipit. In fondo la Basilicata non è il far west, semmai gli somiglia, ma non lo è. Cioè non ci sono i treni ma almeno ci sono i postali, giammai i cavalli, quindi, caro Barresi, vai avanti con la tua Bibbia e ogni mattina, propinaci una pagina di Vangelo, chè saremo tutt’orecchi.

 

Il codice del processo amministrativo e quella sgradevole sensazione

Posted on 22. gen, 2019 by in Argomenti, Diritto e giustizia

Il codice del processo amministrativo e quella sgradevole sensazione

Il codice del processo amministrativo, all’art. 23, prevede che le parti possono stare in giudizio, tranne pochissime eccezioni, attraverso il ministero di un Avvocato.

Dalla lettura dell’art. 23 si evince che per parti si intendono i cittadini che adiscono il Tar, di certo non i loro difensori.

Nei principi generali del codice ammnistrativo, artt. 1, 2 e 3, viene evocato il Giudice amministrativo e le parti, non gli Avvocati.

Al c. 2 dell’art. 2 il legislatore indica il Giudice e le parti quali cooperanti per la “realizzazione” della “ragionevole durata del processo”; mentre all’art. 3 indica il Giudice e le parti quali protagonisti della redazione in maniera chiara e sintetica degli atti. Gli Avvocati non vengono nominati.

Vero è che l’Avvocato rappresenta la parte, ma è altrettanto vero che gli atti li redige lui, non la parte. Quindi le due norme citate si riferiscono agli Avvocati, evitando di nominarli.

La sensazione di trovarsi a essere solo ospiti del processo amministrativo lascia un acre gusto sul palato che è difficile rimuovere.

L’evidente difficoltà che tracima dal testo letterale delle norme, per il legislatore, di dare ufficiale ingresso all’Avvocato nel codice, rimanendo la sua figura quella del rappresentante della parte, quindi da evocare solo nell’art. 23 e non nei principi generali, mentre svela l’esatta identità degli autori, che non possono che essere Magistrati, confessa l’inguaribile insofferenza per la categoria degli Avvocati.

Questi pur rimanendo essenziali, per la vita di ogni processo, subiscono una subalternità ingiusta e irragionevole già nei testi, subalternità che si traduce, poi, in una quotidianità arida nella quale spicca ormai incontrastata la figura principe del Magistrato, tale da offuscare anche quella delle parti, uniche protagoniste sostanziali del processo.

E’ evidente che non si tratta di una svista, ma di un calcolato ragionamento che si traduce nella invisibilità della figura dell’Avvocato, pur nella sua sostanziale responsabilità di quanto gli impongono le due norme citate.

Le tre norme che contengono i principi generali del processo amministrativo, peraltro, rappresentano una realtà distorta. La ragionevole durata del processo, infatti e per esempio, non dipende dalle parti, ma esclusivamente dalla calendarizzazione della discussione dei processi che è appannaggio esclusivo del Magistrato; a meno che non si volesse sottolineare che ogni comportamento processuale dilatorio costituisca una violazione del principio. Ma è risaputo, a chi frequenta le aule di giustizia, che attività dilatoria non è consentita se non con il consenso del Tribunale, il quale può rifiutare una richiesta di rinvio, sempre per esempio, eventualità, comunque, tanto rara quanto eccezionale, anche perché la fissazione di una udienza viene sempre salutata con grande favore dalle parti.

Probabilmente il legislatore si è troppo magistraturizzato e questi evidenti lapsus, o sviste, o ragionati comportamenti tesi a escludere o ridurre o limitare la figura dell’Avvocato, non ne sono che il frutto.

Eppure è dal dialogo fra le opposte visioni del processo, quella del Magistrato e quella dell’Avvocato, che può nascere un processo davvero giusto, senza che la norma costituzionale titolata “giusto processo” appaia null’altro che una targa impolverata di nessun valore sostanziale.

Catanzaro, giustizia e un sistema in ginocchio.

Posted on 19. gen, 2019 by in Argomenti

Nell’Italia del malaffare e della ingiustizia più diffusa, almeno fra i paesi che si ritengono civilizzati, non fa particolare specie la notizia che 15 magistrati di un solo Tribunale siano indagati. La cosa sconvolgente è il numero, davvero alto, per una realtà, in fondo, piccola del sistema giustizia. Sarà stato complicato mettere assieme 15 teste assertivamente deviate in un unico tribunale. Insomma qualcuno avrà provveduto a riguardo ed è difficile pensare che sia il frutto di un caso, che, cioè, tutti i magistrati abbordabili abbiano avuto un’unica destinazione.

Il fenomeno è allarmante, perché se è vero che emerge solo una percentuale del malaffare in genere, c’è da sospettare legittimamente che la situazione della magistratura non sia ottimale.

L’Italia si dibatte fra una giustizia insoddisfacente, vedi prescrizioni a go-gò, ritardi, inefficienze, e una giustizia corrotta. Nel mezzo la giustizia che funziona, il cui spazio sembra in continua diminuzione.

Del resto se la giustizia viene ormai affidata per una percentuale altissima alla magistratura ordinaria, che non costa niente, tipico esempio di lavoro nero legalizzato, con uno sfruttatore conclamato, lo Stato, e un esercito di schiavi in condizioni più che precarie, questo per completare un quadro irriconoscibile per la patria del diritto, la diagnosi di una giustizia al capolinea è bell’e pronta.

Un’opera di risanamento totale è umanamente auspicabile ma difficile da attuare, anche perché chi potrebbe contrastare il fenomeno della mala giustizia, e cioè in primis gli avvocati, ha deposto ogni arma, non riesce a vedere la necessità di una vera e propria battaglia e arranca miseramente.

Ritengo, comunque, che la peggiore mala giustizia non consista nella percentuale di magistrati deviati, che rimane comunque ancora, voglio sperare, un fenomeno circoscritto, bensì nella diffusa inefficienza che prevede tempi biblici anche per l’atto più semplice. Solo con l’efficienza, del resto, si può combattere la corruzione, perché una macchina che funziona espelle naturalmente l’intruso, senza incepparsi.

Per tornare, però, al tema iniziale, la situazione è davvero, e lo ripeto, allarmante, perché se chi deve fare giustizia è corrotto, salta un pilastro della democrazia e della società. Un pilastro fondamentale, senza del quale può crollare tutto.

Ma ho l’impressione che si continui a giocare col fuoco, senza che maturi l’esatta coscienza del fenomeno e della sua portata.

Ahinoi!

Milano batte Potenza 36 a zero.

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Mi piacerebbe sapere cosa differenzia un cittadino potentino da un milanese.

A parte le cotolette rispetto alla braciola, il baratro si espande fra i due cittadini quando hanno bisogno della giustizia.

Un esempio: un cittadino milanese se richiede un decreto ingiuntivo stamattina, facile che domani lo abbia già ottenuto.

A Potenza semplicemente no. Devono passare settimane, talvolta mesi. Eppure è una procedura semplice e per norma abbreviata. Eppure i due cittadini italiani, o meglio delle due Italie, pagano gli stessi soldi, ottenendo due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai.

Altro esempio: il milanese che deposita un ricorso d’urgenza ottiene un provvedimento in men che non si dica: subito la fissazione dell’udienza e appena possibile il provvedimento definitivo.

Il potentino dopo quarantacinque giorni -contati a oggi e quindi suscettibili di ampio aumento- non sa neppure chi sarà il giudice che dovrà fissare un’udienza. Eppure pagano entrambi gli stessi soldi allo Stato. Due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai, insomma per il primo la giustizia funziona per il secondo no, anzi si verifica una vera e propria negazione di giustizia, dopo aver pagato, beninteso.

E’ tollerabile? O, meno ancora, è semplicemente possibile?

Pare proprio di sì.

Ma nessuno si lamenta per non correre il rischio di avere un atteggiamento ostile da parte dei magistrati. Evidentemente l’esperienza ha insegnato qualcosa e quindi meglio tacere, subire, e vedere come andrà a finire. Ma andrà a finire male, perché simili ritardi sono letali, offendono la dignità, e sono di una ingiustizia macroscopica.

Se avanzi garbatamente una protestina, non ti ascoltano neppure; al più un impertinente “si rivolga al presidente”, ognuno lamentando una situazione critica del proprio ufficio. E quindi ciccia, incassi e torni a casa, sconfitto, umiliato e con la consapevolezza di non godere dei diritti civili degli altri cittadini. Tipo i milanesi.

Quindi, delle due l’una: o si protesta seriamente, e mi rivolgo agli avvocati, o meglio tacere per sempre. Subire e tacere. Anche perché io ho portato due esempi due, ma ce ne sono tanti altri; ma se non si è in grado di farsi valere sulla garanzia del minimo sindacale, si diceva una volta, vuol dire che la categoria degli avvocati ha riposto i remi in barca definitivamente in attesa dell’esecuzione capitale della professione. Che avverrà a breve se continueranno così le cose.

Ripeto: quello che accade ha dell’incredibile, sia con riferimento alle inadempienze, sia con riferimento alla loro supina accettazione.

Magari una riflessione? Ce la meritiamo?

Languori e saponette.

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Languori e saponette.

Lambito dalle onde
si schernì sorridendo.
Lacrime dolci
solcarono il suo viso.
Era solo appetito.

Giacomantonio Felogramo, Pontebba, 1997.
Dall’immaginazione fervida, impetuoso di carattere, l’autore segnò il confine fra realtà e sensazione. Ricco di studi di spiritualistica orientale, divenne protagonista delle cronache locali quando, esibendo un’adipe rilevante in piazza, si proclamò nuovo Budda. Al suo funerale, nell’orazione funebre, il Sindaco ebbe belle parole per il concittadino scrittore e finanche l’opposizione concordò. Fu, insomma, una bella festa.

Lettera aperta agli Avvocati del Foro di Potenza

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Egregi colleghe e colleghi

del Foro di Potenza

 

 

In questi giorni si celebrano le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.

Tutti i candidati hanno, in linea di massima, garantito il loro personale futuro impegno a salvaguardia dell’esercizio della professione forense che, a Potenza, incontra difficoltà e problemi di una notevole portata.

La nostra professione è in evidente crisi; economica, ma prima ancora vive una crisi di identità profonda, ha perso autorevolezza e continua a perderne di giorno in giorno. Evidenti le colpe proprie dell’Avvocatura, ma a queste si aggiunge un generale stato di sfiducia nella funzione corroborato da un legislatore che sta rendendo la professione e i processi tutti un vero e proprio campo minato che non giova alla giustizia e, di conseguenza, alla società.

Serve una politica forense attuata e inventata, ormai, di sana pianta, rispetto al deludente passato.

I Consigli, per legge, hanno un ruolo istituzionale e profondamente burocratico, sono enti pubblici e, quindi, negli interessi da garantire e tutelare, buoni ultimi arrivano quelli degli avvocati, se pure arrivano. In definitiva un ruolo meramente politico della professione è loro inibito. Quello che occorre, invece, all’Avvocatura, è proprio lo svolgimento della ineludibile attività politica forense che tutto comprende: dal controllo della corretta quotidiana attività giudiziaria, ai rapporti con gli uffici giudiziari, dalla verifica, anch’essa quotidiana, del rispetto che deve portarsi alla funzione da noi svolta da parte di tutti gli interpreti del sistema giustizia, ai protocolli d’intesa sullo svolgimento di pratiche e di udienze, dalla tutela degli interessi economici degli avvocati; questi letteralmente svenduti dal legislatore; infatti, il gratuito patrocinio penalizza solo gli avvocati, con liquidazioni misere e peraltro pagate in tempi biblici; oltre a un considerevole numero di ulteriori problemi la cui risoluzione non può che passare da un approccio politico che, ripeto, ai Consigli degli Ordini, è praticamente inibito da una legislazione che non sembra avere a cuore la sorte degli Avvocati, i quali, però, rimangono protagonisti della giustizia e senza dei quali non può celebrarsi nulla.

A prescindere dalle fondate argomentazioni che vorrebbero l’abolizione degli Ordini, tema sul quale l’Avvocatura dovrebbe interrogarsi seriamente, è il caso che un Foro importante come quello di Potenza decida di cominciare a fare politica forense, per provare a risolvere i problemi spiccioli siccome ad affrontare i problemi grandi, senza arrivare, come spesso accade, impreparata nei momenti che contano.

Senza presunzione alcuna, gli Avvocati del Foro di Potenza possono garantire un dibattito democratico di alta qualità, possono affrontare qualsivoglia questione, locale come nazionale e rendersi promotori di una nuova stagione dell’Avvocatura.

Per far questo è necessario organizzarsi politicamente e un tanto può accadere soltanto attraverso forme associative diverse, distanti e autonome dal Consiglio dell’Ordine, deputato a occuparsi di ben altre faccende, peraltro impegnative e di non facile gestione.

Propongo, pertanto, che, a margine del rinnovo del Consiglio, prenda forma una nuova e diversa associazione forense, che dibatta i temi quotidiani oltre che politici della professione.

Vi invito, quindi, tutti, a dimostrare un interesse in tal senso, riscontrando questa mia mail.

Al raggiungimento di un numero minimo di 25 aderenti verrà organizzata una prima assemblea costituente che auspico foriera di una nuova epoca, per il Tribunale di Potenza innanzitutto e poi per tutta la Regione.

Le adesioni potranno pervenire a questo stesso indirizzo mail e comporteranno esclusivamente l’indizione di un’assemblea con gli esiti che la stessa potrà dare.

E’ tempo di pensare concretamente al nostro lavoro, alla nostra funzione e al nostro futuro, immediato e remoto, e non conosco altra forma per farlo che quella della discussione, abitudine alla quale ci stiamo disaffezionando, purtoppo.

Un investimento, in termini di tempo, minimo, per qualcosa di veramente importante.

Auspico una risposta positiva in tempi ristretti.

Con i miei migliori saluti.

Luciano Petrullo

 

studiopetrullo.potenza@gmail.com

 

 

Stato della democrazia.

Posted on 16. gen, 2019 by in Amenità, Città di Potenza, Commenti, Regione Basilicata

Stato della democrazia.

Stato della democrazia.

Diagnosi: difese immunitarie della popolazione al livello di guardia. Rischio infiammazioni, contaminazioni, malattie virali, peste e lebbra. Il sistema di difesa ha alzato bandiera bianca e non filtra più i tweet, le foto, le divise indossate da ministri sempre in clima carnevalesco. Del pari i virus provenienti dalle opposizioni varie colgono impreparati i cittadini, bersaglio fisso dei social e del televisore.

I leader, in continuo contatto unilaterale con la popolazione, respingono ogni tentativo di mediazione, rimanendo arroccati nella suite extra lusso riservata alla casta dei politici, i quali vivono ai confini, o meglio fuori della realtà.

Terapia: spegnere televisore durante i talk show, rimanendo collegati solo per campionato e champion, eliminare l’applicazione Twitter o segnalare come sgraditi i leader, bannandoli inesorabilmente. Durante le occasioni di incontro coi politici, indossare mascherina bianca, guardare per terra ed evitare i contatti.

Stato della malattia: grave.

Tempi di guarigione: un paio di generazioni, un paio di anni di 5G, salvo complicazioni. In alternativa intervento chirurgico, con asportazione totale del corpo politico tutto e quarantena di tre mesi in ambiente sterile.

 

Il Bradascio pensiero.

Posted on 16. gen, 2019 by in Città di Potenza, Regione Basilicata

Bradascio, sul Quotidiano del Sud, picchia duro sul governatore Pittella, ma lo indica come padre nobile.

Un “promoveatur ut amoveatur” in saldo.

I padri nobili, in genere, hanno una certa età -Pittella è ancora un ragazzino- ma sono, appunto, nobili.

A parte i processi pendenti, che pur sentenziando sull’onestà, a prescindere dall’esito, hanno già sentenziato sulla nobiltà politica, il gesto di Bradascio è sembrato solo un argine all’esplosione negativa di giudizio.

Cioè proprio quello di cui accusa Pittella impedisce che lo si possa invitare a vestire i panni del padre nobile.

Allora non può che trattarsi di ironia, quindi ben venga Bradascio col suo carico di verità postume.

Il PD, almeno sui social, a riguardo, tace. Aspetta che passi sotto silenzio lo sfogo, un classico comportamento da prima repubblica, tipico del PD e dintorni nostrano.

Ma c’è da scommettere che lo spettacolo continui. Forza, prodi eroi, confessatevi, chè il giudizio è vicino.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>