Sunday, 20th October 2019

Uno, dieci, cento Razzi. Le pillole di Lucio F. Dal quotidiano del Sud.

Posted on 30. set, 2019 by in Argomenti

Uno, dieci, cento Razzi. Le pillole di Lucio F. Dal quotidiano del Sud.

Un paese civile, vivibile, a misura d’uomo, consente ai suoi cittadini di operare delle scelte. Lo scegliere è il momento di picco della libertà esercitabile dall’individuo. La libertà viene celebrata nella nostra costituzione e noi italiani, politici in testa, siamo convinti di essere liberi.

La libertà, invece, cui possiamo attingere per operare delle scelte, si limita al mondo virtuale dei social. Ormai quasi nessuno è in grado di scegliersi il lavoro, che rimane la scelta più importante, perchè ci segna la vita, e, bene che vada, dobbiamo contentarci del lavoro che ci capita, altrimenti la scelta può cadere solo sul se rassegnarsi o sul se incazzarsi.

Non possiamo scegliere chi ci deve governare, o solo rappresentare, e, al più, possiamo scegliere se votare o astenerci dalla burla elettorale.

Privati, quindi, dello strumento primario della libertà, giochiamo comunque a fare i cittadini, ma in maniera superficiale, come si addice ai sudditi che, costretti dal giogo invisibile ma palpabile che cinge il loro collo, vanno lì dove vengono portati, senza sentire il peso della vera cittadinanza.

In questo caricaturale scenario di libertà e democrazia, finiamo per farci del male da soli.

Consentiamo che uno, dieci, cento Razzi siedano in parlamento e nelle altre assise politiche, riuscendo comunque ipocritamente a schernirli, dopo averceli portati, ai massimi livelli amministrativi, affidandoci a uomini di spettacolo che imitano l’imitazione che di se stessi già danno loro.

Razzi rappresenta la versione svestita del politico medio italiano, e dico svestita perchè Razzi non ci prova nemmeno a vestirsi da fine politico; in questo la sua ignoranza è raffinata, verace, azzarderei addirittura un “colta”. Diversamente da quegli altri che, con uno striminzito vocabolario, fatto di frasi preconfezionate e trasmesse nella conoscenza attraverso il canale principe dell’ignoranza, quali sono le loro interviste, nascondono la loro insipienza e la loro miseria umana con una foglia di fico,  che, con presunzione, chiamano cultura, cultura che definirei serenamente, e con rassegnata convinzione, quale cultura ignorante.

La satira fa bene, ma diventa scadente spettacolo se non funebre banchetto quando è rivolta a chi non nasconde la sua pochezza e irrilevanza, dandone invece una visione chiara e inequivocabile. Insomma le sparate di Razzi, De Luca, Berlusconi, Renzi e compagnia cantante, sono da sole sufficienti a farci sorridere e ridere a crepapelle. Loro sono anche l’imitazione di se stessi, cambiano idea, parere, comportamento, di continuo, interpretando il doppio ruolo del protagonista e del suo imitatore. Che bisogno c’è di fare satira su di loro se se la fanno da soli?

Il Crozza di turno, vero condor sui resti di politici d’occasione, dovrebbe far satira su chi non arriva a offrirsi spontaneamente allo scherno altrui, quindi su chi detiene ed esercita il vero potere, non quello di facciata. Se poi non siamo in grado di ridere da soli di un Razzi e degli altri e abbiamo bisogno che ce lo rifaccia Crozza, il loro verso, peraltro in maniera identica -è infatti sempre difficile riconoscere l’originale- allora vuol dire che oltre al diritto di scegliere ci è stato rubato anche il diritto di critica o di ridere o di ironizzare o solo di pensare.

I finti liberi, ecco, questo siamo, in un mondo di mera apparenza, dove la legge sarebbe ingiustamente uguale per tutti, appaiando l’inconsapevole suddito all’immarcescibile ricco, nel giudizio e nella condanna, calpestando anche il messaggio evangelico che pur fingiamo, anche in questo caso ipocritamente, di fare quotidianamente nostro.

L’unica vera libertà di scelta che ci residua è fra la rinuncia e un debito, seppur a rate, che alimenti i consumi; altrimenti come camperebbero i ricchi?

Invalidità e indotto. Dal Quotidiano della Basilicata

Posted on 27. set, 2019 by in Argomenti

Lo ammetto, sono incontentabile.

Di fronte alla scoperta dei finti invalidi non mostro soddisfazione, ma rammarico.

Da che mondo è democrazia, in Italia, esiste un ammortizzatore sociale, non ufficiale, ma efficiente assai, che risponde al nome di invalidità.

Sembrerà putridamente banale, ma, da decenni, famiglie e famiglie campano grazie alle invalidità, vere o presunte, gravi o lievi, supposte o temute.

E non mi riferisco solo ai malati o finti tali. Mi riferisco a tutto il cosiddetto indotto, come procacciatori, medici, sapienti, avvocati e forse anche qualche altra categoria, se non compiacente, quantomeno distratta.

Penso, per esempio, ai tribunali che hanno sfornato invalidi come una catena di montaggio senza mai chiedersi come mai una regione immersa nel verde, petrolio a parte, licenziasse tanta salute precaria. Penso ai partiti, ai sindacati, patronati inclusi, che hanno alimentato filiere di tecnici dell’indotto, tutti distrattamente, ovviamente, o ingenuamente o con l’inconsapevolezza di essere italiani, e quindi più sensibili di altri popoli al malaffare quotidiano, alias furbizia chè tengo famiglia.

Ma comunque, a campare, con l’invalidità, ci sono eserciti di persone, tutte alacremente impegnate nell’operazione che una volta era riservata a Dio, e cioè la creazione.

Certo, qui si parla della creazione dell’invalidità, una sottospecie della creazione pura, ma tant’è, sempre di miracolo si tratta.

Io, cristiano nei cromosomi, penso con amorevole misericordia a quante persone ha sfamato l’invalidità, mettendoci dentro anche i figli e i nipoti e mettendoci pure i lussi che, specie nell’indotto, deve aver favorito, la creazione fantasiosa, geniale, dell’uomo inventore.

Dice ma quello lavorava era ricco di suo e pure l’invalidità falsa doveva fregarsi?

Bravo!, e i consumi chi li tiene vivi? Il professionista che fattura tutto quel poco che guadagna, l’impiegato o il mantenuto di cittadinanza?

Balordo che non sei altro! Qua, se saltano invalidità e delinquenza organizzata va tutto a catafascio. L’Italia si regge su queste solide e ufficiose basi, diamine.

Lo sapevano bene i democristiani di una volta che non storcevano il naso se un paesino viveva sulle invalidità.

Ma ora insorge la giustizia, perbacco. Con un ritardo biblico, nonevèro, non potendo ignorare quante sentenze dichiarative dell’invalidità venivano pubblicate all’anno.

Dice che in Basilicata non esistono industrie. Balle! Voglio proprio vedere se in Lombardia o in Germania esiste una fabbrica così magica come quella lucana delle invalidità.

E noi invece di essere orgogliosi, ora, la demoliamo? Ma siamo impazziti? E cosa mangeranno domani quegli avvocati che partecipavano al banchetto, per dire? Vengono a casa vostra, indistruttibili moralisti?

Ma veniamo a noi. Ho un’unghia che cresce storta, i calli e una leggera flatulenza, alitosi e forfora. Quindi invalido,irrimediabilmente invalido. Impossibilitato a tenere rapporti sociali, come immaginerete. Quindi anche un po’ depresso pureperché il Napoli lo scudetto non lo vince mai. Ah!, devo andare a visita? E poi dall’avvocato? Mi date gli indirizzi? Perfetto, a buon rendere. Come? Devo lasciare un acconto? Caspita, siete cari. Vabbè, tanto da oggi sono invalido a tutti gli effetti.

Lettera aperta a un ministro inconsapevole

Posted on 25. set, 2019 by in Argomenti

Lettera aperta a un ministro inconsapevole
Caro Ministro della giustizia, caro Collega, caro Bonafede
oggi avevo cinque udienze e cinque su cinque sono state rinviate a causa di impedimenti vari dei magistrati. Premesso che nessuno mi pagherà per la mattinata persa, premesso, anche, che i miei clienti non saranno soddisfatti, quello che più mi deprime è di aver consentito che venisse rubato un giorno della mia vita, a causa della inefficienza cronica della giustizia, e di averlo regalato a te e a quello che rappresenti. Nessuno me lo restituirà o pagherà e nessuno mi conforterà per lo scippo subito.
Vorrei farti presente, inoltre, che la porta di entrata del bagno al secondo piano non si chiude e rimane aperta e che la serratura del locale per fare la pipì non esiste, rimanendo solo il buco dal quale poter anche, volendo, guardare le mie chiappe avvizzite. Dicono che l’Italia sia un paese civile. A me non sembra. E a te? Mi piacerebbe conoscere il tuo parere.
Bacioni, estensibili, anche agli altri ministri, che non sono colleghi, ma che pur non laureati, hanno dimostrato al paese di meritare di rappresentrarlo. Come non so, ma pare non mi tocchi saperlo o che sia un fatto sconosciutamene notorio.
Grato della tua illuminante risposta, che potrai inviare a ilmiopaeseèunabambolablu@disperazione.com, mi è nel contempo gradito inviarti mesti saluti da un corridoio di tribunale.
Un avvocato.

Giapponese o cinese.

Posted on 23. set, 2019 by in Argomenti

Giapponese o cinese.

Che poi mi torna alla mente spesso. Ministro con la terza media.

Eppure la macchina dello stato è complessa e le attività ministeriali pure.

Vabbè. Deve essere così, evidentemente.

Ma la questione è più ampia. Prendiamo le trattative che precedono la formazione di un governo. I ministeri vengono assegnati in proporzione ai partiti che sostengono la maggioranza e, in genere, il ministero viene assegnato così, quasi a caso. Cioè, se mi avanza un politico da celebrare con la nomina, gli do il ministero che avanza, o quello scartato da un altro o quello che, per importanza, tocca al partito più corposo. Diversi metodi, ma nessuno che risponda a un criterio di pura logica, come quello della specifica competenza.

Eppure si discute del governo dello Stato, mica del condominio, che, pure, richiede, ormai, una competenza tecnica.

“E a me cosa tocca”, “beh, avanza la sanità e gli esteri”, questo il dialogo tipo di una trattativa.

Da rimanere basiti, come direbbe la Meloni, che ritrovo sempre basita in tv nelle interviste all’amatriciana, almeno a suo dire.

Basiti, certo, non fosse che accade così da sempre. Forse anni addietro il numero di ministri laureati, addottorati, finanche colti, era tale da rendere il problema meno vistoso, ma così è sempre stato.

Se penso che uno può passare dai gazebo al lavoro e poi agli esteri, senza passare neanche dal via, il Monopoli insegna, penso che quando si parla di scolarizzazione, di pochi laureati in Italia, della scarsa propensione alla lettura degli italiani, penso che sono discorsi per perdere tempo. Tanto, poi arriva una con la terza media e governa il paese.

Dice ma pure Chance, il giardiniere, finisce per governare un grande paese come gli Stati Uniti. Sì, ma era un paradosso.

Noi invece viviamo il paradosso per realtà.

Da far passare la voglia di essere italiani.

“E cosa vorresti essere?”

“Giapponese o cinese”

“Ah, belli loro!”

“E tu?”

“Io sto bene italiano”.

“Va bene”.

Lezioni di giustizia, dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. set, 2019 by in Argomenti

Lezioni di giustizia, dal Quotidiano del Sud

Nell’indifferenza generale accade di tutto. Accadono anche cose inusuali, fuori delle righe, che, però, appunto l’indifferenza generale, come una cortina fumogena, nasconde alla vista.

L’indifferenza, con eccezione per i propri guai, è il costante atteggiamento in uso. Non traggano in inganno i lai solidali che ogni tanto squarciano il silenzio delle opinioni da stadio: durano poco, il tempo del servizio giornalistico di turno.

E quindi può accadere, a un occhio non totalmente indifferente, diciamo un occhio cui residua qualche diottria, di assistere a episodi di una tristezza lacerante, ad accorgersene, ovvio.

A me è capitato di assistere, complice il disgraziato lavoro che mi impegna e mi impegnerà fino a infarto prossimo venturo, avendo preso dal mio babbo che, appunto, senza vedere neanche la già maturata e misera pensione, che non riusciva a chiedere formalmente causa gli impegni, alzò bandiera bianca nel pieno della sua attività legale, dicevo mi è capitato di assistere a un episodio tragicomico, esatta sintesi del punto in cui ci siamo, senza accorgercene, trovati.

Udienza civile collegiale della Corte di Appello. Un numero rilevante di giudizi da trattare, smistare, rinviare e decidere. Le cause vengono chiamate una per una. Gli avvocati interessati lasciano il loro banco e vanno alla cattedra, come quando da alunni si faceva a scuola, in fondo è una specie di interrogazione anche questa.

Una collega, si capisce subito dalla sintetica relazione del magistrato, ha avanzato una richiesta originale oltre che totalmente inammissibile. Insomma una figuraccia, non fosse appunto, che ogni udienza, sebbene alla presenza di tanti tecnici, non ha orecchi che sentano e occhi che vedano, quindi la vicenda si consuma in un quasi violento faccia a faccia fra l’avvocata e il magistrato relatore e nella, appunto, indifferenza generale. Il Giudice, non tenuto, spiega l’incongruenza della richiesta -peraltro stoicamente reiterata sul momento- in maniera vivace, ma poi, via via crescendo, con virulenta indignazione: diamine, questa è la Corte di Appello, non la Pretura di Canicattì, arriva ad affermare, col che volendo significare che un errore è alla fine pure immaginabile davanti a un giudice che decide vicende minimali, ma arrivare al secondo grado di giudizio per giuridicamente bestemmiare, insomma, ce ne vuole di coraggio, faccia tosta e ignoranza, giuridica, ovviamente.

La dichiarazione è tanto veritiera quanto inutile: un giudice non discute con gli avvocati, ma decide, semplicemente. Insomma il giudice ha ragione, e da vendere, ma una reprimenda pubblica non gli compete, anche perché diventa inutilmente violenta: basterà rigettare quella domanda, condannare alle spese e motivare come meglio si crede, sperando che la giovane collega capisca o torni a studiare o, addirittura, finalmente cominci a studiare. Il ruolo del magistrato non è quello, e torniamo ai banchi di scuola, di tastare il livello di preparazione degli avvocati e semmai farli inginocchiare sui ceci davanti a tutti. Non può infastidirsi delle corbellerie se non nelle sentenze o interrompendo un evanescente eloquio nel dirigere l’udienza.

Altro è il problema della competenza. Ma qui il problema diventa generale: la scuola promuove senza dubbi, l’università rilascia diplomi di laurea immeritati, l’esame di abilitazione alla professione è stato per anni, e per certi versi continua a esserlo, una formalità che ha creato una professione-ammortizzatore sociale nella quale far confluire migliaia di avvocati non in grado di difendere neanche se stessi se accusati di aver rubato la marmellata.

Sembra, insomma, che il livello medio più alto da raggiungere,ognuno nel suo campo, sia l’assoluta mediocrità, a beneficio di un mondo e di una società approssimativa, superficiale, inconsistente, inconsapevole. Tutti buoni per lo più a fare finta di.

Ho motivo di credere che il magistrato si sia pentito della sparata e la collega si stia interrogando ancora su dove sia il suo errore e a me rimane il ricordo dell’atmosfera irreale dell’episodio, stanco, come avvocato, che i magistrati giudichino oltre che le cause anche i difensori e stanco, sempre come avvocato, che ci si inventi avvocati senza sacrificio alcuno, fatto di ore e ore su libri, riviste e fascicoli. Stanco infine, e forse è questa la cosa più triste, di tutto lo spettacolo offerto dalla giustizia, me compreso, naturalmente, perché la giustizia è sempre in ritardo, sempre polverosa, sempre misteriosa, complicata e astrusa, prepotente e autoreferenziale, costosa e, troppo spesso, profondamente ingiusta.

 

il ministro con la terza media.

Posted on 10. set, 2019 by in Argomenti

il ministro con la terza media.

Un ministro con la terza media.

Dicono che in Europa non accada.

Ma, in effetti, non è richiesto un titolo di studio per l’arte più difficile del mondo, quella di fare politica. E’ richiesto per tutto il resto, anche per non far niente in un ufficio pubblico, o per svolgere attività ripetitive da alienazione, tipo smistare la posta o altre cose altrettanto amene, essenziali e stupide.

Per fare politica, invece, basta scalare posti in un partito, attività, invero, non facile, sia chiaro, vista la concorrenza, ma per la quale vengono richieste attitudini di poco pregio, in genere.

I sindacalisti, da sempre, hanno avuto una via privilegiata per le cariche politiche. Spesso senza titoli di studio, finiscono per lavorare per chi hanno sempre combattuto.

I sindacati nacquero come organismi anarchici che il socialismo riuscì a inglobare. Difendevano i lavoratori contro i padroni. Poi contro gli Stati, con le loro leggi sempre poco all’altezza della dignità del proletariato. Quando il concetto di proletariato si è allargato, inglobandoci qualsiasi forma di lavoratore, i sindacati sono diventati tanti quante categorie di lavoro esistono al mondo. Per dire, c’è pure quello degli avvocati.

Ma il sindacalista doc, dopo aver combattuto padroni e stati tende naturalmente a diventare stato, per fare, semmai, quelle leggi che avrebbe, dall’altro lato, combattuto.

Ma il tema non è questo, perdinci. Il tema è perché per fare politica non servano titoli di studio.

Francamente non lo so, ma poco conta.

Certo che arrivare nel 2019 per nominare ministri senza neanche un diploma di scuola superiore pure è un record; cioè, un paese civile, fra i primi dieci, mi pare, per industrializzazione e cose varie, che mantiene sacche di persone arrivate solo alla scuola dell’obbligo e che fanno carriere brillantissime, fa specie. Facile dire che pure chi studia non sappia molto, visto che da noi si promuove e basta, ma credo sia altra cosa, cioè sia un altro bel problema, ma che non c’entri niente.

Chi storce il muso, però, sull’argomento, se si trova un figlio che non vuole studiare, sembra aver passato un grosso guaio, il che pure deve significare qualcosa.

Sui social si è detto di tutto sul ministro senza titolo, tutto e il suo contrario, e quindi inutile girarci attorno, rimane una stranezza italiana, e punto. Quell’Italia che studia poco, legge meno e fa carriera. Del resto studiare, se si è fatto il contadino, non serve, pare, soprattutto se poi ci si è battuti per i loro diritti, inutilmente, peraltro, visto che le piaghe di ieri sono quelle di oggi, e quindi ben si può fare il ministro, suvvia.

Il messaggio, probabilmente, non è dei migliori. Una volta i nostri giovani ambivano a fare i calciatori, oggi i politici, costa davvero poco sacrificio e ripaga molto.

Un paese di matti? No, un paese di furbi.

 

 

Potenza città bellissima, dal Quotidiano del Sud

Posted on 09. set, 2019 by in Argomenti

Pur portandomi dietro un certo senso di colpa, non riesco a condividere l’entusiastico giudizio che molti (?) potentini hanno di Potenza, quando la definiscono bellissima. Sarà che sono cresciuto all’ombra dei non luoghi, sarà che ho un concetto di bello stravagante, sarà che sono convinto di essere vissuto in un contesto di quasi totale mediocrità visiva, tanto da evitare sistematicamente la suddivisione classica fra il mi piace e il non piace delle cose, per approdare alla categoria assoluta del chi-come-perchè ha fatto questa cosa, sarà un pò per tutto questo ma io purtroppo credo che Potenza, potrebbe essere bella, ma non lo è.

Io vivo, da sempre, nel centro storico, sul cocuzzolo, anche se in posizione defilata. Guardo la Torre Guevara dal terrazzo e dalle finestre, in posizione di quasi monopolio, nel tratto terminale di via Pretoria. Da anni e anni questo angolo di Potenza non vede accendersi gli ultimi lampioni lasciando la zona al buio, ma fa molto intimo. Centrale, ma isolato, questo angolo gode di frequentazioni automobilistiche in occasione dei fine settimana e delle feste, giorni in cui chi usa l’auto, per tornare a casa e andare a cena vende l’anima al diavolo.

Ma è colpa loro. Io non so ancora perchè si è tanto schiavi dell’auto. Ormai, dalle mie parti, le auto hanno proprietà immobiliari estese, ben tre edifici adibiti a garage, oltre al parcheggio lungo la strada. Fra le righe mi viene da pensare ai privilegi di cui godono le auto (gommisti, elettrauto, parcheggi, ricambi, pompe di benzina), talvolta superiori a quegli degli umani, che ldolatrano l’auto più di un Dio.

La sua caratteristica è quella, comunque, dico del tratto di centro storico di cui si tratta, di costituire un’isola fra i cosiddetti non-luoghi: la Torre Guevara, l’istituto d’arte e la scuola Torraca, tre non-luoghi in un fazzoletto di città. Un angolo nel quale l’80% dello spazio è destinato ad auto e non-luoghi, il 20% all’uomo.

Una volta, in questa zona, c’era vita, ora sembra un luogo per sopravvissuti. C’era un mercato della frutta, due scuole, prima anche due osterie e altri locali.

Ora, complice anche la scarsa natalità e il generale invecchiamento, anche quello precoce dei giovani amministratori che da una quindicina d’anni si danno il tono degli impegnatiperilbenedellacittà, la zona è miseramente sprofondata nell’oblio e nell’insignificanza.

I due magnifici e ormai tetri edifici scolastici, abbandonati al loro destino, la fanno da padroni; discreti, invero, ma pur sempre autorevoli. Sulla terrazza della Torraca una volta si giocava a pallone fino a tardi, oggi è chiusa, inaccessibile, non fruibile, secondo regole non scritte che prevedono il sacrificio urbano, quale simbolica offerta alla divinità perchè abiti quegli edifici, portandoci pure i Cherubini e i Serafini e i loro familiari, perchè, forse, ci protegga dal male. Non dal brutto, certo, questo è il prezzo da pagare.

Per divagare ricordo che giocare sulla terrazza della Torraca presumeva anche abilità particolari e ampia partecipazione. Bisognava infatti non far uscire il pallone, specie dal lato della discesa che porta a piazza Crispi, dove prendeva velocità e solo la partecipazione, appunto, salvava da rincorse fino al cimitero. I passanti, che all’epoca esistevano, oggi non più, di buon grado fungevano da occasionali raccattapalle e vedere un anziano scattare per uno stop, o un uomo fatto rimetterci la palla con un rinvio alla Buffon, o la signora che goffamente fermava il pallone tenendolo lì ad aspettare uno di noi che lo prendesse, era senza prezzo.

Era più bello? Fate voi. Di sicuro c’era vita.

E siamo a tre non luoghi potentini, tutti in pochissimo spazio: Torre Guevara, istituto d’arte e Torraca. La programmazione urbana prevede un paio di abbattimenti e chissà cos’altro. Ma sì, semmai ci faranno parcheggi: l’uomo non conta più, conta la sua auto.

E io vado in bici. Tiè.

Il manuale del politico 4.0 dal Quotidiano del Sud

Posted on 07. set, 2019 by in Argomenti

Nell’epoca dei professionisti del pensiero medio, degli specialisti del consenso, delle meteore suicide, a brillare, vera stella del firmamento politico, è la totale mancanza di un progetto politico in qualsiasi formazione, sia questa monoteista come Fratelli d’Italia o Forza Italia o, ancora per un po’, la Lega, sia essa contraddistinta da più divinità, come il PD o il M5S.

Dunque, nell’assenza di progetti politici, la contrapposizione creatasi è fra partiti in cui decide uno solo e partiti in cui a decidere sono più teste. Tutto qui.

La differenza, però, non è di poco conto, perché una decisione che venga fuori da più teste, fossero anche l’una contro l’altra armata, è giocoforza una decisione più meditata.

Per esempio se Salvini avesse avuto altre teste con le quali seriamente confrontarsi e decidere, magari non si sarebbe sparato un colpo alla tempia. Oppure, all’incontrario, se Zingaretti non avesse avuto di fronte Renzi e altri, avrebbe presumibilmente optato per le elezioni con la classica miopia di chi decide senza sentire altri.

Il tutto, sempre e comunque, senza un progetto politico, di questo si può fare senza e si fa senza da decenni.

La lungimiranza dei nostri eroi arriva, se va bene, alla finanziaria. Tutto cambia quando il progetto riguarda se stessi. In questo caso scompare la miopia e gli sguardi sono quelli dei falchi. Conciliare le due diverse prospettive non si può, causa una malsana educazione e un concetto, tanto in voga in politica, secondo il quale se non sistemi te e la tua famiglia per la vita, innanzitutto,sei fesso. A far da complice una innata tendenza a prendere sottogamba il bene comune nella strabica convinzione che quest’ultimo coincida con quello personale.

Per stabilizzare, trasversalmente, l’indole media del politico, le sue aspirazioni e la sua mancanza di progettualità cronica, negli anni sono stati studiati metodi comportamentali di raffinata architettura. Per esempio i problemi vanno solo enunciati tutti, a memoria, rapidamente, davanti a un microfono, come il fa il cameriere della trattoria col notes in mano, quando snocciola il menù, senza indicazione delle soluzioni; ancora per esempio, quando intervistati, occorre tenere un bel passo spedito come chi deve assolutamente prendere fra cinque minuti l’aereo e senza rispettosamente e educatamente fermarsi, senza indurre il cronista ai cento metri con handicap; per esempio ancora l’opinione sull’avversario deve essere tanto netta quanto revocabile; oltre al canonico codazzo, qualcosa da stringere sotto il braccio (avete mai visto un politico con le mani in tasca?) e un’auto nella quale ficcarsi da lì a poco.

Il bagaglio del politico è questo, misero, visto da uno intelligente, da sognare per uno come loro.

Il nuovo governo, a ogni modo, per concludere e per divagare, nasce sulle ceneri dell’ultimo e sulle lapidi del penultimo. Franceschini e Gentiloni, che tanta gloria e ricchezza apportarono alla nazione, sono in pista di nuovo, scalpitanti dopo una passata di cambiamento rimediata all’ultimo dall’imbianchino di fiducia, Speranza a garantire una manciata di voti in più per la fiducia, quindi importantissimo, essenziale e soprattutto scelto per la specifica competenza, e una terza media-munita a dimostrazione che la politica non abbisogna di altro che della propria militanza in un partito che conta.

Coraggio, in fondo potrebbe anche andarci bene, una volta; secondo un calcolo meramente probabilistico, infatti, un governo buono su cento, pure tocca.

Ministri lucani, che cuccagna! Dal Quotidiano del Sud

Posted on 06. set, 2019 by in Argomenti

Ministri lucani, che cuccagna! Dal Quotidiano del Sud

La Basilicata esulta per i suoi due ministri. Che poi, a dirla tutta, proprio suoi al 100% non sono. Infatti Lamorgese di certo non è diventata ministro mettendo in mostra le sue qualità dalla sua terra, tutt’altro e Speranza non è parlamentare per volontà dei lucani, ma, se non sbaglio, dei toscani.

Ma sono nati qui, perbacco, il merito è di questa fertile terra che, nonostante il petrolio, fa prodigi.

Lamorgese è un cosiddetto tecnico, e quindi inutile fare disquisizioni politiche, semmai le faremo più in là. Speranza è invece un politico doc. Dubito abbia fatto granchè d’altro nella vita che il politico. Lo ricordo giovanissimo consigliere comunale, poi assessore all’urbanistica, poi crebbe tanto da continuare a politicare a Roma, giovandomi della sua vista un sabato ogni duecento, casualmente, ma sempre con cordialità.

A chi dovesse obiettare che dall’urbanistica alla sanità ne corre, sarà facile rispondere che il politico è multidisciplinare per dettato normativo. A chi, invece, continua a mugugnare che diventare ministro dall’alto di un 3% di voti è assurdo, basterà rinfacciargli che Speranza è un uomo fortunato e che, nelle scelte sbagliate, ha fatto sempre tredici. Infatti già capogruppo del PD, fondò Articolo 1 diventandone segretario, cioè, ficcandosi in un vicolo cieco che sembrava senza speranza, appunto. Ma il buon Salvini, rosario-munito, quindi misericordioso, gli ha spalancato le porte del governo. Quindi ciccia!

La sinistra, che tutti dicono bocciata alle elezioni, è viva e vegeta. Certo, una sinistra diversa da quella che conoscevamo. Speranza fondò articolo 1, trasformatasi in LEU, perché il PD non faceva il partito di sinistra, mi pare di ricordare, salvo attuare, in loco, cioè nel capoluogo, una strategia diversa. Sostenne, infatti, impavidamente un sindaco che veniva da destra. Sostenne due assessori che più di destra non si può, sebbene di questi tempi non si possa mai dire, ma che, di recente, hanno confermato la loro radice politica, l’uno, Coviello entrando nientepopodimenochè nella Lega, e l’altro, Bellettieri, scalando posizioni politiche all’interno di Forza Italia. Poliedrico, quindi, nella multidisciplinarietà e nelle alleanze, un politico moderno, ecco, si potrebbe dire, alla Di Maio, post ideologico, post destra e sinistra, insomma post e basta!

“Caro Ministro, so che tu non spernacchierai quelli che ti davano per morto, perché, benchè giovane, sei un politico da sempre, e i politici non sono mai giovani e ingenui, e sai che comincia subito la transumanza all’incontrario. E li riaccoglierai anche col sorriso sulla bocca, come non fosse successo niente, ammirabile”.

Ma non illudiamoci. Due ministri lucani non cambieranno la nostra vita. Non ci riuscì Colombo, che pur era arrivato ai vertici, il quale non gettò quei semi che poi avrebbero potuto farci sbocciare, si limitò al minimo sindacale, salvo incoraggiare un esercito di lucani spendendo per loro buone parole e sistemandoli ovunque, attività riconosciutagli unanimemente e nella quale credo abbia toccato vertici da campione. Quindi due figure apicali non ci daranno una strada seria, una ferrovia decente o casomai un aeroporto. E guai se così fosse: non si diventa ministri per aggiustare le cose di casa propria, giammai, si diventa ministri per fare il bene del paese tutto. Quindi riponiamo l’orgoglio e facciamo i seri. Lucani o pugliesi, toscani o lombardi, i ministri sono innanzitutto italiani, come quando si diventa sacerdoti e si diventa sposi di Dio.

Amen.

Un nuovo contratto? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 05. set, 2019 by in Argomenti

Un nuovo contratto? Dal Quotidiano del Sud

Un minimo di ordine, nella confusione delle opinioni, occorre stabilirlo.

Per esempio, si vota quando lo dice la legge o quando lo chiede il segretario di un partito?

Ebbene, sembrerà strano, ma si vota quando lo dice la legge, a meno che risulti impossibile formare un governo. Quindi Salvini e compagnia cantante si mettano l’animo in pace e riprendano a fare politica se non vogliono apparire come i bimbi viziati cui è stato sottratto il pallone per tirare il rigore e che non riescono a digerire cotanta crudele ingerenza, finendo di mostrarsi con la bava alla bocca per la rabbia, chè non è bello, utile o producente.

Ancora per esempio, sarebbe il caso che il coro degli indignati per il voto sulla piattaforma Rosseau, si calmasse. Ogni partito può decidere al suo interno come cavolo organizzarsi, né altri possono metterci becco.

Piuttosto è politicamente criticabile che il M5S abbia prima deciso di fare un nuovo governo, indicato ministri e predisposto il programma e soltanto dopo aver preparato il banchetto nuziale, servito l’aperitivo, mostrato il ricco menù, abbia inteso chiedere cosa ne pensasse la base. Quindi contrariamente ai suoi principi, non ha deciso il popolo del movimento, ma alla base è stata chiesta una mera ratifica, dopo aver minacciosamente mostrato le conseguenze di un No. Bel metodo, non c’è che dire.

Usando una terminologia gergale, insomma, una sonora presa per i fondelli.

Da notare, per rispetto a una visione d’insieme, come il mondo grillino cambi gusto di anno in anno.

Ma in una democrazia rappresentativa deve andare così, decidono i rappresentanti, basterebbe non vantarsi di essere diversi, con manifestazioni roboanti e quesiti retorici.

Ma, avviso ai naviganti e/o indignati, sia chiaro: questo governo è un compromesso forzato come o più di quello che venne raggiunto con la Lega. Sentir dire che ora si fa l’Italia, che si passa a un nuovo umanesimo, che è finalmente arrivata l’occasione per, fa sorridere e accapponare la pelle insieme. L’Italia conosce già la strada, senza bisogno di profeti, vecchi e nuovi, riciclati, differenziati, diversamente alleati.

Un cambiamento che passi, però, da Franceschini e Gentiloni, è un cambiamento originale, ammettiamolo, stimolante, con uno sguardo sul futuro remoto.

Accontentati anche i sinistri più sinistri, la pace è ristabilita fra i nemici storici di sempre: “ma come abbiamo fatto a non incontrarci prima?”, vanno dicendosi tenendosi per mano, “uh! Quante te ne ho dette. Ma per amore, lo sai bene!”, vanno reciprocamente grufolandosi, e il verbo grufolare viene usato con affetto e con espresso riferimento allo stato melmoso in cui stagna l’Italia.

Ma tutto è bello quello che finisce bene. Come in una favola. Era cominciata con Grillo che chiedeva la tessera del PD e si candidava a segretario, brutalmente respinto, perché non aveva un partito, ora accolto trionfalmente perché ha una bella dote, bene si può dire che la favola si chiude felicemente. Ne scriveranno un’altra e noi aspettiamo con ansia, sa com’è, prendere sonno di questi tempi non è facile.

I non-luoghi di Potenza, la Torre nascosta, dal Quotidiano del Sud

Posted on 04. set, 2019 by in Argomenti

I non-luoghi di Potenza, la Torre nascosta, dal Quotidiano del Sud

Se è facile intendere cosa sia un luogo, non lo è ugualmente pensare a un non-luogo, sebbene per noi potentini non dovrebbe essere arduo. Un non-luogo semplicemente non è un luogo, senza necessità di dover essere qualcos’altro. A Potenza ce ne sono molti, ma è opportuno rispettare le gerarchie e, quindi, nominare per primo il non-luogo per antonomasia della città, la Torre Guevara e il suo difficilmente mirabile parco.

Io ho la fortuna/sfortuna di aver vissuto sempre accanto al manufatto medievale, ciononostante non ci ho mai preso confidenza, complice una sua eccessiva riservatezza, dovuta probabilmente all’isolamento cui è stata costretta nei secoli, oltre alla mia risaputa incapacità relazionale. Da sempre chiusa alla vista, prima dall’Ospedale San Carlo e dopo da un istituto scolastico, ha vissuto epoche di crisi esistenziale fortissima; la sua depressione è andata scemando col rifiorire della memoria, quando, cioè, da rudere è diventata una testimonianza. Testimonianza, invero, sciapa assai, se è vero, come pare, che il suo isolamento dal contesto cittadino continui imperturbato, indifferente finanche a qualche sciagurato turista che crede di poterla vedere o magari anche visitare. E sì, perché all’interno ci sarebbe un museo, oltre a un ufficio, neanche pubblico, per la verità.

Il non-luogo per eccellenza. Il cosiddetto parco della Torre negli anni è stato utilizzato a parcheggio selvaggio, parcheggioregolamentato e a pagamento, luogo per incontro fra innamorati, pochi per la verità, a sano e indisturbato sito per il consumo di droghe, qualche birra, per portarci il cane a fare cacca e pipì, insomma roba seria, tutta buona per contorno alla Torre medievale, intestata ai Guevara da un certo secolo in poi. Da segnalare che anche la frequentazione cennata, per nulla gloriosa, è sempre stata scarsa, segno dell’indifferenza generale tributata al monumento, anche, cioè, da chi, in quell’ombra perenne, avrebbe potuto fare affari malavitosi.

Poi arrivò il rinascimento potentino. La Torre è un bene artistico di gran pregio, si disse con toni altisonanti, merita che tutti i potentini, ma anche i giapponesi di risulta da Matera, gli americani e i tedeschi, per citarne solo alcuni, godano della sua vista.

Ed è storia recente, infatti, dell’affido a un Ordine Professionale che, coerentemente con la storia degli ultimi secoli, la apre alla vista in orario di ufficio e col rispetto delle sacrosante ferie. Per il resto continua a servire da parcheggio, ma, e qui è la civile evoluzione, solo per pochi, forse, cioè, per chi lavora presso quell’Ordine Professionale; costoro possono evitare il costo del ticket, in virtù della concessione che la Provincia di Potenza, proprietaria del bene monumentale, ha ritenuto di sottoscrivere e in virtù di un privilegio non scritto ma riconosciuto dall’Ente proprietario e dalla magnanima popolazione.

Quando il cancello, orribile per la verità, rimaneva aperto, era possibile godersi l’alba, perché la Torre guarda ad est, o giocare con le pigne cadute da un immenso albero, del cui futuro sarei portato a temere, scalciandole come quando da ragazzi si camminava fischiettando, non pensando a niente, concentrati sul dove mettere i passi, seguendo uno schema partorito dalla fantasia del momento, con la stessa applicazione che, più tardi nella vita, avremmo tributato solo alle preoccupazioni.

E quindi nonostante l’interessamento dell’Ordine Professionale, del bel giardino nel frattempo realizzato e della coerente (!)baracca in alluminio, ricordo, pur esso storico, del terremoto dell’80, la Torre Guevara continua a essere il non-luogo per eccellenza del capoluogo di Regione.

La Provincia, che prima era un ente, ora non si sa cosa sia, continuerà a balbettare provvedimenti del cui rispetto avrà ragione di disinteressarsi in virtù del principio, tutto italiano, che vede nella burocrazia l’autentico antidoto per ogni forma di cambiamento e/o miglioramento.

E finisce qui la prima tappa del tour dei non-luoghi potentini, sebbene sia convinto di non aver detto tutto, avendo dimenticato, per esempio, i progetti che si sono alternati e che ancora sopravvivono perché la Torre torni, o cominci, a fare il monumento e non il simbolo, appunto, del primo non-luogo di una città immemore, sciatta e presuntuosa, in linea, però, con la sua più recente storia.

 

 

Bocciati a numero chiuso, dal Quotidiano del sud.

Posted on 03. set, 2019 by in Argomenti

Bocciati a numero chiuso, dal Quotidiano del sud.

Se devo ripercorrere le tappe della mia vita, non posso fare a meno di riconoscere che gli studi non sono mai stati uno scoglio difficile da superare.

Ho visto autentici caproni diplomarsi e poi finanche laurearsi. Non ricordo di aver assistito a docenze severe, né a esami universitari nei quali si pretendesse una preparazione seria.

Continuando, ho partecipato al concorso per conseguire l’abilitazione alla professione e devo sinceramente ammettere che costituiva più o meno una formalità.

Da decenni, pertanto, a parte chi studia per rispondere a una propria esigenza, studiare e conseguire “pezzi di carta” èun’attività per niente faticosa, per niente selettiva e per niente gratificante.

Il risultato è l’immissione, nel mondo del lavoro e delle professioni, di migliaia di giovani portatori sani di placide incompetenze.

Con lo studio, si sa, si acuiscono le capacità critiche, ci si allena a pensare di proprio, a entrare nei problemi senza sorvolarli superficialmente. Ci si responsabilizza. In una parola, si cresce e si diventa, anche, cittadini consapevoli. Essere un cittadino consapevole significa avere una propria etica e rispettare quella generale, significa tenere a mente i propri doveri e svolgerli con buon animo, prima di accampare diritti; significa saper scegliere autonomamente, senza bisogno di seguire la massa.

Anche il numero chiuso in diverse discipline e università pare non abbia risolto l’incompiuta italiana di un ciclo di studi serio: si è arrivati a negare l’accesso all’università anche a quelli veramente bravi, per chissà quale motivo, visto che continuano a prosperare i caproni.

E allora mi pongo e pongo una domanda stupida stupida: ma senza impedire l’accesso agli studi a chicchessia, non sarebbe più utile, responsabile e civile, tornare a bocciare e consentire, così, che chi vuole conseguire un diploma o una laurea debba davvero meritarlo?

Mi rendo conto che la mia domanda è suscettibile di essere tacciata come domanda populista. Diamine, meglio intellettualmente far finta che una laurea è una laurea a prescindere, tenere il numero chiuso, dando l’impressione di voler partorire solo scienziati, e pretendere, in virtù di un principio buono solo nel sessantotto, che non esiste titolo di studio, non esiste laurea, non esiste competenza e specializzazione se non la siriconosce a tutti.

Il risultato è quello che vediamo tutti i giorni: con pizzaioli che si inventano tali dalla sera alla mattina, avvocati che non conoscono la legge, laureati in lingue che non parlano neanche l’italiano, politici che non sono politici, amministratori che, in un mondo serio, non lo sarebbero stati mai e via discorrendo, seguendo il copione di una enorme, portentosa e invadente truffa sociale, nella quale siamo a turno vittime o protagonisti attivi.

Eppure una bocciatura ha sempre e solo fatto bene, ma non si dica in giro, sarebbe da bigotti, retrogadi oppure fascisti, ma sì, fascisti va bene, è un indumento che veste ogni taglia, ogni sesso e ogni avversario.

Il miracolo italiano consiste nel fatto che chi non vuole adeguarsi alla truffa generale è il vero truffatore. E noi italiani, nonevèro, di miracoli ce ne intendiamo, perbacco.


<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>