Sunday, 18th August 2019

Il fascino dell’indagato venuto da fuori. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 08. ago, 2019 by in Argomenti

Che, come direttore generale alla Regione Basilicata, ci stia meglio un campano di un lucano, dai, ci può stare. Sono più esperti, non hanno la crosta di provinciale, hanno carriere più gloriose, probabilmente.

Che, poi, anche il Governatore Bardi sia napoletano, non significa niente di particolare, se non che, probabilmente,  ha voluto scegliere nel suo ambiente, dove, evidentemente conosce meglio le persone e, quindi, diciamo che garantisce lui, sebbene in politica non esistano fidejussioni morali, ma si va bene così.

Che, poi, infine, sia preferibile un campano indagato a un lucano, non parimenti indagato, ma a un lucano senza carichi penali pendenti, beh, forse questo è francamente troppo.

Tipo, ma non poteva scegliere, se proprio lucano non usa, un marchigiano non indagato? O un piemontese senza archiviazioni per prescrizione, no, dico, visto che ha speso una vita al servizio della legalità?

Mistero della fede. Quella fede di cui bisogna dotarsi per non lasciarsi andare a pensieri tetri, del tipo “noi non valiamo niente”, “siamo gli ultimi finanche a casa nostra” ecc. ecc.

Una regione prostrata, forse offesa, non fosse che riesce a rimanere indifferente a tutto.

Pensate alle opposizioni. A sinistra il silenzio più tombale, ma che volete è agosto per tutti, i 5 Stelle che timidamente si ribellano e le forze di destra, che tanto hanno blaterato negli anni sulla legalità, che d’incanto si ritrovano ad avallare, senza storcere il muso, scelte quantomeno opinabili.

Certo, nessuno è colpevole prima di una sentenza definitiva di condanna, che se poi il reato si prescrive, pazienza, ma il problema è tutto psicologico: da un lato un governatore che vede di buon occhio i campani, sebbene col neo, dall’altro i lucani a sentirsi dei falliti, perché neanche le indagini fanno la differenza.

Ma mi rimane un dubbio: e se fossero proprio le indagini a conferire quel tocco di esoticità e di fascino, di mistero e di audacia, buoni per essere scelti? Altro mistero della fede.

Vabbè, fa niente. Tanto chissenefrega, cambiamento è stato annunciato e cambiamento, ovviamente, come sempre, e ci mancherebbe altro, non è stato.

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Posted on 04. ago, 2019 by in Argomenti

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Quando la democrazia non è in grado di soddisfare le esigenze di un popolo, anzi, dimostra la sua speciale incapacità ad affrontare e risolvere i problemi, mostrando la sua peggiore faccia, fatta di insolenza, protervia, privilegio e corruzione, facile che vada in crisi.

Un esempio per tutti: la giustizia è da decenni in crisi. La democrazia cosa è stata capace di fare? Aumentarne i costi a dismisura, disincentivandone l’accesso, diminuendo la generale tutela dei diritti, negando sostanzialmente la giustizia quotidiana che riguarda le persone normali, rendendo impervi i percorsi processuali, disseminandoli di decadenze, restringendo le ipotesi di impugnazione, aumentando i casi di sentenze ingiuste neanche impugnate solo per il costo da sopportare, spettacolarizzando la fase più delicata e meno seria dei processi, cioè le misure cautelari e non le vere e proprie sentenze e lasciando che i tempi rimanessero lunghi.

Un risultato fallimentare che allontana il cittadino dalla giustizia.

Come per la giustizia si potrebbe parlare del regime fiscale spregiudicato, ingiusto, eccessivo a dispetto dell’evasione sempre più fiorente. Della disoccupazione, del fallimento dell’euro, dei servizi scadenti ecc. ecc.

La logica conseguenza è un senso di sfiducia generale sulla possibilità che una democrazia rappresentativa, basata sul parlamentarismo, sia una cosa seria e non un giocattolo da mettere in mano a spregiudicati, o ingenui, o sprovveduti, comunque generalmente incapaci, se non peggio, quali i politici che i partiti, per lo più, riescono fatalmente a infilare nelle amministrazioni, le massime come quelle locali.

Un tale sentimento di sfiducia, oltre ad allontanare dalle urne, alimenta consenso per quelle figure che più si contrappongono all’idea democratica pura. L’illusione che un decisionista possa far meglio si fa spazio e così l’illusione che riconoscendogli più ampi poteri le cose possano andar meglio. Il che potrebbe pure in ipotesi essere, ma nel breve periodo, giammai in quello lungo, quello cioè che interessa alla politica.

Perché ciò non avvenga, sempre che si sia tutti d’accordo che la democrazia sia il sistema meno cattivo di tutti, occorre che questaindossi l’abito buono, quello della rappresentanza qualificata. Occorre che i partiti facciano filtro e indichino amministratori e parlamentari degni di questo nome, per intelligenza, morale, capacità, cultura, trasparenza, operazione improbabile, però, visto che i partiti talvolta puzzano dalla testa.

E allora? Vero che in ogni epoca c’è sempre stato qualcuno che sosteneva che prima andava meglio, tanto che io mi esimo dal farlo, ma è altrettanto vero che si deve fare di più, si devepretendere di più, da se stessi e dagli altri. In fondo, forse, è solo la crosta dell’Italia che non va bene; dentro, il paese è ancora buono. E la crosta è la politica attuale, oltre la mafia, capaci, però, da soli, a incancrenire tutto. Quanti italiani sono più garbati dei loro esponenti politici? Ovviamente la maggior parte, solo che chigrida riesce sempre a sopraffare la moltitudine che lo circonda, e, dopo, a gridare saranno in due e poi in tre. Quel che si grida lo sipotrebbe dire senza megafono, senza insulti e con ricorso al miglior italiano, con la certezza che avrebbe più peso. Ma il peso di moda oggi sono i decibel e, appunto, i toni da osteria.

Forse per questo si associa ai sistemi dittatoriali una specifica ruvidità, che fa a pugni con l’intelligenza, la discussione e il rispetto; cose, queste ultime, che ci fanno apparire la vita ancora come una cosa bella.

Siamo ancora in tempo a tornare a essere umili e gentili, si è sempre in tempo.

Basta cominciare.

(Ho visto e sentito l’ultimo consiglio comunale di Potenza. Nella pochezza generale la questione del braccialetto e della cravatta rossa, non riportati dalle cronache, relativa alla discussione fra Guarente e Tramutoli, mi ha ispirato. Guarente indossa il braccialetto “prima gli italiani”, Tramutoli, che indossa una cravatta rossa, dichiara che si allontanerà dall’aula ogni volta che vedrà indossato il braccialetto, Guarente risponde che allora non si vedranno più. In estrema sintesi ecco, cioè politica davvero alta.Così, per dire. La tesi di Tramutoli è anche giustificata, ma fino alla minaccia di andarsene. Dopo diventa soltanto un infantile “eio non gioco più”).

Vota Antonio.

Posted on 17. mar, 2019 by in Argomenti

Vota Antonio.

Forse è l’equivoco maggiore del partito democratico e della sinistra in genere. Voler rappresentare, cioè, le classi disagiate e la borghesia altolocata assieme, ma lasciando ogni decisione e discussione solo alla seconda. Senza trascurare la sua ormai cromosomica tendenza a trasformarsi in comitato d’affari, e, per esempio, basterebbe guardare alla Basilicata.

La borghesia altolocata, poi, si riempie la bocca di solidarietà, disagio e difesa dei poveri, limitando, però, la difesa a discorsi teorici sui migranti, slogan e nulla più.

Questa sinistra, così malmessa, infine, pensa possa bastare avere, come programma politico, solo quello di sbarrare la strada al populismo se non addirittura al fascismO. Fuori di testa.

Incombono, frattanto, le elezioni europee, ma immaginare una campagna elettorale europea, cioè volta ai problemi specifici dell’ente politico Europa, strozzata dai trattati, è una chimera, perchè i partiti, e non solo quelli italiani, si sfidano in una partita tutta interna, tesa da un lato a delegittimare i partiti di governo e dall’altro a confermare e aumentare i consensi per contare all’interno di ogni stato. Ma ogni governo sa bene che, coi limiti dei trattati, può davvero poco, sebbene molti facciano passare l’idea che “loro possono cambiare l’Europa”. Balle.

In Basilicata fra sette giorni sapremo se  i lucani vogliono ancora stare al servizio del comitato d’affari della sinistra o se invece, sentendosi maggiorenni, vogliano scegliere liberamente. C’è chi ironizza che, in caso di cambiamento, si tratterebbe soltanto di cambiare comitato d’affari e, un pò, sono d’accordo, perchè fra tutti i candidati c’è poco valore politico, e, fra i candidati governatore ce ne sono un paio davvero improponibili (vedi destra e centro sinistra) e altri due alle prime armi in politica, ma, quanto a Trerotola e Bardi, come dice il mio barista di fiducia, “non si possono sentire”; vero, perbacco, sembrano due laureati ragionieri in un simposio su Catullo, a voler essere gentili.

Va bene, ma almeno fra poco sarà finita. Non è stata una campagna invasiva, come altre volte, ma non sono mancate le rappresentazioni teatrali pittelliane (temo abbia sbagliato mestiere) e manifesti fantasmagorici.

Alla prossima.

 

Basilicata, paradiso degli indifferenti.

Posted on 12. gen, 2019 by in Città di Potenza, Commenti

Basilicata, paradiso degli indifferenti.

Va bene si va al voto, ma per votare chi?

E, ancora, per votare quali intenzioni politiche e amministrative?

L’irresponsabile mondo della politica nostrana non ha approfittato della proroga gentilmente concessa da una Franconi stile Paperon de Paperoni, quanto a eccesso di risparmio, neanche per formulare una proposta concreta del futuro della Basilicata. Macchè. Troppo presi a salvaguardare le proprie poltrone, i propri cappelli, le proprie prerogative, hanno dimenticato che la politica, alla fine, oltre che nella celebrazione del loro potere, si concretizza nel governo del territorio, con tanto di idee e programmi.

Niente di niente. Roba da metterli al muro per bersagliarli con pomodori andati, mele marce e bucce di mandarino.

La politica, per loro, si limita a una candidatura, alla raccolta del consenso e all’esercizio, bieco, della distribuzione delle coppole minori, tutte rigorosamente affidate a fidi imbecilli o giù di lì.

Qualche eccezione c’è, per la verità. Un 5 Stelle in giro per la regione che qualche idea la sta provando a mettere insieme, ma nulla a che vedere con un programma definito, un esponente del PD che prende chiare posizioni sul petrolio, e poi il nulla, il buio in sala alla fine dell’opera con macchinista che dimentica di accendere le luci.

Quindi, a oggi, non conosciamo chi si propone per la massima carica, eccezion fatta per Mattia, chi si candida a consigliere, quali sono le coalizioni, ma, soprattutto, quali sono i programmi.

Su questi molti pseudopolitici dicono che i programmi sono tutti uguali, ma quali!, che non ci vuole niente a prepararne uno decente, evidentemente spolverano sempre lo stesso di qualche decennio orsono, affidandosi alle chiacchiere che verranno dispensate a un microfono o in un tweet. Roba da matti!

Lo scempio della politica.

Eppure in questo meraviglioso territorio ce ne sono di cose da dire e programmare, dalle infrastrutture, che pure vanno adeguatamente teorizzate, sul tipo e sulla localizzazione, sull’emergenza ambientale, su un’agricoltura da rilanciare o destinare ad attività di nicchia e di ripiego, su una industrializzazione che va sollecitata o definitivamente debellata, sulla naturale predisposizione del nostro territorio, invero variegato, a essere destinato a un obiettivo piuttosto che a un altro, sul ruolo delle province, sulla valorizzazione dei nostri borghi, sulla caratterizzazione turistica e/o cos’altro; tutti argomenti sui quali i nostri partiti, se interrogati, saprebbero rispondere con frasi fatte, slogan appunto, ma senza aver speso un minuto che sia uno allo studio delle nostre problematiche.

Il deserto più arido esistente sulla faccia della terra è quello dei cervelli politici nostrani, abili solo nel comporre i puzzle del potere, promettere manciate di briciole, rigorosamente quelle avanzate, e fare leggi destinate a essere cestinate o provvedimenti a essere annullati.

Nulla scuote il piatto elettroencefalogramma politico dei nostri eroi che, ora, sono pure in affanno perché le elezioni incombono e questo loro affanno testimonia di quanto, in definitiva tutti, tranne i ricorrenti, avessero a cuore il rinvio.

Un quadro mostruosamente negativo che, però, non scuote i lucani. E su questo punto davvero non riesco a capacitarmi. Ma è possibile che non si avverta l’esigenza di una politica di qualità? Ma è possibile che siamo tutti così piatti da meritarci questo inguardabile spettacolo?

Trovo che anche la stampa davvero si sia adeguata al livello sotterraneo della qualità intellettuale e culturale della nostra politica; così come i sedicenti intellettuali, indifferenti o collusi con un potere marcio che non ha niente da dare di buono, non danno segni di vita, ma vivacchiano fra un libro e una mostra.

E’ quindi normale che l’agenda politica della nostra regione continueranno a dettarla le Procure, tutte, i Tar e le varie Corti, giammai un consesso politico che non ha davvero motivo di esistere in questi termini. Per quanto mi riguarda sarebbe meglio abolirla la Regione Basilicata, o tutte le regioni, chè hanno dimostrato di meritare l’autonomia solo in pochissime, le altre figlie della sciatteria, degli interessi di pochi e dell’ignoranza, meriterebbero di scomparire definitivamente.

Autonomisti della Lucania a rapporto!, editoriale del Roma di Basilicata

Posted on 09. ott, 2017 by in Commenti, Regione Basilicata

Autonomisti della Lucania a rapporto!, editoriale del Roma di Basilicata

Magari potremmo invocare l’autonomia anche noi lucani. Che ci manca? Abbiamo tutto, finanche una barriera naturale anti-invasione realizzata attraverso la non edificazione di strade e ferrovie. Col petrolio potremmo dare sfogo a una atavico complesso di povertà sfrenandoci nell’acquisto di ville a Maratea, appartamentino per partorire idee letterarie a Castelmezzano, suv e abiti su misura e gioielli alle signore.

Poi potremmo sbizzarrirci con stipendi tripli rispetto al resto del mondo, orario di lavoro ridotto e sussidio ai pensatori che non possono certo perder tempo con un lavoro normale.

In fondo siamo una popolazione piccola, facile farla star bene, basta evitare di regalare il petrolio a chi ce lo paga con malattie e sporcizia, far pagare le tasse a chi ha stabilimenti qui da noi e pochi altri accorgimenti.

Strano che a nessuno sia venuto seriamente in testa.

Un bel movimento autonomista, quello dei due mari, delle due province, delle quattro strade e dei quattro comitatini.

Il problema sarebbe quello di rendere consapevoli i lucani, al fine di una loro adesione convinta, che non paga star dietro al politico di turno, che poi questi turni non finiscono mai, estendendosi, per qualcuno, anche agli eredi, e che il futuro è solo nelle loro mani.

Non corriamo il rischio, come Barcellona o la Gran Bretagna, della fuga delle banche, chè già se ne vanno ora, assieme a uffici e direzioni regionali. Non corriamo il rischio di una uscita dal contesto europeo, chè già non ne facciamo parte. Insomma rischi zero e poi vi assicuro che ricchi come arabi, saremmo corteggiati da lobbies e finanzieri, evasori e imprenditori. E sì, perchè potremmo abbattere il carico fiscale, avere ospedali all’avanguardia e offrire tutela sanitaria a 5 stelle a tutti. Diventeremmo una meta ambita dove trascorrere la vecchiaia per ricchi pensionati, offrendo tartufo, aglianico e sciccherie del genere, con tanto di belleze naturali e simpatica accoglienza.

Già. Noi potremmo farlo.

Il problema è, però, che ci sentiamo lucani così come ci sentiamo italiani, cioè solo allo stadio; che, in dondo, rispettiamo la nostra terra come rispettiamo un cane randagio con la rogna; che ci scegliamo i nostri rappresentanti in maniera acritica, indotta e utilitaristica (un voto per una raccomandazione); che abbiamo come meta del nostro sguardo la punta del nostro naso o al più quella del naso della famiglia; che, un pò saccenti e presuntuosi, affrontiamo la vita e le responsabilità con superficiale pressappochismo. Insomma un senso di appartenenza alla nostra terra vero e proprio manca.

Ma forse è un bene, dai. Vuol dire che é fuori del nostro DNA, uno spinto spirito autonomistico, che ci sentiamo italiani, stiamo in fondo bene e che che cavolo ce ne frega a noi.

E quindi mentre il mondo è in subbuglio noi ci approntiamo ad accogliere candidature politiche che sanno di vecchio, con programmi stantii, copiati e ricopiati da non realizzare mai, i partiti si agitano per una candidatura lasciando spazio a quello che viene chiamato pragmatismo che è il primo nemico della politica, fatta di idee, progetti e visioni fantastiche, tutto il contrario cioè del pragmatismo che, sia chiaro, significa solo farsi li cazzi propri. Seraficamente disgraziati, per gradire.

L’Italia è stanca. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 05. set, 2017 by in Argomenti

L’Italia è stanca. Editoriale del Roma Cronache Lucane

L’Italia è stanca. La Basilicata vieppiù.

Il dato inconfutabile, al di là del pil che pare ricresca, della crisi alle spalle, ma ce lo dicono da sette anni, dello stop all’arrivo di migranti, del jobs act che va a mille, è questo, perché un tale livello di vera e propria violenza sociale, di scarsità o basso livello di servizi, di politica incapace e di fessi al comando, è difficile riscontrarlo nel passato più recente, diciamo dal dopo guerra in poi. Stanca da trascinarsi da un giorno all’altro con evidente fatica.

E’ vero, pare che questa estate gli italiani abbiano ripreso a fare vacanze, ma il livello di sicurezza delle più frequentate località turistiche, il loro addirittura sovraffollamento, ha abbassato la qualità della vita, anche in vacanza, aggravando quel senso generale di stanchezza.

L’italiano ha reagito, forse per sbattere la porta in faccia alla crisi, con un comportamento dignitoso di sfida, ma anche da questi sintomi ci si rende conto della stanchezza imperante.

Stanchezza fisica, conseguenza di ritmi febbrili di vita imposti per inseguire il nulla. E poi psicologica perchè sempre dietro a un’ansia per se stessi o per i propri cari. Ancora, morale, non sapendo più a cosa credere e se sia il caso di avere valori. Infine nervosa, per stare dietro ai quotidiani vitali problemi di sopravvivenza.

Il classico “non funziona più niente”, ogni anno diventa più attuale.

In questo clima ci accingiamo, stanchi anche delle ferie, a riprendere la vita di tutti i giorni, con una forma di rassegnazione che rischia di portarci ai mondiali di calcio, per dire, rabbiosi e/o depressi.

Si reagisce scompostamente, ormai, anche a una piccola gioia, quasi fosse il traguardo di una vita. Una soddisfazione, una volta abituale, diventa occasione per festeggiare, tanto scarso è il panorama della vita normale.

La violenza, dicevamo, la fa da padrona. Fossimo armati, come gli americani, non so cosa potrebbe accadere. La delinquenza organizzata ha raggiunto gradi di efficienza, di brutalità e di potere, inauditi, e la circostanza ci lascia indifferenti, sembra si tratti di accadimenti ineluttabili.

Si avverte solo questa irrinunciabile, spasmodica bramosia di esserci, di apparire, ormai cronica, per via del web che ci catapulta nel mezzo della vera vita, quella virtuale, nella quale ci ritagliamo uno spicchio di protagonismo. Occupassimo metà del tempo trascorso sul web per aiutare il prossimo o per educarci ed educare a valori ormai persi, quali la legalità o la solidarietà, per esempio, staremmo forse meglio.

Buffa è, comunque, questa nostra corsa senza meta. Anche quando rincorriamo il divertimento, lo facciamo con rabbia, avidità, egoismo. Anche in famiglia il sacrificio per il bene comune è in evidente crisi. Meglio andare in sala giochi o scommettere sperando in una pur minima vincita che ci faccia apparire veritiera la possibilità di cambiare vita, di arricchirci, di essere più potenti, che volgere i nostri sforzi per i cari.

Ci sono dei monaci che passano parte della giornata a girare su se stessi. Molti di noi li prenderebbero per pazzi, diamine, girare su se stessi invece di sballarsi con qualche pillola o con un mix di vino e liquori, o fumare erba?

Io rimango affascinato dai monaci che girano su se stessi, invece. Ma sono sbagliato io, è evidente, sono io lo strano. Me lo hanno sempre detto.

BasilicUnesco, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 31. ago, 2017 by in Argomenti, Regione Basilicata

BasilicUnesco, editoriale del Roma Cronache Lucane

Ben cinque siti lucani candidati a patrimonio dell’Unesco, come dire che si sono scatenati. Dopo decenni di torpore gli amministratori lucani hanno scoperto la Basilicata. Era ora?

O forse basta il “non è mai troppo tardi” dei primi anni della TV in bianco e nero?

Certo è che a oggi la Basilicata conta solo la città di Matera coi suoi Sassi nel patrimonio Unesco, proporne ben cinque tutti assieme è una bella sfida, ma avere la capitale della cultura evidentemente ha fatto aumentare la consapevolezza delle proprie bellezze.

Certo ci sono volute commissioni speciali, studi regolarmente finanziati, approfondimenti, ricerche e sacrifici, roba che ha stremato più di qualcuno, sebbene, forse, sarebbero bastati i Comuni interessati a pensarci. Ma a noi italiani la burocrazia piace, eccome se piace, senza ci sentiremmo come nudi con la sola foglia di fico a nascondere le vergogne, come si diceva un tempo.

I siti individuati, e cioè le Rabatane di Tricarico, Tursi e Pietrapertosa, il paesaggio di Maratea e i calanchi di Montalbano Jonico sono tutti meritevoli di candidatura, anche se probabilmente ce ne erano altri altrettanto meritevoli. Ma visto lo sforzo politico-burocratico-amministrativo sì massiccio, in effetti, a conti fatti, si poteva candidare l’intera Basilicata, vieppiù se si considerino le fatiscenti infrastrutture, tanto desuete quanto ancorate temporalmente a un passato neanche tanto recente che ne fanno un territorio unico anche perché inaccessibile.

Come se la tortuosità e la problematicità dei percorsi per raggiungere le nostre bellezze ne acuisse i pregi, rendendole vere e proprie scoperte, un po’ come quando si scala una vetta e finalmente ci si arriva.

L’impegno regionale profuso nel proporre le candidature non è pareggiato dalla cura per il mantenimento di cotanti struggenti bellezze, però. Non oso pensare a quanto venga stanziato annualmente specificamente per questo fine. Ma tant’è, le nostre bellezze rimangono tali.

Come un bell’uomo cui difficoltà, tempo e dolori non riescono a cancellare i tratti della sua bellezza, anzi che semmai aumentano.

Ma, dicevo, tenuto conto che fra i requisiti per ambire a diventare patrimonio dell’Unesco c’è anche l’essere testimonianza unica o eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà vivente o scomparsa, ebbene tutta la Basilicata potrebbe ambire alla candidatura.

Prendiamo i nostri treni o le nostre corriere, raccontiamo lo stato delle nostre strade, la più moderna quasi cinquantenaria, o poco di meno, pubblicizziamo la rigorosa bassa velocità dei nostri trasporti pubblici, ebbene tutto questo racconta di una Italia che non c’è più, dell’Italia della ripresa del dopo guerra. Il fallimento di buona parte delle esperienze industriali, racconta poi, di un territorio riottoso alla modernità, oltre che di un feroce attaccamento all’agricoltura. Certo, c’è Eni con le sue estrazioni, c’è la ex Fiat, che raccontano di invasioni che ci hanno portato qualche mollica di benessere e una montagna di problemi, ma è bene sottolineare come le new entry non abbiano modificato la struttura originaria della viabilità, per esempio, né abbiano condizionato l’agire strategico e visionario dei nostri politici che rimane incollato all’opportunità della raccolta del consenso senza andare oltre. Beh, non proprio, in effetti, perché la nostra classe politica si è attrezzata per le candidature, come vedevamo, riuscendoci anche bene; basti pensare anche ai capodanni Rai, per dire.

Quindi avanti così. Lucani, contadini eterni, e ora anche candidati di professione.

 

 

Fiamme, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 13. lug, 2017 by in Regione Basilicata

Fiamme, editoriale del Roma Cronache Lucane

La Basilicata brucia, assieme ad altre parti d’Italia, come ogni anno l’appuntamento col fuoco pare sia irrinunciabile.

Racconta, però, insieme alla rabbia, alle perdite economiche, a quelle naturali, una Italia e una Basilicata indifferenti al fenomeno. Una Basilicata che, nonostante il fuoco arrivi puntuale, si fa trovare sempre impreparata, quasi sorpresa che qualche imbecille abbia appiccato un fuoco, o che un altro fessacchiotto sia riuscito a farlo senza neanche volerlo, ovvero che si sia sviluppata una autocombustione naturale.

Diciamo che amministrazioni accorte dovrebbero dotarsi di un piano “fuoco”, così come d’inverno esiste un piano “neve”. Ma occorrono persone responsabili e risorse che, invece, pare diminuiscano anno per anno. Dicono.

Poi ti accorgi che il rubinetto delle uscite è sempre tragicamente aperto e che le uscite non servono mai a risolvere i problemi comuni, tutt’altro.

Mettici pure che i pompieri hanno difficoltà a rifornirsi di acqua, nel bel mezzo di un incendio, come a Monticchio nei giorni scorsi e il quadro è completo. Anzi quasi completo, perché ci dobbiamo mettere pure che il Corpo delle Guardie Forestali non esiste più, il che magari non significa niente, ma il solo fatto che sia stato soppresso qualche idea te la fa venire sulla progettualità del legislatore.

L’incapacità di prevenire i problemi e poi di risolverli è talmente conclamata che fa rabbrividire.

Dobbiamo, fino alla fine, ringraziare la natura che tutto sommato non libera totalmente la sua fantasia distruttiva, o almeno apparentemente distruttiva, perché altrimenti sarebbe a rischio tutta la popolazione.

Vien da chiedersi a cosa serva la politica se non è in grado di affrontare la realtà che periodicamente si presenta.

Siamo in mano a sciagurati che a tutto pensano tranne che ai veri problemi. Forse lo siamo anche noi sciagurati, a non occuparci responsabilmente e in prima persona delle cose di tutti. Amiamo delegare il politico di turno, senza sapere se sia capace o meno, lasciandoci affabulare da quattro chiacchiere e due slogan.

Fa male ritrovarsi ogni giorno a rimarcare una manchevolezza grave. Fa male vedere che nulla cambia. E che nulla è stato fatto, ogni anno come quello precedente. Fa specie che un territorio bello come la Basilicata sia in stato di perenne abbandono, o, al più, vergognosamente depredato e inquinato. La Basilicata da sempre è stata trascurata. Ce lo dicono le sue strade, la sua malinconica rassegnazione. Cui però fanno da contrasto la sua fantasiosa vena sarcastica, quasi che non si possa migliorare in nessuna maniera e tanto vale scherzarci su.

Sarà per questo che i lucani scelgono i loro rappresentanti mentre li criticano: li votano e ne parlano male, quasi fossero un male inevitabile che preso col sorriso fa meno danni.

La Basilicata brucia, come ogni anno, e l’unico dato positivo sono l’impegno di pochi uomini, oggi i vigili del fuoco, domani qualcun altro, che rischiano costantemente di diventare eroi.

Si sa, un paese normale e civile non ha bisogno di eroi. Sono i paesi allo sbando, saccheggiati e violentati che ne hanno bisogno.

Abbiamo da fare tanta strada per ritenerci moderni e responsabili. Il problema è che il cammino ancora non lo abbiamo neppure cominciato.

Viaggiare fa male, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 06. lug, 2017 by in Città di Potenza, Regione Basilicata

Viaggiare fa male, editoriale del Roma Cronache Lucane

Sarebbe il caso di sfatare un mito. Quello che viaggiare fa bene, arricchisce ed è divertente. Su, sfatiamolo.

Prendi un lucano che la mattina prende il treno che da Melfi porta a Potenza e si imbatte in animali al pascolo che invadono i binari. Prendi un potentino che vive, ha vissuto o comunque conosce la realtà di Bucaletto, un altro che è in lista per avere una casa popolare, uno che cerca una raccomandazione per fare la guardia giurata. O ancora, prendi una serata senza vita nel 99% della Basilicata, salvando i posti di mare e Matera, prendi un capoluogo dove i mezzi pubblici sono ectoplasmi senza vita né allegria da telefilm ai confini con la realtà. Prendi un entroterra apparentemente fertile, ricco e ridente trasformato in un triste e inquinato e desolato territorio. Prendi un posto inaccessibile, non collegato col resto d’Italia. Ecco prendi tutto questo, sguazzaci dentro per anni e mettiti a viaggiare. Non è importante dove vai, perché ovunque sarà più collegato, ordinato e funzionante. Bene, il viaggio ti farà molto male e il ritorno sarà infelice.

Pensate ci sono posti in Italia dove ottenere una casa popolare è facile, avendo i requisiti. E sono case belle, semmai anche col giardino. Ci sono posti dove con un treno arrivi ovunque e puoi spostarti sempre coi mezzi pubblici. Dove vige l’ordine e la pulizia, oltre che il rispetto per le cose di tutti.

Ovunque è vicino un aeroporto o, appunto, un treno veloce.

Insomma a noi lucani viaggiare può causare la depressione. A meno che non sia un viaggio senza ritorno, di quelli che fai dopo aver preso tutte le tue cose, senza voltarti indietro.

Ma, diamine, possiamo cominciare a sognare anche noi di vivere in un posto vivibile, dove ci sia chi si prende cura del bene comune e non solo come slogan?

Dove il familismo non attecchisca? Dove la politica non pervada tutta la vita inquinandola?

O invece ci tocca sempre arrangiarci, vivere maluccio se non malissimo, accontentarci di niente e assistere ai periodici fallimenti anche nello sport oltre che nelle amministrazioni?

Sì, viaggiare fa male. Conosci esempi di società più accoglienti, uffici che funzionano, burocrazie più snelle.

Se poi vuoi diventare un vero e proprio martire ti tocca viaggiare all’estero. Non è senza sorpresa che ci si imbatte in meccanismi sociali addirittura perfetti, davanti ai quali si rimane sbalorditi per una cosa che agli occhi degli altri è normale.

Sì, meglio non viaggiare e immaginare che la nostra vita sia la migliore immaginabile, che una rampa ferma delle scale mobili più lunghe d’Europa sia una gentile cortesia per fare movimento, che un autobus vuoto sia sinonimo di ricchezza e che un ospedale che non funziona sia un amuleto per la buona salute.

Dice, c’è chi sta peggio. E’ vero, quindi ringraziamo il signore e dimentichiamo di essere fra i paese più industrializzati al mondo, culla di civiltà e maestri d’arte, rendendoci finalmente conto che è vero che Cristo non volle allungare il suo viaggio a sud di Eboli, che il mezzogiorno siamo noi, isola infelice dove per veder funzionare bene una cosa, tipo una fontana, devi aspettare il miracolo. San Gennaro per due gocce di sangue, San Gerardo per due di acqua.

Politicamente scorretto.

Posted on 26. giu, 2017 by in Amenità, Città di Potenza

Politicamente scorretto.

-Rocco, prepara il palco, convoca le truppe, avvisa i cittadini, devo tenere un comizio, urge!

-Bravo, e di cosa parlerai?

-Rocco, voglio affondare il coltello, voglio parlare del sistema degli amici e degli amici degli amici.

-No, Dario e basta, devi cambiare argomento.

-Ohibò, mi ero preparato una scaletta formidabile, va bene, retromarcia, non preparare il palco, non convocare le truppe non avvisare i cittadini, tutto rinviato. Piuttosto chiamiamo Marcello, vediamo come l’ha presa la disfatta elettorale.

-Sì, dai, hihi, facciamoci due risate.

(Dario compone un numero)

-Pronto parlo col Governatore dei Governatori? Come va? Le elezioni tutto bene? ….. Sì, …… certo, scusa, non volevo …., certo ….. sì …… mai più ….. giuro, mai più.

-Rocco, mamma come si è incazzato, hihi.

Il porto di cervello, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 21. giu, 2017 by in Argomenti, Commenti

Il porto di cervello, editoriale del Roma Cronache Lucane

La sensazione, generale, è che la sufficienza sia diventata eccellenza e che la vera eccellenza sia scomparsa dal panorama. Ragion per cui pur vivendo meno che mediocremente, per rimanere ottimisti, a sentir loro, i politici, sembra che siamo circondati da eccellenze.

Il livellamento in basso, poi, non evita che alle persone normali sia destinata la giustizia più severa, la burocrazia più cocciuta e la trafila più difficile, come pane quotidiano e per qualunque obiettivo si volesse perseguire. Su un altro binario, invece, corrono le nostre cosiddette eccellenze, e cioè una magistratura infaticabile e moralizzatrice, che include autentici sfaccendati che per emettere un provvedimento ci mettono una vita e che non pagano mai, il figlio dell’onorevole che fa il professionista e riceve incarichi milionari e l’autista dell’alto funzionario che per una risonanza magnetica deve aspettare solo che si liberi l’apparecchio.

Per dire.

Le due velocità e le due morali di un’Italia che, con la pseudo democrazia in vigore, ha pensato bene di creare una maggioranza di moralmente diversi che ci governano nella maniera più vergognosa da quando l’uomo ha scoperto il rasoio per tagliare la barba.

Il potere che pochi uomini esercitano sulla società, attraverso fedeli filiere di sedicenti eccellenze, forse tali solo per le amicizie, ha dello sbalorditivo in un sistema che dovrebbe essere, invece, di garanzia per tutti di eguaglianza di mezzi e di valore del merito.

Il guazzabuglio che ne esce è il politico potente che non parla l’italiano e il delinquente che conquista spazio solo riciclando danaro illecitamente guadagnato, per esempio. Oppure un legislatore sensibile a pochi interessi e sfacciatamente incapace o volutamente indisponibile al bene comune.

Un sistema, però, che cerca di prevenire tutto: portiamo il casco in moto, mettiamo la cintura in macchina, prendiamo il vaccino, in un sistema preservativo che è prudente e previdente. Poi, però, nello stesso tempo inquiniamo gli invasi semplicemente non controllando come vengono sfruttate le autorizzazioni o violate le leggi a tutela dell’ambiente. Tutto nello stesso paese, dove la coerenza è un baluardo irraggiungibile per definizione e dove chi viola la legge ha una corsi preferenziale rispetto agli scemi che la osservano. Questi passano addirittura per fessi.

Un paese nel quale se un treno non funziona bisogna che lo prenda un parlamentare, semmai per sbaglio, perché diventi un caso, mentre se ci stavano dentro mille passeggeri, la notizia non arriva neanche alla cassetta delle lettere di un giornale.

Ma piuttosto dobbiamo chiederci se in un paese dove sono stati scoperti trucchi anche nei giochi televisivi, non sia in atto una controrivoluzione amorale silenziosa e perdurante da decenni, ovvero non si sia giunti alla più perversa deformazione del potere da consentire a un legislatore di fare leggi ignobili, come il tentativo di modificare la costituzione o la recente riforma del processo penale stanno a testimoniare.

E’ questa una domanda seria e responsabile. Come quella che, non cambiando seriamente il senso di marcia, non si sia diretti tutti a uno sfacelo totale, a una resa dei conti finale, dalla quale potrebbe venir fuori un nuovo far west nel quale chi riesca a farsi giustizia da solo sarà un fortunato. Oppure c’è un’altra maniera e cioè quella di buttare alle ortiche i cervelli ovvero ancora per poterne usare uno, fare una norma che preveda una specifico porto di cervello, sì da contingentarne il numero. Augh!

Di processione in processione, editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 12. giu, 2017 by in Attualità, Politica nazionale, Regione Basilicata

Di processione in processione, editoriale del Roma Cronache Lucane

Processione continua. Senza soluzione di continuità, da San Gerardo in poi. Solo che dalla tradizione del Santo Patrono siamo passati alla tradizione del Santo politico e paraggi.

Matera capitale della cultura induce i più a fare riferimento alla Basilicata, diventata teatro buono per ogni sceneggiata.

A quella di Gentiloni e del ministro De Vincenti ha fatto seguito quella di Boccia. Curiosa la posizione dei due sulla vicenda petrolio in Val d’Agri. Gentiloni dopo averci dato dei provinciali, in un impeto di snobismo elitario, a Matera ha taciuto sull’argomento, quasi si trovasse in Papuasia.Il secondo, a domanda ha risposto che Confindustria sta accanto a Eni, pur nel rispetto dell’ambiente, auspicando una risoluzione dei problemi. Grazie, troppo buono. Non meritavamo tanto. Che Confindustria stia accanto a Eni anzichè alla Basilicata o ai lucani, era immaginabile, ma che una tragedia così grande fosse minimizzata in queste poche battute, francamente, no.

Ma si trattava appunto di una processione, cioè di un rito nel quale si dicono le solite quattro chiacchiere, neanche tanto originali, ripetute semmai il giorno prima da qualche altra parte. Infatti i nostri eroi in missione lucana, hanno sempre parlato di Sud, badate bene, al più di Matera, non di Basilicata.

La Basilicata è una realtà a parte, sia chiaro. E’ a Matera che non c’è il treno, non a Bari, Brindisi o Foggia. La Potenza – Melfi, strada assassina, ce l’abbiamo noi, noi gli altri. Noi rimaniamo i più distanti da Roma, sia chiaro. Visto, quindi, che sono venuti in visita in Basilicata, forse un maggior riguardo, una specifica attenzione, la meritavamo. Ah, dimenticavo, Matera sarà pugliese e Potenza calabrese, la Basilicata ha le ore contate, insomma, meglio cominciare a dimenticarne anche il nome.

A ogni buon conto, però, i discorsi sono stati ottimistici, beneauguranti, oserei dire rosei, non fosse che alle promesse ci eravamo abituati, avendo ereditato la relativa assuefazione dai nostri padri.

Ma, ha ricordato Boccia, oggi siamo come nel dopo guerra, perbacco, e dobbiamo essere visionari, non contestatori, giammai. A noi tocca essere visionari, a loro no.

Le industrie, in Basilicata, le abbiamo conosciute. Sono costate allo Stato e hanno lasciato buchi enormi, truffe, fallimenti, bancarotte e qualche capannone industriale vuoto e da riconvertire.

Tranne poche eccezioni, pochissime, un paio diciamo, anche queste costate l’inimmaginabile, che pagano salari da terzo mondo, se non sbaglio, il resto è tragedia. Tanto che bisognerebbe chiedersi se un tentativo di industrializzare la Basilicata aveva davvero un senso compiuto. Altra vocazione, perbacco, sta venendo fuori, spontaneamente, a fronte della cocciuta “visione” dei politici che ci volevano con le industrie fra le montagne o in mezzo a una bella coltura e senza una infrastruttura che fosse una. Bella visione hanno avuto negli anni. Chissà se Boccia si riferiva a questa o se, incece, ora, possiamo contare su una visione migliore, diciamo almeno un otto decimi, senza sperare addirittura nei dieci decimi, ovviamente.

E non ci toccherebbe neanche contestare. Già le nostre proteste sono esili e “scudate” dagli scappellamenti istituzionali del governatore, ora non ci tocca neanche borbottare. Coi piedi immersi nel fango oleoso della Val d’Agri, fra uno sversamento e una fiammata, al suono di una littorina in affanno e di un Freccia Rossa autolimitato ai 70 km all’ora, nel dedalo dei sensi unici della Basentana, quindi, ringraziamo lor signori della visita e delle belle parole, ma la prossima volta, meglio che la Basilicata la evitate. Ah, già, c’è Matera, mi sa che la processione durerà parecchio.

Basilicata Pride corretto alla politica, edit. del Roma Cronache Lucane

Posted on 06. giu, 2017 by in Argomenti, Attualità, Città di Potenza

Basilicata Pride corretto alla politica, edit. del Roma Cronache Lucane

Un Gay Pride politicamente corretto o corretto alla politica, come il caffè con la sambuca.

Il movimento naturalmente più controcorrente, in una Italia ancora troppo tutta chiesa e peccato, accetta di mostrarsi con la foglia di fico dopo un compromesso con la politica che ha offerto presenza e discorsi in cambio di un radicale cambiamento della maniera di manifestare.

La Potenza dei miracoli che dopo aver cacciato i turchi, secoli fa, doma il movimento ribelle che ripone tette e culi giacchè, Luxuria docet, non è più il tempo di proteste esibizioniste.

Siamo d’accordo. Soprattutto a Potenza se si vuole cominciare a entrare nel sistema bisogna accettarne le regole, soprattutto quelle della moderazione e dello spazio ai politici di professione, da preservare come la poltrona in tribuna allo stadio.

La politica lucana e potentina ha ufficialmente strizzato l’occhio al movimento, pronto a fagocitarlo con un paio di nomine o incarichi, c’è da scommetterci.

Io però mi domando, da che mondo e mondo, che protesta è quella che si fa a braccetto con chi ci governa? Se chi ci governa è il rappresentante dello status quo, contro il quale ci si batte, che esito può avere il connubio fra le due parti in gioco?

Il solito, perbacco, scambio di favori, qualche postazione (così si dice in gergo) contro qualche voto. Questa è la nuova frontiera della sinistra italiota, quella addomesticata da Renzi, col consenso dei più.

Cavalcare anche la protesta civile è genialmente perverso, significa ammaliare l’avversario per inglobarlo.

Non ce l’ho col Movimento, sia chiaro, se non per l’ingenuità mostrata, anche se Luxuria non può essere ritenuta ingenua, ma con la politica che ci ritroviamo. Lo sto dicendo da qualche giorno, sta ovunque, magari la troveremo pure nel prossimo uovo di Pasqua “Mamma mamma guarda chi ho trovato, Vito Santarsiero!”.

Una manifestazione per la tutela di diritti civili, trasformata in un festival con il solito programma.

Giuro organizzerò un “Normal Pride” di chi chiede solo di disintossicarsi dai politici, nel quale potranno prendere la parola tutti tranne loro. Ci saranno cordoni umani a impedire loro il passaggio, lontani, non dovranno sentire neanche una parola di quello che si dice. E pure, ne sono convinto, qualcuno riuscirà, blandendolo, a convincere qualcun che lo farà entrare e qualcun altro che lo farà parlare. Immancabilmente si dirà vicino ai problemi sollevati, che se ne farà portavoce, che la sua sensibilità lo sprona a fare in modo che sia fatta una legge che aggiusterà tutto. E qualcuno applaudirà, qualcun altro farà cenno di sì con la testa e qualche occhio si inumidirà. E così sarà certificato che non cambierà mi nulla, in questa terra, che chi sa protestare e accettare i consigli della moderazione (pensa te, che si sono inventati), chi coprirà una tetta, avrà accesso alle porte del sistema, una ideale balena che inghiotte tutto, e quello che non riesce a inghiottire, lo schiaccia.

La democrazia 4.0, quella che ti mette una mano sulla spalla e un’altra nella tasca col portafogli, a seconda del grado di libertà che pensavi di avere.

 

La saga di Dario e Rocco, di quando il gay pride sfilò per la città

Posted on 05. giu, 2017 by in Amenità, Città di Potenza

La saga di Dario e Rocco, di quando il gay pride sfilò per la città

Il giorno era arrivato, i politici avrebbero parlato dal palco.

-Rocco, io non ci vado!

-Dario, vacci.

-No, No e poi No.

-Bravo così andrà Falotico e tutti a dire vedi quanto è moderno.

-No, No e poi No.

-Come vuoi. Io, invece, sfilerò.

-Rocco te lo proibisco!!!!

-Mario ci va e ci vado pure io. Guarda che bella camicia a fiori ho comprato, mi sta bene?

-Allora vengo pure io, voglio vedere com’è. Ma mi maschero. Guarda.

-Ma che fai, quella è una maschera di carnevale, ma dai, fai ridere.

-Me ne frego, ma sono curioso.

Che culo che abbiamo. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Posted on 18. mag, 2017 by in Attualità, Regione Basilicata

Che culo che abbiamo. Editoriale del Roma Cronache Lucane

Ma che provinciali che siamo. Pensate, non ci sta bene che Eni estragga, devasti e sversi petrolio nella terra dalla quale nascono i fagioli di Sarconi e chissà quante altre prelibatezze.

Non riuscire a convivere con una qualsivoglia forma di inquinamento mette in mostra la nostra visione gretta e affatto metropolitana, a differenza di quello che sarebbe avvenuto dalle parti, che so, di Roma o di Milano.

Ce lo ha ricordato il buon Gentiloni, ospite di Eni e di De Scalzi,  persona affidabile per lo Stato italiano a dispetto delle pendenze giudiziarie dello stesso, prendendo le difese di Eni contro la Basilicata.

Non vorrei che noi lucani facessimo la fine della Tribù nigeriana degli Ogoni, devastata, negli anni scorsi dalle estrazioni, massacrata e solo alla fine, dopo decenni risarcita per l’intervento di un giudice statunitense.

Noi lucani, comunque, con quelle petulanti lamentele, raccontiamo balle, ma anche gli Ogoni raccontavano balle, quando protestavano per l’inquinamento che subiva la loro terra. Ebbero ragione, ma a estrazioni terminate. Sarà così anche da noi?

Sì, De Scalzi ci ha dato dei bugiardi. Quante balle anche noi andiamo raccontando, inquinamento, tumori, quanta esagerazione per due gocce di petrolio.

Ma il malanimo nei confronti di una popolazione che educatamente si ribella e chiede chiarezza è di vecchia data e caratterizza ogni relazione fra potere e popolazioni sfruttate da che mondo è mondo.

Renzi, poi, parlò, a sproposito, di quattro comitatini che certo non avrebbero fermato il progresso e la scienza verso un futuro roseo fatto di autonomia energetica.

A coalizzarsi, verbalmente e a botte di fiammate e/o elargizioni a tempo perso di greggio fuoriuscito, contro i poveri lucani, sono lo Stato, Eni e confindustrie varie, anche locali. Loro guardano avanti, non hanno il tempo per soffermarsi sul disagio di una vita al profumo di oro nero. Il disagio passa, prima o poi, con o senza vittime, il danaro invece rimane; chissà dove, ma rimane e ne genera dell’altro, improduttivamente, come con l’usura.

Intanto il buon De Scalzi rischia di andare a processo per corruzione internazionale, pensa te, roba di mazzette in Nigeria, dispensate a destra e a manca, pare; storie di normale corruzione. Quelle mazzette assenti in Basilicata. Ma il teorema sarebbe questo: un presunto corruttore e un politico, con un affare in mezzo, cosa fanno? Ovunque nel mondo, tipo in Nigeria si accordano, in Basilicata per fortuna no.

Che culo che abbiamo!

Ma De Scalzi, uomo per bene, uomo delle istituzioni, benefattore a tempo perso, illuminato manager, rappresenterà Eni anche in un giudizio civile di risarcimento sempre per danni causati in Nigeria nel 2010 a causa delle attività estrattive di petrolio. Qualche milioncino e una bonifica da effettuare su una vasta area, questa la richiesta. Chissà, forse anche i diretti interessati saranno stati dei bugiardi per anni, ma ora invece citano in giudizio, pare infatti che non abbiano accettato la mirabolante offerta risarcitoria e transattiva di Eni, ben ventiduemila euro, forse finanche in contanti, tiè.

Quindi, riassumendo, da un lato la Tribù dei lucani, i provincialotti e bugiardi, organizzati in comitatini, poveri disperati e dall’altro i costruttori di civiltà, Renzi, Gentiloni e De Scalzi, con le loro verità, le loro ombre, i loro processi e il loro indiscusso potere.

Come finirà la partita? Sembra scontato se la politica non fa il suo mestiere: parte della Lucania devastata, e nel 2040 circa un bel risarcimento perché alla fine, diamine, la giustizia trionfa sempre.

E tutti i lucani vissero, ma soprattutto morirono, infelici e scontenti.

 

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>