Wednesday, 16th October 2019

In galera, in galera, dal Quotidiano del sud

Posted on 14. ott, 2019 by in Argomenti

In galera, in galera, dal Quotidiano del sud

Ma c’è davvero tanto bisogno di manette in Italia? Da quando i 5 Stelle governano, sembra che i problemi italiani siano tutti condensati in poca galera, cui invece dovrebbe essere indirizzata buona parte di questa popolazione infame.

Nei paesi civili gli evasori finiscono in galera, dice qualcuno piuttosto noto, quindi prevediamo pene severe, severissime. Io aggiungo che nei paesi civili le tasse sono proporzionate ai servizi resi e non raggiungono percentuali umilianti.

Nei paesi civili, poi, non si minaccia soltanto la galera, ma si utilizzano strumenti che scovino l’evasione, salvo, poi, punire nella misura ritenuta giusta i colpevoli.

Da noi, invece, basta inventarsi una pena, severa è meglio, e poi chi si è visto si è visto. Ridicoli.

Queste severe pene, poi, vengono riservate per qualche disgraziato, mentre il fenomeno rimane intaccato.

Il giustizialismo non ha mai dato frutti. Ma, tornando allo stato civile, questo pensa in grande, oltre, cioè, quella soglia minimale che menti giustizialiste sanno teorizzare.

Faccio un esempio: puoi inventarti pure la pena di morte,e poco manca che qualcuno la invochi, facendoci regredire di secoli, per un determinato reato, ma questo non impedirà che quel reato venga compiuto. Se, invece, qualche reo venisse acchiappato, giudicato rapidamente e condannato, ecco che forse qualcosa cambierebbe.

La mala vita organizzata impera da sempre; qualche retata non ne ha intaccato l’onnipotenza; quindi carcere duro e roba del genere non risolvono i problemi. E se quello che vogliamo è risolvere i problemi se ne desume che inasprire pene, inventarsi reati ecc., serve solo per prendere in giro la gente, far vedere che la giustizia funziona, quando è vero il contrario, e una visita nei tribunali sarebbe illuminante per non avere più dubbi.

In definitiva siamo sempre presi in giro. “Gli evasori andranno in galera”, ok, certo, come no, da oggi tremeranno. A proposito si è mai pensato, così, per diporto, che dietro e a supporto  dell’evasione esiste e vegeta, e non può essere diversamente, una corruzione spaventosa? “Ma che vai pensando, suvvia”.

Petrolio, pale eolico, serve altro? Dal Quotidiano del Sud

Posted on 12. ott, 2019 by in Argomenti

Petrolio, pale eolico, serve altro? Dal Quotidiano del Sud

La Regione Basilicata, quando vigeva l’ultimo periodo di prorogatio della legislatura, in prossimità delle nuove elezioni della scorsa primavera, pubblicò una legge che, fra le altre cose, raddoppiava la potenza degli impianti eolici realizzabili.

Insorsero in molti, partiti e movimenti, chiedendo che il governo impugnasse la recente legge che finiva per devastare il territorio, già messo male dalle centinaia di pale eoliche.

Ci furono anche interrogazioni parlamentari e il governo rispose che sì, la legge era incostituzionale e andava impugnata. E la impugnò per il giudizio di costituzionalità. Seguirono attestazioni di vittoria da parte degli insorti.

Fatto sta che il ricorso proposto dal governo non riguarda la circostanza che la legge sia stata emessa in regime di prorogatio, cioè fuori tempo massimo, quando è possibile solo l’ordinaria amministrazione, né biasima la Regione per aver raddoppiato la potenza degli impianti realizzabili. Tutt’altro. Il ricorso va verso la declaratoria di illegittimità di qualsiasi prescrizione che contingenti la realizzazione di fonti alternative, vuoi per la potenza, vuoi per le distanze.

In buona sostanza sostiene il governo che pur in presenza di limiti regionali, questi si pongano in contrasto con la legislazione nazionale ed europea e che, quindi, gli stessi non possano impedire che l’iter autorizzativo ne rimanga condizionato negativamente.

La scellerata scelta di non limitare le fonti di energia alternativa, può trovare impedimenti solo per motivi di salute pubblica, motivi paesaggistici di tutela e motivi urbanistici.

La nostra terra, quindi, già devastata nel paesaggio dalla presenza di tante pale eoliche, rischia di vederne tante altre.

Oltretutto il rischio che il business, chè purtroppo anche di questo si tratta, comporti infiltrazioni malavitose, è altissimo, come le recenti notizie di fonte giudiziaria dicono.

In fin dei conti le intenzioni governative sembrano chiare inriferimento al problema, esse infatti gridano un plateale “viva l’eolico e viva lo sfruttamento di ogni risorsa”.

In Basilicata, terra di estrazioni petrolifere con conseguenti annessi problemi, corriamo il rischio di morire soffocati dalla smodata ricerca di energia, alternativa o tradizionale che sia. La prima non ferma la seconda, talchè di alternativo non ha niente. Basterebbe osservare che, avendoci già i pozzi, potremmo essere esentati dalle pale, per esempio, in quanto “stiamo già dando e abbondantemente”, o quantomeno, se si deve dare il via libera alle energie alternative che finisca l’attività estrattiva. E invece, no.

Nella terra nella quale la crisi economica segna il passo più pesante, questa stessa terra, più ricca delle altre per le risorsenaturali, devastata anche dalle pale eoliche, rischia di morire povera e disperata, malata, fin quando non avremo garanzie scientifiche che la salute venga tutelata davvero –che a oggi mancano spudoratamente- e abbrutita.

Un quadro desolante. Ma il business continua. Non c’è processo giudiziario o norma che eviti la distruzione di uno dei territori più belli e selvaggi d’Italia.

Noi, vittime sacrificali, se non moriamo per la cattiva salute o il sangue acido, moriamo di povertà. 

Che culo.

Il pollaio regionale, dal quotidiano del Sud.

Posted on 11. ott, 2019 by in Argomenti

Il pollaio regionale, dal quotidiano del Sud.

(Antefatto: l’assessore Leone ha chiesto in consiglio all’opposizione di smetterla di starnazzare, l’opposizione si è indignata e ha minacciato querele, dal Quotidiano di ieri).

Secondo l’assessore Leone, il consiglio regionale è frequentato da volatili starnazzanti.

Se anche fosse vero, sarebbe altrettanto vero che il consiglio sarebbe più o meno un pollaio, a prescindere da chi fa la gallina o il gallo.

Quindi noi lucani avremmo un consiglio regionale che si immedesima esattamente nell’avicoltura tipica della Basilicata, riproducendo lo schema tradizionale delle aie delle case di campagna delle nostre terre in salsa politica. Magnifico!

Insomma a sentirli litigare senza nessun limite c’è da chiedersi come si possa arrivare a questo livello senza temere di sfiorare il ridicolo.

Meritiamo di meglio?

Non lo so, anzi, non credo.

Credo, infatti, che, se questo è il quadro che i partiti sono in grado di disegnare, e questi sono i risultati della volontà elettorale, ci sia una coerenza di fondo inequivocabile.

Sdoganato il vernacolo, però, ci mancano solo le mazzate, matempo al tempo, forse manca davvero poco.

La reciproca disistima è talmente palese, fra i diversi schieramenti, da risultare incompatibile con modi urbani e comportamenti da galantuomini, oltre che con un dibattito democratico.

Certo non basta la disistima, che, pure, può essere manifestata per così dire “all’inglese” e cioè con humor, ironia e sorrisetto beffardo. Ci vuole anche una naturale propensione alla rissa, seppur verbale, alla sovrapposizione delle voci, a chi grida di più, come accade nei talk Show, del resto. Insomma è necessario avere un’educazione diversa da quella che si provava a insegnare una volta.

Costituisce un cattivo esempio? Non so, andando avanti così, sarà uno spot per il ritorno trionfante del galateo; perché alla fine finiremo per essere nauseati da cotanta inutile violenza verbale.

E ora, pardon, concedetemelo, vorrei congedarmi da voi porgendovi i segni immutati della mia stima. Chissà che cominciando a usare modi diversi anche in un articolo di giornale, non si ritorni a una politica guardabile.

Un processo è …. per sempre, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 09. ott, 2019 by in Argomenti

Un processo è …. per sempre, dal Quotidiano del Sud.

Qualche tempo orsono Renzi aveva dichiarato, non senza una certa sicumera, che se i suoi genitori fossero stati ritenuti colpevoli di qualche reato avrebbero meritato una condannaaddirittura doppia. Dichiarazione tanto supponente quanto stupida, non essendovi motivo di raddoppiarla solo per la sua presenza significativa in politica.

E infatti i giudici non l’hanno ascoltato, altrimenti si sarebbero beccati, i genitori del Matteo più famoso d’Italia, tre anni e sei mesi per le fatture false. Né Renzi ha ricordato il particolare.

Ma avendo, tutti, fiducia nella giustizia, aspettiamo l’esito del presumibile appello; passeranno un altro paio di anni, ma che vuoi che siano di fronte all’eternità.

Ed è proprio quest’ultimo l’approccio giusto alla giustizia italiana. La longevità dei processi, che porta un avvocato a lasciare andareun pezzo di cuore professionale ogni volta che una causa finisce, avendolo accompagnato per anni e anni, è una costante che nasconde una sua valenza terapeutica.

Vuoi mettere la fredda imperturbabilità che accompagna parti, difensori e giudici nel trattare questioni accadute nella notte dei tempi con l’irruenta passione di chi ha sofferto un’ingiustizia, sia essa civile, amministrativa o penale, soltanto ieri l’altro?

Si tratta, in effetti, non già di sciatteria o d’inettitudine organizzativa e/o legislativa, non di intenzione dolosa a tirarla per le lunghe, né di incapacità di qualche pigro o del politico di turno, macchè, si tratta di una scelta saggia, terapeutica, si diceva dianzi.

L’immagine di un’udienza di cassazione, coi magistrati lontani e sommersi da fascicoli tanto grandi quanto vetusti e polverosi, è l’icona del tempo che lenisce, che ripara, v’è mitezza e temperanza, misericordia e carità, nel portarla alla lunga. La giustizia, coi suoi tempi, recide i rami dell’indignazione, allevia i sintomi del disagio da ingiustizia, in una parola, livella tutto e tutti riportandoci al classico “scurdammc u’ passat”. Forse anche per questo costa tanto.

Infatti quando alla fine arriva la sentenza, i primi a cadere dalle nuvole sono i diretti interessati “Sa, è stata pubblicata la sua sentenza”, “quale?”, rispondono gli increduli storici clienti e tu lì a ricordare la vicenda, “ma credevo fosse stato archiviato tutto!”, “eh no, bello mio, prova a ricordare io ci ho lavorato per anni!”, ma a questo punto diventa una questione privata fra avvocato e cliente, nulla a che vedere con la missione della giustizia di risolvere al meglio le questioni che vivono al di fuori della legge. Questa missione viene stata raggiunta con l’apparente indolenza di chi è superiore, ma con l’inesorabile efficacia del venir meno degli interessi.

A Potenza se una causa non ha almeno dieci anni non viene decisa, secondo una risoluzione dirigenziale che prevede sentenze solo e primariamente per le cause vetuste; la conseguenza è che cause facili facili non vengono decise ma rinviate, ma anche cause importanti, pronte per la decisione o cause cui non necessita neanche l’ascolto di un teste, fino a che non compiano tutte, inesorabilmente, almeno dieci anni, siano cresimate e abbiano fatto la prima comunione.

Ed ecco che ritorna il confronto con l’eternità. L’uomo cristiano tende appunto all’eternità, dell’anima, giammai del corpo, la giustizia è il giusto allenamento, perché, parliamoci chiaro, l’eternità potrebbe anche risultare di una noia invivibile, quindi bisogna arrivarci con la giusta preparazione.

E’ lo “slow” che ritorna importante, di moda, se non proprio necessario, dopo decenni di “fast”: mangiare lentamente, masticare bene, ovvero, litigare davanti a un giudice con movimenti da moviola, ecco, questi sono i segreti per una vita serena e un eternità sopportabile. In fondo ci vuol poco.

Parapet e pace, dal Quotidiano del Sud.

Posted on 08. ott, 2019 by in Argomenti

Parapet e pace, dal Quotidiano del Sud.

Altre volte ho parlato dei non luoghi potentini. Ma Potenza offre spunti anche per vivere momenti di assenza di potere inimmaginabili.

Se si percorre corso 18 agosto, provenendo da via Bonaventura, subito dopo le scale che io ho sempre definito “del Grande Albergo”, ci sono gli ex uffici governativi, proprietà, pare, demaniale. Ormai per lo più vuoti e inutilizzati, costituiscono anche loro un notevole “non luogo”, un palazzo enorme abbastanza vecchio e lugubre da meritare una scenografia alla Dario Argento di una volta. Ma del non luogo parleremo in un’altra occasione. Oggi tocca parlare del parapetto che costeggia la via pubblica e dell’assenza di potere. Questo parapetto è di forma antica, anche gradevole, ma non viene manutenuto dall’epoca delle invasioni barbariche, per dire. Infatti fuoriesce l’esile armatura, costituita da fili di ferro, presenta allarmanti vuoti e l’opera dell’uomo ha fatto sì che da un lato si riempissero le ampie fessure con tavole di legno, sgradevoli e per niente sicure, e dall’altro si transennasse la zona, riducendo la usufruibilità del già malmesso marciapiede, ora percorribile, per così dire a senso unico. E’ bene precisare che il parapetto protegge da cadute nel vuoto.

Lo stato di transennamento dura da oltre due anni. Il passante può aggiornarsi sulle date leggendo il provvedimento che è ivi esposto e che recita come sia stato autorizzata una occupazione temporanea per consentire il ripristino della sicurezza del parapetto. L’esercizio del potere si è fermato a questo.

Ora, al di là del fatto che non mi trovo con la “temporaneità” dell’occupazione, che, infatti, continua sine die, è rimarchevole come la pubblica amministrazione, tocchi al Demanio o al Comune, riesca nella neanche tanto facile impresa di strafottersene per tanto tempo.

Io, un Gigio Gigi qualsiasi, toccasse al Demanio ricostruire il parapetto, fossi il Comune farei i diavoli a quattro, avendo, del resto, il potere di farli fare subito quei lavori da quattro soldi. Toccasse al Comune o comunque al Demanio, al loro posto, cioè al posto di chi pur dovrebbe fare qualcosa, mi vergognerei e correrei ai ripari. Ma le pubbliche amministrazioni ci hanno abituato al fatto che la pachidermicità della burocrazia è un dato oggettivo. Si trattasse di burocrazia. Meglio pensare che la burocrazia viene interpretata da uomini che, nel caso di specie, oltre alla pachidermicità sono connotati da irresponsabile pigrizia, che, a sua volta, viene accettata quale male necessario affinchè non si pensi che uno stipendio sia effettivamente guadagnato, cosa che, diciamolo pure, in questa Italia, tanto onorevole non è.

La cittadinanza, ormai perfettamente educata, non si lamenta, al più borbotta, quando deve passare con un qualsiasi ingombro da quelle parti, ma poi tira dritta perchè ha altro da pensare, tanto mica tocca a lei riparare, da un lato, e “che vuoi che sia” dall’altro.

Ma una popolazione che sopporta sversamenti petroliferi e altre cuccagne inquinanti, servizi scadenti da anni, autobus che prendono fuoco e la doppia fila al liceo classico, ore tredici, per la raccolta dei rampolli non camminanti di loro, causa culo pesante, davvero non ha tempo di occuparsi di parapetti pericolosi.

Allora quale è la morale?

Eccola: nella terra dove sono arrivati i miliardi del dopo terremoto e i milioni delle royalties e dove l’infrastruttura più importante è sempre la stessa, con l’ aggravante  che perde i pezzi (leggasi Basentana), un parapetto pericolante è come un neo sul volto di una Miss-qualcosa. E ho detto tutto.

Con tanti saluti a Demanio e Comune.

Città europea dello sport. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 07. ott, 2019 by in Argomenti

Città europea dello sport. Dal Quotidiano del Sud

Nel dichiarare la mia ignoranza sulle città europee dello sport, per gioco, mi sono posto delle domande: quali sono i requisiti necessari che Potenza ha inevitabilmente dato prova di possedere per ottenere la nomina? Credo di non sbagliare nell’individuare in piazza Mario Pagano il nostro asso nella manica. Quale città, infatti, ha un gratuito e fruibilissimo campo di calcetto in pieno centro, o meglio in piena piazza? Ormai neanche i paesini hanno questo onore. Noi sì.

Ogni pomeriggio, infatti, fino a sera bambini del centro storico si stordiscono con interminabili partite che solo i mercati periodici, le feste della birra e la festa di San Gerardo possono interrompere.

Ma, come ogni serio impianto sportivo, anche lo stadio di piazza Mario Pagano ha i suoi campi satellite, altro che la Continassa, per dire. Infatti nella vicina piazza del Sedile, il Comune mette a disposizione una grande terrazza dove squadre minori si affrontano con inalterata passione e vis agonistica.

Un inno allo sport celebrato con l’umile partecipazione della popolazione che, dovesse mancargli il solito pallone fra i piedi, mentre passeggia, potrebbe vivere momenti di panico.

Ma si scherza, ovvio.

Nè tantomeno voglio pormi fra quelli che “in piazza non si porta il pallone!”, perchè ebbi anch’io la possibilità di giocare in simile stadio e vi assicuro che neanche la pendenza del campo di gioco verso la Prefettura, impedisce di fare bei cross seguiti da felici e vincenti inzuccate.

Se poi città europea dello sport si diventa per sorteggio, allora abbiamo fatto il fatidico tredici, cioè nessun merito oltre il conclamato culo del caso. Oppure, ancora, siamo stati scelti perchè abbiamo presentato un progetto vincente. Ecco questa mi piace assai. Magari ce lo illustrassero sarebbe cosa gradita, ma no, meglio una sorpresa, dai, facciamo così.

Che bello sarà svegliarsi con la pista ciclabile sotto casa, palestre rionali, la pallacanestro che torna a Montreale, la città dello sport in qualche accessibile contrada, con campi, piscine, giardini, fontane, lo stadio del ciclismo da pista, il palazzo di ghiaccio, marciapiedi percorribili, frutta e verdura, patatine e pop corn …. eh, che sarà.

Ma mancano solo quindici mesi. Mumble, mumble. Facciamo due conti del servo (notare il rispetto del genere femminile, dai, che classe): se per il ponte di Montreale ci sono voluti quegli anni che ci sono voluti, chè ho perso il conto, per tutto quel popò di roba come facciamo in 15 mesi? Vabbè, male che vada ci sono sempre i campi di Piazza Mario Pagano e piazza del Sedile, la pista per skate board di via Vaccaro e quella per il gigante di via Marconi. E niente, noi potentini, siamo dotati di natura.

 

Campos Venuti e il regolamento urbanistico di Potenza, dal Quotidiano del Sud

Posted on 03. ott, 2019 by in Argomenti

Campos Venuti e il regolamento urbanistico di Potenza, dal Quotidiano del Sud

La recente scomparsa del prof. Campos Venuti mi ha riportato indietro negli anni, a quando, cioè, ebbi l’onore di sedere in consiglio comunale a Potenza.

Era l’epoca del primo Santarsiero, che con la sua fervida immaginazione vedeva Potenza come città cultura, città metropolitana e chissà cos’altro.

Un visionario, potrebbe definirsi, non fosse che la sua visione si sia arenata al Regolamento Urbanistico, a qualche mostra e al solito tran tran fatto di debiti, servizi scadenti e assessori improbabili.

Il prof. Campos Venuti era stato chiamato per far rifiorire urbanisticamente la città di Potenza, mediante la realizzazione del Regolamento Urbanistico, strumento che doveva completare la missione che una legge, scopiazzata da qualche altra regione, aveva di dare un senso urbanistico, e non solo, a tutta la regione.

A margine che quella legge sia rimasta la più bella incompiuta da quando il mondo ha fatto l’uomo legislatore, il bello è che prevedeva piani strutturali generali, provinciali e comunali, con una logica non di poco conto, che dal generale finiva al particolare. Insomma il R.U. era l’ultimo sigillo che avrebbe disciplinato il territorio prettamente urbano, cioè meno che comunale. La realtà vide invece invertirsi l’ordine e i Regolamenti, per la verità solo alcuni, perché alcuni comuni ancora, dico ancora, non ce l’hanno, vennero alla luce per primi, forse perché prevedevano consumo di territorio, ma dai, anche se all’epoca si giurava che di territorio non se ne sarebbe consumato un centimetro. Insomma i futuri palazzi sarebbero nati per aria e il verde pubblico sarebbe addirittura aumentato, come per miracolo.

E quindi venne scomodato il noto professore che fece anche una comparsata in commissione comunale, mi par di ricordare, senza suscitare né scalpito, né entusiasmo, se non nell’irrefrenabile sindaco che si vedeva al centro della rinascita potentina. A me sembrò, fattagli una specifica domanda, che al nostro Regolamento avesse solo regalato la sua sigla, ma sicuramente mi sbaglierò e fui io a non cogliere, nelle sue parole, la sua paternità totale.

Il risultato è ancora oggi ben visibile: un territorio già zeppo di costruzioni che si è visto consumare ogni angolo in un’orgia cementizia che vede ancora oggi largamente inutilizzati gli edifici che, soprattutto nella piana cittadina, sono spuntati come funghi, nella loro brutta magnificenza.

All’edilizia si è sempre affiancato il lavoro e lo sviluppo, ma temo sia un ragionamento miope se è vero, come lo è, che Potenza, anche con l’ultimo sballo palazzinaro è sempre più in crisi.

Il professore è celebrato sui quotidiani, ma fra le sue opere non spunta mai il R.U. della città di Potenza, forse perché non segnò la storia dell’architettura, non migliorò la nostra città e magari fu più il frutto di una sintesi politica che l’opera geniale di un professore architetto.

E’ storia recente, ma già c’è bisogno di chi la ricordi, perché ai più sfuggono tante recenti vicissitudini. Recenti e meno recenti, dimenticate o manipolate, neanche tanto ad arte.

Per esempio il Potenza Sport Club rischia di tornare in serie B senza aver mai ricordato, anzi avendolo sostituito nella memoria con altri, il Presidente della precedente impresa.

Una città immemore?

Ma no, solo superficiale, zeppa di ignorante cultura e arrogante potere, ben amalgamati e serviti con ghiaccio, please.

Uno buono proprio no. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 11. ago, 2019 by in Argomenti

In quanti si sono avvicendati alla guida dell’Italia negli ultimi anni? Tanti, vero? La gamma è ampia e soddisfa ogni tipo di gusto: centro destra, centro sinistra, destra, sinistra, movimentismo, non ci è mancato nessuno. Dai tromboni ai cavalieri, dai giovani rampanti ai professori, giovani e meno giovani, dagli avvocati a digiuno di politica ai vecchi cannoni della vecchia democrazia cristiana. Eppure il risultato è stato sempre e comunque un costante lento declino che, con una pazienza certosina, ci ha portati a uno stato di crisi grave e ben superiore a quello che indicano gli occhi.

La giustizia va a rotoli e costa cara, la disoccupazione ecc. ecc., la sfilza è lunga e la conosciamo tutti molto bene, ma la cosa più grave è che stiamo male e non abbiamo granchè speranza per il futuro, prossimo e meno prossimo.

Berlusconi, Prodi, Letta, Renzi, Salvini, Gentiloni, Conte e Di Maio, ne dimentico qualcuno? Ah, sì, Monti, perbacco, dimenticavo proprio lui.

La diagnosi, quindi, è chiara e non necessita di ulteriori indagini: la classe politica italiana è scadente. Senza appello. Incapace, da destra a sinistra, passando dal centro, di risollevare le sorti dell’Italia, affidata, come sempre, più alla sagacia degli italiani che alla sapienza dei politici.

Questi hanno dimostrato una generale tendenza al malaffare e una cocciuta visione egoistica, che, congiunte a una miopia congenita e a un peso specifico di vera politica misurabile in tracce, hanno manifestato spudoratamente solo la loro tendenza alla bega quotidiana, al litigio, al pettegolezzo, all’inciucio, una volta con tizio e una volta con caio.

Un parlamento ridotto ad alzamano a comando, ben nutrito e pagato, riottoso a qualsivoglia tentativo di migliorarsi.

Questo è un dato di fatto, indiscutibile, mai abbastanza messo in luce da chi potrebbe, tipo intellettuali e stampa, perché anche questi figli di un sistema che premia la manovalanza più o menofedele a discapito del valore effettivo.

Una partigianeria da stadio condisce uno status quo pietoso, nel quale l’ultimo indecente spettacolo di una crisi alla vigilia della finanziaria, in pieno ferragosto, lascia intendere che l’Italia tutta è davvero alla frutta. Il senso di responsabilità è solo nominale e un’idea politica non si fa spazio neanche sotto somministrazione di oppiacei.

Soluzioni non se ne vedono né vengono prospettate per un futuro remoto. Siamo in balia dell’inettitudine vestita a festa.

A ogni modo le esequie del buon senso e della competenza avranno luogo alla prossima seduta parlamentare. Si dispensa dalle visite. Non fiori ma opere di bene.

 

 

 

Il fascino dell’indagato venuto da fuori. Dal Quotidiano del Sud

Posted on 08. ago, 2019 by in Argomenti

Che, come direttore generale alla Regione Basilicata, ci stia meglio un campano di un lucano, dai, ci può stare. Sono più esperti, non hanno la crosta di provinciale, hanno carriere più gloriose, probabilmente.

Che, poi, anche il Governatore Bardi sia napoletano, non significa niente di particolare, se non che, probabilmente,  ha voluto scegliere nel suo ambiente, dove, evidentemente conosce meglio le persone e, quindi, diciamo che garantisce lui, sebbene in politica non esistano fidejussioni morali, ma si va bene così.

Che, poi, infine, sia preferibile un campano indagato a un lucano, non parimenti indagato, ma a un lucano senza carichi penali pendenti, beh, forse questo è francamente troppo.

Tipo, ma non poteva scegliere, se proprio lucano non usa, un marchigiano non indagato? O un piemontese senza archiviazioni per prescrizione, no, dico, visto che ha speso una vita al servizio della legalità?

Mistero della fede. Quella fede di cui bisogna dotarsi per non lasciarsi andare a pensieri tetri, del tipo “noi non valiamo niente”, “siamo gli ultimi finanche a casa nostra” ecc. ecc.

Una regione prostrata, forse offesa, non fosse che riesce a rimanere indifferente a tutto.

Pensate alle opposizioni. A sinistra il silenzio più tombale, ma che volete è agosto per tutti, i 5 Stelle che timidamente si ribellano e le forze di destra, che tanto hanno blaterato negli anni sulla legalità, che d’incanto si ritrovano ad avallare, senza storcere il muso, scelte quantomeno opinabili.

Certo, nessuno è colpevole prima di una sentenza definitiva di condanna, che se poi il reato si prescrive, pazienza, ma il problema è tutto psicologico: da un lato un governatore che vede di buon occhio i campani, sebbene col neo, dall’altro i lucani a sentirsi dei falliti, perché neanche le indagini fanno la differenza.

Ma mi rimane un dubbio: e se fossero proprio le indagini a conferire quel tocco di esoticità e di fascino, di mistero e di audacia, buoni per essere scelti? Altro mistero della fede.

Vabbè, fa niente. Tanto chissenefrega, cambiamento è stato annunciato e cambiamento, ovviamente, come sempre, e ci mancherebbe altro, non è stato.

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Posted on 04. ago, 2019 by in Argomenti

Braccialetti, cravatte, politica alta, insomma (dal Quotidiano del Sud)

Quando la democrazia non è in grado di soddisfare le esigenze di un popolo, anzi, dimostra la sua speciale incapacità ad affrontare e risolvere i problemi, mostrando la sua peggiore faccia, fatta di insolenza, protervia, privilegio e corruzione, facile che vada in crisi.

Un esempio per tutti: la giustizia è da decenni in crisi. La democrazia cosa è stata capace di fare? Aumentarne i costi a dismisura, disincentivandone l’accesso, diminuendo la generale tutela dei diritti, negando sostanzialmente la giustizia quotidiana che riguarda le persone normali, rendendo impervi i percorsi processuali, disseminandoli di decadenze, restringendo le ipotesi di impugnazione, aumentando i casi di sentenze ingiuste neanche impugnate solo per il costo da sopportare, spettacolarizzando la fase più delicata e meno seria dei processi, cioè le misure cautelari e non le vere e proprie sentenze e lasciando che i tempi rimanessero lunghi.

Un risultato fallimentare che allontana il cittadino dalla giustizia.

Come per la giustizia si potrebbe parlare del regime fiscale spregiudicato, ingiusto, eccessivo a dispetto dell’evasione sempre più fiorente. Della disoccupazione, del fallimento dell’euro, dei servizi scadenti ecc. ecc.

La logica conseguenza è un senso di sfiducia generale sulla possibilità che una democrazia rappresentativa, basata sul parlamentarismo, sia una cosa seria e non un giocattolo da mettere in mano a spregiudicati, o ingenui, o sprovveduti, comunque generalmente incapaci, se non peggio, quali i politici che i partiti, per lo più, riescono fatalmente a infilare nelle amministrazioni, le massime come quelle locali.

Un tale sentimento di sfiducia, oltre ad allontanare dalle urne, alimenta consenso per quelle figure che più si contrappongono all’idea democratica pura. L’illusione che un decisionista possa far meglio si fa spazio e così l’illusione che riconoscendogli più ampi poteri le cose possano andar meglio. Il che potrebbe pure in ipotesi essere, ma nel breve periodo, giammai in quello lungo, quello cioè che interessa alla politica.

Perché ciò non avvenga, sempre che si sia tutti d’accordo che la democrazia sia il sistema meno cattivo di tutti, occorre che questaindossi l’abito buono, quello della rappresentanza qualificata. Occorre che i partiti facciano filtro e indichino amministratori e parlamentari degni di questo nome, per intelligenza, morale, capacità, cultura, trasparenza, operazione improbabile, però, visto che i partiti talvolta puzzano dalla testa.

E allora? Vero che in ogni epoca c’è sempre stato qualcuno che sosteneva che prima andava meglio, tanto che io mi esimo dal farlo, ma è altrettanto vero che si deve fare di più, si devepretendere di più, da se stessi e dagli altri. In fondo, forse, è solo la crosta dell’Italia che non va bene; dentro, il paese è ancora buono. E la crosta è la politica attuale, oltre la mafia, capaci, però, da soli, a incancrenire tutto. Quanti italiani sono più garbati dei loro esponenti politici? Ovviamente la maggior parte, solo che chigrida riesce sempre a sopraffare la moltitudine che lo circonda, e, dopo, a gridare saranno in due e poi in tre. Quel che si grida lo sipotrebbe dire senza megafono, senza insulti e con ricorso al miglior italiano, con la certezza che avrebbe più peso. Ma il peso di moda oggi sono i decibel e, appunto, i toni da osteria.

Forse per questo si associa ai sistemi dittatoriali una specifica ruvidità, che fa a pugni con l’intelligenza, la discussione e il rispetto; cose, queste ultime, che ci fanno apparire la vita ancora come una cosa bella.

Siamo ancora in tempo a tornare a essere umili e gentili, si è sempre in tempo.

Basta cominciare.

(Ho visto e sentito l’ultimo consiglio comunale di Potenza. Nella pochezza generale la questione del braccialetto e della cravatta rossa, non riportati dalle cronache, relativa alla discussione fra Guarente e Tramutoli, mi ha ispirato. Guarente indossa il braccialetto “prima gli italiani”, Tramutoli, che indossa una cravatta rossa, dichiara che si allontanerà dall’aula ogni volta che vedrà indossato il braccialetto, Guarente risponde che allora non si vedranno più. In estrema sintesi ecco, cioè politica davvero alta.Così, per dire. La tesi di Tramutoli è anche giustificata, ma fino alla minaccia di andarsene. Dopo diventa soltanto un infantile “eio non gioco più”).

Democrazia, governo della legge.

Posted on 27. gen, 2019 by in Argomenti

Democrazia, governo della legge.

Cosa differenzia la democrazia da un sistema totalitario?

Di certo non il numero di chi comanda, in ogni caso risicato; piuttosto è la possibilità, regolamentata per legge, di controllare che chi esercita il potere non degeneri.

Questo presuppone che le istituzioni funzionino per come sono state inventate.

L’abuso del voto di fiducia, per approvare una legge disegnata da chi tanto non dovrebbe fare normalmente, ma solo in casi eccezionali e con verifica successiva, per esempio, comporta una limitazione al funzionamento della democrazia parlamentare, quindi un controllo importantissimo in meno che mina l’effettiva democrazia.

Il dibattito parlamentare non sarebbe inutile, infatti, laddove ognuno, singolarmente, divenisse portatore di una diversa interpretazione, nel confronto delle quali, provare a prendere la decisione migliore.

L’esercizio della democrazia, infatti, per dirla con Popper, non è governo del popolo, ma governo della legge, il rispetto della quale ne costituisce il primo fondamentale pilastro.

In democrazia non si chiede al popolo di adottare decisioni, ma di esprimere un giudizio.

Per esprimere un giudizio il popolo deve avere capacità critica, ma soprattutto uscire dall’orto dei propri interessi personali o di gruppo, quindi non guardare al proprio personale problema ma ai problemi e agli interessi pubblici e ritenerli come propri.

Senza di queste elementari regole democratiche, semplicemente non si ha democrazia.

E vengo alla Basilicata, dove i colpi di coda di un sistema che ha fallito e si sta disgregando nella lotta di successione continuano imperterriti con la distribuzione degli incarichi ai fedeli di quel sistema Basilicata che con la democrazia ha davvero poco a che fare.

Bene, siamo in procinto di scegliere chi comanderà per i prossimi cinque anni. Il sistema esistente si tutela con l’occupazione delle poltrone, volani del consenso, in una maniera spocchiosa, arrogante e totalitaria, ma la domanda è solo una: sarà capace la Basilicata di scegliere assecondando la sua, se esistente, capacità critica? Saprà uscire dall’orticello del proprio interesse personale e ritenersi affrancata, finalmente, dalle “cortesie” ricevute sotto forma di raccomandazione e suoi succedanei?

La Basilicata aspetta risposte concrete, in questa maniera affidandosi alla scienza, anche questa se esistente, di una classe politica scadente. Sarebbe il caso di cominciare, invece, a porsi delle domande, anziché aspettare delle risposte a problemi neanche superficialmente studiati. Domande su cosa sia necessario, prioritario e urgente, su cosa vogliamo diventare, come società e come territorio, sull’esigenza di una migliore diffusione delle conoscenze e una scuola migliore, sullo stato etico delle istituzioni, su quello della società, su come uscire dai personalismi, su come affrancarsi dal potere dispotico di chi comanda senza scrupoli, su come crescere come comunità, su come vediamo l’esercizio della democrazia. Le domande più sono numerose, più liberano l’immaginazione. Senza avere certezze, chè queste non sono proprie della democrazia, ma di altri regimi, senza volerle vendere con un tweet o con un post su Facebook, ma con la consapevolezza della molteplicità della verità, mai assoluta, mai per così dire finita, ma in continua evoluzione, provando, quindi, a starle dietro, ognuno con la propria visione da offrire e scambiare gli uni con gli altri. Questo se vogliamo difendere la democrazia, da noi mai seriamente atterrata, e non passare da un padrone all’altro. Perché se è vero che il centro sinistra ha fatto della Basilicata un ignobile feudo, è altrettanto vero che l’attuale opposizione né formata né matura, sarebbe capace solo di perpetuare il potere cambiando qualche protagonista ma confermando il metodo.

Sogno programmi elettorali zeppi di domande, risparmiando a tutti risposte apodittiche, irrealizzabili e/o pittoresche, altrimenti chiamate promesse. Mi ritroverò, invece, una campagna elettorale misera, come sempre, temo.

In fondo chi verrà proposto come governatore non ha molta importanza, anche perché si prospettano, sempre più, candidature che potrebbero riproporre uno schema già collaudato dalle nostre parti, che parte da un lato per finire a un altro, laboratorio, chissà, di un futuro politico nel quale Forza Italia e quel che resta del PD potrebbero riproporre quel compromesso che ha di fatto accoppato la democrazia in Italia.

Il cambio di passo.

Posted on 26. gen, 2019 by in Argomenti

Il cambio di passo.

Si sente spesso parlare, in politica, di “cambio di passo” quale soluzione a problemi politici di vario tipo. L’ultima volta l’ho sentita nominare dagli esponenti del centro sinistra lucano per sottolineare, garbatamente, il fallimento della stagione passata e l’urgenza di apparire nuovi e con idee nuove.

Potrebbe anche voler significare urgenza di cambiamento, ma così, genericamente inteso, perché poi alla mera dichiarazione non seguono specifiche indicazioni del cosa, del come e del quando.

Più praticamente mi viene da pensare che “cambio di passo” significhi una semplice turnazione nelle postazioni di comando e temo di non sbagliare se è vero, come è vero, che, appunto, l’affermazione rimane senza serie specificazioni di sorta.

Un classico “fateci largo che arriviamo noi” e niente di più, in sintonia con le politiche di recente attuate a salvaguardia del beneamato culo di direttori generali, assessori e governatori vari e a poco altro.

La mia non è una lettura semplicistica, sia chiaro, ma è la somma delle sensazioni accumulate negli anni del defilippismo e del pittellismo ed evito di andare più indietro nel tempo solo per pigrizia.

Una lunga stagione di raccomandati, fedeli soldati ed esecutori di decisioni prese a tavolino secondo il sistema cosiddetto delle filiere corte e meno corte, con un viavai di adepti, bruciati, dismessi, nuovi o poco usati, adatti a tutti i ruoli secondo una ideale quadriglia politica che vede coinvolti tutti i clientes fino all’ultima generazione, armonicamente guidati dal capoccione di turno.

Lo spettacolo non è dei migliori.

Ma le frasi fatte scrivono la misera cronaca politica quotidianamente, segnando capitoli di un vuoto inestimabile, con l’unica finalità di stabilire chi sarà il portatore della coppola principale e, di conseguenza, delle coppole minori.

La politica è ridotta a questo e nulla più, altro che cambio di passo.

Una visione, appunto, politica, manca nei protagonisti del balletto delle candidature e, mentre a sinistra si azzuffano senza costrutto, mostrando arte solo nell’accapigliarsi, a destra si rimane in attesa delle decisioni del cabarettista mascherato, alias Silvio, il quale c’è chi dice che faccia sondaggi, chi pensa che non gliene freghi granchè, ma che comunque dovrebbe da solo, discrezionalmente, azzeccare un nome senza che gli sia mai riuscito nei quinquenni passati.

La Lega non si sa se sta al gioco del cabarettista o se cova altro, comunque non si scopre, quasi mancassero mesi e mesi al voto e i 5 Stelle neanche approfittano tanto dell’autostrada che hanno davanti ai loro piedi rischiando di cadere nelle stesse trappole della vecchia politica, immaginandosi già capotreni e pronti all’occupazione delle poltrone.

Brutta sensazione.

Per quanto bisognosi assai di aggrapparci a qualche idea o a qualche personaggio autorevole, però, noi lucani, in fondo anche italiani, non abbocchiamo più facilmente all’amo e le stagioni dei Renzi, o dei Berlusconi o dei Salvini, temo siano finite. Il miracolo, ecco quello che ci vorrebbe. Un rinsavimento generale che porti tutti a considerare finalmente che per stare ognuno bene bisogna che si stia bene o meglio tutti, cominciando dalla cura delle nostre cose per finire a quelle comuni, secondo quei principi cristiani che tanto sbandieriamo e cioè quelli della solidarietà, del civismo, dell’altruismo e della responsabilità.

Inutile, in Italia per passare dalla teoria alla pratica ci vuole sempre un fatto eccezionale e, sebbene siamo vicini al precipizio, continuiamo a chiedere allo specchio chi sia il più bello del reame.

Ho visto auto parcheggiate in piazza Prefettura, ieri e stamattina, un quadro che mancava da qualche anno. Le auto sembravano soldati nemici con la bava alla bocca, pronti alla conquista del territorio.

Noi siamo questa realtà.

 

 

 

Milano batte Potenza 36 a zero.

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Mi piacerebbe sapere cosa differenzia un cittadino potentino da un milanese.

A parte le cotolette rispetto alla braciola, il baratro si espande fra i due cittadini quando hanno bisogno della giustizia.

Un esempio: un cittadino milanese se richiede un decreto ingiuntivo stamattina, facile che domani lo abbia già ottenuto.

A Potenza semplicemente no. Devono passare settimane, talvolta mesi. Eppure è una procedura semplice e per norma abbreviata. Eppure i due cittadini italiani, o meglio delle due Italie, pagano gli stessi soldi, ottenendo due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai.

Altro esempio: il milanese che deposita un ricorso d’urgenza ottiene un provvedimento in men che non si dica: subito la fissazione dell’udienza e appena possibile il provvedimento definitivo.

Il potentino dopo quarantacinque giorni -contati a oggi e quindi suscettibili di ampio aumento- non sa neppure chi sarà il giudice che dovrà fissare un’udienza. Eppure pagano entrambi gli stessi soldi allo Stato. Due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai, insomma per il primo la giustizia funziona per il secondo no, anzi si verifica una vera e propria negazione di giustizia, dopo aver pagato, beninteso.

E’ tollerabile? O, meno ancora, è semplicemente possibile?

Pare proprio di sì.

Ma nessuno si lamenta per non correre il rischio di avere un atteggiamento ostile da parte dei magistrati. Evidentemente l’esperienza ha insegnato qualcosa e quindi meglio tacere, subire, e vedere come andrà a finire. Ma andrà a finire male, perché simili ritardi sono letali, offendono la dignità, e sono di una ingiustizia macroscopica.

Se avanzi garbatamente una protestina, non ti ascoltano neppure; al più un impertinente “si rivolga al presidente”, ognuno lamentando una situazione critica del proprio ufficio. E quindi ciccia, incassi e torni a casa, sconfitto, umiliato e con la consapevolezza di non godere dei diritti civili degli altri cittadini. Tipo i milanesi.

Quindi, delle due l’una: o si protesta seriamente, e mi rivolgo agli avvocati, o meglio tacere per sempre. Subire e tacere. Anche perché io ho portato due esempi due, ma ce ne sono tanti altri; ma se non si è in grado di farsi valere sulla garanzia del minimo sindacale, si diceva una volta, vuol dire che la categoria degli avvocati ha riposto i remi in barca definitivamente in attesa dell’esecuzione capitale della professione. Che avverrà a breve se continueranno così le cose.

Ripeto: quello che accade ha dell’incredibile, sia con riferimento alle inadempienze, sia con riferimento alla loro supina accettazione.

Magari una riflessione? Ce la meritiamo?

Lettera aperta agli Avvocati del Foro di Potenza

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Egregi colleghe e colleghi

del Foro di Potenza

 

 

In questi giorni si celebrano le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.

Tutti i candidati hanno, in linea di massima, garantito il loro personale futuro impegno a salvaguardia dell’esercizio della professione forense che, a Potenza, incontra difficoltà e problemi di una notevole portata.

La nostra professione è in evidente crisi; economica, ma prima ancora vive una crisi di identità profonda, ha perso autorevolezza e continua a perderne di giorno in giorno. Evidenti le colpe proprie dell’Avvocatura, ma a queste si aggiunge un generale stato di sfiducia nella funzione corroborato da un legislatore che sta rendendo la professione e i processi tutti un vero e proprio campo minato che non giova alla giustizia e, di conseguenza, alla società.

Serve una politica forense attuata e inventata, ormai, di sana pianta, rispetto al deludente passato.

I Consigli, per legge, hanno un ruolo istituzionale e profondamente burocratico, sono enti pubblici e, quindi, negli interessi da garantire e tutelare, buoni ultimi arrivano quelli degli avvocati, se pure arrivano. In definitiva un ruolo meramente politico della professione è loro inibito. Quello che occorre, invece, all’Avvocatura, è proprio lo svolgimento della ineludibile attività politica forense che tutto comprende: dal controllo della corretta quotidiana attività giudiziaria, ai rapporti con gli uffici giudiziari, dalla verifica, anch’essa quotidiana, del rispetto che deve portarsi alla funzione da noi svolta da parte di tutti gli interpreti del sistema giustizia, ai protocolli d’intesa sullo svolgimento di pratiche e di udienze, dalla tutela degli interessi economici degli avvocati; questi letteralmente svenduti dal legislatore; infatti, il gratuito patrocinio penalizza solo gli avvocati, con liquidazioni misere e peraltro pagate in tempi biblici; oltre a un considerevole numero di ulteriori problemi la cui risoluzione non può che passare da un approccio politico che, ripeto, ai Consigli degli Ordini, è praticamente inibito da una legislazione che non sembra avere a cuore la sorte degli Avvocati, i quali, però, rimangono protagonisti della giustizia e senza dei quali non può celebrarsi nulla.

A prescindere dalle fondate argomentazioni che vorrebbero l’abolizione degli Ordini, tema sul quale l’Avvocatura dovrebbe interrogarsi seriamente, è il caso che un Foro importante come quello di Potenza decida di cominciare a fare politica forense, per provare a risolvere i problemi spiccioli siccome ad affrontare i problemi grandi, senza arrivare, come spesso accade, impreparata nei momenti che contano.

Senza presunzione alcuna, gli Avvocati del Foro di Potenza possono garantire un dibattito democratico di alta qualità, possono affrontare qualsivoglia questione, locale come nazionale e rendersi promotori di una nuova stagione dell’Avvocatura.

Per far questo è necessario organizzarsi politicamente e un tanto può accadere soltanto attraverso forme associative diverse, distanti e autonome dal Consiglio dell’Ordine, deputato a occuparsi di ben altre faccende, peraltro impegnative e di non facile gestione.

Propongo, pertanto, che, a margine del rinnovo del Consiglio, prenda forma una nuova e diversa associazione forense, che dibatta i temi quotidiani oltre che politici della professione.

Vi invito, quindi, tutti, a dimostrare un interesse in tal senso, riscontrando questa mia mail.

Al raggiungimento di un numero minimo di 25 aderenti verrà organizzata una prima assemblea costituente che auspico foriera di una nuova epoca, per il Tribunale di Potenza innanzitutto e poi per tutta la Regione.

Le adesioni potranno pervenire a questo stesso indirizzo mail e comporteranno esclusivamente l’indizione di un’assemblea con gli esiti che la stessa potrà dare.

E’ tempo di pensare concretamente al nostro lavoro, alla nostra funzione e al nostro futuro, immediato e remoto, e non conosco altra forma per farlo che quella della discussione, abitudine alla quale ci stiamo disaffezionando, purtoppo.

Un investimento, in termini di tempo, minimo, per qualcosa di veramente importante.

Auspico una risposta positiva in tempi ristretti.

Con i miei migliori saluti.

Luciano Petrullo

 

studiopetrullo.potenza@gmail.com

 

 

Stato della democrazia.

Posted on 16. gen, 2019 by in Amenità, Città di Potenza, Commenti, Regione Basilicata

Stato della democrazia.

Stato della democrazia.

Diagnosi: difese immunitarie della popolazione al livello di guardia. Rischio infiammazioni, contaminazioni, malattie virali, peste e lebbra. Il sistema di difesa ha alzato bandiera bianca e non filtra più i tweet, le foto, le divise indossate da ministri sempre in clima carnevalesco. Del pari i virus provenienti dalle opposizioni varie colgono impreparati i cittadini, bersaglio fisso dei social e del televisore.

I leader, in continuo contatto unilaterale con la popolazione, respingono ogni tentativo di mediazione, rimanendo arroccati nella suite extra lusso riservata alla casta dei politici, i quali vivono ai confini, o meglio fuori della realtà.

Terapia: spegnere televisore durante i talk show, rimanendo collegati solo per campionato e champion, eliminare l’applicazione Twitter o segnalare come sgraditi i leader, bannandoli inesorabilmente. Durante le occasioni di incontro coi politici, indossare mascherina bianca, guardare per terra ed evitare i contatti.

Stato della malattia: grave.

Tempi di guarigione: un paio di generazioni, un paio di anni di 5G, salvo complicazioni. In alternativa intervento chirurgico, con asportazione totale del corpo politico tutto e quarantena di tre mesi in ambiente sterile.

 

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>