Tuesday, 21st May 2019

Democrazia, governo della legge.

Posted on 27. gen, 2019 by in Argomenti

Democrazia, governo della legge.

Cosa differenzia la democrazia da un sistema totalitario?

Di certo non il numero di chi comanda, in ogni caso risicato; piuttosto è la possibilità, regolamentata per legge, di controllare che chi esercita il potere non degeneri.

Questo presuppone che le istituzioni funzionino per come sono state inventate.

L’abuso del voto di fiducia, per approvare una legge disegnata da chi tanto non dovrebbe fare normalmente, ma solo in casi eccezionali e con verifica successiva, per esempio, comporta una limitazione al funzionamento della democrazia parlamentare, quindi un controllo importantissimo in meno che mina l’effettiva democrazia.

Il dibattito parlamentare non sarebbe inutile, infatti, laddove ognuno, singolarmente, divenisse portatore di una diversa interpretazione, nel confronto delle quali, provare a prendere la decisione migliore.

L’esercizio della democrazia, infatti, per dirla con Popper, non è governo del popolo, ma governo della legge, il rispetto della quale ne costituisce il primo fondamentale pilastro.

In democrazia non si chiede al popolo di adottare decisioni, ma di esprimere un giudizio.

Per esprimere un giudizio il popolo deve avere capacità critica, ma soprattutto uscire dall’orto dei propri interessi personali o di gruppo, quindi non guardare al proprio personale problema ma ai problemi e agli interessi pubblici e ritenerli come propri.

Senza di queste elementari regole democratiche, semplicemente non si ha democrazia.

E vengo alla Basilicata, dove i colpi di coda di un sistema che ha fallito e si sta disgregando nella lotta di successione continuano imperterriti con la distribuzione degli incarichi ai fedeli di quel sistema Basilicata che con la democrazia ha davvero poco a che fare.

Bene, siamo in procinto di scegliere chi comanderà per i prossimi cinque anni. Il sistema esistente si tutela con l’occupazione delle poltrone, volani del consenso, in una maniera spocchiosa, arrogante e totalitaria, ma la domanda è solo una: sarà capace la Basilicata di scegliere assecondando la sua, se esistente, capacità critica? Saprà uscire dall’orticello del proprio interesse personale e ritenersi affrancata, finalmente, dalle “cortesie” ricevute sotto forma di raccomandazione e suoi succedanei?

La Basilicata aspetta risposte concrete, in questa maniera affidandosi alla scienza, anche questa se esistente, di una classe politica scadente. Sarebbe il caso di cominciare, invece, a porsi delle domande, anziché aspettare delle risposte a problemi neanche superficialmente studiati. Domande su cosa sia necessario, prioritario e urgente, su cosa vogliamo diventare, come società e come territorio, sull’esigenza di una migliore diffusione delle conoscenze e una scuola migliore, sullo stato etico delle istituzioni, su quello della società, su come uscire dai personalismi, su come affrancarsi dal potere dispotico di chi comanda senza scrupoli, su come crescere come comunità, su come vediamo l’esercizio della democrazia. Le domande più sono numerose, più liberano l’immaginazione. Senza avere certezze, chè queste non sono proprie della democrazia, ma di altri regimi, senza volerle vendere con un tweet o con un post su Facebook, ma con la consapevolezza della molteplicità della verità, mai assoluta, mai per così dire finita, ma in continua evoluzione, provando, quindi, a starle dietro, ognuno con la propria visione da offrire e scambiare gli uni con gli altri. Questo se vogliamo difendere la democrazia, da noi mai seriamente atterrata, e non passare da un padrone all’altro. Perché se è vero che il centro sinistra ha fatto della Basilicata un ignobile feudo, è altrettanto vero che l’attuale opposizione né formata né matura, sarebbe capace solo di perpetuare il potere cambiando qualche protagonista ma confermando il metodo.

Sogno programmi elettorali zeppi di domande, risparmiando a tutti risposte apodittiche, irrealizzabili e/o pittoresche, altrimenti chiamate promesse. Mi ritroverò, invece, una campagna elettorale misera, come sempre, temo.

In fondo chi verrà proposto come governatore non ha molta importanza, anche perché si prospettano, sempre più, candidature che potrebbero riproporre uno schema già collaudato dalle nostre parti, che parte da un lato per finire a un altro, laboratorio, chissà, di un futuro politico nel quale Forza Italia e quel che resta del PD potrebbero riproporre quel compromesso che ha di fatto accoppato la democrazia in Italia.

Il cambio di passo.

Posted on 26. gen, 2019 by in Argomenti

Il cambio di passo.

Si sente spesso parlare, in politica, di “cambio di passo” quale soluzione a problemi politici di vario tipo. L’ultima volta l’ho sentita nominare dagli esponenti del centro sinistra lucano per sottolineare, garbatamente, il fallimento della stagione passata e l’urgenza di apparire nuovi e con idee nuove.

Potrebbe anche voler significare urgenza di cambiamento, ma così, genericamente inteso, perché poi alla mera dichiarazione non seguono specifiche indicazioni del cosa, del come e del quando.

Più praticamente mi viene da pensare che “cambio di passo” significhi una semplice turnazione nelle postazioni di comando e temo di non sbagliare se è vero, come è vero, che, appunto, l’affermazione rimane senza serie specificazioni di sorta.

Un classico “fateci largo che arriviamo noi” e niente di più, in sintonia con le politiche di recente attuate a salvaguardia del beneamato culo di direttori generali, assessori e governatori vari e a poco altro.

La mia non è una lettura semplicistica, sia chiaro, ma è la somma delle sensazioni accumulate negli anni del defilippismo e del pittellismo ed evito di andare più indietro nel tempo solo per pigrizia.

Una lunga stagione di raccomandati, fedeli soldati ed esecutori di decisioni prese a tavolino secondo il sistema cosiddetto delle filiere corte e meno corte, con un viavai di adepti, bruciati, dismessi, nuovi o poco usati, adatti a tutti i ruoli secondo una ideale quadriglia politica che vede coinvolti tutti i clientes fino all’ultima generazione, armonicamente guidati dal capoccione di turno.

Lo spettacolo non è dei migliori.

Ma le frasi fatte scrivono la misera cronaca politica quotidianamente, segnando capitoli di un vuoto inestimabile, con l’unica finalità di stabilire chi sarà il portatore della coppola principale e, di conseguenza, delle coppole minori.

La politica è ridotta a questo e nulla più, altro che cambio di passo.

Una visione, appunto, politica, manca nei protagonisti del balletto delle candidature e, mentre a sinistra si azzuffano senza costrutto, mostrando arte solo nell’accapigliarsi, a destra si rimane in attesa delle decisioni del cabarettista mascherato, alias Silvio, il quale c’è chi dice che faccia sondaggi, chi pensa che non gliene freghi granchè, ma che comunque dovrebbe da solo, discrezionalmente, azzeccare un nome senza che gli sia mai riuscito nei quinquenni passati.

La Lega non si sa se sta al gioco del cabarettista o se cova altro, comunque non si scopre, quasi mancassero mesi e mesi al voto e i 5 Stelle neanche approfittano tanto dell’autostrada che hanno davanti ai loro piedi rischiando di cadere nelle stesse trappole della vecchia politica, immaginandosi già capotreni e pronti all’occupazione delle poltrone.

Brutta sensazione.

Per quanto bisognosi assai di aggrapparci a qualche idea o a qualche personaggio autorevole, però, noi lucani, in fondo anche italiani, non abbocchiamo più facilmente all’amo e le stagioni dei Renzi, o dei Berlusconi o dei Salvini, temo siano finite. Il miracolo, ecco quello che ci vorrebbe. Un rinsavimento generale che porti tutti a considerare finalmente che per stare ognuno bene bisogna che si stia bene o meglio tutti, cominciando dalla cura delle nostre cose per finire a quelle comuni, secondo quei principi cristiani che tanto sbandieriamo e cioè quelli della solidarietà, del civismo, dell’altruismo e della responsabilità.

Inutile, in Italia per passare dalla teoria alla pratica ci vuole sempre un fatto eccezionale e, sebbene siamo vicini al precipizio, continuiamo a chiedere allo specchio chi sia il più bello del reame.

Ho visto auto parcheggiate in piazza Prefettura, ieri e stamattina, un quadro che mancava da qualche anno. Le auto sembravano soldati nemici con la bava alla bocca, pronti alla conquista del territorio.

Noi siamo questa realtà.

 

 

 

Milano batte Potenza 36 a zero.

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Mi piacerebbe sapere cosa differenzia un cittadino potentino da un milanese.

A parte le cotolette rispetto alla braciola, il baratro si espande fra i due cittadini quando hanno bisogno della giustizia.

Un esempio: un cittadino milanese se richiede un decreto ingiuntivo stamattina, facile che domani lo abbia già ottenuto.

A Potenza semplicemente no. Devono passare settimane, talvolta mesi. Eppure è una procedura semplice e per norma abbreviata. Eppure i due cittadini italiani, o meglio delle due Italie, pagano gli stessi soldi, ottenendo due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai.

Altro esempio: il milanese che deposita un ricorso d’urgenza ottiene un provvedimento in men che non si dica: subito la fissazione dell’udienza e appena possibile il provvedimento definitivo.

Il potentino dopo quarantacinque giorni -contati a oggi e quindi suscettibili di ampio aumento- non sa neppure chi sarà il giudice che dovrà fissare un’udienza. Eppure pagano entrambi gli stessi soldi allo Stato. Due servizi differenti: uno efficiente, l’altro scadente assai, insomma per il primo la giustizia funziona per il secondo no, anzi si verifica una vera e propria negazione di giustizia, dopo aver pagato, beninteso.

E’ tollerabile? O, meno ancora, è semplicemente possibile?

Pare proprio di sì.

Ma nessuno si lamenta per non correre il rischio di avere un atteggiamento ostile da parte dei magistrati. Evidentemente l’esperienza ha insegnato qualcosa e quindi meglio tacere, subire, e vedere come andrà a finire. Ma andrà a finire male, perché simili ritardi sono letali, offendono la dignità, e sono di una ingiustizia macroscopica.

Se avanzi garbatamente una protestina, non ti ascoltano neppure; al più un impertinente “si rivolga al presidente”, ognuno lamentando una situazione critica del proprio ufficio. E quindi ciccia, incassi e torni a casa, sconfitto, umiliato e con la consapevolezza di non godere dei diritti civili degli altri cittadini. Tipo i milanesi.

Quindi, delle due l’una: o si protesta seriamente, e mi rivolgo agli avvocati, o meglio tacere per sempre. Subire e tacere. Anche perché io ho portato due esempi due, ma ce ne sono tanti altri; ma se non si è in grado di farsi valere sulla garanzia del minimo sindacale, si diceva una volta, vuol dire che la categoria degli avvocati ha riposto i remi in barca definitivamente in attesa dell’esecuzione capitale della professione. Che avverrà a breve se continueranno così le cose.

Ripeto: quello che accade ha dell’incredibile, sia con riferimento alle inadempienze, sia con riferimento alla loro supina accettazione.

Magari una riflessione? Ce la meritiamo?

Lettera aperta agli Avvocati del Foro di Potenza

Posted on 18. gen, 2019 by in Argomenti

Egregi colleghe e colleghi

del Foro di Potenza

 

 

In questi giorni si celebrano le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.

Tutti i candidati hanno, in linea di massima, garantito il loro personale futuro impegno a salvaguardia dell’esercizio della professione forense che, a Potenza, incontra difficoltà e problemi di una notevole portata.

La nostra professione è in evidente crisi; economica, ma prima ancora vive una crisi di identità profonda, ha perso autorevolezza e continua a perderne di giorno in giorno. Evidenti le colpe proprie dell’Avvocatura, ma a queste si aggiunge un generale stato di sfiducia nella funzione corroborato da un legislatore che sta rendendo la professione e i processi tutti un vero e proprio campo minato che non giova alla giustizia e, di conseguenza, alla società.

Serve una politica forense attuata e inventata, ormai, di sana pianta, rispetto al deludente passato.

I Consigli, per legge, hanno un ruolo istituzionale e profondamente burocratico, sono enti pubblici e, quindi, negli interessi da garantire e tutelare, buoni ultimi arrivano quelli degli avvocati, se pure arrivano. In definitiva un ruolo meramente politico della professione è loro inibito. Quello che occorre, invece, all’Avvocatura, è proprio lo svolgimento della ineludibile attività politica forense che tutto comprende: dal controllo della corretta quotidiana attività giudiziaria, ai rapporti con gli uffici giudiziari, dalla verifica, anch’essa quotidiana, del rispetto che deve portarsi alla funzione da noi svolta da parte di tutti gli interpreti del sistema giustizia, ai protocolli d’intesa sullo svolgimento di pratiche e di udienze, dalla tutela degli interessi economici degli avvocati; questi letteralmente svenduti dal legislatore; infatti, il gratuito patrocinio penalizza solo gli avvocati, con liquidazioni misere e peraltro pagate in tempi biblici; oltre a un considerevole numero di ulteriori problemi la cui risoluzione non può che passare da un approccio politico che, ripeto, ai Consigli degli Ordini, è praticamente inibito da una legislazione che non sembra avere a cuore la sorte degli Avvocati, i quali, però, rimangono protagonisti della giustizia e senza dei quali non può celebrarsi nulla.

A prescindere dalle fondate argomentazioni che vorrebbero l’abolizione degli Ordini, tema sul quale l’Avvocatura dovrebbe interrogarsi seriamente, è il caso che un Foro importante come quello di Potenza decida di cominciare a fare politica forense, per provare a risolvere i problemi spiccioli siccome ad affrontare i problemi grandi, senza arrivare, come spesso accade, impreparata nei momenti che contano.

Senza presunzione alcuna, gli Avvocati del Foro di Potenza possono garantire un dibattito democratico di alta qualità, possono affrontare qualsivoglia questione, locale come nazionale e rendersi promotori di una nuova stagione dell’Avvocatura.

Per far questo è necessario organizzarsi politicamente e un tanto può accadere soltanto attraverso forme associative diverse, distanti e autonome dal Consiglio dell’Ordine, deputato a occuparsi di ben altre faccende, peraltro impegnative e di non facile gestione.

Propongo, pertanto, che, a margine del rinnovo del Consiglio, prenda forma una nuova e diversa associazione forense, che dibatta i temi quotidiani oltre che politici della professione.

Vi invito, quindi, tutti, a dimostrare un interesse in tal senso, riscontrando questa mia mail.

Al raggiungimento di un numero minimo di 25 aderenti verrà organizzata una prima assemblea costituente che auspico foriera di una nuova epoca, per il Tribunale di Potenza innanzitutto e poi per tutta la Regione.

Le adesioni potranno pervenire a questo stesso indirizzo mail e comporteranno esclusivamente l’indizione di un’assemblea con gli esiti che la stessa potrà dare.

E’ tempo di pensare concretamente al nostro lavoro, alla nostra funzione e al nostro futuro, immediato e remoto, e non conosco altra forma per farlo che quella della discussione, abitudine alla quale ci stiamo disaffezionando, purtoppo.

Un investimento, in termini di tempo, minimo, per qualcosa di veramente importante.

Auspico una risposta positiva in tempi ristretti.

Con i miei migliori saluti.

Luciano Petrullo

 

studiopetrullo.potenza@gmail.com

 

 

Stato della democrazia.

Posted on 16. gen, 2019 by in Amenità, Città di Potenza, Commenti, Regione Basilicata

Stato della democrazia.

Stato della democrazia.

Diagnosi: difese immunitarie della popolazione al livello di guardia. Rischio infiammazioni, contaminazioni, malattie virali, peste e lebbra. Il sistema di difesa ha alzato bandiera bianca e non filtra più i tweet, le foto, le divise indossate da ministri sempre in clima carnevalesco. Del pari i virus provenienti dalle opposizioni varie colgono impreparati i cittadini, bersaglio fisso dei social e del televisore.

I leader, in continuo contatto unilaterale con la popolazione, respingono ogni tentativo di mediazione, rimanendo arroccati nella suite extra lusso riservata alla casta dei politici, i quali vivono ai confini, o meglio fuori della realtà.

Terapia: spegnere televisore durante i talk show, rimanendo collegati solo per campionato e champion, eliminare l’applicazione Twitter o segnalare come sgraditi i leader, bannandoli inesorabilmente. Durante le occasioni di incontro coi politici, indossare mascherina bianca, guardare per terra ed evitare i contatti.

Stato della malattia: grave.

Tempi di guarigione: un paio di generazioni, un paio di anni di 5G, salvo complicazioni. In alternativa intervento chirurgico, con asportazione totale del corpo politico tutto e quarantena di tre mesi in ambiente sterile.

 

Il Bradascio pensiero.

Posted on 16. gen, 2019 by in Città di Potenza, Regione Basilicata

Bradascio, sul Quotidiano del Sud, picchia duro sul governatore Pittella, ma lo indica come padre nobile.

Un “promoveatur ut amoveatur” in saldo.

I padri nobili, in genere, hanno una certa età -Pittella è ancora un ragazzino- ma sono, appunto, nobili.

A parte i processi pendenti, che pur sentenziando sull’onestà, a prescindere dall’esito, hanno già sentenziato sulla nobiltà politica, il gesto di Bradascio è sembrato solo un argine all’esplosione negativa di giudizio.

Cioè proprio quello di cui accusa Pittella impedisce che lo si possa invitare a vestire i panni del padre nobile.

Allora non può che trattarsi di ironia, quindi ben venga Bradascio col suo carico di verità postume.

Il PD, almeno sui social, a riguardo, tace. Aspetta che passi sotto silenzio lo sfogo, un classico comportamento da prima repubblica, tipico del PD e dintorni nostrano.

Ma c’è da scommettere che lo spettacolo continui. Forza, prodi eroi, confessatevi, chè il giudizio è vicino.

Le avventure del commissario. Nolè e la bella signora.

Posted on 13. gen, 2019 by in Argomenti, Racconti

Le avventure del commissario. Nolè e la bella signora.

Nolè, quando Potenza, a gennaio, diventava gelida e il centro storico sembrava il palcoscenico dei vecchi telefilm “ai confini della realtà”, passava ore a passeggiare per via Pretoria durante la notte e il primo mattino.

Quel lunedì mattina, erano le 5:45, avvisava il vecchio orologio del palazzo del Prefetto, quello che per vent’anni aveva segnato l’orario del terremoto dell’80, Nolè guardava le casette di legno, alias mercatino di Natale, per la verità di una tristezza o malinconia cosmica, col sorriso sulle labbra. Non si spiegava che senso avesse quel mercato dal momento che attraevano di più le postazioni mobili degli ambulanti-abusivi della frutta e verdura.

Scorse un movimento dietro la casetta posta davanti all’ingresso del teatro Stabile e si avvicinò per capire di cosa si trattasse.

Era un giovane dall’aspetto apparentemente malmesso. Sembrava dormire, ma rantolava. Nolè gli toccò la guancia, che risultò gelida. Privo di cellulare, e maledicendo la cattiva abitudine di non portarselo dietro nelle sue passeggiate, al pari dell’arma d’ordinanza, coi bar ancora chiusi -beati i tempi in cui aprivano alle cinque, tempi passati e travolti dall’era della crisi e della pigrizia- provò a rianimare il giovane. Fra le dita aveva un foglietto di carta con un numero di cellulare scritto in bella grafia. In quel momento arrivò il camioncino della differenziata. Nolè gli corse incontro e strappò dalle mani dell’operatore il cellulare sul quale questi stava smanettando mentre guidava.

Chiamò un’autombulanza, dando le necessarie indicazioni, e poi compose il numero scritto sul foglio trovato nelle mani del giovane.

Rispose una soave voce di donna matura, apparentemente ben sveglia, nonostante l’orario, che lui avvertì istintivamente essere ancora piacente e vanitosa, e, obbedendo all’istinto, chiese se poteva avere qualcosa per tirarsi su, avendo avuto assicurazioni, da chi gli aveva dato il numero di cellulare, che trattava merce di pregio assoluto.

“Ha sbagliato numero”, rispose la seducente signora, chiudendo la comunicazione.

“Sai usare google e vedere se il numero è mappato?”, chiese Nolè all’operatore che incuriosito non perdeva una battuta.

“Certo.”

Via Mazzini, all’altezza del civico 235, fu il rapido responso dell’operatore.

“Questo lo tengo io, tu aspetta l’ambulanza”, disse Nolè dopo aver sequestrato il cellulare.

Correndo per le scale del Fuori Le Mura, in tre minuti fu sul posto. Un appartamento aveva una luce ancora accesa. Non ci pensò due volte. Forzò il portone con la carta di credito, vecchio trucco insegnatogli da un vigile del fuoco, e, al primo piano, davanti alla porta corrispondente alla luce accesa, tese l’orecchio. Non sentì nè voci nè rumori e, per un attimo, pensò che aveva sbagliato, stavolta, il suo fiuto.

Rifece il numero. Stavolta non rispose nessuno, ma sentì rumori nell’appartamento, passi che velocemente venivano verso la porta. Ebbe l’impressione anche di avvertire la vibrazione di un cellulare al di là della porta. Con tre balzi salì sul piano ammezzato e si nascose alla vista. Pochi secondi e la porta si aprì davanti a una signora bella e vistosa, quasi come l’aveva immaginata. La donna si muoveva con difficoltà perchè trasportava una valigia che abbastanza ingombrante. Nolè non ci pensò due volte “Signora si fermi” e le corse incontro cercando di raggiungerla. La signora tirò fuori un piccolo revolver e fece fuoco. Due colpi non mirati che non colpirono il commissario. Questi si gettò letteralmente sulla donna e capitombolarono insieme per le scale. A questo punto si aprì il portone e una voce li raggiunse “Signora, è lei? Faccia in fretta. Ha con sé la valigia?” Non ottenendo risposta cominciò a salire la prima rampa di scale, ma appena finito di percorrere l’androne trovò a riceverlo il tonante pugno di Nolè.

Ma la situazione non era delle migliori. L’individuo nel rialzarsi mise le mani in tasca e cacciò un revolver, ma Nolè fu più pronto con un calcione proprio all’altezza del fegato; la pistola rotolò a terra finendo fra i piedi della signora che velocemente la raccolse. Nolè si fece scudo col corpo del socio della signora che si beccò due colpi mortali. Il terzo colpo andò a vuoto e Nolè si alzò con calma e suonò alla signora un ceffone tanto forte da stordirla. Recuperò il cellulare dell’operatore ecologico e chiamò in centrale. Si fece trovare seduto sulla signora che, a sua volta, stava stesa sul cadavere del suo amico, davanti la porta dell’ascensore e con tutti gli inquilini accalcati sulla rampa e pronti a soccorrerlo alla bisogna.

Tornò a casa a fare la doccia.

Alle nove, prima di andare in centrale, fece un salto alla sede dell’Acta e chiese chi era stato di turno in piazza Prefettura. “Rocco Stasi, commissario, ma è tornato, è in ufficio, incazzato perchè dice che gli hanno rubato il cellulare con tutte le foto delle sue conquiste”.

“Ehi Rocco, ci sei?”, gridò Nolè entrando negli uffici. Rocco uscì da una stanza con la tuta mezzo dismessa e trovandosi davanti il commissario sorrise e gli disse “non c’era bisogno si scomodasse, bastava avvertirmi, sarei passato io” riprendendosi lo scocciofono.

Nolè si recò al bar di viale del Basento e, chiesto in prestito il cellulare di Giovanna, la commessa del bar, chiamò il Pronto Soccorso per informarsi delle condizioni del giovane. “Overdose, ma se la caverà”.

Poi toccò alla centrale: “Cosa c’era nella valigia?”

“Un chilo di eroina; valore due milioni di euro; Nolè, bel colpo!”

Nolè tirò un bel respiro e ordinò un cappuccino bollente.

Sculture e bidoni

Posted on 12. gen, 2019 by in Argomenti, Città di Potenza

Sculture e bidoni

Potenza, piazza 18 agosto, il punto più attraversato dai potentini, che, di recente ha vista arricchirsi la rotonda dal mitico Leone, già sede di un’opera d’arte nella foto riprodotta, da tempo fa bella mostra anche dei bidoni della spazzatura. Questi risaltano meglio sotto la scultura che, dal suo canto, guadagna da un contorno sì variopinto. A specifica richiesta, su chi fosse l’autore del variegato quadretto, il comune ha risposto che è opera degli assegnatari  dei bidoni, i quali, evidentemente possono scegliere dove sistemarli. Penso ad altre città e immagino bidoni davanti all’altare della patria a Roma, sotto il campanile di San Marco, davanti al duomo di Milano, sempre con le debite proporzioni. Un regolamento proprio no, nella città del bello, cugina della capitale della cultura e dove la squadra del cuore è uno squadron. A proposito il fil rouge che unisce l’arte a Potenza lo si coglie dai particolari: lo sguardo del leone è infatti rivolto ai bidoni. I love Potenza.

Basilicata, paradiso degli indifferenti.

Posted on 12. gen, 2019 by in Città di Potenza, Commenti

Basilicata, paradiso degli indifferenti.

Va bene si va al voto, ma per votare chi?

E, ancora, per votare quali intenzioni politiche e amministrative?

L’irresponsabile mondo della politica nostrana non ha approfittato della proroga gentilmente concessa da una Franconi stile Paperon de Paperoni, quanto a eccesso di risparmio, neanche per formulare una proposta concreta del futuro della Basilicata. Macchè. Troppo presi a salvaguardare le proprie poltrone, i propri cappelli, le proprie prerogative, hanno dimenticato che la politica, alla fine, oltre che nella celebrazione del loro potere, si concretizza nel governo del territorio, con tanto di idee e programmi.

Niente di niente. Roba da metterli al muro per bersagliarli con pomodori andati, mele marce e bucce di mandarino.

La politica, per loro, si limita a una candidatura, alla raccolta del consenso e all’esercizio, bieco, della distribuzione delle coppole minori, tutte rigorosamente affidate a fidi imbecilli o giù di lì.

Qualche eccezione c’è, per la verità. Un 5 Stelle in giro per la regione che qualche idea la sta provando a mettere insieme, ma nulla a che vedere con un programma definito, un esponente del PD che prende chiare posizioni sul petrolio, e poi il nulla, il buio in sala alla fine dell’opera con macchinista che dimentica di accendere le luci.

Quindi, a oggi, non conosciamo chi si propone per la massima carica, eccezion fatta per Mattia, chi si candida a consigliere, quali sono le coalizioni, ma, soprattutto, quali sono i programmi.

Su questi molti pseudopolitici dicono che i programmi sono tutti uguali, ma quali!, che non ci vuole niente a prepararne uno decente, evidentemente spolverano sempre lo stesso di qualche decennio orsono, affidandosi alle chiacchiere che verranno dispensate a un microfono o in un tweet. Roba da matti!

Lo scempio della politica.

Eppure in questo meraviglioso territorio ce ne sono di cose da dire e programmare, dalle infrastrutture, che pure vanno adeguatamente teorizzate, sul tipo e sulla localizzazione, sull’emergenza ambientale, su un’agricoltura da rilanciare o destinare ad attività di nicchia e di ripiego, su una industrializzazione che va sollecitata o definitivamente debellata, sulla naturale predisposizione del nostro territorio, invero variegato, a essere destinato a un obiettivo piuttosto che a un altro, sul ruolo delle province, sulla valorizzazione dei nostri borghi, sulla caratterizzazione turistica e/o cos’altro; tutti argomenti sui quali i nostri partiti, se interrogati, saprebbero rispondere con frasi fatte, slogan appunto, ma senza aver speso un minuto che sia uno allo studio delle nostre problematiche.

Il deserto più arido esistente sulla faccia della terra è quello dei cervelli politici nostrani, abili solo nel comporre i puzzle del potere, promettere manciate di briciole, rigorosamente quelle avanzate, e fare leggi destinate a essere cestinate o provvedimenti a essere annullati.

Nulla scuote il piatto elettroencefalogramma politico dei nostri eroi che, ora, sono pure in affanno perché le elezioni incombono e questo loro affanno testimonia di quanto, in definitiva tutti, tranne i ricorrenti, avessero a cuore il rinvio.

Un quadro mostruosamente negativo che, però, non scuote i lucani. E su questo punto davvero non riesco a capacitarmi. Ma è possibile che non si avverta l’esigenza di una politica di qualità? Ma è possibile che siamo tutti così piatti da meritarci questo inguardabile spettacolo?

Trovo che anche la stampa davvero si sia adeguata al livello sotterraneo della qualità intellettuale e culturale della nostra politica; così come i sedicenti intellettuali, indifferenti o collusi con un potere marcio che non ha niente da dare di buono, non danno segni di vita, ma vivacchiano fra un libro e una mostra.

E’ quindi normale che l’agenda politica della nostra regione continueranno a dettarla le Procure, tutte, i Tar e le varie Corti, giammai un consesso politico che non ha davvero motivo di esistere in questi termini. Per quanto mi riguarda sarebbe meglio abolirla la Regione Basilicata, o tutte le regioni, chè hanno dimostrato di meritare l’autonomia solo in pochissime, le altre figlie della sciatteria, degli interessi di pochi e dell’ignoranza, meriterebbero di scomparire definitivamente.

La grande abbuffata di democrazia.

Posted on 11. gen, 2019 by in Argomenti

La grande abbuffata di democrazia.

Poi dice che non c’è la democrazia!

Pensa che mi tocca votare in rapida successione: per il Consiglio dell’Ordine, per le Regionali, per le Europee e per il Comune della mia città. Democrazia a vagonate, sommersi dalla democrazia. Certo, poi andando a vedere, insomma, ti dico:

elezioni del Consiglio dell’Ordine non si sa da quando non si vota, me lo sono dimenticato e poi arriva come al solito la Cassazione che dice che chi hai sempre con fiducia votato non lo puoi votare più, ma questo si presenta lo stesso, insomma un guazzabuglio che neanche puoi immaginare;

elezioni regionali, porteranno un 4/5 mesi di ritardo, a nomine tutte già bell’e fatte, che affare;

elezioni comunali, voti a destra e ti trovi a sinistra;

elezioni europee, che cazzo si vota a fare tanto ci tartassano sempre e comunque, alla faccia del sovranismo imperante.

Riconsiderando la questione devo ammettere che più che una vagonata di democrazia, forse in effetti, si tratta di un bicchierino di democrazia.

Ma la cosa certa è che il mio voto non conta una beneamata cippa, perché chi mi rappresenta lo fa solo per definizione, chè, poi, alla fine, non sa neanche quali sono i miei effettivi interessi, disagi, bisogni e trallallero.

Dai, diciamo la verità, la nostra democrazia è dispensata col contagocce.

Quindi si stava meglio quando non si votava, tipo fino alla decisione del Tar, almeno si evitava una presa per il culo mastodontica quanto imbarazzante.

A conti fatti, però, il rischio è che mi possa confondere e votare Pittella al Consiglio dell’Ordine, l’avv. Piriponzi alla regione, don Franco al Comune e Beatrice Volpe alle Europee.

Mi tocca prendere degli appunti e memorizzare scadenze e nominativi da indicare nell’apposita scheda. Ah!, quanto costa la democrazia, seppure a pillole.

Altro aspetto scabroso è che da oggi a Ferragosto sarà campagna elettorale continua, promesse, giuramenti solenni, mai con l’Europa, petrolio per tutti, tasse azzerate anzi avanziamo noi, lavoro per tutti e chi non volesse lavorare in vacanza a Paestum, lido Caramella, parcheggi liberi, rotonde a gogò, scuole efficienti ma non faticose, medicine gratis e azzeramento dell’indice glicemico, del colesterolo e della presbiopia a soli 42 euro, a rate, tasso zero. Che bello, però! Ma, dico io, perché non ci rimaniamo in campagna elettorale per sempre? Capace che mi promettono pure un monolocale a Milano e la tessera gratuita del FrecciaRossa, prima classe, caffè e giornale incluso. Basta che non sia Libero che mi chiama terrone; passi La Repubblica, ma mi accontenterei del Corriere dello Sport, anche senza supplemento.

E ora cominciate a spiegarmi come si vota, fra lo spot del San Crispino e quello di Sanremo, mi raccomando.

Aspetta che ti nomino. Atto secondo.

Posted on 11. gen, 2019 by in Città di Potenza

Aspetta che ti nomino. Atto secondo.

Aspetta che ti nomino. Commedia in vari atti purtroppo ridotti a causa dello stato di agitazione indetto dal Tar Basilicata.

Secondo atto.

-ehm .. Silvio, ehm … noi avremmo deciso, ecco… se vuoi darci il via libera …. potremmo ufficializzare la notizia.
-ma che bravi. Dunque, metodo usato?
-Bigliettini.
-Ancora usate i bigliettini? Cominciamo male. Noi puntiamo alla comunicazione, è importante sfondare il video.
-ehm … Silvio …., parliamo delle regionali.
-quali regionali?
-Basilicata.
-Basilicata? E dove sta?
-Matera …. Potenza …. braciole, come ti posso spiegare … Maratea …. sfilata dei turchi …. petrolio …..
-sì, qualcosa mi viene in mente, vabbè, è poco importante, allora ditemi pure, di cosa parliamo?
-delle elezioni, abbiamo scelto il candidato governatore …
-voi? E con quale diritto, bah! E ditemi, come veste?
-Silvio, come dici tu, è disponibile …..
-doppio petto, cravatte scure, polsini, mi raccomando, e scarpe sempre lucidissime.
-va bene. Lo prepariamo, ma vuoi dare uno sguardo al nome?
Silvio si accinge ad aprire una busta che gli viene consegnata con le stesse cautele che si usano manovrando una mina, ma lui invece all’improvviso la getta nel camino.
-non sapete parlare? Vi hanno mozzato la lingua? Ma da dove venite, diamine, dalla Basilicata?
Silvio comincia a ridere e anche gli ospiti si ritengono in dovere di sbellicarsi dal ridere per la battuta.

Fine del secondo atto, ma la saga continua, ah!, se continua.

C’è spot e spot

Posted on 10. gen, 2019 by in Argomenti, Città di Potenza, Regione Basilicata

C’è spot e spot

Due sono le pubblicità che non avrei mai voluto girare da protagonista.

Non nascondo, infatti, una certa tendenza esibizionistica che mi avrebbe spinto, ne avessi avuta l’occasione, a girare spot pubblicitari.

Ebbene i due spot sono: quello del vino San Crispino, sia nella vecchia versione con la neolaureata che arriva in vigna e mangia con tutti i lavoratori o familiari che nella nuova, con l’attendente di Montalbano sugli scudi, e l’altra è quella recente del Festival di Sanremo.

L’antipatia è a pelle.

Ma questo è il periodo di Baglioni, da adesso ad almeno metà marzo non si parlerà che di lui, della sua grande professionalità, di qualche, lieve, difettuccio, invero ben perdonabile, del suo fascino e nanì nanera.

Se poi si dovesse considerare che questi spot vengono immediatamente prima e immediatamente dopo il TG regione, beh, l’attentato è bello e provato.

Attentato alla nostra dignità, innanzitutto. E poi a quello che volete.

E dire che se ne potevano fare di molto belli, di spot, dicevo.

Pure per il San Crispino, giuro.

Ve la immaginate una massaia che mentre prepara si attacca al cartone di vino e quando si va a tavola è bell’e finito e tutti che, dal tavolo lungo all’aperto, la guardano in cagnesco?

Oppure un intenditore che discetta di vini pregiati a una bella platea, con tanto di prova aroma, prova colore e prova palato e uno in ultima fila che si sborraccia il cartone di San Crispino?

Ma tornando a Sanremo e all’icona Baglioni, se ne poteva pensare uno del tipo” Baglioni sta seduto sul bagno di casa coi pantaloni a mezza gamba quando una voce fuori campo grida “Claudio, le prove!” e lui che si alza di botto, inciampa e finisce steso? Dai, sarebbe stata tutta un’altra musica.

Invece va di moda il politicamente scemo e corretto. Che, poi, sarà pure difficile farle tanto stupide le pubblicità, ci vuole talento anche per questo.

-Ehi, senti un po’, ma tu proprio di queste scemenze devi parlare, quando siamo tutti in ansia per il verdetto del Tar sulla data delle elezioni regionali?

Caspita!, me le ero dimenticate. Vabbè, pazienza, comunque vada sarà una sconfitta per i lucani, e dato che questo capita da secoli, una in più non ci cambia la vita. Suvvia proviamo a distrarci con la manifestazione del 12 del PD. Pare che sfileranno in girotondo attorno alla rotonda del leone, come ai tempi di Nanni Moretti attivista antiberlusconiano, mi pare, solo che noi ci abbiamo le rotonde, pare suggerite proprio per questo tipo di attività. Il cerchio, così, sarà perfetto e passeranno tutti una bella giornata. Magari, visto che si trovano, quelli del PD potrebbero anche manifestare a favore di un mandato elettorale settennale per i consiglieri regionali, come per il Presidente Valeriana della Repubblica.

OK, basta così, ora si sfiora il sacrilegio. Pardon a tutte le persone per bene, timorate di Dio.

Quale Dio? Non so, a ognuno il suo, inclusi i politici. (E Franti si limitò a sorridere con uno sguardo sofferente).

 

Morta? No, respira ancora. Sembra.

Posted on 09. gen, 2019 by in Città di Potenza, Commenti, Regione Basilicata

Morta? No, respira ancora. Sembra.
La città di Potenza non conosce forme di protesta che vadano al di là del pippiare del ragù domenicale, se pure ancora si usi cucinarlo.
Una città in perenne stato di anestesia preoperatoria, ma l’operazione chirurgica non è neanche in programma.
La tristezza, o sciatteria, dell’ultimo Natale, ne sono la prova, chiara e incontrovertibile.
Una città che ha perso vitalità di anno in anno. Dopo il tentativo, presuntuoso ma volitivo, del primo Santarsiero -il secondo è stata un’agonia- con la sfida di Potenza città cultura, sebbene declinato, anche, con protagonisti che con la cultura avevano un rapporto flebile -città ormai ricca di intellettuali, giammai di studiosi- che probabilmente ha costituito l’ultimo guizzo di un cervello amministrativo per il resto non reattivo, ecco il coma di un quinquennio la cui vivacità è consistita esclusivamente nelle piroette politiche del Sindaco che, da destra, si è visto sostenere da quelli che sarebbero finanche fuoriusciti dal PD perchè poco di sinistra. Per il resto il mare più piatto, un’immagine stagnante, ma non riposante come quella di un lago, piuttosto raccapricciante come quella di una pozzanghera.
Un’opposizione che, nata maggioranza, è col tempo divenuta conciliante, amica e quindi corresponsabile del nulla ammirevolmente e quotidianamente attuato.
Alla città di Potenza puoi fare di tutto e nessuno mancherà di sollevare il cappello per salutare e ossequiare i registi, apatici, della città più apatica che sia esistita.
Le attese per un esame o una visita in ospedale, la sistematica eliminazione dei parcheggi liberi, gli eterni lavori di ristrutturazione del ponte di Montreale, il dissesto, le creazioni artistiche urbanistiche a base di transenne e bande bianco-rosse, i marciapiedi sconnessi se esistenti, le buche per strada, un servizio di trasporto pubblico evanescente, le scale mobili azzoppate, tutto viene accettato come il cibo in ospedale, cioè assaggiato e scartato, ma non rifiutato e gettato per aria.
Questo quinquennio verrà ricordato per le rotonde, austere, imponenti, fino a oggi inutili o irrilevanti, talvolta dannose e per la differenziata. Le prime unico guizzo, utilizzato poi sistematicamente, la seconda come una onerosa novità, sebbene altrove già digerita da decenni.
Chissà se questa città morente abbia, nei giovani, un seme di vitalità. Sarei pessimista. I giovani, oltre che a tifare per il Potenza, autentico appiglio a un’esistenza piatta, e ai sabato sera da bagordi, non danno segno di particolare animosità e si avviano o a emigrare o a chiedere una raccomandazione o a vegetare. Le timide proteste studentesche, peraltro limitate all’ambiente, sporadiche e forse pilotate da pochi, non lasciano trapelare alcun fermento di ribellione seria.
La cronaca ci vede con un governatore che non può accostare al capoluogo e che non si dimette, i concorsi truccati e le poche leggi partorite bocciate dalla consulta, e, come detto, con un capoluogo in via di desertificazione spirituale. Il problema delle estrazioni e del riutilizzo alias sperpero delle misere royalties, incombe e la risposta è la rassegnata, composta, smorta umiliazione generale assunta a abito da indossare dal lunedì alla domenica che si traduce nella incapacità persino di protestare.
Alla città di Potenza puoi fare di tutto,
 o anche niente,
forse perché è già morta.

Potenza dopo i bombardamenti, 2018.

Posted on 28. gen, 2018 by in Argomenti

Potenza dopo i bombardamenti, 2018.

Sembra tornata la calma, ma i segni del bombardamento lasciano ferite negli sguardi. Ma tutti pensano a rocostruire. Sarà dura, ma ce la faremo. Forza, rimbocchiamoci le mani.

Il Sindaco di Potenza.

Diabete e pasta e patate

Posted on 02. gen, 2018 by in Argomenti

Diabete e pasta e patate

Ho una buona conoscenza della dieta dei diabetici per non rimanere indifferente alla notizia che a un malato, ricoverato per un picco diabetico di notevolissima entità, sia stata data da mangiare pasta e patate.

Pasta e patate costituisce un cocktail deleterio che finanche un approssimativo e dilettante dietologo non indicherebbe mai in una dieta per diabetici.

All’Ospedale San Carlo di Potenza, invece, la pensano diversamente.

L’approccio terapeutico alla malattia ha un che di omeopatico, anche se le dosi sono normali.

Trovo la fattispecie di una superficialità, se non ignoranza, mastodontica.

Lo avessero fatto di proposito, ma a riguardo ci vorrebbe una indagine di Nero Wolfe, sarebbe materia da Procura della Repubblica, ma esistono anche le lesioni colpose, laddove si è puniti anche solo per ignoranza o, appunto, superficialità.

Non so, è un po’ come curare la dipendenza da droga con l’eroina, l’ansia con nuovi problemi e paure o la pressione alta con dosi massicce di liquirizia.

Magari, però, hanno scoperto la dieta rivoluzionaria, quella giusta che lo cura, il diabete, con tanto di pernacchia a chi come me ironizza sulla nuova dieta “zucchero e diabete, amici di infanzia”.

L’autorevolezza della provenienza della trovata, leggasi Ospedale San Carlo di Potenza,  a ogni modo, mi priva della baldanza giusta per continuare a discettare dell’approccio ciambottesco in cucina al San Carlo: magari hanno ragione loro e io, decennale malato di diabete, sono solo rimasto indietro.

Ok, ci proverò.

Non mangio pasta e patate, con dolore immane e medesimo rammarico, da quando mi venne diagnosticato il diabete, ma se mi ricoverassi potrei riassaporarne il gusto giustificato anche dalla scientifica scelta del primo piatto da parte dei medici, quindi serenamente e senza magoni.

Augurandomi che sia l’alba di una nuova terapia per curare il più subdolo male esistente e con l’auspicio di poter festeggiare il mio prossimo compleanno con il dolce Amore che faceva mia madre, senza subire sbalzi in alto, ma magari dovendo subito combattere un calo improvviso di glicemia, mi è gradito salutare gli scienziati del San Carlo con l’augurio di un prossimo Nobel.

<ul><li><strong>woo_feat_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_page</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_feat_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_uploads</strong> - a:3:{i:0;s:75:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png";i:1;s:72:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/4-Luciano.jpg";i:2;s:69:"http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/3-logo.png";}</li><li><strong>woo_show_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_textlogo</strong> - false</li><li><strong>woo_gravatar</strong> - true</li><li><strong>woo_contactme</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_bio</strong> - </li><li><strong>woo_twitter</strong> - </li><li><strong>woo_highlights_tag</strong> - potenza</li><li><strong>woo_highlights_tag_amount</strong> - 6</li><li><strong>woo_featured_tag</strong> - </li><li><strong>woo_featured_tag_amount</strong> - 4</li><li><strong>woo_highlights_show</strong> - true</li><li><strong>woo_also_slider_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_slider_heading</strong> - Sul Blog si parla ancora di...</li><li><strong>woo_recent_archives</strong> - #</li><li><strong>woo_excerpt_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_contact_page_id</strong> - </li><li><strong>woo_featured_image_dimentions_height</strong> - 371</li><li><strong>woo_featured_sidebar_image_dimentions_height</strong> - 78</li><li><strong>woo_hightlights_image_dimentions_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_video_browser_init</strong> - 5</li><li><strong>woo_slider_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_slider_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_automate_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page</strong> - false</li><li><strong>woo_home_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_page_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_blog_sidebar</strong> - Select a sidebar:</li><li><strong>woo_also_slider_image_dimentions_height</strong> - 144</li><li><strong>woo_single_post_image_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_single_post_image_height</strong> - 380</li><li><strong>woo_archive_page_image_width</strong> - 200</li><li><strong>woo_archive_page_image_height</strong> - 220</li><li><strong>woo_themename</strong> - The Journal</li><li><strong>woo_shortname</strong> - woo</li><li><strong>woo_manual</strong> - http://www.woothemes.com/support/theme-documentation/the-journal/</li><li><strong>woo_alt_stylesheet</strong> - brown_boxed.css</li><li><strong>woo_logo</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/woo_uploads/5-safe_image.png</li><li><strong>woo_custom_favicon</strong> - </li><li><strong>woo_google_analytics</strong> - <script type=\"text/javascript\">

  var _gaq = _gaq || [];
  _gaq.push([\'_setAccount\', \'UA-703470-4\']);
  _gaq.push([\'_trackPageview\']);

  (function() {
    var ga = document.createElement(\'script\'); ga.type = \'text/javascript\'; ga.async = true;
    ga.src = (\'https:\' == document.location.protocol ? \'https://ssl\' : \'http://www\') + \'.google-analytics.com/ga.js\';
    var s = document.getElementsByTagName(\'script\')[0]; s.parentNode.insertBefore(ga, s);
  })();

</script></li><li><strong>woo_feedburner_url</strong> - </li><li><strong>woo_custom_css</strong> - </li><li><strong>woo_home_top</strong> - About</li><li><strong>woo_home_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_page_ex</strong> - </li><li><strong>woo_popular</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_content</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_resize</strong> - true</li><li><strong>woo_auto_img</strong> - true</li><li><strong>woo_home_width</strong> - 197</li><li><strong>woo_home_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_thumb_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_cat_nav_1</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_rotate</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_image_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_url_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_url_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_url_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_5</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_5</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_image_6</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_url_6</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_archive_content</strong> - false</li><li><strong>woo_search_content</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_menu</strong> - false</li><li><strong>woo_portfolio_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_port_in_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_port_prev_title</strong> - Thumbnails</li><li><strong>woo_port_prev_ins</strong> - Click on images below to load a larger preview.</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_a</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_a</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_a</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_b</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_b</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_b</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_c</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_c</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_c</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_125_adsense_d</strong> - </li><li><strong>woo_ad_125_image_d</strong> - http://woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_ad_125_url_d</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_minifeat_height</strong> - 110</li><li><strong>woo_nav_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_about_header</strong> - </li><li><strong>woo_about_text</strong> - </li><li><strong>woo_about_button</strong> - </li><li><strong>woo_button_link</strong> - </li><li><strong>woo_about_photo</strong> - </li><li><strong>woo_cat_box_1</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_box_1_image</strong> - </li><li><strong>woo_blog_navigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_subnavigation</strong> - false</li><li><strong>woo_blog_permalink</strong> - </li><li><strong>woo_blog_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_featured_posts</strong> - 2</li><li><strong>woo_ad_header</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_header_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_header_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_top</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_top_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_top_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/468x60a.jpg</li><li><strong>woo_ad_top_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_content</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_content_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_content_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/728x90a.jpg</li><li><strong>woo_ad_content_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_300_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_300_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_ad_300_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_blog_cat_id</strong> - </li><li><strong>woo_the_content</strong> - true</li><li><strong>woo_ad_mpu_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_3col_height</strong> - 150</li><li><strong>woo_ad_footer_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_cat_color_1</strong> - </li><li><strong>woo_pf_cat</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_normal</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_portfolio_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_width</strong> - </li><li><strong>woo_posts_image_height</strong> - </li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_1</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-1.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_1</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_2</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-2.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_2</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_3</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-3.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_3</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_sidebar_ad_img_4</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-125x125-4.gif</li><li><strong>woo_sidebar_ad_href_4</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_enable_all_category</strong> - false</li><li><strong>woo_bgr</strong> - darkblue.css</li><li><strong>woo_right_sidebar</strong> - true</li><li><strong>woo_archives</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_layout</strong> - blog.php</li><li><strong>woo_other_entries</strong> - 6</li><li><strong>woo_other_headlines</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_nav_footer</strong> - true</li><li><strong>woo_box_colors</strong> - </li><li><strong>woo_about</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_more1_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more1_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more1_url</strong> - </li><li><strong>woo_more2_ID</strong> - </li><li><strong>woo_more2_link</strong> - Click here for more info</li><li><strong>woo_more2_url</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_url</strong> - </li><li><strong>woo_cat_ex</strong> - </li><li><strong>woo_highlight_text</strong> - </li><li><strong>woo_feedburner_id</strong> - Feedburner ID</li><li><strong>woo_home_link</strong> - true</li><li><strong>woo_home_link_text</strong> - Home</li><li><strong>woo_home_link_desc</strong> - </li><li><strong>woo_header_layout</strong> - about.php</li><li><strong>woo_about_bio</strong> - </li><li><strong>woo_about_gravatar</strong> - </li><li><strong>woo_about_readmore</strong> - </li><li><strong>woo_ad_header_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_main</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_footer</strong> - </li><li><strong>woo_featured_layout</strong> - large_no_ad.php</li><li><strong>woo_ad_block_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_block_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-300x250-1.gif</li><li><strong>woo_ad_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_related</strong> - true</li><li><strong>woo_image_width</strong> - 430</li><li><strong>woo_image_height</strong> - 170</li><li><strong>woo_feat_alt_width</strong> - 130</li><li><strong>woo_feat_alt_height</strong> - 85</li><li><strong>woo_image_single</strong> - false</li><li><strong>woo_single_width</strong> - 180</li><li><strong>woo_single_height</strong> - 120</li><li><strong>woo_ad_content_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_homepage_image_link</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_left</strong> - false</li><li><strong>woo_footer_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_footer_right</strong> - false</li><li><strong>woo_minifeat_width</strong> - 218</li><li><strong>woo_pages_ex</strong> - </li><li><strong>woo_breadcrumbs</strong> - false</li><li><strong>woo_features_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_featured_tabs</strong> - </li><li><strong>woo_featured_category</strong> - Città di Potenza</li><li><strong>woo_featured_entries</strong> - 10</li><li><strong>woo_4col_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_flickr_id</strong> - </li><li><strong>woo_flickr_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_asides_category</strong> - Sport</li><li><strong>woo_asides_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ad_page</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_home_arc</strong> - false</li><li><strong>woo_tabs</strong> - false</li><li><strong>woo_popular_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_comment_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_video_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_content_feat</strong> - true</li><li><strong>woo_home_thumb_width</strong> - 247</li><li><strong>woo_home_thumb_height</strong> - 92</li><li><strong>woo_ad_top_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_250_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_250_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-250x250.gif</li><li><strong>woo_ad_250_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_flickr_url</strong> - Flickr URL</li><li><strong>woo_2col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_1col_height</strong> - 200</li><li><strong>woo_block_image</strong> - http://www.lucianopetrullo.com/blog/wp-content/themes/livewire/images/300x250.gif</li><li><strong>woo_block_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_port_images</strong> - false</li><li><strong>woo_all_category_title</strong> - Categories</li><li><strong>woo_home_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_archive_layout</strong> - 3_columns.php</li><li><strong>woo_show_carousel</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_entries</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_home</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_mpu_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_mpu_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/300x250a.jpg</li><li><strong>woo_author</strong> - true</li><li><strong>woo_home_one_col</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_image_width</strong> - 540</li><li><strong>woo_feat_image_height</strong> - 195</li><li><strong>woo_thumb_image_width</strong> - 75</li><li><strong>woo_thumb_image_height</strong> - 75</li><li><strong>woo_single_image_width</strong> - 100</li><li><strong>woo_single_image_height</strong> - 100</li><li><strong>woo_post_size</strong> - false</li><li><strong>woo_single_thumb</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_footer_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_footer_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-468x60-2.gif</li><li><strong>woo_twitter_enable</strong> - true</li><li><strong>woo_twitter_username</strong> - woothemes</li><li><strong>woo_about_enable</strong> - false</li><li><strong>woo_enable_blog_category</strong> - false</li><li><strong>woo_mid_exclude</strong> - </li><li><strong>woo_email</strong> - </li><li><strong>woo_vidpage</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_video_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_thumb_width</strong> - </li><li><strong>woo_cat_thumb_height</strong> - </li><li><strong>woo_home_title</strong> - Latest from my blog...</li><li><strong>woo_portfolio_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_portfolio_posts</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_portfolio_resizer</strong> - false</li><li><strong>woo_twitter_user</strong> - </li><li><strong>woo_flickr</strong> - </li><li><strong>woo_delicious</strong> - </li><li><strong>woo_digg</strong> - </li><li><strong>woo_facebook</strong> - </li><li><strong>woo_linkedin</strong> - </li><li><strong>woo_lastfm</strong> - </li><li><strong>woo_youtube</strong> - </li><li><strong>woo_stumble</strong> - </li><li><strong>woo_content_home</strong> - false</li><li><strong>woo_content_archive</strong> - false</li><li><strong>woo_ads_inner_content</strong> - true</li><li><strong>woo_blog_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_home_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_mid_1</strong> - false</li><li><strong>woo_menupages</strong> - </li><li><strong>woo_intro</strong> - </li><li><strong>woo_featpages</strong> - </li><li><strong>woo_ex_featpages</strong> - true</li><li><strong>woo_featheight</strong> - </li><li><strong>woo_addblog</strong> - false</li><li><strong>woo_blogcat</strong> - </li><li><strong>woo_catmenu</strong> - false</li><li><strong>woo_about_button_1</strong> - </li><li><strong>woo_content_left</strong> - false</li><li><strong>woo_content_mid</strong> - false</li><li><strong>woo_image_disable</strong> - false</li><li><strong>woo_not_mpu</strong> - false</li><li><strong>woothemes_settings</strong> - a:0:{}</li><li><strong>woo_button_link_1</strong> - </li><li><strong>woo_about_button_2</strong> - </li><li><strong>woo_button_link_2</strong> - </li><li><strong>woo_carousel_header</strong> - </li><li><strong>woo_scroller_category</strong> - Select a category:</li><li><strong>woo_thumbnail_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1</strong> - </li><li><strong>woo_featured_1_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2</strong> - </li><li><strong>woo_featured_2_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3</strong> - </li><li><strong>woo_featured_3_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_thumbnail_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4</strong> - </li><li><strong>woo_featured_4_linkout</strong> - #</li><li><strong>woo_show_mostcommented</strong> - false</li><li><strong>woo_logo_left</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_nav</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_ex_cat_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_cat_list_footer</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_cat_box_footer_1</strong> - false</li><li><strong>woo_image_archives</strong> - false</li><li><strong>woo_archive_width</strong> - 140</li><li><strong>woo_archive_height</strong> - 90</li><li><strong>woo_ad_300</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_300_bot</strong> - false</li><li><strong>woo_exclude_pages</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_cats</strong> - </li><li><strong>woo_steps</strong> - Select Format:</li><li><strong>woo_contact</strong> - Select a page:</li><li><strong>woo_blog</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber</strong> - false</li><li><strong>woo_show_mpu</strong> - false</li><li><strong>woo_show_ad</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_below_image</strong> - /images/ad468.jpg</li><li><strong>woo_ad_below_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f</strong> - false</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_code</strong> - </li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_image</strong> - http://www.woothemes.com/ads/woothemes-728x90-2.gif</li><li><strong>woo_ad_leaderboard_f_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_alt_colours</strong> - default.css</li><li><strong>woo_aboutlink</strong> - </li><li><strong>woo_side_image</strong> - /styles/clean-light/images/ad-120x240.jpg</li><li><strong>woo_side_url</strong> - http://www.woothemes.com</li><li><strong>woo_ads</strong> - false</li><li><strong>woo_disclaimer</strong> - </li><li><strong>woo_exclude_pages_subnav</strong> - </li><li><strong>woo_subnav</strong> - false</li><li><strong>woo_feat_width</strong> - 280</li><li><strong>woo_feat_height</strong> - 210</li><li><strong>woo_smallthumb_width</strong> - 56</li><li><strong>woo_smallthumb_height</strong> - 42</li><li><strong>woo_homepage</strong> - layout-default.php</li><li><strong>woo_slider</strong> - false</li><li><strong>woo_tabber_pages</strong> - </li><li><strong>woo_inc_tabber_pages</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_left</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_left</strong> - false</li><li><strong>woo_intro_page_right</strong> - </li><li><strong>woo_inc_intro_page_right</strong> - false</li><li><strong>woo_mag_featured</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_mag_secondary</strong> - Select a number:</li><li><strong>woo_blog_navigation_footer</strong> - false</li><li><strong>woo_embed</strong> - false</li><li><strong>woo_home_featured</strong> - true</li><li><strong>woo_home_content</strong> - false</li><li><strong>woo_get_image_width</strong> - 190</li><li><strong>woo_get_image_height</strong> - 142</li><li><strong>woo_ad_200_adsense</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_image</strong> - </li><li><strong>woo_ad_200_url</strong> - </li></ul>